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Schick caso aperto, 42 milioni di dubbi

Il Tempo (E.Menghi) – A vederlo in allenamento, settimana dopo settimana, tutti si sono convinti sempre di più di avere tra le mani un talento purissimo. Stile, tocco di palla, gol, ogni cosa fa pensare che sia un giocatore fortissimo, per cui vale la pena scommettere milioni e pazientare. Il momento arriverà, si sussurra nei corridoi di Trigoria da ormai sette mesi, ma solo dentro quelle mura le qualità giustificano l’investimento, i compagni ammirano le giocate e capiscono il potenziale che non trova riscontro in campo. Fumo negli occhi o diamante vero, chi è davvero Schick? Lecito domandarselo a questo punto della stagione, poco il tempo per le risposte. Per quelle positive, quantomeno. Finora il ceco ha fallito gli appuntamenti più importanti, 6 occasioni da titolare e 8 da subentrato, mai un guizzo da protagonista. Se inizialmente veniva usato col contagocce, un po’ per l’infortunio muscolare di settembre e le successive ricadute, un po’ per una banale questione di adattamento, ora gli alibi sono caduti come tessere di un domino, eppure Patrik resta un punto interrogativo. Difeso, protetto, tutelato in tutti i modi possibili da Di Francesco in primis, dalla dirigenza e dallo spogliatoio, insegue un riscatto che non arriva mai. Schick non ha un carattere semplice, sa di essere bravo e cosa ci si aspetta da lui, un mix di presunzione e di fragilità emotiva che non lo aiutano a voltare pagina. Il primo a mettersi pressione è lui, perché il bagaglio economico che si è portato dietro quest’estate non è pesante solo sulla bilancia dei trasferimenti giallorossi ma anche e soprattutto sulle sue spalle.

Il rischio che a fine stagione resti schiacciato da questo fardello c’è, non sono bastati 270 minuti nelle ultime 5 gare per cambiare rotta. L’equivoco tattico in cui è rimasto intrappolato quando la Roma cercava un esterno come Mahrez per rimpiazzare Salah, che al Liverpool ha già fatto 37 gol diventando idolo in Premier League oltre che in Egitto dove l’hanno pure votato alle presidenziali, ha penalizzato la partenza di Schick, che ha faticato per adattarsi al ruolo di ala per poi riscoprirsi centravanti, salvo poi ricordare dal ritiro della nazionale di essere in realtà una seconda punta. Nella capitale il vestito che gli calza a pennello non lo può sfoggiare per l’evidente discordanza con il modulo preferito dall’allenatore, il 4-3-3, ma al di là delle idee di Di Francesco questo è sicuramente un limite per il ceco, che non ha saputo sfruttare né la convivenza con Dzeko né la solitudine in attacco. La Roma non lo scarica, anche in virtù di un accordo strutturato in modo tale da non gravare troppo sulle casse di oggi ma senza vie d’uscita facili per il futuro: entro il 2020 alla Sampdoria andranno almeno 20 milioni di euro, a prescindere dalla cifra di un’eventuale cessione, oltre ai 22 bonus compresi pattuiti per la prima parte dell’acquisto. Vien da sé che non conviene vendere un giocatore che tra due anni avrà ancora un costo così importante, e allora meglio valorizzarlo, continuare a dargli fiducia sperando che imiti Under e si sblocchi all’improvviso. Per non essere più peso, ma valore aggiunto. A prescindere da ruolo, carattere e pressioni, a 22 anni non può essere troppo tardi per smentire tutti. Senza diventare il nuovo Salah, ma semplicemente il vero Schick.

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Manolas: “Rispetto del Barcellona ma consapevolezza della nostra forza”

Il difensore della Roma Kostas Manolas è stato intervistato da Il Giornale ed ha parlato anche della sfida contro il Barcellona. Queste le sue parole:

Kostas Manolas, è vero che la sua carriera è iniziata da attaccante?
«Sì, da bambini tutti vogliono segnare. Poi sono andato più indietro perché in un’estate sono cresciuto di 10 centimetri in altezza e mio zio Stelios è stato il miglior difensore della storia della Grecia. Volevo imitarlo, alla fine ci sono riuscito».

Il calcio greco sta vivendo una brutta deriva, tra violenza e tornei sospesi…
«Non so cosa stia succedendo, di sicuro si investe meno del passato e vengono un numero minore di giocatori dall’estero. La nazionale è stata eliminata dal Mondiale dalla Croazia, una delle squadre europee più forti, ma siamo in ripresa. Spero che in futuro torni ai fasti del passato».

Qual è l’avversario che le ha dato più problemi?
«Ibrahimovic, che ho incontrato ai tempi del Psg: unisce altezza, velocità, forza nel tenere la palla e tecnica».

Ora le ritoccherà Messi…
«Ha ragione Guardiola quando dice che non c’è un modo per fermarlo. Però se ti fissi che devi bloccare lui, ci sono altri dieci che possono far male. Certo, senza l’argentino il Barcellona è un’altra cosa, dobbiamo fare il nostro massimo. E in più loro non hanno più uno come Neymar. Ammiro molto Piquè, difensore elegante che gioca bene il pallone con i piedi. Se stai dieci anni lì, non è un caso».

Tre anni fa subiste una lezione pesante…
«Sbagliammo tatticamente la partita, giocammo troppo alti e loro, squadra dalle enormi qualità tecniche e dall’incredibile palleggio, trovarono spazi facilmente. Ora non dovremo andare lì con la paura di subire tanti gol: rispetto del Barcellona ma consapevolezza della nostra forza».

All’andata invece ci fu quel gran gol di Florenzi…
«Fu un’azione incredibile di un giocatore che ha le possibilità di farlo. Non concedemmo tanto, dovremo ripetere quella prestazione, magari creando qualche azione pericolosa».

C’è differenza tra Guardiola e l’attuale tecnico Valverde?
«Valverde andò via dall’Olympiacos quando stavo per arrivare. È un tecnico al quale piace fare pressing in avanti, tanta densità dove c’è la palla perché quando la sua squadra la perde vuole riconquistarla subito. In più dà grande importanza alla difesa, infatti il suo Barcellona è più solido».

Crede che la Roma abbia già fatto il massimo in Europa?
«Il girone non semplice ha dimostrato che siamo una grande squadra, ora abbiamo una doppia sfida con un avversario fortissimo. Loro sono favoriti, ma nel calcio si gioca 11 contro 11 e non si sa mai».

La favorita della Champions?
«Barcellona, Real e City sono quelle con più possibilità».

Quindi la Juve è spacciata…
«No, credo abbia delle chance, è abituata a giocare partite di questo livello».

È vero che i bianconeri l’hanno cercata in questi anni?
«Sì, c’erano stati dei contatti già ai tempi dell’Olympiacos ma solo con il mio procuratore».

Lei quest’estate stava per passare allo Zenit…
«Mi avevano offerto un contratto particolare che io alla fine non volevo firmare, ma ero consapevole che se rimanevo alla Roma sarei stato contento lo stesso. Qui sto bene, anche se c’ è sempre lo stress e il pressing dei tifosi per far bene. Voglio vincere qualcosa con questo club che mi ha dato la possibilità di giocare in serie A».

La Champions può distrarvi dal campionato? Dovete difendere il terzo posto…
«Non possiamo permettercelo, è la strada per rigiocare queste gare europee che sono bellissime. La Roma è un club che merita di esserci sempre, sarebbe un dramma non giocarla e non è solo una questione economica».

Un flash sui suoi tre allenatori alla Roma…
«Con tutti siamo sempre rimasti fra le prime tre del torneo. Con Garcia abbiamo creato tanto e preso pochi gol, è una bella persona rimasta nel mio cuore. Spalletti è un tecnico forte che ci allenava molto sulla tattica, anche in attacco. Di Francesco lavora molto sul pressing davanti per riconquistare la palla e fare attacco veloce, ma non trascura il lavoro difensivo. È un allenatore che merita la Roma e avrà un grande futuro in questo club».

L’ha sorpresa l’Italia fuori dal Mondiale?
«Molto, non posso dire che la Svezia è meglio della vostra nazionale. Ma una volta avevate più talenti, Del Piero, Nesta, Pirlo, Totti…».

Com’è Totti fuori dal campo?
«Sempre una persona umile e tranquilla, il miglior fuoriclasse che ho conosciuto. Solo la personalità e la faccia di Francesco sarebbero necessari in qualsiasi spogliatoio, mi ha aiutato molto sin dal primo minuto che sono arrivato a Trigoria».

La tragedia di Astori l’ha colpita moltissimo…
«La sua morte è stata una cosa assurda, era un ragazzo incredibile e un professionista serio. Sono stato in ritiro con lui in stanza, aveva sempre il sorriso e così voglio ricordarlo. Ed è per questo che, come per mio nonno, non sono andato al suo funerale. Nella prima partita che ho giocato con lui (il 30 agosto del 2014 contro la Fiorentina, ndr) mi fece i complimenti. E quando ho fatto gol dopo la sua scomparsa, ho alzato le mani al cielo, mi manca dentro al cuore».

Chi vincerà lo scudetto?
«La Juve è favorita, ha due formazioni possibili, il Napoli ne ha una sola. Fa un bel calcio, ma alla fine non basta solo questo».

Come si vede a fine carriera?
«Mi piacerebbe chiudere con l’Olympiacos dove sono cresciuto. Parlo spesso con il presidente, qualche volta lo aiuto con qualche consiglio».

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Roma, Di Francesco conta gli uomini per il Barça: il problema è Nainggolan

Repubblica.it (M.Pinci) – C’era chi sperava che Bologna rappresentasse un comodo avvicinamento al Camp Nou: una avversaria senza troppe pretese per risparmiare qualche titolare e tenere Inter e Lazio a distanza. E invece al Dall’Ara la Roma ha perso punti e giocatori. E’ successo tutto in un minuto: dopo 17 minuti Nainggolan ha mulinato le dita per chiedere il cambio. Sessanta secondi più tardi Pulgar agitava il pugno per festeggiare il vantaggio del Bologna che Dzeko sarebbe stato capace solo di pareggiare. Soltanto venerdì, al Barça mancava Messi, la Roma sembrava potersi permettere il lusso di tenere Dzeko a riposo. Ventiquattro ore più tardi la situazione è ribaltata, con Messi che ha guidato la rimonta blaugrana a Siviglia e la Roma al palo (quello di Strootman a Bologna, il sedicesimo della stagione romanista). Lo sa pure Di Francesco: “Giocare come abbiamo fatto sabato non basterà a Barcellona”. Pensare che rischia di averne a disposizione addirittura una dimezzata.

Radja Nainggolan saprà oggi o forse addirittura domani se riuscirà a farsi riservare un posto sul volo per la Spagna. Cengiz Under dovrebbe farcela, ma chissà in che condizioni scenderà in campo al Camp Nou. Il terzo uomo che da sabato tiene in ansia Di Francesco è Patrik Schick: doveva essere la sua partita, è invece l’uomo che ha deluso di più nonostante l’assoluzione del suo allenatore (“Tutelerò sempre Patrik”). Il paradosso della Roma pare quasi un contrappasso dantesco: dopo un anno a cercare di allargare la rosa e dare spazio a più calciatori possibili, arriva alla partita dell’anno, l’allenatore della Roma a Barcellona, potendo contare su un gruppo decisamente ristretto. Alisson, Florenzi e Kolarov, i due centrali, De Rossi e Strootman, Under e Perotti, oltre ovviamente a Dzeko: nessuno che possa sostituirli senza la garanzia di non farli rimpiangere. Pellegrini, forse l’unico cambio “utile”, a Bologna era out per un dolore al polpaccio. Dzeko, lungimirante, al ritorno nemmeno pensa: “La partita più importante è l’andata – dice – perché in casa loro possono farne cinque a chiunque e noi lo sappiamo bene. Ma sappiamo fare meglio di quello che si è visto a Bologna”. Per Di Francesco è almeno una speranza.

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Perotti e Fazio in coro: “Contro il Barça dovremo stare calmi. Anche noi siamo una grande squadra”

Diego Perotti e Federico Fazio, attaccante e difensore della Roma, sono stati intervistati dal quotidiano spagnolo Marca ed hanno parlato della sfida contro il Barcellona. Queste le loro parole:

Perotti: “Sono arrivato a Siviglia nel 2007 e Federico era già nella prima squadra da 6 mesi. Siamo diventati subito amici. Da allora siamo stati compagni di stanza a Siviglia, a Roma e nella nazionale argentina. Fazio ha avuto più continuità in nazionale, io non ci sono stato per sei anni fino a quando Sampaoli non mi ha chiamato a novembre. Avevo perso ogni speranza, sono anche consapevole della qualità dei giocatori nella mia parte di campo… ma conoscevo anche la vetrina che poteva essere la Roma, il fatto che siamo in Champions… mi alleno e lavoro con la speranza ma senza essere titolare nella mia squadra, non attirerò l’attenzione di nessuno“.

Fazio: “In nazionale abbiamo un sistema che personalmente mi piace, quello di fare pressione, recuperare velocemente la palla e giocare con una squadra alta e corta. E’ molto simile a quello che facciamo a Roma, e questo mi aiuta, sta andando bene. Non c’è bisogno di nominare i giocatori che abbiamo in attacco in Argentina, ma non è una cosa che mette pressione, sappiamo che raggiungeremo l’obiettivo e avremo delle occasioni, ma l’importante è che difendiamo tutti bene, non solo i migliori“.

Il sistema Sampaoli…
Fazio: “Nel sistema di Sampaoli ci viene chiesto di non dipendere da Messi, ma questo è inevitabile perché è il migliore al mondo. Non vuole che cerchiamo sempre Leo, dopo tutto, fa girare la partita quando tocca la palla e quando non lo fa. È il migliore del mondo da anni“.
Perotti: “Giocare con i migliori? In questo senso da Genova a Roma ho progredito perché sono migliorato giocando con questi compagni di squadra, a volte succede il contrario e non riesci ad adattarti perché il livello è molto alto, perché puoi essere un pesce fuor d’acqua ma con l’Argentina e con la Roma è molto difficile che le tue qualità non migliorino“.

Perotti: “Giocare con i migliori? In questo senso da Genova a Roma ho progredito perché sono migliorato giocando con questi compagni di squadra, a volte succede il contrario e non riesci ad adattarti perché il livello è molto alto, perché puoi essere un pesce fuor d’acqua ma con l’Argentina e con la Roma è molto difficile che le tue qualità non migliorino“.

Perotti: “Le parole di Dybala su Messi? Sono convinto che non l’abbia detto nel senso che non può giocare con lui e che insieme non funzionano, ma giocano nella stessa posizione o in un modo simile, quindi dal momento che Leo è il migliore, non occuperà il suo spazio, si riferiva piuttosto a quella posizione, a volte possono entrare in collisione all’interno del campo, ma era una polemica che volevano fare i media“.

Perotti e Fazio: “Messi? Non gli abbiamo parlato della partita, ma a Roma abbiamo parlato dell’importanza di essere calmi e dobbiamo anche pensare a come fermare Jordi Alba, Iniesta e gli altri. Siamo anche noi una grande squadra e faremo un buona gara“.

Preferisci giocare con Messi in campo?
Perotti: “Sì, senza dubbio, vogliamo che tutti giochino. Siamo in Champions League e vogliamo affrontare il meglio. È la rivale più difficile, ma il Real Madrid, anche se non sta facendo un buon campionato, in Champions gioca differentemente. Tra questi due uscirà il vincitore di questa edizione. Il Barça ha l’obbligo di vincerla, e noi non vediamo l’ora di andare avanti, è la prima volta che giochiamo un quarto di finale della Champions League, e contro il migliore“.

Fazio: “Abbiamo poche possibilità di lottare per lo scudetto, ma giochiamo per entrare tra i primi quattro in questa Champions ed essere in questa competizione anche il prossimo anno. Non possiamo trascurare il campionato, ma vogliamo fare la storia”.

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El Shaarawy: “Barcellona? Non abbiamo nulla da perdere”

Stephan El Shaarawy, attaccante della Roma, è stato intervistato dal sito della UEFA ed ha parlato della partita contro il Barcellona. Queste le sue parole:

Sui propri idoli da bambino…
“Il mio primo idolo fu Ronaldinho quando giocava per il Barcellona. Mi ricordo che, guardando i suoi video, amavo le sue qualità e provavo sempre a imparare qualcosa e fare pratica a casa. Il mio più grande idolo però era Kaka, sia come persona che come calciatore. Quando ero piccolo ero solito paragonarmi sempre a lui per la mia abilità a dribblare e velocità. Sono stato fortunato a giocare insieme a lui al Milan. Come persona era come me lo aspettavo: buono e umile.

Sul suo arrivo alla Roma e le sue prestazioni…
“Ho cominciato a parlare sul campo appena arrivato. Questa è stata la cosa più importante perché quando sono arrivato alla Roma venivo da sei mesi non positivi al Monaco e ho provato a cambiare la situazione molto velocemente segnando qualche gol e fornendo buone prestazioni. Ora sono tornato al mio meglio sia fisicamente che psicologicamente. Roma è una delle città più belle al mondo. Ho avuto sensazioni positive nell’essere parte della squadra sin dall’inizio, specie perché conoscevo già alcuni di essi. Sono stato capace di integrarmi facilmente con tutti i ragazzi che lavorano a Trigoria”.

Sulla sua collezione di maglie da calcio…
“Ho così tante magliette che ne ho un muro pieno a casa. La foto è sui social media. Le maglie sono dei migliori calciatori che affrontato nella mia carriera: Neymar, Messi, Totti e Kaka. Custodisco come un tesoro le maglie perché appartengono ai calciatori che hanno fatto la storia”.

Il suo debutto in Champions League…
“È la competizione più imporante insieme alla Coppa del Mondo. Penso che ogni calciatore sogni di giocarci. Un’esperienza speciale, quelle notti, perché tutto il mondo ti sta guardando. Ecco perché è così magnifico andare lontano, vincere una gara o addirittura vincere il girone come abbiamo fatto questa stagione. Sono cose che ti rimangono per il resto della partita. Il mio debutto è stato contro l’Arsenal. Avevo 19 anni e fu una sensazione splendida, anche se perdemmo 3-0. Poi vincemmo 4-0 in casa, un momento speciale. Ascoltare l’inno della Champions League sul campo per la prima volta è un qualcosa di indimenticabile”.

Sulla gara contro il Barcellona…
“Sappiamo che sarà molto dura giocare contro il Barcellona al Camp Nou, ma non abbiamo nulla da perdere. Dobbiamo provare a mostrare il nostro gioco, lavorare duro e capitalizzare ogni occasione che avremo. Dobbiamo tenere in considerazione che si giocherà sui 180′. Dovremmo cercare di ottenere un buon risultato, ricordandoci che abbiamo la gara di ritorno in casa”.

La Roma può fermare Messi?
“È il migliore di tutti al momento, non solo del Barcellona, ma di tutto il mondo. Ogni volta che ha il pallone tra i piedi può accadere qualcosa. Ecco il perché dovremo provare e limitare la propria influenza sul gioco il più possibile”.

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Allenamenti

Trigoria, lavoro in vista del Barcellona. Nainggolan e Pellegrini parzialmente in gruppo

La Roma questa mattina ha svolto l’ultimo allenamento a Trigoria in vista della partita di Champions League contro il Barcellona. I giallorossi hanno iniziato la seduta odierna in sala video, per poi spostarsi prima in palestra e successivamente in campo. Lorenzo Pellegrini e Radja Nainggolan hanno lavorato parzialmente con il gruppo, mentre Cengiz Under e Rick Karsdorphanno svolto solamente un lavoro individuale.

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CHAMPIONS LEAGUE

Barcellona-Roma, arbitra l’olandese Makkelie

La UEFA ha designato l’arbitro che dirigerà la partita tra Barcellona e Roma, andata dei quarti di finale di Champions League. Sarà l’olandese Danny Makkelie ad arbitrare la partita del Camp Nou. Il direttore di gara sarà coadiuvato dagli assistenti Mario Diks e Hessel Steegstra, quarto uomo Jan de Vries, addizionali Kevin Blom e Jochem Kamphuis.

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Monchi: “A Roma c’è la pressione di un grande club, qui si ha fame di titoli”

A due giorni dal delicato match contro il Barcellona nell'andata dei quarti di finale di Champions League, il direttore sportivo giallorosso Monchi ha rilasciato alcune dichiarazioni al quotidiano spagnolo AS. Ecco le sue parole:

Com’è la vita di Monchi a Roma?
Mi sveglio presto per arrivare a Trigoria, faccio un po ‘di ginnastica e vado in ufficio. Approfitto del fatto che la prima squadra, le squadre inferiori e le persone nel mio dipartimento sono lì. Quindi, fino alle 20:00 o alle 21:00 ogni giorno.

E com’è l’AS Roma?
Una società con un background e un impatto mediatico più alti di quanto mi aspettassi. È vero che non ha vinto molto nel corso della sua storia, ma ha la pressione di un grande club. Le persone si aspettano sempre grandi cose dalla Roma.

Uno dei suoi successi a Siviglia non era solo quello di fare affari, ma di spiegare subito ai giocatori cosa significasse indossare quella maglia. Di Francesco ha giocato a Roma, De Sanctis anche, Totti… Non è casuale, vero?
Niente è casuale, ovviamente. La natura speciale di questa società rende fondamentale la conoscenza dell’ambiente. Di Francesco ha vinto qui lo scudetto, qui ha giocato De Sanctis. Ci piace che abbiano un passato legato a Roma. Anche Balzaretti lavora con me. E Totti… Totti è Roma.

Le tue gambe tremano ancora quando parli con lui?
No (ride, ndr), devi metterti nel contesto. Certo, per me non era l’ideale spiegargli che non avrebbe continuato come giocatore. Non sono ignaro del peso che ha Totti. Ma penso che la cosa migliore fosse comportarsi con sincerità. Totti è una persona semplice e sincera che vuole imparare e aiutare nel suo nuovo compito.

“Nessuno ci prenda per morti”, disse dopo il sorteggio. È sbagliato per Barcellona pensare che il Barça passerà comodamente?
Bene, ciò che si dice non deve essere ascoltato. Inoltre, ho visto commenti basati sulla poca conoscenza, ma preferisco isolarmi da quello e cercare di concentrarmi sul far vedere alla gente le opzioni che abbiamo. Ovviamente, a livello di percentuale il Barça è molto favorito. Mi sono piaciute tuttavia, le dichiarazioni di Montella dopo il sorteggio Siviglia-Bayern. Ha detto: “Se c’è una possibilità dell’uno per cento, combatteremo“.

A Roma ti avranno già raccontato la finale persa in casa nel 1984…
Riassumo così: Roma ha fame di titoli. C’è un’illusione speciale e una motivazione in più per questa partita. C’è qualcosa che mi piace dire dopo undici mesi qui e cioè che Roma ha bisogno di abbinare il suo livello di struttura al livello che ha di risonanza. Credimi, è molto alto.

Come vedi Messi dall’Italia, più o meno grande di Barcellona?
La qualità di Messi non ha confini. Di recente ho letto che ogni giorno è migliore con se stesso. Non è una coincidenza, ma il risultato della sua grandezza nel migliorare le sue prestazioni individuali e quella della sua squadra ogni giorno.

Hai un buon amico nello spogliatoio del Barça. È uno dei tuoi migliori acquisti…
Ivan (Rakitic) è una persona molto intelligente e ha confermato di poter giocare in un calcio di alto livello come quello del Barça.

Se potessi portare un giocatore a Roma che non fosse Messi, sarebbe lui?
Ce ne sarebbero diversi. Sergio Busquets non è male, giusto? (ride, ndr). Anche lui sta giocando al suo livello più alto.

Aveva 29 anni a Siviglia e sentiva che doveva andarsene. Come vedi Iniesta in Cina?
Andrés ha ancora una carriera calcistica nell’élite. Potrebbe non essere più in grado di giocare 50 partite, ma quelle che gioca le farebbe al miglior livello. Nessuno ha la sua saggezza. La scelta di partire è una cosa personale. L’unica cosa che posso dire come spagnolo è che sarebbe una grande perdita.

Il suo modello a Siviglia era rivoluzionario. Non è partito da modelli oggettivi, ma da perdite precedenti di 20 o 25 milioni. E ha trasformato lo straordinario in reddito ordinario: le vendite. Riuscirà a farlo a Roma?
Sì. Sto anche cambiando, ma cerco di trasmettere i miei concetti. Ad ogni modo, l’ho detto di recente: il più grande rinforzo di ogni politica è il risultato. Inoltre, a Roma non hanno più bisogno di parole ma di fatti. Questo è un gioco vincente.

Ti immagini come direttore sportivo del Barça?
Non sono mai stato ad immaginare situazioni che non sono reali, quindi non l’ho nemmeno immaginato. Sono concentrato su questo club e sull’adattamento a un nuovo modo di essere e vivere.

Sei sempre stato una persona molto emotiva. Sei felice a Roma?
Chi mi conosce sa che dico poco che sono felice. La completa felicità l’ho avuta raramente. Qui, a Roma, ovviamente non posso avere la felicità completa perché la mia famiglia non è qui. E se a livello sportivo non vinci, non puoi essere felice neanche tu. Sì, sono felice a livello professionale, penso di crescere professionalmente. Ma ovviamente, questo deve essere risolto con successo sportivo.

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Villa Stuart, controlli per Nainggolan e Under

Controlli e speranze per Radja Nainggolan e Cengz Under. Il belga si è recato, in questa domenica di Pasqua, a Villa Stuart per effettuare una risonanza magnetica e capire l’entità dell’infortunio rimediato contro il Bologna. Accompagnato dai dottori Del Vescovo e Causarano, il centrocampista della Roma ha rilasciato alcune dichiarazioni alla redazione di ai cronisti presenti in merito alle sue condizioni: “Vediamo in questi giorni come sto” ha dichiarato il belga. 

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Monchi: “Barcellona favorito. La Roma non deve rinunciare alla propria filosofia”

Ramon Monchi, direttore sportivo della Roma, ha parlato ai microfoni del portale spagnolo sport.es a proposito del momento giallorosso e della prossima sfida di Champions League contro il Barcellona. Queste le sue parole:

Crede che il Barcellona sia la favorita non solo ai quarti di finale ma anche per la vittoria della Champions League?
Il Barcellona è la squadra favorita in tutte le competizioni alle quali prende parte. Hanno la facoltà, la storia e l’obbligo di esserlo. Credo che sia un Barcellona diverso rispetto all’anno scorso, né in meglio né in peggio, ma diverso. Hanno qualità che tutti conosciamo a livello individuale e collettivo che la rendono una squadra molto difficile da battere.

La Roma come deve affrontare la partita?
Conoscendo chiaramente le capacità dell’avversario, deve provare a contrastarle. Ma soprattutto deve comportarsi da Roma, abbiamo le nostre qualità, la nostra filosofia e non possiamo rinunciarci.

Crede che la Roma sia una squadra sottovalutata in Europa?
No, a livello professionale la squadra è rispettata. A volte la poca conoscenza di un campionato, di una squadra, te la fa sottovalutare, ma credo che nel calcio professionistico, non parlo della stampa, sia considerata una squadra di valore e che con merito si è fatta un nome nel calcio europeo.

La sua professione si basa sul rilevamento dei talenti. Cosa prova quando vede giocare uno come Messi?
Sfrutto la possibilità che abbiamo noi contemporanei di Messi, ma allo stesso modo di quelli che furono contemporanei di Di Stefano, Pelé, Maradona. Da amante del calcio, mi godo il suo gioco. Scoprire giocatori del livello di Messi non è facile perché non ce ne sono tanti.

Molti giocatori sostengono che una difficoltà ulteriore al Camp Nou sia la larghezza del campo. Lei lo conosce bene, è d’accordo?
Il campo lo fa grande il Barcellona. Il loro calcio te lo rende più grande perché ti fa correre molto. Però se sai sfruttare il fatto di giocare al Camp Nou come stimolo, perché sai che è uno scenario fantastico con tanti occhi puntati addosso, può servire come spinta.

Rincontrerà Ivan Rakitic, un giocatore che ha portato al Siviglia. Lo sente ancora?
Abbiamo un ottimo rapporto a livello personale. E’ una rapporto che abbiamo stretto ai tempi del Siviglia e che abbiamo mantenuto. E’ uno di quei calciatori con cui ho rapporti fuori dal campo. Ci vedremo, facendo ognuno il meglio per sé, ma col rispetto e l’amicizia che abbiamo.

Anche alla Roma, con gli ex Perotti e Fazio…
Li conosco da molto tempo, abbiamo un buon rapporto. Mi fa piacere che entrambi abbiano trovato un luogo dove tutto ciò che hanno fatto in carriera venga riconosciuto. Sono giocatori importanti per il presente e il futuro della Roma. Magari andranno anche al Mondiale perché se lo meritano

Uno dei suoi colpi migliori dell’ultimo mercato è stato Cengiz Under, che sta facendo bene. Che margini ha?
Con Cengiz dobbiamo avere pazienza, continuare a lavorare giorno dopo giorno perché è un ragazzo giovane che ha appena lasciato la sua casa, ma è vero che i primi passi che sta muovendo sono convincenti. Siamo contenti, dobbiamo continuare a tutelarlo ma ha una cosa fondamentale: la qualità del calcio.