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Migranti, Meloni: “In Ue molti condividono Italia su priorità difesa sicurezza”

(Adnkronos) – Sui migranti, "già oggi la stragrande maggioranza delle Nazioni europee condivide la posizione che l'Italia ha espresso in questi giorni. Cioè che la priorità dell'Europa sia proteggere le frontiere esterne dall'immigrazione incontrollata, escludere ogni rischio di sicurezza e terrorismo, difendere la libertà di circolazione che è alla base del sistema Schengen". Lo sottolinea la premier Giorgia Meloni in un'intervista al direttore di 'MF-Milano Finanza' Roberto Sommella ricordando che "la grave crisi migratoria che si è aperta a Ceuta e la possibile nuova ondata, prevista dalle stesse autorità spagnole per il 15 agosto, ci impongono la massima attenzione e la necessità di continuare ad adottare tutte le misure necessarie".  "In questi anni- sottolinea – abbiamo dimostrato sul fronte migratorio come su altri temi che l'approccio dell'Europa può cambiare. E il governo italiano continuerà a avorare affinché i risultati raggiunti finora si possano consolidare e si possa fare di più e meglio". "Percorrendo, ad esempio – suggerisce – la strada aperta dal Regolamento rimpatri sugli hub nei paesi terzi, come su altre soluzioni innovative al di fuori dell'Europa".  Sul fronte energia, dopo avere ottenuto dall'Europa una flessibilità di bilancio "che in molti pensavano impossibile" ora il governo cercherà "di utilizzare al meglio le risorse aggiuntive ora disponibili sul fronte energia per mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi" su famiglie e imprese, continua la premier spiegando che "la Commissione Europea ha già definito gli ambiti di spesa ammissibili e in questo quadro il governo identificherà quelle che ritiene più utili ed efficaci".  Inoltre, aggiunge, "verificheremo la possibilità di utilizzare queste risorse per incentivare lo sviluppo e l'acquisto di tecnologie prodotte in Italia e in Europa per sostenere il nostro tessuto produttivo e rafforzare la nostra competitività".  Capitolo banche. “Non siamo parte attiva nelle attuali dinamiche di mercato che interessano il settore bancario. Il governo ne era in parte coinvolto, quando aveva il controllo del Monte dei Paschi di Siena, banca che noi abbiamo ereditato agonizzante e che abbiamo riportato in salute. Oggi Mps, la banca più antica d'Italia e del mondo, fortemente radicata sul territorio, è tornata in salute ed è diventata il pezzo pregiato su cui si concentrano le attenzioni. Mi auguro che dalle dinamiche di mercato possa emergere un sistema ancor più solido e concorrenziale, capace di produrre benefici per famiglie e imprese. E che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità”, le parole della presidente del Consiglio.  Circa la scalata di Unicredit su Commerzbank da parte di Unicredit, per la premier "si tratta di un'operazione di mercato nella quale il governo italiano non ha avuto alcun ruolo. Quello che posso dire è che mi auguro che Unicredit possa continuare ad avere solidi radici italiane e che tra l'istituto di credito e le autorità tedesche possa instaurarsi un dialogo collaborativo”.  
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Ucraina-Russia, summit Trump-Putin un anno dopo: ‘spirito di Anchorage’ svanito nel nulla e pace ancora lontana

(Adnkronos) – Sono passati dodici mesi dallo storico vertice di Ferragosto nella base aerea di Elmendorf-Richardson di Anchorage, in Alaska, al termine del quale sia Donald Trump che Vladimir Putin si dicevano entusiasti per aver gettato le basi di una tregua senza precedenti. "Un incontro da dieci", dichiarava un ottimista Trump, secondo cui un successivo ipotetico vertice, con la presenza anche di Volodymyr Zelensky, sarebbe stato "decisivo", assicurando che tutte le questioni erano state risolte "tranne una". Più cauto si mostrava il leader del Cremlino, che parlava di un semplice "punto di partenza" verso un accordo, celebrando soprattutto la ripresa dei rapporti "pragmatici" tra Mosca e Washington. Per mesi la diplomazia russa ha continuato a evocare lo "spirito di Anchorage" come il simbolo di una nuovo inizio e il ritorno della Russia sulla scena internazionale, cornice formale necessaria per uscire dal conflitto. Oggi, 365 giorni dopo, di quell'atmosfera restano poche tracce.   Il divario tra le parti e il cambio di atteggiamento di Trump si sono inaspriti con il passare dei mesi, trasformando l'ottimismo iniziale in malcelato scetticismo e in uno scontro diplomatico aperto. Se subito dopo il summit il presidente statunitense garantiva che Putin volesse "porre fine alla guerra tanto quanto lui", la Casa Bianca ha dovuto presto prendere atto dell'inconciliabilità delle posizioni. La delusione americana si è tradotta nell'imposizione di nuove sanzioni contro Mosca e nel mancato rinnovo del trattato New Start sulla limitazione delle armi nucleari. Dal canto suo, il Cremlino ha iniziato a mettere in dubbio la buona fede di Washington. A giugno, lo stesso ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha espresso apertamente i sospetti di Mosca: "Non voglio nemmeno immaginare che l'Alaska sia stata concepita solo per guadagnare tempo e rafforzare militarmente l'Ucraina".  A inizio anno, gli Stati Uniti avevano promosso un ciclo di negoziati diretti con Russia e Ucraina sulla base di una bozza in 28 punti emersa dopo i colloqui di Anchorage, poi ridotta a 19 punti. Gli sforzi si sono tuttavia incagliati proprio sul nodo principale sollevato in Alaska: la questione territoriale. Mosca chiedeva il riconoscimento delle proprie pretese sull'est dell'Ucraina (il Donbass) e la revoca delle sanzioni in cambio del congelamento delle avanzate altrove, un "compromesso" che Kiev ha respinto categoricamente considerandolo sinonimo di capitolazione. L'Ucraina ha preteso un cessate il fuoco immediato lungo l'attuale linea del fronte, rinviando lo status dei territori a successive trattative. L'incontro di soli 30 minuti a luglio a Manila tra il segretario di Stato Marco Rubio e Lavrov ha certificato di fatto il fallimento del processo iniziato in Alaska: Rubio ha ammesso che serviranno "nuove idee e proposte" accettabili per entrambi i Paesi.  
A complicare il quadro strategico si è aggiunto lo spostamento dell'attenzione di Washington verso la crisi con l'Iran esplosa a fine febbraio. Questo riposizionamento ha progressivamente ridotto lo spazio politico dedicato alla mediazione in Europa orientale, lasciando i due Paesi belligeranti convinti che solo la forza delle armi possa modificare i rapporti di forza al tavolo delle trattative. La celebre frase pronunciata da Trump in Alaska – "Non c'è alcun accordo finché non c'è un accordo" – si è rivelata una profezia al contrario: in mancanza di un'intesa formale, lo stallo politico è degenerato in una pericolosa corsa al rialzo sul piano militare. 
Lontano dai riflettori e dalle illusioni di Anchorage, il conflitto si è trasformato in una brutale guerra di logoramento ad alta intensità. Come osservato da analisti vicini al Cremlino, citati dall'Afp, lo "spirito di Anchorage" si è del tutto dissipato per far posto all'escalation. Entrambi gli schieramenti sembrano convinti che solo la pressione militare sul campo possa costringere l'avversario a fare concessioni al futuro tavolo della pace. Parallelamente al fallimento della diplomazia, la situazione militare è radicalmente peggiorata, portando a un livello di violenza e a un numero di vittime civili che non si registravano dalle prime fasi dell'invasione.  La Russia ha intensificato i raid missilistici sulle città ucraine e ha bloccato le esportazioni nel Mar Nero colpendo le infrastrutture portuali, mentre le sue forze terrestri continuano l'offensiva per occupare interamente il Donbass e la Novorossija (la 'Nuova Russia' di Putin, la fascia costiera del Mar Nero) sotto la guida del generale Valery Gerasimov. Di contro, Kiev ha risposto con una pesante campagna di attacchi a lungo raggio contro i siti energetici e i depositi russi, provocando una crisi del carburante su scala nazionale e costringendo le autorità occupanti a dichiarare lo stato di emergenza nella penisola di Crimea.  
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Europei nuoto, il programma di oggi: da Curtis a Quadarella, azzurri in gara e dove vederli

(Adnkronos) – Quarta giornata di gare in vasca agli Europei di nuoto di Parigi. Oggi, venerdì 14 agosto, nella capitale francese si assegnano nuove medaglie, con diverse speranze per gli azzurri. In mattinata torna in gara la primatista mondiale dei 50 dorso Sara Curtis, impegnata nelle batterie dei 50 stile libero. In serata impegnata anche Simona Quadarella, che dopo l'oro negli 800 stile libero cerca il bis nella finale dei 1500. Ecco orario, programma di oggi e dove vedere le gare in tv e streaming.  Ecco il programma degli Europei di nuoto con le gare di oggi, venerdì 14 agosto SESSIONE MATTUTINA 9.30 Batterie 50m stile libero donne – Elena Capretta, Sara Curtis, Silvia Di Pietro, Emma Virginia Menicucci 9.44 Batterie 50m rana uomini – Simone Cerasuolo, Nicolò Martinenghi, Ludovico Blu Art Viberti 10.01 Batterie 100m dorso donne – Costanza Cocconcelli, Federica Toma 10.18 Batterie 200m farfalla uomini – Federico Burdisso, Andrea Camozzi, Alberto Razzetti 10.34 Batterie 200m misti donne – Chiara Della Corte, Anita Gastaldi, Anna Pirovano 10.47 Batterie staffetta 4x100m stile libero mista – Italia 11.00 Batterie 1500m stile libero uomini – Luca De Tullio, Matteo Diodato SESSIONE SERALE 18.30 Finale 100m farfalla donne 18.36 Finale 200m stile libero uomini – Carlos D'Ambrosio 18.43 Finale 200m rana donne 18.50 Semifinali 100m dorso donne – ev. Costanza Cocconcelli, Federica Toma) 18.59 Semifinali 50m rana uomini – ev. Simone Cerasuolo, Nicolò Martinenghi, Ludovico Blu Art Viberti 19.18 Semifinali 50m stile libero donne – ev. Elena Capretta, Sara Curtis, Silvia Di Pietro, Emma Virginia Menicucci 19.25 Semifinali 200m farfalla uomini – ev. Federico Burdisso, Andrea Camozzi, Alberto Razzetti 19.35 Semifinali 200m misti donne – ev. Chiara Della Corte, Anita Gastaldi, Anna Pirovano 19.51 Finale 50m dorso uomini – Thomas Ceccon 19.56 Finale 1500m stile libero donne – Simona Quadarella 20.16 Finale staffetta 4x100m stile libero mista – ev. Italia  Le gare di oggi, mercoledì 12 agosto, agli Europei di nuoto saranno visibili in diretta su Rai 2 Hd, Sky Sport Uno (canale 201) e Sky Sport Max (206). La rassegna sarà visibile anche in streaming su Rai Play, Sky Go, NOW ed European Aquatics Tv.  
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Europei atletica, oggi quinta giornata: da Battocletti a Tamberi, il programma e dove vedere gli azzurri

(Adnkronos) – Quinta giornata di gare agli Europei di atletica di Birmingham. Oggi, venerdì 14 agosto, continua la rassegna continentale in Inghilterra. Occhi puntati sulla finale femminile dei 10.000 metri femminili con Nadai Battocletti alla caccia del secondo oro dopo quello conquistato nei 5.000 metri, con la finale in programma alle 20.45.un quarto d'ora dopo il via alla finale del salto in alto con Gianmarco Tamberi che difende il titolo conquistato due anni fa allo stadio Olimpico di Roma. Ecco il programma delle gare di oggi, gli orari e dove vederle in tv e streaming.  11.35 Eptathlon, 100 ostacoli (Sveva Gerevini)  11.40 Tiro del giavellotto (femminile), qualificazioni (Paola Padovan)  11.50 Salto con l’asta (maschile), qualificazioni (Matteo Oliveri)  12.05 4×400 (maschile), batterie (Italia) 12.25 Eptathlon, salto in alto (Sveva Gerevini)  12.35 4×400 (femminile), batterie (Italia) 13.05 1500 metri (femminile), batterie (Pietro Arese, Joao Bussotti) 20.35 Eptathlon, getto del peso (Sveva Gerevini)  20.45 10.000 metri (femminile), finale (Nadia Battocletti, Federica Del Buono, Elisa Palmero) 21.00 Salto in alto (maschile), finale (Gianmarco Tamberi, Christian Falocchi, Matteo Sioli, Edoardo Stronati) 21.30 Lancio del disco (femminile), finale 21.40 400 ostacoli (maschile), finale (Alessandro Sibilio) 21.55 Eptathlon, 200 metri (Sveva Gerevini) 22.25 200 metri (maschile), finale (Fausto Desalu) 22.46 800 metri (femminile), finale (Eloisa Coiro)  Le gare di oggi agli Europei di atletica saranno visibili in diretta e in chiaro su Rai 2 (in queste fasce orarie: 11:30-13; 21- fine gare) e Rai Sport Hd (dalle 13 alla fine della sessione mattutina e in serata dalle 21), ma anche su Sky Sport Uno e Sky Sport Arena, oltre che su Sky Sport 252. Tutti gli appuntamenti saranno poi visibili in streaming su Rai Play, Sky Go, NOW, Eurosport 1, Discovery Plus, HBO Max e Dazn.  
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Portaerei Lincoln, Hegseth nega condizioni difficili. La Uss Washington presto in Medio Oriente per sostituirla

(Adnkronos) – Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha ridimensionato le notizie sulle difficili condizioni a bordo della portaerei Uss Abraham Lincoln, impegnata in Medio Oriente e in mare da oltre 250 giorni, sostenendo che siano state "completamente travisate". "Ci assicuriamo che ogni nave, ogni membro dell'equipaggio e ogni comandante abbia tutto ciò che possiamo fornire in ogni singolo momento – ha dichiarato Hegseth durante una visita a Panama – Alcuni dispiegamenti sono più lunghi di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in alto mare, in quelle condizioni difficili e con meno scali nei porti, è incredibile". Le dichiarazioni arrivano mentre il 'Wall Street Journal' rivela che gli Stati Uniti si preparano a inviare in Medio Oriente la portaerei Uss George Washington per sostituire proprio la Lincoln. Lo riferiscono al Wall Street Journal funzionari americani, precisando che l'avvicendamento rientra in un piano di rotazione già programmato prima delle recenti polemiche sulle condizioni a bordo della Lincoln. Partita a novembre per una missione nel Pacifico, la portaerei era stata dirottata in Medio Oriente a gennaio, partecipando alla campagna di bombardamenti dell'operazione Epic Fury e, successivamente, al blocco statunitense dei porti iraniani. 
I democratici al Congresso americano chiedono risposte sulle condizioni della Uss Abraham Lincoln. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto chiarimenti a Hegseth e al segretario ad interim della Marina Hung Cao sulle condizioni a bordo. In una lettera, Blumenthal ha denunciato "diffuse segnalazioni di carenze di forniture di base, contaminazione dell'acqua, problemi idraulici, deterioramento della salute mentale, problemi di sicurezza sul ponte e disservizi nel sistema postale", che avrebbero provocato ritardi di mesi nella consegna di numerosi pacchi destinati all'equipaggio. La Lincoln è in missione da oltre 250 giorni e, secondo Blumenthal, non tocca terra da più di 200, stabilendo un record di permanenza consecutiva in mare. A destare particolare allarme sono le notizie, riportate da Navy Times e Stars and Stripes, di diversi marinai che sarebbero stati fermati nel tentativo di gettarsi in mare. Durante un recente e teso incontro a San Diego, circa 200 familiari dei militari a bordo hanno espresso le loro preoccupazioni direttamente ai vertici della Marina, tra cui Cao e i viceammiragli Douglas Verissimo e Joseph Cahill, denunciando il forte stress psicologico provocato dal continuo prolungamento della missione. Una donna ha accusato i vertici di aver "spezzato il rapporto di fiducia tra noi e la leadership", mentre un'altra ha raccontato in lacrime che il marito le aveva scritto quello stesso giorno di sperare di "non svegliarsi domani". Il deputato democratico Mike Levin ha descritto condizioni segnate da "docce ammuffite, bagni rotti, lavanderia fuori uso per settimane, lunghi periodi senza acqua calda" e pasti ridotti, in alcuni casi, a "mezza tazza di riso e due tortillas". Contattata da Cbs News, la Marina americana ha tuttavia ridimensionato l'allarme. Un funzionario ha dichiarato che, sulla base delle informazioni disponibili, "non abbiamo riscontrato un aumento delle segnalazioni di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio a bordo", assicurando la presenza di consulenti, cappellani e personale medico e psicologico. Ai familiari, i vertici della Marina hanno inoltre assicurato di essere al lavoro per inviare altri professionisti della salute mentale sulla portaerei. La Marina ha riconosciuto che la guerra ha interrotto i tradizionali canali di rifornimento in Medio Oriente, imponendo di dare priorità prima al cibo, poi ai prodotti per l'igiene e infine alla posta. Secondo il funzionario, tuttavia, le informazioni provenienti dalla nave confermano attualmente "accesso continuo ad acqua pulita, aria condizionata funzionante e opzioni alimentari salutari". 
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Ucraina, stop attacchi contro navi civili nel Mar Nero: la proposta di Kiev a Mosca

(Adnkronos) – L’Ucraina ha proposto alla Russia un accordo che prevedrebbe che entrambe le parti interrompano gli attacchi contro le navi civili nel Mar Nero in quello che sembra come un tentativo di riaprire un’importante rotta per il trasporto di cereali. Lo riferisce 'The Guardian' che cita Reuters. L'Ucraina avrebbe presentato la proposta attraverso un Paese terzo. Mosca non avrebbe ancora risposto.  La via marittima del Mar Nero è una rotta fondamentale per le esportazioni sia della Russia sia dell’Ucraina ed è utilizzata per trasportare cereali e altri prodotti alimentari essenziali in tutto il mondo. Da luglio, l’Ucraina ha di fatto chiuso la rotta alla navigazione commerciale russa. I suoi droni hanno colpito quasi 220 imbarcazioni nel Mar d’Azov e nel Mar Nero, tra cui petroliere, navi cargo che trasportavano cereali e traghetti passeggeri. La campagna di attacchi ha costretto la Russia a sospendere la navigazione attraverso un canale che collega il Mar Caspio al Mar d’Azov attraverso una rete di fiumi russi. La rotta passa attraverso lo Stretto di Kerč, tra la Crimea occupata e la Russia, e prosegue verso lo Stretto del Bosforo, in Turchia. Nello stesso periodo, la Russia ha intensificato gli attacchi contro i porti meridionali dell’Ucraina, infliggendo un duro colpo al settore agricolo del Paese. Circa il 90% delle esportazioni di cereali e girasole parte dai porti di Odessa e dai vicini Chornomorsk e Pivdenne. Intanto il sistema di difesa aerea russo ha abbattuto due droni diretti verso Mosca. Lo ha riferito il sindaco della capitale, Sergej Sobianin, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa russa Tass. "Le forze di difesa aerea del ministero della Difesa hanno distrutto due droni diretti verso Mosca. Gli specialisti dei servizi di emergenza stanno operando sul luogo della caduta dei detriti", ha scritto il ministero sul social network russo Max. L'ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta preparando un piano strategico completo, volto a migliorare l'immagine pubblica e la reputazione dell'Ucraina in Polonia, secondo quanto riportato dal quotidiano polacco Dziennik Gazeta Prawna (Dgp). Il programma si concentra sulla diplomazia pubblica e prevede il coinvolgimento di un'agenzia esterna di pubbliche relazioni, riferisce il Dgp. I funzionari ucraini intendono interagire con i gruppi simpatizzanti nella società polacca attraverso campagne informative mirate, che mettano in luce l'attuale minaccia russa alla sicurezza e la passata cooperazione bilaterale, afferma il giornale. L'amministrazione di Zelensky mira anche a rafforzare i legami istituzionali con le imprese, i think tank e i media polacchi. Allo stesso tempo, i servizi segreti sarebbero stati incaricati di cercare prove di un eventuale sostegno finanziario russo a gruppi anti-ucraini in Polonia. Secondo fonti citate dalla Dgp, Kiev ha valutato tre strategie per gestire le sue future relazioni con Varsavia prima di optare per un approccio più proattivo, sostenuto da Iryna Vereshchuk, vice capo dell'ufficio presidenziale. Vereshchuk conosce bene la Polonia, essendo nata a Rava-Ruska, una città nell'Ucraina occidentale vicino al confine polacco. Tra le altre opzioni, c'era quella di attendere che l'ondata di indignazione pubblica si placasse, una strategia già adottata da Kiev lo scorso maggio in seguito alle tensioni scoppiate per la denominazione di un'unità militare ucraina con il nome dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (Upa). In Polonia, l'Upa è principalmente associata ai massacri di polacchi in Volinia, mentre nell'Ucraina moderna è considerata da alcuni un simbolo della lotta per l'indipendenza dal dominio sovietico. Una terza alternativa, più conflittuale, prevedeva di sollevare le controversie relative ai presunti episodi anti-ucraini in Polonia a livello delle istituzioni dell'Unione Europea, compresa la possibilità di presentare un reclamo formale ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea. Il direttore generale della Polizia ha avvertito che la strategia proposta potrebbe essere complicata dalle tensioni irrisolte nel settore agricolo. Secondo quanto riferito, i colloqui a Kiev sull'aumento del transito di cereali ucraini attraverso la Polonia si sono svolti con una scarsa condivisione di informazioni con la controparte polacca, cosa che ha suscitato preoccupazione tra gli agricoltori per il potenziale impatto sul mercato interno. 
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Caro carburanti, Ferragosto salato per chi si sposta in auto: pieno di gasolio costa oltre 22 euro in più rispetto all’anno scorso

(Adnkronos) – Gli italiani che si metteranno in viaggio in occasione del Ferragosto, e quelli che terminate le ferie rientreranno dalle proprie vacanze, dovranno fare i conti col caro carburante e prepararsi ad aprire i portafogli ai distributori. I più penalizzati sono senza dubbio i proprietari gli autovetture alimentate a gasolio: nonostante il taglio delle accise disposto dal governo, gli aumenti registrati nelle ultime settimane hanno portato un litro di diesel a costare il 27,6% in più rispetto al Ferragosto del 2025. Per un pieno di gasolio si spende così la bellezza di 22,55 euro in più. Lo afferma Assoutenti che, in vista della festività di Ferragosto, ha calcolato l'impatto dei rincari per le varie tipologie di carburante sulle tasche dei consumatori.  Male anche la benzina, che risulta il secondo carburante più rincarato di base annua. Un litro di verde costa oggi quasi il 17% in più rispetto al periodo di Ferragosto dello scorso anno, con un aggravio da +14,3 euro a pieno. Mentre i proprietari di autovetture alimentate a gas devono fare i conti con gli aumenti dei listini alla pompa: un pieno di metano costa infatti il 12,1% in più rispetto allo scorso anno, mentre il gpl, pur risultando il carburante meno rincarato, costa il 7,2% in più.  "La situazione in Medio Oriente continua a pesare come un macigno sulle tasche dei consumatori, e gli interventi fin qui adottati non sono stati sufficienti ad evitare una vera e propria stangata sugli automobilisti", dichiara il presidente, Gabriele Melluso. Per questo motivo "chiediamo al governo misure più incisive volte a calmierare sia i listini dei carburanti sia le bollette energetiche, reperendo risorse attraverso una tassazione mirata dei profitti record di società petrolifere, energetiche, banche e assicurazioni", conclude. 
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Usa, da Tribunale ok a dazi anche su piccoli pacchi di valore inferiore a 800 dollari

(Adnkronos) – Un tribunale negli Stati Uniti ha confermato che i piccoli pacchi in ingresso negli Stati Uniti possono essere soggetti a dazi doganali. Un vittoria per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva firmato lo scorso anno un ordine esecutivo che aveva sospeso il regime di esenzione da dazi doganali, tasse e oneri (il cosiddetto regime de minimis) di cui finora beneficiavano le spedizioni di valore inferiore a 800 dollari. Soltanto i "regali ricevuti in buona fede" a titolo privato e di valore inferiore a 100 dollari possono ancora beneficiare dell’esenzione. Diversi importatori avevano presentato ricorso presso la Court of International Trade (Cit) di New York, sostenendo che Trump avesse oltrepassato i propri poteri abolendo l’esenzione, dal momento che, a loro avviso, la materia dei dazi doganali rientra esclusivamente nelle competenze del Congresso. Nella loro decisione, i giudici della Cit hanno invece stabilito che il presidente degli Stati Uniti avesse agito legittimamente poiché l’esenzione "de minimis" costituisce un "privilegio". "Grande vittoria oggi presso la Us Court of International Trade contro una delle scappatoie più detestabili della politica commerciale americana: la cosiddetta esenzione 'de minimis'", sottolinea Trump in un post su 'Truth social'. "Per anni, i venditori stranieri – rileva il presidente degli Usa – hanno potuto spedire nel nostro Paese pacchi del valore fino a 800 dollari senza dazi, senza tariffe e con controlli molto meno rigorosi. È diventata un’enorme scappatoia per chi eludeva i dazi e un canale sfruttato dai trafficanti di fentanyl, dai contraffattori e da altri criminali per spedire in America prodotti pericolosi e illegali". I numeri, sottolinea Trump, "sono impressionanti. Solo nel 2024, la normativa 'de minimis' è costata all’America circa 10,8 miliardi di dollari in mancati introiti da dazi, e una quota sorprendentemente elevata dei sequestri di stupefacenti e prodotti contraffatti è passata attraverso questo canale". Ora, aggiunge, "abbiamo posto fine a questo ridicolo regalo e fatto sì che le merci straniere rispettino le regole. Gli importatori hanno fatto causa. Oggi hanno perso. Il tribunale ha stabilito che il presidente disponeva dell’autorità legale per revocare questo cosiddetto 'privilegio'". Ora, continua Trump, "l’America è più sicura, i nostri lavoratori sono meglio protetti e i miliardi di dollari di entrate derivanti dai dazi che prima sfuggivano attraverso questa scappatoia possono invece contribuire a finanziare il nostro Grande Esercito e la riduzione delle tasse". Il Congresso, ricorda Axios, istituì l’esenzione 'de minimis' nel 1938 per evitare i costi e gli oneri legati alla riscossione dei dazi sulle spedizioni di basso valore. Il suo utilizzo è esploso parallelamente alla forte crescita del commercio elettronico. La fine dell’esenzione 'de minimis' ha sconvolto il modello di business che aveva permesso, tra gli altri, a Temu e Shein di vendere prodotti a prezzi estremamente bassi ai consumatori statunitensi, facendo aumentare i costi e, in alcuni casi, costringendole a modificare le proprie catene di approvvigionamento. Il giro di vite sulle importazioni a basso costo esenti da dazi sembra destinato a rimanere in vigore e si sta estendendo a livello globale: anche l’Europa sta eliminando la propria esenzione per i pacchi importati di basso valore. 
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Studio italiano svela legame tra microplastiche e rischio Sla

(Adnkronos) –
Livelli più alti di microplastiche nel sistema nervoso sono associati a un maggiore rischio di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Indica una nuova pista da seguire nelle malattie neurodegenerative uno studio italiano in pubblicazione su 'Brain Communications', condotto da scienziati dell'università di Modena e Reggio Emilia. I risultati del lavoro suggeriscono un possibile effetto neurotossico in particolare delle microplastiche più piccole, le nanoplastiche, che però va ancora chiarito. Gli autori ritengono necessarie conferme da studi più ampi. "Lo studio – spiegano da UniMoRe – ha determinato per la prima volta al mondo i livelli di microplastiche, e in modo particolare delle nanoplastiche (caratterizzate da ridottissime dimensioni, dell'ordine dei decimillesimi di millimetro), nel liquor e quindi nel sistema nervoso centrale di pazienti con Sla, paragonando tali livelli con quelli riscontrati in persone sane. I risultati suggeriscono come elevati livelli di microplastiche siano associati, al di sopra di un livello 'soglia' di esposizione individuato nella ricerca, a un maggior rischio di Sla, o a causa di un effetto tossico diretto di tali contaminanti o per l'azione di altre sostanze tossiche associate alle microplastiche. Lo studio è anche il primo a caratterizzare la relazione tra livelli e dimensioni delle microplastiche nel sangue (dove sono presenti grazie all'esposizione ambientale e all'introduzione tramite la dieta) e presenza di tali contaminanti nel sistema nervoso, ponendo le basi per la realizzazione e validazione di nuovi studi nell'uomo su tali inquinanti di particolare attualità, e sul loro possibile ruolo nel determinare malattie del sistema nervoso". Coordinatori della ricerca, primo e ultimo autore della pubblicazione – riporta una nota – sono Marco Vinceti e Jessica Mandrioli, rispettivamente ordinari di Epidemiologia e di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze di UniMoRe. Lo studio nasce dalla stretta collaborazione tra epidemiologi (Marco Vinceti, Tommaso Filippini e Teresa Urbano) e neurologi (Jessica Mandrioli, Giulia Gianferrari e Roberta Bedin) di UniMoRe-Aou, a cui si è aggiunto il contributo del gruppo di ricerca igienistico dell'università di Catania guidato da Margherita Ferrante e Gea Oliveri Conti, titolare di un avanzato brevetto europeo per la determinazione di quantità piccolissime di nano e microplastiche, e di Lauren Wise della Boston University School of Public Health. "Questa stretta collaborazione tra igienisti-epidemiologi e neurologi del nostro Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze viene da lontano, testimoniando una volta di più l'importanza della ricerca interdisciplinare sul tema delle cause ambientali e della prevenzione nel campo delle malattie neurodegenerative", afferma Vinceti. "Se e quanto questi nuovi contaminanti rappresentati da nano e microplastiche siano responsabili di effetti tossici sul sistema nervoso rimane da accertare in modo conclusivo", precisa. "I nostri risultati evidenziano però la loro presenza in vivo in ambito cerebrale e suggeriscono una possibile attività neurotossica delle particelle di minori dimensioni".  Per Mandrioli "questo studio apre una nuova prospettiva sul possibile ruolo delle microplastiche nelle malattie neurodegenerative e dimostra quanto sia fondamentale integrare competenze cliniche, epidemiologiche e di laboratorio per affrontare quesiti scientifici complessi. Questi risultati, che dovranno essere confermati da studi più ampi, sono stati resi possibili anche grazie all'investimento di UniMoRe nella ricerca traslazionale e alla NeuroBioBanca di Modena, una risorsa strategica che consente di sviluppare studi innovativi sui meccanismi delle malattie neurologiche e di porre le basi per future strategie di prevenzione e cura". 
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Caldo record, solo due bollini rossi a Ferragosto: poi temporali e temperature in calo

(Adnkronos) –
Ferragosto porta una tregua dal caldo estremo e il meteo prepara una svolta per la prossima settimana. Sabato 15 agosto saranno soltanto Bari e Bolzano a restare sotto il bollino rosso per il rischio legato alle alte temperature, mentre in gran parte d'Italia prevarrà l'allerta gialla. Da lunedì 17 agosto, però, due perturbazioni sono pronte a interrompere la fase di caldo intenso, con temporali anche forti, grandinate e raffiche di vento al Nord e in alcune zone del Centro. Tra mercoledì e giovedì è atteso un generale calo delle temperature, mentre da venerdì 21 agosto potrebbe arrivare una seconda perturbazione, ancora più intensa, capace di ridimensionare ulteriormente il caldo.  Secondo l'ultimo aggiornamento del bollettino del ministero della Salute, sabato 15 agosto l'Italia respira: delle 27 città monitorate, solo in 2 (Bari e Bolzano) è atteso il bollino rosso, codice dell'allerta massima – di livello 3 – con possibili rischi per la salute della popolazione generale. Sulla Penisola prevalgono condizioni di pre-allerta (livello 1), con 21 bollini gialli ad Ancona, Bologna, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Verona e Viterbo. In verde (rischio 0) gli altri 4 capoluoghi: Napoli, Pescara, Trieste e Venezia.  La festa comincia già venerdì 14 agosto, con 7 bollini rossi (Bari, Bolzano, Cagliari, Genova, Messina, Palermo e Reggio Calabria), 18 gialli (Ancona, Bologna, Brescia, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Verona e Viterbo) e 2 verdi (Trieste e Venezia).  La prossima settimana si preannuncia invece movimentata per il passaggio di due distinte perturbazioni pronte a spezzare l'egemonia del gran caldo con temporali anche di forte intensità su molte delle nostre regioni. Il primo peggioramento farà il suo ingresso già tra lunedì 17 e martedì 18 Agosto. A essere investite per prime saranno le regioni del Nord: trattandosi del primo vero affondo instabile dopo una lunga fase di caldo intenso, l'energia termica in gioco sarà elevatissima. L'impatto tra le masse d'aria preesistenti e gli spifferi più freschi in quota potrà generare scontro tra correnti diametralmente opposte. Si profilano dunque temporali particolarmente violenti, con il concreto rischio di grandinate e forti raffiche di vento in particolare su Alpi, Prealpi e vicine pianure di Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. 
Massima attenzione in Liguria e sui settori tirrenici di Toscana e Lazio, dove la congiunzione di più fattori meteorologici aumenta il rischio di eventi estremi. Su queste aree potrebbero innescarsi insidiose convergenze di venti al suolo tra correnti umide meridionali e aria più fresca in quota, fenomeno che tende a bloccare i temporali sulla stessa zona creando strutture autorigeneranti. A rendere il contesto potenzialmente esplosivo si aggiunge il mare surriscaldato, con temperature superficiali fino a 30°C nei giorni precedenti. Questo enorme serbatoio di calore e umidità agirà da vero e proprio carburante per l'atmosfera: non escludiamo la possibilità di nubifragi, grandinate e fortissime raffiche di vento. Superata questa prima fase di instabilità, il tempo concederà una breve tregua soleggiata tra mercoledì e giovedì, con ampie schiarite e un generale calo delle temperature: i valori si porteranno su cifre più consone al periodo dopo gli estremi delle ultime settimane. I modelli matematici iniziano a delineare uno scenario ancora più marcato: questo secondo affondo atlantico si preannuncia particolarmente intenso e ben organizzato. Se la tendenza verrà confermata, la struttura depressionaria potrebbe infliggere un duro colpo alla struttura dell'anticiclone africano, determinando non solo l'insorgenza di forti temporali diffusi, ma anche un calo delle temperature capace di ridimensionare significativamente il gran caldo che ci ha accompagnato fino a questo momento. Trattandosi di una proiezione a medio termine, sarà fondamentale seguire i prossimi aggiornamenti: staremo a vedere se questa tendenza verrà confermata nei prossimi giorni o se i modelli matematici mostreranno ulteriori ridimensionamenti o aggiustamenti di rotta. 
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