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Caso Fakir, parla l’uomo che aiutò gli agenti a trattenerlo a terra: “Vivo recluso per le minacce”

(Adnkronos) – "Sto pensando di lasciare il Paese, nonostante io sia una persona pulita che non ha fatto niente di sbagliato. Non spaccio, non rubo, non ho mai ammazzato nessuno. Spero che la famiglia di Fakir possa aiutarmi in qualche modo, e convincere chi mi vuole fare del male che non c’entro niente. Ero lì per caso e non avrei mai pensato che Fakir potesse morire". E’ lo sfogo pubblicato su ‘Repubblica’ del 37enne kossovaro che la mattina del 19 luglio è intervenuto nel quartiere Pilastro di Bologna nelle operazioni di immobilizzazione di

Abderrahim Fakir
tenendogli le caviglie. “Da quel giorno non può più frequentare il quartiere: è scappato per paura dopo le minacce di un gruppo nutrito di residenti, e non solo – si legge – ‘Ti spacchiamo la testa’, gli avrebbero promesso. ‘Devi sparire’. ‘Vattene perché ti fanno la pelle’”. E aggiunge: "Mi hanno anche picchiato". L’uomo, padre di tre figli, "vive recluso a casa di un amico da un mese e mezzo. Esce per la spesa e per altre compere essenziali. Mentre al Pilastro va solo di notte, di nascosto, per andare a trovare la madre che abita proprio in via Svevo, dove fino a poco tempo stava anche lui", scrive il quotidiano. Il ragazzo è stato già sentito, ma non è indagato, dalla squadra mobile, che conduce le indagini sul caso Fakir. "Prima di me c’erano due ragazzi del Marocco che collaboravano con gli agenti e che non stanno avendo nessuna delle conseguenze che sto subendo io – spiega il 37enne – Poi, dopo che si sono allontanati, le forze dell’ordine hanno chiesto a me, in modo spontaneo, di aiutarli: tenendolo fermo per bene dato lui che non si calmava. Io l’ho fatto, quasi per un senso di generosità: faceva veramente molto caldo, era chiaro che quell’uomo stava troppo male, non volevo fargli assolutamente niente di brutto, volevo solo aiutarlo". Dopo poco, però, quando Fakir resta immobile mentre lo legano, si rende conto che qualcosa non va. "Sono stato uno dei primi a chiedere: 'Ragazzi, ma respira?'. Si sente anche nel video che è circolato. La situazione però sembrava sotto controllo, forse aveva avuto un mancamento e c’era del personale qualificato vicino. Sono andato via a sciacquarmi nel mio appartamento, al piano di sopra, e quando sono tornato lo stavano rianimando, non rispondeva più. Mi sono sentito subito in colpa, ho avuto paura, ma soprattutto ho provato dispiacere". Un sentimento che avrebbe espresso anche quando è arrivata la famiglia sul posto, "nei momenti più concitati dopo il decesso" si legge . "Sono andato dal fratello, ho provato a spiegargli quello che avevo visto e quello che era accaduto. Ma da quel momento, dopo quel video, la mia vita si è fermata", conclude l’uomo. 
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Eclissi lunare del 28 agosto, nessun rischio per gli occhi: ecco quando e dove vederla

(Adnkronos) –
L'eclissi lunare "non rappresenta alcun rischio per la vista. A differenza dell'eclissi solare, infatti, non espone gli occhi alla luce diretta del Sole. Durante un'eclissi lunare la Luna si oscura perché la Terra si interpone tra il Sole e la Luna, proiettando la propria ombra sulla superficie lunare. La parte di Luna che osserviamo continua comunque a riflettere la luce solare, ma guardarla a occhio nudo non comporta alcun rischio per gli occhi". Così all'Adnkronos Salute Domenico Schiano, oculista, ricercatore Unicamillus e responsabile Segmento Anteriore dell’Irccs-Fondazione Bietti, in vista dell’eclissi lunare del 28 agosto.
 Il discorso è diverso per l’eclissi solare: "Osservare direttamente il Sole senza adeguate protezioni può provocare danni permanenti alla retina" spiega Schiano. Secondo l’esperto, la campagna di informazione sull’eclissi solare "ha contribuito a sensibilizzare la popolazione sui rischi. Nei Pronto soccorso – afferma – si sono registrati alcuni accessi, soprattutto da parte di persone che, per prudenza, hanno chiesto un controllo dopo aver accusato disturbi aspecifici. Non si sono però registrati problemi rilevanti". Le persone "erano abbastanza informate sui rischi, hanno utilizzato occhiali protettivi specifici e hanno prestato attenzione a tenere lontani i bambini", sottolinea Schiano.In caso di esposizione al Sole senza le necessarie protezioni, invece, "eventuali lesioni alla retina possono manifestarsi anche a distanza di tempo. Ma è importante ribadirlo: per l’eclissi lunare non c’è alcun rischio per la vista", conclude l’esperto.
  
Lo spettacolo si potrà osservare all'alba del 28 agosto, quando l'ombra della Terra coprirà il 90% del satellite che si colorerà di rosso. La fase parziale inizierà intorno alle 4:34, mentre il massimo è previsto attorno alle 6:12-6:13, quando la Luna sarà ormai molto bassa sull'orizzonte occidentale. Dall'Italia non sarà quindi possibile seguire l'intera evoluzione dell'eclissi fino alla fine, perché la Luna tramonterà mentre è ancora eclissata. L'eclissi sarà osservabile da tutta Italia, ma le condizioni saranno migliori nelle località del Centro-Sud, dove la Luna rimarrà sopra l'orizzonte più a lungo. Al Nord, invece, il tramonto della Luna arriverà prima rispetto al momento del massimo. Per godersi il fenomeno è fondamentale scegliere un luogo con orizzonte occidentale libero, senza palazzi, alberi o rilievi che possano nascondere la Luna quando sarà ormai molto bassa. Anche dalle città sarà possibile tentare l'osservazione, purché si disponga di una visuale sufficientemente aperta verso Ovest/Sud-Ovest. A Roma, ad esempio, il momento del massimo cadrà poco dopo le 6 e la Luna sarà a pochi gradi dall'orizzonte: sarà quindi particolarmente importante scegliere in anticipo un punto panoramico con visuale libera verso Ovest.   Notte tra 27 e 28 agosto: la Luna attraversa progressivamente l'ombra della Terra.  4:34 circa: inizio della fase parziale.  6:12-6:13: massimo dell'eclissi, con oltre il 90% del disco lunare oscurato.  Dopo le 6: la Luna sarà molto bassa sull'orizzonte e l'osservazione diventerà sempre più difficile.  Poco dopo: la Luna tramonterà, prima che l'eclissi sia terminata in tutte le sue fasi. Per osservare l'eclissi non servono occhiali speciali né strumenti astronomici: è sufficiente guardare la Luna a occhio nudo. Un binocolo o un piccolo telescopio, naturalmente, possono rendere più evidenti i dettagli della superficie lunare e del bordo dell'ombra terrestre. 
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Viterbo, scooter travolto da camion: arrestato il conducente, guidava con la patente revocata

(Adnkronos) – E' stato arrestato il 50enne alla guida dell’autocarro che lunedì si è scontrato con uno scooter sulla provinciale Caninese a Tessennano nel Viterbese, causando la morte di un 65enne. L'uomo, cittadino albanese residente a Roma e dipendente della ditta proprietaria del mezzo, guidava con la patente revocata. La vittima era stata trasportata all'ospedale 'Santa Rosa' di Viterbo, dove è deceduta poco dopo per le gravi lesioni riportate.  I carabinieri della compagnia di Tuscania hanno ricostruito la dinamica dell'incidente e arrestato il conducente per omicidio stradale, disponendo per lui i domiciliari. 
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Suicidio assistito, in Lombardia il primo caso interamente gestito dal servizio sanitario

(Adnkronos) –
E' morto ieri, 25 agosto, Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, dopo aver ottenuto l'assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo per attuare la propria scelta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito. È la terza persona in Lombardia, il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l'intera fase attuativa, compresi l'assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l'individuazione del luogo nel quale procedere. Ne dà notizia l'Associazione Luca Coscioni. "Domenico aveva presentato la propria richiesta all'Asst Ovest Milanese l'8 novembre 2025. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane", fa notare l'associazione in una nota.  "Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall'avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, aveva presentato a fine maggio un ricorso d'urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa.  Dagli atti depositati dall'azienda sanitaria, ricostruisce l'associazione nella nota, era emerso che la Commissione medica multidisciplinare aveva concluso e sottoscritto la propria relazione già il 18 maggio 2026, accertando a maggioranza la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l'accesso al suicidio medicalmente assistito e individuando le modalità con cui procedere, compresi farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione. La relazione era stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio. Il 25 giugno l'Asst aveva comunicato di avere ricevuto dal Comitato etico una richiesta di ulteriori approfondimenti sulle condizioni di Domenico. Lo scorso 23 giugno, in udienza, Domenico aveva espresso direttamente al giudice il peso dell'attesa: "Sono stanco, non ne posso più". Il percorso si è infine concluso all'interno del Servizio sanitario regionale lombardo, non limitandosi alla verifica dei requisiti. Il servizio pubblico ha organizzato anche la fase attuativa: il personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni di Domenico, l'assistenza sanitaria e il luogo nel quale esercitare la propria scelta. Sono stati inoltre utilizzati diversi strumenti di tutela, elenca l'associazione: l'amministratore di sostegno, che lo ha affiancato negli aspetti amministrativi; l'Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese al quale sono stati segnalati i ritardi; e, infine, la tutela giudiziaria urgente. "Le decisioni relative alle cure e all'autodeterminazione sono rimaste di Domenico, pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli – spiega l'associazione – Domenico ha inoltre disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica, attivando la procedura prevista". 
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Arrestata la figlia dell’ex boss della Banda della Magliana: era evasa dai domiciliari per incontrare il fidanzato

(Adnkronos) – E’ evasa dai domiciliari per andare nel carcere di Viterbo a incontrare il fidanzato. Protagonista della vicenda è Nefertari
Mancini, 32 anni, figlia di Antonio Mancini, soprannominato ‘Accattone’, e di Fabiola Moretti, storici appartenenti alla Banda
della Magliana. La donna per entrare nel penitenziario ha mostrato un documento intestato a un’altra persona. Una volta uscita dal colloquio la 32enne ha trovato ad attenderla i carabinieri del comando provinciale di Viterbo e gli agenti del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria.  Mancini è stata quindi arrestata in flagranza per evasione dai domiciliari, fabbricazione e uso di documento di identificazione falso valido per l'espatrio e sostituzione di persona. Su disposizione della procura di Viterbo, guidata dal procuratore Mario Palazzi, la 32enne si trova ora nel carcere di Civitavecchia in attesa dell'udienza di convalida. Nei guai è finito anche un uomo che ha accompagnato la donna in auto, anche lui di 32 anni, di Roma. Sottoposto a controllo nel parcheggio dell'istituto di pena, l'uomo ha mostrato un forte stato di agitazione. Dalla successiva perquisizione veicolare è emerso il possesso di modiche quantità di hashish e cocaina per uso personale, oltre al rinvenimento di un rilevatore elettronico di microspie e telecamere.  Gli accertamenti delle forze dell'ordine hanno inoltre appurato che il 32enne che faceva da autista in realtà non aveva mai conseguito la patente di guida e aveva accumulato già diverse sanzioni definitive nell'ultimo biennio per la stessa violazione. L'uomo è stato denunciato per il reato di guida senza patente in regime di reiterazione e per procurata evasione, mentre l’auto è stata sequestrata. 
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Venezia 83, da Martone a Schrader il grande cinema fuori concorso

(Adnkronos) – Non solo il concorso, non solo la corsa al Leone. L’83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera e in programma al Lido dal 2 al 12 settembre, apre il suo sguardo anche a una costellazione di film, autori e star che trovano nella sezione Venice Open – Fuori Concorso uno spazio di primo piano. Un programma che attraversa generi, epoche e cinematografie. Dalla riflessione sulla fede di Giovanni Veronesi al thriller politico di Alexandre Smia, dal cinema storico di Lav Diaz al racconto morale di Paul Schrader, la selezione porta in laguna registi di primo piano e interpreti internazionali, con le nuove opere di Gianni Amelio, Mario Martone, Kornél Mundruczó e Sabu. Il film di chiusura del festival è "Dio ride" di Giovanni Veronesi, dove nel cast figurano Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi. Ambientato nel cuore del Seicento, il film racconta la storia di Frate Leopoldo da Casamacchia, religioso capace di parlare di Dio in modo radicalmente diverso rispetto alla Chiesa del suo tempo. Mentre la liturgia ufficiale si esprime in latino, Leopoldo racconta il Vangelo con un linguaggio semplice, gioioso e vicino alla gente. Il suo Dio è un Dio che consola, che offre speranza e che può persino ridere insieme agli uomini. Il successo della sua predicazione diventa però un problema per le autorità ecclesiastiche: le chiese iniziano a svuotarsi e migliaia di persone seguono il frate di villaggio in villaggio. La sua fama arriva fino a Roma, dove il caso viene affidato al cardinale Maculani, tra i più autorevoli inquisitori del tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma così in un confronto destinato a mettere in discussione convinzioni apparentemente incrollabili. Una storia sulla fede, sul dubbio e sulla libertà di pensiero, nella quale il destino di Leopoldo finisce per intrecciarsi con quello dei suoi stessi accusatori. Per Veronesi, autore di "Che ne sarà di noi", della trilogia di "Manuale d’amore", "L’ultima ruota del carro" e "I moschettieri del Re", è un nuovo capitolo di una carriera che lo ha visto collaborare con alcuni dei maggiori interpreti italiani e internazionali. Tra i titoli italiani spicca "Nessun dolore" di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Al centro della storia c'è Davide, interpretato da Borghi, la cui vita viene sconvolta dalla morte di un bambino, un giovanissimo immigrato clandestino. Davide si sente responsabile della tragedia e deve affrontare il peso di una colpa che sembra impossibile da cancellare. Per Amelio, uno dei nomi fondamentali del cinema italiano contemporaneo, il ritorno a Venezia assume un significato particolare. Il regista ha conquistato il Leone d’oro nel 1998 con "Così ridevano" e il premio Osella per la regia nel 1994 con "Lamerica". Tra i suoi film veneziani figurano anche "Colpire al cuore", "Le chiavi di casa", "La stella che non c’è", "L’intrepido", "Il signore delle formiche" e "Campo di battaglia". Il cinema monumentale di Lav Diaz approda a Venice Open con "Makikiraan Po (Let Us Through, Dear Ancestors)". Ambientato tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, il film guarda agli anni dell'espansione della colonizzazione spagnola nelle Filippine. La costruzione di chiese, fortezze e altre infrastrutture fu accompagnata dal lavoro forzato imposto alle popolazioni locali e dalla morte di migliaia di indios filippini. Diaz torna così a confrontarsi con la memoria storica e con le ferite lasciate dal colonialismo. Un tema coerente con il percorso di uno dei più importanti autori del cinema filippino contemporaneo, vincitore del Leone d’oro a Venezia nel 2016 per "The Woman Who Left". A Venezia ha ottenuto il premio Orizzonti per "Melancholia" e quello per la regia di "Lahi, Hayop". Nel 2024 ha presentato fuori concorso "Phantosmia" Dagli Stati Uniti arriva invece "Father Joe", diretto dal regista svizzero Barthélémy Grossmann e scritto da Luc Besson. Protagonista è Kiefer Sutherland, affiancato da Ever Anderson e Al Pacino. Il film porta sullo schermo la figura di un prete molto lontano dall'immagine tradizionale dell'uomo di Chiesa: Father Joe conduce infatti una guerra clandestina contro le organizzazioni criminali della Little Italy di Manhattan, rubando ai trafficanti di droga per destinare il denaro ai poveri. E' un personaggio sospeso tra fede, vendetta e giustizia personale, in una storia che promette di combinare azione e dramma criminale. Altro grande nome italiano è Mario Martone, che presenta "Scherzetto", adattamento del romanzo omonimo di Domenico Starnone. Protagonista è Toni Servillo, affiancato da Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro. Gran parte del film è ambientata all’interno di un appartamento, dove il personaggio interpretato da Servillo, un illustratore di successo trasferitosi a Milano, si trova costretto a trascorrere alcuni giorni con un bambino di cinque anni. La convivenza riporta a galla il passato e una serie di fantasmi interiori, costringendo l'uomo a fare i conti con se stesso. Martone è una presenza storica della Mostra di Venezia. Dopo "Morte di un matematico napoletano", premiato con il Gran Premio della Giuria nel 1992, il regista ha firmato opere come "L'amore molesto", "Teatro di guerra", "Noi credevamo", "Il giovane favoloso", "Capri Revolution", "Il sindaco del Rione Sanità" e "Qui rido io". Il regista norvegese di origine curda Halkawt Mustafa presenta "No Paradise If You Are Killed by a Woman", coproduzione tra Norvegia, Stati Uniti e Svezia. Il film racconta la storia di una cecchina peshmerga proveniente dalla Svezia che torna in Iraq dopo dieci anni per cercare la sorella, rapita dall'Isis durante l'assedio di Mosul. Il regista combina il linguaggio del war movie con quello del dramma umano, costruendo un racconto dedicato al coraggio del popolo curdo. Nel cast figurano Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Kanar Sarchl e Kader Jalal. Mustafa ha esordito alla regia nel 2011 e ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali con "El clásico", scelto dall'Iraq come rappresentante agli Oscar per il miglior film internazionale. Nel 2023 ha scritto e diretto "Hiding Saddam Hussein". Tra Giappone e Taiwan si muove invece Sabu, pseudonimo di Tanaka Hiroyuki, con "Arrested Memory". Girato interamente a Taiwan con una troupe giapponese, il film vede protagonista Ethan Juan, affiancato da Hsieh Ying Xuan, Moon Lee, Shinichi Tsutsumi e Reika Kirishima. La storia segue un investigatore che sta progressivamente perdendo la memoria mentre indaga sul rapimento del figlio di un ricco imprenditore giapponese. Sabu recupera qui l'energia ipercinetica e il gusto grottesco dei gangster movie hongkonghesi degli anni Ottanta e Novanta, richiamando lo stile dei suoi primi lavori, a partire da Postman Blues. Tra gli autori più attesi c'è sicuramente Paul Schrader, che porta a Venezia "The Basics of Philosophy". Nel film, Jack Huston interpreta John Jorissen, professore di filosofia che tiene un corso dedicato ad Arthur Schopenhauer. La ricomparsa di una persona legata al suo passato lo costringe a confrontarsi con un episodio oscuro che avrebbe preferito rimuovere. Schrader definisce il film come un racconto morale in continuità ideale con "Master Gardener": ancora una volta il centro della narrazione è la possibilità della redenzione. Nel cast figurano anche Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Shiloh Fernandez, Karl Glusman ed Elizabeth Petruso. Sceneggiatore di film fondamentali come "Taxi Driver", "Toro scatenato", "L'ultima tentazione di Cristo" e "Al di là della vita", tutti legati alla collaborazione con Martin Scorsese, Schrader ha costruito negli anni una delle filmografie più riconoscibili del cinema americano. A Venezia ha presentato "Affliction", "The Canyons", "First Reformed", "Il collezionista di carte" e, nel 2022, "Il maestro giardiniere", quando ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera. La commedia e il legal drama si incontrano in "Un bon avocat" di Tristan Séguéla, con Laurent Lafitte, Anthony Bajon, Mélanie Laurent e Carole Bouquet. Lafitte interpreta un eccentrico avvocato penalista che, dopo un'overdose di cocaina in piena aula di tribunale, deve affrontare un percorso di riabilitazione e soprattutto cercare di salvare la propria carriera. Ha soltanto una settimana per prepararsi al processo che lo riguarda. Al suo fianco, controvoglia, c'è un giovane e tenace stagista interpretato da Anthony Bajon. Ne nasce una corsa contro il tempo tra strategie legali, tentazioni e svolte drammatiche. Uno dei titoli più curiosi della selezione è "Place to Be" di Kornél Mundruczó, che offre alla protagonista Ellen Burstyn, Leone d’oro alla carriera di questa edizione, una delle sue più recenti interpretazioni. Nel cast figurano anche Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett e David Wenham. Burstyn interpreta un'anziana signora che intraprende un viaggio verso il New Jersey per restituire al proprietario un piccione piombato accidentalmente nella sua casa e che non sembra avere alcuna intenzione di andarsene. Durante il viaggio incontra Taika Waititi, compagno di strada occasionale con il quale nascerà un'amicizia tanto inattesa quanto contrastata. Mundruczó, autore ungherese affermatosi tra cinema d'autore e produzioni internazionali, ha già lasciato un segno a Venezia con "Pieces of a Woman", film in concorso nel 2020 che valse a Vanessa Kirby la Coppa Volpi. Chiude l'elenco della fiction "Jupiter" di Alexandre Smia, thriller politico ambientato nel cuore del potere francese. Il protagonista è il neoeletto presidente della Repubblica, interpretato da Denis Ménochet, chiamato a prendere una decisione potenzialmente irreversibile dopo un ultimatum nucleare russo. Tutto si concentra nel segreto del posto di comando Jupiter, mentre il presidente deve confrontarsi con la responsabilità di una scelta capace di cambiare il destino del Paese. Il cast è particolarmente ricco e comprende André Dussollier, Reda Kateb, Dominique Blanc, Ella Rumpf, Frédéric Pierrot, Celine Sallette, Cédric Kahn, Jeremy Lopez, Clotilde Courau, Pascal Greggory e Valeriu Andriuta. (di Paolo Martini) 
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Vita da… camper, è davvero possibile? Ecco quanto può costare oggi

(Adnkronos) –
Vita in camper, oggi è davvero possibile? Vivere viaggiando è un sogno per tanti, ma quanto costa davvero? La risposta dello spagnolo Jesus è sorprendente: "Tra 300 e 500 euro al mese". Come raccontato dalla radio spagnola Cadena Cope, l'uomo vive da mesi vive a bordo di 'India', il suo camper lungo sei metri, trasformato in una vera casa su quattro ruote. Una scelta che gli permette non solo di ridurre le spese, ma anche di cambiare il proprio stile di vita e ritrovare una maggiore serenità. Una storia, la sua, che mostra un modo alternativo di abitare e viaggiare: niente affitto, poche spese fisse e la possibilità di spostarsi a piacimento. "Si spendono soldi per il cibo e un po’ di gasolio, ma per nient’altro" racconta, spiegando di essersi accorto – dopo aver venduto il suo appartamento – che vivere in una casa tradizionale gli sarebbe costato almeno il doppio. Per Jesus, però, il valore di questa scelta non si misura soltanto in euro. La vita in camper è diventata anche un modo per affrontare un periodo difficile della sua vita e lasciarsi alle spalle stati d’ansia e depressione. Dalla sua esperienza è nato così il progetto "Viaja en tribu", con cui cerca oggi di avvicinare altre persone alla vita in camper e alla possibilità di viaggiare in modo consapevole. Il messaggio che condivide sui social è altrettanto semplice: "Non devi per forza viaggiare fino alla fine del mondo, anche se aiuta davvero". Secondo il telegiornale tedesco Tagesschau, anche un camper semplice e usato può costare decine di migliaia di euro. Per un modello nuovo, la cifra sale generalmente tra i 60 e gli 80mila euro, a cui bisogna aggiungere eventuali costi per personalizzazioni e allestimenti. Dopo il boom registrato durante gli anni della pandemia, il mercato ha però iniziato a rallentare. Dal 2024 i prezzi sono scesi, rendendo l’acquisto di un camper più accessibile. Per Jesus, comunque, il vero risparmio arriva dopo. Una volta superato l’investimento iniziale, vivere in viaggio significa avere una casa sempre con sé, ridurre al minimo le spese fisse e, soprattutto, poter scegliere ogni giorno dove andare. Un modo di vivere che non è solo una questione economica, ma una nuova idea di libertà. 
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Cavo Dragone: “Russia e Iran? Minacce per Europa, per Kiev la pace passa dalla deterrenza”

(Adnkronos) – La Russia e l'Iran? Sono minacce per l'Europa, e per Kiev la pace passa dalla deterrenza. Così l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente comitato militare della Nato, che, in una lunga intervista al quotidiano Il Foglio, spiega: “Fermare il massacro è un obiettivo che condivido assolutamente e che chiunque porti questa uniforme sottoscriverebbe senza esitazioni. La divergenza riguarda il metodo". Nel febbraio 2022, aggiunge, "l’obiettivo dichiarato nella pianificazione russa era prendere Kiev in tre giorni. Il sostegno militare ha consentito a uno Stato aggredito di continuare a esistere e, quando verrà il momento di un negoziato, di parteciparvi disponendo di qualcosa. Le condizioni imposte a chi non ha alternative, storicamente, hanno raramente prodotto stabilità durevole o pace”.  Cavo Dragone sottolinea come spendere di più in armamenti non significa desiderare una guerra: “Parlerei di investimento più che di spesa, e di sicurezza più che di armamenti. La sicurezza è la precondizione di tutto il resto: nessuna economia cresce, nessun sistema sanitario funziona, nessuna scuola apre in un contesto che non sia sicuro. Vale la pena guardare cosa contiene concretamente l’obiettivo concordato. Oltre agli strumenti prettamente militari, una parte rilevante riguarda anche mobilità e infrastrutture energetiche, le reti e la cybersicurezza, le scorte sanitarie, la protezione civile. Vi è poi la componente tecnologica: intelligenza artificiale, spazio, sensoristica, sistemi autonomi. Sono ambiti che incidono sulla competitività industriale europea nei prossimi decenni – continua Cavo Dragone – e che coinvolgono università e imprese. Sul perché questo riduca la probabilità di un conflitto, la logica della deterrenza si regge su tre elementi: capacità reali, credibilità della volontà di impiegarle, chiarezza nel comunicarle. Un'aggressione si verifica quando chi la considera stima di poterla condurre rapidamente e a costo contenuto. Ogni investimento fatto in tempo di pace interviene su quella stima, e la rende meno favorevole. Ci sono anche ricadute immediate e visibili, indipendenti da qualunque scenario: le stesse infrastrutture servono nelle emergenze naturali, la stessa protezione informatica difende ospedali e banche, la stessa base industriale genera occupazione qualificata. Un investimento in sicurezza produce risultati anche quando la minaccia rimane lontana". "La Nato – aggiunge – prende molto sul serio ogni minaccia al territorio alleato e l'Iran non può più essere considerato esclusivamente un problema mediorientale. Teheran fornisce capacità militari alla Russia per una guerra combattuta in Europa e sviluppa capacità missilistiche a sempre maggiore distanza. La cooperazione tra Russia, Iran, Corea del Nord e Cina rende il quadro ancora più complesso e dimostra quanto le minacce alla sicurezza euro-atlantica siano oggi interconnesse. C'è poi una dimensione strettamente europea – sottolinea Cavo Dragone – L'Europa è diventata anche uno dei teatri della repressione transnazionale iraniana, che per anni ha colpito dissidenti, giornalisti e oppositori arrivando a minacciare la sicurezza delle persone e condizionando il dibattito pubblico nelle nostre società. Nel giugno 2026 ventiquattro paesi, tra cui l'Italia, hanno denunciato formalmente complotti e altre attività ostili attribuite agli apparati di sicurezza iraniani. Dobbiamo valutare l'Iran per quello che è e dice di essere: un attore capace di proiettare instabilità e minacce ben oltre il medio oriente". Infine, il ruolo dell'Italia nella Nato: "L'Italia ha una traiettoria di crescente responsabilità riconosciuta e apprezzata dai partner della Nato. Con personale altamente qualificato e assetti aerei, navali e terresti". 
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Ballando, Barbara D’Urso e l’infortunio alla spalla: nove mesi dopo “fa ancora male”

(Adnkronos) –
Sono passati nove mesi dalla fine dell'ultima edizione di Ballando con le stelle, ma per Barbara D'Urso i problemi fisici legati alla partecipazione al programma non sono ancora del tutto risolti. La conduttrice, che aveva partecipato in coppia con Pasquale La Rocca, si era infortunata alla spalla sinistra, tanto da essere costretta a esibirsi con un tutore.  A distanza di mesi, le cure non sono ancora terminate. D'Urso ha raccontato nelle scorse ore sui social di essersi sottoposta a una serie di controlli, tra ecografie e accertamenti che riguardano diverse parti del corpo, compresa la tiroide. "La spalla sta ancora messa male, dobbiamo anche controllare il piede sinistro e il ginocchio destro", ha spiegato.  Per la spalla, infatti, è stata necessaria anche un'infiltrazione, una pratica a cui la conduttrice era già ricorsa durante la sua esperienza a Ballando con le stelle: "Le ho già fatte durante ballando, non ne voglio fare più", ha commentato, lasciando trasparire la sua insofferenza.  
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Partito Liberaldemocratico: “Programma Vannacci? Altro che ‘Futuro’, è ‘Medioevo Nazionale'”

(Adnkronos) – "Vannacci ha chiamato il suo partito Futuro Nazionale. Ma leggendo il suo programma, ora che è stato così gentile da pubblicarlo, ci si accorge che il nome più adatto sarebbe Medioevo Nazionale". Lo scrive in un post sui social il Partito Liberaldemocratico, postando una card con il logo del partito di Vannacci trasformato in 'Medioevo Nazionale' e sopra la scritta 'gas russo, no all'aborto, no alle unioni civili, militari nelle scuole, abolizione legge Mancino, patriarcato mediterraneo'. 
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