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Pacini (Eurosport FR) a Retesport: “Gasp in pressing, dialoghi approfonditi col padre di Greenwood e il Marsiglia…” – AUDIO

La Roma spinge forte per provare ad accontentare Gasperini e regalare a lui e alla tifoseria giallorossa un grande acquisto: Mason Greenwood. Questa mattina ai microfoni di Retesport è intervenuto il collega francese Guillaume Pacini (Eurosport FR e RTL FR) per raccontarci le ultime sul futuro dell’attaccante britannico:

Mason ha fatto due stagioni straordinarie all’OM, nonostante non fosse stato accolto benissimo per le sue vicende pregresse extra campo. Ha realizzato quasi 50 gol, aveva stretto una relazione fortissima con mister De Zerbi ed è rimasto colpito in negativo dall’addio prematuro del tecnico. Ha già riconsegnato le chiavi di case, vuole andare via e sa che l’OM ha necessità di cederlo. Il club transalpino sta aspettando la decisione dell’UEFA sui suoi conti, rischia una fortissima multa o l’esclusione dalle coppe ma non sembra obbligata a cedere Greenwood entro il 30 giugno, questa tempistica può aiutare la Roma. Il problema del Marsiglia è puramente economico, di casse vuote che vanno rimpinguate e Greenwood è il giocatore più costoso dell’OM”

“La Roma sta lavorando sodo per anticipare la concorrenza. I dialoghi col padre-agente di Mason sono stati avviati da giorni e l’obiettivo è blindare l’accordo con lui per poi trattare col Marsiglia magari un pochino al ribasso rispetto ai 50 milioni attualmente richiesti. Balzaretti e Antonello sono rimasti ancora nel board del Marsiglia e anche l’operazione Vaz può aprire un varco preferenziale ai giallorossi”.

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Gasperini: “Mancini non si muove da Roma. Dybala? Deve rinnovare. Voglio tenere i migliori”

Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni di Sky Sport a margine di un evento a Bergamo. Ecco le sue dichiarazioni:

Il mercato? Si aspetta un regalo dai Friedkin prima del Mondiale?
“Più che regali, dobbiamo lavorare bene, con serietà e attenzione. Roma è una piazza importante, ha uno stadio sempre pieno come poche altre piazze, c’è una grande passione, abbiamo il dovere e l’esigenza di far crescere questa squadra anche per i tifosi”.

Su Dybala
“E’ un momento un po’ di stallo, si lavora sotto traccia: poi le notizie vengono fuori dopo, ma la volontà di tutti è quella”.

Esigenze di bilancio, ma si aspetta di tenere i migliori?
“Io vorrei tenerli tutti, poi ci sono anche esigenze di bilancio: ma dovremo essere bravi a capire come fare a tenere i migliori perché su quelli si costruisce meglio”.

Su Mancini
“Mancini non se ne va, gliel’ho già detto: può fare quello che vuole l’Inter, ma se un giocatore vuole rimanere rimane”.

Sui rinforzi in attacco
“Bisogna vedere cosa si può fare: tutti vogliono raggiungere i migliori possibili, poi ci sono i bilanci, i procuratori e gli altri club. L’importante è lavorare bene, è lunga arrivare al 31 agosto”.

La Roma del futuro
“Difficile da dire adesso, è una situazione di stallo un po’ per tutti. Si parla tanto ma è più avanti che si costruiranno le squadre e sarà importante quando inizieremo a giocare. L’ambizione della Roma e della società è di creare una squadra migliore”.

Sullo zoccolo duro
“Fondamentale, è un gruppo che ha lottato fino al 90′ con una voglia straordinaria di raggiungere l’obiettivo che è stato raggiunto meritatamente. Ho visto appartenenza, lo zoccolo duro è importante”.

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Totti sulla 10 a Dybala: “Non puoi averla dopo 2-3 anni, serve continuità”

Francesco Totti ha parlato a margine di un evento betsson.sport del suo trascorso in giallorosso e del rapporto con Daniele De Rossi: “Con Daniele non c’è mai stato attrito, ma massimo rispetto, amicizia e stima reciproca. Non siamo cresciuti insieme perché ero un po’ più grande però abbiamo fatto un percorso per tanti anni insieme. Lui era il “Capitan Futuro” ma alla fine era anche lui il capitano sotto tanti punti di vista”.

L’ex numero 10 è tornato anche sulla vittoria della Conference League: “Ho festeggiato a casa, in famiglia. Quando vince la Roma è sempre bello, si è sempre contenti. Se giochi o non giochi non cambia niente”. ù

Totti infine si è espresso anche sul tema della maglia numero 10, che in passato sarebbe potuta andare a Dybala: “Dopo 3 anni non puoi prendere la 10, te la devi un po’ meritare. Io l’ho presa dopo 7-8 anni. Può anche prenderla perché lui è un giocatore da numero 10. Ma quando prendi quel numero significa che sul campo hai fatto qualcosa di importante con continuità, per almeno 10-15 anni”.

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Malen: “Gasp mi ha fatto sentire subito importante. Roma è la città più bella del mondo”

Donyell Malen al centro della Roma. 14 gol in 18 partite di campionato hanno aiutato i giallorossi a centrare la Champions League.

Le sue parole rilasciate in queste ore, dopo la conferma del suo riscatto e la firma con la Roma fino al 2030 confermano la bontà del binomio con l’olandese: “Cosa mi ha convinto? Certamente il nome di Roma, della Roma, ma anche le ambizioni del Club e del nostro allenatore. Parlandoci, in poche parole, mi ha fatto sentire subito importante e al centro del progetto”. 

Il tuo impatto in Serie A è stato devastante. Ti aspettavi di poter essere così prolifico sin da subito? Come ci sei riuscito? 
“Sicuramente lo speravo e contavo di far bene. Ma se ho raggiunto questi numeri, segnando tanti gol, lo devo soprattutto all’aiuto dei miei compagni in campo e del mister che mi ha schierato da subito al centro dell’attacco”. 

Qual è il tuo gol preferito tra quelli segnati in giallorosso finora e perché? 
“Probabilmente non è il più bello, perché si tratta di un calcio di rigore, ma il gol dal dischetto segnato a Parma è stato davvero fondamentale per la nostra classifica. E in quel momento ho avvertito fortissima anche la gioia dei nostri tifosi”. 

Hai conquistato i tifosi romanisti già dal tuo esordio, tanto da paragonarti a Ronaldo il Fenomeno. Che effetto ti fa? 
“Che dire, sicuramente fa tanto piacere. Ronaldo è stato un calciatore di un altro livello, ma a me basta fare gol e farli per la Roma, aiutandola a raggiungere i propri obiettivi”. 

fonte: idealista.it

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Pisilli: “Bravi a seguire Gasp. Abbiamo sempre creduto alla Champions” – VIDEO

PREMIO USSI – Le dichiarazioni di Niccolò Pisilli, a margine della manifestazione annuale all’USSI raccolte dal nostro inviato per Retesport Giacomo Di Giulio:

 “Tornare in Champions dopo tanti anni è una grande emozione. Ci abbiamo lavorato tutto l’anno e siamo molto contenti. Ci abbiamo creduto tutto l’anno e siamo stati molto costanti in buone posizioni, non c’è mai stato un distacco notevole di punti dalla quarta, quindi ci abbiamo creduto sempre. Gasperini? È stato molto importante, ha portato le sue idee, la sua personalità e noi siamo stati bravi a seguirlo. Soprattutto nella seconda parte di stagione siamo riusciti a mettere in campo le sue idee al meglio, abbiamo capito meglio i concetti e abbiamo espresso un buon calcio per tante partite”. Pisilli fa anche un bilancio personale, con Gasperini determinante per la sua crescita: “La sua storia parla da sola. Ha fatto migliorare tantissimi giovani, l’ho sempre seguito in tutti gli allenamenti e allenamento dopo allenamento sono cresciuto e sono riuscito a ritagliarmi lo spazio”.

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Gasperini: “Gruppo e pubblico locomotive per andare in Champions”

Gian Piero Gasperini ha commentato così la vittoria a Verona e la conseguente qualificazione in Champions ai microfoni di DAZN:

La festa?
“È stata una bellissima serata anche se difficile. Il Verona ha giocato come nelle ultime partite e noi abbiamo faticato stranamente quando siamo rimasti in superiorità numerica, forse per la tensione e la fretta di voler chiudere il match. Non abbiamo giocato bene e non abbiamo sfruttando le occasioni”.

La sliding door è stata la sconfitta di San Siro…
“Ho trovato sin da subito un gruppo che si è applicato e questo è stato molto gratificante. Siamo partiti bene, conquistando anche la credibilità dei tifosi. È stata un’annata difficile per altri aspetti e non per il rapporto con i giocatori e il pubblico. Questi aspetti sono stati la locomotiva che hanno portato al risultato”.

Interviene Fabregas in collegamento: “Complimenti mister!”
“Complimenti! Sono veramente contento per il Como, perché quest’anno è stato una grande espressione di calcio. A parte quando si buttano per terra… (ride, ndr)”.

Risponde ironicamente Fabregas: A parte quando giochiamo con il portiere…
“Siete stati bravissimi, un grande esempio di calcio. Vedere giocare il Como è sempre stato un grande piacere”.

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Mancini: “Vittoria del gruppo. Champions soddisfazione grande, meritata. Abbiamo sempre messo l’amore per la maglia davanti a tutto”

Gianluca Mancini ha parlato così ai microfoni di DAZN:

Pensavo fossi più sorridente…
“Ero attento, ti stavo ascoltando. Siamo in Champions e ora c’è il sorriso”.

Il clima dello spogliatoio?
“C’è tantissima euforia. Questa è una vittoria del gruppo. Dentro di noi ce lo siamo sempre detti anche quando ci davano per spacciati. Abbiamo fatto 5 vittorie consecutive, il mister ce l’ha detto: ‘Basta fare un filotto e ce la facviamo’. Stasera ci abbiamo creduto, anche se è stata una partita difficile contro un Verona tosto. Ce lo meritiamo”.

Mi ha impressionato come la squadra sia sempre riuscita a pensare solo al campo nonostante i problemi…
“Abbiamo passato un periodo brutto, ma è capitato a tutte le squadre. La nostra dedizione al lavoro e il fatto che abbiamo sempre seguito il mister ci ha portato lontano, abbiamo fatto 73 punti e siamo arrivati terzi. Siamo arrivati benissimo a questo rush finale, ci erano mancati giocatori forti. Questo è un gruppo bellissimo, sono arrivati dei ragazzi nuovi top. Noi senatori ne abbiamo sentite tante nei nostri confronti, ma abbiamo sempre messo davanti a tutto l’amore per questa maglia e per i tifosi. Abbiamo messo questo anche davanti a noi stessi, allenandoci anche se stavamo male. Dopo varie semifinali e finali europee non riusciamo ad arrivare in Champions, ma quest’anno abbiamo fatto qualcosa di unico e speciale. Sfido chi ci credeva oltre a noi, erano in pochi. Ora festeggiamo, ci meritiamo di stare nella competizione più bella”.

La tua stagione?
“Emozioni bellissime, ho il cuore che va a mille e vorrei piangere ma non lo faccio. Ho giocato 11 partite da diffidato, ma ogni gara era importante. Quando si alza il livello non volevo e potevo mancare. Abbiamo sentito l’etichetta della ‘banda del sesto posto’, ma abbiamo vinto un trofeo e siamo arrivati anche in finale di Europa League. Quest’anno le sensazioni sono sempre state super positive, abbiamo reagito da grande squadra anche alle sconfitte e alla lunga paga. La partita di Parma è stata la più bella dal punto di vista delle emozioni e quando vinci gare del genere a 3 giornate dalla fine scatta qualcosa dentro di te come a dire ‘Questo è l’anno giusto’. Siamo arrivati al derby in maniera eccezionale e la mia doppietta è stata assurda, ancora non me ne rendo conto. Sono felice soprattutto per i miei compagni e il mister. Finisce una stagione bella e importante con un grande traguardo”.

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Gasperini: “Mi auguro una Roma forte e compatta. Fondamentale la presenza di Friedkin”

Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Verona-Roma:

Come arriva la squadra a questo ultimo atto di campionato e in particolare come sta Kone?

“Kone ha recuperato, si è allenato tutta la settimana con noi, ha qualche piccolo acciacco, non proprio al 100%, però è sicuramente disponibile. Non so se giocherà dall’inizio o a partita in corso, ma il giocatore è disponibile. Il resto della squadra risente del caldo e delle temperature, quindi dobbiamo essere bravi ad arrivare al momento giusto domani sera, quando sarà il momento di giocare, perché è una partita molto importante”.

Al di là di come andrà, cosa la soddisfa di più in questo primo anno alla Roma?

“Generalmente, a questo momento si fanno i bilanci della stagione, di quello che è stato fatto. Oggi, però, faccio veramente fatica a ragionare in questo senso, perché siamo molto concentrati sulla partita di Verona. Sarebbe un traguardo importante per la società, per la città, per i tifosi, per la squadra e per i giocatori, un traguardo che manca da anni. Dipende da noi, non dobbiamo dipendere da altri. I bilanci totali li faremo domani, dopo la gara. Oggi prevale sicuramente l’attenzione e la tensione per questa partita”.

Quali sono i pericoli maggiori e i rischi da non correre contro l’Hellas Verona? E come ha trovato mentalmente i senatori della squadra?

“Tutta la squadra è sul pezzo, consapevole dell’importanza della gara per tutti quanti. È stata una settimana che è sembrata lunghissima, ma rappresenta anche il traguardo di una stagione in cui la squadra è sempre stata molto compatta, unita, ha sempre risposto bene, è stata molto applicata e ha mostrato grande voglia di fare”.

A livello interno, dentro Trigoria, dove pensa di aver inciso di più?

“Non è stato un anno facile, tutt’altro. Ho cercato di portare il mio modo di lavorare, il mio metodo, che per tanti anni mi ha consentito di fare la mia carriera. Ho avuto la fortuna di trovare dei ragazzi nei confronti dei quali sono stato credibile, e questo è stato probabilmente il segreto dei risultati che abbiamo ottenuto, dei 70 punti fino ad adesso. Abbiamo trovato un feeling giusto, con obiettivi comuni da sviluppare giorno per giorno. Sono passati quasi undici mesi, ma adesso quello che prevale è riuscire a coronare un risultato che in certi momenti neanche noi pensavamo fosse raggiungibile. E forse questo lo rende ancora più atteso, perché dipende da noi, dalla partita di domani. Il calcio in queste cose è un po’ crudele, perché i 90 minuti contano tantissimo. I risultati negativi rimangono impressi, ma bisogna guardare a quante volte la Roma ha vinto partite decisive per raggiungere obiettivi”.

Dopo Bologna-Roma disse “non ci date per spacciati” per il quarto posto. Ci credeva davvero o era un modo per spronare il gruppo?

“Sapevo che avevamo fatto delle ottime gare, la squadra era cresciuta e, rispetto al girone d’andata, aveva cominciato a fare gol. Quando fai gol hai la possibilità di vincere le partite e di ribaltarle, come magari è successo a Parma. La squadra ha preso fiducia, costruiva più situazioni positive. Ero convinto di noi, che potevamo fare un rush finale come stiamo facendo. Certo, dipendeva anche da quelli che erano davanti, ma questo non toglie niente ai risultati che abbiamo fatto noi».

Considerando le difficoltà stagionali, l’eventuale arrivo in Champions può essere uno dei traguardi più importanti della sua carriera?

“Non voglio fare classifiche. Ogni obiettivo è straordinario quando uno riesce a raggiungerlo. C’è chi punta a vincere il campionato, chi a salvarsi o a non retrocedere. Ognuno ha i propri record e, quando li raggiunge, è oltremodo soddisfatto. Non è che uno valga più dell’altro. Quest’anno, è vero, ce lo siamo posti quasi come un traguardo superiore a quello richiesto, ed è stata una locomotiva per una spinta continua a non mollare mai, a cercare di andare oltre i nostri limiti e possibilità. Era anche un obiettivo che tutti avvertivamo, quello che voleva la gente, per renderla felice”.

La presenza di Ryan Friedkin a Trigoria può essere un fattore positivo per il prossimo anno?

“È un impegno gravoso che ho cercato di sviluppare il più possibile, soprattutto in questo periodo, perché la presenza della Proprietà è fondamentale. Aiuta a evitare situazioni spiacevoli in un ambiente di lavoro, dà forza alla squadra e all’ambiente e consente risposte chiare e più veloci rispetto al passato. Questa sarà una bella scommessa. Spero che anche il risultato positivo di domani possa contribuire a una Roma compatta, forte nei propri progetti e idee, sbagliando anche, ma con un obiettivo comune. La loro maggiore presenza può sicuramente aiutare in tutto questo”.

Soulé lo rivedremo nel tridente titolare con Dybala e Malen? È soddisfatto della sua evoluzione e quali margini di miglioramento vede per il futuro?

“Ha fatto una parte di stagione molto positiva, realizzando gol e assist, poi ha avuto un periodo lungo, quasi 50 giorni di assenza, che ha ridotto il suo impatto sulla squadra. L’anno scorso giocava quinto, quest’anno le sue caratteristiche lo hanno reso un giocatore più offensivo. L’importante è che stia bene: è ancora giovane e, superato del tutto il fastidio alla pubalgia, potrà diventare ancora più forte”.

Perché è importante per una squadra come la Roma andare in Champions League?

“Principalmente, per le società, è importante dal punto di vista economico. La differenza tra andare e non andare è notevole. L’aspetto economico permette di avere più margine sul mercato, di attrarre giocatori dall’estero perché la Roma gioca in Champions e diventa ambita. Anche i giocatori traggono beneficio, valorizzandosi giocando in Champions e raggiungendo questi traguardi. C’è poi l’aspetto emotivo: è una grande soddisfazione far parte dell’élite europea e delle prime quattro squadre italiane, un’esperienza che gratifica”.

Si sente di autocomplimentarsi per quello che ha fatto e sta facendo a livello personale?

“Indubbiamente c’è gratificazione per tutti, soprattutto per una stagione che poteva essere molto più difficile. C’è anche la soddisfazione di come l’abbiamo affrontata e di come siamo arrivati a quest’ultima giornata. L’ultima giornata conta, perché alla fine quello che rimane è il risultato finale: chi vince festeggia, chi non ci arriva racconta. Noi vogliamo evitare di raccontare com’è andata e lasciare invece un segnale”.

Nella preparazione della partita è stato fatto un focus sulle ripartenze, vista la qualità del Verona in questo aspetto?

“È vero che il Verona pressa e riparte molto, ma la Roma ha ottenuto tanti risultati contro squadre medio-piccole, subendo anche alcune ripartenze, ma facendo anche cose molto buone. Il focus va fatto su tutto: sappiamo che incontriamo una squadra retrocessa, ma che ha sempre giocato ottime partite, anche recentemente. L’obiettivo non è facile né acquisito, e per raggiungerlo dobbiamo fare novanta minuti di gioco bene”.

Vincendo la prossima gara, eguaglierebbe il record di Liedholm come quinto allenatore con più punti in Serie A. Cosa significa per lei essere affiancato a un nome del genere?

“Intanto vuol dire che ho fatto veramente tanti campionati. È un record non proprio invidiabile, forse ne farei un po’ meno se potessi ricominciare, però è anche un record che dà soddisfazione, essere equiparato ad allenatori come Liedholm, un mostro sacro. Fa parte delle statistiche, magari è anche una bella coincidenza. Raggiungerlo in una situazione del genere avrebbe ancora più valore”.

Durante la stagione ha parlato più volte di compattezza e unione del gruppo. C’è un momento specifico in cui ha avuto prova di questa unione?

“Secondo me, dopo ogni partita persa. Non ne abbiamo perse poche. Quando si perde, spesso nascono problemi e polemiche, ma mai nella squadra. Questo è stato sempre un segnale di grande reazione, professionalità e soprattutto volontà di andare avanti e guardare avanti”.

C’è qualcosa che si rimprovera o una scelta che non rifarebbe in questo primo anno alla Roma?

“Le cose fatte sono sempre state fatte in buona fede. Quando lavori così, ogni tanto sbagli, si fanno errori, ma dagli errori impari e riparti, impari qualcosa per fare meglio dopo. L’errore non è mai un fallimento, è un’occasione di apprendimento. Sono convinto che anche dalle situazioni non positive abbiamo sempre avuto la capacità di fare qualcosa di meglio dopo”.

Il 23 agosto, prima di Roma-Bologna, avrebbe firmato per arrivare a questa giornata al quarto posto, consapevole che dipende solo dalla Roma?

“In quel momento guardavo solo la partita col Bologna, la prima dopo il ritiro e la preparazione, per vedere quello che eravamo capaci di fare. Non mi pongo traguardi in anticipo: prima provi, inizi a giocare, capisci il tuo valore e poi ti accorgi che certe cose le puoi fare, che rispetto ad altre squadre puoi ottenere di più. È un percorso che va avanti di volta in volta”.

Quanto incide avere un portiere come Svilar, con il 77% di percentuale di parate, in squadra?

“Ah, beh. C’era qualcuno che diceva “datemi un portiere che para e un centrocampista che segna, il resto ci penso io”, ed era un grandissimo allenatore. Ora li ho tutti e due, e infatti si vede (ride ndr)”.

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Totti: “Pellegrini fa la differenza, deve restare alla Roma”

Francesco Totti, a margine dell’evento alla LUM ha parlato anche della Roma. Ecco un estratto delle sue parole su Pellegrini e non solo: “Se rispondo alle domande sulla Roma non mi fanno più rientrare (ride, ndr). A parte gli scherzi, posso dire tutto. Per me Pellegrini è uno dei centrocampisti migliori che ci sono. L’ho sempre detto e lo ribadisco anche dopo una stagione tra alti e bassi, per via degli infortuni e di altre situazioni. Pellegrini è un giocatore che fa la differenza, che in un organico come la Roma può starci e deve starci. Spero possa rimanere a lungo”.

Rinnova, rinnova…
“Rinnova?”.

Sia lui sia Dybala…
“Pure Dybala?”.

Resta con l’ingaggio ridotto a 3 milioni…
“Quanto resta? Uno o due anni? Con quale banca? (ride, ndr)”.

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Lotito spara a zero: “Io faccio il pungiball, Friedkin è un fantasma”

Sfogo durissimo di Claudio Lotito. Il presidente della Lazio si è scagliato contro i suoi tifosi, contro Tommaso Paradiso autore di una lettera di contestazione al suo operato, contro Sarri ma anche sbeffeggiato Dan Friedkin definendolo un fantasma.

Ecco le sue parole raccolte a Montecitorio nelle scorse ore:

Sui tifosi che non entrano allo Stadio?
“Lo dovete chiedere a quelli che non vengono, mica li posso inchiodare. Non vogliono venire? Non vengano. Sul risultato i tifosi hanno ragione: abbiamo perso con le squadre piccole e abbiamo vinto con le grandi. Qualcosa non ha funzionato”.

Sulle scuse e la frecciatina ai Friedkin
“Io non mi devo scusare di niente, se non dei risultati che non sono venuti. Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, sti st****i sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball, Friedkin invece è un fantasma…”.

Sui suoi giocatori
“Se i giocatori avessero gli attributi che c’ho io sarebbe già finita la partita, non c’è storia per nessuno. Il problema è che quando vanno in campo si cacano sotto”.

Sul derby
“Il derby? Prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io”.