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Sampdoria, arrestato il presidente Ferrero: già trasferito in carcere

Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero come riporta l’Ansa è stato arrestato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un inchiesta della procura di Paola per reati societari e bancarotta. Secondo quanto si apprende, la squadra ligure non è coinvolta nelle indagini.
Ferrero è stato trasferito in carcere, mentre per altre 5 persone sono stati disposti i domiciliari.

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Stadio Roma, assessore Veloccia: “Aperti colloqui col Club, ma aspettiamo proposte”

L’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia è intervenuto sulle frequenze di Radio Roma Capitale parlando anche della situazione legata allo Stadio della Roma:  “Non ho informazioni sull’area del Gazometro. Con la Roma si è avviato un colloquio di conoscenza molto cordiale: quando ci saranno delle proposte ci verranno sottoposte e noi le affronteremo. Credo che anche su questo tema bisogna essere molto pragmatici, il tema stadi è assolutamente importante per la città, l’economia e gli investimenti su Roma. Sarò molto attento sulle proposte. Penso sia prioritario per non commettere gli errori del passato evitare di ripensare mille volte sui progetti, ma cercare di partire subito col piede giusto e spero che sei voglia partire su situazioni che non abbiano grandi criticità. Auspico di individuare aree che non abbiano grandi criticità e grossi problemi già in avvio del progetto. C’è la volontà di collaborare e di ascoltare le proposte”

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Totti sul futuro alla Roma e Mourinho: “Diamogli tempo”

Francesco Totti è stato nominato nuovo “Global Ambassador” della Digitalbits, l’azienda che da quest’anno campeggia sulla maglia della Roma in qualità di ‘Main Sponsor’. Dopo il ritorno allo stadio di sabato scorso, questa mattina l’ex capitano giallorosso ha parlato in conferenza stampa presso “La Lanterna” in Via Tomacelli, nel centro della capitale: “Mi sono legato a Digitalbits, in questo caso la Roma non c’entra niente. Sicuramente quando si parla di Roma c’è sempre una grande emozione, da tifoso dico che non stiamo attraversando un grande momento ma se non sei della Roma non soffri. Siamo abituati a queste annate altalenanti ma sono sicuro che sia la società che il mister vogliono far tornare a sorridere noi tifosi, questa città merita palcoscenici più importanti. Diamo tempo, ristretto, per tornare a vedere la Roma anche in campo internazionale e fare le nostre belle figure”, ha aggiunto Totti.

Ha proseguito così Totti: “Dialogo con la Roma? Se dovessimo parlare di futuro non so cosa mi riserverà, tramite Digitalbits forse avrò maggiori occasioni per parlare con la società, ma sono cose completamente diverse. Con Digitalbits abbiamo avuto subito empatia, ci siamo trovati e faremo un percorso bellissimo. Per quanto riguarda la Roma tutto potrà succedere. Se ho parlato con Friedkin? Si, l’ho salutato sabato allo stadio prima della partita”. E ancora: “Questa di Digitalbit per me ora è una cosa primaria, mi hanno cercato, e non ho aspettato un secondo a dire di si. La Roma in questo contesto non c’entra niente. Sono tre cose diverse, non è per un futuro nella Roma”.

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Il Messaggero: Dove volete portare la Roma?

La classifica dopo 16 giornate trasmette angoscia e preoccupazione: la Roma è out. Fuori dall’Europa. Anche dalla Conference League, competizione alla quale partecipa in questa stagione e da ricordare per il flop vergognoso in Norvegia contro il Bodo Glimt (6-1). In campionato, dunque, non conta. Già 7 le sconfitte, più quella vergognosa in coppa. E senza sapere come andrà a finire a maggio, sul traguardo. Come riporta Il Messaggero, il timore è che non ci sia l’exit strategy per un’eventuale riabilitazione. Il rischio più grande è che la situazione possa addirittura peggiorare.

La sensazione è che per riprendere quota non basteranno i prossimi mesi. Di tempo, sprecato già negli anni scorsi, ce ne vorrà di più. A gennaio non si rifà mai la squadra. E due-tre acquisti non sono sufficienti per rilanciarsi. A sopravvivere forse sì, a evitare qualche altra figuraccia. Perché a Trigoria andrebbe ribaltato il roster. Con interventi finalmente mirati e non più con errori grossolani. Il peccato originale si chiama Reynolds: è stato il primo acquisto di Tiago Pinto, sbarcato lo scorso gennaio. È costato 8 milioni. Un investimento a vanvera che la Roma, con un indebitamento netto di 442,1 milioni, non si può permettere. È stato chiamato a corte un giovane senza esperienza e ancora più inquietante è come è stato individuato: ci ha pensato Charles Gould, fondatore e CEO della Retexo Intelligence, compagnia specializzata nella creazione di stretegie e analisi per conto di società sportive.

Da Lisbona è invece planato il braccio destro di Rui Costa che si occupava del mercato del Benfica. Pinto si è presentato e ha subito protetto Fonseca, scaricando invece Dzeko. Fine percorso per la Roma: 7° posto e addio Paulo. Mourinho, invece, è stato voluto direttamente da Dan Friedkin. Al mercato, solo in teoria, ha pensato il gm. Mal consigliato, Pinto ha speso 90 milioni (stanziati in tre anni). Solo Rui Patricio, inizialmente, è stato indicato da Mourinho, portiere appena sufficiente. Poi il flop, da Vina a Shomurodov, riserva del Genoa. In più regali ai competitor: Pedro alla Lazio, già 6 gol stagionali, e Dzeko all’Inter, subito in doppia cifra con 11 reti (pure Florenzi al Milan…). Il colpo è stato Abraham, voluto da Mourinho dopo l’addio di Edin. Tammy si sta ambientando. Non è, dunque, pronto come Dzeko o come sarebbe stato Vlahovic, anche più giovane. Niente Xhaka, chiesto da José. E nessun centrocampista, con Anguissa, lasciato al Napoli per 500 mila euro. “Mi do 7,5. Sarebbe stato 8 se avessi preso anche il mediano“, l’autocelebrazione di Pinto (ieri ha fatto il punto al telefono con Dan) a fine mercato.

In questo scenario ecco Mourinho. E tanti si chiedono come mai abbia accettato la Roma in queste condizioni. Mou (in Inghilterra assicurano che lo cerca l’Everton) si è ritrovato con una squadra incompleta e ha fatto quel che poteva. Poi è andato in confusione mettendoci del suo. Fare peggio di Fonseca era un’impresa. C’è riuscito, per ora: -8 punti in 16 match, 9 contando quello perso a tavolino contro il Verona. José ha fatto una scelta di campo, ha puntato su dodici giocatori, scartando gli altri. Uno come Villar, titolare lo scorso anno, quest’anno in campionato è fermo a zero minuti. Stesso discorso per Mayoral. Le alternative mancano e lui non ha fatto nulla, o poco, per inventarsele. Ha solo coinvolto qualche giovane della primavera. Segnale chiaro per la proprietà. La partita contro l’Inter è stata emblematica: la squadra, certificata l’assenza di leader e campioni, ha difeso lo 0-3. Mourinho, a questo, non serve.

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L’uomo sul palo? C’è ma non si vede. E il peggio è quando non difende

Ma perché non c’era l’uomo sul palo? La domanda se la sono fatta in tanti quando la parabola di Hakan Calhanoglu è scesa tra le gambe di Rui Patricio per mettere in discesa la partita dell’Inter all’Olimpico. Il pensiero diffuso: lo insegnano alla scuola calcio. Alt. Come riporta La Gazzetta dello Sport, la tattica difensiva sui calci d’angolo e sulle palle inattive si è evoluta dai tempi della scuola calcio che tutti ricordiamo, e le cifre danno ragione agli attuali sistemi: finora in Serie A sono stati battuti 1.484 calci d’angolo, da cui sono stati spremuti appena 52 gol. Cioè per segnare una rete dall’angolo serve batterne una trentina.

I metodi per difendere sono sostanzialmente tre: a zona, a uomo, misto (cioè con alcuni difensori a zona e alcuni in marcatura fissa), a seconda delle caratteristiche della squadra. C’è chi ama il duello individuale, chi la ricerca della palla. Di solito si costruisce il cosiddetto “castello difensivo” composto tra due linee da quattro o cinque proprio davanti alla porta e di altri tre o quattro poco più avanti, con uno o due elementi a coprire l’uscita dall’area. Funziona, visto che chi attacca spesso cerca di “muovere la palla”, cioè non calcia direttamente verso il centro, per sbilanciare il castello. Il fatto è che sul primo palo ci sono sempre uno o due uomini a protezione: non proprio attaccati al palo, ma se la palla cade in quella zona, deve essere roba loro. Invece all’Olimpico non hanno vigilato Cristante e soprattutto Zaniolo, che fa un passo letale a uscire sulla traiettoria di Calhanoglu, il pallone passa e inganna Rui Patricio. Così come in Inter-Napoli Zielinski che si era abbassato sul colpo di testa di Perisic. Perché la questione non è avere l’uomo sul palo o no, difendere a zona o a uomo: conta difendere bene. Se poi uno calcia come Cuadrado, si può solo stringergli la mano.

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Mun Playlist: le migliori canzoni settimanali selezionate da Marta Milone!

A grande richiesta, la Playlist di Marta Milone con le canzoni selezionate sulle frequenze di Retesport! La musica scelta ogni mattina dalla nostra regista adesso potete ritrovarla sulla pagina Instagram “mun_playlist”: andate sul profilo per leggere tutti i titoli e accedere al suo canale Spotify! Ogni venerdì una nuova playlist! Stay Tuned!

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Il Corriere della Sera: “Dieci domande per l’allenatore che ha perso la parola”

Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Purtroppo, scrive il Corriere della Sera, le risposte di José Mourinho sono direttamente proporzionali ai risultati della Roma, arrivata alla settima sconfitta in 16 giornate, settima in classifica superata da Fiorentina e Juventus, agganciata dalla Lazio e con 8 punti in meno rispetto alla gestione di Paulo Fonseca che aveva finito al settimo posto.

E sembrava un disastro, tanto che già il 4 maggio, a stagione ancora in corso, i Friedkin avevano anticipato l’arrivo di Mourinho con un contratto triennale. Tante sono le domande che i giornalisti avrebbero voluto fare nel pre e nel post RomaInter. Tante le preoccupazioni dei tifosi giallorossi, che vorrebbero capire che cosa sta succedendo alla loro squadra.

1) Perché, in 90 minuti, dalla panchina non è mai arrivata una correzione tattica quando appariva evidente il dominio dell’Inter, soprattutto nella zona di Perisic e Bastoni?

2) Perché insistere con la difesa a 5 molto “bassa” anche quando la Roma è andata sotto di tre gol?

3) Ammesso l’alibi delle pesanti assenze (Karsdorp, Spinazzola, Pellegrini, El Shaarawy, Abraham, Carles Perez) come mai la Roma non ha praticamente giocato per tutta la partita mentre il Napoli, contro un’Atalanta in forma quanto l’Inter, ha combattuto fino all’ultimo senza Koulibaly, Manolas, Anguissa, Fabian Ruiz, Insigne e Osimhen? Eppure anche Spalletti, come Mourinho, è seduto da pochi mesi sulla nuova panchina.

4) Perché lasciare per 90’ in panchina Diawara, Darboe, Villar e Borja Mayoral (17 gol nella scorsa stagione), tutti giocatori con esperienza di serie A? È l’ennesimo messaggio alla società in vista del mercato di riparazione e della prossima stagione?

5) Perché definire “potenziale offensivo nullo” un attacco che poteva comunque contare su Shomurodov, pagato 18 milioni nell’ultimo mercato, e Zaniolo?

6) Perché svalutare a ogni dichiarazione pubblica la rosa che Mourinho ha disposizione? Come si può pensare di piazzare altrove calciatori che non sono mai stato usati o, peggio ancora, sono stati apertamente definiti di bassa qualità?

7) Queste parole non hanno già messo una pietra tombale sulla stagione: “Con questi ragazzi non riesco ad avere sensazioni negative. Chi dà tutto quello che ha non è obbligato a fare di più”La Roma è davvero una squadra così mal costruita da non poter competere?

8) Come è stata preparata la difesa sui calci d’angolo avversari? Zaniolo si stacca dal palo per iniziativa personale o era un movimento previsto per marcare un avversario che tagliava verso la porta?

9) Figure come Francesco Totti, presente all’Olimpico dopo due anni, e Daniele De Rossi non aiuterebbero la Roma e lo stesso Mourinho nel processo di ricostruzione della società e della squadra?

10) Gli applausi della curva interista hanno inorgoglito José Mourinho oppure lo hanno intristito perché erano legati soltanto al suo passato e non al presente?

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16 gare e 7 ko: solo una volta peggio negli ultimi 70 anni

Dai tempi dell’unica retrocessione, e sono passati settant’anni, solo una volta la Roma aveva subìto più delle attuali 7 sconfitte nelle prime 16 partite di campionato:  come riporta il Corriere della Sera, successe nel 1973-74, stagione infausta per i tifosi giallorossi perché fu quella del primo scudetto della Lazio. Nel 1950-51 le sconfitte in 16 giornate furono 9; a fine campionato diventarono 20, causando la retrocessione di un punto nonostante la vittoria all’ultimo turno contro il Milan già sicuro dello scudetto. Nel 1973-74 Scopigno perse 4 delle prime 6 partite contro Torino, Milan, Genoa e Foggia; Anzalonelo esonerò chiamando Liedholm, lo svedese cominciò perdendo in casa col Napoli e poi nel derby, prima della 16ª giornata venne sconfitto anche da Inter e Juventus, nel girone di ritorno subì solo 3 ko e chiuse all’8° posto a -14 dalla Lazio campione d’Italia. Negli ultimi 48 anni, la Roma aveva incassato 7 sconfitte in 16 partite anche nel 1978-79, nel 1992-93 e nel 2008-09. In tutti questi precedenti, comunque, la Roma non aveva mai ottenuto 8 vittorie in 16 giornate come quest’anno con Mourinho: al massimo i successi furono 7 con Spalletti, che aveva 23 punti  e che a fine campionato riuscì a qualificarsi per i preliminari di Europa League.

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La Roma non decolla. Punti, mercato, giovani e arbitraggi, è una crisi special

Dal momento dell’ingaggio, José Mourinho ha fatto sognare i tifosi della Roma. A cinque mesi dall’inizio della stagione, scrive La Gazzetta dello Sport, i giallorossi stanno deludendo sia dal punto di vista dei risultati che del gioco. E ora, nonostante gli 83 milioni spesi sul mercato, l’obiettivo quarto posto è già distante 9 punti. 

Dopo il brutto k.o. con l’Inter tanti tifosi hanno ammesso che se l’uomo in panchina non si fosse chiamato Mourinho, difficilmente sarebbe scappato da una contestazione. Dopo questo malinconico inizio di stagione, la figura dello Special One ne è uscita ammaccata, ma la speranza che solo lui possa invertire il trend resta solida. In attesa del recupero degli infortunati, la palla viene spedita ai Friedkin per il mercato di gennaio, ma per il momento il mantra è sempre lo stesso: si spende quello che si incassa dalle cessioni. Fonseca a questo punto, nel suo primo anno, aveva 7 punti in più. Ma il fascino dello Special One è più forte, non a caso dall’Inghilterra rimbalza un interesse dell’Everton per lui.

Se Mourinho sta scampando dai veri processi, il mercato di Tiago Pinto comincia a essere messo in discussione. Prendersela solo con il g.m. sarebbe ingeneroso. Oltre a gestire un’eredità pesante, tutti gli acquisti della Roma hanno avuto l’avello di Mourinho. Gli arrivi non sono modesti o “sbagliati”, ma vanno contestualizzati in un mercato dalle possibilità limitate, che pure hanno dato ai Friedkin l’oscar dei più munifici. Rui Patricio è un buon portiere, non esente da errori, ma siamo sicuri che 11,5 milioni per un 33enne siano stati un affare? Vina è un terzino di buone prospettive, ma con 13 milioni non si trovava di meglio? Stesso discorso per Shomurodov, 17.5 milioni, e Abraham, 40 milioni.

Il progetto della Roma, inoltre, è sempre stato chiaro: investire ma far crescere anche i giovani che la rosa può offrire. Se è vero che Mourinho ha estratto dal cilindro la gemma grezza Felix, tanti altri giovani sono stati messi ai margini, entrando in piena involuzione nelle rare volte in cui sono stati chiamati in causa. Un gruppo che si è deprezzato e che quindi, al massimo, sarà possibile cedere in prestito a gennaio.

Comprensibile poi il rumore delle proteste arbitrali, più che i silenzi stampa, tutto parte di una strategia comunicazionale da parte dello Special One, che prova anche a distogliere l’attenzione dai risultati. Vero che la Roma si sia trovata a recriminare, giustamente, alcune decisioni arbitrali che l’hanno penalizzata, ma farne un alibi non convince, per quanto la dirigenza abbia provato a prendere le distanze dagli eccessi.

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Crisi quarto posto, ma Mou sogna una rivoluzione

Deluso dalla prima squadra, Mourinho si butta sulla Primavera, decidendo di trascorrere la sua domenica al “Tre Fontane”, scrive La Repubblica. Dopo aver lanciato un altro ragazzo del vivaio giallorosso, nella disastrosa serata contro l’Inter – il diciottenne trequartista della scuderia di Totti, Cristian Volpato – il tecnico ha scelto di passare la sua domenica al Tre Fontane per seguire la gara dei ragazzi di Alberto De Rossi contro la Sampdoria. Almeno i baby giallorossi hanno vinto (2-0), non riuscendo però a consolare più di tanto Mou, apparso piuttosto sconfortato, alla ricerca di nuovi talenti, dopo aver alzato bandiera bianca contro l’Inter per manifesta inferiorità dei suoi. La netta sconfitta contro i nerazzurri trasforma in un miraggio il quarto posto in classifica, lasciando la sensazione che nessuno sia davvero in grado di trascinare fuori dalle sabbie mobili la Roma. Talmente arrendevole, il portoghese, da concedere un giorno di riposo ai giocatori. Non solo, quindi, nessuno, tra proprietà e staff tecnico, pensa alla possibilità di chiudere in ritiro una squadra in caduta verticale, ma si ritiene che sia addirittura meglio far staccare la spina a tutti prima della trasferta europea di giovedì contro il Cska Sofia.