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Pensioni settembre 2026, conguagli e trattenute: la comunicazione dell’Inps

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Novità con la pensione di settembre 2026. Come rende noto l'Inps, proseguono infatti i conguagli del modello 730/2026: entro il 15 settembre è prevista la comunicazione dei redditi 2022 per i pensionati interessati. Gli assegni del mese, rende noto l'istituto, saranno accreditati martedì 1 settembre, primo giorno bancabile, secondo il calendario ordinario dei pagamenti. Tra le principali voci presenti nel cedolino figurano i conguagli fiscali derivanti dal modello 730/2026 per i pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Le operazioni potranno determinare sia l’accredito dei rimborsi spettanti sia l’applicazione delle trattenute relative agli eventuali debiti d’imposta. Le attività di assistenza fiscale sono iniziate con il rateo di agosto, sul quale sono stati riconosciuti conguagli Irpef a credito a circa 4 milioni e 500mila pensionati. Per circa 500 mila pensionati sono state invece effettuate trattenute per recuperare l’Irpef versata in misura inferiore al dovuto.  Se il contribuente avesse richiesto la rateizzazione del debito, le trattenute dovranno comunque concludersi entro novembre. Per le dichiarazioni trasmesse all’Inps dopo giugno potrebbe quindi non essere possibile rispettare il numero di rate inizialmente scelto. I dati della dichiarazione e l’esito dei conguagli possono essere consultati nel servizio online 'Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino', disponibile sul portale e sull’app. 
Nel cedolino sarà, inoltre, applicata una trattenuta ai pensionati che non hanno comunicato i redditi 2022, pur percependo prestazioni il cui diritto o importo dipende dalla situazione reddituale. L’intervento riguarda i pensionati non tenuti a presentare la dichiarazione fiscale all’Agenzia delle Entrate e prevede una trattenuta pari al 5% dell’importo della pensione corrisposto a luglio 2026. I cittadini interessati, già informati con una specifica comunicazione, dovranno trasmettere i dati mancanti entro il 15 settembre presentando una domanda di ricostituzione reddituale. Sono escluse da questa operazione le prestazioni assistenziali di invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali.Proseguiranno, infine, le trattenute avviate ad agosto sulle pensioni della Gestione privata integrata per il recupero della quattordicesima e dell’importo aggiuntivo di 154,94 euro, riconosciuti in via provvisoria e risultati non spettanti a seguito della verifica dei redditi del 2021. Il recupero della quattordicesima è ripartito in 24 rate mensili, mentre quello dell’importo aggiuntivo avviene in 12 rate. I pensionati interessati hanno già ricevuto tramite raccomandata il provvedimento di revoca e le informazioni sulle modalità di recupero. 
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Tutto quello che sappiamo, ad oggi, dell’alluvione in Nepal e Tibet: morti, dispersi e motivi del disastro

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Nepal e Tibet sono in ginocchio a causa delle devastanti alluvioni che hanno colpito i Paesi asiatici, ecco cosa sappiamo. A provocare la devastazione sarebbe stata una violenta frana, che ha ostruito il corso del fiume Bhote Koshi, causando un'enorme massa d'acqua che si è riversata a valle, dalla Cina verso il Nepal, provocando ad oggi, giovedì 27 agosto, 270 morti e oltre 1300 dispersi, tra cui due italiani. La ricostruzione dell'USGS contribuisce a chiarire la dinamica della tragedia. L'agenzia ha precisato che l'attività sismica inizialmente segnalata come terremoto "era in realtà il crollo di una massa glaciale" seguito da una colata detritica capace di riversarsi violentemente verso valle, "ulteriori analisi delle stazioni sismiche vicine, delle onde sismiche a lungo periodo e delle immagini satellitari hanno portato alla conclusione che l'evento sismico fosse in realtà un crollo glaciale e una colata detritica, e che non si fosse verificato alcun terremoto". La massa d'acqua e detriti ha quindi travolto le aree lungo il corso del fiume Bhote Koshi, provocando devastanti inondazioni e distruggendo infrastrutture e villaggi nella regione di confine tra Nepal e Cina. Il conto dei morti continua a salire ora dopo ora. Al momento si attesta, come detto, sulle 270 persone, con oltre 1300 dispersi. Proseguono le ricerche delle centinaia di persone di cui non si hanno ancora notizie. Secondo l'agenzia nepalese per la gestione delle emergenze, tra le 823 persone irreperibili in Nepal figurano 579 turisti, dei quali 393 stranieri. Sul versante cinese, le autorità hanno invece segnalato 558 persone dispersi e tra loro dispersi figurano anche due italiani.  L'Unità di Crisi – riferisce una nota della Farnesina – sta effettuando verifiche con le autorità locali, tramite il Consolato Generale d'Italia a Calcutta e il Consolato Onorario a Kathmandu, e con i tour operator per eventuale conferma. Finora, sono stati contattati circa 130 connazionali segnalati nell'area. Su indicazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è stato disposto l'invio di personale a Kathmandu dall'Ambasciata a New Delhi, per rafforzare la presenza sul posto e l'assistenza ai connazionali. Le immagini diffuse sui social media mostrano la violenza dell'evento: un enorme torrente d'acqua travolge la zona di confine tra Nepal e Cina e sommerge interi villaggi. Una colata di fango ha inoltre investito il valico di Gyirong, in territorio cinese. Le operazioni di soccorso e ricerca continuano, ma l'elevato numero di dispersi fa temere che il bilancio delle vittime possa aggravarsi.  È noto che il cambiamento climatico stia accelerando lo scioglimento dei ghiacciai nella regione dell'Hindu Kush-Himalaya e gli scienziati sono attualmente al lavoro per cercare di ricostruire l'esatta sequenza degli eventi. Simon Cook, docente senior di energia, ambiente e sicurezza presso l'Università di Dundee, specializzato in glaciologia, ha affermato alla Bbc che "il cambiamento climatico potrebbe avere un impatto". Cook ha affermato che la sua squadra ha rilevato che la parte inferiore di un ghiacciaio in Nepal, vicino alla cima del Langtang Lirung, che si trova a circa 15 km a ovest del luogo delle inondazioni, è crollata. Stimò che il ghiacciaio fosse collassato in direzione nord-ovest per poi spostarsi verso ovest a valle. "Il permafrost tiene parzialmente insieme alcuni versanti montuosi, ma si sta riscaldando, scongelando e degradando, quindi si verificheranno più frane", ha spiegato. Mike Searle, professore di scienze della Terra all'Università di Oxford, ha invece affermato che il ghiacciaio potrebbe essere crollato "ore o giorni" prima che le inondazioni colpissero il Nepal e il Tibet. "Credo che l'enorme quantità di detriti suggerisca che prima ci sia stata una frana, poi l'acqua si è accumulata, ha arginato il fiume e infine questo è esploso in un'unica, enorme alluvione", ha spiegato alla Bbc. Il disastro ha scosso tutta l'Asia e non solo, con il primo ministro del Nepal che ha dichiarato che "l'intera nazione è rimasta scioccata e profondamente addolorata" e che i funzionari si coordineranno con la Cina per i soccorsi e la successiva ricostruzione. Proprio il presidente cinese Xi Jinping ha infatti sollecitato un impegno di ricerca "a tutto campo" e ha promesso sistemi di monitoraggio e di allerta precoce più efficaci per prevenire impatti secondari. In India invece, il Primo Ministro Narendra Modi ha dichiarato che il suo governo è "pronto a fornire al Nepal ogni possibile tipo di assistenza umanitaria". Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto "rattristato dalle gravi inondazioni", aggiungendo che le squadre delle Nazioni Unite e i partner stanno mobilitando rifornimenti e personale in Nepal per sostenere la risposta guidata dal governo. Gli Stati Uniti hanno, dal canto loro, promesso 500mila dollari di aiuti che saranno utilizzati per coprire le spese per alloggi di emergenza, acqua, servizi igienico-sanitari e altri beni di prima necessità per le comunità colpite dalle inondazioni, mentre il primo ministro britannico Andy Burnham ha offerto 5 milioni di sterline e dichiarato che farà "tutto il possibile" per sostenere i cittadini britannici in Nepal.  
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Trump paragonato a Hiltler, il Dipartimento dell’Istruzione Usa pubblica video e poi lo rimuove: polemiche social

(Adnkronos) – Gaffe del dipartimento dell'Istruzione degli Stati Uniti, che ha pubblicato e poco dopo rimosso da X un video che finiva involontariamente per accostare Donald Trump ad Adolf Hitler. Il filmato si apriva con una scena de "L'ora più buia", il film del 2017 su Winston Churchill, nella quale il premier britannico, interpretato da Gary Oldman, esclama: "Non si può ragionare con una tigre quando si ha la testa nella sua bocca".  Subito dopo compariva un montaggio di immagini di Trump, accompagnato dalla didascalia "Nessuno lo fa come noi" e dall'emoji di una tigre. Il problema è che, nel contesto del film, la "tigre" evocata da Churchill è Hitler e la frase viene pronunciata per respingere l'ipotesi di negoziare con il leader nazista.  L'accostamento è stato rapidamente notato dagli utenti di X, che hanno segnalato come il video finisse così per paragonare Trump a Hitler. Al post è stata aggiunta anche una nota della community che, mostrando una versione più lunga della scena, chiariva il riferimento al dittatore nazista. Il Dipartimento dell'Istruzione ha poco dopo cancellato il contenuto. L'episodio si aggiunge alle polemiche e alle gaffe che negli ultimi mesi hanno accompagnato l'uso dei social da parte dell'amministrazione Trump, anche attraverso meme, montaggi e immagini generate con l'intelligenza artificiale. 
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Aifa approva il rimborso di risankizumab per colite ulcerosa

(Adnkronos) – L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità in Italia di risankizumab (Skyrizi*), per il trattamento di pazienti adulti con colite ulcerosa attiva di grado da moderato a severo, che hanno manifestato una risposta inadeguata, una perdita di risposta o un’intolleranza alla terapia convenzionale o a una terapia biologica. Lo annuncia, in una nota AbbVie. "La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica intestinale che esordisce generalmente nei giovani adulti, quindi nel pieno della loro vita lavorativa e sociale", spiega Edoardo Vincenzo Savarino, segretario generale dell'Ig-Ibd (Italian Group for the Study of Inflammatory Bowel Disease) e professore associato di Gastroenterologia, Università di Padova – Azienda ospedaliera di Padova. "I pazienti – continua – convivono con sintomi imprevedibili e spesso dolorosi e affrontano numerose complicanze che influenzano negativamente la loro qualità di vita. Accogliamo con favore l’ottenimento della rimborsabilità di risankizumab da parte di Aifa, un trattamento che si è rivelato capace di modificare in modo importante il decorso della colite ulcerosa con miglioramenti significativi nel raggiungere la remissione clinica e la guarigione della mucosa”. Si stima che la colite ulcerosa colpisca 5 milioni di persone nel mondo, e la sua incidenza è in aumento a livello globale. I segni e sintomi comuni della patologia – informa la nota – includono diarrea con sangue e muco, dolore o crampi addominali, urgenza evacuativa. A causa del dolore e del disagio, i pazienti spesso non riescono a svolgere le normali attività quotidiane. “L’ottenimento della rimborsabilità di risankizumab nella colite ulcerosa rappresenta un significativo passo in avanti nel raggiungimento del controllo ottimale di una patologia così complessa e imprevedibile”, evidenzia Emma Calabrese, professore associato di Gastroenterologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “La ricerca, negli ultimi anni, ha fatto grandi progressi consentendo di sviluppare soluzioni terapeutiche più mirate, sicure ed efficaci. Oggi – osserva – abbiamo una nuova opzione terapeutica che ci consente di andare oltre il controllo dei sintomi, per puntare ad obiettivi quali la remissione clinica precoce e duratura e il miglioramento endoscopico, anche nei pazienti che, nonostante il trattamento con terapie convenzionali o avanzate, continuano ad avere una malattia in fase attiva”.  La dose di induzione raccomandata di risankizumab, un inibitore dell’interleuchina-23 (Il23) che blocca selettivamente l’Il-23 legandosi alla sua subunità p19, è di 1.200 mg da somministrare mediante infusione endovenosa alla settimana 0, alla settimana 4 e alla settimana 8. A partire dalla settimana 12 e poi ogni 8 settimane – chiarisce la farmaceutica – la dose di mantenimento raccomandata di 180 mg o 360 mg, da somministrare mediante iniezione sottocutanea, si basa sulle caratteristiche cliniche di ogni singolo paziente. La Commissione europea aveva approvato il farmaco a luglio 2024 grazie ai risultati di due studi clinici di Fase 3 – Inspire e Command, che hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di risankizumab nei pazienti adulti con colite ulcerosa. “L’ottenimento della rimborsabilità di risankizumab nella colite ulcerosa riflette l’impegno di lunga data di AbbVie nella ricerca in ambito gastroenterologico e la nostra determinazione a rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti delle persone che convivono con le malattie infiammatorie croniche intestinali”, commenta Caterina Golotta, direttore Medico di AbbVie Italia. “Rendere disponibile per i pazienti italiani una terapia con un meccanismo d’azione mirato è per noi un traguardo importante, reso possibile da un solido programma di sviluppo clinico che ha evidenziato anche risultati favorevoli negli outcome riportati dai pazienti, a conferma del valore della terapia sia sul piano clinico sia su quello della qualità di vita del paziente.Continueremo a collaborare con la comunità scientifica – conclude – per ampliare le opzioni di cura e contribuire a migliorare la qualità di vita delle persone con colite ulcerosa”. 
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Insegna che “il cambiamento climatico esiste”, professore licenziato in America

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"Il cambiamento climatico esiste", una frase che si legge fin troppo spesso sul web e che, negli Stati Uniti, è costata il licenziamento a un professore. È successo all'Accademia militare di West Point, nello stato di New York, dove il titolare della cattedra di geografia si è opposto all'obbligo, imposto dai funzionari del dipartimento, di insegnare che l'attività umana contribuisce al cambiamento climatico. Una decisione che ha portato poi a una causa intentata dallo stesso docente. Adam Kalkstein, uno scienziato specializzato nel clima che ha trascorso 17 anni a insegnare ai futuri ufficiali dell'esercito, ha affermato di aver sempre ricevuto valutazioni "eccellenti" per il suo lavoro, ma ha dovuto adeguarsi dopo l'imposizione, arrivata nel corso dello scorso anno accademico, di 'glissare' sul cambiamento climatico, in quanto danneggerebbe la formazione dei cadetti. "Non è un corso di livello universitario. Non è nemmeno un corso di scuola superiore. Non perché non sia impegnativo, lo è, ma perché stiamo omettendo informazioni essenziali", ha affermato Kalkstein durante una riunione del dipartimento di geografia. "Stiamo raccontando ai cadetti solo una parte della storia. Gli stiamo mentendo, li stiamo ingannando. Sarebbe come cercare di insegnare la legge senza nemmeno menzionare la Costituzione", ha continuato Kalkstein. Nella causa generata dal suo allontanamento, il professore chiede di vietare restrizioni giudicate "infondate" alla libertà accademica; di ottenere il reintegro nella sua posizione di professore ordinario e di corrispondergli un risarcimento in denaro.  Le 'linee guida' dell'accademia di West Point, sono le stesse portate avanti presidente americano Donald Trump, che più volte si è espresso apertamente contro le evidenze scientifiche che indicano come i comportamenti umani, come l'utilizzo di combustibili fossili, contribuiscano al cambiamento climatico. Nel settembre 2025, di fronte all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha affermato che il cambiamento climatico è "la più grande truffa mai perpetrata dal mondo", e dal suo ritorno alla Casa Bianca, Trump ha intrapreso azioni per annullare gli sforzi delle amministrazioni precedenti volti a ridurre le emissioni di carbonio e a integrare fonti di energia più rinnovabili o più pulite.  
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Dalla salute fisica e mentale alla tutela dell’ambiente, all’Università di Udine al via la quarta edizione del festival ‘Collega-menti’

(Adnkronos) – Spaziare dalla salute fisica e mentale alla tutela dell’ambiente, dalla sicurezza del territorio fino alla qualità della vita contemporanea. Sarà il tema degli "Equilibri" il filo conduttore della quarta edizione di "Collega-menti", il festival di divulgazione organizzato dall’Università di Udine, in programma da venerdì 2 a domenica 4 ottobre, nato per comprendere le connessioni che legano saperi e punti di vista e per riflettere su come utilizzare le nuove conoscenze. Sotto la riconfermata supervisione della divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti, la manifestazione trasformerà per tre giorni il territorio in un grande laboratorio a cielo aperto. La quarta edizione presenta inoltre – riferisce una nota – un'importante novità logistica e culturale: accanto ai palazzi storici, teatri e spazi aperti del centro di Udine, il festival estenderà quest'anno i propri eventi anche a Gemona, Gorizia e Pordenone.  Nato con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'Ateneo friulano come agente di sviluppo sociale e culturale del territorio, "Collega-menti" si inserisce tra le principali attività di valorizzazione delle conoscenze dell'Università di Udine. Attraverso un approccio interdisciplinare e un linguaggio accessibile e rigoroso, docenti e ricercatori dell'Ateneo – affiancati da specialisti di altri centri di ricerca nazionali e internazionali – incontreranno la cittadinanza per condividere i risultati dei propri studi e co-creare nuove prospettive per affrontare le sfide del presente. Il palinsesto completo e dettagliato degli appuntamenti – articolato in caffè culturali, sessioni plenarie, laboratori, mostre e spettacoli – intende stimolare il confronto e il dialogo sui molteplici significati dello "stare bene e in equilibrio" in una società in rapida e continua trasformazione e verrà presentato ufficialmente a Udine il prossimo 16 settembre. La tematica di quest'anno affronta un vero e proprio "nervo scoperto" del nostro tempo, come confermano i risultati del sondaggio esplorativo lanciato sui social dall'Ateneo friulano e recentemente presentato a Roma. Su un campione di 625 italiani (tra i 18 e i 60 anni), emerge con chiarezza la ricerca di un baricentro condiviso. Il 46,6% degli intervistati individua nello stress professionale il fattore principale che crea destabilizzazione, seguito dal 27,4% indicante il sovraccarico digitale. La mente è percepita come la dimensione più fragile e "fuori equilibrio" (39,4%), seguita dalle relazioni personali e professionali (25%) e dal benessere del corpo (17,6%). Il 57,3% richiede maggiore informazione scientifica su salute, corpo e mente. Per ritrovare l'equilibrio, le soluzioni preferite sono il contatto con la natura (31,5%) e la riscoperta di relazioni umane sane (29,3%).  "La quarta edizione di "Collega-menti" rappresenta il consolidamento di un percorso interdisciplinare che vede l'Università di Udine in prima linea nella divulgazione del sapere scientifico e umanistico e nel dialogo aperto con la comunità e le istituzioni locali – sottolinea il rettore Angelo Montanari–. Quest’anno abbiamo voluto ampliare ulteriormente il raggio d'azione del festival coinvolgendo anche i poli di Gemona, Gorizia e Pordenone. Porre al centro della discussione il tema degli "Equilibri" significa chiamare la ricerca a misurarsi con le grandi questioni del nostro tempo, mettendo sempre al centro la persona, il territorio e il futuro sostenibile delle nostre comunità".  "Sempre più ci rendiamo conto dell’importanza dell’equilibrio per la salute delle persone, delle società, del pianeta – sottolinea Gallavotti, direttrice scientifica del Festival – Lo sanno bene medici e biologi, che puntano i riflettori sull’equilibrio ormonale, su quello tra attività fisica e sedentarietà, fra sonno e veglia, o nell’alimentazione. Gli ecologi ci dicono che un ecosistema è sano quando le specie che lo abitano sono in equilibrio fra loro. Anche nell’economia, nella convivenza fra i popoli e persino nell’arte è fondamentale trovare i giusti bilanciamenti. Per questo abbiamo dedicato l’edizione 2026 a questo tema: con l’obiettivo di riflettere insieme su come vorremmo fosse il futuro di tutti noi, a partire da domani".  
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Studio Irccs Gemelli: microbiota intestinale anticipa le malattie croniche

(Adnkronos) – "Il microbiota intestinale non è solo associato alle malattie croniche ma le anticipa". Ne sono convinti i professori Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini: i tre scienziati della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, attraverso uno studio, dimostrano che il microbiota intestinale "anticipa le malattie che ci uccideranno" per questo motivo, spiegano "la medicina deve cambiare". E identificano nel cibo ultra-processato e nei suoi additivi industriali "il principale responsabile della distruzione silenziosa dell'ecosistema biologico umano". Su 'Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology', i tre esperti lanciano un'accusa e una roadmap: "Le malattie croniche uccidono ogni anno 43 milioni di persone al mondo. Eppure il meccanismo biologico che le prepara — in silenzio, per anni, prima ancora che compaiano i sintomi — è ancora ignorato dai decisori politici e dai regolatori alimentari". Oggi questo silenzio viene spezzato da una ricerca pubblicata sulla rivista mondiale nel campo della gastroenterologia. Il microbiota intestinale — l'ecosistema di 38 trilioni di microrganismi che vive nel nostro intestino — "è il più preciso strumento diagnostico che la medicina abbia mai avuto – informa una nota del Gemelli – Non perché rilevi la malattia già presente, ma perché la vede arrivare anni, a volte decenni, prima che si manifesti. Il meccanismo si chiama metainfiammazione: uno stato infiammatorio cronico, silenzioso, invisibile agli esami standard, che erode progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso. Quando il paziente arriva con il diabete, l'infarto o il tumore, questo fuoco biologico bruciava già da tempo". "Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti clinicamente. Questo apre prospettive concrete per una medicina realmente anticipatoria, preventiva e personalizzata. Non aspettiamo la malattia: la intercettiamo prima che arrivi" assicura Antonio Gasbarrini, Direttore scientifico, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e ordinario in Medicina interna, Università Cattolica del Sacro Cuore.   "Gli alimenti ultra-processati — che in molti Paesi rappresentano già più della metà delle calorie consumate — non danneggiano la salute solo per la loro composizione nutrizionale. Lo fanno attraverso gli additivi industriali – si legge nella nota – : emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti che alterano il microbiota con meccanismi molecolari oggi documentati con precisione scientifica.Il paradosso denunciato dalla ricerca è sconvolgente: questi additivi sono stati approvati dai regolatori — Efsa in Europa, Fda negli Stati Uniti — senza mai misurare il loro effetto sull'ecosistema intestinale umano. I protocolli di sicurezza alimentare sono stati scritti prima che la scienza del microbiota esistesse. Non sono stati aggiornati". Il loro "impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale non è un effetto collaterale trascurabile – sottolinea Gianluca Ianiro, dirigente medico Uoc Cemad, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e ricercatore in Gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore -. È un meccanismo patogenetico primario. Stiamo permettendo la ristrutturazione industriale del microbiota umano su scala di popolazione senza misurarne le conseguenze. Questo deve finire".  Il paper porta la firma di tre generazioni della stessa scuola scientifica. Giovanni Gasbarrini, 89 anni, professore emerito dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e tra i fondatori della Gastroenterologia europea moderna, offre una prospettiva che attraversa sei decenni di medicina: "Ho visto nascere questa disciplina. Quello che la scienza del microbiota sta rivelando oggi — che la salute è una proprietà dell'ecosistema, non solo dell'organismo — è la più profonda rivoluzione concettuale che abbia incontrato in sessant'anni di pratica clinica e di ricerca. Non è un'ipotesi: è la realtà biologica che aspettava di essere misurata". La ricerca non si ferma alla denuncia ma propone una call to action in cinque pilastri: educazione, agricoltura, sanità, economia e ricerca.    1. Educazione – riformare l'alfabetizzazione nutrizionale integrando la scienza del microbioma, a partire dalle scuole. 2. Agricoltura – ristrutturare i sussidi agricoli per incentivare la produzione di alimenti freschi e minimamente processati. 3. Sanità – introdurre lo stewardship degli antibiotici con metriche di protezione del microbioma; avviare programmi strutturati di deprescrizione degli inibitori di pompa protonica. 4. Economia – tassare gli additivi alimentari con documentato potenziale disbiotico; rimborsare i percorsi di prevenzione basati sul microbioma. 5. Ricerca – istituire linee di finanziamento pubblico dedicate alla prevenzione microbioma-malattie croniche, con coorti longitudinali e trial di intervento. "Chiediamo che la valutazione di sicurezza degli additivi alimentari includa valutazioni standardizzate sul microbiota, che vengano valutati gli effetti delle miscele di additivi in un contesto reale e di superare la separazione tra regolamentazione nutrizionale e sicurezza alimentare: non si può dichiarare sicuro un alimento guardando solo i macronutrienti e ignorando quello che fa all'ecosistema intestinale" aggiunge Antonio Gasbarrini.  "Il microbiota intestinale è lo specchio biologico più preciso che la medicina abbia mai avuto. Oggi ci restituisce un'immagine allarmante: milioni di morti prevenibili ogni anno, bambini il cui ecosistema intestinale è già compromesso prima di entrare a scuola, e un quadro regolatorio che ha permesso tutto questo senza mai misurarne le conseguenze. Nonostante un decennio di evidenze scientifiche consolidate, la medicina e i decisori non hanno ancora risposto. L'era della medicina ecologica deve iniziare ora — non per produrre nuova scienza, ma per salvare vite" conclude.  
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Addio Dolly Parton, quasi 20 milioni di stream su Spotify: il più alto della sua carriera

(Adnkronos) –
Dolly Parton ha ottenuto oltre 19,8 milioni di stream su Spotify ieri, mercoledì 25 agosto. È stato in assoluto il giorno di streaming più grande della sua carriera, in aumento di oltre 1.260% a livello globale. Gli ascolti della sua discografia hanno registrato così una forte spinta dopo la notizia della sua scomparsa, avvenuta martedì a Nashville.  Secondo i dati condivisi dalla piattaforma Spotify, gli streaming complessivi dell'artista sono aumentati di oltre il 1.260% a livello globale il 25 agosto rispetto alla media giornaliera dei giorni precedenti. Inoltre, l'incremento è stato ancora più significativo negli Stati Uniti, raggiungendo il 2.320%. In particolare, sono dieci i brani entrati nella classifica delle canzoni più ascoltate, in ordine di streaming: 'Jolene', '9 to 5', 'Islands in the Stream', 'I Will Always Love You', 'Here You Come Again', 'Coat of Many Colors', 'Tyrant', 'Why'd You Come in Here Lookin' Like That', 'My Tennessee Mountain Home' e 'There Was Jesus'. 
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Trieste capitale della Musica da Camera mondiale con il Concorso internazionale Premio Trio

(Adnkronos) – Trieste capitale della Musica da Camera mondiale con la 23/a edizione del Concorso internazionale Premio Trio, che prende ufficialmente il via sabato 12 settembre, e accende una delle sfide più attese del panorama internazionale: la competizione è infatti annoverata fra le cinque più importanti e selettive della musica cameristica del pianeta, e compie 30 anni nel 2026. Fino al 16 settembre il Premio Trio di Trieste ospiterà 15 Ensemble d'eccellenza, ovvero 42 giovani musicisti provenienti da 9 Paesi del mondo: da Germania, Svizzera, Spagna, Irlanda, Francia, Giappone, Cina, Polonia e dall’Italia, che porta quest’anno in finale ben 6 formazioni. Promosso come sempre dall’Associazione Chamber Music Trieste per la direzione artistica della pianista e musicologa Fedra Florit, coorganizzato con il Comune di Trieste in partnership con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, il Premio Trio di Trieste 2026 è dedicato agli Ensemble per Duo, Trio e Quartetto con Archi e Pianoforte. «Dal 1996 ad oggi il Premio, promosso a cadenza biennale, ha coinvolto oltre 1800 giovani musicisti provenienti da ogni angolo del mondo – ricorda la direttrice artistica Fedra Florit – Più che una semplice gara, la manifestazione si propone come un profondo e costante omaggio alla grande tradizione interpretativa e ai valori artistici del leggendario Trio di Trieste, formazione che ha segnato la storia della musica d'insieme». I 15 Ensemble finalisti, composti da musicisti under 32, sono stati selezionati dalla Giuria guidata dal celebre violinista e Direttore d’Orchestra Pavel Berman, affiancato da un team di musicisti notissimi: il violista Simone Gramaglia, la pianista Márta Gulyás, il violinista Johannes Meissl, il violoncellista Miloš Mlejnik, il pianista Dirk Mommertz e la violista Danusha Waskiewicz. In gara, dal 12 al 16 settembre al Premio Trio di Trieste: per la Categoria A (pianoforte e violino) il Duo Mancini – Santarelli (Italia) e il Duo Thomas – Bertrand (Francia). Per la Categoria B (pianoforte e viola) il Duo Benini – Benaglia (Italia), per la Categoria C (pianoforte e violoncello) il Duo Chamot – Niederhauser (Svizzera – Germania) e il Duo Pantani – Stefanelli (Italia). Nutrita la compagine della Categoria D (Trio con pianoforte) che schiera otto formazioni: il Bernstein Trio (Germania), il Trio Archai (Spagna – Germania – Irlanda), il Trio Clara (Italia – Francia – Germania), il Trio Kobalt (Italia), il Trio Liszt (Italia) e il Trio Sheliak (Italia); a questi si aggiungono il Davidoff Trio (Germania) e il Trio E.T.A. (Germania). Infine, per la Categoria E (quartetto con pianoforte) saranno in gara il Wendel Quartet (Italia – Francia – Cina) e l’Euphorie Quartet (Germania – Giappone – Polonia). Sabato 12 e domenica 13 settembre: appuntamento con le prove eliminatorie al Conservatorio Tartini di Trieste, lunedì 14 settembre appuntamento al Teatro Miela per la prova semifinale. La finale è in programma martedì 15 settembre al Teatro Miela dalle 9.30 alle 13 e potrà essere seguita dal pubblico, mercoledì 16 settembre, l’emozionante attesa per conoscere l’Ensemble vincitore e gli altri premiati, che si esibiranno poi in concerto alle 20.30 al Teatro Miela. Infine, giovedì 17 settembre la serata dedicata a un format innovativo, con l’intervista-concerto ai vincitori, curata dagli studenti del Biennio del Conservatorio Tartini. Per i vincitori arriverà anche un fitto calendario di concerti in Italia e all'estero, dall'Accademia Chigiana di Siena alla Società dei Concerti di Milano, ai Concerti del Quirinale a Roma. (di Paolo Martini) 
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Ascolti tv, 26 agosto: Canale 5 vince prime time, ma nel day time Moreno sempre sopra Infante

(Adnkronos) – Il biopic su Amy Winehouse ‘Back to Black’, trasmesso ieri da Canale5, è stato il programma più seguito del prime time di mercoledì con 1.462.000 spettatori e il 13.4% di share. Al secondo posto ‘Il Gattopardo’ su Rai1 con 864.000 spettatori e il 9.5%, superato in media di spettatori (per via della diversa durata dei programmi) da ‘Un Giorno in Pretura Cult’ su Rai3, che ha ottenuto 1.007.000 spettatori ma il 7.7% di share.  
A seguire, tra gli altri ascolti del prime time: 'Johnny Stecchino' su Rete4 (862.000 spettatori, share 7.2%), 'Chicago P.D.' su Italia1 (811.000 spettatori, share 6.5%), 'Boston Blue' su Rai2 (499.000 spettatori, share 4.1%), 'Mechanic: Resurrection' sul Nove (417.000 spettatori, share 3.5%), 'La Giusta Distanza' su La7 (415.000 spettatori, share 3.1%), 'RIP – Roast in Peace' su Tv8 (272.000 spettatori, share 2.2%). Nel mattino, su Rete4 il nuovo programma di Milo Infante 'Ore 11' è stato visto da 456.000 spettatori pari al 10% di share nella prima parte e da 523.000 spettatori pari al 6.6% di share nella seconda parte, in onda dopo il Tg4. Nel pomeriggio, 'Vita in Diretta' su Rai1 ha ottenuto 830.000 spettatori con il 10.4% di share nella parte chiamata Start, 1.164.000 spettatori con il 14.9% di share nella presentazione e 1.351.000 spettatori con il 16.7% di share nel programma vero e proprio. Mentre su Canale5 'Verità Nascoste – Il Diario' ha registrato 1.244.000 spettatori con il 16% di share nella prima parte e 1.053.000 spettatori con il 13% di share, nella seconda. Nello scontro diretto, la media del periodo di sovrapposizione tra i due programmi ha visto prevalare il programma condotto su Rai1 da Manuela Moreno.  Sempre nel pomeriggio, bene su Rai 2 gli Europei di Pallavolo femminile, che con la vittoria dell’Italia sulla Francia, sono stati seguiti da 1.059.000 spettatori con il 13,4% di share. 
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