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SERIE A TIM

La Serie A ricorda Mondonico: minuto di silenzio nella 30^ giornata

Come si legge dal profilo Twitter della Lega Serie A, il commissario straordinario Giovanni Malagò ha disposto l’effettuazione di un minuto di silenzio prima delle gare della 30^ giornata per la scomparsa di Emiliano Mondonico. Questo il comunicato:

Il Commissario Straordinario della Lega Nazionale Professionisti Serie A, Giovanni Malagò, ha disposto l’effettuazione di un minuto di silenzio prima di tutte le gare della 30ª giornata di Serie A TIM in programma domani, per commemorare la scomparsa di Emiliano Mondonico”.

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CHAMPIONS LEAGUE

Siviglia, Vazquez: “La Roma può battere il Barcellona”

Franco Vazquez, ex stella del Palermo e protagonista ora nella Liga con il Siviglia, sarà prossimo avversario del Barcellona di Messi. Ai microfoni di Fox Sports, il trequartista ha dichiarato: “Come si batte il Barcellona? È difficile però ci stiamo preparando bene, abbiamo avuto questa settimana per preparare bene la gara e speriamo di essere al 100%. In Champions League la Roma ha il 50% di possibilità. Se fanno una bella partita possono batterlo”.

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NEWS

Bologna-Roma, i convocati: non ce la fa Ünder, si rivede Defrel

Come anticipato da Eusebio Di Francesco in conferenza stampa, al termine dell’allenamento Cengiz Ünder ha accusato un problema al retto femorale della coscia sinistra e non è stato convocato per la gara di Bologna. Verrà valutato giorno per giorno in vista della gara di Barcellona, in programma mercoledì 4 aprile alle 20.45. Tornano a disposizione invece Defrel e Luca Pellegrini, assenza confermata per Lorenzo Pellegrini. Ecco la lista completa dei convocati per la trasferta in Emilia:

PORTIERI: Alisson Becker, Bogdan Lobont, Lukasz Skorupski.

DIFENSORI: Luca Pellegrini, Juan Jesus, Aleksandar Kolarov, Elio Capradossi, Federico Fazio, Alessandro Florenzi, Bruno Peres, Jonathan Silva, Kostas Manolas.

CENTROCAMPISTI: Radja Nainggolan, Kevin Strootman, Daniele De Rossi, Maxime Gonalons, Gerson.

ATTACCANTI: Diego Perotti, Edin Dzeko, Patrik Schick, Gregoire Defrel, Stephan El Shaarawy.

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NEWS

Gioia Tumminello: l’attaccante di nuovo a disposizione di Zenga

Buone notizie per Marco Tumminello. L’attaccante della Roma, in prestito al Crotone dallo scorso agosto, è finalmente tornato nella lista dei convocati, a disposizione quindi di mister Zenga per la gara contro la Fiorentina. Il giocatore, che era fermo da settembre a causa della rottura del legamento crociato del ginocchio, ha espresso la sua felicità in una storia su Instagram: “Si ricomincia! Felice di essere tornato tra i convocati“.

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Di Francesco: “Pellegrini out, Ünder ha avuto un problema. Barcellona? Pensiamo solo al Bologna. Qui dentro dobbiamo crescere”

Vigilia di Bologna-Roma, anticipo delle 12.30 nella 30^ giornata della Serie A 17/18. Eusebio Di Francesco, intervenuto in conferenza stampa, presenta il match ai microfoni dei cronisti presenti. Queste le sue parole:

Come stanno i calciatori dopo la sosta per le nazionali?
Sono rientrati quasi tutti in ottime condizioni, tranne due: Pellegrini, che sicuramente non sarà della partita contro il Bologna ma siamo ottimisti nel poterlo recuperare contro il Barcellona, valuteremo il lunedì di Pasqua il suo rientro in gruppo ma credo sia fattibile. Ünder ha avuto qualche problemino e lo stiamo valutando ora, che ha avuto un problema muscolare. Se dovesse essere tutto negativo verrà convocato ma non so se sarà utilizzato a Bologna. Niente di che.

Inciderà più l’aspetto fisico o quello mentale? 
Entrambi, ho sempre detto che sono fondamentali. Ho parlato con tutti quelli rientrati, la valutazione più importante è che alcuni giocatori sono stati usati poco o niente e altri che hanno giocato 90 minuti, devo fare una considerazione importante in vista di tutte queste gare ravvicinate.

Che gestione tecnica ci sarà domani tra Dzeko e Schick?
Sono tutti e due al 50%, o giocherà uno o l’altro. Tutto questo si lega al discorso fatto prima, oggi in allenamento ho visto delle cose, stasera farò ancora meglio le mie valutazioni, ritengo che possa giocare nel ruolo di centravanti o Edin o Patrik.

Potrebbe giocare uno tra El Shaarawy e Perotti al posto di Under?
Sì, sono tre che si giocano il posto lì davanti: Perotti, El Shaarawy e Gerson. Quello più sicuro di giocare è El Shaarawy, sempre in relazione alle sette gare importanti che abbiamo. Defrel ha meno allenamenti nelle gambe, difficilmente partirà dall’inizio.

Come ha reagito la squadra al sorteggio col Barcellona? Si sente la pressione? 
Voi lo sentite tanto, io un minimo niente. C’è il Bologna da affrontare. Non lo dico perché faccio l’allenatore e devo portare la squadra in questa direzione, ma è troppo importante mantenere la nostra posizione in classifica, sapendo che sarà una partita non facile. Loro non hanno mai vinto con una big e hanno il desiderio di poterlo fare anche se sono tranquilli. La nostra testa deve stare sul Bologna.

Schick è tornato carico. Per lei è meglio sia partito o avrebbe voluto averlo qui?
Avrei voluto averlo qui, ma spesso l’aspetto mentale fa la differenza. A volte staccare, trovare le energie e il gol può dare una carica importante. Stiamo facendo presupposti, se domani scenderà in campo mi auguro che possa dimostrare realmente che è tornato con questa grande carica.

Ci sono altre possibilità di turnover oltre a quella tra Dzeko e Schick? 
Non posso dirvi altro sull’utilizzo dei calciatori. Noi abbiamo in sette giorni tre gare importantissime. Anzi in dieci giorni ne abbiamo quattro. Da qualche parte dovrò muovere. È impensabile che io non cambi qualcosa. Ci sarà per forza il turnover, lo farò ma domani credo che farò il giusto, non esagererò. Il problema più grande si può verificare a lungo andare a seconda di come arrivi nelle altre gare. Non si può stabilire chi gioca domani, col Barcellona e con la Fiorentina. Dobbiamo prima affrontare le partite, i problemi sono dietro l’angolo. Guardate quello che è successo a Ünder, che ha avuto questo fastidio e ti condiziona nelle scelte della gara di Bologna.

Domani la famiglia sarà divisa…
Non è divisa, è tutta per mio figlio. Forse l'unico che farà il tifo per me è mio figlio piccolo.

Tuo figlio è più bravo di te tecnicamente? 
Sì, ma io ho altre qualità, anzi le avevo ora non ce le ho più (ride, ndr). È in un periodo in cui non sta facendo benissimo, deve un pochino ritrovarsi, ha fatto un percorso importante, può e deve ancora migliorare e crescere. Mi auguro possa fare molto di più di me, ha le qualità per poterlo fare.

C’è la possibilità di far riposare Kolarov? 
C’è più la possibilità che possa giocare rispetto a quella che non possa farlo. Ti ho risposto.

Col senno di poi si dà una spiegazione del calo arrivato? Nainggolan dice che succede ogni anno… 
Lui ha parlato di questi anni, non solo della mia gestione. Ci stiamo lavorando e ci dobbiamo ragionare. Sicuramente qualcosina si deve fare per non far calare fisicamente e mentalmente la squadra. Dopo il passaggio del turno col Qarabag qualcosina possiamo aver mollato, sbagliando, dopo aver vinto il girone di Champions. Nel nostro ambiente, e non parlo della parte esterna, dobbiamo crescere qui dentro. La squadra è tornata a brillare fisicamente, attraversando momenti difficili. Nei momenti difficili, che tutte le squadre attraversano, non siamo riusciti a portare a casa risultati, dobbiamo essere più cinici per portare a casa il risultato, io in primis. Sono valutazioni che faccio e che faremo in futuro.

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SERIE A TIM

Donadoni: “Compattezza ed intensità saranno la nostra forza contro la Roma”

Roberto Donadoni, tecnico del Bologna, è intervenuto in conferenza stampa in vista del match di domani contro la Roma. Queste le sue parole:

Sulla partita di domani…
La Roma è una squadra che solitamente tiene il baricentro alto, dobbiamo chiudergli la profondità. Parliamo di una squadra composta da tanti calciatori tecnici a cui bisogna lasciare poco spazio. Dobbiamo fare della compattezza e dell’intensità la nostra forza. Bisogna dare continuità alla buona trasferta con la Lazio.

Sulla formazione…
Sarà sicuramente titolare Santurro, vista la squalifica di Antonio. È uno splendido ragazzo, a livello di professionalità è sicuramente nella top 3, arriva sempre prima, è sempre attento ad ogni piccolo particolare. Come professionalità ne ho davvero conosciuti pochi come lui. È una chance che si è guadagnato e anche a livello qualitativo, parliamo di un portiere affidabile. Sulla formazione non ho intenzione di cambiare molto rispetto alla partita con la Lazio, ci sono ancora un paio di valutazioni da fare.

Sul rientro dei Nazionali…
Dzemaili ha giocato entrambe le partite ed è da valutare oggi, gli altri hanno grossomodo smaltito tutte le fatiche delle amichevoli.

Su Mattia Destro…
Si è allenato, come tutti gli altri. È assolutamente a disposizione e ad avere una maglia da titolare domani. Non ho ancora deciso chi scenderà in campo. Dal punto di vista delle motivazioni non sono d’accordo sul fatto che esse si trovano solo a seconda della partita e della squadra che andrai ad affrontare: ci devono essere sempre.

Sul modulo…
Voglio una squadra che abbia determinazione e cattiveria contro una Roma che è un’ottima squadra, al di là del modulo. Potrei riconfermare la difesa a 3.

Su Verdi in Nazionale…
È chiaro che un giocatore si aspetta di giocare, soprattutto quando ci sono due gare ravvicinate. Bisogna anche rispettare le scelte dell’allenatore. Mi sarebbe piaciuto vederlo anche solo una mezz’ora in campo, non ha avuto la possibilità di farlo, ma adesso sta a lui dimostrare di potersi meritare la possibilità di scendere in campo contro grandi squadre come Argentina e Inghilterra.

Su Mondonico…
Non l’ho conosciuto bene, ho avuto modo di frequentarlo in qualche circostanza. Faccio un po’ fatica a fare delle considerazioni. Fa sempre dispiacere e un certo effetto quando viene a mancare qualcuno del nostro mondo calcistico. Lo incontrai un paio d’anni fa a una premiazione e per come l’avevo conosciuto tramite la TV si capiva che la sua lotta l’aveva segnato parecchio. Era una persona di grande umanità. Ha trasmetto qualcosa di positivo durante la sua carriera.

Sulle 100 partite col Bologna…
Non c’è mai niente di scontato, è un aspetto che per me ha veramente un peso importante. Aver avuto la possibilità fino ad oggi di sedere sulla panchina del Bologna è motivo di grande orgoglio. Devo ringraziare il presidente, i calciatori, i dirigenti, la città, la tifoseria e tutti quelli che lavorano all’interno del Bologna. E’ mio compito ricambiare con professionalità e dando soddisfazioni ai nostri tifosi.

Sulla chiusura del campionato…
Voglio che ogni partita venga giocata con grande cattiveria e determinazione, lottando su tutti i palloni, su tutti i contrasti. A me interessa comunque affrontare per bene la partita di domani, fare risultato, e poi affrontare ogni singola gara con un certo atteggiamento. Poi faremo tutte le valutazioni del caso.

Sulla partita con la Lazio…
I dati significano qualcosa: se abbiamo tenuto palla per 4 minuti nella loro metà campo, andando al tiro varie volte, significa qualcosa. Dobbiamo comunque essere più convinti e decisi nel saper fare la scelta giusta, nell’intraprendenza adeguata. Noi in quello dobbiamo ancora crescere e migliorare, prendere consapevolezza. L’errore fatto per rinunciare non mi piace.

Sui rientri degli infortunati…
Poli e Orsolini stanno bene, gli manca un po’ di ritmo partita, ma dal punto di vista fisico stanno bene.

Su Federico Di Francesco…
È vero che deve e può incidere un po’ di più. Deve togliersi di dosso quella responsabilità eccessiva che a volte si sente addosso, tralasciando quelle che sono le sue qualità da sfruttare al meglio. Deve avere maggiore intraprendenza e convinzione nel prendere palla e tentare la giocata, nell’essere più presente e continuo nell’azione. Se riesce ad entrare con maggiore costanza nel vivo delle azioni può diventare determinante per il suo ruolo.

Sulla Primavera…
Queste ultime 9 partite saranno anche incentrate su questo. Ci sono alcuni giovani della Primavera che si sono allenati ripetutamente con noi, ma è anche vero che numericamente siamo tanti. Niente esclude che da qui alla fine possa diventare una possibilità di vetrina anche per loro.

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Allenamenti

Trigoria. Pellegrini e Ünder out per Bologna

Giornata di rifinitura per la Roma. La squadra giallorossa torna in campo per l'ultimo allenamento in vista della gara contro il Bologna. Il gruppo è al completo, fatta eccezione per Lorenzo Pellegrini e Karsdorp, che effettuano una sessione di lavoro individuale. Dopo una seduta video iniziale, Eusebio Di Francesco ha portato la squadra in palestra per il riscaldamento prima del lavoro atletico e tattico. Come riportato dallo stesso mister in conferenza stampa alle 13.00, Ünder ha accusato un piccolo problema muscolare ed è fuori dalle convocazioni: sarà valutato nei prossimi giorni in vista della gara di Barcellona. Alle 15.30 è prevista la partenza per l'Emilia dalla stazione Termini.

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NEWS

Il mondo di Gerson: “La vita è fatta di opportunità. In Italia ho imparato che spesso le cose più belle sono le più semplici”

Il calciatore giallorosso Gerson si è raccontato in una lunga intervista alla rivista online L'Ultimo Uomo (D.Saltari). Ecco le parole del brasiliano:

Sull'infanzia e le responsabilità.
"Per me la pressione è una cosa normale. Da quando sono piccolo sono abituato ad assumermi le mie responsabilità: ho avuto una vita, quando ero più piccolo, fatta anche di sofferenze. Ho iniziato molto presto a lavorare per aiutare la mia famiglia. Poi, grazie al mio talento calcistico sono riuscito a cambiare la vita della mia famiglia. È una cosa che mi rende orgoglioso, così come sono orgoglioso di essere giovane e di avere già una mia famiglia. È vero che ci sono molte persone che dipendono da me, ma è una cosa che mi rende felice. Saudade? Non è né più né meno il tipo di nostalgia che avrebbe un italiano se andasse a vivere in Brasile. È normale avere un po’ di nostalgia di casa ma la vita è fatta di lavoro, soprattutto, e sono qui per cogliere questa opportunità. Forse mi manca un po’ mia madre, non viene qui spesso. Non le piace viaggiare. Ho avuto un’infanzia difficile: in famiglia siamo in quattro, oltre a me ci sono altri tre fratelli, soltanto mio padre lavorava e qualche volta capitava che mancasse da mangiare. Quello che non mancava mai erano i fagioli. Ero triste della situazione perché volevo aiutare e non lo potevo fare. I miei amici dell’infanzia sono quasi tutti finiti nel giro della criminalità o in carcere, dove sono cresciuto io. E chissà io cosa avrei fatto (se non avessi fatto il calciatore, nda). Io ho sempre avuto la testa sulle spalle, non credo che avrei fatto quella fine, anche se a volte le circostanze della vita sono imprevedibili".

Gli inizi da calciatore.
"Inizi a giocare che sei piccolo, insieme a tantissimi ragazzi, e non sai se riuscirai ad arrivare in fondo ad una strada che è piena di ostacoli, di difficoltà. Poi un giorno eravamo in casa e c’era una bottiglia d’acqua sul tavolo… ad un certo punto è caduta, e io l’ho calciata al volo. Mio padre era lì con me e ha intravisto del talento. Da quel momento si è convinto che io sarei diventato un calciatore. Nessuno gli dava credito, lui è stato l’unico a crederci. Mio padre innanzitutto è stato il mio primo allenatore. Eravamo in una condizione economica difficile ma lui non si è perso d’animo, ha preso un patentino da allenatore facendo dei corsi pubblici con lo scopo di insegnarmi quello di cui avevo bisogno, quello che mi mancava calcisticamente. Mio padre è una delle persone che più ha creduto in me, in più di un’occasione si è privato di qualcosa per assecondare la mia carriera da calciatore. È vero che sono arrivato a Roma anche grazie al mio talento e alle mie forze. Ma sono consapevole che senza di lui non sarei qui oggi. Dopo è stato tutto davvero fulmineo. È stato veloce, ma è stata anche la realizzazione di un sogno. Quando si è nel settore giovanile in Brasile si parla tra ragazzi e il sogno di tutti è quello di arrivare in Europa. Ma bisogna essere preparati anche mentalmente per fare questo salto. La vita è fatta di opportunità".

Sulla maglia di Totti regalatagli da Walter Sabatini.
"Era un regalo di cui ero felice, abbiamo fatto una foto: per me non c’era nient’altro. Poi c’è sempre qualcuno pronto a polemizzare, a interpretare le cose in maniera negativa. Però dal mio punto di vista e dal punto di vista delle persone che erano lì era un semplice regalo, una bella maglia. Arrivato a Roma ho avuto subito la fortuna e il privilegio di allenarmi al fianco di Totti e di assistere in prima persona al suo addio al calcio. È un ricordo che conserverò per sempre. È stato incredibilmente emozionante".

Il primo anno alla Roma.
"Il club all’inizio aveva la percezione che avevo anche io: cioè di non essere ancora pronto per il calcio italiano e il calcio europeo. E riteneva fosse una buona idea quella di cedermi in prestito per fare esperienza. Mi rendevo conto che mi mancava ancora qualcosa però volevo restare nel club, volevo imparare ciò che mi mancava qui. Su questo ho insistito molto, fino alla fine, perché sapevo che dovevo migliorare, ma non volevo lasciare il club. Contro la Juventus effettivamente rimasi un po’ sorpreso (di essere schierato titolare, nda) perché era un periodo in cui non stavo giocando ed era una partita importantissima. In quella circostanza mancò un po’ di preparazione mentale da parte mia. A partire da quella partita, sono venuti fuori molti dubbi su quello che era il mio gioco. Dopo quella partita con la Juventus sono stato massacrato. Poi si parlò di un possibile prestito al Lille… ci sono state un po’ di situazioni che mi hanno lasciato un po’ triste, abbattuto. La delusione è durata poco perché la vita va avanti velocemente e se ci si sofferma troppo a piangersi addosso, a farne questioni di ego, ti passa davanti e neanche te ne accorgi. Questa è una cosa che mio padre mi dice da quando sono piccolo: quando si attraversano momenti di difficoltà, il tuo ruolo è quello di restare sempre a testa alta, di guardare avanti senza autocommiserarsi. Le cose non sono andate bene all’inizio. E la colpa non era né del club, né dell’allenatore… la colpa era mia, perché non ero pronto. Un calciatore deve essere sempre pronto, non soltanto fisicamente ma anche mentalmente".

La rinascita.
"Finita la stagione, sono tornato a casa e anche rivedendo amici e familiari sono entrato in un ordine di idee diverso, ho analizzato la situazione, ho capito dove ho sbagliato e sono tornato con la ferma volontà di fare meglio. Penso sia stato questo a dare la svolta della mia carriera in Europa. E credo che la morale sia di non dare la colpa agli altri, ma solo ed essenzialmente a se stessi. L'applicazione difensiva? È qualcosa che sono stato obbligato ad imparare qui in Italia. Però mi ha fatto e mi sta facendo molto bene perché invece in Brasile c’è più un calcio di qualità, tecnico in cui non si bada troppo alla fase difensiva, alle marcature. Appena arrivato qui tutti mi hanno detto che era necessario imparare a marcare, ad aiutare la squadra. Una cosa che ho imparato qui in Italia è che spesso le cose più belle sono le più semplici. A volte vuoi fare qualcosa di straordinario per impressionare gli altri e finisci per avvitarti su te stesso. Altre volte, invece, fai qualcosa di semplice e tutti restano colpiti dalla bellezza di quel gesto. Ci sono giocatori più propensi a giocare di prima o a due tocchi. A me, in certi momenti della gara, per assumermi delle responsabilità, piace tenere la palla".

I modelli.
"Da quando ho messe piede qui, Nainggolan ha sempre cercato di aiutarmi, mi piace parlare con lui e davvero lo ammiro per come interpreta il calcio, per come va in campo. Ha una grinta, una forza e un carattere straordinario, a volte gioca anche in condizioni fisiche non perfette tanto è forte il suo desiderio di aiutare la squadra. Lo guardo e spero di potermi avvicinare a quel tipo di giocatore. Non devo migliorare un singolo aspetto, la velocità, la forza, il tiro, devo concentrarmi per migliorare tutte queste cose insieme. Tutti i calciatori devono avere nella propria testa la volontà di migliorare, di imparare qualcosa sempre. Questo vale per tutti, anche per Messi, Cristiano Ronaldo, Neymar, per i migliori giocatori del mondo: puoi fare sempre qualcosa per migliorarti. Questo vale ad ogni età: a 20 anni come a 40. È importante fare una vita da professionista: andare a letto presto, venire al campo d’allenamento, allenarsi duramente, farlo tutti i giorni con questo stimolo, con questa mentalità di imparare. È soprattutto una questione mentale, la volontà di pensare che si può sempre migliorare".

Il rapporto con Ronaldinho.
"Conoscerlo è stata una delle cose più belle che mi è capitato nella vita. Il consiglio che mi ha dato è quello di essere sempre concentrato, di lavorare sempre duro perché la strada sarebbe stata difficile, complicata. Ma anche che se uno si impegna, se lavora con impegno, allora Dio gli darà sempre una mano. Ancora oggi prima di scendere in campo mi piace ripetere, a mo’ di litania, tra me e me, una frase che diceva sempre, che era: Vamos a ser feliz. Secondo me questa è una delle chiavi non soltanto nel calcio ma anche nella vita. Certo, si gioca per vincere dei titoli, per guadagnare del denaro… ma per me è importante anche andare in campo ed essere felici".

Il presente.
"Giocare a Londra col Chelsea? Per un calciatore professionista tutte le partite diventano importanti, non soltanto quelle contro il Chelsea ma anche quelle con le piccole squadre. In questo senso, io cerco di allenarmi sempre bene perché non sai mai quando arriverà l’occasione di giocare, è una cosa che ripeto in ogni intervista. È necessario allenarsi sempre al meglio perché non sai mai quando l’allenatore riterrà che meriti un’occasione. E non devi lasciarti sfuggire l’occasione perché non sai mai quando ricapiterà. Giocare al Camp Nou è un sogno. Il Barcellona è una delle migliori squadre del mondo. Andiamo lì per giocarci le nostre possibilità, per cercare di qualificarci. Sappiamo che sarà una partita difficile, ma lo sarà anche per loro. Anche incontrare Messi è uno dei sogni che avevo. Ma ne ho molti altri ancora da realizzare".

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CHAMPIONS LEAGUE

Barcellona-Roma, il programma: martedì rifinitura al Camp Nou alle 18.15

Si avvicina Barcellona-Roma e la Uefa ha diramato il media program su uefa.com riguardo alla vigilia del match dei quarti di finale di Champions League. La formazione giallorossa sosterrà l'allenamento di rifinitura al Camp Nou alle 18.15 di martedì 3 aprile (i primi 15' saranno visibili alla stampa). L'ultima seduta di lavoro sarà preceduta dalla conferenza stampa del tecnico Eusebio Di Francesco, fissata alle 17.30. Di Francesco sarà, come di consueto per le gare europee, accompagnato da un giocatore. Il Barcellona sosterrà ugualmente nel pomeriggio di martedì (ore 16.45) l'ultimo allenamento alla Ciudad Deportiva. La seduta sarà preceduta dalla conferenza stampadell'allenatore Ernesto Valverde, fissata per le 15.45.

 

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Calciomercato

Occhi puntati su Meyer, gioiellino dello Schalke

Il refrain rischia di tramutarsi in mantra: «Non si vende perché si vuole vendere ma perché ci sono delle norme da rispettare che ti obbligano a far quadrare il bilancio e generare una plusvalenza per poter avere un organico di alto livello». A parlare è ancora Monchi, stavolta a Fox Sport. Come al solito, come ricorda Il Messaggero (S.Carina), il ds prova a schivare le domande sul mercato in uscita. Se nell’incontro tenuto mercoledì con la stampa estera a Roma, lo spagnolo si era lasciato andare, garantendo la permanenza di Alisson almeno per la prossima stagione, all’emittente sportiva ha preferito giocare in difesa. Anche perché lentamente il mercato inizia a entrare nel vivo. E la cerchia di calciatori visionati dal suo gruppo di lavoro, ha già subito una drastica scrematura.

SUGGESTIONE TEDESCA – Tra quelli rimasti, c’è Max Meyer, classe ’95, in scadenza di contratto a giugno con lo Schalke 04. Ieri il calciatore ha comunicato ufficialmente al club che non rinnoverà. Non una novità, visto che da mesi la volontà del ragazzo appariva abbastanza chiara. Quello che tuttavia sembrava un trasferimento inevitabile al Bayern Monaco – come accaduto con Goretzka – nelle ultime settimane ha subito una frenata. Sia perché il club di Rumenigge preferirebbe non fare un ulteriore sgarbo al rivale ma anche perché Meyer, non è convinto del tutto della destinazione per la forte concorrenza che incontrerebbe. Lui vuole giocare e offerte non gli mancano. Tra queste c’è anche quella della Roma. Ne è (parziale) conferma un incontro tenutosi prima di Natale con un emissario della agenzia Rogon che ne cura gli interessi. A partecipare al rendez-vous non fu Monchi in prima persona, ma un altro dirigente giallorosso. La concorrenza è altissima. Meyer è un calciatore che fa gola a diversi club per la sua qualità e duttilità. Nato come trequartista (o esterno offensivo) ora Tedesco lo ha arretrato in mediana: segna meno ma lo Schalke 04 ne ha guadagnato in qualità. Chi lo prende fa un affare. Monchi è in ballo.