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Fiumicino, la partenza della squadra per Liverpool (FOTO e VIDEO)

Cresce l'attesa in città per la sfida al Liverpool di domani alle 20.45 ad Anfiled. Dopo la rifinitura mattutina e il bagno di folla a Trigoria, la squadra è partita dall'aeroporto di Fiumicino per raggiungere la città inglese. Ecco alcune immagini dei ragazzi di Eusebio Di Francesco.

Questi i convocati di Di Francesco per il match di domani contro il Liverpool:

Alisson Becker
Andrea Romagnoli
Lukasz Skorupski

Luca Pellegrini
Juan Jesus
Aleksandar Kolarov
Elio Capradossi
Federico Fazio
Alessandro Florenzi
Bruno Peres
Kostas Manolas

Radja Nainggolan
Kevin Strootman
Lorenzo Pellegrini
Daniele De Rossi
Maxime Gonalons
Gerson

Diego Perotti
Edin Dzeko
Patrik Schick
Cengiz Ünder
Stephan El Shaarawy

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Champions League, segui Liverpool-Roma con Retesport!

Archiviata la pratica Spal, ci tuffiamo sulla Champions League! Retesport, da lunedì, seguirà tutto il programma della semifinale d’andata direttamente da Liverpool. Collegamenti continui dalla città inglese, il resoconto completo delle due conferenze stampa e poi, come già successo a Barcellona, una trasmissione a contatto con i tifosi confezionata sul posto. Fabrizio Aspri e Marco Madeddu vi aspettano presso Villa Romana, martedì 24 dalle ore 16 alle 18 (dalle 3 alle 5 pm), 6 Wood Street. Vi aspettiamo!!!

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Roma, Qatar Airways è il nuovo Main Sponsor. Accordo fino al 2021

La Roma annuncia il nuovo Main Sponsor: è la compagnia aerea Qatar Airways. I giallorossi indosseranno il logo della società a partire da domani contro il Liverpool. Come riferisce il portale calcioefinanza.com, nel triennio 2018-2021 il club di Pallotta incasserà complessivamente 40 milioni di euro più bonus. Di seguito il comunicato del club giallorosso: 

"AS Roma e Qatar Airways sono liete di annunciare una partnership pluriennale, che vedrà la compagnia aerea diventare lo sponsor di maglia ufficiale del club giallorosso.

L’accordo, il più grande mai siglato dalla società e uno dei più importanti raggiunti da un club italiano, vedrà il logo della compagnia aerea stampato sul fronte della maglia della prima squadra fino al termine della stagione 2020-21.

Fondata nel 1997, Qatar Airways è una delle più giovani compagnie mondiali a servire i cinque continenti e a connettere oltre 150 destinazioni ogni giorno. È inoltre parte di un prestigioso gruppo di compagnie mondiali che hanno ottenuto un rating di cinque stelle assegnato da Skytrax ed è stata votata compagnia aerea dell’anno nel 2011, 2012, 2015 e 2017.

Qatar Airways diventa così il Main Global Partner dell’AS Roma e sarà il settimo sponsor di maglia ufficiale nei 90 anni di storia del Club.

La nuova partnership permetterà a Qatar Airwyas di mettersi in contatto con i milioni di tifosi giallorossi in tutto il mondo e aiuterà l’AS Roma a raggiungere un gran numero di potenziali fan all’estero.

“Siamo lieti di annunciare questa storica partnership tra AS Roma e Qatar Airways, due grandi brand con ambizioni di portata globale”, ha dichiarato il presidente giallorosso Jim Pallotta. “L’annuncio di oggi è il risultato di un confronto proseguito con Qatar Airways per oltre otto mesi dietro le quinte, grazie a un lavoro guidato dal nostro team commerciale di Londra con il costante supporto di quello di Roma, e arriva in un periodo significativo per la storia del Club, dentro e fuori dal campo. Con l’inizio dei lavori per il nuovo stadio, previsti entro la fine di quest’anno, e il raggiungimento delle semifinali di Champions League per la prima volta dopo 34 anni, i nostri tifosi stanno vivendo un momento particolarmente emozionante. Siamo fieri di portare il nome di Qatar Airways sulla nostra maglia e non vediamo l’ora di lavorare assieme per raggiungere i successi sportivi e commerciali che ci aspettiamo per gli anni a venire”.

“Siamo lieti di annunciare questa nuova partnership, che vedrà Qatar Airways diventare lo sponsor di maglia ufficiale della Roma fino alla stagione 2020-21”, ha dichiarato il Group Chief Executive Officer di Qatar Airways, Mr. Akbar Al Baker. “Il Club giallorosso è tra i più conosciuti al mondo e uno dei più vincenti; la nostra comune ambizione per l’innovazione e l’eccellenza ha reso molto semplice la chiusura di questo accordo. Come compagnia aerea comprendiamo la potenza dello sport nell’unire le persone, questo nuovo rapporto con la Roma non fa altro che rafforzare la nostra convinzione in merito. Non vediamo l’ora di lavorare insieme e di festeggiare con i tifosi giallorossi presenti in tutto il mondo”.

L’accordo rafforza ancora di più il legame che Qatar Airways ha con l’Italia. La compagnia aerea vola due volte al giorno verso Roma e Milano e fa lo stesso con Venezia e Pisa. Nell’ultimo anno Qatar ha annunciato l’acquisizione del 49% di AQA holding, società che controlla Air Italy.

About Qatar Airways

Qatar Airways, la compagnia aerea nazionale dello Stato del Qatar, ha da poco celebrato i 20 anni di storia accanto ai propri passeggeri nelle oltre 150 destinazioni di riferimento, che nel 2018 vedranno l’aggiunta di Mykonos, Cardiff e tante altre, grazie a una flotta di oltre 200 aeromobili all’avanguardia.

Qatar Airways ha ottenuto una serie di riconoscimenti, tra i quali l’Airline of the Year nel 2017, conferito in occasione dei World Airline Awards da parte di Skytrax, la società britannica che si occupa di redigere speciali classifiche dedicate alle compagnie aeree e agli aeroporti. È stata anche nominata World’s Best Business Class, Best Airline in the Middle East e World’s Best First Class Airline Lounge.

Qatar Airways fa parte dell’alleanza mondiale oneworld, che ha ricevuto da Skytrax il World’s Best Airline Alliance nel 2015 per il terzo anno consecutivo. Qatar Airways è stata la prima compagnia del Golfo a unirsi a oneworld, dando così la possibilità ai suoi passeggeri di beneficiare di oltre 1000 aeroporti, in più di 150 paesi con 14.250 partenze al giorno.

Oryx One, il sistema di intrattenimento presente sugli aeromobili della Qatar, offre ai suoi clienti oltre 4000 opzioni, tra film di successo, serie tv, musica, giochi e tanto altro. Nei voli effettuati con i B787, con gli  A350, A380 e A319, e con una parte degli A320 and A330 i passeggeri possono restare i contatto con amici e familiari in tutto il mondo, grazie ai pluripremiati servizi di Wi-FI e GSM presenti a bordo.

Qatar Arways, official partner della FIFA, è sponsor di una serie di eventi sportivi di livello, inclusi i Mondiali del 2018 e del 2022 e sostiene i valori dello sport perché in linea con il messaggio del proprio brand: Going Places Together.

Qatar Airways Cargo, la terza compagnia cargo più grande del mondo, è al servizio di oltre 60 destinazioni mondiali esclusive attraverso il suo prestigioso hub di Doha e offre i propri servizi di trasporto a oltre 150 aeroporti, grazie a una flotta di oltre 200 aeromobili che comprende otto Airbus A330, 12 Boeing 777 e due Boeing 747-8

Per maggiori informazioni, si prega di contattare Qatar Airways Group, Corporate Communications Deparment. Tel: +97440222200"

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GIOVANILI

Primavera, De Rossi: “Non siamo i favoriti. Contro il Milan sarà un match complicato”

Non solo la prima squadra. Sta per scendere in campo infatti, la Primavera della Roma che affronterà il Milan nel posticipo. Prima del match, l’allenatore Alberto De Rossi, ha parlato ai microfoni di Sportitalia. Queste le sue parole:

Siete i favoriti?
No, per presentare questa partita dobbiamo sottolineare che entrambe le squadre cercano sempre di giocare, hanno un’idea di gioco molto spiccata e penso sarà una bellissima partita sotto questo aspetto, sarà un match complicato per entrambe con i palio tre punti pesanti. Ci siamo trovati molti bei giocatori di cui siamo molto orgogliosi e soddisfatti, poi dobbiamo guardare la classifica che ci vede un po’ attardati ma la posizione è quella giusta, abbiamo avuto un exploit dove avevamo raggiunto Inter e Atalanta ma stiamo facendo una stagione straordinaria. Il Milan è una squadra che occupa molto saggiamente il campo, non corre avanti e indietro come spesso si vede, noi giochiamo in maniera simile, cerchiamo di crescere e salire con tutta la squadra”.

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Liverpool-Roma, circa 200 tifosi presenti a Trigoria per incitare la squadra

Comincia a farsi sentire la carica per Liverpool-Roma, in programma domani sera. Nella mattinata di oggi circa 200 sostenitori giallorossi si sono riversati a Trigoria per incitare e caricare la squadra. Al termine dell’allenamento di questa mattina, alcuni giocatori della Roma sono usciti dal centro sportivo di Trigoria per andare a salutare la nutrita schiera di tifosi. Tra i calciatori che sono andati tra i supporter, Perotti, Strootman, Luca Pellegrini, Capradossi, De Rossi, Fazio, Nainggolan, El Shaarawy, Gonalons. Di Francesco. 

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Totti: “Liverpool modello da seguire. Ho bei ricordi di Anfield”

Francesco Totti, dirigente della Roma, è stato intervistato dal sito ufficiale del Liverpooled ha parlato della partita di domani sera. Queste le sue parole: “Quando sento il nome Liverpool, penso al rispetto, un grande club, una grande squadra, grandi fan e un modello da seguire”.

Su Anfield…
"Nonostante i risultati negativi, ho dei bei ricordi di quel campo. L’atmosfera, quello che si prova, la passione dei fan, sono cose davvero impressionanti"

Sul Liverpool…
"Ovviamente, se ripenso a quella finale di Coppa dei Campioni del 1984, è un brutto ricordo, quindi avremmo probabilmente evitato un simile sorteggio. Ma dovevamo pescare una delle tre migliori squadre rimaste ed ora giochiamo contro il Liverpool. In questa stagione ho visto un certo numero di partite del Liverpool, soprattutto perché Mo Salah ora sta giocando lì, l’ho seguito costantemente. Soprattutto dopo il sorteggio, negli ultimi giorni ho visto le partite della Champions League e penso davvero che sarà una partita dura per entrambe le squadre".

Su Salah…
"In una certo modo, mi sorprende che abbia fatto così bene nella sua prima stagione a Liverpool. Ma, d’altra parte, considerando la qualità della squadra, l’allenatore che hanno, che per me è uno dei migliori allenatori del mondo, non mi ha sorpreso. Lo hanno messo nelle condizioni di esprimersi al meglio".

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Pallotta: “Squadra pronta per il salto di qualità. Con il Liverpool ce la giochiamo”

James Pallotta, Presidente della Roma, ha parlato ai microfoni di Sky Sport in vista della gara di domani contro il Liverpool, valida per l’andata delle semifinali di Champions League. Ecco le sue parole:

Sono un vero bostoniano, sono cresciuto a pochi passi da qui. John Henry e Tom Werner non sono veri bostoniani. Sono trapiantati qui, ma ci conosciamo dal mondo dello sport. Dai Celtics o Red Sox e prima di questo io e John lavoravamo nello stesso hedge fund. Abbiamo un po’ di storia tra noi. Sai, sono sicuro chi vincerà questo derby avrà diritto e voglia di vantarsene un po’. Ci scriviamo, soprattutto dalla qualificazione per congratularci del passaggio del turno. Forse dovremo fare delle scommesse. Sono sicuro che ci vedremo a Roma per il ritorno. La mia impressione è che la squadra sia in grado di fare un salto di qualità quando serve, come in Champions. Conosciamo le qualità di Salah e degli altri giocatori. Hanno un attacco forte, come il Barcellona o il Chelsea. Noi siamo una buona squadra davvero, e lo abbiamo dimostrato contro il Barcellona. Anche all’andata, nonostante siano stati commessi diversi errori, il risultato non lo ha rispecchiato. Non credo che Salah sia l’uomo più pericoloso, penso che lo siano tutti. Ricordiamo però che se non avesse qualcuno che lo supporta non segnerebbe tutti questi gol. Salah sta avendo una stagione incredibile, ma tutta la squadra è davvero pericolosa. Tutti pensano che il Liverpool sia più forte della Roma, soprattutto per le vittorie sul Manchester City, che quest’anno ha vinto la Premier League ed è fortissimo. Ho scritto a Guardiola l’altro giorno per congratularmi con lui, ma non penso che siano più forti di noi. Quando stiamo bene abbiamo uno stile diverso dal loro, ma possiamo essere un buon match per loro, più di altre squadre. In Premier le squadre inglesi sono più aperte, le squadre italiane sono più tattiche e difensive.Non mi preoccupo per alcuna squadra, ce la giochiamo“.

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Allenamenti

Trigoria. Le immagini della rifinitura prima di Liverpool-Roma (FOTO e VIDEO)

Vigilia di Liverpool-Roma e giorno di rifinitura per i giallorossi, scesi in campo prima di partire verso la città inglese nel pomeriggio. La squadra ha svolto un riscaldamento, come di consueto, attraverso un torello, per poi passare ad un lavoro atletico con ostacoli. Defrel e Karsdorp svolgono ancora lavoro individuale. All’esterno del centro sportivo di Trigoria presenti circa 100 tifosi giallorossi pronti a caricare il gruppo prima dell'andata delle semifinali di Champions League.

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Rassegna stampa

Monchi: “Il calcio e la Roma, il mio pazzo mondo. Di Francesco mi ha rapito”

IL MESSAGGERO (A.Angeloni – M.Caputi – U.Trani – S.Carina) – Si definisce matto. Matto come maniaco. Cioè maniaco nel lavoro. Puntiglioso, esigente. «Sono ambizioso, mi piacciono i fatti non le parole. La gente è stufa delle parole». Monchi racconta la sua esperienza romana, con un italiano molto sofisticato. A un anno dal suo arrivo, è cambiato lui ed è cambiata la Roma. Errori ne sono stati commessi, la splendida avventura in Champions sembrerebbe dire il contrario. «Costruisci una squadra forte e non vinci, poi ne fai una più debole e arrivi fino in fondo. Nel calcio è così». Parla di calciatori e di contesti, come se esistesse un luogo naturale che aiuti un atleta a crescere. «Un giocatore è una persona, con i suoi problemi, le sue esigenze, la sua vita. Funziona da una parte, non funziona da un’altra. Eppure è sempre lo stesso giocatore. Io a Siviglia ho lavorato in un certo modo, qui devo comportarmi in maniera diversa. E’ un concetto che ho capito dopo qualche tempo. Ma ora sono calato nell’ambiente».

La Roma costruita da lei è incompleta…
«Se penso di aver fatto una squadra perfetta, sbaglio; ma sbaglia pure chi sostiene che sia incompleta. Ci sono tante cose che cambiano in una stagione. Alcune anche difficili da gestire. Penso che una rosa limitata non arrivi in semifinale di Champions e non lotti per il terzo posto. Detto questo, penso che tutto sia migliorabile. Parlavo col mio amico Emery, mi ha detto “voi non vi rendete di cosa avete fatto realmente”, riferendosi al dopo Barcellona. La squadra non è perfetta, ne sono convinto, ma ha tante virtù e per questo oggi siamo in un sogno».

Che direttore sportivo è lei?
«Il lavoro di un ds non è solo prendere o vendere un giocatore, ma si sviluppa giorno per giorno. È un lavoro difficile da giudicare. Dopo un anno qui conosco meglio la società, questo calcio e forse questo mi è mancato nel mio primo lavoro di programmazione. E’ la prima volta che esco dalla mia comfort zone dopo ventinove anni».

Come si pone nel suo lavoro?
«Ho smesso di giocare molto presto per un problema alla spalla e ho fatto un anno il team manager. Poi subito il ds in un momento difficile della società, a un passo dal fallimento. Entro nello spogliatoio, vedo tanti miei compagni e, non so se sbagliando, ho provato a essere un ds più di spogliatoio che di ufficio. Ha funzionato, ho continuato così: faccio colazione con i calciatori e con i magazzinieri, vado nel pullman con loro, sto nello spogliatoio, parlo con loro di politica o di amicizie. Il problema non è la qualità dei calciatori, ma la persona. Spesso manca la persona per un rendimento ottimo. Bisogna stare vicino ai calciatori. Una volta volevo prendere Bielsa. Lui mi ha detto che mi avrebbe fatto entrare nello spogliatoio ma non lo avrebbe gradito. Non l’ho più preso. Oggi però siamo ancora amici».

Vale anche per l’allenatore?
«È la persona più sola del calcio. Tutti siamo allenatori, tutti prendiamo le distanze dall’allenatore, però. Per questo credo che un ds deve stare molto vicino al suo tecnico. Il ds deve essere uno strumento per l’allenatore, con la scelte che fa va incontro a problemi. Per questo giorno per giorno è importante il ds: così capisco meglio quando arrivano i guai. Se risolvi i problemi prima che diventino grandi è meglio. Io sono un po’ matto, sono imbevuto di bilardismo. Bilardo era ossessionato dai piccoli dettagli. Io sono così. Penso che i grandi successi arrivino dai piccoli dettagli».

Quando sceglie un calciatore, guarda se sia anche la persona giusta?
«La risposta ideale sarebbe sì, ma direi una bugia. Prendo un giocatore in un contesto, ma quando arriva qui c’è un nuovo contesto. Non posso sapere cosa succede alla persona quando arriva. Io provo a capire il suo carattere. Ad esempio Poulsen, era perfetto, professionista al 100%».

A Totti questo non lo dica.
«No, altrimenti si arrabbierebbe (ride)»

E se prende un giocatore non idoneo?
«Ci sono circostanze che non puoi prevedere a volte, circostanze che colpiscono la persona. Non è un alibi, ma a volte la società non può gestirle. Accadono e basta. Avevo una squadra fortissima al Siviglia, che è arrivata nona e che in estate ha prodotto 200 milioni di cessioni. L’anno successivo, con una rosa meno forte, ha vinto l’Europa League».

Balotelli è un profilo che interessa?
«Questa è una domanda trabocchetto. Se tu hai bisogno di questo tipo di giocatore, lo puoi prendere. Edin e Balotelli sono il giorno e la notte. Se mi dici un vice Dzeko, in generale si cerca un giocatore con le caratteristiche simili. Il giudizio su Balotelli non si può fare solo sulla persona ma si deve riflettere sul suo livello tecnico, che è da giocatore importante. È un profilo che non scarto».

Quante partite vede a settimana?
«Dieci, quindici: vedo tante immagini, tanti video tagliati. Però per capire bene un giocatore va seguito tante volte e in tante circostanze diverse. Meglio dal vivo»

Come si spiega la Roma in semifinale ma così lontana dallo scudetto?
«Nel calcio purtroppo o fortunatamente 2+2 non sempre fa 4. È vero che mancano punti, ma ne mancano alcuni per cattivo rendimento e qualcuno per sfortuna. L’esperienza è la madre di tutta la scienza. Noi ora abbiamo accumulato una esperienza importante. Dovete pensare che c’è un nuovo allenatore e un nuovo ds. Io sono ambizioso, ma credo che se all’inizio della stagione mi avessero prefigurato questo momento… Insomma, non possiamo restare con un pensiero negativo».

Ma cose da migliorare ci sono…
«È vero, non so se molto o poco ma qualcosa sì. Sappiamo dove abbiamo sbagliato e dove abbiamo fatto bene, ora possiamo pianificare la prossima stagione. Se restiamo fermi a riflettere solo sulla distanza dalla Juve non va bene, c’è sempre una semifinale di Champions conquistata. Quando abbiamo vinto la prima Europa League a Eindhoven con il Siviglia, abbiamo passato la notte in Olanda. Durante il volo per tornare ho detto al mio presidente “ora dobbiamo lavorare eh! Non è difficile arrivare in cima, è difficile rimanervi”».

Dove vuole portare la Roma?
«Più vicino al successo. Se arrivi tante volte vicino, vinci. Oggi lo siamo, passi indietro non ne possiamo fare. Una cosa è dire che qualcosa non è andata bene, una cosa però è dire che è tutto sbagliato».

Quanto c’è di Monchi in questa semifinale?
«Penso che nella vita poche cose sono coincidenze ma caricare il successo in semifinale sul ds mi sembra una follia».

Il suo Siviglia ha costruito i successi in Europa, mentre nella Liga è arrivato una sola volta tra le prime 4 negli ultimi 10 anni. E’ un caso?
«La filosofia del Siviglia era diversa da qui. Storicamente, quando giocavo lì , andavamo al nostro Circo Massimo per festeggiare la qualificazione in coppa. In 58 anni il Siviglia non aveva giocato una semifinale. Quando trovavamo la strada dell’Europa League, quando eravamo lì vicini alla vittoria, dimenticavamo tutto il resto. Al tifoso interessa la vittoria, s’è stancato delle parole».

Cosa pensa quando sente Sabatini dire che questa squadra la sente sua?
«Ma è vero. Questa squadra ha tanto lavoro di Walter. Io la parola “mia” non la uso, la Roma è dei tifosi. Se il Siviglia avesse vinto il successo sarebbe stato mio perché ne sono tifoso».

La Roma del futuro come la immagina?
«Bisogna prima di tutto sedersi e capire dove vogliamo arrivare. Anche Di Francesco ha cambiato modulo. Questo significa che proviamo a trovare la soluzione che ci alzi il livello di rendimento. Prima di tutto dobbiamo lavorare insieme senza dimenticare che sopra di noi c’è la società, che è l’unica cosa che resta. Non si prendono decisioni solo con le idee del ds e dell’allenatore, altrimenti dimentichiamo la cosa più importante, la sostenibilità della società. Oggi per fortuna non possiamo decidere qual è la rosa della prossima stagione, perché ci sono tante cose che possono cambiare. Siamo in diverse posizioni, dalla più negativa, eliminati dal Liverpool, o al terzo posto e campioni d’Europa. Cambia tutto. Prima di decidere dove vogliamo arrivare, dobbiamo capire l’idea del mister e la disponibilità della società a livello di capacità economica e di brand. Può sembrare una follia, ma il brand è decisivo».

Così tanto?
«Ho visto un cambio tra prima e dopo la gara col Barcellona nella risposta dei procuratori e dei giocatori».

Come nasce l’idea Di Francesco?
«Quando sono arrivato qui in Italia avevo già fatto delle scelte: pensavo che un ds straniero dovesse prendere un allenatore italiano. Quindi ne ho disegnato il profilo: uno che potesse conoscere la Roma, che avesse fame, che nel suo percorso i calciatori da lui allenati avessero fatto una crescita sportiva ed economica. Di Francesco incarnava questi principi. Ho fatto 3 appuntamenti con lui: dopo il primo ero già convinto. Un allenatore con me si ritrova a lavorare con un ds molto “matto”. Forse il miglior allenatore del mondo non potrebbe lavorare con me se non ci fosse sintonia. Per questo era importante capire la sinergia tra noi. C’è stata dal primo momento. Se non instauro un buon rapporto con l’allenatore, non si può lavorare bene. Io ho bisogno di capire che l’allenatore si fidi di me. Ora c’era bisogno di un allenatore così, un’altra volta magari servirà uno con caratteristiche diverse».

Interviene anche sulle questioni tattiche?
«Se mi viene chiesto, do un parere, altrimenti no».

Roma e il calcio italiano sono come li immaginava?
«Oggi credo di essere cresciuto come professionista, come persona e sono contento. È vero che ho avuto bisogno di tempo per capire che il tifoso della Roma è stanco di ascoltare parole, vuole fatti. A volte dobbiamo metterci nella testa dei tifosi e capire che sono stanchi, non vogliono che uno spagnolo arrivi e dice cosa diventerà la Roma. La gente è stanca di ascoltare. Oggi per fortuna sono felici perché abbiamo fatto qualcosa».

Cosa non è ancora riuscito a fare?
«Ho avuto dal primo giorno la libertà assoluta per fare quello che voglio. È vero che è mancata una cosa, il tempo mentale. Ho sbagliato a pensare che lo stesso Monchi di Siviglia potesse funzionare qui. Una volta che ho lavorato su questo mancava tempo. Ma è stato un mio problema. Qui ho autonomia totale, parlo tutti i giorni con Pallotta. Ho autonomia ma comunico su tutto. Credo sia giusto così. Se decido di vendere, vendo. La responsabilità deve essere sempre collegata all’autonomia».

Dzeko stava andando via a gennaio. Sarebbe stato un bel problema.
«Capisco che a volte il messaggio che può usare un ds potrebbe sembrare una bugia, perché è vero che non possiamo raccontare tutto tutto tutto. Ma io dico meno bugie possibili. In una conferenza io ho detto che noi, per via del FFP, dovevamo fare una plusvalenza. E che ero obbligato ad ascoltare tutte le offerte. È arrivata una offerta più o meno interessante per Edin. Per questo abbiamo fatto uno step in più, ma alla fine non si è trovato l’accordo perché l’accordo In dieci gironi di negoziazione ho visto Edin fuori dalla Roma, ma gli ultimi giorni non avevo dubbi sulla sua permanenza: nessuna delle tre parti era convinta dell’operazione».

Prenderebbe un giocatore spagnolo?
«Se posso, sì. Il calcio italiano è diventato un po’ più spagnolo e viceversa, quindi si sono avvicinati. Oggi il divario non è così lontano».

Che sensazioni le provoca il Liverpool?
«Non ho mai giocato ad Anfield, ma l’ultima finale che ho vinto col Siviglia è stata proprio contro i Reds. Per me sarà un debutto».

Rivedrà Salah.
«Non ho un grande rapporto con lui, è molto timido e siamo stati insieme poco tempo. Ma ci saluteremo carinamente».

Firmerebbe per arrivare quinto in campionato ma in finale?
«Se so che vinciamo la Champions sì. Per i tifosi è meglio arrivare in finale, ma per noi è più importante conquistare la qualificazione. Sono due cose differenti: la qualificazione in campionato porta soldi per la prossima stagione, quelli che entrano per il percorso in Champions vanno in questo bilancio».

In sintesi: lo scorso mercato la Roma ha pagato l’eliminazione nel preliminare 2016 contro il Porto…
«Sì».

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Kevin Strootman: “Odio il Fantacalcio e la parola leader. Ora aspetto Salah”

LA REPUBBLICA (M.Pinci) – Tra le istantanee della notte col Barcellona, ce ne è una che lo ritrae euforico. Alisson ha inciso un commento evocativo: “Sorride!”. Perché Kevin Strootman ha fama da duro, ma quella partita gli ha sciolto il cuore: «Non dirò che è stata la mia migliore: voglio che sia tra qualche settimana».

Eppure, il suo amico Salah dice che la Roma avrebbe voluto evitare il Liverpool.
«Se lo dice lui va bene. In semifinale giochi con squadre fortissime, Bayern e Real sono di un altro livello e il Liverpool sta facendo bene. Noi abbiamo voglia di arrivare in finale. Salah è il più pericoloso, in campo non saremo amici».

Vi siete scritti in questi giorni?
«Le ultime due volte non mi ha risposto, ha cambiato sei volte numero. Gli riscriverò dopo la semifinale. Speriamo di rivivere una serata come col Barça. Il video del terzo gol l’avrò rivisto 500 volte: lo stadio era magico».

Quando avete iniziato a credere all’impresa?
«Prima della partita ci credevamo forse il 10%, sapevamo sarebbe servita la perfezione. Dopo il primo gol ci siamo detti: “Ce la possiamo fare”. La difesa è stata spettacolare, la prendevano sempre loro. Nello spogliatoio c’era lo spirito per fare quella partita».

Nata da un modulo, il 3-4-3, imparato in due giorni.
«Ma lo avevamo fatto già lo scorso anno, tutti sapevamo cosa fare, con le indicazioni del mister e dello staff. Son stati perfetti anche i tempi: abbiamo segnato subito, un altro dopo l’intervallo e il terzo non troppo presto ( ride). Ero sicuro che non ci avrebbero segnato più».

Con chi ha condiviso la gioia?
«Con i miei genitori. Non stanno più insieme, ma sono sempre venuti a vedere le partite. A 14 anni giocavo già a un livello più alto di mio fratello, lui aveva scelto di giocare con i suoi amici e loro andavano a vedere anche lui. Ci hanno sostenuto sempre. Venivano a seguirci sui campetti il sabato mattina, alle 8.30, con un freddo a meno 15: se adesso sono in semifinale di Champions è pure per loro una cosa speciale».

Sono dedicate a loro le stelle che ha tatuate sul braccio?
«Sono le date di nascita di mio fratello, di mio padre e di mia madre. Il prossimo sarà per mia figlia».

Strootman il duro che diventa papà?
«Tutti mi dicevano che sarebbe stato speciale. Non vedo l’ora. Io e Thara l’abbiamo voluto. Per tanta gente è difficile avere figli, noi abbiamo ricevuto un miracolo. Quando arrivammo, lei studiava per diventare maestra e viveva qui con me, viaggiava ogni settimana tra Roma e l’Olanda. Non era facile, ma siamo a due ore da casa, in una delle più belle città del mondo, non in Russia o in un posto disagevole. Ora ha finito e abbiamo preso un cane. E poi le famiglie vengono a trovarci».

Il suo primo ricordo legato al calcio?
«Avevo 3-4 anni, giocavo in giardino ogni giorno con mio fratello, più grande di me. A 4-5 anni andai in una squadra, non potevano farmi giocare con la categoria F-1, perché non avevo ancora 6 anni. Poi ricordo il Mondiale ‘94. Per voi è quello di Baggio, per me quello della punizione di Branco che ha fatto fuori l’Olanda».

L’infortunio al ginocchio l’ha cambiata?
«Chi non ne ha avuti può entrare in campo e tirare cento palloni in porta, se lo faccio io non gioco più per tre settimane. Quando devi fare 50-55 partite all’anno, serve professionalità».

Si sente un leader?
«È bello sentirselo dire, ma per me i leader sono De Rossi, Kolarov. Se vinciamo sono un leader, se perdiamo non lo sono più. Nel calcio è così. Perciò è una parola che non mi piace».

Cos’altro non le piace?
«Il Fantacalcio. C’è gente che mi scrive: “Kevin, mi fai un gol per il Fantacalcio?” Ma come, solo per quello devo far gol?».