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STADIO

Stadio della Roma, Raggi: “Progetto bloccato? No, ci saranno integrazioni”

Dopo il clamore generato dalle valutazioni dei flussi di traffico in relazione allo "Stadio della Roma" prodotti dall'Istituto Politecnico di Torino, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha rilasciato alcune dichiarazioni ad askanews.it: "Se la relazione del Politecnico bloccherà il progetto? No, assolutamente. Non farei allarmismi. Ho chiesto e fortemente voluto una due diligence per riesaminare gli esiti della conferenza dei servizi cui hanno partecipato tutte le istituzioni. Al momento è stato rilasciato un primo draft su cui ci sono delle integrazioni in corso. Con la relazione finale capiremo come andare avanti con tutte le istituzioni che si stanno interessando".

A Retesport è intervenuto Fernando Magliaro de Il Tempo per parlare degli scenari possibili, questo il suo intervento integrale

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SERIE A TIM

Cagliari-Roma, arbitra Mazzoleni. L’Aia ferma Rocchi e Fabbri

L'AIA ha reso noti i nominativi degli Arbitri, degli Assistenti, dei IV Ufficiali, dei V.A.R. e degli A.V.A.R. che dirigeranno le gare valide per la quindicesima giornata di andata del Campionato di Serie A 2018/19. Fermati Rocchi e Fabbri per questo turno, reduci dal grave errore di valutazione in Roma-Inter a seguito del fallo di D'Ambrosio su Zaniolo. Cagliari-Roma, invece, è stata affidata a Paolo Silvio Mazzoleni, con Paganessi e Peretti designati come assistenti di linea, mentre al Var presiederà Giacomelli. Il fischietto di Bergamo in questa stagione ha già diretto i giallorossi nel pari interno contro il Chievo e nella vittoria esterna contro l'Empoli. Il bilancio recita in ogni caso 15 vittorie romaniste in 26 precedenti totali.

Cagliari – Roma sabato ore 18.00
Mazzoleni
Paganessi – Peretti 
Iv: Giua 
Var: Giacomelli 
Avar: Ranghetti 

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NEWS

Bojan: “A Roma troppe aspettative su di me. Aspettavano il nuovo Messi, questo mi ha penalizzato”

“Sono stato penalizzato dalle aspettative che tutti avevano in me”. Questo il rimpianto di Bojan Kirkc, tra le altre ex giocatore giallorosso, confessato in un'intervista alla alla BBC. “Ho lasciato il Barça per provare qualcosa di nuovo, ma in Italia già mi definivano ‘il nuovo Messi’. Questo non mi ha aiutato nella crescita, anzi, mi ha penalizzato. A Roma mi ricordo di una partita persa fuori casa (contro l’Atalanta per 4 a 1, ndr), e dei tifosi che ci aspettavano davanti al pullman. Ci dissero:Questa l’avete persa, va bene, ma la prossima settimana c’è il derby: quello non dovete sbagliarlo”. Ecco, ci sono dei giocatori che subiscono questa pressione, altri invece no: io posso solamente dire che in Premier League tutto questo non esiste e che qui mi diverto giocando a pallone. Sono sbarcato a Roma con troppe aspettative. Mi chiamavano ‘il nuovo Messi’, ma Lionel segnava tre gol a partita è un fuoriclasse. Se giocavo bene non era abbastanza, dovevo sempre essere il migliore, la stella della partita. Dovevo essere Messi. Questo sicuramente non ha aiutato la mia crescita calcistica”.

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Gravina a Rete Sport: “Var? Si sta lavorando per renderla più incisiva. Totti è un ambasciatore del calcio, lo vorrei in Figc”

Ai microfoni di Rete Sport è intervenuto Gabriele Gravina, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, nel corso della trasmissione condotta da Francesca Ferrazza e Chiara Zucchelli. Ecco le parole del numero uno della Figc:

"L'Aia sta lavorando sull'utilizzo del Var ipotizzando la creazione di un pool formato da esperti ed ex arbitri al controllo video per utilizzare lo strumento tecnologico in maniera sempre più incisiva" il pensiero sul Var di Gravina, al quale piacerebbe in un futuro avere in Federazione uomini come Totti e Buffon: "Magari, sono ambasciatori del calcio mondiale". Mentre ricorda De Rossi, chiamandolo affettuosamente 'trottolino' fin da quando era capo delegazione dell'Under21 azzurra nel 2004, Gravina ritiene sia fondamentale per il calcio italiano puntare sui giovani: "Abbiamo dato mandato a Mancini e agli altri ct azzurri di mettere in vetrina giovani come Zaniolo".

Di seguito, l'intervista integrale al presidente della Figc.

Si parla tanto di Var: come giudica il suo utilizzo e non pensa che avere un pool al controllo video formato da esperti e/o arbitri non più in attività possa essere la strada giusta?
So che l'Aia sta lavorando moltissimo su questa ipotesi. Ho apprezzato moltissimo l'onestà intellettuale, questo modo di comportarsi da parte dell'Aia, in modo particolare degli arbitri e anche del Var, perché quando qualche giorno fa c'è stato qualche errore ed è stato riconosciuto secondo me è stato un gesto di grande onestà e coerenza intellettuale. Noi dobbiamo imparare a prendere meriti, a riconoscere meriti, ad una delle eccellenze del calcio italiano. Dobbiamo apprezzare sapendo che si possono commettere errori, dobbiamo avere la capacità di apprezzare nel momento in cui gli stessi soggetti che hanno sbagliato riconoscono l'errore. Per limitarli al minimo il lavoro è già straordinario, parliamo sempre di alcuni minimi aspetti negativi e non valorizziamo mai gli aspetti positivi derivanti da questo strumento tecnologico. Ci sono spazi per migliorare, e so che l'Aia sta lavorando. So che c'è la volontà di incidere molto su questo protocollo attualmente esistente per fare in modo che ci sia la possibilità di ricorrere in modo sempre più incisiva ed utile all'utilizzo del Var.

Totti e Buffon quando smetteranno potranno avere, anche part time, un ruolo in FIGC?
Ha citato due icone del calcio non solo italiano, ma mondiale. Ogni volta che abbiamo un evento raccolgono simpatia e consenso. Sono ambasciatori del calcio mondiale, del Calcio, quindi come possono non esprimere un giudizio positivo su uomini ed atleti come Totti e Buffon. Magari.

Il futuro del calcio italiano passa dagli stadi di proprietà? Quanto sono importanti le infrastrutture per il rilancio del calcio italiano?
Credo che il tema delle infrastrutture non sia collegato al titolo giuridico, cioè se sia un semplice possesso o un titolo di proprietà. Innanzitutto dobbiamo sgombrare il campo da un equivoco di fondo: noi abbiamo bisogno di strutture moderne e soprattutto accoglienti, cosa che noi in Italia facciamo fatica a vivere perché il calcio è come il Turismo, l'industria dell'accoglienza. È il luogo dell'accoglienza, è il luogo dove le famiglie devo incontrarsi, socializzare. Ecco per noi questo è fondamentale, sotto il profilo della socializzazione. Sotto il profilo della capacità di mettere a reddito anche questo tipo di strutturo, è normale che il titolo di proprietà diventa fondamentale, perché dà la possibilità ai club di vivere ora per ora, giorno per giorno, costantemente un luogo che diventa il luogo di riferimento ma anche grande elemento di produzione di ricavi e le società hanno bisogno anche di questo. Per non sottacere un altro elemento fondamentale: la possibilità di utilizzare questo tipo di progetti per migliorare, rilanciare, valorizzare il brand legato a quel tipo di prodotto e all'immagine di una determinata società. Del resto, Juventus Stadium docet.

Lei era capo delegazione dell’Under 21 nel 2004: ci regala un ricordo di un giovanissimo De Rossi?
Daniele è stato con me in Germania 2004 ed è stato uno degli atleti di riferimento nell'Olimpiade di Atene 2004, una Nazionale che dopo 68 anni ha vinto una medaglia alle Olimpiadi. Daniele è sempre stato un ragazzo molto riservato, soprattutto perché era agli inizi. Un ragazzo che al di là degli aspetti di simpatia del carattere che continua a conservare e manifestare in tutte le occasioni, io chiamavo 'trottolino'. Aveva questa capacità di non fermarsi mai straordinaria, e lo ha dimostrato sempre in campo grazie ad eccellenti qualità tecniche. È un ragazzo molto molto molto legato al fare gruppo, sempre attento ad essere a disposizione dei compagni. Un ragazzo che, se dovessi usare un aggettivo per rappresentarne il modo di essere, userei 'fedeltà'.

Roberto Mancini ha puntato molto sulla valorizzazione di un giovane come Zaniolo che, dopo la convocazione in azzurro, è diventato anche un punto di riferimento nella Roma di Di Francesco. E’ così che si fa per lanciare nuovi talenti?
È uno dei modi per agevolare, per dare la possibilità ad alcuni ragazzi di credere in loro stessi ma soprattutto di metterli in vetrina. La Federazione ha dato ampio mandato a Mancini, ma anche agli altri allenatori delle Nazionali, di invertire la rotta. Per raccontare agli italiani una nuova storia. Non si può raccontare solo l'idea di centrare a tutti i costi un risultato importante. Un risultato lo si può ottenere ed è importante per gli italiani per far riscoprire un senso d'appartenenza e d'orgoglio verso la nostra nazione, ma non è solo la vittoria, non è solo il risultato finale, è come quel risultato può essere centrato. Noi dobbiamo raccontare agli italiani che ci sono tantissimi talenti che possono diventare campioni, e Mancini ha questo compito. L'attività che sta svolgendo in questa direzione è davvero encomiabile. Oltre a Zaniolo ci sono tanti altri giovani poco utilizzati nei rispettivi club: oggi grazie all'attività di Mancini e grazie alle loro prestazioni in Nazionale stanno trovando più spazio nei rispettivi club e credo che questa sia una delle mission che la nostra Federazione deve portare avanti.

La Roma è pronta per il prossimo anno con la seconda squadra: quanto contano per il futuro del nostro calcio?
Tantissimo. Sviluppiamo meglio ed organizziamo meglio il progetto, seguiamo anche qui una mission chiara. Utilizziamo le seconde squadre come valorizzazione e formazione di nuovi talenti, perché è chiaro che se le utilizziamo solo per una sorta di sfogo o di utilizzo di comodo. Sul limite d'età, visto che già Under23 è particolarmente elevato, sull'utilizzo degli stranieri, sulla possibilità di capire se sia giusto che questa partecipazione al campionato di Serie C possa essere legata alla possibilità di venire promossi o retrocessi, tutti questi temi saranno oggetto di valutazione politica nel tavolo di lavoro relativo alla riforma dei campionati. Dobbiamo capire quanti spazi e quante opportunità di posti ci sono all'interno di questo campionato professionistico di Serie C.

È presidente da quasi due mesi, quali sono i provvedimenti e le decisioni che ha già adottato e che reputa importanti per la crescita del calcio italiano?
Innanzitutto abbiamo lavorato sulla riscoperta di un entusiasmo che negli ultimi mesi è andato sempre più affievolendosi e che poi abbiamo smarrito nel periodo del nostro commissariamento, un periodo piuttosto buio e triste per il calcio italiano, per ogni forma di non-governo democratico all'interno dell'istituzione sicuramente un momento di grande criticità e di grande negatività soprattutto sotto il profilo dei sentimenti. Oggi abbiamo riscoperto il senso di una governance che ha dato fiducia, che ha dato la possibilità di vivere con entusiasmo diversi appuntamenti. Con questo entusiasmo abbiamo avviato un processo di riforma del calcio italiano, abbiamo immediatamente lavorato su quelle criticità che soprattutto nel periodo estivo hanno generato tensioni nel mondo federale. Mi riferisco sopratutto al tema della giustizia sportiva, a quella lacerazione che è stata generata da alcune violazioni o da alcune applicazioni errate di alcune norme. Abbiamo immediatamente instaurato un tavolo di confronto sulla riforma della giustizia sportiva, che va di pari passo con quell'altro tema molto delicato che è il tema dei controlli. L'ultimo consiglio federale ha approvato le line guida per le nuove licenze nazionali. Quindi il 18 dicembre il consiglio federale, l'ultimo dell'anno 2018, approverà con 6 mesi d'anticipo rispetto agli standard le nuove norme per le licenze d'iscrizione ai campionati. Poi sono stati avviati altri 5 tavoli di lavoro, in modo particolare nell'area della governance per quanto riguarda l'aggiornamento dello statuto, l'adeguamento del codice dei controlli, una nuova area revenues, una nuova area business per il nostro mondo, l'area relativa alla riforma dei campionati, l'area relativa alla valorizzazione e alla modernizzazione delle strutture. Diciamo che vogliamo essere una federazione dinamica, una federazione che vuole incidere con una nuova rivoluzione culturale.

Una domanda “scherzosa”: se non fosse stato il presidente della FIGC, il 26 dicembre (boxing day della Serie A) avrebbe visto calcio o giocato a tombola?
Continuerei sempre a giocare a tombola (ride, ndr).

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Capello: “Solo l’Inter può opporsi alla Juve. Zaniolo mi piace tanto, meno male che esiste il Var”

LA REPUBBLICA (M.Crosetti) – Se un classico è qualcosa che non ha mai finito di dire quello che ha da dire (Calvino), allora Juventus-Inter resta materia nobile. Anche nella sua dimensione forte, a volte feroce, nella rivalità urticante e nella distanza tra i due mondi. Il più classico tra i nostri allenatori, Fabio Capello, ha qualcosa da dire anche lui.

Don Fabio, quanto rimangono lontani il mondo Juve e il mondo Inter?
«Ho conosciuto bene il signor Suning, ho avuto il privilegio di lavorarci e vi dico che se esiste qualcuno in grado di opporre una forza mondiale alla Juventus, è proprio lui».

Tra quanto tempo, mister?
«Dipende dal campo. Ma il grande capo dell’Inter ha forza economica e ambizione. Stiamo parlando di super potenze planetarie: oggi nel calcio serve questo per arrivare a certi livelli, quelli dove vive la Juventus».

Agnelli e Moratti sembrano più vicini: non crede che la stagione delle polemiche infinite stia lentamente morendo?
«Premessa: quei due scudetti li ho vinti sul campo. Seconda premessa: dopo, si fecero le cose troppo di corsa senza aspettare i tempi giusti, senza pazienza, per una serie di motivi che potevano chiamarsi Uefa o Fifa. Detto questo, è tempo di lasciar perdere il passato».

Possiamo chiamarla pacificazione? È storicamente sbagliato? È ipocrita?
«La società italiana sta vivendo un momento non facile di suo, una stagione di gente agitata, di offese continue, e non parlo di calcio. Serve maturità».

Lei si immagina l’Inter a testa alta allo Stadium?
«Se non sbaglio, Spalletti ha dichiarato di non sentirsi l’anti-Juve ma io credo che avremo un test molto importante sulla vera caratura dell’Inter. Se scenderà in campo a Torino per giocarsela alla pari, con la fiducia che deriva dalla consapevolezza dei propri mezzi, allora sapremo cos’è la personalità dell’Inter. Un esame importante».

Se superato, potrebbe riaprire i giochi?
«No, non per lo scudetto».

Qualcuno dice che il campionato non è finito solo perché non è mai cominciato: un’esagerazione?
«La realtà, piuttosto. Il campionato 2018/19 si è chiuso nel giorno di luglio in cui la Juventus ha annunciato l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Erano già i più forti prima, a volte enormemente più forti, figurarsi con questo mostro».

Il Ronaldo italiano ha stupito anche lei?
«Siccome è un giocatore smisurato, stupirsi di lui è impossibile. Ma non si può non apprezzare il suo modo di essere al servizio della squadra, e come trascina i compagni anche in allenamento, come cerca l’assist e non solo l’azione personale o il gol. Il merito è anche di Allegri se Ronaldo sta diventando persino più bravo di quanto già non fosse».

Ci spiega, con lo sguardo dell’allenatore, in cosa la Juventus è superiore?
«Lo noto in Champions più che in campionato. Dipende dall’intensità di ogni gesto, dalla velocità di mente e di piede con cui fanno tutto, senza tocchetti o giocatine come a volte la domenica. In Europa ci sono azioni in cui la Juve non si concede neanche una sbavatura, è sempre concentratissima».

Ma nel finale della seconda sfida contro il Manchester United non è stato così.
«La ritengo una distrazione irripetibile. Utile, e irripetibile».

Pensa che oggi la Juventus sia la migliore squadra d’Europa?
«Ancora non si può dire, perché il destino di una Champions dipende dai dettagli. Di sicuro, la Juve se la gioca alla pari con chiunque. E sì, nella prima parte di Champions è sembrata avere qualcosa in più».

Non crede che questa squadra ora possa solo perdere? Anche per la Coppa esiste una pressione enorme, quasi una certezza. Lasciarsela sfuggire sarebbe molto doloroso.
«È il rischio che corre chi ha grandi ambizioni. I bianconeri inseguono questo famoso trofeo dalle grandi orecchie da più di vent’anni, e in molti pensano che possa essere il momento giusto. Del resto, sono arrivati due volte in finale senza Ronaldo, e la seconda volta lui era dall’altra parte e fece due gol. Direi che l’equilibrio si è spostato. In sintesi, la Juventus sa sempre cosa fare e come esprimere la propria forza atletica, tecnica e mentale. La terza, quella mentale, fa la differenza».

Intanto, però, si comincia a parlare meno del Napoli che pure tiene botta. Lei come valuta il lavoro di Ancelotti?
«Carlo è eccellente, magnifico come sempre. Ha mantenuto molto alto il livello del rendimento pur cambiando il gioco. Vedo il segno della sua grande esperienza. Non facile, con uno schema così diverso da quello di Sarri».

È cominciata una stagione nuova anche per la nazionale: come la vede, il cittì Capello?
«Molto bene. Le ultime partite hanno espresso il gioco; il gol verrà. E poi abbiamo finalmente dei giovani di assoluto valore, cominciando da quel portiere ragazzino che è già un veterano. Ma sono in tanti a piacermi, ad esempio Zaniolo che sa fare molte cose bene, e poi Barella, forte anche lui. Però quello che mi piace più di tutti è Sensi, veloce di cervello anche quando cerca il gioco lungo. Il comodo girone di qualificazione europea aiuterà il lavoro di Mancini».

E il lavoro del Var, chi l’aiuta?
«Meno male che esiste! Ma se chi gestisce il marchingegno ha meno personalità di chi arbitra, il Var diventa inutile».

Don Fabio, com’è la vita da opinionista Sky nelle sere di Champions? In fondo, lei partì proprio dalla tivù.
«Tutto bellissimo. Perché quando la gara finisce, finisce per davvero e mi rilasso senza dover pensare che abbiamo vinto o pareggiato o perduto e chi devi ascoltare, e chi devi accontentare».

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Ilary Blasi: “Vi racconto la mia vita monotona con Totti e i bambini”

Ilary Blasi, conduttrice tv e moglie dell'ex capitano e attuale dirigente della Roma, Francesco Totti, si racconta domani a Liberi Tutti, in edicola con il Corriere della Sera. Ecco un estratto delle sue parole riguardo il rapporto con Totti: «All’inizio mi ha detto: “Quando ci sposiamo smetti di lavorare e ti dedichi alla famiglia”. L’ho guardato negli occhi e gli ho spiegato che avrei lavorato: forse c’era un pizzico di gelosia in quella richiesta. Ma ha capito che era una priorità e mi ha lasciata fare». E con l'ex 10 conduce «una vita quasi monotona: sveglia presto – dice – e la sera tutti a tavola insieme, sempre. Totti vestito da Babbo Natale per i bambini? Impossibile, lo scoprirebbero. La gente lo riconosce anche quando indossa il casco». Un commento anche sulla lite in diretta tv con Fabrizio Corona: «Non c’era nessun accordo tra noi, non mi presto alle pagliacciate: se ci fosse stato, lui se la sarebbe giocata meglio, non mi avrebbe detto tutte quelle brutte parole».

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Sousa: “La mia ambizione è allenare una squadra da Scudetto, la Roma lo è”

In una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, l'ex viola Paulo Sousa è tornato a commentare il suo futuro e le sue parole sulla possibilità di allenare la Roma di circa un mese fa.

Le piacerebbe tornare ad allenare in Italia?
«Certo che sì: è un calcio che ti fa crescere come allenatore, perché devi studiare ogni volta una partita diversa, e mi piace come viene vissuto, ogni giorno, da tutti».

E quel suo «mi piacerebbe allenare la Roma» di un mese fa, quando Di Francesco era dato in bilico e lei era a vedere Fiorentina-Roma?
«Non vado allo stadio per imporre la mia presenza, ma per vedere partite che possono servirmi per il mio lavoro. Mi chiesero “Le piacerebbe allenare la Roma?” e io ho solo risposto. La mia ambizione è allenare una squadra che possa vincere lo scudetto e provare a vincere altro, e la Roma lo è: tutto qui».

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Rassegna stampa

La maledizione infortuni colpisce ancora. Nuovo ko per Pellegrini. I dubbi di DiFra sui medici

LA REPUBBLICA (F.Ferrazza) – Non c’è pace per la Roma e per Lorenzo Pellegrini. Era pronto a tornare contro il Cagliari, dopodomani, il centrocampista, con Di Francesco impegnato a ragionare su una formazione da schierare che ne prevedesse la coesistenza col talento di Zaniolo. Ma niente da fare: la stagione giallorossa continua a essere un calvario di infortuni muscolari e ricadute preoccupanti, che stanno facendo innervosire parecchio il tecnico, sempre più convinto nel mettere in discussione il protocollo riabilitativo utilizzato dallo staff sanitario di Trigoria. Ad oggi sono infatti ben venti i guai muscolari (ricadute comprese), da inizio stagione, effettivamente troppi per parlare di casualità. Pellegrini – fuori dalla gara di Udine del 24 novembre – effettuerà gli accertamenti specifici oggi, per capire la reale portata del problema, ma si teme che, oltre a Cagliari, sarà costretto a saltare la trasferta di Champions a Plzen – inutile visto che la Roma è già qualificata agli ottavi di Champions – e la partita col Genoa all’Olimpico. Sul fronte calciomercato, Monchi è volato a Bruxelles, alla ricerca di un rinforzo per gennaio. Il ds vorrebbe un centrocampista e un difensore centrale (Marcano andrà in prestito). I nomi che si fanno sono quelli di Razvan Marin, centrocampista romeno classe ’ 96, dello Standard Liegi. E Gojko Cimirot, classe ’92, anche lui dello Standard Liegi. Ma è complicato sbirciare nella lista di Monchi, già discussa e avallata da Di Francesco che, quindi, almeno per il dirigente spagnolo, è destinato a restare saldo sulla panchina giallorossa. I due, insieme, già programmano il futuro, perché i movimenti che ci saranno nelle due settimane della finestra di gennaio, saranno fatti anche in relazione alla prossima stagione.

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STADIO

Stadio, la Roma non commenta e si fida del Campidoglio

IL TEMPO (F. M.Magliaro) – Commenti ufficiali non ce ne sono né dal Campidoglio né dalla As Roma. L’unica dichiarazione sulla vicenda Stadio la rende l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori: “I tecnici di Comune e del Politecnico di Torino devono incontrarsi per capire come chiudere la relazione integrativa, con alcuni chiarimenti che ci sono stati chiesti. È arrivato uno schema, dei grafici sulla mobilità, ora i tecnici si devono incontrare, si devono parlare, per capire i gradi di confrontabilità con i dati del Campidoglio. Le risposte dipendono anche dalle domande che vengono poste”. In realtà, la relazione del Politecnico di Torino apre una voragine enorme nell’idea di “#unostadiofattobene, hashtag usato dal mondo grillino per rivendicare la versione 5Stelle del progetto ereditato da Ignazio Marino e Giovanni Caudo. Le bocche sono cucite e ci si limita a rispondere riferendosi a questa relazione solo come a una bozza preliminare. 

L’idea, come trapela anche dalle parole di Montuori, è che in qualche modo si possa riuscire a ottenere una seconda relazione, quella finale il cui arrivo è atteso entro il 9 gennaio, più morbida, in grado di garantire alla Raggi quel famoso bollino blu che al Sindaco serve come il pane per convincere i suoi consiglieri riottosi a prendere parte alle votazioni per variante e convenzione urbanistica, a oggi previste fra febbraio e marzo del prossimo anno. Silenzio ufficiale anche dalla società di Pallotta, in procinto di acquisire il pacchetto Stadio da Eurnova. Ci si limita solo ad osservare come il parere non abbia nessun valore legale e che l’unico atto legale è il via libera della Conferenza di Servizi. Che data già un anno.

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Rassegna stampa

Il progetto dello stadio è “catastrofico”. Raggi nei guai

IL TEMPO (F.M.Magliaro) –  “Catastrofico”, fra virgolette, per rimarcarne l’importanza. Non ci sono sfumature o interpretazioni possibili. Il Politecnico di Torino scrive: “lo scenario in presenza di evento sportivo restituisce un quadro “catastrofico””. Sipario. Se il Campidoglio pensava di incassare un via libera, un bollino blu, un visto si stampi facile facile, deve ricredersi.

Il Dipartimento Trasporti dell’Ateneo torinese, guidato dal professor Bruno Dalla Chiara che firma la relazione giunta in bozza venerdì della scorsa settimana, è netto ed è una bocciatura sonora. La viabilità del progetto Stadio, così come modificato dall’Amministrazione 5Stelle che ha tagliato le opere pubbliche di mobilità pubblica e privata per ottenere la riduzione delle cubature, non funziona. E le simulazioni del traffico “paiono preliminarmente più concentrate a dimostrare, mediante micro-simulazione dinamica, come la viabilità al servizio dell’area oggetto della proposta d’intervento sul territorio sia funzionale ed adeguata”. Ancora: “le previsioni effettuate sono troppo ottimistiche rispetto alla realtà che si andrà ad affrontare”. Insomma, previsioni di traffico, simulazioni e analisi non è che siano sbagliate (anzi, viene scritto “le analisi sono state condotte in modo professionale dalle società esterne incaricate e in modo sempre professionale sono state effettuate le verifiche da Roma Servizi per la Mobilità”) ma non sono, di fatto, esaustive. Mancano verifiche sulle “grandi problematiche” di macro area: in sostanza, quando si verificano i flussi di traffico nell’ansa di Tor di Valle, la simulazioni vanno pure bene ma “occorre tenere conto che tali flussi veicolari devono poter arrivare presso lo Stadio grazie alla rete primaria di contorno che purtroppo non è in grado di smaltirli se non a scapito di gravi disagi collettivi: abbondanti, capillari e distribuiti”. E, quindi, appena si allarga il quadro d’insieme, ecco che la situazione cambia. 

Si legge a pagina 26 della relazione, subito dopo aver definito “catastrofico” l’impatto sul traffico di una partita: “sono molti gli interrogativi che accompagnano gli studi prodotti per questo intervento e troppo evidenti sono le criticità fin da ora riscontrate per poter fornire un giudizio positivo in merito alle possibili ricadute sul traffico stradale capitolino; traffico già normalmente in stato di forte congestione, e che, nel complesso, non vede trarre beneficio dagli interventi infrastrutturali a carico della rete: la sola unificazione della viabilità in corrispondenza dell’intervento e il Ponte dei Congressi non possono risolvere le criticità già ora presenti che in futuro verrebbero acuite da un tale intervento”. 

È “sufficiente che un singolo anello della catena venga meno per generare un ulteriore aggravio di questa situazione già compromessa”. E non è che lo scenario mattutino sia poi tanto diverso: “ben si comprende come la rete non possa funzionare in fase di adduzione allo Stadio con un blocco pressoché totale della rete primaria in termini di assi e nodi di connessione” (pag. 16). Insomma, “avallare un’opera, avendo riscontrato una tale ipotesi di funzionamento o, meglio, di non funzionamento della rete, non è sicuramente un punto di partenza ottimale” e “il Ponte dei Congressi non può risolvere i problemi”. Senza quel Ponte, poi, “con la sola presenza della via del Mare/Ostiense unificata è evidente come la situazione non possa che essere peggiore di quella già evidenziata e, pertanto, a maggior ragione assolutamente non sostenibile da parte della viabilità”

Infine, quattro pagine vengono dedicate, in conclusione, all’analisi del trasporto su ferro. Al di là di alcune problematiche rilevate dal Politecnico – la mancanza di informazioni sul sistema di segnalamento in uso sui treni della Roma-Lido – secondo i professori torinesi l’architettura del progetto potrebbe anche reggere. Ma, a un paio di condizioni, tutte piuttosto onerose economicamente e lunghe come tempistica. La prima è che l’attuale fermata Tor di Valle della Roma-Lido divenga una vera a propria stazione. Ma, soprattutto “forti dubbi sorgono circa l’effettiva sostenibilità del servizio dal punto di vista della stabilità dell’esercizio: un servizio ad alto cadenzamento impostato su itinerari incompatibili. La Roma-Lido non risulta essere oggi in grado di rispettare gli orari”, quindi serve una ristrutturazione globale della linea.