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[AUDIO] – Moriero: “De Rossi poteva dare ancora tanto. Spero che Totti porti la Roma in alto, ma serve una seria programmazione e comunicazione”

Francesco Moriero, ex centrocampista giallorosso è intervenuto ai microfoni della nostra emittente, parlando della Roma dei suoi tempi e di quella odierna, partendo dal caso De Rossi: "Sono scelte difficili, ma non mi è ancora chiara la situazione tra le parti. Sicuramente Daniele poteva rimanere e dare ancora tanto. Vedo un po' di confusione, ma spero si risolva presto perché la Roma non è una squadra qualsiasi"

Poi una parentesi sulla Roma che fu: "Ai nostri tempi eravamo attaccati alla maglia perché i tifosi ci facevano innamorare, sentivamo il loro affetto. C'erano tanti romani e in campo, si dava tutto per la maglia della Roma. Si correva dal 1' al 90' minuto, poi si andava sotto la Curva Sud".

Infine, un pensiero su come oggi viene gestita la società: "La propietà è lontana, non si sa con chi parlare. Speriamo che Totti possa prendere in mano la Roma e portarla in alto. Bisognerebbe già programmare la prossima stagione e comunicare in modo chiaro ai tifosi quale direzione si prenderà"

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[PODCAST] – Andrea Rivera: “De Rossi? Oggi l’ultima di un grande attore giallorosso. Ci vorrebbe più cuore nel gestire la Roma”

"De Rossi? La Roma è bella anche per questi momenti. Oggi l'ultima di un grande attore giallorosso, peccato sia stato lo sceneggiatore a decidere che dovesse smettere". A salutare Daniele De Rossi, all'ultima con la maglia della Roma oggi contro il Parma, è Andrea Rivera, cantautore e attore romano ai microfoni di ReteSport, nella #DeRossiWeek. "Con De Rossi è sempre stata un'altra Roma. Con rispetto per tutti, lui è sempre riuscito a dare una marcia in più e poteva ancora darla, in campo e fuori. Nessuno poteva immaginarsi un addio così, certo, ma con un presidente assente era un rischio che purtroppo immaginavo. Ci vorrebbe più cuore nel gestire la Roma. De Rossi era già allenatore in campo, vedremo se lo diventerà davvero in futuro, ha tutte le carte in regola. Lo stadio Olimpico pieno questa sera è un regalo a Daniele, non al club".

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Bonetti: “Caro Daniele, soffro per il trattamento nei tuoi confronti”

Massimo Bonetti, noto attore e grande tifoso della Roma, si è voluto unire alle voci che sulle frequaenze di Rete Sport stanno tributando gli onori del caso a De Rossi. Questo il suo accorato messaggio: "Carissimo Daniele Sono Massimo Bonetti, sono un tifoso colpito, negativamente, e soffro molto da romanista vero per tante cose. Questo trattamento nei tuoi confronti, vedere la Roma in mano ad imprenditori che gestiscono in maniera cinica pensando solo al guadagno fanno perdere di vista la romanità, la passione che c'era quando i presidenti erano Viola Sensi. Allora gli stadi erano pieni e trionfava la Roma di Totti a De Rossi… Insomma io questa cosa non la posso perdonare ai dirigenti giallorossi, credo che a questo punto l'unico che possa fare qualcosa sarebbe Francesco Totti. Bisognerebbe frenare un po' questa questo andazzo così imprenditoriale, penso che tutti i tifosi della Roma di cui mi faccio portavoce abbiano la necessità di vedere i gladiatori della Roma, quei giallorossi che lottano sul campo. Cosa aggiungere di più se non rinnovare l'affetto e la stima nei tuoi confronti perché con Daniele in campo, anzi Danielino così come diceva Carlo Zampa,  le cose cambiano, e si è visto".

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[PODCAST] – Pizarro: “Dispiace per De Rossi e i tifosi. La Roma non è l’Udinese”

"DeRossi? Nel calcio di oggi c'è poco da sorprendersi. Io sono stato fortunato ad aver vissuto la Roma come una famiglia grazie ai Sensi. C'era sentimento nonostante il business, oggi purtroppo non più". Intervenuto ai microfoni di ReteSport nella #DeRossiWeek, l'ex giallorosso David Pizarro ripercorre il rapporto con Daniele De Rossi, tornando sui tempi e i modi del suo forzato allontanamento dalla Roma. "Mi dispiace per Daniele. Nessuno tra quelli che contano nella Roma è stato presente con lui. Con quel carattere e quella storia, meritava altro. Chi poteva aspettarselo. Al di là dell'età, De Rossi è uno che serve sempre, anche se gioca 20 partite l'anno. Tutti conosciamo la sua importanza da uomo spogliatoio. Ci sono giocatori che nel tempo si guadagnano maggior rispetto e De Rossi è certamente tra questi. Si è guadagnato sul campo e fuori il diritto di decidere quando smettere e come farlo. Lui dovrebbe poter fare come vuole".

In conclusione, poi, una battuta anche sulla fine del suo rapporto con la società e un'analisi dei problemi attuali della squadra: "La Roma non vince da tanto, noi ci siamo andati vicini anni fa, ma poi la distanza con la Juventus è addirittura aumentata invece che diminuire. La Roma non è l'Udinese, ci sono squadre che possono cambiare tanto e puntare sul valorizzare i giovani, ed altre che invece hanno bisogno di giocatori pronti. Io sono andato via con molto dispiacere, non me lo aspettavo. E al mio posto non è arrivato certo Xabi Alonso, ma Tachtsidis. Tra le difficoltà, la distanza del presidente conta tanto. Nel calcio è importante che il tuo capo sia sempre presente, nelle situazioni belle e anche meno belle. Quando hanno mandato via me e quelli del vecchio gruppo, hanno detto 'Ora si vince'. Son passati tanti anni e mi sembra che ad andarci vicino siamo stati noi".

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[VIDEO] De Rossi lascia il ristorante a tarda sera

Al termine della cena offerta ai compagni per poterli salutare, Daniele De Rossi ha lasciato il ristorante nel centro di Roma che aveva scelto per tornare a casa. Ad attenderlo cronisti e tifosi che hanno approfittato per fare qualche foto col capitano giallorosso, che visibilmente provato, si è allontanato dicendo "Basta basta, buonanotte a tutti" –

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[FOTO E VIDEO] – De Rossi a cena con la squadra. Il capitano saluta così i suoi compagni

Daniele De Rossi  ci teneva a salutare  suoi compagni prima del rompete le righe di domenica. 

Il capitano della Roma ha invitato a cena squadra e staff presso il prestigioso ristorante “Zuma”, in pieno centro di Roma. 

I calciatori sono arrivati intorno alle 22.00, primo tra tutti Zaniolo, accompagnato dal papà Igor; poi gli altri con Nzonzi a chiudere il gruppo. 

 

Giorgio De Angelis

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Verdone: “Squadra demolita in maniera subdola. Se continuano così scendo in piazza anch’io” [AUDIO]

La vicenda relativa a De Rossi ha scosso gli animi di tutti i tifosi romanisti. Tra questi anche uno dei più noti, Carlo Verdone, che in esclusiva a Retesport commenta: "I tifosi hanno già descritto molto bene la situazione. Il problema è che la società non è chiara, non ha gestito bene questa vicenda. Daniele è mio amico, quindi mi dispiace particolarmente. Lui era rimasto l’unico e l’ultimo simbolo di giocatore romano e romanista. Dopo tutto quello che abbiamo venduto o abbiamo perso non c’era da aspettarselo. Molti dei giocatori dati via nelle stagioni scorse hanno vinto dei campionati o stanno per disputare delle finali europee. Erano molto validi e li abbiamo dati via con grande sufficienza. E’ chiaro che in questo momento c’è una depressione notevole tra il pubblico romanista. Anch’io l’ultima partita l’ho vista con un certo distacco, non avevo più il cuore che mi batteva. Perché? Perché anno dopo anno la squadra è stata demolita, anche in maniera un po’ subdola. Basti pensare a Benatia, Lamela, per non parlare di Salah e Alisson. Abbiamo dato via tutti. Io capisco le esigenze di bialncio, ma non ci si può privare sempre dei migliori. A tutto questo dei aggiunge anche la vicenda Daniele De Rssi. E’ stata l’ultima mazzata che ci hanno dato. Non si gestisce così la sua storia. Non mi sembra un giocatore da scartare in questo modo così frettoloso". 

Verdone cuce poi un parallelo con i presidenti del passato: 

"E’ un fatto di stile e di educazione. Un grande presidente come Dino Viola non lo avrebbe mai fatto e neppure Sensi. Il secondo si è quasi rovinato per la Roma, ha comprato calciatori che costavano tanto. Il primo aveva uno stile speciale, andava a parlare con tutti i calciatori. Pallotta si trova dall’altra parte dell’oceano, non si capisce chi siano i riferimenti della società. Baldini, sì, ma la cosa non è chiara. Della società non parla nessuno, stanno tutti zitti. Non si fa così. De Rossi è l’ultimo baluardo. Il modo è stato sicuramente offensivo nei confronti di De Rossi e anche un po’ nei confronti nostri. Ci hanno venduto tutti e continuiamo ad andare allo stadio e a stare davanti alla televisione, ma che ne sarà della Roma il prossimo anno? Questo è il problema di avere presidenti così distanti. Si fanno i comunicati su Tweeter. Ma che una cosa così importante si comunica con un tweet? Si chiamano le agenzie, si rilasciano delle dichiarazioni formali".

Proprio oggi sono inizuiate le riprese del docufilm su Francesco Totti, ma Verdone avrebbe agito in maniera differente: 

"Bisogna fare un bel documentario sulla vita di Francesco Totti con le sue interviste, con i luoghi, con le persone cresciute con lui. Fare una fiction con un attore non lo so se è giusto. Chi lo interpreta probabilmente non saprà neppure giocare a calcio. C’è qualcosa di falso. Bisogna fare un bel documentario, ma con lui che fa da Cicerone, che fa da Virgilio e racconta la sua ascesa. Si può fare un bellissimo documentario e si può anche raccontare una certa Roma"

Poi rivela il suo prossimo impegno: 

"Parto tra due giorni, vado in Puglia, ci resterò parecchio tempo perché lì girerò il mio prossimo film, ma non posso dire di più. Dovrebbe uscire nel 2020. Sarà un film molto complesso, perché è corale, ma accanto avrò bravissimi attori come Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Max Tortora, più qualche esordiente. Cercherò di farvi felici, ce la metterò tutta. Sarà prodotto da Aurelio De Laurentis, parlo con lui tutti i giorni, ma di cinema, non di calcio. Però, conoscendolo, sicuramente se avesse avuto un De Rossi a disposizione non credo che lo avrebbe liquidato con un tweet. Lui è una persona fumantina, però è educato e molto rispettoso dei giocatori e della loro storia. Bisogna avere rispetto". La chiusura è sulla Roma che verrà: "Se il prossimo anno non preparano una squadra all’altezza scendo in piazza pure io. E’ arrivato il momento di tornare a vincere qualcosa. Persino la Lazio è riuscita a prendersi quelche soddisfazione. Proviamo a ripare tutto quello che è stato disfatto"

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[PODCAST] – Andrea Purgatori: “Ho cenato con Petrachi, da lunedì sarà a Roma con Gasperini”

"Lunedì ero a cena con Petrachi: se non cambia qualcosa nel weekend, dalla prossima settimana sarà alla Roma insieme a Gasperini". A raccontare l'episodio, e a confermare quindi le tante indiscrezioni arrivate nelle ultime settimane, è il giornalista e scrittore Andrea Purgatori. Il conduttore della trasmissione 'Atlantide' su La7 è intervenuto ai microfoni di ReteSport: "Petrachi è euforico per questa avventura, convinto di poter fare bene, ma spero in cuor mio che non si trovi però costretto a fare gli stessi conti dei suoi predecessori con la società".

Nella #DeRossiWeek, Purgatori è entrato anche nella discussione sull'addio forzato di Daniele De Rossi: "Gasperini entrerà in uno spogliatoio senza memoria. De Rossi sarebbe stato la sponda ideale sul campo e fuori per l'allenatore. Guardando gli striscioni che i tifosi gli dedicano sotto casa sua mi viene una grande tristezza, abito lì vicino. L'idea che si siano segate le fondamenta di un palazzo è grave perché poi il palazzo viene giù. Daniele andava tenuto per ciò che rappresenta, è una persona di grande affabilità, andava tutelato. Il problema è stato anche della comunicazione attorno alla scelta, pessima, a pochi giorni da una gara comunque fondamentale per il futuro. Totti? Mi auguro che resti alla Roma, altrimenti sarebbe la certificazione di un fallimento. Il club perderebbe la sua anima. Ora dobbiamo fidarci di lui, è più intelligente di quanto lo dipingono. Se resta è perché anche lui sta giocando una partita e ovviamente io punto su di lui".

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[PODCAST] – Morelli e gli amici dell’83: “All’Olimpico per De Rossi, ormai ha capito cosa è successo con la Roma”

Sarà un Olimpico sold out a salutare Daniele De Rossi nel giorno della sua ultima gara con la maglia della Roma. Tra i 60mila ed oltre tifosi, ci sarà anche un gruppo di ragazzi che occupa un posto speciale nel cuore della bandiera romanista. Un gruppo di ragazzi dell'83, amici del numero 16 e rappresentati da Fabio Morelli, che si sono organizzati per essergli vicino nella sua ultima. Proprio Morelli, ai microfoni di ReteSport, racconta la sua storia: "Ci tengo a sottolineare che tutti noi ci siamo organizzati per andare a salutare Daniele, e non De Rossi. Sono due cose differenti: noi ci conosciamo da circa 25 anni e abbiamo formato questo gruppo che si è trasformato poi nel corso degli anni. E' una cosa nata improvvisamente, abbiamo pensato di andare a regalargli il nostro doveroso tributo allo stadio. Lui lo sa, glielo abbiamo dovuto dire per forza perché ama le cose sobrie. Stiamo provando ad organizzare qualche sorpresa, ma non vogliamo urtare alcuna sensibilità. C'è una partita da giocare e da vincere prima per la Roma, poi nel post gara qualcosa ci sarà".

Morelli ripercorre l'età dell'adolescenza affrontata assieme a De Rossi, raccontando le qualità che lo hanno portato fin al tributo di domenica: "Con Daniele abbiamo iniziato a giocare insieme a 12 anni, quando si è ancora in una fase sensibile. Si percepisce se un ragazzo è tecnico, caratteriale, se ha talento. All'epoca lui giocava seconda punta o trequartista. Io giocavo in porta e la squadra era composta da più di 30 ragazzi. Col passare del tempo è scalato a centrocampo e a livello caratteriale e fisico ha avuto una crescita incredibile. Questa componente, unita a quella tecnica, gli ha permesso di spiccare. La cosa che lo rende speciale è l'aver mantenuto lo spirito dei suoi 12 anni. E' presente ed altruista. Anche noi che non siamo arrivati a certi livelli ci sentiamo allo stesso piano con lui, è una persona come le altre mentre tanti calciatori non sono così. Un difetto? Caratterialmente è un po' introverso forse. Quando giocavamo insieme, eravamo tutti bambini che sognavamo di arrivare dove lui è arrivato, a 12 o 13 anni lui già affermava che il calcio non fosse tutto, che fosse un divertimento. L'umiltà l'ha aiutato molto. Pubblicamente gli dico che gli voglio bene".

Infine, una battuta sul come la sua storia con la Roma è terminata"Sono un allenatore nell'ambito del calcio, cerco di parlare il più equilibratamente possibile: chi è professionista sa che determinate storie ad un certo punto finiscono" dice Morelli. "Daniele ha giocato 18 anni con la stessa maglia, più che giocatore ha rappresentato qualcosa. In un ambiente come Roma, poi, si è amplificato tutto. Ma in cuor suo credo che sappia che certe storie sono determinate a finire in una carriera. Probabilmente sul modo si può parlare, ma Daniele è un ragazzo serio, una persona intelligente, ha capito cosa è successo. Ora andrà in vacanza e poi si proietterà nel suo futuro. Prima o poi sarà su una panchina: però ha tutte le carte in regola per svolgere più ruoli in una società".

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[AUDIO] Montali: “Si poteva costruire un percorso triennale su De Rossi. Incredibile lasciarlo andar via”

“De Rossi? Faccio molta fatica a capire come sia stato possibile arrivare a una situazione di questo tipo e come non si sia capito che tipo di importanza strategica abbia una persona come lui nella Roma”. Questo il commento di Gian Paolo Montali sulla situazione legata al capitano romanista. L’ex dirigente giallorosso, in esclusiva su Retesport, ha aggiunto:  "Ho lavorato solo in due squadre di calcio, Roma e Juventus, ma ho visto molti giocatori importanti. Pochi hanno dimostrato di avere lo spessore morale, umano e professionale di De Rossi”.

Nel 2011, Montali ha rescisso consensualmente il contratto con la Roma. “Volevo rimanere alla Roma, ma ho capito che c’erano dinamiche completamente diverse e c’era un progetto nel quale non mi sono riconosciuto. Io non sono uno che rimane in un posto per lo stipendio e a dispetto dei santi. C’erano delle idee che non condividevo e che poi ho portato all’altra anima della società, che era Unicredit, perché non ritenevo assolutamente che ci fossero le condizioni per far fare il salto di qualità alla squadra e me ne sono andato, in punta di piedi. Se le persone che deleghi per comandare non hanno un imprinting per poter governare una squadra così importante come la Roma sicuramente anche la figura del presidente ne risente. Io credo che il presidente non debba essere necessariamente presente per ottenere risultati. Basti vedere il Manchester United, il Manchester City, l’Arsenal. Club che scelgono delle eccellenze, settore per settore, che hanno delle qualità, che si affidano a straordinari professionisti e dove c’è un’idea chiara. E’ possibile avere una società distante, ma deve delegare a un management importante. Specie in una squadra come la Roma che deve giocare per vincere”. 

Montali torna poi su De Rossi: "Ho allenato i migliori giocatori del mondo, solo una volta mi è capitato un giocatore, De Rossi appunto, che mi ha detto: ‘Sa qual è il mio unico cruccio direttore? Non avere due vite da dedicare alla Roma’. Come si fa a non capire il valore di un elemento così? Perché non preparare un percorso triennale con lui. Farlo giocare ancora un anno, affiancarlo un biennio al nuovo allenatore e poi affidargli il progetto in prima persona? Non è una cosa complicata da capire e da programmare”. Non dà ulteriori consigli Montali, ma si limita ad un’ultima raccomandazione: “Le componenti fondamentali per vincere sono tre: società, allenatore e giocatori, in ordine di importanza. Ma chi le fa le scelte nella Roma? Chi rappresenta la società? Di sicuro la Roma merita un allenatore di primissimo livello, che venga qui non solo per piazzarsi, ma per vincere”.