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Trovare le parole? Questione di memoria ma anche di pancia e gambe

(Adnkronos) – Nel bel mezzo di un discorso non si riesce a trovare la parola giusta per indicare un oggetto o un concetto: è lì sepolta da qualche parte del cervello, ma non si riesce a farla emergere. È capitato a tutti, nulla di grave se la cosa è sporadica, ma se invece comincia a diventare frequente, potrebbe essere la spia di un problema neurologico, legato all’invecchiamento o alla demenza. E gli stili di vita e la forma fisica hanno una grande importanza. Lo evidenzia un articolo appena pubblicato su ‘Frontiers in Aging Neuroscience’ da ricercatori di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs-Università Cattolica del Sacro Cuore che ha esplorato le performance della capacità di richiamare rapidamente dalla memoria delle parole, tecnicamente ‘fluidità verbale’ (verbal fluency) nel corso della vita e i fattori di protezione o di rischio, attraverso il Look Up 8+ Study.  Tra i 3.615 adulti tra 30 e 80 anni arruolati nello studio e sottoposti ad alcuni test neuro-psicologici per valutare il funzionamento del cervello – riferisce una nota – la verbal fluency ha mostrato un andamento non lineare, raggiungendo il picco intorno ai 45-50 anni e tendendo in seguito a ridursi progressivamente. "Questa ricerca evidenzia che le traiettorie cognitive iniziano a modificarsi già nella mezza età – spiega Francesco Landi, professore ordinario di Medicina interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, ortopediche e reumatologiche del Policlinico Gemelli – Il livello di istruzione emerge come uno dei determinanti più importanti della performance cognitiva, con un importante effetto protettivo. Chi aveva un grado di istruzione più elevato, presentava infatti risultati significativamente migliori nella verbal fluency e questo sottolinea il possibile ruolo della ‘riserva cognitiva’ lungo il corso della vita". Gli stili di vita possono avere un impatto significativo sulla salute cognitiva. Attività fisica, alimentazione sana – aderenza alla dieta mediterranea – e valori normali di glicemia sono risultati tutti associati indipendentemente ad una migliore verbal fluency. Al contrario, l'adiposità addominale, la ‘pancia’, sembra rappresentare un importante elemento di vulnerabilità. "Una maggiore adiposità a disposizione centrale – continua Landi – si associa ad una peggiore verbal fluency e, soprattutto, modifica l'associazione tra età e performance cognitiva. E questo è probabilmente uno dei risultati più innovativi dello studio". 
Anche muscoli e cervello sembrano invecchiare in modo interconnesso. "Una peggiore performance degli arti inferiori, misurata attraverso il chair stand test (noto come test della sedia) – aggiunge Landi – è risultata associata a una peggiore verbal fluency. Il risultato suggerisce una possibile connessione funzionale tra adiposità, mobilità e invecchiamento cognitivo. Il take home message di questo studio – conclude Landi – rinforza insomma una visione dell’invecchiamento in salute come processo da costruire giorno per giorno, molto prima dell’inizio della vecchiaia. Mantenere un buon livello di attività fisica, una sana alimentazione, curare la salute metabolica e la funzione muscolare contribuiscono non solo alla salute cardiovascolare e fisica, ma anche alle performance cognitive".  
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Iran, Trump promette una guerra economica devastante: chi sono i partner di Teheran più a rischio

(Adnkronos) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump promette una guerra economica devastante contro l'Iran per tentare di sbloccare l'attuale situazione di stallo. Ma il tycoon già da tempo sta provando a piegare economicamente il Paese, con Washington che ha imposto pesanti sanzioni a Teheran colpendo membri della leadership iraniana e prendendo di mira le vendite di petrolio della Repubblica islamica con il blocco al largo dello Stretto di Hormuz. Ora, però, gli Usa puntano ad intervenire anche sulle reti clandestine di commercio e sui circuiti bancari che permettono all’Iran di eludere le sanzioni e procurarsi armi e sui suoi partner commerciali.  Secondo il Dipartimento del Tesoro Usa questi interventi richiederanno un giro di vite sulle reti che operano soprattutto attraverso Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Singapore. Proprio da Abu Dhabi – a poche ore dal colloquio telefonico tra Donald Trump e il presidente emiratino, Mohamed bin Zayed Al Nahyan – è arrivato un primo passo in questa direzione con l'annuncio nelle ultime ore di uno stop immediato a "tutti gli scambi economici e commerciali, alle transazioni finanziarie con l'Iran".   
Ma quali sono i partner commerciali di Teheran che potrebbero essere colpiti dalla ritorsione Usa? Tra i paesi più "a rischio" rappresaglie ovviamente sulla carta ci sarebbe la Cina. Pechino è il principale partner commerciale di Teheran e il principale acquirente del suo petrolio. Oltre un quarto degli scambi commerciali dell’Iran nel 2024 sono stati infatti con la Cina, per un valore di 18 miliardi di dollari di importazioni e 14,5 miliardi di dollari di esportazioni, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc).  Da anni, osserva il 'New York Times', "la Cina è praticamente l’unico grande Paese disposto a sfidare apertamente le sanzioni occidentali sul petrolio iraniano, arrivando ad acquistare fino al 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. Negli ultimi mesi, tuttavia, la capacità dell’Iran di trasportare petrolio via mare è stata quasi completamente bloccata da un blocco navale statunitense". Gli ultimi dati forniti dalle autorità doganali iraniane, aggiornati a gennaio 2026 e citati dall'Afp, riportano 13,4 miliardi di dollari di importazioni e 10,91 miliardi di dollari di esportazioni nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto. Dal punto di vista cinese, comunque, gli scambi commerciali rappresentano solo una parte minima della bilancia commerciale cinese. "Non sarebbe catastrofico per la Cina se il suo commercio o la sua capacità di importare petrolio iraniano venissero compromessi", ha sottolineato William Figueroa, esperto di relazioni sino-iraniane presso l’Università di Groningen, nei Paesi Bassi citato dal 'New York Times'.  La quota di greggio che la Cina importa dall'Iran infatti potrebbe essere sostituita con forniture provenienti da altri paesi. L'Iran, invece, importa dalla Cina principalmente macchinari industriali, apparecchiature elettroniche, automobili e metalli In ogni caso non si è fatta attendere la risposta di Pechino alle minacce Usa. "Le sanzioni e le pressioni economiche" sull'Iran "non aiuteranno a risolvere il problema", ha sottolineato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. "La Cina esorta tutte le parti coinvolte ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici". Anche l'India potrebbe subire le ripercussioni. Teheran era un tempo il principale fornitore energetico di Nuova Delhi. Le sanzioni americane hanno però spinto l'India a ridurre i rapporti con Teheran e, secondo i dati ufficiali dell’ambasciata indiana in Iran, il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi è diminuito drasticamente negli ultimi anni, osserva il 'New York Times'. Secondo questi dati, nell’anno fiscale 2025-2026, il commercio bilaterale complessivo è ammontato a 1,63 miliardi di dollari, in forte calo rispetto agli oltre 17 miliardi di dollari del 2018-2019. L’India, che sta cercando di diversificare le proprie forniture di petrolio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, importava circa 276.000 barili di petrolio al giorno a metà aprile, secondo la società di analisi Kpler citati dall'Afp. Nel 2024 il 30,6% delle importazioni iraniane proveniva dagli Emirati Arabi Uniti che hanno annunciato lo stop degli scambi economici e commerciali importavano per un valore di circa 21 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Omc. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentavano inoltre la terza destinazione delle esportazioni iraniane, per un valore di circa 7 miliardi di dollari, pari al 12% delle esportazioni complessive. Secondo le autorità doganali iraniane, nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, riferisce l'Afp, le esportazioni dall’Iran verso gli Emirati ammontavano a 6,4 miliardi di dollari, mentre le importazioni raggiungevano 14,81 miliardi di dollari – una cifra superiore a quella registrata negli scambi con la Cina nello stesso periodo. Anche Turchia e Pakistan sono partner commerciali dell'Iran che potrebbero subire conseguenze delle minacce di Trump. "E' politicamente e geopoliticamente molto importante che entrambi questi Paesi mantengano buone relazioni con l’Iran. Ed è proprio qui che, secondo me, l’amministrazione Trump incontrerà grandi difficoltà", ha sottolineato al 'New York Times', Esfandyar Batmanghelidj, Ceo della Bourse & Bazaar Foundation, un think tank con sede a Londra specializzato nell’economia iraniana. La Turchia, terzo partner commerciale dell’Iran, ha esportato verso Teheran 5,6 miliardi di dollari di merci nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, secondo i dati delle autorità doganali iraniane citati dall'Afp. Nello stesso periodo, la Turchia ha invece importato dall’Iran 7,91 miliardi di dollari di prodotti, una parte significativa dei quali costituita da prodotti energetici iraniani. Nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto, le esportazioni iraniane verso il vicino Iraq hanno raggiunto un valore di 7,91 miliardi di dollari, a fronte di circa 450 milioni di dollari di importazioni dall’Iraq. Burcu Ozcelik, ricercatrice presso il Royal United Services Institute di Londra, ha affermato al 'New York Times', che anche l’Iraq è vulnerabile alla pressione economica americana, a causa dei suoi continui rapporti commerciali con l’Iran. Le sanzioni americane hanno già colpito gruppi iracheni legati all’Iran. Tuttavia, Ozcelik ha osservato che imporre sanzioni più ampie ai partner commerciali dell’Iran sarebbe molto più complesso. La loro applicazione, ha spiegato, "sarà lenta, disomogenea e difficile da monitorare". Inoltre, ha aggiunto, è tutt’altro che certo che "una maggiore pressione produca il comportamento politico che Trump sta cercando di ottenere". Anche la Russia che è già colpita dagli Usa per la guerra in Ucraina potrebbe essere ulteriormente colpita. Le importazioni russe dall’Iran ammontavano a 930 milioni di dollari nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, mentre le esportazioni russe verso l’Iran raggiungevano 1,36 miliardi di dollari, secondo i dati delle autorità doganali iraniane. Nel 2022, la Russia scambiava cereali, oro e legname con prodotti agricoli iraniani, secondo la Banca Mondiale. Da allora, la cooperazione si è rafforzata, anche attraverso scambi di materiale militare. Il quotidiano britannico The Telegraph ha riferito dell’esistenza di una nuova rotta commerciale tra i due Paesi attraverso il Mar Caspio. Alla fine di luglio, l’Ucraina ha rivendicato un attacco contro "una nave sottoposta a sanzioni internazionali che venivano utilizzati per trasportare carichi militari tra l’Iran e la Russia".   La guerra con l'Iran è quindi "entrata in una nuova fase", ha dichiarato intanto il vicepresidente americano JD Vance al Clay Travis & Buck Sexton Show. "Siamo ora, per così dire, in una nuova fase in cui lo strumento più efficace che abbiamo è la pressione economica che possiamo esercitare su di loro", ha spiegato, sottolineando che nelle ultime settimane l'Iran "ha subito molta più pressione di noi". Secondo il vicepresidente, gli Stati Uniti sono riusciti a far transitare quantità significative di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante gli attacchi iraniani alle navi commerciali, contribuendo così ad attenuare i prezzi dell'energia e contemporaneamente a colpire l'economia iraniana. "Vogliono che la loro economia venga strangolata per sempre oppure vogliono avere un rapporto migliore con l'Occidente?", ha chiesto Vance. Il vicepresidente ha poi ribadito che l'obiettivo di Washington non è soltanto assicurarsi che gli impianti nucleari iraniani restino distrutti, ma impedire a Teheran di tentare di ricostruirli. "Il presidente ha detto che l'Iran non può avere un'arma nucleare. I loro impianti nucleari sono stati distrutti, ma la domanda è: cercheranno di ricostruirli? – ha affermato – Fondamentalmente, quello che stiamo cercando di fare è creare una nuova realtà sul terreno in cui non solo possiamo dire con certezza che i loro impianti sono stati distrutti, ma possiamo anche dire con certezza che non proveranno mai a ricostruirli".  "Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo da lore per dire che o siete con noi o contro di noi", quanto ha affermato intanto il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, parlando del messaggio inviato agli alleati da Trump con l'annuncio della sua nuova offensiva economica all'Iran. Intervistato da Cnbc, Bessent ha detto che anche la Cina "deve entrare nel programma", rispondendo però a chi gli chiedeva se Washington farà pressioni su Pechino che "è meglio avere in privato molte di queste conversazioni". Secondo Bessent, il piano di aumento delle sanzioni e di vera offensiva economica rende meno probabile il ritorno degli Usa a ampie operazioni di combattimento contro il Paese. "Se esercitiamo il massimo della pressione economica, allora questo significa che probabilmente non ci sarà una ripresa in larga scala", ha detto. "Voglio sottolineare che questo vale per questo momento", ha poi aggiunto. Bessent ha poi espresso la convinzione che la pressione ulteriore che verrà esarcitata dalle sanzioni porteranno al "collasso" sul regime. "Avrà un peso sull'Iran e faremo collassare il regime", le parole del segretario al Tesoro.  Da parte sua, l'Iran protesta definendo le nuove sanzioni economiche annunciate dagli Stati Uniti una forma di "terrorismo economico" e un "crimine contro l'umanità".  "La Repubblica islamica dell'Iran resta ferma e determinata nel difendere la propria sicurezza e i propri interessi nazionali e nel contrastare gli attacchi e le pressioni militari, economiche, politiche e psicologiche degli Stati Uniti", ha dichiarato il ministero degli Esteri di Teheran, aggiungendo che l'Iran farà ricorso a "tutti gli strumenti e le capacità nazionali" per contrastare le pressioni di Washington e tutelare i propri interessi nazionali.  
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Picco di ormoni sessuali per chi beve abitualmente caffè, lo studio

(Adnkronos) – Uno studio finlandese associa il consumo abituale di caffè a un maggior livello di ormoni sessuali negli uomini e nelle donne. La ricerca dell’Università di Oulu ha analizzato i dati di 2.264 persone nate in Finlandia nel 1966. "A parità di indice di massa corporea, gli individui che consumavano più caffè presentavano una minore quantità di grasso totale e viscerale e una maggiore massa muscolare rispetto a chi ne consumava meno. Le associazioni specifiche più marcate per sesso sono state osservate negli uomini: un consumo più elevato di caffè è risultato associato a un profilo glucosio-insulina più favorevole, a concentrazioni più alte di testosterone totale e a livelli più elevati di Shbg (globulina legante gli ormoni sessuali)", si legge nello studio. Nelle donne, le associazioni ormonali sono apparse più limitate, caratterizzandosi principalmente per livelli più alti di Shbg e valori più bassi di androgeni liberi.  I risultati suggeriscono "che i meccanismi ormonali potrebbero spiegare in parte la relazione tra il consumo di caffè e la salute metabolica. Tuttavia, trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati evidenziano delle associazioni piuttosto che rapporti di causa-effetto. Lo studio è particolarmente rilevante per la Finlandia, uno dei Paesi al mondo con il più alto consumo di caffè, dove la media annua si aggira intorno agli 11,8 chilogrammi pro capite. I ricercatori – conclude lo studio – affermano che tali risultati costituiscono una base per lavori futuri volti a stabilire se sia il caffè stesso a determinare questi cambiamenti biologici e a identificare i composti responsabili". Tali aspetti sono attualmente oggetto di indagine su modelli animali, con l’obiettivo a lungo termine di passare a studi più approfonditi sull'uomo.  
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Meteo, doppia svolta in arrivo: maltempo, fresco e poi nuovo caldo africano sull’Italia

(Adnkronos) – Meteo di fine agosto movimentato per l'Italia: la prossima settimana inizierà con una perturbazione atlantica che porterà temporali e rovesci, anche intensi, su diverse regioni. Dopo il passaggio del maltempo è però attesa una nuova rimonta dell’anticiclone africano, con temperature in forte aumento e punte fino a 35-38°C. E verso fine mese potrebbe arrivare una seconda perturbazione: ecco cosa dicono le ultime previsioni meteo.  
Il primo peggioramento è atteso tra la notte di lunedì 24 agosto e le prime ore di martedì 25 agosto. Sul Nord Atlantico si sta approfondendo una vasta struttura di bassa pressione (ciclone) che a più ripresa invierà perturbazioni verso il bacino del Mediterraneo innescando veloci fasi di maltempo alternate a pause asciutte. Le precipitazioni più significative potrebbero interessare Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia occidentale, dove non sono esclusi rovesci e temporali localmente intensi. Qualche rovescio potrebbe interessare pure parte del Nord Est e del Centro (Toscana, Marche, Umbria e Lazio). A far notizia saranno soprattutto i termometri che subiranno un calo sensibile, con valori che potrebbero portarsi fin sotto le medie climatiche.  Il quadro meteorologico cambierà rapidamente già da mercoledì 26 agosto quando è prevista la rimonta di un più vasto anticiclone subtropicale africano che farà da scudo invalicabile per buona parte della settimana, gonfiandosi e garantendo la piena prosecuzione dell'estate. Le temperature si manterranno ampiamente sopra le medie stagionali, con picchi che potranno facilmente sfiorare o superare la soglia dei 35-38°C, in particolare nelle aree interne di Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia.  Verso gli ultimi giorni del mese i modelli inizia a fiutare l'arrivo di una seconda perturbazione atlantica che potrebbe coinvolgere questa volta più regioni andando ad interagire con il caldo preesistente (rischio fenomeni meteo intensi). Insomma, la parte conclusiva di Agosto si preannuncia alquanto dinamica con l'Italia divisa tra fronti atlantici e improvvise rimonte anticicloniche.   
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Controesodo agosto, traffico in aumento: bollino rosso tra sabato e domenica

(Adnkronos) –
Traffico in aumento sulle principali strade e autostrade italiane, con i picchi concentrati soprattutto tra la domenica e il lunedì. Secondo quanto riferisce Viabilità Italia, il Centro di coordinamento nazionale in materia di Viabilità, per oggi, venerdì 21 agosto, è previsto bollino giallo al mattino e rosso in serata, corrispondente a traffico intenso con possibile criticità. Domani, sabato 22, il rosso è previsto al mattino e il giallo alla sera. Domenica 23 agosto il traffico sarà intenso nella prima parte della giornata e potrà presentare criticità nella seconda, mentre lunedì 24 il bollino rosso riguarda il mattino e quello giallo la sera.  
Fino al 31 agosto non vengono segnalati bollini neri. Dopo alcuni giorni con flussi meno sostenuti, una nuova fase di maggiore intensità è prevista nell'ultimo fine settimana del mese. Giovedì 27 il traffico passerà da normale al mattino a intenso la sera. Venerdì 28 sono indicati bollino giallo al mattino e rosso alla sera; sabato 29 rosso nella prima parte della giornata e giallo nella seconda. Domenica 30 sono previsti giallo al mattino e rosso alla sera, mentre lunedì 31 il calendario indica possibile criticità al mattino e traffico intenso in serata. Il prospetto di Viabilità Italia riporta anche i divieti di circolazione per i veicoli di massa superiore a 7,5 tonnellate. Nei giorni ancora interessati dalle limitazioni, il fermo è previsto sabato 22 e sabato 29 agosto dalle 8 alle 16 e domenica 23 e domenica 30 dalle 7 alle 22.  
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Caldo africano, continua la tregua: oggi nessun bollino rosso, ma da domani cambia tutto

(Adnkronos) – Il caldo non cede il passo, almeno al Centro-Sud. Mentre, infatti, continuano i temporali al Nord, accompagnati anche da gradinate ed altri eventi estremi, oggi, venerdì 21 agosto, è previsto bollino arancione (livello 2 che indica condizioni che possono rappresentare un rischio per la salute) a Bari, Campobasso, Palermo e Pescara. Nessun bollino rosso tra le 27 città monitorate dal Ministero della Salute. Ma già da domani, sabato 22, le cose cominceranno a cambiare.  I bollini rossi (livello 3, condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo su anziani, i bambini molto piccoli) compariranno di nuovo a Bari e Palermo. E' quanto riporta il bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute. Sempre sabato le città con bollino giallo saranno: Ancona, Campobasso, Catania, Latina, Messina, Napoli, Pescara, Reggio Calabria e Roma. Le altre (Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Milano, Perugia, Rieti, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo).  Come ha spiegato Mattia Gussoni, esperto de IlMeteo.it, all'Adnkronos, nel weekend secondo le ultime previsioni ci sarà un sensibile miglioramento, dopoo l'ondata di maltempo che ha colpito nelle ultime ore le regioni settentrionali, "con qualche piovasco solo nel pomeriggio di sabato ancora al Nord Est ma poi il cielo si pulirà". Ma guai ad abiturarsi, perché verso la metà della prossima settimana tornerà di nuovo l'anticiclone africano che porterà soprattutto al Sud le temperature ancora una volta oltre i 35 gradi centogradi.  
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Finlandia, sospetta violazione dello spazio aereo da velivolo russo: scatta l’indagine

(Adnkronos) – Nel giorno in cui Mosca ha attaccato Helsinki per le forniture di armi all'Ucraina, la Finlandia sospetta che un velivolo russo abbia violato nel pomeriggio il suo spazio aereo del Paese, nella parte occidentale del Golfo di Finlandia. A renderlo noto è il ministero della Difesa finlandese.  "Ogni presunta violazione dello spazio aereo viene presa seriamente. È in corso un'indagine", ha dichiarato il ministro Antti Hakkanen, citato in una nota.  La fornitura di armi all'Ucraina da parte della Finlandia non resterà impunita, ha intanto attaccato oggi la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, nel corso di un briefing con la stampa. "Le armi finlandesi che attraversano il confine ucraino diventano automaticamente un obiettivo legittimo per le forze armate russe. Nessun attacco ostile proveniente da Helsinki resterà impunito. Seguirà una risposta misurata, nel pieno rispetto dei nostri interessi nazionali", ha dichiarato Zakharova. 
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Superenalotto, la combinazione vincente di oggi 23 agosto: centrati nove 5

(Adnkronos) – Nessun 6 né 5+1 al concorso del Superenalotto di oggi, giovedì 20 agosto 2026. In nove hanno invece messo a segno un '5', incassando rispettivamente 20.809,46 euro. Alla prossima estrazione il jackpot per il '6' sarà di 212,5 milioni di euro.  La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.  Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: – con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; – con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; – con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; – con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; – con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.  E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.  Questa la combinazione del Superenalotto di oggi 20 agosto: 14, 18, 26, 51, 64, 71. Numero Jolly: 77. SuperStar: 49.  
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Terremoto in Perù, trema il sud: scossa magnitudo 6,7 a Upahuacho

(Adnkronos) – Un terremoto di magnitudo 6,7 ha colpito oggi il sud del Perù. Secondo i sismologi statunitensi, l'epicentro del sisma è stato localizzato circa 40 chilometri a nord-ovest di Upahuacho, a quasi 800 chilometri dalla capitale Lima, a una profondità di 66 chilometri. Al momento non si registrano vittime né danni. L'Istituto geofisico del Perù ha invece stimato una magnitudo di 7,2.  
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Mps, fonti: “Ipotesi ‘smembramento’ Bpm e nodo extra-dividendo, doppia Ops non esente da rischi”

(Adnkronos) – Via libera del Cda del Monte alla doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali. E la partita più complessa resta quella legata alla strategia difensiva di Lovaglio, soprattutto per la posizione di Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda con una quota vicina al 30%. Il gruppo francese aveva già espresso la propria contrarietà a una combinazione tra Banco Bpm e Mps, contribuendo alla chiusura delle trattative esplorative tra i due istituti, annunciata il 31 luglio. Perché la nuova operazione su banco Bpm possa avere concrete possibilità di successo, sarà quindi decisivo capire se Lovaglio sia riuscito a riaprire un canale con i francesi e, soprattutto, a mettere sul tavolo una proposta capace di modificarne la posizione. È proprio su questo punto che si concentra la questione. Per evitare di “smembrare” Mps, si potrebbe infatti finire per smembrare Banco Bpm. Fonti finanziarie ascoltate dall’AdnKronos ritengono plausibile che, nell’ambito delle operazioni approvate dal CdA di Mps su Banco Bpm e Banca Generali, possa rientrare in gioco anche Crédit Agricole. Secondo quanto si apprende dalle stesse fonti, una volta completata l’Ops di Mps su Banco Bpm, il gruppo francese potrebbe acquisire una parte delle filiali dell’istituto. In questo modo, Crédit Agricole non resterebbe a bocca asciutta: oltre a ottenere asset di interesse, potrebbe ritrovarsi tra i principali soci della nuova banca nata dall’integrazione tra Mps, Banco Bpm e Banca Generali. 
Un altro azionista di peso sarebbe poi Generali. Aderendo all’Ops di Mps su Banca Generali, sempre quanto apprende l'AdnKronos dalle stesse fonti, il Leone entrerebbe infatti nell’azionariato della nuova entità che, a sua volta, manterrebbe una partecipazione di primo piano in Generali, attraverso l’attuale quota del 13,32% detenuta da Mps tramite Mediobanca. Resta infine la promessa di Lovaglio di riconoscere un “extra-dividendo” agli azionisti di Mps. Ed è proprio qui che si apre un ulteriore interrogativo: come verrà finanziato? Mps potrebbe vendere una parte della propria partecipazione nel Leone di Trieste? E, soprattutto, a chi potrebbe essere ceduta? Sono domande che, secondo le stesse fonti finanziarie, potrebbero essere decisive per capire la reale struttura dell’operazione. 
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