Categorie
CHAMPIONS LEAGUE

Roma-Barcellona, i convocati di Valverde: c’è Busquets

Sono 21 i giocatori convocati da Ernesto Valverde, allenatore del Barcellona, per la gara di Champions League contro la Roma di martedì sera. Presente anche Sergio Busquets. Questa la lista completa:

Ter Stegen, Semedo, Piqué, Rakitic, Sergio Busquets, Denis Suarez, Iniesta, Suarez, Messi, Dembélé, Cillessen, Paulinho, Paco alcacer, Jordi Alba, Sergi Roberto, André Gomes, Aleix Vidal, Umtiti, Yerry Mina, Vermaelen, Ortola.

Categorie
Rassegna stampa

Roma, il gol è un problema: se non segna Dzeko sono guai

Repubblica.it (M.Cuppini) – Sfortuna e somma di casualità? O incapacità di capitalizzare le occasioni create? Il risveglio della Roma all’indomani della sconfitta interna con la Fiorentina è accompagnato da una serie di interrogativi che richiedono risposte nell’immediato, non fosse altro perché il Barça non aspetta, e nemmeno il terzo posto, minacciato da Inter e Lazio che oggi, con Torino e Udinese, possono sognare rispettivamente sorpasso e aggancio. 

PROBLEMA GOL – Per questo la Roma di Di Francesco deve ritrovare la via del gol il prima possibile. Perché la squadra vista in campo con la Fiorentina, proprio come quella contro il Barcellona, ha mostrato tutti i suoi limiti in fase realizzativa: 25 conclusioni verso la porta avversaria, una percentuale di possesso palla del 71 % (la sua terza più alta in questa stagione), tre legni all’attivo e nessun gol realizzato. E pensare che alla squadra di Pioli per bucare Alisson 2 volte sono bastati 3 tiri nello specchio…

E I CENTROCAMPISTI… – Quali sono quindi le cause del ‘blocco’ Roma? Troppi titolari che hanno un rapporto difficile con la porta avversaria (vedi Perotti ed El Shaarawy) che si vanno ad aggiungere al contributo minimo (eufemismo) dei centrocampisti in fase offensiva: Gonalons non pervenuto, Strootman e De Rossi hanno realizzato un solo gol, Gerson è fermo dalla doppietta di Firenze, Pellegrini è a quota 3, come Nainggolan, che però, la scorsa stagione a questo punto, ne aveva già messi a segno 12. 

C’E’ SOLO DZEKO – La sensazione più generale è che se Dzeko non segna, si resta a bocca asciutta. Il bosniaco, a gennaio ad un passo dalla cessione, ha realizzato 19 gol tra campionato e coppe (di cui 4 nelle ultime 5) risultando fondamentale col suo ingresso a Bologna per racimolare l’unico punto nelle ultime 2 giornate. L’assenza di Under, che dovrebbe tornare a piena disposizione per il derby della prossima settimana, si è fatta sentire più del previsto e un alter-ego del turco sulla fascia destra ancora non c’è. Defrel è stato bocciato dopo 45′ e l’unico gol realizzato su rigore (ceduto da Dzeko col Benevento) non basta per giustificare i 23 milioni spesi per prelevarlo dal Sassuolo. Schick che ieri è entrato bene (un palo e un assist), è ancora troppo incostante perché Di Francesco faccia completo affidamento su di lui e  l’unica rete messa a segno contro il Torino in Coppa Italia lo dimostra.

OLIMPICO TABU’ – Per non parlare del fattore Olimpico, ormai diventato un vero e proprio tabù per la squadra di Di Francesco che ieri ha fatto registrare la sesta sconfitta casalinga in campionato. Di peggio è successo solo nella stagione ’47/’48 quando le sconfitte interne sono state otto. Numeri che fanno pensare soprattutto se messi a confronto con le partite giocate lontano da casa dove la Roma ha perso solo allo Stadium contro la Juventus. Le prossime due gare si giocheranno ancora all’Olimpico: martedì arriverà il Barcellona – anche se il cammino europeo, salvo miracoli, pare ormai compromesso – domenica ci sarà lo spareggio Champions nel derby con la Lazio. Anche se poi tecnicamente quello si giocherà in trasferta…

Categorie
CHAMPIONS LEAGUE

Roma-Barcellona, arbitra Turpin: positivo il precedente

Sarà il francese Clement Turpin a dirigere il match di ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il Barcellona martedì sera all'Olimpico. Al suo fianco, gli assistenti Nicolas Danos e Cyril Gringore, oltre agl addizionali Ruddy Buquet e Nicolas Rainville. Quarto uomo sarà Hicham Zakrani. Soltanto un precedente tra i giallorossi e l'arbitro transalpino: Feyenoord-Roma 1-2 nel febbraio del 2015, ritorno dei sedicesimi di Europa League. Grazie a quel risultato la squadra allora allenata da Rudi Garcia riuscì a qualificarsi al turno successivo, prima di essere eliminata dalla Fiorentina negli ottavi. Sarà, invece, il primo incrocio del fischietto trentacinquenne con il Barcellona. In questa stagione due precedenti con squadre italiane: è stato il direttore di gara di Milan-Arsenal in Europa League, gara d'andata degli ottavi di finale chiusa col risultato di 0-2 a favore dei Gunners, e di Sporting Lisbona-Juventus, nella fase a gironi della Champions, con gli uomini di Allegri bloccati sul punteggio finale di 1-1 dai portoghesi.

Categorie
Allenamenti

Trigoria. Ünder ci prova: rientro in gruppo in vista del Barcellona

Tutti subito in campo per ripartire dopo il doloroso stop operato dalla Fiorentina all'Olimpico nel pomeriggio di ieri. La Roma inizia a preparare la sfida di ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il Barcellona in programma martedì sera. Seduta di scarico per i calciatori impegnati nel match di campionato, con riscaldamento in palestra e lavoro sui campi per gli altri. La buona notizia, nella mattinata al centro sportivo Fulvio Bernardini, è il rientro in gruppo di Cengiz Ünder. Ancora a parte, invece, Diego Perotti oltra all'infortunato di lungo corso Karsdorp.

Prossimo impegno: Roma-Barcellona (ritorno quarti di finale Champions League, 10 aprile 2018 ore 20.45, Stadio Olimpico)

Categorie
SERIE A TIM

Sky e MediaPro. Duello finale con le paure della Serie A

La Repubblica (M.Mensurati) – A tutta velocità verso l’ignoto. Il giorno dopo la pubblicazione del bando per i diritti tv della A per i prossimi tre anni, nessuno si sbilancia ma tutti concordano su un punto: questa storia rischia di finire molto male. A inquietare, in particolare sono le tempistiche. I termini per il bando scadono il 21 aprile, il 26 è la data ultima per Mediapro, la società spagnola che a oggi detiene i diritti, per presentare la fideiussione da un 1 miliardo e 300 milioni di euro. Se quel giorno i soldi non dovessero arrivare, la A entrerebbe in uno stato di crisi conclamata, dagli esiti imprevedibili.

Gaetano Micciché nell’ultima riunione in Lega ha predicato calma, ma l’impressione è che se le cose dovessero andare male tenere il timone sarebbe impossibile. Dopo la pubblicazione del bando, la prima mossa spetta a Sky. Che da domani mattina comincerà a fare tutte le valutazioni per decidere se, come e, nel caso, quanto offrire. Secondo i tecnici consultati da Mediapro, la struttura del bando (pacchetti suddivisi per 4 piattaforme: satellitare, digitale terrestre, Internet e Tv online, senza esclusive ma con possibilità di acquistare più piattaforme) consentirebbe alla pay tv di Murdoch di comprare per circa un miliardo – la stessa cifra che in una recente missiva si era impegnata a reperire a fronte di una cessione in esclusiva del prodotto calcio praticamente l’intero lotto. Sky, sempre secondo la lettura degli spagnoli, dunque continua a vendere ai propri abbonati tutta la A in esclusiva, visto che a “sporcare” l’esclusiva resterebbero fuori solamente 132 partite per la Iptv (cui potrebbe essere interessata Tim Vision).

Ma nessuno si fa grosse illusioni, e dallo stesso quartier generale spagnolo fanno sapere di considerare la cosa del tutto improbabile. Più semplice che Sky presenti un’offerta in linea con quelle dei precedenti bandi impostati da Lega e advisor Infront (entrambi andati male). In quel caso, al di là di quanto offriranno Mediaset ed eventuali nuovi player, sarà molto difficile che il bando porti ad un risultato accettabile per gli spagnoli. A quel punto lo scontro finale sarà inevitabile e in un modo o nell’altro molto sanguinoso. Un duello, anzi, un “triello”, stile Sergio Leone: da un lato Mediapro che, esposto per 1.050 milioni, farà di tutto per dare vita a “Lega Channel”; dall’altro Sky che, pur sostenendo di poter fare tranquillamente a meno del campionato, valuterà ricorsi di ogni genere; in mezzo la Lega di Serie A che, spaccata su tutto come d’abitudine, difficilmente troverà un punto di convergenza proprio sul tema più delicato. Sullo sfondo, mesta, una Serie A, che per evitare il crac finanziario pregherà per un accordo all’ultimo secondo.

Categorie
Calciomercato

L’Inter fa sul serio. Strootman è più vicino

TuttoSport (S.Pasquino) – Giovedì 19 aprile l’Inter sarà a Nyon per fare il punto con la Uefa riguardo al settlement agreement firmato a suo tempo da Erick Thohir (il club potrebbe incorrere in qualche sanzione accessoria). Questo però non impedisce di lavorare sull’allestimento della squadra che – nei piani di Suning – dovrà essere protagonista nel campionato che verrà e ben figurare in Champions. In tal senso, molto è già stato fatto con gli accordi per Lautaro Martinez, Asamoah e De Vrij. Proprio nell’ambito della trattativa per l’olandese, si sono intensificati con la Seg i discorsi riguardanti pure il futuro di Kevin Strootman che è il primo indiziato per essere il “regalo” di Suning a Spalletti per la qualificazione Champions. L’olandese porterebbe esperienza internazionale, geometrie e “peso” a centrocampo: tutti buoni motivi che possono indurre i cinesi a versare nelle casse della Roma i 45 milioni previsti per la clausola rescissoria presente nel contratto.

Categorie
Rassegna stampa

Le scelte sbagliate della Roma. La Fiorentina le presenta il conto

Corriere della Sera (L.Valdiserri) – Il calcio, come la vita, è fatto di priorità. La Roma che scambia il dessert (la Champions) per il pane quotidiano (il campionato) sfugge a questa legge elementare e fa la felicità di Inter e Lazio, che oggi possono superarla o agganciarla in classifica. Gli errori di Di Francesco e l’ottimo stato di forma della Fiorentina sono un mix letale per i giallorossi. L’allenatore sbaglia la formazione, facendo riposare chi dovrebbe andare in campo e schierando chi non sta in piedi o chi non è in grado di giocare fin dall’inizio della stagione. I viola timbrano la sesta vittoria consecutiva e mettono la qualificazione all’Europa League nel mirino. Per la Roma è la settima sconfitta all’Olimpico (sei in campionato contro Inter, Napoli, Atalanta, Samp, Milan e Fiorentina, non succedeva dal 1947; più l’eliminazione in Coppa Italia contro il Torino). Chievo e Spal, per esempio, in casa ne hanno perse cinque. Di Francesco ha spesso scelto bene, ma in questo caso è stato incomprensibile. Jesus terzino sinistro è stato attaccato in continuazione e messo in crisi. Gonalons regista è affondato: i compagni di squadra hanno smesso di passargli il pallone dopo pochi minuti e Fazio ha fatto il regista, con il vizio di cercare la percussione palla al piede. Defrel è fermo al rigore regalatogli da Dzeko nel recupero contro il Benevento (5-2) e ha giocato 45’ di nulla, soprattutto se confrontati con i 23 milioni che la Roma dovrà dare al Sassuolo per il pupillo di Di Francesco. La stanchezza di Dzeko e la papera di Manolas sul 2-0 hanno fatto il resto.

La partita, però, si era già messa male, con l’ennesimo gol preso su azione da calcio piazzato (Benassi al 7’). La gara contro la Fiorentina era il classico trappolone tra le due gare di Champions contro il Barcellona, ma questo lo sapevano tutti. Tenere fuori Kolarov e De Rossi è stato un errore pagato a caro prezzo. Era il Barcellona, dopo l’1-4 dell’andata, la gara in cui risparmiarli in vista del derby del 15 aprile, che ora assume la fattezze di uno spareggio per la Champions. Solo dopo Torino-Inter e Udinese-Lazio di oggi si capirà la vera portata dello scivolone giallorosso. La Fiorentina è stata più brillante sul piano atletico e Pioli reattivo quando, di fronte al 4-2-4 della disperazione romanista, ha risposto con un 5-4-1 che ha chiuso i varchi. I viola possono essere la sorpresa di questo finale di stagione, in cui stanno onorando il ricordo di capitan Astori. Molti tifosi giallorossi si chiedono come sia possibile avere una Roma dottor Jekyll in Coppa e mister Hyde in campionato. Una risposta può essere che la squadra se la cava bene quando l’avversario impone il suo gioco ma lascia spazi e va male quando deve costruire. Manca un regista e il 4-3-3 di Di Francesco è spesso privo di fantasia. Quella che la Fiorentina ha ritrovato in Saponara. A Roma, invece, si è fatto passare Schick per un problema senza soluzione. Può essere, ma ieri si è rivisto a sprazzi il giocatore che aveva impressionato nella Samp: entrato nella ripresa ha prodotto un assist sprecato da Nainggolan e una traversa colpita con un bel guizzo di testa. Il vero quesito è, semmai, che questa squadra, rispetto al campionato scorso, ha 11 punti in meno e le mancano 19 gol segnati.

Categorie
GIOVANILI

L’Atalanta resta tabù. Pure i baby vanno ko

La Gazzetta dello Sport (P.Vavassori) – La Roma non riesce a riscattare il 7-1 subito all’andata. Ma questa volta la capolista Atalanta (senza Barrow, che a casa dei giallorossi ne fece ben quattro) fa molta più fatica per piegare la squadra di Alberto De Rossi. La Roma parte bene sfoderando intensità e buona organizzazione di gioco. Nel primo tempo meglio i giallorossi anche senza palle gol clamorose. Nella ripresa l’Atalanta la sblocca quasi subito. Al 12’ idea di Kulusevski e tiro al volo sul secondo palo di Peli che gonfia la rete giallorossa. La Roma scheggia il palo dopo una punizione di Marcucci e il tocco di Carnesecchi. Al 27’, però, l’Atalanta chiude il conto con Latte che sfrutta un lancio di Colpani. Al 32’ la Roma potrebbe riaprire il match, ma Carnesecchi para un rigore a Marcucci.

Categorie
Rassegna stampa

Cattiveria e non solo. Cosa serve a Di Francesco

Corriere dello Sport (A.Vocalelli) – E così la Juve ha almeno momentaneamente allungato a più sette, approfittando di una di quelle giornate – come direbbe Sarri – in cui il vantaggio di giocare prima si traduce nella maggior pressione da mettere ai rivali. Ha vinto la Juve, a Benevento, senza incantare e – anzi – soffrendo per un‘ora gli avversari. Poi è successo quello che secondo alcuni è il frutto della cattiveria, della determinazione, della capacità di essere cinici. Ed è invece solamente la banale conseguenza di poter disporre di calciatori superiori. Dybala ci aveva già pensato a farne due, quando Allegri si è girato verso la panchina e – uno sguardo ai suoi ragazzi in tuta – ha fatto scaldare e mandato in campo Higuain per dare la spallata, Douglas Costa per mettere il timbro e Khedira per chiudere la pratica. La Juve è questa e se non incontra Ronaldo, con le sue magie, è tanta, troppa, per chiunque. Una squadra capace di assorbire anche la lunga assenza di Dybala che, una volta superato l’infortunio, si è rimesso in moto verso la sua stagione più prolifica: ventuno gol in ventisei partite sono lì, testimoni fedeli del suo rendimento e delle sue qualità indiscutibili. Non date retta a chi, dopo la partita con il Real, ha chiamato in causa l’argentino e la sua crescita incompleta. Volete scommettere che davanti a Casemiro, Modric e Kroos avrebbe fatto anche lui la sua bellissima figura? Il calcio è l’insieme di tanti ingredienti, in cui però la qualità finisce per dare sempre il sapore giusto. A 21 punti dalla Juve, un’enormità a giudicare dalle premesse di inizio campionato, c’è la Roma battuta dalla Fiorentina. Da una stupenda e commovente Fiorentina, capace di vincere la sesta partita consecutiva – e meglio erano stati capaci di fare solo i viola di Hamrin e Montuori quasi sessant’anni fa – una Fiorentina che si muove ispirata da Astori, uno dei primi – come ha ricordato Pioli – ad approvare la rivoluzione estiva dei Della Valle e di Corvino. C’è voluto del tempo per farlo capire, ma adesso è chiaro che coraggiosamente e con molti rischi è stata intrapresa però una strada nuova. I gol di Benassi e Simeone, con Chiesa in tribuna, sono il sigillo di una squadra che ha scelto la via del sacrificio, della maturazione, dei suoi triangoli in continuo movimento. Con tanti giocatori eclettici, trasformisti, capaci di affondare e ripiegare, fare ora da gregari e un minuto dopo da protagonisti. Un lavoro, certo, che solo con il tempo il bravo Pioli potrà portare al rendimento massimo. È andata male alla Roma che, come a Barcellona, ha giocato anche piuttosto bene, finendo però allo spiedo. Una certa dose di sfortuna forse, ma di sicuro quella che Di Francesco – elegantemente – chiama cattiveria, determinazione. Sa perfettamente Di Francesco, che in questo caso usa un giro di parole, cosa intende. La determinazione, la cattiveria, non è altro che quella qualità di cui abbiamo detto in precedenza. La Roma ha tanti buoni giocatori, in una difesa che alla fine regala sempre due o tre occasioni evitabilissime. La Roma ha tanti buoni giocatori, in un centrocampo però troppo monocorde. La Roma ha tanti buoni giocatori, in un attacco in cui però segna solamente Dzeko. L’uomo che due mesi fa era stato già ceduto al Chelsea, in cambio di una trentina di milioni che – secondo i professionisti dei violini – non si sarebbero mai potuti rifiutare. Questo però è il passato e per la Roma, adesso, conta solamente il prossimo futuro: Barcellona e Lazio in cinque giorni. Per riparlare degli acquisti necessari, della famosa qualità – per non accontentarsi, insomma – ci sarà sicuramente tempo.

Categorie
Rassegna stampa

Disastro Champions

Il Tempo (T.Carmellini) – Che mazzata! L’ennesima. Come se non fosse bastato il pesante ko contro il Barcellona al Camp Nou che ha di fatto chiuso la pur ottima parentesi Champions della Roma, ieri all’Olimpico è arrivata la sesta sconfitta casalinga. Ed è quasi un record negativo. Diverso, completamente, il modo in cui è maturata, ma molto simile la sostanza: anzi questo fa ancora più danni perché era chiaro sin dall’inizio che la qualificazione per la Champions del prossimo anno era il vero obiettivo (l’unico) dei giallorossi in questa stagione. E il ko di ieri compromette moltissimo la situazione: oggi l’Inter potrà operare il sorpasso e la Lazio andrà a far visita ai ruderi dell’Udinese per raggiungere i giallorossi in vista di un caldissimo derby che (domenica prossima) potrà decidere molto se non tutto della stagione delle due squadre della Capitale.

Il canovaccio di ieri è purtroppo già visto: la Roma, nonostante il massiccio turn-over (cinque giocatori cambiati rispetto al match col Barça) gioca praticamente a una porta, attacca per novanta minuti ma, non solo riesce a segnare nemmeno un gol, ma ne incassa due sulle due sole azioni offensive della squadra di Pioli (che raccoglie comunque il sesto successo consecutivo: un caso?). E un numero imprecisato di pali e traverse non può essere alibi per una squadra chiaramente stanca, ma che continua ad avere enormi problemi offensivi: non segna mai. Un problema questo che il buon Di Francesco (al quale fin qui non si può rimproverare nulla o quasi) non riesce a risolvere: eppure ci ha provato. Ieri incassa un gol assurdo dopo sette minuti sul primo affondo viola,ma dà subitola sensazione di poter ribaltare la situazione attaccando a testa bassa. Il gol, però, lo segna ancora la Fiorentina, su una bambola totale di Manolas. Attacco che si rivelerà sterile, anche nella ripresa nonostante i cambi del tecnico. Il 2-0 finale è una punizione fin troppo severa per una Roma che ha pagato la Champions (un po’ come la Juventus salvata dal rigore di Dybala contro il  Benevento), ma che deve farsi delle domande serie per il futuro. Una su tutte su Schick un giocatore che la Juve forse alla fine ha scartato non solo per il cuore. Sarà anche un prospetto per il futuro, ma i punti per la Champions servono ora. Così, inevitabilmente, la Roma lascia l’Olimpico tra i fischi del suo pubblico. Giusti, che dire!?