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Inter, Spalletti: “Ridotto gap con la Roma, o siamo migliorati noi o sono peggiorati loro”

"Lascio a voi il giudizio, posso solo dire che rispetto alla penultima giornata della scorsa stagione siamo a -4 dalla Roma, ed erano -16, a -2 dalla Lazio, ed era -9, e così via anche su Milan e Atalanta". Ad analizzare la stagione dell'Inter è il tecnico Luciano Spalletti, ai microfoni della tv di casa, prendendo ad esempio le distanze ridotte rispetto al passato dalle due romane. "Poi giudicate voi se siamo migliorati noi o sono peggiorate le altre. Noi siamo una squadra forte, abbiamo attraversato un momento difficile ma ne siamo venuti fuori. Ma io resto soddisfatto – conclude l'allenatore – perché a inizio stagione credevo ci fossero tre squadre che sarebbero state molto lontane da noi”.

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Ufficiale, al via la riforma delle seconde squadre: ecco tutti i dettagli

Ufficiale. Dalla prossima stagione i club di Serie A potranno richiedere di iscrivere la propria seconda squadra al campionato di Lega Pro. Ecco il comunicato apparso sul sito della Figc con i dettagli di questa rivoluzione del calcio italiano:

Con l’obiettivo di valorizzare i giovani calciatori selezionabili per le Nazionali giovanili e contribuire alla crescita complessiva del nostro movimento calcistico, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ufficializza l’introduzione delle Seconde squadre in Serie C dalla stagione 2018-2019, per poi andare pienamente a regime dalla stagione sportiva successiva. Dopo un’attenta analisi del contesto europeo di riferimento, dal quale si evince che nei principali campionati europei la maturazione di un calciatore avviene più velocemente grazie al suo utilizzo nelle Seconde squadre, anche l’Italia adotta un modello di sviluppo che prenderà il via attraverso l’integrazione di Seconde squadre dei club di Serie A in caso di eventuale vacanza di organico a 60 squadre in Lega Pro.

“È una riforma di cui il calcio italiano sentiva l’esigenza per allinearci e per provare a colmare il gap con gli altri movimenti calcistici europei – afferma il vice commissario FIGC Alessandro Costacurta – perché consentirà a tanti giovani calciatori di maturare e far crescere la qualità dei nostri campionati e delle Nazionali azzurre, a partire dall’Under 21”.

Ammissione al campionato
In caso di vacanza di organico nel Campionato Serie C 2018/2019, l’ordine d’integrazione sarà il seguente: una Seconda squadra di Serie A, una società retrocessa dalla Serie C e una società che abbia disputato il Campionato di Interregionale. Con separato provvedimento, saranno pubblicate distinte graduatorie sulla base dei criteri che verranno definiti.

Passaggi di categoria
La Seconda squadra potrà al termine del Campionato Serie C essere promossa al Campionato di Serie B, ma non potrà mai partecipare al medesimo Campionato della prima squadra, né ad un Campionato superiore. Qualora al termine del Campionato di competenza, si verifichi un’ipotesi di compresenza della prima e della Seconda squadra nella medesima categoria, la Seconda squadra dovrà partecipare al campionato professionistico della categoria inferiore. In caso di retrocessione della Seconda squadra al Campionato di Serie D, la società di riferimento non potrà iscriversi al Campionato dilettantistico e potrà accedere con la Seconda squadra al Campionato di Serie C successivo, una volta che siano state soddisfatte le richieste delle nuove Seconde squadre. Le Seconde squadre delle società di Serie A non potranno partecipare alla Coppa Italia Serie A, mentre parteciperanno alla Coppa Italia Serie C.

Calciatori in rosa
Le Seconde squadre potranno inserire nella distinta di gara 23 calciatori, di cui 19 calciatori nati dal 1 gennaio 1996. Almeno 16 calciatori inseriti nella distinta di gara dovranno essere stati tesserati in una società di calcio affiliata alla FIGC per almeno sette stagioni sportive. Nel rispetto dei limiti numerici e di età sopra individuati, saranno sempre consentiti i passaggi fra la prima e la Seconda squadra, con la precisazione che nell’ipotesi in cui un calciatore raggiungesse le 5 presenze nel campionato disputato dalla prima squadra, non potrà essere utilizzato nel campionato disputato dalla Seconda squadra.

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Cobolli Gigli: “Di Francesco è un grande allenatore, non cerca alibi. La Juventus è già al top, la Roma ci sta arrivando”

As Roma Match Program (T.Riccardi) – Fu il presidente della Juventus nel post Calciopoli. L’uomo che provò a ridare alla società una credibilità e una spendibilità che erano andate perse in seguito allo scandalo. Giovanni Cobolli Gigli è stato per tre anni e mezzo al comando della società nel momento più delicato della loro storia. 73 anni oggi, ha lasciato il calcio senza troppi rimpianti, continuando a seguirlo assiduamente da appassionato. E con il ricordo vivo di quell’esperienza che iniziò nell’estate del 2006. “In quel periodo tutta l’opinione pubblica ci andava contro, per fortuna l’Italia vinse il Mondiale con tanti giocatori bianconeri e in parte quell’affermazione lenì le ferite della gente juventina”.

Che successe dopo il Mondiale in Germania?
L’acrimonia di molti sostenitori si trasformò in felicità. Ma prima di quel momento, fu dura la strada per la nostra nuova dirigenza. Ci fu l’episodio che riguardò Gianluca Pessotto che ci scosse tutti, ma che per fortuna poi si risolse nel migliore dei modi. E poi, ricordo un pomeriggio d’estate, in cui ci fu una marcia dei tifosi fino alla sede del club nel cuore di Torino. Volevano spiegazioni, volevano rassicurazioni. Speravano di non andare in Serie B. Mi misero sopra un pulpito a parlare, e mi ascoltarono in silenzio. Temendo che avrebbero dovuto trascorrere un anno diverso.

Affrontaste la Serie B nella stagione 2006-2007…
Sì, fummo condannati a giocare nella serie inferiore e le condanne vanno accettate di buon grado. Resta il rammarico per un processo sportivo che, a mio avviso, non fu condotto nel migliore dei modi. Vennero ignorati determinati faldoni, più che ignorati direi nascosti, e non furono rese subito note altre intercettazioni che riguardavano altri club. 

Fa riferimento all’Inter?
Esattamente. Anche la società di Moratti avrebbe meritato sanzioni per quanto era emerso dalle varie conversazioni, lo disse anche il procuratore Palazzi. Tuttavia, la vicenda cadde in prescrizione e la cosa si concluse in questo modo. 

Come andò in Serie B?
Senza dubbio fu molto dura, almeno all’inizio. Pareggiammo alla prima giornata contro il Rimini, dovevamo capire che in un torneo del genere bisognava affrontare le partite con una determinazione diversa. La squadra allenata da Deschamps recepì questa esigenza, giocatori come Buffon, Chiellini, Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet si misero a disposizione con umiltà, e vincemmo il campionato con alcune giornate di anticipo, nonostante la penalizzazione iniziale. E le dico di più…

Prego.
Che quell’anno di purgatorio contribuì a far accrescere la popolarità e la simpatia della Juventus in giro per l’Italia. Ci accolsero in tante città come mai era successo con altre formazioni. A Bari, Treviso, Trieste, Pescara, Crotone e Siena fecero delle grandi dimostrazioni di vicinanza. Erano contenti di avere la Juventus nel loro stadio, con tante persone a seguire la partita e con numerosi campioni sul terreno di gioco. Avevamo una squadra forte, nonostante militassimo in B. Solo ad Arezzo capitò qualcosa di strano…

Ovvero?
Fu la partita che ci diede l’aritmetica certezza della promozione. Vincemmo 5-1, segnarono Del Piero e Chiellini con due doppiette, poi Trezeguet realizzò il quinto gol della gara. A fine partita il loro allenatore, Antonio Conte, venne davanti gli spogliatoi incazzato (testuale, ndr) e si rammaricò con noi. Avrebbe preferito un altro risultato per il suo Arezzo che era impelagato nelle zone basse della classifica, tanto che poi sarebbe retrocesso alla fine dello stesso torneo.

L’anno seguente la risalita in Serie A, che diede subito risultati di livello.
Prendemmo Ranieri al posto di Deschamps. L’allenatore francese fu mal consigliato dal suo procuratore, che avanzò proposte esagerate di contratto. Io e Blanc non accettammo, decidendo così di arrivare alla separazione. Ranieri ci portò due volte sul podio, ci fece rigiocare in Champions League e con lui vivemmo una notte da leggenda al Bernabeu di Madrid, dove Del Piero segnò una doppietta e fu applaudito da tutto lo stadio. Con quel successo approdammo agli ottavi di finale della competizione. Memorabile davvero.

Della Roma di quei tempi che ricordi ha?
Parliamo di circa dieci anni fa. Ricordo l’impegno della dottoressa Rosella Sensi, che portava avanti la società in nome della sua famiglia con grande sacrificio e impegno. Mi piaceva molto. Come apprezzo tanto la Roma di oggi. In particolare le faccio un nome….

Quale?
Quello di Eusebio Di Francesco. È veramente un grande allenatore. Fa giocare a pallone la squadra, ma soprattutto non va in cerca di alibi. Vuole sempre portare avanti l’orgoglio del gruppo, esaltando le qualità dei singoli. 

Questo Roma-Juventus di domenica come sarà?
Una partita sicuramente più difficile della finale di Coppa Italia con il Milan. La Roma è superiore ai rossoneri e lo ha dimostrato. Non faccio pronostici, ma sarà sicuramente una bella serata di calcio. In uno stadio tutto pieno.

A proposito di stadio, il suo corso societario fu determinante per portare a termine l’iter di costruzione dello Juventus Stadium, oggi Allianz.
Sì, insieme al lavoro di Blanc portammo a compimento questo compito così gravoso e complicato. E oggi la Juventus, con l’ottimo lavoro del presidente Agnelli e dei dirigenti Marotta e Paratici, beneficia del nuovo impianto. Non solo dal punto di vista degli introiti, ma pure sportivo.

Anche la Roma si sta spendendo tanto per la realizzazione del suo impianto di proprietà.
È fondamentale per creare business, ricavi, ma soprattutto per cementare un senso di appartenenza ancora più spiccato nella tifoseria. Uno stadio con lo store, il museo, l’area ospitalità e tribune fruibili per i tifosi è l’unica soluzione per diventare un club ad ampio respiro internazionale. La Juventus è già al top, la Roma ci sta arrivando.

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Strootman: “Roma-Liverpool? Usciti a testa alta, ma uno stadio così pieno vale almeno 9 punti in più in campionato”

AS Roma Match Program (F.Viola) – Novantanove presenze in campionato con la maglia giallorossa: “Dovevano essere molte di più”, il commento di Kevin Strootman quando glielo ricordiamo “in cinque anni se non ci fossero stati gli infortuni avrei potuto giocare di più, ma da quando sono tornato in campo ho disputato tante partite e ne voglio fare ancora molte con la Roma”. A cominciare dalla gara di domenica contro la Juventus. Il centrocampista olandese, dopo aver subito una forte contusione all’emicostato, si sta allenando da qualche giorno con il gruppo per essere al meglio per questo finale di stagione.

Ci siamo, mancano due giornate alla fine di questa lunga stagione. Non è ancora il momento dei bilanci, ma possiamo dire che è stato un anno positivo?
“Ancora non possiamo fare bilanci, mancano due partite molto importanti per noi. Ad inizio stagione l’obiettivo era lottare per lo scudetto, ma non ci siamo riusciti. Dobbiamo fare un punto per giocare la Champions l’anno prossimo. Abbiamo visto quanto è bello giocarla, lo stadio pieno, tutta la città coinvolta e oggi è il nostro obiettivo. Speriamo di arrivarci con la Juve così finalmente potremmo fare i primi bilanci”.

In Champions il cammino è stato straordinario…
“Abbiamo fatto bene in Champions, purtroppo in campionato tra dicembre e gennaio sono stati persi troppi punti per poter lottare per lo scudetto con Juve e Napoli che invece hanno fatto benissimo. In coppa è stato un buon percorso, ma purtroppo non siamo riusciti ad arrivare in finale. Abbiamo dato tutto, noi e tutta la gente che lavora con noi, mi dispiace. Però in campionato volevamo fare di più”.

La Champions si è chiusa con quella rimonta sfiorata con il Liverpool a cui non ha preso parte per infortunio. Come ha vissuto la partita dagli spalti?
“È stato “fastidioso”. Lavori tutto l’anno e tutta la vita per giocare partite così. Io non avevo mai giocato una semifinale di Champions. La squadra ha fatto bene, ma purtroppo non siamo riusciti ad andare in finale. Ce l’abbiamo messa tutta ma, persa la partita in Inghilterra, nonostante la spinta del pubblico all’Olimpico non siamo riusciti nella rimonta. Però siamo usciti a testa alta”.

Dopo quella gara in un post ha scritto “orgoglioso di essere romanista”. Una affermazione che ha fatto felici i tifosi…
“Non l’ho detto solo per i tifosi, ma per tutti quelli che ci hanno sostenuto in questa strada in Champions. Sono andato allo stadio e i primi cinque minuti ero in piedi e vedevo tutta quella gente… lo stadio così pieno vale almeno 9 punti in più in campionato! Uno spettacolo dentro e fuori dallo stadio, ed era quello che volevamo da sempre. Ho scritto la verità che provo, l’ho scritto per tutti i romanisti”.

Lo stesso orgoglio che ha provato nella doppia sfida con il Barcellona. Che cosa ha significato per lei e per tutto il gruppo, passare il turno con una grande squadra così e in quel modo?
“Una serata speciale. Abbiamo giocato abbastanza bene all’andata anche se abbiamo perso 4-1. Due autogol e un rigore non dato, ma dopo l’ultimo gol pensavo che sarebbe stata quasi impossibile la rimonta. Poi il mister e lo staff hanno preparato benissimo la gara di ritorno. Volevo vincere, ma non ci credevo tanto. Ma dopo il primo gol di Edin, il raddoppio ad inizio secondo tempo e poi il terzo gol arrivato al momento giusto, non troppo presto, così non hanno avuto il tempo di fare un altro gol. È stato tutto perfetto, una serata speciale, la partita più bella della mia vita”.

Il giorno del sorteggio dei gironi si sarebbe mai aspettato di arrivare fino in semifinale?
“Noi siamo abituati a prendere sempre un gruppo con gli avversari più forti! Abbiamo fatto bene nella prima partita contro l’Atletico, siamo andati in difficoltà e Alisson avrà fatto almeno 31 parate. Ha fatto la sua partita della vita! Con il Chelsea abbiamo pareggiato, ma meritavamo di vincere, e poi in casa contro gli inglesi un’altra serata speciale. Se ripenso a queste partite penso solo al nostro obiettivo di fare almeno un punto per giocare di nuovo il prossimo anno partite così, per incontrare squadre fortissime”.

Cosa vi è rimasto di questa esperienza?
“È difficile dire se arriveremo così lontano anche il prossimo anno, bisogna avere un po’ di fortuna. Potrebbero capitarci subito avversari fortissimi, bisogna essere un po’ più fortunati nel sorteggio. Ma noi vogliamo fare meglio, e questo significa arrivare in finale. Per adesso non è il nostro obiettivo, dobbiamo guardare partita per partita, facciamo un punto, qualifichiamoci per la Champions e poi il prossimo anno vediamo, con la voglia di vincere ogni partita”.

Domenica invece arriva la Juventus: che partita sarà?
“Sarà di sicuro una partita difficile. I bianconeri hanno vinto la Coppa Italia e sono forti. Loro vogliono punti per vincere lo scudetto, ma anche noi abbiamo bisogno di quei punti. Daremo tutto per prendere i tre punti, come sempre. Siamo carichi per fare risultato”.

Teoricamente basterebbe un punto, ma Roma-Juventus è da sempre una gara diversa dalle altre, speciale…
“Sì, noi vogliamo vincere, proprio come loro vogliono batterci. Dobbiamo essere intelligenti, se al novantesimo siamo pari non mandiamo Alisson in avanti per fare gol!”.

È una Juventus a un passo dal settimo scudetto consecutivo, che sembrerebbe aver vinto anche il duello con il Napoli…
“La loro è stata una sfida molto importante, hanno fatto record di punti, insomma hanno fatto una grande stagione. La Juve in Italia è la più forte di tutti, vincono sempre negli ultimi sei/sette anni. Ho molto rispetto per loro. Il Napoli ha fatto una buona stagione, ma non sono riusciti a vincere lo scudetto. Noi, come ho già detto, volevamo lottare per i primi posti, ma abbiamo perso troppi punti in questi mesi invernali”.

Sarà l’ultima partita della stagione all’Olimpico, l’ultima davanti ai vostri tifosi…
“Dobbiamo dare tutto, spero ci sia il pienone come contro il Liverpool e con uno stadio così non si può sbagliare”.

La Roma per la prima volta nella sua storia chiuderà il campionato con più punti in trasferta che in casa. C’è un motivo in particolare secondo lei?
“Non so se sia un caso o ci sia un motivo, in casa forse abbiamo giocato molte gare dopo la Champions. Ma è difficile capire quale sia la motivazione. Dobbiamo lavorarci per il prossimo anno, con lo stadio pieno certo sei più carico… i nostri tifosi ci hanno sostenuto tanto anche in trasferta. Non dobbiamo più perdere punti in casa contro alcune squadre alla nostra portata perché alla fine si fanno sentire”.

Domenica scorsa ha esordito in A Capradossi, insieme avete condiviso il percorso del recupero dall’infortunio al crociato…
“Sono stato molto felice perché ha lavorato tanto e si è sempre messo a disposizione della squadra. Ha fatto una buona prestazione e ora lo prendo in giro perché ha giocato 70 minuti e gli sono venuti i crampi… Sono felice per lui, può diventare importate per la Roma del prossimo anno”.

Per arrivare in fondo in due competizioni come Champions e campionato c’è bisogno di un gruppo unito. È stato questo il vero punto di forza della Roma? Il segreto della stagione?
“Non voglio parlare di segreto, abbiamo fatto bene, ma alla fine non abbiamo vinto niente. Vogliamo vincere e quindi dobbiamo lavorare ancora di più. Non possiamo essere contenti. Sì ora l’obiettivo è arrivare alla qualificazione in Champions, ma per il prossimo anno vogliamo ancora di più”.

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Uefa, aperti due procedimenti disciplinari contro Buffon

Dopo il procedimento disciplinare aperto nei confronti del presidente della Roma James Pallotta, la Uefa ha deciso di intraprendere la stessa strada nei confronti del capitano della Juventus Gigi Buffon, a seguito delle dichiarazioni del portiere bianconero al termine della sfida di ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il Real Madrid. Le sue accuse all’arbitro inglese Micheal Oliver, reo di aver concesso un rigore in pieno recupero al Real sono infatti potenzialmente lesive dei "principi di condotta generale”. Il 31 maggio sarà presa la decisione finale, ma considerando il probabile ritiro del portiere è difficile fare ipotesi sulla possibile sanzione. Nessun procedimento, invece, nei confronti del presidente bianconero Andrea Agnelli, anche lui partecipe delle polemiche incentrate sul Var nel post gara. Questo il comunicato: “Procedimenti disciplinari sono stati aperti a seguito della partita di ritorno del quarto di finale di Uefa Champions League tra Juventus e Real Madrid. Accuse contro la Juventus: Gianluigi Buffon – rosso diretto – art. 15 del Regolamento disciplinare UEFA. Gianluigi Buffon – principi generali di condotta – art. 11 (2) (b) DR. Il caso verrà trattato dal Comitato UEFA di controllo etica e disciplina il 31 maggio”.

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Raiola: “Kluivert? L’Ajax vuole che rinnovi solo per poter chiedere più soldi”

Torna alla carica Mino Raiola, che ai microfoni del sito olandese quotenet.nl tuona circa il futuro del suo assistito Justin Kluivert. Il talentino orange, in scadenza a giugno 2019 con l’Ajax, è entrato in maniera decisa tra le preferenze di Monchi, direttore sportivo della Roma. Ecco le sue parole:

“Mi si può accusare solamente di una cosa, di fare il mio lavoro per difendere il giocatore. Per cui lo ritengo un complimento. Ad oggi Justin non rinnova, ma questo non vuol dire che vuole andarsene. Però l’Ajax vuole che rinnovi solo per poter chiedere più soldi. Per ora, dunque, rispetterà il suo contratto e resterà per un altro anno. Non è questo quello che vogliono tutti? O veramente vogliono che rinnovi per farci più soldi? Perché se vogliono che resti, non c’è bisogno di rinnovare. Tutta la stupida opinione pubblica continua a dire che sto spingendo per andare via, ma non prolungare il contratto non vuol dire che se ne sta andando. L’Ajax vuole il rinnovo di Justin perché in caso contrario non potrebbero guadagnare, però a volte si può guadagnare anche trovando una squadra migliore. La vera domanda è questa: perché vogliono tutti andarsene dall’Ajax? Antipatico io? Non voglio certo un premio alla popolarità“.

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Calciomercato

Mercato Roma. Anche Ilicic nell’orbita Monchi

Non è un mistero che il ds giallorosso Monchi osservi con attenzione il mercato nazionale per piazzare i propri colpi in ottica prossima stagione. Come riferisce gianlucadimarzio.com, anche Josep Ilicic sarebbe così nel mirino della Roma, tanto da aver già avviato alcuni contatti col suo entourage. Non sono ancora chiare né la volontà dell'Atalanta né la cifra che il club bergamasco potrebbe richiedere. Sullo sloveno, autore di 15 gol e 9 assist in questa stagione, è però insistente anche il monitoraggio dell'Inter di Spalletti

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STADIO

Dal Colosseo alla Lorica Hamata, quando la Roma esibisce la Storia

MAGLIA AS ROMA – Il Colosseo, il marmo dei Fori, le vedute dall'alto dell'Urbe ed ora la maglia dei legionari. Presentata oggi, la nuova prima maglia giallorossa ha già scatenato il tam tam social tra coloro che hanno apprezzato questa nuova veste ideata dallo sponsor tecnico Nike e chi, invece, avrebbe preferito un design più legato al passato. In realtà, il richiamo alla Storia di Roma è ben evidente: il concept del nuovo Home Kit riprende un elemento dell'antichità: la Lorica Hamata, l’armatura in maglia metallica indossata dai legionari romani. Questa altro non era che una cotta di maglia realizzata con anellini di ferro detti hami intrecciati in vario modo, di misura dai 3 ai 10 mm di diametro esterno. Una lorica di questo tipo era formata da un numero variabile da 10.000 a 30.000 anellini intrecciati tra loro; alcuni di questi, stando ai reperti, potevano essere stagnati o dorati. La nuova maglia, intanto, farà il suo esordio ufficiale già nell'ultimo match casalingo di questa stagione: contro la Juventus, con al centro ben in vista il nuovo main sponsor giallorosso.

LE MAGLIE DEL PASSATO – Lo stesso tipo di presentazione avvenne con la casacca utilizzata nel corso di quest'annata sportiva. Nel giorno dell'addio al calcio di Francesco Totti, lo storico Capitano indossò proprio la nuova veste, in un ipotetico passaggio di consegne verso il futuro, seppur ornata da una patch speciale pensata per onorare un giorno storico. Ben 365 giorni dopo, la numero 10 è ancora la maglia più venduta. Inoltre, già in passato, Nike e Roma hanno studiato soluzioni di design che richiamassero alla memoria il passato della città: nella stagione 2016/17, per esempio, la prima maglia presentava elementi direttamente derivati dalla struttura attuale del Colosseo: sottili strisce orizzontali in rosso più scuro che diventavano più spesse andando verso il basso, mentre una linea diagonale tagliava la fantasia partendo dalla spalla sinistra fino all’orlo. In quell'annata, addirittura l'Away Kit era pensato con queste premesse: la maglia rispecchiava il mosaico di colori che si può ammirare sui monumenti della città, dal marmo alla sabbia e alla pietra usati per costruire le antiche strutture del Foro romano e di tutta l’antica Roma, con il ritorno del lupetto sul petto per la prima volta dal 2012-13 e stemma del club per 19 stagioni dal 1978-79 al 1996-97. La maglia bianca della stagione 2015/16, poi, era ornata da una grafica sulla parte frontale che rappresentava le meraviglie architettoniche, le strade e i quartieri più antichi di Roma visti dall’alto. Se secondo molti 'la maglia giallorossa è meravigliosa a prescindere', certo è che dal 2014, anno della firma dell'accordo decennale tra la società capitolina e la Nike, al centro delle varie realizzazioni c'è sempre stato il legame imprescindibile tra la Roma, la città e i suoi tifosi in ogni angolo del mondo.

Luca Loghi

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Manolas: “Con la Juve cercherò di esserci, domani il provino decisivo. Abbiamo dimostrato di essere una squadra forte”

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, il difensore giallorosso Kostas Manolas ha parlato del proprio recupero dall'infortunio e del big match contro la Juventus in programma domenica sera allo stadio Olimpico. Ecco le sue parole:

“Sono migliorato abbastanza, oggi ho corso e domani faccio la prova con il gruppo. Cerco di dare il massimo per essere convocato. La Juventus sbaglia poco contro le piccole squadre e quelle sono le partite decisive per lo scudetto. Sono 6 anni che vincono in Italia e hanno una mentalità più forte di noi. Abbiamo dimostrato di essere una squadra forte, meritavamo di essere in finale di Champions League, peccato perché abbiamo sbagliato la prima partita. Il prossimo anno ci rifacciamo. Dybala e Higuain? Sono due giocatori fortissimi che hanno fatto vedere le loro qualità straordinarie. Anche noi siamo forti e se siamo al 100% non abbiamo problemi. Dzeko è un attaccante fortissimo che ha tutto. Ha velocità, forza, intelligenza, tecnica. È un attaccante completo che prenderei in tutte le mie squadre. Schick? Prima di tutto ha avuto difficoltà fisiche dall’inizio. Roma è una piazza difficile e non è facile adattarsi subito ma ha le qualità per far vedere tante cose belle, è un giocatore forte. Alisson invece in Italia è sicuramente il portiere più forte, anche con tanta differenza dal secondo. Deve ancora far vedere tanto perché è la sua prima stagione importante e deve continuare nei prossimi anni. Per me è tra i più forti al mondo. Il gol col Barcellona? Non me lo sono sognato la notte, ma spero di riavere altri notti come quella con il Barcellona. Cercherò sempre di fare il massimo e dare il mio contributo. Futuro? Con il rinnovo mi sento sicuro, ora sono felice a Roma e sono molto contento qua. Poi nel calcio non si sa mai”.

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Trigoria, seduta mattutina in vista della Juventus: individuale per Manolas, Perotti e Peres

La Roma si è ritrovata a Trigoria questa mattina per preparare al meglio la sfida contro la Juventus, in programma alle ore 20.45 di domenica. La squadra è scesa in campo iniziando la sessione con il riscaldamento muscolare, per poi esercitarsi nel torello ed in alcune situazioni tattiche. Individuale – oltre ai lungodegenti Karsdorp e Defrel – Perotti, Bruno Peres e Manolas.