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Roma, scontro fra tram sulla ferrovia Termini-Centocelle: non ci sono feriti

(Adnkronos) – Uno scontro fra due tram si è verificato oggi 4 marzo a Roma, alle 11.15 all'altezza di Ponte Casilino, sulla ferrovia Termini-Centocelle. "Non è un buon momento per i tram – commenta all'Adnkronos Andrea Castano, del blog Odissea quotidiana – L’impatto è avvenuto precisamente sulla tratta a binario compenetrato, dove i treni delle due direzioni circolano per circa 50 metri alternandosi nel poco spazio disponibile. Non è chiaro perché due treni in direzione opposta si trovassero allo stesso tempo nella sezione. La sicurezza d’esercizio è di norma regolata da un sistema di blocco automatico – ricorda – che rileva il passaggio dei mezzi all’entrata e all’uscita del binario compenetrato, impedendo a più treni di impegnare la tratta. Le indagini dovranno chiarire se si sia verificato un guasto di uno dei sistemi di sicurezza di bordo o di terra o se si è trattato di un errore umano". Non risultano persone ferite e il servizio, interrotto, è sostituito dalla linea 105 attualmente potenziata.   "Durante il regolare esercizio della ferrotranvia Roma-Centocelle, nel tratto che precede il binario unico compreso tra Ponte Casilino e poco prima di Piazzale Labicano, normalmente percorso con circolazione a senso unico alternato, due convogli circolanti in direzioni opposte sono venuti in contatto sulla fiancata laterale – riferisce una nota dell'Atac – Le cause dell’evento sono in corso di accertamento. A tal fine è stata prontamente istituita un’apposita commissione tecnica incaricata di effettuare le verifiche e gli approfondimenti necessari". "Tutti i passeggeri presenti a bordo dei convogli sono stati ordinatamente evacuati, senza che si registrassero feriti, e successivamente instradati verso il servizio di trasporto pubblico di superficie. Sono attualmente in corso le operazioni tecniche di ripristino della linea. La ferrovia Roma–Giardinetti rappresenta l’unico tratto ancora attivo dell’ex linea extraurbana Roma–Fiuggi–Alatri–Frosinone. La linea, oggi marginale nel sistema di trasporto pubblico romano – conclude la nota – sarà al centro di completa ricostruzione e ammodernamento e trasformazione in tranvia moderna nell’ambito della realizzazione della nuova tranvia TTV, Termini Tor Vergata". 
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Stretto di Hormuz chiuso, non solo gas e petrolio ma anche un altro rischio: la crisi dell’alluminio

(Adnkronos) – Petrolio e gas, ovviamente. Ma la chiusura dello Stretto di Hormuz per la guerra in Iran porta con sé anche un altro grande rischio per l'economia globale, e per l'Europa in particolare: una crisi dell'alluminio, che legherebbe direttamente il piano dell'energia e quello dell'industria. Di cosa stiamo parlando? Dal canale controllato dai Pasdaran iraniani passa normalmente più del 20% del metallo che raggiunge gli Stati Uniti e la prospettiva di uno stop a queste forniture ha già innescato una corsa al rialzo dei prezzi, saliti del 3,8% a 3.315 dollari per tonnellata dopo che QatarEnergy ha interrotto la produzione di Gnl, fondamentale per alimentare la produzione di alluminio.  La carenza del metallo protrebbe innescare una tensione simile a quella già registrata dall'industria con la crisi dei chip. Uno scenario che avrebbe ripercussioni consistenti, a partire dal settore dell'auto, già in crisi per altri fattori strutturali, visto che almeno il 15% di una vettura è fatto di alluminio. Questo, considerato che secondo i dati di ING Research, nella regione interessata oggi dalla guerra viene prodotta una quota pari all'8% di tutto l'alluminio prodotto a livello globale, pari a 6 milioni di tonnellate l'anno, e che il 90% viene esportato attraverso lo Stretto di Hormuz.  I rischi potenziali legati alla chiusura dello Stretto si legano anche alla fragilità di un mercato che era già sotto pressione per una serie di fattori: il taglio della produzione cinese, le sanzioni imposte alla Russia, la minore produzione in altre aree del mondo, vista la chiusura di diverse fonderie a causa dei prezzi dell'energia troppo alti. Il quadro, già prima della crisi in Iran, appariva complesso: con le scorte in calo a livello globale e i prezzi in salita. Ora, l'ipotesi di un cortocircuito che possa mettere definitivamente in crisi il settore si fa più concreto.  Significativa, in questo senso, la posizione espressa dalla Face, Federation of Aluminium Consumers in Europe: "Fin dal primo attacco in Iran nel luglio 2025, abbiamo lanciato un allarme profetico sui rischi geopolitici legati all’approvvigionamento di alluminio, una criticità che oggi si manifesta in tutta la sua gravità. La nostra sovranità economica è minacciata da una dipendenza strutturale insostenibile che ci vede costretti a importare dall’estero oltre l’87% dell’alluminio primario necessario per alimentare le nostre filiere". Il paradosso di questa condizione, secondo la Face, è evidente nei numeri del 2025, che vedono l’Unione Europea importare dal Golfo circa 900.000 tonnellate di metallo, una quantità che eguaglia l’intera produzione domestica totale di alluminio primario dell’UE: "Abbiamo sostanzialmente appaltato la nostra sicurezza industriale a rotte marittime fragili e zone ad alto rischio geopolitico, come lo Stretto di Hormuz. Con un fabbisogno di 7 milioni di tonnellate annue da attrarre sui mercati globali, l’Europa è oggi vulnerabile a shock logistici, rincari dei premi fisici e volatilità dei costi energetici". Le tensioni belliche e il blocco delle rotte marittime meridionali, prosegue la l'analisi della Federazione, "non sono solo problemi logistici, ma attacchi diretti alla competitività dei trasformatori europei. Quando le assicurazioni sui rischi di guerra iniziano a ritirarsi, l’approvvigionamento smette di essere una questione di prezzo e diventa una questione di disponibilità fisica della materia prima". Per salvaguardare il comparto, Face "ribadisce l’urgenza di mantenere aperte tutte le opzioni di approvvigionamento, eliminando restrizioni e dazi che penalizzano il consumo interno, proteggendo il rottame dalla fuga verso mercati terzi e trattando l’alluminio come una priorità di sicurezza nazionale. Solo garantendo la libertà di approvvigionamento potremo assicurare un futuro alla transizione ecologica e alla manifattura europea". L'Europa, di fatto, è ostaggio dello Stretto di Hormuz: non solo per l'energia, e quindi per il gas e per il petrolio, ma anche per l'alluminio. (Di Fabio Insenga) 
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Cybersicurezza, Michelini (Telsy): “Sovranità digitale per competitività industriale e sicurezza nazionale”

(Adnkronos) – “La sovranità digitale non è solamente un tema tecnologico, ma un tema di competitività industriale e di sicurezza nazionale che il paese può avere nell’ambito del panorama geopolitico mondiale”. Queste le parole di Alessandra Michelini, amministratore delegato e Presidente di Telsy, società del gruppo Tim, intervenuta nella 5^ edizione di Cybersec, la conferenza internazionale in corso a Roma e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia. “Riteniamo che ridurre la dipendenza da tecnologie extra UE sia assolutamente necessario ma non sufficiente se non combinato con un quadro di governance italiana ed europea che possa darci la garanzia di una giurisdizione e regolamentazione chiara”, aggiunge.    E la competenza umana? Michelini risponde così: “È un elemento chiave, direi imprescindibile. La tecnologia, per quanto avanzata e all’avanguardia, non è sufficiente. Il fattore umano è indispensabile. Oggi molto spesso lo consideriamo solo in un’accezione negativa, ma rimane l’unico in grado di fare la differenza nel contrasto con il cybercrime. È importante investire in competenze, formazione, e rendere le aziende un luogo attrattivo per i nostri talenti”. A questo sta contribuendo, nel settore privato, anche Telsy: “È molto attenta all’investimento nel capitale umano. E poi fa parte di un grande gruppo, come il gruppo Tim, da sempre un motore dell’innovazione per il paese. Noi lo facciamo insieme, nel nostro piccolo, per la cybersecurity”.    L’amministratore delegato sottolinea, infine, l’importanza dell’evento: “Eventi di questo tipo sono fondamentali. Credo sia emerso in modo chiarissimo, nel corso degli interventi, quanto sia importante far parlare industria, istituzioni ed i rappresentanti degli organismi dedicati alla cybersecurity e alla protezione del nostro paese”. 
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Australia, in arrivo legge che ‘obbliga’ a due giorni di smart working

(Adnkronos) – Due giorni di smart working per legge. Accade in Australia dove è in arrivo l'obbligo legale per molte aziende australiane a consentire ai propri dipendenti di lavorare da casa due giorni a settimana. E' quanto prevede una legge proposta dal governo dello stato di Victoria che punta a sancire il diritto al lavoro da remoto. Melbourne, capitale dello stato di Victoria e città più grande dell'Australia, ospita numerose grandi aziende, tra cui BHP, Rio Tinto, ANZ Bank, Telstra e alcuni dei maggiori fondi pensione del Paese.   Il governo laburista dello stato ha elaborato una proposta che prevede che i dipendenti del settore pubblico e privato abbiano il diritto legale di lavorare da remoto per due giorni a settimana, ove possibile, a partire da settembre. Le piccole aziende avranno tempo fino a luglio 2027 per adeguarsi. "Il lavoro da casa è vantaggioso per le famiglie perché fa risparmiare tempo e denaro e fa lavorare più genitori", ha affermato la premier dello stato Jacinta Allan che dovrà affrontare a novembre le elezioni locali. Quella di ufficializzare il diritto allo smart working è un tema molto sensibile e farà parte della piattaforma elettorale laburista laddove l'opposizione liberale ha parlato di modelli di lavoro a distanza "insostenibili" per il settore pubblico ma non ha chiarito se si opporrà alla nuova legge. La proposta dello Stato australiano non piace tuttavia a molti manager che lamentano le presunte ricadute negative dello smart working mentre alcune associazioni di categoria hanno ipotizzato il trasferimento di posti di lavoro dal Victoria verso altri Stati. 
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Minacce di morte alla tennista Lucrezia Stefanini, Binaghi: “Fatto intollerabile”

(Adnkronos) –
Minacce di morte per la tennista italiana Lucrezia Stefanini a Indian Wells. L'azzurra (eliminata nel primo turno delle qualificazioni del Wta 1000 americano) ha ricevuto messaggi minatori su Whatsapp da alcuni scommettitori, alla vigilia del match poi perso 4-6 6-4 6-4 contro Victoria Jimenez Kasintseva, raccontando l'episodio sui social: "Mi hanno scritto su Whatsapp al mio numero personale, inviato una foto di una pistola e mi hanno intimato di perdere. Conoscevano i nomi dei miei genitori e dove abito. Queste situazioni devono finire, non è giusto ricevere questo tipo di pressione per una partita. Nessuno mi impedirà di portare avanti la mia passione e non mi farò intimidire”. Il fatto è stato commentato dal presidente della Federtennis Angelo Binaghi: "Le minacce subite da Lucrezia Stefanini – si legge in una nota – sono un fatto gravissimo e intollerabile. L’invio di immagini di armi, la conoscenza di dati personali e le intimidazioni rivolte a un’atleta rappresentano un salto di qualità inquietante che nulla ha a che fare con lo sport. Chi pensa di poter condizionare una partita attraverso la paura, o di colpire una giocatrice per interessi legati alle scommesse, deve sapere che si muove su un terreno criminale. Si tratta di comportamenti che meritano un’immediata risposta giudiziaria". E ancora: "La Federazione è al fianco di Lucrezia senza esitazioni. Chiediamo l’identificazione e la punizione dei responsabili e pretendiamo che il sistema internazionale rafforzi in modo drastico i meccanismi di tutela degli atleti. Lo sport non si tocca. E chi lo minaccia deve pagarne le conseguenze".  
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Cybersicurezza, Momola (Engineering): “E’ politica industriale, con la nostra Ia si rafforza ruolo nazionale”

(Adnkronos) – “Viviamo in una fase in cui i confini tra dominio militare e civile si sono progressivamente dissolti. La guerra non è più solo militare: è economica e informativa. È una guerra ibrida che non colpisce confini, ma infrastrutture essenziali — energia, finanza, trasporti, sanità — e che si manifesta con blackout, reti bancarie rallentate, campagne di disinformazione. Negli ultimi anni l’Italia e l’Europa hanno investito sempre di più in cybersecurity, ma è arrivato il momento di un cambio di prospettiva: non possiamo più limitarci a essere consumatori di tecnologia per la nostra sicurezza. Dobbiamo diventare produttori". Ad affermarlo è Fabio Momola, Ceo DHub e Cybertech del Gruppo Engineering, intervenendo oggi al Cybersec 2026 sul tema 'Il digitale come leva strategica tra Hybrid Warfare e Cybersecurity'.  L’Intelligenza Artificiale, sottolinea, "è un moltiplicatore di potenza in entrambe le direzioni, sia per chi attacca sia per chi difende. Proprio per questo dobbiamo orchestrare l’AI, non esserne orchestrati. Non serve inseguire modelli sempre più grandi e generici. Servono modelli di AI specializzati, agili e verticalizzabili: un’intelligenza artificiale sovrana, di cui abbiamo la governance totale — su quali dati è addestrata, chi la governa, chi ne risponde".  La cybersecurity, rileva, "non è solo protezione tecnica. È politica industriale. E una resilienza senza sovranità tecnologica è fragile. L’Italia ha le competenze per costruire questa autonomia strategica: campioni nazionali, decine di aziende specializzate e PMI innovative in ambito cyber, un capitale umano fatto di grandi professionisti ed esperti. Noi di Engineering ci stiamo muovendo in questa direzione, investendo su un’architettura concreta che parte da modelli proprietari e aperti, li specializza attraverso piattaforme dedicate, li orchestra in flussi operativi governati e ne garantisce osservabilità e controllo continuo in ogni fase. Lo facciamo nella consapevolezza di agire in un ecosistema dinamico e ricco di eccellenze. Ci sono tutti i presupposti per un approccio sistemico in cui la partnership pubblico-privato non sia un’opzione, ma un requisito strutturale: condivisione sicura delle informazioni sulle minacce, integrazione tra grandi player e Pmi, rafforzamento di una difesa comune. Nel dominio cyber non vince chi compra meglio. Vince chi costruisce meglio". 
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Cybersicurezza, Tito (Ibm): “Attacchi iniziati con applicazioni pubbliche aumentano del 44%”

(Adnkronos) – "La crescente frequenza e sofisticazione degli attacchi informatici impone alle organizzazioni di ripensare radicalmente il proprio approccio alla sicurezza digitale. Nel report X-Force Threat Intelligence Index 2026, Ibm ha registrato un aumento del 44% degli attacchi iniziati con lo sfruttamento di applicazioni pubbliche, in gran parte causati dalla mancanza di controlli di autenticazione e dalla scoperta di vulnerabilità consentita dall’Ai". Lo ha dichiarato Cristiano Tito, Cybersecurity Services Portfolio Lead Ibm Italia, in occasione della quinta edizione di Cybersec, la conferenza internazionale in corso a Roma e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia. Tito illustra poi le soluzioni per affrontare la situazione: "Per affrontare questa sfida la sicurezza deve evolvere su due fronti: Ai per la sicurezza, che sfrutta l’intelligenza artificiale per automatizzare compiti, analizzare minacce e generare risposte, e sicurezza per l’Ai, volta a proteggere modelli, dati e flussi di lavoro da attacchi sofisticati, come prompt malevoli o deep fake. È necessario quindi un framework strutturato basato su principi zero trust e tecnologie emergenti come firewall Ai e Mldr (Machine Learning Detection and Response)". "All’orizzonte si profila poi un’altra sfida: il Quantum Computing. Questa tecnologia promette potenza di calcolo senza precedenti, ma rischia di rendere obsoleti gli algoritmi crittografici tradizionali, esponendo dati sensibili ad attacchi harvest now, decrypt later. L’Unione Europea ha suggerito un piano per la transizione alla Crittografia Post-Quantistica (Pqc) entro il 2035, sottolineando l’importanza di un passaggio tempestivo, completo e coordinato. È chiaro che il futuro della cybersecurity sarà ibrido, dominato da due forze trasformative: AI e Quantum Computing. Minacce e opportunità si intrecciano in una corsa globale dove chi saprà integrare queste tecnologie come alleate avrà un vantaggio strategico decisivo, non solo nella protezione dei dati – conclude – ma nella leadership geopolitica e tecnologica". 
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Iran, l’annuncio di Israele: “F-35 ha abbattuto caccia di Teheran”

(Adnkronos) –
Primo duello nei cieli di Teheran. Israele annuncia che un F-35 'Adir' ha abbattuto un caccia iraniano YAK-130 in uno degli ultimi raid condotti dalle Idf, le forze di difesa. "E' il primo abbattimento nella storia di un jet da combattimento con pilota effettuato da un F-35", annunciano le forze di difesa israeliane con un post. Nelle ultime ore, i caccia di Tel Aviv hanno effettuato una serie attacchi nell'area di Teheran prendendo di mira le strutture dei Basij, i paramilitari che operano in coordinamento con i pasdaran, e centri di comando utilizzati dal regime. Le strutture colpite, secondo le forze di difesa israeliane, erano funzionali al controllo del territorio. Nel corso delle ultime operazioni, inoltre, i jet delle Idf hanno continuato a distruggere lanciamissili e altri sistemi in dotazione delle forze armate iraniane. Le operazioni dei jet israeliani si susseguono senza soluzione di continuità. Nella tarda serata di ieri l'esercito ha dichiarato di aver colpito un complesso sotterraneo "segreto" a Minzadehei, a nord est di Teheran, dove secondo le Idf gli scienziati iraniani stavano per sviluppare le "capacità necessarie" per le armi nucleari. "L'intelligence israeliana ha continuato a seguire le attività degli scienziati e ha localizzato la loro nuova posizione in questo sito'', consentendo così ''un attacco preciso al complesso sotterraneo segreto", ha affermato l'esercito israeliano. Le Idf hanno aggiunto che l'attacco elimina una componente fondamentale della capacità dell'Iran di sviluppare armi nucleari. Dall'inizio dell'operazione avviata il 28 febbraio, l'aeronautica militare israeliana ha lanciato oltre 4000 bombe: è stata già superata la quantità di munizioni sganciate dalle Idf durante l'intera operazione Rising Lion. la guerra di 12 giorni di giugno 2025. 
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Cybersicurezza, Portaluri (Magnet Forensic): “Ia acceleratore in indagini per cybercrime”

(Adnkronos) – "L’intelligenza artificiale sta diventando un abilitatore fondamentale nelle indagini sul cybercrime, permettendo di accelerare l’analisi delle evidenze digitali e individuare pattern criminali sempre più complessi. La vera sfida oggi è integrare queste tecnologie in modo affidabile, scalabile e conforme ai quadri normativi, rafforzando al tempo stesso la cooperazione tra attori pubblici e privati". Con queste parole Luigi Portaluri, Director South Europe di Magnet Forensic, è intervenuto oggi a Roma alla conferenza internazionale Cybersec 2026, promossa e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato. Al centro dell’incontro ‘Cybercrime e cyberwar: norme, geopolitica e cybersecurity per una Difesa comune’. 
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Cybersicurezza, Pisano (Almaviva): “Accelerare processi di prevenzione”

(Adnkronos) – "Nel dominio cibernetico affrontiamo una sfida asimmetrica: gli attori ostili operano con implacabile rapidità e flessibilità, mentre le nostre risposte rischiano di essere rallentate da complessità organizzative e procedurali. È quindi essenziale rafforzare la sinergia tra istituzioni, industria e comunità tecnologica, accelerare i processi di prevenzione e risposta alla minaccia e promuovere una maggiore cooperazione tra il settore pubblico e quello privato. Solo attraverso un approccio proattivo e multi dominio sarà possibile indirizzare una maggiore resilienza dell’ecosistema digitale, rendendolo più sicuro e maggiormente capace di affrontare le sfide emergenti". Lo ha detto oggi a Roma Antonio Pisano, Chief Security Officer di Almaviva Group, in occasione di Cybersec 2026, la conferenza internazionale promossa e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato. Al centro dell’incontro ‘Cybercrime e cyberwar: norme, geopolitica e cybersecurity per una Difesa comune’. 
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