Bufera su Tor di Valle. La Raggi – riporta quest’oggi il Corriere dello Sport – minaccia di fare querela a Eurnova, che ribatte con una lettera al veleno. L’opposizione attacca la Raggi e anche ieri in un Consiglio comunale infuocato la delibera sulla revoca del pubblico interesse non è stata messa al voto. Anche alcuni consiglieri della maggioranza sono critici per l’uscita della sindaca. Ma andiamo per ordine. La turbolenta giornata è cominciata con le dichiarazioni della Raggi: «Voglio che lo stadio della Roma si faccia, lo chiedono città, tifosi e società. In questo momento è fondamentale chiudere il progetto Tor di Valle al quale siamo vincolati. La Roma non vuole il progetto Tor di Valle ed Eurnova non ha presentato alcuni documenti, bisogna girare pagina. Ho parlato con Friedkin ed è interessato a una nuova visione. Io con la giunta ho approvato questa revoca, ma c’è un problema: Eurnova ha fatto una serie di pressioni, ha inviato lettere, dicendo che in caso di revoca i consiglieri dovrebbero pagare di tasca loro i danni per la mancata realizzazione. I nostri avvocati hanno detto che non è così e ho fatto preparare una querela. Per quanto riguarda i tempi bisogna chiedere al presidente dell’aula. Al momento è inserita nell’ordine dei lavori ma è il presidente dell’aula che deve chiamarla».
La Roma è stata chiara: o entro pochi mesi si lavora per il nuovo stadio, oppure non se ne fa più niente. La sindaca è dalla parte dei Friedkin: «Direi che ha ragione, coglierei la palla al balzo e visto che la stessa Eurnova non ha presentato i documenti necessari, chiudiamo quel capitolo e scriviamone un altro insieme nuovo».
Alcuni consiglieri vicini alla Raggi chiedono di modificare la delibera: «E’ stata scritta dagli uffici ed è stata approvata in giunta seguendo l’iter ordinario. Comune, Eurnova e Roma hanno lavorato per anni su un progetto che non è più percorribile, ci saranno delle valutazioni per comprendere se ci sarà la possibilità di un danno o meno. Ad oggi il tema vero è che Eurnova ha smesso di presentare una serie di documenti e di sottoscrivere la convenzione pronta ad agosto. La nuova proprietà si è resa conto che da parte del proponente c’erano delle carenze. Quello di Tor di Valle è un progetto che o si fa tutti e tre insieme o non si fa».
Sull’area del nuovo stadio la Raggi aspetta proposte da parte della Roma: «E’ la società che deve proporre un’area, sarebbe sbagliata qualsiasi tipo di proposta dal Comune. Non ci hanno ancora proposto un’area, formalmente siamo tutti e tre ancora vincolati al progetto Tor di Valle, per questo dobbiamo scioglierci da questo vincolo il prima possibile. Lo stadio per me si deve fare, lo chiede la Società e la città», ha detto a Centro Suono Sport.
I DUBBI IN CHAT. In giornata, la Raggi ha scritto in una chat interna del M5S di aver firmato la querela e ha invitato i consiglieri a fare altrettanto (“perché voi, non avendo firmato in Giunta, avete una posizione diversa”) e in molti hanno espresso le loro perplessità. La chat è diventata rovente.
LA REPLICA DI EURNOVA. Nel pomeriggio è arrivata la replica di Eurnova, che ha replicato punto su punto alle affermazioni della Raggi. Ha ricordato che la responsabilità amministrativa dei singoli consiglieri è sancita dalla Corte dei Conti. La causa risarcitoria ammonterebbe a 100 milioni. Eurnova ha ribadito che la revoca del pubblico interesse avrebbe scaturito un’azione legale, perché l’aver cambiato linea ha provocato un danno economico. E non può essere considerata “intimidatoria” l’aver ricordato ai consiglieri che la giurisprudenza gli attribuisce responsabilità amministrative e patrimoniali. La Raggi con la sua azione avrebbe ostacolato il diritto costituzionale di tutelare i propri interessi nelle sedi legali. L’azione risarcitoria verrà portata avanti nei confronti del Comune e della Roma. Eurnova infine smentisce di non aver ottemperato alle richieste di documenti da parte del Campidoglio e la lettera conclude in questo modo: «Ci consenta di indignarci, quali imprenditori e cittadini romani, per il totale asservimento degli interessi della collettività a quelli di una società privata, quale è la A.S.Roma».
Insomma, una brutta storia che finirà in tribunale, con la conferma dell’immobilismo di questa Amministrazione, con una maggioranza che non riesce più a compattarsi e che rischia di esporre la sindaca a una brutta figura come per i rifiuti. Per la Roma una perdita di tempo di un anno, di fronte all’obiettivo di dotarsi di uno stadio di proprietà che consentirebbe di avere una squadra più competitiva. Per la città un’occasione persa.