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“Possibile 200 dollari a barile, l’Ue consideri la riduzione dei consumi”. L’allarme dell’esperto

(Adnkronos) – La minaccia iraniana di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile "è più realistica delle assicurazioni" offerte da Usa, Ue e Agenzia internazionale dell'energia (Iea)". Lo dice all'Adnkronos Francesco Sassi, professore in geopolitica dell'energia all'Università di Oslo e autore della newsletter Energy Geopolitics & Statecraft, sottolineando che il prezzo è salito per due giorni consecutivi e si è avvicinato ai 100 dollari al barile nonostante i trentadue Paesi membri dell'Agenzia abbiano promesso il più grande rilascio di riserve strategiche petrolifere mai avvenuto. La mossa Iea, "francamente, è un buco nell'acqua", rileva l'esperto, spiegando che avrebbe "sicuramente" un impatto sui mercati se il conflitto dovesse terminare tra pochi giorni. "Ma se dovesse continuare la chiusura dello Stretto di Hormuz, o comunque un rallentamento dei flussi in maniera consistente per settimane o mesi, sarebbe, purtroppo, inutile". Si rischia una crisi di proporzioni inedite perché la chiusura dello Stretto è "un evento storico, epocale", che "cambia anche tutta la geopolitica dell'energia regionale. In futuro Hormuz verrà visto molto diversamente, come anche la capacità dell'Iran come potenza regionale". Per l'esperto, dunque, la prospettiva paventata da Teheran è "sicuramente più credibile delle affermazioni della Commissione europea per cui in questo momento l'Europa non rischia ripercussioni sull'approvvigionamento di petrolio nel breve periodo". A livello Ue servirebbe "una comunicazione molto sincera" riguardo all'impennata dei prezzi innescata dalla guerra in corso: occorre "dire che le prospettive di questa crisi energetica sono peggiori di quelle del 2022-2023. E come allora si sono ipotizzate misure per limitare il consumo di energia, bisognerebbe iniziare a pensare di farlo anche oggi". L'efficacia di tali misure si riduca progressivamente col passare del tempo: "più ci avviciniamo al prossimo inverno, meno tempo avremo di reagire a quanto sta accadendo". Se questo è il messaggio per il pubblico, prosegue l'esperto, quello per i policymaker "è di lasciare da parte l'eurocentrismo della Commissione e dei governi europei". Serve "accettare il fatto che la geopolitica dell'energia oggi viene decisa a livello globale, e che l'Europa non è al centro di questo mondo". La crisi dei prezzi attuale si innesta su quella precedente, scatenata dall'invasione russa dell'Ucraina e "già gravosa di per sé", rileva. E se le prospettive riguardo alla sua durata dovessero estendersi dalle settimane ai mesi, se non di più, i riflessi energetici, economici e politici sarebbero "ancora più gravi" del conflitto in corso tra Mosca e Kiev. "Ed è un test gigantesco per la politica europea di diversificazione dalle importazioni di idrocarburi russi: verremmo davvero messi alla prova, se la situazione non dovesse cambiare". È realistico che dai Paesi affacciati sul Golfo Persico, il cui traffico navale passa necessariamente attraverso lo Stretto di Hormuz, non arrivi più petrolio, evidenzia Sassi. "L'unico Paese che ha una capacità discreta di diversificare è l'Arabia Saudita, in parte anche gli Emirati Arabi Uniti. Ma anche questa offerta è fortemente minacciata da ciò che accade nel Mar Rosso. E dall'altra parte anche l'imbocco di Hormuz non è per nulla sicuro. Lo dimostra oggi la chiusura del terminal più importante dell'Oman, che è completamente fuori da Hormuz, e nonostante ciò è minacciato dalla presenza droni e attori non meglio identificati che possono colpire le navi nella regione". Tutto questo significa che la chiusura iraniana dei porti si sta allargando, non si sta restringendo, prosegue l'esperto. "E la diversificazione delle infrastrutture oggi presenti nel Golfo non garantisce assolutamente una capacità alternativa agli esportatori più grandi dell'Opec": Arabia Saudita, Iraq ed Emirati Arabi Uniti in sequenza. "Tutti e tre hanno diminuito la propria produzione di petrolio considerevolmente", senza parlare del fatto che nelle prossime settimane, al netto di evoluzioni nella situazione bellica, essi "limiteranno ulteriormente la produzione rispetto già a quella ridotta di ora: ed è questo che i mercati temono". Sull'impennata dei prezzi pesa anche l'apparente inconsistenza del programma di assicurazione unito al sostegno militare Usa proposto da Donald Trump per riassicurare le navi commerciali, soprattutto le petroliere, che transitano nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. "È stato smentito dalla sua stessa Marina", la quale "ha detto che non può garantire il passaggio sicuro a nessun naviglio in questo momento", rileva l'esperto, pur riconoscendo che si tratta di "una prospettiva che una volta uscita dalla bocca del presidente degli Usa deve essere presa in considerazione". In più, tenendo conto di come si sta evolvendo la guerra, la sicurezza energetica internazionale, e quanto petrolio e gas naturale si stiano nuovamente dimostrando importanti per gli interessi di tutte le economie del mondo", il piano di Trump "dovrebbe far riflettere" Ue e Stati membri, evidenzia Sassi. Si tratta di "una proposta molto diversa dall'idea che abbiamo degli Stati Uniti di Paese che supporta la libera navigazione, soprattutto dal momento che non hanno mai richiesto ad altri Paesi di acquistare un'assicurazione per garantire quella degli idrocarburi via mare a livello internazionale", sottolinea. Non ci si può scordare nemmeno della minaccia rappresentata dagli Houthi, la milizia ribelle yemenita sostenuta dall'Iran che minaccia la navigazione nell'altra grande strettoia della regione, lo Stretto di Bab-el-Mandeb all'imbocco del Mar Rosso. Al momento la zona è presidiata dalla portaerei statunitense USS Gerald R. Ford, "che funziona da deterrente", ma la sua flotta "non può rimanere stabilmente in quel luogo, perché diventerebbe un potenziale obiettivo militare". In più l'altra portaerei Usa presente nella regione, la USS Abraham Lincoln, dovrà spostarsi dal Golfo dell'Oman per esigenze di servizio: "non a caso una terza portaerei sta arrivando dall'Atlantico". E nell'istante in cui tali assetti si muoveranno, "per quale motivo gli Houthi non dovrebbero giocare anche questa partita?". I ribelli yemeniti dovranno far fronte "a una questione di vitale importanza, perché la fine del regime iraniano probabilmente porterebbe anche alla cessazione degli aiuti che arrivano dal loro più grande alleato internazionale. Dopodiché, applicare pressione sullo stretto di Bab-el-Mandeb e sul Mar Rosso gioverebbe ancora di più l'Iran. E dovessero riuscire a bloccare il passaggio, o tenere impegnata una delle portaerei americane in un conflitto locale, fornirebbero un ennesimo vantaggio a Teheran, che potrebbe giocarselo in molteplici modi, aumentando i tentativi di colpire le navi americane o colpendo altre infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo". (di Otto Lanzavecchia) 
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Disturbi alimentari, pediatri: “Non solo femminili, in ragazzi segnali diversi”

(Adnkronos) – I disturbi del comportamento alimentare (Dca) non sono un problema esclusivamente femminile e colpiscono in età sempre più precoce: circa il 30% dei casi riguarda minori sotto i 14 anni. Se le ragazze rappresentano la maggioranza dei pazienti, negli ultimi anni si è registrata una crescente evidenza clinica anche tra i ragazzi, soprattutto nella fascia di età 12-17 anni. In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra il 15 marzo, la Società italiana di pediatria (Sip) richiama l’attenzione su un aspetto ancora poco riconosciuto: nei ragazzi – spiegano gli esperti in una nota – i disturbi alimentari “possono manifestarsi con caratteristiche diverse rispetto alle ragazze e proprio per questo rischiano di essere intercettati più tardi, quando il quadro clinico è già più compromesso. Nell’anoressia nervosa i maschi rappresentano una quota variabile ma non trascurabile dei casi: a seconda delle casistiche, il rapporto maschi-femmine può variare da circa 1:3 a 1:12”. Nella bulimia nervosa e nei disturbi da alimentazione incontrollata la distanza tra i generi appare meno marcata.  “La minore presenza maschile nelle statistiche potrebbe dipendere anche da anni di mancato riconoscimento”, afferma Elena Inzaghi, responsabile del Gruppo di studio Medicina di genere in pediatria della Sip. “Per molto tempo i criteri diagnostici e l’immaginario collettivo hanno identificato i disturbi alimentari come un problema ‘da ragazze’: questo – continua – ha reso più difficile riconoscerli nei maschi, dove i sintomi possono essere meno sovrapponibili ai modelli classici e dove spesso c’è una minore consapevolezza del problema”. Nei ragazzi il disturbo può non presentarsi con la tipica paura di ingrassare. Più frequentemente – chiariscono i pediatri – emerge “un’attenzione marcata alla massa muscolare, un ricorso eccessivo all’attività fisica, l’uso di integratori, una dieta rigidamente controllata per ‘definire’ il corpo più che per dimagrire”.   Se si cercano solo i segnali tradizionali – restrizione calorica evidente, timore di prendere peso, condotte compensatorie – il rischio è di non riconoscere il disturbo nei ragazzi. È proprio questa diversa presentazione clinica che può ritardare la diagnosi, con il risultato che i maschi potrebbero arrivare all’osservazione specialistica in condizioni più gravi e con una prognosi potenzialmente meno favorevole, soprattutto quando l’esordio è precoce.  “Uno studio condotto presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù su 501 pazienti pediatrici con anoressia nervosa, recentemente discusso sull’ultimo numero della rivista Sip ‘Pediatria’ – illustra Inzaghi – evidenzia che l’età media di presentazione della malattia è risultata significativamente più giovane nei maschi rispetto alle femmine. Nei maschi, inoltre, al momento del ricovero si osservavano parametri clinici indicativi di una maggiore gravità, un dato che potrebbe essere correlato anche a un riconoscimento più tardivo del disturbo”. Come sottolinea il presidente Sip, Rino Agostiniani: “Se continuiamo a pensare ai disturbi alimentari come a un problema solo femminile rischiamo di non riconoscerli nei ragazzi. È fondamentale che pediatri, genitori e insegnanti imparino a intercettare anche segnali meno tipici, come l’ossessione per la massa muscolare o l’eccesso di esercizio fisico”. Una diagnosi precoce resta il fattore più importante per migliorare l’evoluzione del disturbo, rimarcano gli esperti. Per questo, in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, la Sip invita a promuovere una maggiore consapevolezza delle differenze di genere nella presentazione dei disturbi alimentari. “L’attenzione alla pediatria di genere – conclude Agostiniani – rappresenta oggi uno strumento fondamentale per migliorare la capacità diagnostica e l’appropriatezza delle cure non solo nei disturbi alimentari, ma in molti ambiti della salute dell’infanzia e dell’adolescenza”. 
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Paralimpiadi Milano Cortina, atleta ucraina costretta a togliere orecchini ‘Stop guerra’

(Adnkronos) – L'atleta ucraina Alexandra Kononova è stata obbligata a togliere i propri orecchini, con la bandiera del suo Paese e il messaggio "Stop War", prima della cerimonia di premiazione delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 per l'oro conquistato nel para-biathlon. Come spiegato dal portavoce del Comitato Internazionale Paralimpico Craig Spence, gli orecchini costituivano una violazione dei regolamenti supplementari dell'Ipc.  La biatleta ucraina Alexandra Kononova è stata invitata così a sfilarsi gli orecchini prima della cerimonia di premiazione, perché 'contrari' ai regolamenti generali del Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc). Il Comitato Paralimpico Nazionale dell'Ucraina ha diffuso una nota, spiegando che un rappresentante dell'Ipc aveva tentato di rimuovere gli orecchini a Kononova, "costringendo l'atleta a toglierli" prima della cerimonia di premiazione. "Un membro dello staff – ha poi spiegato Spence – ha notato questi orecchini e ha compreso che avrebbero molto probabilmente violato i nostri regolamenti supplementari sulle dimostrazioni, comunicati in modo esplicito a tutti i Comitati Paralimpici Nazionali prima dell'inizio dei Giochi. La situazione è stata riconosciuta, gestita e, per quanto ci riguarda, la questione è chiusa".  
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Europa League, oggi Bologna-Roma – La diretta

(Adnkronos) – Torna l'Europa League con gli ottavi di finale. Oggi, giovedì 12 marzo, il Bologna ospita la Roma allo stadio Dall'Ara nell'andata dell'euroderby. I giallorossi si sono qualificati direttamente agli ottavi grazie all'ottavo posto nella fase campionato, mentre la squadra di Italiano ha eliminato i norvegesi del Brann nei playoff. Calcio d'inizio alle 18:45. 
Dove vedere Bologna-Roma? La partita sarà visibile in diretta e in esclusiva su Sky Sport Uno, Sky Sport 4K e Sky Sport 25. L'euroderby sarà disponibile anche in streaming su Sky Go e NOW La gara di ritorno di giocherà giovedì 19 marzo allo Stadio Olimpico. Calcio d'inizio alle 21.  
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Grimaldi, “Sostenibilità deve partire dal sociale, in un anno sostenuti oltre 30 progetti”

(Adnkronos) – “La sostenibilità deve partire prima di tutto da quella sociale. Solo dopo vengono quella ambientale e quella economica: sono collegate tra loro e necessarie, ma il primo passo deve essere il sociale”. A sottolinearlo è Eugenio Grimaldi, presidente di Alis per il Sociale, intervenendo alla quinta edizione di LetExpo, la manifestazione di riferimento per il settore della logistica e dei trasporti. “L’impegno di Alis per il sociale nasce proprio con questo obiettivo: creare un ponte tra le categorie cosiddette fragili e il mondo degli imprenditori. Sono quest’ultimi che sostengono in prima persona, anche economicamente, progetti sociali concreti”. Secondo Grimaldi, solo nell’ultimo anno sono stati centrati risultati significativi: “Parliamo di circa trenta progetti sostenuti dagli imprenditori presenti a LetExpo, iniziative che dimostrano quanto il sociale sia una componente fondamentale anche nella filiera della logistica. Questa manifestazione permette di creare relazioni tra i nostri associati e le organizzazioni che operano nel sociale. In questa edizione sono presenti circa 60 espositori che raccontano i loro progetti e le attività che portano avanti quotidianamente in tutta Italia, dal Nord al Sud”. Si tratta spesso di realtà che svolgono attività di grande valore ma che faticano a farsi conoscere. “Queste organizzazioni fanno un lavoro nobilissimo ma non sempre riescono a entrare nei tessuti economici e sociali. Qui invece trovano spazio e visibilità e vengono sostenute da molti imprenditori”, ha aggiunto. Tra gli esempi citati da Grimaldi figurano progetti realizzati all’interno dell’ospedale pediatrico di Napoli e iniziative portate avanti con comunità impegnate nel recupero di persone con percorsi di vita complessi. 
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Fiere, Prisco: “500 mln investiti in nuove tecnologie per proteggere operatori soccorso e cittadini”

(Adnkronos) – "Abbiamo fatto investimenti molto importanti, non solo sul personale ma anche sul più grande ricambio di mezzi dell’epoca repubblicana e su nuove tecnologie”. Lo ha detto il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno Emanuele Prisco intervenendo alla quinta edizione di LetExpo. “Dall’inizio del mandato – ha spiegato – abbiamo investito oltre 500 milioni di euro in nuove tecnologie per innalzare il livello di sicurezza degli operatori del soccorso, che svolgono un lavoro ovviamente pericoloso, ma anche per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Con strumenti più efficaci si possono aiutare le persone”. Secondo Prisco, molte delle innovazioni introdotte non sono immediatamente visibili: “Diverse di queste tecnologie non si vedono e per fortuna che non si vedono, perché significa che non devono essere utilizzate in emergenza. Tuttavia vengono impiegate quando necessario, come nella recente frana di Niscemi e in altri scenari drammatici, dove il ricorso a strumenti tecnologici avanzati è sempre più frequente”. Infine, Prisco ha sottolineato l’importanza della formazione e del coinvolgimento dei giovani: “Abbiamo riaperto, grazie alla Presidenza del Consiglio e al ministero dello Sport e dei Giovani, un capitolo dedicato al servizio civile diffuso su tutto il territorio e da quest’anno partiranno anche i campi estivi per formarsi sui temi della prevenzione insieme agli operatori del soccorso. Crediamo molto in queste attività, sia per avvicinare i giovani a questo mondo sia per creare una maggiore consapevolezza dei rischi e dei pericoli” 
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Biennale nella bufera, Giuli chiede dimissioni membro MiC dal Cda. Lei: “Sono serena e resto”. Ecco come sarà il padiglione della Russia

(Adnkronos) – Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto oggi, giovedì 12 marzo, alla rappresentante del dicastero nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, "di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia".  Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, spiega la nota del ministero della Cultura, "non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione".  “Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono", dichiara tuttavia in una nota Tamara Gregoretti, in risposta alla richiesta di dimissioni dal ministero.  Intanto sulla questione arriva la precisazione del presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. "Mai detto che il padiglione russo non aprirà. Ho soltanto auspicato un ripensamento da parte di Biennale. Concordo con il ministro Giuli" sottolinea, parlando con l'Adnkronos, dopo che le sue parole all'inaugurazione del Tefaf, la fiera dell'arte che si è aperta nella città olandese Maastricht, avevano generato un "fraintendimento".   Oltre 7.500 tra artisti, intellettuali, studiosi e personalità della politica italiana e internazionale hanno chiesto con una petizione su Change.org ai vertici della Biennale di Venezia di chiarire e riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026. "La cultura non può essere usata per mascherare l’aggressione" hanno scritto.  La lettera aperta, indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, esprime "profonda preoccupazione" per l’annunciato ritorno del padiglione russo, mentre la guerra contro l’Ucraina è ancora in corso. Nel documento i firmatari ricordano che nel marzo 2022, dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, la Biennale aveva dichiarato di non voler collaborare con delegazioni o istituzioni ufficiali legate al governo russo. “Quella posizione – si legge nell'appello – rappresentava un importante impegno etico da parte di una delle più importanti istituzioni culturali del mondo”. Secondo i promotori dell’appello, l’annuncio della presenza russa solleva ora "questioni urgenti su come quel principio venga mantenuto", considerando che il conflitto prosegue e ha colpito direttamente anche il mondo culturale ucraino. Artisti, scrittori e operatori culturali, ricordano i firmatari, sono stati uccisi durante l’invasione o negli attacchi contro la popolazione civile, mentre musei, archivi, biblioteche e siti del patrimonio culturale sono stati danneggiati o distrutti.  La Federazione Russa, incurante delle polemiche, vuole riaprire il suo storico padiglione ai Giardini della Biennale di Venezia, assente da quattro anni, con un grande progetto che promette spettacolo, festival e performance. Il padiglione pensato per la Biennale Arte 2026 (9 maggio – 22 novembre) è intitolato “The Tree is Rooted in the Sky” (“L’albero è radicato nel cielo”): presenterà oltre cinquanta artisti tra musicisti, poeti e filosofi provenienti da Russia, Argentina, Brasile, Mali e Messico. Tra i protagonisti figura DJ Diaki, artista sonoro maliano noto per la fusione di ritmi africani, folklore russo e musica elettronica. Il festival musicale, secondo quanto risulta all'Adnkronos, è stato previsto dal 5 all’8 maggio, cioè nei giorni di pre-apertura della 61esima Esposizione internazionale d'Arte, quando a Venezia giungeranno migliaia di artisti, operatori culturali e addetti ai lavori. Il festival, nelle intenzioni degli organizzatori, includerà performance, workshop e interventi filosofici, con l’intento dichiarato di creare un dialogo interculturale e valorizzare pratiche artistiche lontane dai grandi centri culturali. La curatela è affidata ad Anastasia Karneeva, con la gestione operativa della società Smart Art, fondata insieme a Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Secondo gli organizzatori, l’obiettivo è integrare la giovane arte russa nel panorama internazionale e garantire standard elevati di produzione e manutenzione del padiglione nazionale russo, storico edificio progettato nel 1914 dall’architetto Alexey Shchusev. Lo sponsor principale è l’oligarca Leonid Mikhelson, noto per il polo culturale Vac Foundation a Venezia. All’interno dello spazio espositivo saranno presentate opere di pittura, scultura, performance multimediale e sound art di artisti come Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin, Maria Vinogradova. Secondo gli organizzatori, l’iniziativa mira a valorizzare pratiche artistiche periferiche e a creare uno spazio di dialogo interculturale, mettendo in relazione radici locali e prospettive globali. La programmazione prevede anche interventi filosofici, workshop e performance site-specific che esplorano le diverse tradizioni culturali russe, incluse quelle indigene e regionali, cercando di rappresentare la varietà culturale della Federazione Russa. Il padiglione della Federazione Russa non aprì alla Biennale Arte del 2022, perchè il curatore e gli artisti incaricati rinunciarono dopo l'invasione dell'Ucrania, ed è stato concesso nel 2024 alla Bolivia. Per la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte non c'è stato bisogno che la Russia chiedesse l'autorizzazione alla Biennale di Venezia per la sua apertura: in quanto proprietaria del proprio padiglione da 112 anni può decidere in totale autonomia sulla base dello statuto dell'Istituzione. 
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Dalle notti insonni di Sanremo all’Ufficio marchi: Lamborghini registra i suoi ‘festini bilaterali’

(Adnkronos) – La cantante Elettra Lamborghini ha deciso di trasformare le sue notti insonni al Festival di Sanremo in un’operazione di branding degna di un manuale di marketing pop. Secondo i documenti depositati all’Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, il 3 marzo 2026, tre giorni dopo al fine del festival, Lamborghini ha presentato la domanda di registrazione per il marchio verbale “Festini bilaterali”, destinato a una vasta quantità di prodotti e servizi: dai cosmetici ai capi di abbigliamento, dalla musica digitale ai dispositivi elettronici, fino all’organizzazione di eventi di intrattenimento.   L’espressione nasce durante il Festival, quando la cantante – in gara con il brano "Voilà" – racconta sui social di non riuscire a dormire a causa delle feste notturne che animano gli hotel della Riviera ligure: nel cuore della notte pubblica video e messaggi in cui si lamenta della musica a tutto volume mentre gli artisti, dopo prove, interviste e serate all’Ariston, tentano disperatamente di riposare. La situazione diventa presto un piccolo caso mediatico e un meme social quando Lamborghini, con la sua consueta ironia, minaccia di scendere “in ciabatte con il megafono” per interrompere quelli che ribattezza appunto “festini bilaterali”, dando vita a uno dei tormentoni più improbabili dell’edizione. Nei video pubblicati online la si vede perfino andare in giro per i corridoi a individuare l’origine del frastuono e, a un certo punto, tentare anche la fuga strategica: “Stasera vi frego, vado a Montecarlo a dormire”, annuncia ai follower, salvo poi scoprire che neppure il Principato garantisce esattamente il silenzio monastico sperato. Il risultato è che la frase che doveva denunciare il caos notturno di Sanremo potrebbe presto diventare un universo commerciale: profumi, podcast, eventi, gadget e – perché no – feste ufficialmente autorizzate.
 A curare la tutela del marchio è lo studio Mondial Marchi, che sul proprio sito ricorda anche un'altra vicenda che ha visto protagonista la pop star. Lo studio aveva infatti assistito Lamborghini nella battaglia per registrare come marchio il proprio nome, nonostante l'opposizione di uno dei brand più famosi al mondo, Automobili Lamborghini. Con una decisione notificata il 16 aprile 2024, la Commissione dei Ricorsi dell'Ufficio italiano brevetti e marchi ha accolto il ricorso presentato per la cantante, ribaltando la precedente decisione della Divisione di Opposizione che aveva negato la registrazione sulla base della notorietà del marchio automobilistico. La sentenza ha individuato un "giusto motivo" nel fatto che il marchio richiesto coincide con il nome di un personaggio famoso ai sensi dell'articolo 8 del Codice della proprietà industriale: Lamborghini è infatti il cognome della cantante e, insieme al nome Elettra, è diventato noto nel mondo dello spettacolo e del fashion system in modo autonomo rispetto al celebre marchio automobilistico. In sostanza, secondo la decisione, la pop star è diventata "marchio di sé stessa", acquisendo una notorietà indipendente che le consente di sfruttare commercialmente il proprio nome senza trarre indebito vantaggio dalla fama del brand automobilistico, in linea anche con la giurisprudenza europea sul caso Lionel Messi e la registrazione del marchio Messi. (di Antonio Atte) 
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Amazon, la Procura di Milano chiede il processo: non ha adeguato l’algoritmo

(Adnkronos) – La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della unit europea di Amazon e di quattro dirigenti con l'accusa di dichiarazione infedele per una presunta evasione Iva da circa 1,2 miliardi di euro per gli anni dal 2019 al 2021.  E' la prima volta che viene chiesto il processo per una 'big tech', dopo che un'azienda si è accordata con l'Agenzia delle Entrate, e il motivo è legato – come emerge nella richiesta del pubblico ministero Elio Ramondini – perché Amazon non avrebbe adeguato l'algorimo che sarebbe indifferente agli obblighi fiscali e doganali dell'Unione europea finendo per costituire, per chi indaga, una sorta di 'porto franco'. La Procura, nella sua richiesta di rinvio a giudizio, ha citato il ministero dell'Economia come parte offesa. A decidere sulla richiesta sarà la giudice Tiziana Landoni. 
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Trump: “Se il prezzo del petrolio aumenta facciamo un sacco di soldi”

(Adnkronos) – "Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi". Parola di Donald Trump, che replica così alle preoccupazioni e pressioni crescenti negli Usa per l'aumento del prezzo della benzina provocato dal conflitto con l'Iran.  "Ma la cosa di più grande interesse e importanza per me, come presidente, è fermare l'impero del Male, l'Iran dall'avere l'arma nucleare e distruggere il Medio Oriente e in effetti il mondo", ha poi aggiunto nel messaggio pubblicato mentre l'Iran diffondeva il primo messaggio di Mojtaba Khamenei. "Non permetterò mai che questo accada", ha poi aggiunto. A fronte del boom dei prezzi del petrolio, ieri i 32 Paesi membri dell'Agenzia Internazionale per l'Energia – tra cui gli Usa e l'Italia – hanno intanto "deciso all'unanimità di lanciare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza mai effettuato" nella storia dell'agenzia. I paesi dell'Aie, ha annunciato il direttore esecutivo Fatih Birol, "metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all'effettiva chiusura dello Stretto" di Hormuz. Gli Stati membri dell'Ue dovrebbero quindi notificare "entro le ore 18" di oggi le loro intenzioni riguardo alla proposta dell'Aie, ha spiegato la portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, durante il briefing quotidiano con la stampa, dopo che stamani a Bruxelles si sono riuniti il gruppo di coordinamento per il petrolio (Ocg, Oil Coordination Group) e quello per il gas (Gcg, Gas Coordination Group).  
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