“L’inizio della stagione non è stato a Pinzolo ma il 28 maggio scorso. È iniziata una nuova vita per Francesco e per tutti i romanisti”. Daniele De Rossi si è raccontato ai microfoni del canale tematico del club, partendo dall'addio al calcio del numero 10 giallorosso, avvenuto lo scorso anno. Ai microfoni di Roma Tv ha ripercorso le tappe della stagione appena conclusa nell'ormai consueto format 'Slideshiow'. Ecco le sue parole:
Su Di Francesco.
Non ero presente a Pinzolo, ma fin da subito abbiamo avuto notizie su quella che era l’impronta del mister e del suo staff. Grossa motivazione, grossa intensità negli allenamenti ed è quello che poi abbiamo ritrovato durante l’anno. Non era assolutamente facile entrare e prendere una squadra che aveva fatto 87 punti l’anno precedente, entrare per la prima volta in una grande squadra e presentarsi come ha fatto lui e arrivare ai traguardi che abbiamo raggiunto. Una scelta che aveva fatto storcere la bocca a qualcuno in estate. Avevo letto i giornali e c’erano molti dubbi, poi si è rivelata una scelta vincente per quello che abbiamo visto quest’anno”.
Sulla tournée americana.
Qui eravamo nello stadio dei New England Patriots di Boston. Ci andiamo volentieri e sappiamo che fa parte del nostro lavoro. Si incontrano sempre grandi squadre, vai a giocare in grandi stadi, città nuove da scoprire e la vicinanza con tifosi che non sapevi di avere. Sono sempre esperienze positive.
Il gol di Kolarov a Bergamo.
Questa è la prima partita di campionato decisa da Kolarov. Lui è stato uno dei motivi per il quale la squadra ha fatto un piccolo salto di qualità dal punto di vista della mentalità. Complimenti a lui e chi ha avuto questa intuizione. Se abbiamo detto che qualcuno ha storto la bocca per il mister, per Alex aveva storto la bocca mezza Roma. Lo conoscevo da tanti anni, ma giocandoci insieme ho capito perché ha avuto una carriera da campione e del perché continua a mantenersi su questi livelli sia come professionista che come qualità tecniche. È una spanna sopra a tutti. Anche a livello ambientale è stato capace di sopportare quello che qui a Roma può essere un fardello, come quello di aver giocato con la Lazio tanti anni fa.
Davanti un'istantanea di Dzeko.
Mi ripeto e continuo a parlare di personalità e di salto di qualità della nostra squadra. È un giocatore che lo scorso anno ha fatto quasi 40 gol, quest’anno ne ha fatti di meno ma secondo me alcune partite le ha letteralmente vinte da solo. Che poi è sbagliato dire così perché si vince sempre tutti insieme, ma ha fatto veramente quello che ci si aspetta da un fuori classe. Si è caricato la squadra sulle spalle e ci ha trascinato. Lui il classico trascinatore, non solo per il fisico ma per l’atteggiamento che ha in campo.
Roma-Inter.
Abbiamo fatto una buona partita, meritavamo di vincere, abbiamo avuto degli episodi sfortunati per il Var.
Su Roma-Atletico Madrid.
Questa è stata un’altra partita che non ricorderemo come una delle migliori della nostra stagione. Una partita che non ci farà battere i cuori come altre ma è stata importantissima. Lo è stato perché abbiamo portato a casa un punto per la classifica del girone di Champions. E’ stato importantissimo perché l’abbiamo portato a casa grazie al ragazzo in foto (Alisson) che ha continuato per tutto l’anno a tenerci a galla quando siamo stati un po’ balbettanti. Partita importantissima perché in quel periodo c’era qualche mugugno, abbiamo fatto un primo tempo buono e un secondo tempo bruttissimo. Rimanere a pari punti con l’Atletico Madrid ci ha fatto credere che la qualificazione nel gruppo potevamo giocarcela fino alla fine. Io fui uno di quelli che disse ‘Come si fa a spendere 10/12 milioni per un portiere quando abbiamo Szczesny’. Un mio amico me lo ripete sempre ‘dopo un mese mi dicevi che Alisson era un fenomeno, non giocava mai e mi dicevi che era un fenomeno’ si vedeva che lo era. Ho visto molti portieri che magari in allenamento parano tutto, ma giocare a calcio è un’altra cosa e li ci sono due fattori fondamentali: il primo è il ragazzo che è lui. Un professionista attento che tiene alla squadra, che tiene alla Roma e a se stesso come giusto che sia. L’altro fattore è stato Marco Savorani. Io non mi alleno mai con lui e non so se è bravo o meno, ma ne sento parlare in modo incredibile da parte di tutti quanti e da parte dei suoi portieri. I risultati si vedono e un fondo di verità deve esserci se poi dicono tutti così.
Roma-Napoli.
Non è una grande tappa della nostra stagione. Abbiamo perso in casa con una squadra che è forte. Abbiamo avuto un approccio diverso nel secondo tempo e quello ci ha segnato un po’ la via. Anche se le squadre a volte sono più brave a palleggiare, se li vai ad aggredire li metti in difficoltà.
Chelsea-Roma.
Altra partita bellissima per un romanista. Partita che meritavamo di vincere. Perotti fece una grande partita, come Alex ed Edin che sono stati decisivi come al solito. La curva in trasferta è sempre stata il nostro compagno di viaggio.
Il Derby.
Partita delicatissima come sempre. Continua ad esserci una sostanziale differenza di qualità tra noi e loro, noi siamo meglio. Sono sempre partite difficili da giocare, fu la partita perfetta per il mister. Siamo stati aggressivi e li pressammo per tutto il secondo tempo. Chiudemmo la partita con le individualità, come Nainggolan. Questo è un buon mix tra allenatore e campione.
Sui tifosi.
C’è stato un riavvicinarsi netto e forte tra noi e la Curva. Sopratutto da parte loro. Noi gli abbiamo dato un motivo per essere orgogliosi di noi. Non è vera la storia che se non vinci i tifosi non ti vengono dietro, noi quest’anno non abbiamo vinto nulla eppure c’era tantissima gente. In questa foto c’è tutto, tutto quello che io e loro vogliamo. Questa unione fra noi e loro possiamo solo esserne felici.
Sul passaggio dei gironi in Champions League.
Bella la foto. Siamo tutti insieme. Lì avevamo appena scoperto che eravamo primi nel girone ed è una cosa che ci ha dato una mano. Siamo riusciti ad imporci e ci siamo preparati ad un ottavo di finale più agevole.
Su Totti dirigente.
Non vedere più lui in campo, anche se negli ultimi anni ha giocato di meno, è qualcosa di scioccante per tutti, anche per noi calciatori. È stata una stagione complicata senza di lui ma sono contento che sia andata molto bene. Non è facile togliere un simbolo cosi grande ma continuare con lo stesso entusiasmo. All’inizio è stato difficile per lui, adesso lo vedo calato bene nella parte. Vedo anche i giocatori che lo riconoscono come una figura dirigenziale e non più come un ex compagno. È sempre il cazzarone che era una volta ma si sta ritagliando questo ruolo.
La partita di Coppa Italia contro il Torino.
Questa è forse la partita più brutta della stagione. Ci tenevamo molto alla Coppa Italia e a noi servirebbe molto vincere un trofeo. Quella fu una brutta partita, trovammo un giocatore come Schick che ha alternato un po’ le prestazioni ma lo aspettiamo perché crediamo che possa fare bene.
La partita con la Juventus?
Questa è stata una partita sfortunata. Loro sono i più forti da 7 anni a questa parte. Potevamo pareggiare ma alla lunga loro hanno dimostrato di avere qualcosa in più. L’obiettivo è continuare a giocare come quest’anno, perdere meno punti per strada e dargli fastidio.
Su Roma-Sampdoria.
Periodo un po’ nero quello di gennaio, sopratutto in casa. Io l’ho vissuta in maniera lucida perché ero infortunato. Avevamo perso la trebisonda, non eravamo più sicuri di essere cosi forti come pensavamo. Questi sono tutti punti che ti portano lontano dalla vetta.
Su Verona-Roma, partita dell'esplosione di Under.
In quel periodo ci ha dato grande morale e ci ha fatto scoprire un campioncino che fino a quel momento era rimasto un po’ nell’ombra. Lui è il mio cavallo, mi piace tantissimo, mi piace tantissimo come ragazzo anche se abbiamo scambiato si e no 10 parole in tutto l’anno. Gli ho detto subito di imparare l’italiano. È un ragazzo buono e ha delle qualità eccelse. Under è un colpo incredibile di Monchi. Può essere determinante per il nostro futuro e sono contento perché è proprio un bravo ragazzo.
Su Napoli-Roma.
In quel momento si parlava del Napoli come se fosse il Barcellona o il Real Madrid. Andammo subito in svantaggio ma pareggiammo dopo poco. Abbiamo fatto una partita incredibile e poi il nostro numero nove ha deciso di far vedere a tutti quanti che è più forte degli altri.
Su Roma-Shakhtar.
Questa è stata bella e sofferta come gara. All’andata finì 2-1 per loro e sembrava difficile recuperarla. Il gol fatto con una grande palla di Strootman, la sofferenza finale, la nostra fase difensiva in cui non abbiamo concesso niente, è stata una partita perfetta. Se io fossi un allenatore vorrei una partita del genere. Volevamo andare ai quarti e li abbiamo ottenuti meritatamente.
Su Barcellona-Roma.
Giocare in questi stadi è unico. L’abbiamo studiata parecchio. Il mister in privato mi disse che erano battibili, che quest’anno avevano punti deboli. Ce la siamo andata a giocare, abbiamo fatto una partita tosta, abbiamo giocato bene e anche lì non ci diedero due rigori. Abbiamo fatto bene a non piangere troppo a fine partita. Lì i gol ce li facemmo da soli, io per primo. Riuscii a buttare la palla nell’unico punto in cui Alisson non l’avrebbe presa.
Davanti l’immagine dell’esultanza dopo il gol di Manolas contro il Barcellona.
Fa ridere questa foto perché c’è tutto, c’è il calcio, c’è lo sport che amo. La cosa più bella in quest’immagine sono quelli con la felpa e il giubbotto arancione (i giocatori in panchina, ndr). Pellegrini che si abbraccia con un preparatore atletico, Maxime Gonalons che ha gli occhi iniettati di sangue. Questa è la nostra forza, lo stesso Patrick Schick, Gerson, giocatori che in quella partita non si sentivano protagonisti in prima persona ma che guardandoli in faccia si poteva osservare quanto hanno goduto per questo passaggio del turno, questa vittoria e questo sogno che poi abbiamo regalato alla Curva. L’obiettivo era chiaro, guardare i video delle squadre avversarie ormai è fondamentale, farlo bene non è solo un farti sapere che cosa devi fare in campo ma è anche un farti rendere conto che in una determinata occasione questa squadra soffre e tu puoi andare a fargli del male. Eravamo consapevoli che dovevamo fare la partita perfetta, dovevamo segnare presto, il secondo gol non farlo troppo tardi, tutte cose che abbiamo fatto. Magari se la rigiochiamo tante volte non la vinciamo 3-0, ma assolutamente se rigiochiamo Barcellona-Roma non perdiamo 4-1.
Sulla festa nello spogliatoio dopo la gara.
Sempre post partita particolare perché io ero all’antidoping. Però meglio così, per vedere i compagni così contenti. Voglio veramente bene a loro, sono veramente un gruppo speciale. Agli occhi meno attenti c’è certa gente che potrebbe pensare che alcuni non sono nel gruppo e invece ci sono tutti. Quando c’è da giocare, come successo per Antonucci e Capradossi, sono stati decisivi.
Sulla visita al ricordo dell’Heysel.
Ricordo importante. Siamo andati ad affrontare questa partita come se fosse una finale ma prima c’è stato il dovuto saluto alle vittime di una tragedia sportiva. L’età delle vittime fu la cosa che più ci colpì, perché c’erano anche dei bambini. Massimo rispetto per chi ha sofferto e grande rispetto anche per la mia società che ci ha consigliato di passare da lì.
Viene mostrata una foto di Salah.
Eh mo chiede scusa (ride, ndr). Giocatore e ragazzo eccezionale. Siamo tutti molto contenti della stagione che abbiamo fatto ma io continuo a non dormirci la notte. Il Liverpool è una squadra fortissima e un giocatore su tutti ha fatto la differenza. È un po’ un Cengiz Under: parla poco, sono timidi ma simpatici, mi piacciono tutti e due anche se naturalmente Salah ha dimostrato molto di più ma se devo scommetter su qualcuno è proprio Gengiz.
Sul post partita di Roma-Liverpool.
Avremmo potuto vedere le stesse emozioni che si sono manifestate dopo Barcellona. Ci siamo andati vicini, abbiamo fatto una grande partita. Con l’espulsione poteva cambiare, chi lo sa che storia avremmo raccontato. Andiamo avanti da quello che abbiamo dimostrato ma dobbiamo ripartire da quella curva. Questa deve essere una base calcistica per i prossimi 10 anni.
Davanti l'immagine dello stadio gremito di tifosi.
Sai, fai 0-0 fuori casa e vai a giocarti il ritorno di una semifinale con lo stadio pieno e dici “grazie, dove vuoi che vadano se non lì a sostenerti”. Invece perdi 4-1 a Barcellona e 5-2 a Liverpool e trovi quasi questa violenza simbolica nel tifarti e nello spingerti che ti trasmette una forza e un’intensità clamorosa. Con il Barcellona fu proprio incredibile, già nel riscaldamento si sentiva un calore pazzesco. Quando abbiamo giocato con il Barcellona due anni fa, tanti erano venuti a fare le foto a Messi, Iniesta e ad ammirare i loro campioni, questa volta invece sono venuti tutti per aiutarci a cercare di spazzarli via. Erano consapevoli e convinti che potessimo farcela, quasi loro più di noi. Quella notte fu un unione di tutto, che è la fotografia di quanto successo per tutto l’anno, un crescendo di intenti tra noi e loro e un amore che deve essere così, mai intaccato dai risultati della squadra. Certo la squadra deve essere degna di questo grande affetto ma è tornato un po’ quell’amore folle che vivevo quando ero piccolo ed ero semplicemente un tifoso.
Su Pallotta.
Al di là del suo essere un po’ eccentrico quando si vince (ride, ndr), ho visto la voglia di creare qualcosa di grande e secondo me ci sta riuscendo. Quando viene sa tutto, non è uno che non si informa. Ha per lui gente che lavora quotidianamente con noi. Nel proprio lavoro è diventato il numero 1. Ha dovuto capire un po’ di cose nel tempo ma adesso è entrato dentro pienamente nel ruolo e spero che continui a rinforzare questa squadra. Tutti meritano un riconoscimento, qualche trofeo.
Su Monchi.
Nella Roma non c’è mai stato un dirigente che ha vinto quanto lui e questo ci può solo far ben sperare. Qui è stato un po’ difficile l’adattamento rispetto a Siviglia ma per la voglia di vincere non è secondo a nessuno.
Su Roma-Cagliari decisa da Under.
Segna sempre lui. Il mister ha stupito un po’ tutti noi mettendo Capradossi in difesa. Elio in quella circostanza è stato l’emblema del gruppo unito. Alla fine un’occasione ce l’ha avuta. Questa è stata una vittoria fondamentale.
Sull’ultima partita.
Il consueto saluto che facciamo ai nostri tifosi. Una serata piacevole, divertente. Ho iniziato a farlo da solo, poi ho portato tutte le figlie. Dovevamo fare questo punto ma se penso a questa partita penso a quello che c’è stato dopo con tutte le nostre famiglie in campo. Alcuni giocatori sono entrati nello spogliatoio con il Liverpool dicendo “pensa che succede qua se vinciamo l’anno prossimo“. Vedere i miei figli con la maglia della Roma e il mio numero 16 mi ha emozionato molto. Anche mia moglie che in queste circostanze dimostra di essere molto vicina a me, la amo molto anche per questo.