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La Roma ha il tris de force

Il Messaggero (A.Angeloni) – «Noi pensiamo alla partita contro il Barcellona, ma per arrivarci bene mentalmente devi vincere contro il Bologna». Non fa una piega per Strootman, che si è concesso – dai social della Roma – alle domande dei tifosi. Vincere a Bologna serve per consolidare il terzo posto, ma non va sottovalutata la spinta emotiva che un successo al Dall’Ara potrebbe dare alla squadra in vista della sfida di Barcellona. Lo sa anche Di Francesco che prepara il viaggio in Emilia con poca leggerezza, quindi con un turnover non troppo sostenuto. A centrocampo, ad esempio, è facile pensare come il tris dei titolari, ovvero Strootman, De Rossi e Nainggolan, facciano uno sforzo supplementare: in campo a Bologna e in campo a Barcellona. Tutto d’un fiato. Non ci sono alternative: Pellegrini non sta bene, ieri si è sottoposto a controlli al polpaccio. Nulla di grave, ma non c’è uno a Trigoria che vuole rischiare ricadute. Dopo Bologna se ne saprà di più: quindin out dai convocati per domani. Uno dice, Gerson e Gonalons? Hanno giocato a Crotone, con risultati non esaltanti. Il brasiliano tra l’altro in calabria ha fatto l’esterno alto. DiFra non ha intenzione di toccare il centrocampo e per ora consideraGerson e Maxime due cambi, per proporli eventualmente come titolari nella terza sfida, quella di sabato 7 aprile contro la Fiorentina, cioè prima del ritorno col Barça e il derby con la Lazio. In più, sia Strootman sia Nainggolan non sono tornati distrutti dagli impegni con le nazionali: il belga ha giocato solo 30 minuti (il Belgio ha disputato una sola partita), mentre Kevin 90’, in pratica uno solo dei due impegni dell’Olanda. De Rossi non ha giocato proprio perché non convocato, in più era assente anche a Crotone per squalifica. Il tour de force (che poi sono due partite in cinque giorni) se lo possono permettere, insomma.

PUNTE IN GIOCO – Stesso discorso vale anche per Dzeko, che con la Bosnia è sceso in campo in tutte e due le gare totalizzando 145minuti su 180. Per questo, Eusebio sta prendendo in considerazione l’ipotesi di cambiare qualcosa in attacco e magari di rilanciare Schick, reduce da una buona trasferta in Cina con la maglia della Repubblica Ceca. Dzeko non è a pezzi, è solo un po’ stanchino. In questo caso ci sta il cambio, ma non è detto. E non è detto sempre per i motivi di cui sopra: servono i tre punti, senza troppi rischi. Un altro in attacco che spera di trovare spazio è Defrel, tornato da un po’ ad allenarsi a pieno regime. Il francese si candida per il ruolo di esterno, considerando che Under è uno di quelli più affaticati dal giro internazionale (si è infortunato, ha giocato, segnato, non si è fatto mancare proprio niente).

LORENZO FERMO – Tra gli attaccanti, c’è lo scalpitante El Shaarawy che molto probabilmente giocherà domani la sua seconda consecutiva da titolare, dopo quella (con gol) a Crotone. L’unico tornato acciaccato e indisponibile è Pellegrini, che probabilmente a Bologna avrebbe giocato titolare. E difficilmente sarà nell’undici, anche se dovesse recuperare, al Camp Nou. Lorenzo sta vivendo una stagione di alti e bassi: tutto normale per uno che vive la sua prima in una big. Il suo rendimento non ha frenato l’interesse dei grandi club, che lo cercano e lo vogliono. Lui ha una clausola accessibilissima. Il futuro a Roma non è una certezza. «A un giocatore fa piacere leggere il proprio nome accostato a grandi club, ma sono già in un grande club con un progetto, un club che è ambizioso. Per il momento mi godo questo, cerco di fare il meglio per la Roma, poi vedremo», ha ribadito a Sky. Vedremo, appunto.

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Schick e Defrel, ora o mai più: «Roma, conta pure su di noi»

La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli) – Da domani si fa sul serio: campionato e Champions, tutto d’un fiato. Bologna, Fiorentina e derby, ma soprattutto Barcellona. Di Francesco avrà tutto l’attacco al completo e anche in discreta forma. Almeno fisica, visto che Schick in nazionale (un gol, un assist e un palo) ha dimostrato di stare bene e Defrel da quasi una settimana si allena col gruppo. Adesso dovrà essere la testa a fare la differenza, perché la concorrenza è tanta, ma sono tanti pure gli impegni. E la Roma si aspetta il loro contributo.

ATTESA – Nello specifico quello più atteso è Schick, che nella rifinitura di oggi proverà a convincere Di Francesco a dargli un’occasione dal primo minuto. Al posto di Dzeko o con lui. Monchi dice che «la parola chiave, nel suo caso, è adattamento» e dice anche che neppure lui, in fondo, è così convinto di valere 40 milioni, mentre in realtà è un calciatore dal valore indubbio. Il ceco sembra essersi scrollato un po’ di pressione, andare con la Repubblica Ceca dall’altra parte del mondo può avergli fatto bene, ma solo il tempo e le prestazioni diranno se finalmente gambe e testa sono leggere.

PRESSIONE – Stesso discorso per Defrel: insieme a Schick ha fatto lo stesso numero di gol di Fazio (2) con la differenza che i cartellini, tra prestito e riscatto, sono costati più di 60 milioni. Loro sono i primi a saperlo, soffrono il rendimento sotto le attese, ma adesso che i problemi fisici che li hanno tormentati sembrano definitivamente archiviativogliono rendersi utili per la causa. Essendo attaccanti, tutto questo si traduce in una sola parola: gol. Lo dice Defrel al match program della Roma: «Purtroppo i problemi fisici hanno pesato tanto sul mio lavoro, non mi sono potuto allenare con continuità e non sono così mai riuscito a trovare la condizione per essere al massimo. Spero di segnare un po’ di gol, magari qualcuno decisivo. E giocare anche un po’ di più».

OCCASIONI – Le possibilità in teoria non mancheranno: se contro il Barça l’attacco sembra deciso con Perotti e Dzeko e un ballottaggio tra Ünder ed El Shaarawy (col turco favorito), contro Bologna e Fiorentina, e anche nel derby tra due settimane, sia Schick sia Defrel (che rispetto al compagno in Champions ha giocato 4 volte) possono dire la loro: «Conosciamo i nostri mezzi e sappiamo di essere forti», garantisce il francese. La speranza di Di Francesco è che non siano solo parole di facciata alla rivista di casa. Ma che questa convinzione, dopo mesi in ombra, ci sia davvero.

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Nainggolan: «Barcellona, Juve, Cina e video: vi dico tutto. A Capodanno ho sbagliato, però io vivo così. Andare via? Non adesso»

Il Tempo (T.Carmellini – A.Austini – E.Menghi) – Tutto d’un fiato, senza pensare troppo a come rispondere, e pazienza se qualcuno s’offende. Radja Nainggolan è così, prendere o lasciare, ed è per questo che piace ai romanisti. Tornato dal Belgio con qualche speranza in più di giocare il Mondiale, ma infastidito per il pressing asfissiante su di lui dei media locali, il centrocampista della Roma si racconta senza veli a Il Tempo. Dal video-scandalo di Capodanno di cui si è pentito alla sfida col Barcellona da affrontare «a viso aperto», dalle chiamate di Spalletti dell’estate scorsa fino all’offerta arrivata a gennaio dalla Cina, dove non è ancora arrivato il momento di andare. Il Ninja adesso è felice qui. E vuole lasciare il segno fino in fondo.

Ce la fate a pensare al Bologna o siete già con la testa a Barcellona?
«Una vittoria al Dall’Ara ci darebbe motivazione e la possibilità di continuare la striscia positiva, spero che la pausa per nazionali non influenzi la squadra perché dobbiamo giocarcela al massimo. E poi ci concentreremo sulla Champions».

Come si fa a uscire “vivi” dal Camp Nou?
«La cosa buona è che non abbiamo niente da perdere, possiamo farci ancora più belli in Europa. Affrontiamo una squadra che non ha mai perso, sarà tosta e per chi la guarda da fuori pensa che sia impossibile batterli. Questo può diventare un punto di forza per noi perché ci considerano già spacciati e magari è un aspetto che ci motiva ancora di più. Andiamo là a giocarcela a viso aperto».

Lei come ci arriva?
«Adesso sto bene, non sento più dolori mentre prima ho avuto qualche problema fisico ma ho continuato a giocare perché voglio sempre dare una mano alla squadra. Ci aspettano tante partite in pochi giorni, quindi dovremo essere consapevoli della nostra forza e tenere duro. Questo sarà il momento più importante anche per qualificarci alla prossima Champions: dobbiamo stare tutti sul pezzo».

Soddisfatto finora della sua stagione? 
«È meno esaltante rispetto all’anno scorso perché uno può giocare male ma se fa gol viene comunque elogiato. Io quest’anno segno poco, faccio qualche assist in più, però raccolgo meno attenzioni: il calcio è fatto così. Mi sento comunque a posto con me stesso, ho sempre dato il massimo, mi prendo le mie responsabilità e quando le cose vanno male possono criticarmi tranquillamente».

Il modulo c’entra? 
«Se ne parla troppo, sono caz… e. Gioco in un’altra posizione rispetto a prima ma ci sono partite in cui ho fatto benissimo partendo in un ruolo e altre in cui sono andato peggio restando lì. Forse sono un po’ meno libero, ma mi metto a disposizione dell’allenatore e non faccio nessun problema».

È vero che avete chiesto a Di Francesco di cambiare?
«No, non ci siamo mai lamentati con lui. Purtroppo a Roma è così: se i risultati non arrivano viene detto che siamo tutti contro l’allenatore. Invece non c’era nessun complotto, la gente chiacchiera troppo, è facile esprimere un pensiero e poi dire l’esatto il contrario».

Vi siete spiegati la crisi di dicembre-gennaio? 
«Non so davvero che dire. Ci succede tutti gli anni, questi cali arrivano sempre e poi ci riprendiamo. Che succede? Forse ci accontentiamo, stare lassù magari ci fa pensare che le cose andranno avanti da sole. Poi perdi una partita, non sei preparato, arriva la seconda e prendi il via. Se avessimo vinto una gara in mezzo a quel periodo magari saremmo ripartiti prima, facile dirlo a posteriori ma una spiegazione esatta non ce l’ho».

Quanto ha insistito Spalletti per portarla all’Inter?
«C’era l’interessamento da parte loro perché l’allenatore mi stima e viceversa, anche se si fanno sempre mille storie su di lui… ma lasciamo perdere. Io con Spalletti ho sempre avuto un buon rapporto, mi ha messo nelle migliori condizioni per esprimermi. Ma alla fine quest’estate non c’era nessuna possibilità che io andassi via da Roma».

Non voleva partire lei? 
«Non è che non volessi andarci, c’era un interessamento ma niente di concreto, non esisteva un’offerta, eppure si scriveva: “Spalletti si porta dietro Nainggolan, Strootman etc”. Erano soprattutto chiacchiere».

Invece la proposta dalla Cina quanto era concreta? 
«C’è stato qualcosina, nulla di serio. Sarei bugiardo a dire che i soldi non mi interessano, ho 30 anni… Però la verità è che in passato ho respinto offerte importanti, due anni fa potevo andare al Chelsea e guadagnare di più, ma per me non esiste solo l’aspetto economico. Mi spiego, un conto è dire: “vado a divertirmi due anni in Cina e a prendere i soldi”. C’è gente disposta a tutto, pure a lavarsi i panni con le sue mani, pur di andare a prendere tutti quei soldi. Un altro discorso è se devo restare a pari livello e allora mi conviene cambiare città e stile di vita così spesso? Non ho ancora questo pensiero. Sto bene qui e basta».

Di Francesco com’è rispetto a Spalletti? 
«Una persona abbastanza tranquilla, ci fa star bene come gruppo e sul 4-3-3 tatticamente secondo me è forte forte. Sta facendo risultati buoni, al primo anno in una squadra importante non è male arrivare ai quarti di Champions. Ha la positività dentro il cervello che trasmette a noi giocatori. Sia lui che Spalletti sono bravi allenatori».

Sarebbe importante dare continuità al percorso di un tecnico? 
«Sì, ora bisogna arrivare tra le prime quattro e poi Di Francesco deve rimanere per forza perché è giusto che continui lui a lavorare su questo nuovo gruppo».

Lei quante altre stagioni giocherà? 
«Ho sempre detto che non farò il calciatore fino a 40 anni per un semplice motivo: amo godermi la vita. Lo faccio anche da calciatore, che per me è sempre un hobby, mentre la cosa più importante è vivere bene. Io non ce la farei a giocare in una società importante e restare chiuso dentro casa tutto il giorno. La nostra vita è anche molto stressante, quando le cose vanno male si deve stare attenti a dove si va. Non è facile, stai in viaggio quattro giorni a settimana, dovunque ti muovi ti fanno le foto e adesso che Totti non gioca più tocca sempre a me, capito? (ride, ndr). A parte questo, io ragiono stagione per stagione, spero di continuare a stare bene, poi quando ci sarà da far spazio ai giovani, lascerò».

Si è pentito per quel video a Capodanno? 
«Ho fatto una cavolata, io il 31 dicembre non sono mai stato a casa, magari se ero in giro non sarebbe successo. Invece ho preso il telefono, è successo quello che è successo, mi dispiace perché ho dato un brutto esempio, ma io non sono così: ho due figlie, sono bravo e cerco di insegnare loro il massimo possibile. Soprattutto nei loro confronti è stata una cosa sbagliatissima. Però in quelle situazioni non si capisce più niente e scusarsi dopo non serve. È capitato una volta, mica tutti i giorni combino cose del genere».

La tribuna con l’Atalanta come l’ha presa? 
«La società mi ha fatto una multa salata, ha preso una decisione che ho condiviso tranquillamente, non c’è stata nessuna rottura tra me e Monchi, l’allenatore o il presidente. Non ho detto mezza parola, era giusto così, mi prendo le mie responsabilità, sto zitto, pedalo, prima si smette di parlarne e meglio è». Prendiamola a ridere: a padel gioca meglio rispetto a quel video? «Non vedevo più le palle, quindi… (ride, ndr)».

Tra i commenti in diretta è spuntato Balotelli. 
«Sì, quello me lo ricordo… Non posso dire niente contro lui, come stile di vita siamo molto simili, una persona ha diritto di fare ciò che vuole: io la vedo così. Qui in Italia Mario ha la stessa attenzione che i media belgi rivolgono a me, chiamano anche lui il “bad boy”, ma sono tutte scemenze. Non ho mai avuto problemi con i miei compagni, non faccio male a nessuno e lascio tutti tranquilli. Però poi ti vedono fare una singola cosa e montano una storia enorme: in Belgio sono troppo pesanti. Purtroppo se commetti un errore a 18-19 anni ti appiccicano un’etichetta addosso e te la porti avanti per sempre».

Si è ricreduto su di lei il ct Martinez? 
«Mi sa di no, ha detto che non farà le scelte in base al pubblico, capito? A parte gli scherzi, sono contento perché ho avvertito l’affetto della gente e non me l’aspettavo. Adesso ho conosciuto meglio la parte umana dell’allenatore, non immaginavo fosse così: mi è successa una cosa particolare, ho chiesto un permesso e mi ha lasciato andare nonostante ci fosse la rifinitura. Nella mia posizione avevo anche paura di chiederlo, ma me l’ha dato tranquillamente».

Ai Mondiali ci andrà?
«Lo spero, ce la sto mettendo tutta, ma non dipende da me. Ci ho già creduto quattro anni fa e non mi hanno convocato quindi ora penso a fare il mio e lascio la scelta a Martinez, anche se penso di meritarmi uno spazio».

Come fa ad avere tutti questi talenti il Belgio? 
«Il settore giovanile è all’avanguardia a livello mondiale, in passato l’Anderlecht giocava il Viareggio con un squadra sotto età di un anno ed entrava sempre fra le migliori otto. Poi non tutti arrivano in fondo, il contesto dove cresci a volte è difficile, io ho avuto la fortuna di spostarmi in Italia molto giovane, crescere e lasciarmi tutto dietro. Come nazionale possiamo migliorare: all’Europeo siamo usciti troppo presto».

E lo scudetto chi spera lo vinca?
«Dico la verità, ce l’ho con la Juve ma spero lo vincano loro. Niente contro il Napoli, per come giocano se lo meritano, ma se per cinque anni arrivo sempre secondo e poi lo vince una squadra diversa dalla Juve, mi roderebbe. Mertens non me ne voglia».

Qual è la vostra vera rivale per entrare in Champions? 
«Dipende soprattutto da noi. La Lazio ha l’Europa League, gioca di giovedì e non saràfacile. L’Inter è una squadra che ha fatto cinque partite male, poi è andata a Genova su un campo durissimo e ha vinto 0-5: cose inspiegabili. Noi abbiamo avuto un calo, magari anche loro e sono ripartiti adesso. Spero che alla fine la Roma sarà tra le prime quattro perché è troppo importante. Ci sono ancora scontri diretti da giocare, noi abbiamo il derby».

La Lazio si sta lamentando per i torti arbitrali. 
«Vedono rigori anche quando non ci sono e secondo me è capitato che in qualche partita siano stati agevolati. È successo pure a noi in passato di protestare tanto, ad esempio quando ci hanno fischiato contro due rigori con la Juve per falli avvenuti fuori area. Gli episodi sono infiniti, però si deve andare avanti. Invece i laziali parlano ancora deifatti della terza giornata, ma siamo arrivati alla trentesima…».

La Var le piace?
«Viene usata un po’ troppo, l’arbitro è condizionato e se decidi guardando i replay allora potrei fare anch’io il loro mestiere. Sbagliare è umano, gli errori li commettiamo tutti, secondo me la Var dev’essere presa in causa solo nei momenti importanti della partita, non ogni mezza cosa altrimenti il gioco si ferma troppo spesso. Ho visto dare un cartellino rosso per un’entrata valutata al video mentre in campo quel giocatore non era stato neppure ammonito. Ma se l’arbitro non se la sente di dare un’espulsione deve restare buona la sua valutazione dal vivo».

Giudizio su Monchi? 
«Bravissimo. Sta tutti i giorni qua, rispetto a Sabatini è più coinvolto nello spogliatoio, viene, parla, è sempre disponibile e quando c’è da dire una cosa lo fa, se c’è da rimproverarci non ha problemi: le persone così mi piacciono».

E Totti dirigente? 
«Lo aiuta molto. Ha appena smesso, sa come stare vicino alla squadra e in che modo ragionano i calciatori. Si danno una mano a vicenda, l’inserimento di Monchi così positivo dentro lo spogliatoio è stato possibile anche grazie a Francesco, che a volte ci parla in nome del direttore sportivo. E in certi casi per noi è più facile ascoltare Totti piuttosto che Monchi».

Perché Schick sta faticando? 
«È un ragazzino, ha 20 anni. Alla Samp ha fatto benissimo, si vede che ha tanta qualità, in allenamento fa cose da giocatore importante, ma a Roma devi dimostrare tutto subito, avere le ossa pronte ed è difficile. Qui se sbagli le prime tre partite ti iniziano a fischiare. Lui ha anche paura perché l’hanno pagato molto, si mette sempre a disposizione, dà il massimo, vorrebbe incidere subito e forse gli manca il gol. Ma non ho dubbi: è forte».

Perché ha tagliato la cresta?
«L’ho tolta solo per un periodo, poi me la rifaccio. È una cosa mia, piace tanto ai bambini e tra poco tornerò alla “normalità”».

Un rimpianto ce l’ha? 
«Mi ripeto tutti i giorni la stessa frase: “domani posso anche non esserci più ma mi sono goduto la vita al massimo come volevo”. Quindi i rimpianti sono pochi».

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Nainggolan: “Andiamo a Barcellona per giocarcela a viso aperto visto, non abbiamo nulla da perdere”

Il centrocampista giallorosso Radja Nainggolan ha rilasciato un’intervista al quotidiano Il Tempo. Questa un’anticipazione delle parole del belga:

Adesso c’è il Bologna ma chiaramente l’attenzione è per la partita della prossima settimana contro il Barcellona…
No, magari è quello che fanno più da fuori. Penso che noi abbiamo una partita sicuramente difficile a Bologna dove anche in passato abbiamo avuto qualche difficoltà. Bisogna affrontarla al massimo e poi ci concentreremo per la partita di Barcellona.

Come si prepara una partita contro una squadra come il Barcellona?
Penso che sia una partita molto difficile, ma si sa. La cosa buona è che non abbiamo niente da perdere. Possiamo solo far bene, possiamo farci ancora più belli in Europa. Quindi cerchiamo di vincere contro il Bologna, perché comunque sia una vittoria ti da sempre una motivazione in più per continuare una striscia buona. Spero poi che questo riposo per le nazionali non avrà avuto qualche influenza magari sulle prestazioni della squadra, perché adesso arriva una partita dopo l’altra e dobbiamo stare bene come abbiamo finito.

Tu eri in campo quella sera al Camp Nou in quel 6-1. Avete imparato qualcosa? Come si gioca in quello stadio?
È una partita difficile, è una squadra che ancora non ha perso e sicuramente sappiamo che è una partita tosta. Per come la pensa la gente fuori è una partita impossibile, ma magari per noi può diventare un punto di forza visto che la gente ci da già per perdenti, poi magari ci può dare qualche motivazione in più. Ripeto noi andiamo là per giocarcela a viso aperto visto che non abbiamo nulla da perdere.

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Monchi: “Non si vende perché si vuole vendere, ma perché ci sono delle norme da rispettare”

Monchi, direttore sportivo della Roma, si è raccontato ai microfoni di Fox Sports. Questa un'anticipazione dell'intervista, che verrà  trasmessa domani alle 19.30:

Sul metodo di lavoro…
Io mantengo sempre una teoria che non so se sia giusta o sbagliata. Non possiamo dimenticarci che un calciatore è un calciatore e una persona. Il giocatore difficilmente dimentica di giocare a calcio, se ha qualità quella rimane. Alcune volte dimentichiamo che il rendimento del giocatore non ha nulla a che vedere con il giocatore, ma con la persona che sta dietro al giocatore. Pertanto dobbiamo provare a conoscere, più rapidamente possibile, questa persona per approfondirla sotto tutti i punti di vista, informandoci direttamente sul giocatore e su quello che gli sta intorno, come la famiglia. Perché se arriviamo alla persona e siamo capaci di porla in uno stato di felicità, il giocatore giocherà meglio. La virtù della società e della squadra deve essere quella di accorciare i tempi di inserimento e adattamento. Fortunato quando Rakitic trovò una fidanzata andalusa? Questo rientra nel fattore fortuna che anch’esso esiste.

Sullo stadio…
La capacità di generare incassi che un nuovo stadio evidentemente presuppone, farà in modo che vengano reinvestiti per diventare una società più moderna e soprattutto più potente.

Sulla permanenza dei giocatori alla Roma…
Questo è il nostro pane quotidiano, come si dice in Spagna, l’eterna discussione se si vende tanto o meno. La Roma vende, quasi tutte le squadre del mondo vendono; l’ho già detto tante volte, non si vende perché si vuole vendere ma perché ci sono delle norme da rispettare che ti obbligano a far quadrare il bilancio e generare una plusvalenza per poter avere un organico di alto livello. È lo stesso discorso che facevo a Siviglia e lo conoscete a memoria.

Tre persone che non conosce per andare a cena. Chi sceglie? 
Difficile. Andrei possibilmente con Gesù Cristo, con un politico importante e con uno storico. A me piace molto la storia, la politica e sono molto cattolico, per questo scelgo queste tre persone.

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Fiorentina, rottura del legamento collaterale per Badelj

Brutte notizie per la Fiorentina. Dopo gli esami svolti nel pomeriggio, confermate le prime impressioni: il ginocchio destro di Milan Badelj ha subito la rottura del legamento collaterale mediale. L’infortunio si è verificato durante il match della sua Croazia contro il Messico. Il calciatore, accostato a più riprese a Monchi e alla Roma,  salterà sicuramente la gara contro i giallorossi in programma il 7 aprile.

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SOCIAL ROMA

Alisson: “Torno più carico che mai” (FOTO)

Due gare, 180' minuti giocati, la fascia da capitano e 0 gol subiti. Questo il bilancio di Alisson con la maglia del Brasile in quest'ultima pausa per le Nazionali. "Bello il periodo in nazionale. Adesso si torna più carico che mai!" le parole affidate ad Instagram per volgere la testa ai difficili impegni che aspettano la Roma nel prossimo periodo.

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Defrel: “Di Francesco sa che posso fare meglio, purtroppo ho pagato gli infortuni”

L'attaccante della Roma Gregoìre Defrel si è raccontato all'interno del Match Program della società realizzato in occasione di Bologna-Roma. Queste le sue parole:

Prima di tutto, come si sente?
“Sto molto meglio, sono rientrato in gruppo ed è una nota positiva per me”.

Nel corso di questa stagione ha avuto diversi problemi fisici. Quanto hanno influito sul suo rendimento?
“Purtroppo i problemi fisici che ho avuto hanno pesato tanto sul mio lavoro, non mi sono potuto allenare con continuità e non sono così mai riuscito a trovare la condizione per essere al massimo. Sto lavorando per tornare ai miei livelli”.

Il mister ha comunque mostrato di avere sempre fiducia in lei.
“Sì ci parlo continuamente e ha ancora fiducia in me. Di Francesco mi conosce bene, sono tre anni che siamo insieme, sa che non sono al mio massimo, ma sa anche che posso fare molto meglio”.

A tal proposito, quanto è diverso il Di Francesco di Sassuolo da quello di Roma?
“lo non lo trovo cambiato quasi nulla, ed è un aspetto molto positivo e per questo sono contento per lui. Sono sicuro che sta facendo un gran lavoro e lo sta dimostrando. Sono pochissime le differenze rispetto al Sassuolo, i risultati si vedono e sono sicuro che con lui possiamo solo migliorare”.

La squadra ha attraversato un periodo difficile, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Lo spogliatoio come ha vissuto quel momento?
“Tra di noi in spogliatoio si sentiva tantissimo il dispiacere per la mancanza dei risultati, ma sapevamo che saremmo tornati. Conosciamo i nostri mezzi e sappiamo di essere forti. Accade a tutte le squadre di avere una flessione in un periodo della stagione ma ora stiamo tornando forti”.

Poi le cose sono cambiate quando sono arrivate le vittorie con Verona, Benevento e Udinese.
“Sì è stato molto importante vincere quelle tre partite, anche se erano squadre di bassa posizione in classifica, sono state determinanti per le vittorie che sono poi arrivate dopo”.

Contro il Benevento è anche arrivato il suo primo gol da romanista. Cosa ha provato?
“Una grande gioia! Per un attaccante è molto difficile non segnare, ma ci tengo a sottolineare il bel gesto della squara, il passaggio perfetto di Edin e poi mi è piaciuto l’abbraccio che ho ricevuto dai miei compagni. È stata una rete che non ha deciso la partita, il gol su rigore che ha fissato il risultato sul 5-2, ma era importante per me e i miei compagni lo hanno capito. Spero di fare altri gol, anche gol decisivi per questa squadra”.

Insomma siete davvero il gruppo unito che sembrate dall’esterno?
“È proprio così, lo dicono anche i miei compagni in tutte le interviste. Io lo sento, dentro e fuori dal campo, siamo un gruppo veramente unito”.

Sabato la Roma affronterà il Bologna, che ha pareggiato con la Lazio, ma non vince da un mese. Che gara sarà?
“I rossoblù sono una buona squadra che ha dato filo da torcere a tutte le grandi del campionato, ma noi scenderemo in campo determinati. Andremo a Bologna per fare tre punti e come sempre il mister ci dirà di pensare a noi”.

In trasferta i numeri sono molto positivi?
“Sì è vero, in trasferta rendiamo molto bene. Forse in casa per un periodo abbiamo sentito un po’ di  pressione, ma giocare davanti al nostro pubblico è bellissimo. In occasione della gara contro lo Shakhtar lo stadio era quasi pieno e ci ha sostenuto per tutti i novanta minuti”.

Quanto è difficile, dal punto di vista mentale, ripartire dopo la sosta per le nazionali?
“Io non credo possa esistere il problema, nelle soste che abbiamo avuto nei mesi scorsi non ci sono stata difficoltà al rientro. Appena rientreranno tutti, la concentrazione sarà per la gara successiva, subito la testa andrà al Bologna”.

In Champions, la Roma è attesa dalla doppia sfida con il Barcellona. Qual è il suo pensiero?
“Sarà molto difficile, lo sappiamo. È una della squadre più forte al mondo. Ci aspetta un doppio confronto, con due partite e con l’aiuto dei tifosi possiamo fare una buona gara”.

Il ritorno l’Olimpico sarà sold out?
“Sarà fondamentale il supporto dei tifosi. Già contro lo Shakhtar l’Olimpico era quasi pieno… sarà la nostra forza”.

Il Barcellona è allenato da Valverde, che lei, il mister e Pellegrini avete già affrontato e battuto con il Sassuolo, quando allenava l’Athletic Bilbao.
“Me lo ricordo bene, finì 3-0 in casa e ho pure segnato. Loro non si aspettavano la nostra squadra, non ci conoscevano bene, il Sassuolo era poco noto in Europa e li abbiamo presi di sorpresa. Speriamo di fare lo stesso con il Barcellona”.

Terzo posto in campionato e ai quarti di Champions League. Quali sono gli obiettivi da centrare da qui alla fine della stagione?
“Il nostro obiettivo è arrivare in zona champions, il terzo posto, arrivare davanti alla Lazio… Per la Champions penso che pochissimi avrebbero scommesso su di noi ai quarti di finale, ora ci aspetta un doppio confronto con il Barcellona e vogliamo fare due belle gare. Passare il turno sarebbe bellissimo…”.

E a livello personale quali sono i suoi obiettivi?
“Voglio segnare un po’ di gol, giocare di più e stare bene fisicamente. Sto lavorando per questo, e spero far bene tutte le volte che il mister mi chiamerà”.

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Pellegrini: “Spero di esserci col Bologna. Futuro? Sono già in una grande squadra”

Lorenzo Pellegrini, centrocampista della Roma e della Nazionale azzurra, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Sky Sport. Queste le sue parole:

Cosa ha rappresentato giocare a Wembley?
“È stata la prima volta quindi lo stadio è eccezionale, c’erano 80.000 persone quindi fa sempre piacere giocare partite così, vere, contro una squadra vera e lo siamo stati anche noi”.

Ti senti punto fermo di un nuovo progetto?
“La voglia di esserlo c’è, poi nel tempo bisogna dimostrare di poterci essere. La voglia c’è tutta come ho già detto, stiamo ripartendo perché bisogna farlo, in primis per tutti gli italiani ma poi anche per noi. Abbiamo tanta voglia e cercheremo di dimostrarla sul campo”.

Hai sentito un problema al polpaccio…
"Sì, ho avvertito un fastidio e ho chiesto il cambio al mister. Adesso stiamo valutando giorno per giorno, prenderemo una decisione domani prima della partenza. Vorrei esserci a partire da dopodomani, ci aspetta una partita importante col Bologna".

Come si fa a pensare solo al Bologna?
"Bisogna farlo per forza: viene prima e dobbiamo pensare partita dopo partita. Oltre alla Champions che ci sta regalando qualche piccola soddisfazione c’è anche il campionato a cui pensare, che è una cosa importantissima. Restiamo concentrati sul Bologna, poi penseremo al Barcellona".

Nelle ultime 21 in trasferta una sola sconfitta in trasferta. Perché questa differenza tra rendimento interno ed esterno?
"C’è stato un periodo tra dicembre e fine gennaio nel quale abbiamo fatto fatica. Ora ci siamo ritirati su, abbiamo passato gli ottavi di Champions e viaggiamo sull’entusiasmo. Ci aspettano in questi 20 giorni partite che decideranno la nostra stagione. Siamo ben concentrati".

Hai giocato tante volte alla Play contro il Barcellona. Dal vivo sarà una missione impossibile?
“Loro sono i favoriti, ma il calcio è bello perché come si dice la palla è rotonda e andiamo lì consapevoli che loro sono una squadra forte, ma consapevoli anche dei nostri mezzi. Cercheremo di metterli in difficoltà, facendo il meglio che possiamo fare. Non andiamo lì da squadra battuta”.

Non è male giocare a Wembley e pochi giorni dopo al Camp Nou…
“Beh no, sono esperienze ed emozioni che mi porterò sempre dentro e che mi spingono a fare meglio nella mia carriera”.

Oltre Messi, chi ti piace tanto del Barcellona?
“A centrocampo c’è sicuramente Busquets, fa un lavoro che tante volte non si nota ma è un giocatore straordinario. Non so se sarà della partita, nel caso non ci dovesse essere non ci dispiacerebbe così tanto. Mi piace come giocatore”.

Tanti club sono interessati a te, come la Juventus. Quando leggi queste notizie cosa pensi?
“È normale che ad un giocatore faccia piacere leggere il proprio nome accostato a grandi club. Ma io già sono in un grande club, con un progetto ambizioso. Per il momento mi godo questo e farò il meglio per la Roma. Per il futuro vedremo”.

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CHAMPIONS LEAGUE

Barcellona, Messi svolge l’allenamento a metà. Ancora fuori Busquets

Allenamento mattutino per il Barcellona di Ernesto Valverde. Il tecnico blaugrana ha potuto riabbracciare i suoi calciatori impegnati in settimana con le varie Nazionali. Ancora non a disposizione Sergi Busquets, vero punto interrogativo in vista del match di Champions League contro la Roma della prossima settimana. Lo spagnolo è in forte dubbio, mentre sembrano migliorare le condizioni di Leo Messi, in grado di svolgere parte della seduta di lavoro con la squadra, come riporta il sito ufficiale dei catalani. Fuori per infortunio Lucas Digne, il cui stop è quello più grave: 3 settimane il tempo di recupero ipotizzato dei medici, che lo rendono indisponibile per il doppio confronto contro la propria ex squadra.