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Famiglia nel bosco, ministero Giustizia ha attivato iter per invio ispettori al Tribunale per i minorenni dell’Aquila

(Adnkronos) – Il ministero della Giustizia ha attivato l'iter per l'invio degli ispettori al Tribunale per i minorenni dell'Aquila nell'ambito della vicenda della famiglia che viveva nel bosco. Proprio dopo le ultime decisioni dei magistrati, la stessa premier Giorgia Meloni aveva detto ieri di aver parlato con il ministro e che sarebbero stati inviati gli ispettori. "Stiamo lavorando per fare in modo che i bambini non vengano spostati, per evitare loro un altro trauma", ha detto la Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, tornata questa mattina nella casa famiglia di Vasto (Ch) dove da novembre si trovano i tre fratellini allontanati dai genitori, su disposizione del Tribunale per i minorenni dell'Aquila. Sul posto anche il papà Nathan, presenza considerata equilibrata e utile anche a rasserenare i bambini, insieme alla zia e alla nonna dei piccoli, arrivate dall'Australia nelle scorse settimane.  La mamma dei bambini, residente a Palmoli, nel frattempo è tornata a casa. Sul fronte legale, gli avvocati Femminella e Solinas stanno preparando il reclamo contro l'ordinanza che ha disposto l'allontanamento della donna dalla casa-famiglia e che ha stabilito che i piccoli vengano trasferiti in un altro centro. I legali hanno dieci giorni di tempo per presentare il ricorso.  "In considerazione del clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria, da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti, è premura dei magistrati che lavorano presso gli uffici giudiziari minorili e in particolare, presso il Tribunale per i minorenni di L'Aquila e la Procura minorile di L'Aquila, affermare che ogni iniziativa giudiziaria di loro competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sanciti nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale". Così il presidente del Tribunale per i minorenni dell'Aquila, Cecilia Angrisano, e il procuratore della Repubblica, David Mancini, sulla vicenda della famiglia del bosco. "Ogni procedimento minorile prevede tempi di valutazione e accertamento volti a individuare e realizzare il superiore interesse dei minori coinvolti, per la cui determinazione ci si avvale anche del contributo delle scienze specialistiche di riferimento e dei servizi pubblici dedicati alla tutela dei minori – continuano -. Le sofferte e delicate decisioni in materia e particolarmente quelle incidenti sull'allontanamento dei minori dal contesto familiare non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori, ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore, soggetto di diritti". Secondo i due magistrati, "l'assicurazione della corretta crescita del minore e della serena evoluzione della sua personalità è il principio guida dell'azione giudiziaria degli uffici minorili che viene condotta con attenzione, sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa. Si auspica, perciò – concludono – che la collettività comprenda quanto il rispetto delle vite private dei soggetti coinvolti e di tutte le istituzioni chiamate a operare sia fondamentale per la miglior gestione di queste sofferte vicende umane per le quali è istituzionalmente all'autorità giudiziaria minorile il compito di assumere decisioni, eventualmente sindacabili nei successivi gradi di giudizio". Nei giorni scorsi il Tribunale per i minorenni dell'Aquila aveva disposto il trasferimento in un'altra comunità educativa dei tre figli della coppia Trevallion Birmingham, interrompendo la convivenza con la madre all'interno della struttura che li ha finora ospitati a Vasto. Il provvedimento è contenuto in una nuova ordinanza con cui il collegio, presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, ha rivalutato la situazione alla luce delle relazioni depositate dal servizio sociale, dalla casa-famiglia e dal servizio di Neuropsichiatria infantile, evidenziando come la presenza costante della madre sia divenuta "gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l'equilibrio emotivo e l'educazione dei minori". "Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la 'famiglia nel bosco', mi lasciano senza parole", aveva scritto sui social la premier Meloni. "Dopo aver deciso di affidare ai servizi sociali tre bambini che vivevano con i genitori nella natura e di collocarli in una casa-famiglia, il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila ha stabilito di allontanare la madre dalla struttura protetta dove le era concesso di stare insieme ai figli e di separare anche i minori. È una decisione – aveva rimarcato la presidente del Consiglio – che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre. Il mio pensiero va ai bambini e ai loro genitori colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico".  
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Milano, si blocca ruota e tram esce dai binari: nessun ferito

(Adnkronos) – Una ruota del carrello si blocca e il tram si 'impunta', con una parte che esce dai binari. E' successo oggi 9 marzo, intorno alle 7.30, a Rozzano, alle porte di Milano, vino alla fermata all'angolo tra viale Isonzo e via Curiel. L'incidente non ha causato feriti, né danni al mezzo, un tram 'Sirio' della linea 15. La circolazione, dopo l'intervento dei tecnici di Atm, è ripresa, ma nel tratto tra Gratosoglio e Rozzano, dove è avvenuto l'incidente, i tram sono sostituiti da bus.  E' il terzo incidente in pochi giorni. Ieri sera a Milano, intorno alle 22, un tram della linea 12 diretto al deposito, senza passeggeri, ha deragliato nei pressi della stazione Centrale. A causare l’uscita dai binari sarebbe stato un bullone.  L'incidente è avvenuto a una settimana dal deragliamento del tram 9 in cui sono morte due persone e una cinquantina sono rimaste ferite. La difesa di Flores Calderon, la donna che nel deragliamento del tram 9 ha perso il compagno Ferdinando Favia, "esclude che l'incidente possa essere avvenuto a causa di sincope vasovagale". Lo rende noto il legale della parte offesa, l'avvocato Stefano Benvenuto. In particolare, secondo il proprio consulente medico, "dal tempo intercorso fra la salita a bordo del mezzo e l'impatto, il lasso di tempo è maggiore rispetto a quello in cui si potrebbe verificare svenimento dovuto a sincope vasovagale". Il tranviere, indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose per quanto accaduto lo scorso 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, ha raccontato di essersi fatto male all'alluce del piede nel sollevare la carrozzina di un disabile, infortunio che sarebbe avvenuto ben prima del deragliamento. "La sincope vasovagale è una breve e benigna perdita di coscienza (svenimento) causata da un temporaneo calo della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, indotto da un riflesso nervoso in risposta a stress, dolore, lunga posizione eretta o calore, risolventesi spontaneamente in pochi minuti. La letteratura scientifica – spiega l'avvocato Benvenuto supportato dal suo consulente medico – è concorde nel calcolare in pochi secondi dallo stimolo il tempo di sopravvenienza dei sintomi". 
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A Bari il miglior clima d’Italia, la classifica

(Adnkronos) –
Per il terzo anno consecutivo Bari ha il miglior clima d’Italia, secondo l’Indice del clima del Sole 24 Ore, prima tappa di avvicinamento all'indagine della Qualità della vita del Sole 24 Ore che ogni anno misura i territori più vivibili del Paese. La classifica sul clima, in particolare, fotografa il benessere climatico e racconta quali sono le città capoluogo in grado di offrire le condizioni meteo migliori a chi vive sul territorio.  Gli indicatori presi in esame fotografano 15 parametri meteorologici, grazie ai dati – rilevati e validati da 3bmeteo – aggiornati all’ultimo decennio 2015-2025. Fotografati anche i trend climatici 2010-2025: la temperatura media annua è cresciuta di 1,8°C dal 2010, con incrementi più forti al Nord (+2,3°C) rispetto a Centro (+1,9°C) e Sud (+1,3°C). In diverse città settentrionali l’aumento supera i 3°C. Più caldo estremo: si contano 17 ondate di calore annue (+5,5 rispetto al 2010), 14 picchi di caldo estremo e circa 80 notti tropicali, in forte aumento. Registrate anche piogge più violente ma meno frequenti – diminuiscono i giorni piovosi ma aumentano le precipitazioni intense, con episodi concentrati in poche ore – e più siccità (aumentano i periodi consecutivi di siccità, arrivati al 12% dei giorni annui senza pioggia con picchi fino al 19% in alcune città del Sud). Gli inverni, poi, sono più miti: crollano i giorni freddi e cresce lo zero termico, segnale della progressiva riduzione della neve a bassa quota. Tornando alla classifica, seguono il capoluogo pugliese diverse località della costa adriatica come Barletta-Andria-Trani (al secondo posto, i cui dati sono riferiti alla performance media dei tre capoluoghi), Pescara, Ancona e Chieti. Tra i primi dieci figurano per lo più territori costieri (tra cui anche Livorno, Trieste e Imperia), ma anche alcune città in altura (Pesaro e Urbino, come media dei valori rilevati in entrambe i centri urbani, ed Enna). In chiusura c’è la città di Carbonia (Sud Sardegna), tra le più colpite dai picchi di caldo estremo, dall’indice di calore e dall’umidità relativa. Il capoluogo sardo è preceduto da Terni, Belluno e Caserta. Belluno, in particolare, è ultima in tre dei quindici indicatori: ha il minor numero di ore di sole al giorno (in media 6,8 contro le 9,2 di Agrigento, la più soleggiata); registra il maggior numero medio di giorni freddi all’anno (19,5 nel decennio preso in esame); è penalizzata poi dall’umidità relativa, con 263 giorni all’anno fuori dal comfort climatico, cioè sotto il 30% oppure sopra il 70% di umidità. La città veneta, però, vanta anche il minor numero di notti tropicali, solo 15, durante le quali (tra mezzanotte e le sei) si rileva una temperatura superiore ai 20 gradi. Terni, invece, è penalizzata dalla performance peggiore tra i capoluoghi per ondate di calore e picchi di caldo estremo: nell’entroterra questi fenomeni non sono mitigati dalla brezza marina, che invece premia città come Savona, Pescara, Imperia, Genova, tra le prime in questi indicatori. Secondo l'analisi, le grandi città restano divise in due gruppi: da un lato Bari (prima), Trieste (ottava), Venezia (15esima), Napoli (24esima), Reggio Calabria (29esima), Cagliari (33esima) e Roma (37esima) tra le prime quaranta posizioni della classifica; dall’altro Milano (71esima), Bologna (72esima), Firenze (78esima) e Torino (90esima) nella seconda metà della graduatoria.  Più in generale tra gli ultimi 30 piazzamenti, quindi dove si rilevano le peggiori condizioni meteorologiche, si incontrano tutte città del Nord (in particolare situate in Pianura padana) tranne sei capoluoghi del Mezzogiorno e cinque del Centro. A Torino, poi, si rileva la peggiore circolazione dell’aria, con 162 periodi di aria stagnante all’anno (almeno 4 giorni con precipitazioni inferiori ad 1 mm giornaliero). Infine, guardando in particolare ad alcuni parametri meteo, spiccano i primati di Enna che, grazie alla sua altitudine, registra il più basso indice di calore e la migliore circolazione dell’aria, e di città come Cagliari o Catania dove ormai non si rilevano più giorni freddi (sotto i 3 gradi di temperatura percepita) all’anno.  
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Lascia tutto all’amante, figlio fa causa per l’eredità e vince

(Adnkronos) – Sapevano che il padre si vedeva con un’altra donna dopo anni di separazione di fatto dalla moglie. Quello che li ha sorpresi, in negativo, è arrivato al momento della morte del papà, un imprenditore edile della Piana di Lucca. Quando i due figli hanno cercato di capire la consistenza dell’eredità, tra soldi e immobili, hanno trovato poco o nulla. Briciole rispetto a quello che avrebbero pensato e sperato di trovare. E il dito è stato puntato su quella che consideravano l’amante del loro genitore, ignorata o quasi senza sapere quanto il loro padre spendesse per lei.  Trascinata in Tribunale per ottenere, secondo la stima degli eredi, almeno 180mila euro, la donna è stata condannata a restituire a uno dei fratelli, quello che le aveva fatto causa, 60mila euro. Il giudice del Tribunale di Lucca, Antonio Mondini, nell’annullare la donazione, ha disposto a carico della donna anche il pagamento delle spese legali per 14mila euro. La notizia è riportata oggi dal quotidiano "Il Tirreno". La tesi dell’erede, assistito dagli avvocati Alessandro Fagni e Lorenzo Baronti, è stata accolta dal Tribunale solo per la parte dei sei assegni da 10mila euro l’uno incassati dalla compagna dell’uomo, originario della Piana di Lucca e deceduto a 87 anni in Garfagnana una decina di anni fa, spiega "Il Tirreno". Quello che può sembrare un cavillo giuridico, anche nella disposizione delle proprie risorse a livello di liberalità, è diventato il passaggio tecnico attraverso il quale il figlio, privato di buona parte dell’eredità, può ora pretendere la restituzione dei soldi. Suo padre poteva dare il denaro a chi voleva, ma la forma della donazione andava sostenuta da una procedura formale prevista dall’articolo 782 del codice civile. Non era una donazione indiretta, ma diretta e, quindi, avrebbe dovuto presentarsi da un notaio e ufficializzare le sue volontà alla presenza di due testimoni. In maniera più sbrigativa e comoda per lui e l’amante aveva, invece, scelto di firmare sei assegni il 22 aprile 2007. Se uno dei figli non si fosse impuntato per recuperare quello che gli spettava, nessuno sarebbe andato a chiedere indietro le somme alla donna che si era accompagnata all’impresario separato di fatto, ma non legalmente. Nel frattempo anche la moglie è deceduta. Sui 120mila euro che per gli eredi erano usciti dai conti del padre per finire in quelli dell’amante, il Tribunale ha respinto la domanda del possibile recupero. Si trattava di erogazione precedenti al 2007 per le quali non sono stati portati riscontri contabili. Chiamata in Tribunale la donna ha ammesso di aver ricevuto i soldi, gli unici tracciati. "Mi ha regalato delle somme. È vero", ha risposto al giudice, "ho riscosso gli assegni. Non ho riversato gli importi sul mio conto ma ho invece speso le somme riscosse". 
Per i 120mila euro contestati ha riferito di non saperne niente, negando di averli avuti. E nessuno aveva le prove per contestarle il contrario. Ora la battaglia si sposta sul recupero dei 60mila euro.  
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Esce fuori strada e finisce in un canale, 40enne muore a Serrenti in Sardegna

(Adnkronos) – Un automobilista di quarant’anni è morto nel sud Sardegna in un incidente. L’uomo, un agricoltore di Samassi, ha perso il controllo del veicolo mentre percorreva la Provinciale 56. All’uscita di Serrenti il mezzo è uscito fuori di strada e, dopo aver attraversato la vegetazione, ha finito la sua corsa in un canale. Quando sono intervenuti i soccorritori per il quarantenne non c’era più niente da fare. I vigili del fuoco sono occupati del difficoltoso recupero del mezzo mentre i carabinieri stanno ricostruendo la dinamica dell’incidente. 
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Terremoto ad Avellino, scossa 2.8 in provincia

(Adnkronos) –
Terremoto oggi in provincia di Avellino, dove una scossa di magnitudo 2.8 è stata registrata questa mattina alle 7.28. Il sisma, secondo i dati dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è avvenuto a 1 km da Forino, a una profondità di 5,6 km.  
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Monografia su Michelangelo nella collana d’arte del Gruppo Menarini

(Adnkronos) – Una nuova monografia dedicata a Michelangelo Buonarroti arricchisce la storica collana d’arte del Gruppo Menarini, giunta nel 2026 al traguardo dei settant’anni. Il volume, pubblicato da Pacini Editore e firmato dalla storica dell’arte Cristina Acidini, è stato presentato al Museo degli Innocenti, nel cuore di Firenze, alla presenza dell'autrice, della direttrice dei Muse Vaticani, Barbara Jatta, e dei vertici dell'azienda farmaceutica, gli azionisti e membri del board Lucia e Giovanni Alberto Aleotti e l'amministratrice delegata Elcin Barker Ergun. Il libro ripercorre la vita e l’opera di Michelangelo, nato a Caprese Michelangelo nel 1475 e morto a Roma nel 1564, offrendo una lettura completa della sua produzione artistica e della sua straordinaria versatilità creativa. Scultore, pittore, architetto e poeta, Michelangelo rappresenta una delle figure più emblematiche del Rinascimento italiano e un punto di riferimento imprescindibile per la cultura occidentale. L’autrice, Cristina Acidini – tra le maggiori studiose del Rinascimento e già soprintendente del Polo Museale della città di Firenze e dell'Opificio delle Pietre dure – guida il lettore in un percorso cronologico che segue le tappe principali della vita dell’artista. Attualmente presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, di Casa Buonarroti e della Fondazione Roberto Longhi, Acidini propone nel volume una sintesi aggiornata delle ricerche su Michelangelo, con particolare attenzione al contesto storico e culturale in cui maturarono le sue opere.  La monografia prende avvio dagli anni giovanili trascorsi a Firenze, città nella quale Michelangelo compì la propria formazione artistica all’ombra della corte dei Medici. In questo periodo nascono alcune opere che già rivelano il talento straordinario del giovane artista, come il Crocifisso ligneo realizzato per la basilica di Basilica di Santo Spirito, la celebre Madonna della Scala e il rilievo marmoreo della Battaglia dei Centauri, considerati tra i primi esempi della sua ricerca formale. Il volume dedica ampio spazio anche ai primi successi romani, quando il giovane artista si affermò sulla scena artistica della capitale pontificia grazie a una delle sue opere più celebri: la Pietà, realizzata per la basilica di Basilica di San Pietro. La scultura, eseguita alla fine del Quattrocento, colpì immediatamente contemporanei e committenti per la perfezione tecnica e per l’intensa carica emotiva, segnando l’inizio della consacrazione di Michelangelo tra i grandi maestri del suo tempo. Tra i capolavori del primo Cinquecento analizzati nel libro figurano anche il monumentale David, simbolo della Repubblica fiorentina e oggi conservato presso la Galleria dell'Accademia, e il Tondo Doni, una delle poche opere pittoriche su tavola realizzate dall’artista, attualmente custodita alla Galleria degli Uffizi.  Il racconto prosegue con le grandi imprese romane che hanno segnato in modo definitivo la storia dell’arte occidentale. Tra queste spicca la decorazione della volta della Cappella Sistina, realizzata tra il 1508 e il 1512 su incarico di papa Giulio II, un ciclo pittorico monumentale che comprende alcune delle immagini più celebri della tradizione artistica europea. Più di vent’anni dopo Michelangelo tornò nello stesso luogo per dipingere il Giudizio Universale (Michelangelo), imponente affresco realizzato tra il 1536 e il 1541 che rappresenta uno dei vertici della pittura del Cinquecento. L’ultima fase della vita dell’artista si svolse prevalentemente a Roma, dove Michelangelo fu impegnato anche in importanti progetti architettonici. Tra questi spicca la progettazione della grande cupola della basilica di San Pietro, uno degli elementi più iconici dello skyline della città e simbolo della monumentalità dell’architettura rinascimentale. Nello stesso periodo l’artista continuò a lavorare alla scultura, realizzando opere di intensa spiritualità come la Pietà Bandini, oggi conservata al Museo dell'Opera del Duomo di Frenze. Attraverso l’analisi delle opere e delle fonti storiche, il volume firmato da Cristina Acidini mette in luce anche la complessa personalità dell’artista, capace di dialogare con i protagonisti politici e religiosi del suo tempo – dalle famiglie principesche come i Medici ai pontefici romani – mantenendo tuttavia una forte autonomia creativa. Michelangelo attraversò quasi novant’anni di storia, assistendo ai profondi mutamenti culturali e religiosi del suo tempo senza perdere la propria straordinaria capacità inventiva.  Alla morte dell’artista, avvenuta a Roma nel 1564, si diffuse una celebre espressione simbolica che sintetizza l’eccezionalità della sua figura: si disse infatti che non fosse morto un solo uomo, ma quattro, riuniti in un’unica personalità. Michelangelo, infatti, fu insieme scultore, pittore, architetto e poeta, incarnando in modo esemplare l’ideale rinascimentale dell’artista universale. La presentazione fiorentina della monografia ha visto l’intervento della storica dell’arte Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, che ha sottolineato "il valore scientifico e divulgativo dell’opera". Il volume rappresenta infatti non solo un contributo aggiornato agli studi su Michelangelo, ma anche uno strumento destinato a un pubblico ampio, con l’obiettivo di avvicinare lettori e appassionati alla grande tradizione artistica italiana. Con questa nuova pubblicazione la collana d’arte del Gruppo Menarini conferma dunque la propria vocazione originaria: raccontare, attraverso studi autorevoli e accessibili, la grande stagione della bellezza italiana e i suoi protagonisti, offrendo al pubblico una chiave di lettura per comprendere l’eredità culturale che continua ancora oggi a influenzare l’arte e la cultura contemporanea. L’iniziativa si inserisce nel programma di celebrazioni per i settant’anni della collana editoriale promossa dal gruppo farmaceutico italiano, nata nel 1956 con l’obiettivo di valorizzare e diffondere la conoscenza dei grandi maestri della tradizione artistica nazionale. Nel corso dei decenni la serie ha raccontato figure fondamentali del Rinascimento e della pittura italiana, da Raffaello Sanzio a Leonardo da Vinci, da Sandro Botticelli a Cimabue, fino ad artisti come Giambattista Tiepolo, Jacopo Pontormo e Agnolo Bronzino. Con il nuovo volume la collana torna a confrontarsi con uno dei protagonisti assoluti della storia dell’arte universale. A proposito della collana d'arte, Lucia Aleotti ha detto: "Pensiamo che l’attenzione di un’azienda farmaceutica, che è sempre finalizzata a mettere la persona al centro e cercare terapie, si sposi veramente bene con chi la persona la guarda da un altro punto di vista, cioè quella della bellezza. Questa capacità artistica di Michelangelo, oggi, celebra degnamente i nostri 140 anni come azienda farmaceutica". (di Paolo Martini) 
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Formula 1, si riparte con il Gp di Melbourne: dalle libere alla gara, dove vedere tutti gli appuntamenti

(Adnkronos) – Torna la Formula 1. Da venerdì 6 marzo a domenica 8 marzo, il Circus approda a Melbourne per il primo appuntamento del Mondiale, come di consueto in Australia. Tanta l'attesa per le novità, dopo i primi test invernali tra Barcellona e Sakhir. Dalla Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton – in cerca di riscatto dopo il deludente 2025 – alla McLaren, riflettori puntati sui top team, che cercheranno di dare segnali fin dalla prima gara. Ecco orario, programma e dove vedere in tv e streaming tutti gli appuntamenti del Gp di Melbourne.   Ecco il programma e gli orari (italiani) del Gp di Melbourne:  
Venerdì 6 marzo
 Ore 2.30-3.30 Prove libere 1 Ore 6-7 Prove libere 2 
Sabato 7 marzo
 Ore 2.30-3.30 Prove libere 3 Ore 6-7 Qualifiche 
Domenica 8 marzo
 Ore 5 Gran Premio d’Australia  Dove vedere tutti gli appuntamenti del Gp di Melbourne? Dalle libere alla gara, tutto sarà visibile su Sky Sport Uno (201), Sky Sport F1 (207), Sky Sport 4K (213) e in streaming su Sky Go e Now. Il Gran Premio d'Australia sarà disponibile anche in chiaro su Tv8 (e in streaming su Tv8.it), che trasmetterà in differita, alle 14, solo le qualifiche e la gara.  
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Giovani, ‘stare insieme’ significa prima di tutto amicizia: per 4 su 10 è vero spazio collaborazione

(Adnkronos) – Per 4 adolescenti su 10, “stare insieme” significa prima di tutto amicizia: uno spazio fatto di complicità, leggerezza e condivisione quotidiana. E tra i contesti in cui sperimentano il lavoro di squadra, la fiducia reciproca e il senso del “noi” seguono la scuola (22%) e lo sport (8,8%). È quanto emerge da 'Generazione Noi', l’analisi promossa da Ringo e realizzata dal partner Extreme, società specializzata nell'analisi strategica delle conversazioni web e social, su oltre 35.000 contenuti social prodotti in lingua italiana su TikTok, Instagram e YouTube. La ricerca si inserisce nella comunicazione di 'Tra di noi c’è più gusto', la campagna con cui Ringo racconta il valore delle relazioni tra coetanei e del Terzo Spazio: quel luogo, fisico o simbolico, in cui gli adolescenti costruiscono relazioni, autonomia e identità lontano dalla supervisione diretta di adulti, genitori o insegnanti. L’analisi si basa su un approccio di social listening qualitativo, che utilizza un sistema di ancore semantiche costruite a partire da slang, espressioni ricorrenti e codici linguistici tipici dei ragazzi e delle ragazze tra i 13 e i 18 anni. Il linguaggio diventa la chiave per intercettare e interpretare le conversazioni: non solo oggetto di studio, ma anche strumento metodologico centrale.  Dai dati emerge con chiarezza anche dove gli adolescenti raccontano oggi lo stare insieme online: TikTok concentra il 50% delle conversazioni; Instagram il 49%; YouTube è marginale. Un dato che racconta una socialità espressa attraverso formati rapidi, visivi e performativi. Su TikTok lo stare insieme prende forma in meme, slang e micro-rituali, mentre su Instagram diventa un racconto più editoriale e descrittivo, fatto di immagini e parole che fissano i momenti condivisi. L’amicizia è il primo pilastro della collaborazione, soprattutto per le ragazze adolescenti, per le quali rappresenta il cuore della socialità (54,2%). Tra i ragazzi adolescenti, invece, lo stare insieme si costruisce più spesso attraverso sport e attività condivise (49,3%). Lo sport emerge come spazio di appartenenza più che di performance: genera maggiore coinvolgimento quando viene raccontato come esperienza collettiva. Il tono delle conversazioni è prevalentemente positivo (51,1%), e ruota attorno a quattro pilastri: appartenenza attiva (37,1%), inclusione (28,4%), continuità nel tempo (25%) e orgoglio condiviso (9,5%). La scuola, pur comparendo in meno conversazioni rispetto allo sport, genera un coinvolgimento medio più alto (oltre 5.300 like medi), confermandosi un grande denominatore emotivo. Non viene raccontata come un’istituzione, ma come uno spazio profondamente relazionale, in cui il gruppo diventa una risorsa fondamentale per vivere meglio la quotidianità. Dalle conversazioni emerge come stare insieme a compagni e compagne contribuisca innanzitutto ad alleggerire ansia e pressione (45,5%), rendendo più affrontabili verifiche, cambiamenti e nuove sfide. Accanto a questo, la scuola è anche il luogo del sostegno pratico e concreto (31,8%): studiare insieme, aiutarsi, condividere appunti e prepararsi alle difficoltà quotidiane. Infine, è lo spazio in cui si costruiscono ricordi comuni (18,2%), che rafforzano il senso di appartenenza e trasformano l’esperienza scolastica in una storia condivisa.  In questo scenario, anche il cibo assume un ruolo sociale molto concreto: la merenda torna spesso come rito informale di gruppo, un momento semplice ma identitario in cui ci si ritrova, si chiacchiera e si “stacca” dalle regole. Non è solo consumo, ma condivisione: una pausa che diventa spazio di libertà e complicità. Il gioco on line (4,8% delle conversazioni) emerge come spazio sociale pieno: clan, team “aperti”, valutazioni di skill, gergo condiviso. L’intrattenimento non resta un’attività individuale, ma diventa un’occasione per creare piccole comunità molto unite. In questo contesto, il digitale non sostituisce l’amicizia, ma la struttura e la rende più organizzata. La musica (3,8% delle conversazioni) non risulta come semplice ascolto, ma diventa immaginario, sogno comune e desiderio, soprattutto nell’esperienza live, come un concerto, dove si trasforma in un rito di amicizia. È anche una sfida creativa, in cui la performance smette di essere solo esibizione per diventare un’occasione per mettersi alla prova, migliorare e rafforzarsi reciprocamente. Il racconto dello stare insieme passa anche, e soprattutto, dal linguaggio: è uno degli elementi chiave attraverso cui gli adolescenti costruiscono e riconoscono il gruppo. Non si tratta solo di “parole alla moda”, ma di un vero codice identitario, fatto di slang, format narrativi e riferimenti condivisi.  Il lessico è ibrido e nativo digitale: convive l’italiano con anglicismi, termini dal gaming, meme culture e dialetto “remixato”. Le espressioni più diffuse nelle conversazioni, come bro, bestie, random, chill o team, funzionano come segnali di appartenenza, mentre hashtag come #fyp o #perte servono a rendere il contenuto visibile e condivisibile. Un ruolo centrale è giocato dai format narrativi, in particolare il POV (“Point of View”), che permette di raccontare lo stare insieme in prima persona, trasformando situazioni quotidiane in micro-storie immediatamente riconoscibili. Il linguaggio è breve, performativo e comunitario: più che spiegare, serve a far sentire “dentro” chi guarda. Emoji, allungamenti vocalici e punti esclamativi sostituiscono spesso le dichiarazioni esplicite di emozione. Nel complesso, il linguaggio racconta una generazione in cui il “noi” viene prima dell’“io”: le parole non servono solo a comunicare, ma a costruire legami e “delimitare il gruppo” Nel complesso, l’analisi restituisce l’immagine di una generazione fortemente relazionale, lontana dall’idea di individualismo spesso associata ai giovani. I ragazzi e le ragazze adolescenti di oggi non utilizzano il digitale per sostituire le relazioni, ma per estenderle e amplificarle: lo “stare insieme” nasce nella quotidianità offline (a scuola, nello sport, nel tempo libero) e viene poi raccontato e condiviso online come parte integrante dell’esperienza.  I valori che emergono dall’analisi di Extreme prendono forma concreta in LabiRingo, l’installazione esperienziale che Ringo porterà nelle piazze italiane per invitare ragazzi e ragazze adolescenti a giocare insieme. Un vero Terzo Spazio fisico, pensato come luogo di incontro, relazione e scoperta, in cui la collaborazione non è solo un tema, ma una condizione necessaria per vivere l’esperienza. LabiRingo è un percorso immersivo e condiviso che accompagna i partecipanti all’interno di un labirinto fatto di prove, intuizioni e piccoli obiettivi da superare insieme. Ogni tappa è progettata per stimolare il lavoro di squadra, la complicità e la capacità di coordinarsi, trasformando il gioco in un’esperienza collettiva. All’interno dell’installazione, le persone vengono coinvolte in diverse attività che richiedono collaborazione e fiducia reciproca: solo agendo insieme è possibile orientarsi, avanzare nel percorso e arrivare all’uscita finale, dove l’esperienza viene celebrata e condivisa. Il labirinto diventa così una metafora concreta dello “stare insieme”: un viaggio fatto di scelte comuni e risultati condivisi. “Con Tra di noi c’è più gusto vogliamo valorizzare quei momenti in cui gli adolescenti stanno insieme in modo spontaneo e autentico – commenta Susanna Catelli, Senior Marketing Manager Ringo. “Il Terzo Spazio è proprio questo: un luogo in cui si cresce attraverso le relazioni, fuori dalle logiche di competizione e giudizio. Con LabiRingo trasformiamo questo concetto in un’esperienza reale, creando spazi che invitano a collaborare, condividere e divertirsi, parlando il linguaggio delle nuove generazioni e rispettandone tempi e modalità.” LabiRingo debutterà a Milano, in Piazza Gae Aulenti, dal 6 all’8 marzo, proseguirà a Napoli, in Piazza Dante, dal 13 al 15 marzo e, infine, approderà a Bari, in Largo Giannella, dal 20 al 22 marzo, per tre weekend dedicati al gioco e alla collaborazione. 
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Cybersicurezza, Momola (Engineering): “Colmare ritardo europeo”

(Adnkronos) –   “L’Ai è uno strumento tecnologico altamente potente sia per chi attacca sia per chi difende. Sebbene l'Europa sembri aver accumulato un ritardo significativo rispetto ai grandi player internazionali, in particolare americani, nel dominio specifico della cybersicurezza questo divario è altamente colmabile con una strategia di sovranità molto diversa rispetto a quella di inseguire gli Stati Uniti nel fare modelli ancora più large”. Una strategia che si declina “in una visione di sistema articolata su foundation model europei, sistemi di agenti osservati e governati a livello centrale e uno sguardo in avanti per quello che sarà il gap quantico. In questo contesto, momenti di cooperazione e approfondimento sono fondamentali per accumulare punti di vista condivisi su come stanno realmente le cose, aiutando il sistema Paese e l'Europa ad evolvere nella direzione indicata”. Lo ha detto oggi a Roma Fabio Momola, Executive Vice President Gruppo Engineering e Ceo di Atlantic Technologies, partecipando alla quinta edizione di Cybersec, la conferenza internazionale organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato. La strategia suggerita da Momola si ispira a “modelli europei aperti e sovrani specializzati nel dominio specifico della cybersicurezza e della singola organizzazione che si deve difendere. Una caratteristica che li rende competitivi con i grandi modelli generalisti grazie a una morfologia fortemente verticale. In questa architettura – prosegue – i modelli generano agenti che vanno orchestrati e testati garantendo che la persona umana mantenga sempre il controllo di quello che gli agenti stanno facendo. Il passo successivo – aggiunge – prevede la capacità di osservare tali modelli sia in tempo reale sia in modo reattivo quando un evento si è verificato. Immaginando l'interconnessione tra i centri di controllo delle singole nazioni e quelli centrali, gestiti ad esempio a livello europeo”. Momola conclude volgendo lo sguardo al futuro: “Questi sistemi potranno essere ulteriormente potenziati tramite l'intelligenza quantistica, che darà il vantaggio quantico in termini di velocità nella gestione dell'intelligenza necessaria a implementare questi modelli”.. 
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