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Allenamenti

Trigoria. Alisson e Under ai box, Fazio in dubbio

In attesa della conferenza stampa di Eusebio Di Francesco, prevista per le 13.10, la squadra è scesa in campo per l’ultimo allenamento della stagione. La rifinitura, prima del match che vedrà la Roma affrontare il Sassuolo al Mapei Stadium di Reggio Emilia – partenza prevista dalla stazione Termini alle ore 16.00 -, si è svolta però senza Peres, Defrel e Ünder, tutti fermi ai box e a questo punto in forte dubbio per la gara. Assente anche il portiere Alisson, mentre Federico Fazio ha svolto parte della seduta con il gruppo, dopo aver iniziato con un lavoro individuale.

Prossimo impegno: Sassuolo-Roma (38^ giornata di Serie A, domenica 20 maggio ore 20.45, Mapei Stadium)

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NEWS

Tifosi, striscione contro Balotelli: “Roma non ti vuole!” (FOTO)

Mezzo giocatore, uomo senza valore che si fa scudo con il suo colore… Balotelli, Roma non ti vuole!”. Questo il messaggio veicolato da uno striscione esposto nei pressi di Campo Testaccio nella nottata da una parte della tifoseria giallorossa. Chiaro il significato: le voci che vorrebbero l'ex di Inter e Manchester City poter vestire la maglia della Roma nella prossima stagioni non sono apprezzate da tutto il tifo capitolino.

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Rassegna stampa

Alisson apre le porte. Il futuro è un rebus

IL TEMPO (E.MENGHI) –  L’unico futuro che ha in testa è il Mondiale, un sogno per Alisson e un incubo per la Roma. Fare il numero uno del Brasile è come mettersi in vetrina nell’estate in cui tra le grandi squadre europee fa tendenza lo shopping in porta. Iniziano mesi difficili per il club giallorosso, che dovrà respingere gli assalti milionari e tenere a freno le voci sul gioiello brasiliano. L’obiettivo è trattenerlo almeno un altro anno blindandolo col rinnovo, ma un’offerta folle potrebbe rompere gli schemi, modificare i piani e far saltare le promesse. Tutto ha un prezzo, il pensiero della Roma non fa eccezione per il portiere per cui le big sembrano disposte a fare vere pazzie. Il Real Madrid è in prima fila e c’è anche l’altra finalista Champions, il Liverpool, pronta ad inserirsi: sarà Navas contro Karius a Kiev, non esattamente i top del ruolo a confronto. Il Bayern Monaco non ha garanzie da Neuer e cerca una certezza. Il Psg è in piena caccia, ha proposto un biennale a Buffon, che la prossima settimana darà una risposta ai francesi e una ad Agnelli che lo vorrebbe nei quadri dirigenziali bianconeri, e se dovesse incassare un no po- trebbe virare con forza su Alisson. Tutti lo vogliono e lui non chiude la porta ad un addio: «Cerco di non pensare tanto al futuro, sono felice qui e ora la mia testa è al Mondiale. Di quello che ci sarà dopo me ne occuperò dopo. Solo Dio sa cosa succederà». L’ultima (almeno per quest’anno) con la Roma l’ha giocata contro la Juventus e a Sassuolo, complice un risentimento muscolare, dovrebbe lasciare i pali al vice Skorupski, che piace a Genoa e Bologna. Uno ha la valigia pronta, l’altro un destino in bilico che passa inevitabilmente dalla Russia.

Monchi, volato ieri in Spagna per un evento benefico in cui ha vestito i panni di cameriere, spera di riuscire ad evitare la rivoluzione in porta e per ora si concentra su ben altri ruoli in entrata: ha chiuso per il centrocampista Coric, tratta per il trequartista Talisca, ha messo le mani sul difensore Marcano e segue l’attaccante Justin Kluivert, figlio d’arte (papà Patrik è ex di Milan e Barcellona). «L’Ajax vuole farmi rinnovare solo per vendermi ad un prezzo più alto, ma io non voglio», si è ribellato il 19enne in scadenza nel 2019. Under, invece, non va da nessuna parte: «Sono felice, rimango». Il colpo al costato lo tiene in dubbio per domani, Schick è favorito. Anche Fazio non è al meglio e Jesus si scalda. Intanto la Roma ha ufficializzato le cifre dell’accordo con il main sponsor Qatar Airways: 11 milioni di euro a stagione, più 6 alla firma, quelli che – sommati ai 100 di ricavi da Champions – aiutano Monchi a non avere esigenze di vendere entro il 30 giugno. Follie permettendo.

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Rassegna stampa

Anzalone, se na va la Roma anni ’70

IL MESSAGGERO (U. TRANI) – Non portò mai la Roma in alto, ma la accompagnò nel futuro. Bisogna riconoscere, insomma, a Gaetano Anzalone, morto ieri notte all’età di 87 anni, di aver lavorato per far diventare grande il club giallorosso. Nessuno, anche dopo la sua avventura negli anni Settanta (dal 1971 al 1979), gliel’ha mai riconosciuto. Eppure quanto accaduto poi nell’éra Viola, testimoniò quanto il suo piano fosse stato moderno ed efficace. Tant’è vero che arrivarono subito i successi che lui non ha mai potuto festeggiare, a parte il trofeo Anglo Italiano, battendo il Blackpool il 24 giugno del 1972. E a firmarli furono Liedholm in panchina, l’allenatore che scelse già nel 1973, Di Bartolomei capitano che l’ex presidente si coccolò già nel settore giovanile e Pruzzo centravanti (capo- cannoniere in 3 campionati) che fu l’investimento più pesante con la strategia (mai rinnegata) di Moggi, da accostare al centro sportivo di Trigoria, inaugurato dal costruttore prima di lasciare.

GESTIONE TRAVAGLIATA – Nella storia della società ha avuto spazio tra la Rometta e il ciclo vincente di Viola. Anzalone, dopo l’esperienza fatta con l’Ostiense, entrò nel consiglio d’amministrazione dopo la colletta del Sistina, organizzata dal tecnico Lorenzo il 31 dicembre del 1964, per pagare la trasferta di Vicenza. Andò via il presidente Marina Dettina che lasciò il posto all’onorevole Evangelisti che convinse Anzalone, pure lui democristiano e già in politica da consigliere comunale, a far parte del nuovo board. Entrarono anche Alfio e Alvaro Marchini. Anzalone si dedicò subito al settore giovanile. Con Evangelisti e anche nelle gestioni Ranucci e Marchini. Fu Anzalone a pagare di tasca sua (15 milioni) Spinosi (Tevere Roma) e Landini (Sangiovannese), i ragazzi che poi Alvaro Marchini quasi regalò alla Juve nell’estate del 1970. Un affronto insopportabilòe. Così, convinto dall’amico Walter Crociani, si candidò per la presidenza, senza più avere al fianco i Marchini. Il 12 giugno del 1971, nella sede al Circo Massimo, l’inizio della sua avventura. Subito si fece riconoscere per l’eleganza e l’educazione. Gentiluomo e anche tifoso. Richiamò, anche se poco convinto, subito il Mago, seguendo la gente, ancora innamorata di Helenio Herrera che lo ripagò con l’unico successo, il trofeo Anglo Italiano. Ma poi lo sostituì in corsa con Trebiciani, prima di affidarsi a Scopigno.

SVOLTA IMPROVVISA – La grande intuizione, anche per rispondere alla Lazio di Maestrelli lanciata verso il 1° scudetto: ecco Liedholm che conquistò il 3° posto davanti ai cugini campioni nel 1975. E’ l’annata più bella. L’Olimpico applaude la zona del Barone, con il doppio regista, cioè con De Sisti, riportato alla base proprio dal presidente, e affiancato a Cordova, e con la resurrezione di Prati, centravanti scaricato dal Milan. Anzalone, spesso vicino a dimettersi (colpa dei risultati e del bilancio in sofferenza), continuò a pensare al vi- vaio che, con Giorgio Perinetti all’inizio della carriera, regalò successi (3 scudetti e 2 Coppa Italia) e talenti come Peccenini, Rocca, Conti e Di Bartolomei. La cessione di Cordova, genero di Marchini, fu mirata: il presidente puntò su Agostino che seguì fin dai primi calci e, con commozione, da capitano del 2° scudetto.

SGUARDO NEL FUTURO – Anzalone avrà anche vinto poco. Nemmeno Giagnoni e Valcareggi, gli ultimi tecnici, lo fecero sorridere. Ma, prima di cedere il testimone a Dino Viola il 16 maggio del 1979 e di dimettersì spaventa- to dal calcioscommesse (lo scandalo scoppiò qualche mese più tardi), lasciò il segno con le sue iniziative migliori. Oltre a costruire Trigoria e a portare per la prima volta la squadra in tournée proprio negli Usa, capì l’importanza del merchandising. Nel 1978 fece disegnare (da Gratton) il Lupetto stilizzato per la maglia della Roma (proprio l’anno scorso è stato usato su quella bianca da trasferta e ieri, in ricordo dell’ex presidente, il sito del club lo ha scelto al posto dello stemma con la Lupa), commercializzando il logo e creando quelli che sarebbero diventati i Roma Store. Ha giocato d’anticipo. E ha vinto. Il Lupetto è il suo scudetto.

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Roma, la via del mercato

IL MESSAGGERO (A. ANGELONI) – C'era una volta Eusebio Di Francesco e c'era una volta il Sassuolo, avversario di domani con cui chiudere in bellezza il campionato (in dubbio Alisson – «l'anno prossimo vogliamo un trofeo» – e Under). C'erano rapporti buoni tra i due club, che sono addirittura migliorati nel tempo. Scambi di calciatori, quindi di soldi. C'era, c'è ancora, forse ci sarà anche in futuro questo fil rouge. Il tracciato Reggio Emilia Roma (e ritorno) si gonfia di affari, possibili anche nel domani. La sassuolizzazione non spaventa più, perché adesso c'è molta più fiducia nel sassuolizzato Di Francesco. L'unico, o uno dei pochi, in grado di rivitalizzare il talento di Domenico Berardi, l'uomo mercato (in funzione Roma) lo scorso anno e anche quest'anno, guarda casa del Sassuolo. Quest'anno con meno peso economico addosso, visto che la stagione dell'attaccante neroverde non è andata benissimo. Ed ecco perché il suo talento andrebbe rigenerato e stavolta per un costo nettamente inferiore rispetto alle cifre del passato. Se per acquistare Berardi ci volevano quaranta milioni, ora ne servirebbero di meno, trenta forse. Dipenderà dalle esigenze del patron Squinzi. Se ne riparlerà, magari domani stesso a margine della partita, che ha pochissimo da dire. Più complicato il discorso relativo a Politano, sul quale c'è la Juve sopra.

IL PASSATO – Quest'ultimo fa parte di quella nidiata finita a crescere proprio in terra emiliana, insieme con i vari Mazzitelli, Federico Ricci, Lorenzo Pellegrini, poi Frattesi, un classe 99 che quest'anno è stato praticamente a guardare, tra panchine e non convocazioni, andando in campo solo una volta, a dicembre, in Coppa Italia (74 minuti in tutto). Si era anche detto che il difensore uruguayano, Mauricio Lemos, fosse finito a gennaio in Emilia per volere della Roma. Ha giochicchiato, non ha impressionato, in ogni caso. Si riparte di nuovo, dopo l'estate scorsa, a trattare, a chiedere. Un discorso che va avanti quasi per dodici mesi l'anno. Basti ricordare le avances della Roma per Acerbi, c'era ancora Sabatini, e per Defrel, che ha saltato l'appuntamento con il giallorosso a gennaio 2017, per poi fare centro sei mesi dopo. Gregoire non è andato bene quest'anno, perché colpito da molti problemi fisici. Un Defrel in buone condizioni, magari sarà in grado di dare molto di più o di acquisire un valore diverso di mercato rispetto all'attuale. Del resto se lo ha voluto Eusebio, un motivo ci sarà. C'è chi sostiene che l'acquisto del francese fosse una tassa da pagare per liberare Di Francesco dalla panchina del Sassuolo. Ma siamo alle ipotesi, mai confermate ufficialmente.

NON SOLO MARCANO, C'È BIANDA – Monchi ha mollato Berardi per Mahrez, mollando poi anche quest'ultimo per restare quasi a secco in quel ruolo. Per la fascia destra, anche in questa estate di mercato che sta per cominciare, c'è di nuovo una lista calda, anche con nomi italiani, da Verdi a Chiesa fino, appunto, a Berardi. Che verrà da una stagione non esaltante (trentadue presenze e solo cinque gol, quattro in campionato e uno in Coppa Italia), ai limiti del fallimentare, ma parliamo pure sempre di un 94. Ragazzo particolare, e talento finissimo. Ha solo bisogno di ritrovare se stesso, a Roma avrebbe la possibilità di farlo con chi lo ha lanciato. E poi il costo non dovrebbe essere più esorbitante e come sempre a Roma ci sono calciatori che interessano il clan di Squinzi (vedi Luca Pellegrini, su cui vuole puntare anche Difra stesso). Va da sè che il mercato della Roma non è solo Sassuolo: Monchi, dopo Ivan Marcano (31 anni) del Porto, porta a casa anche il giovane (18 anni) William Bianda del Lens.

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Luca Pellegrini: “Voglio ripagare la fiducia della Roma”

Al termine di un anno difficile a causa degli infortuni, Luca Pellegrini ha avuto la gratificazione di un rinnovo contrattuale che lo legherà alla Roma fino al 2022. Il giovane esterno sinistro ha parlato nel Match Program dell'ultima giornata:

"Non è stato un anno facile, è vero, ma io sono sempre stato abituato a vedere le cose in modo positivo e quest’anno mi è servito per crescere, una maturazione sia fisica che soprattutto mentale. Uscire da due infortuni, uno subito dopo l’altro, mi ha reso più forte. Devo ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine. Devo ringraziare tutti. A partire dal Presidente, il Direttore Sportivo, il mister… per me è stato importantissimo ricevere la loro fiducia. Una grande dose di autostima che io spero di ripagare il prima possibile, perché lo voglio. Monchi? In questi mesi ho avuto modo di parlare varie volte con il Direttore e abbiamo condivisopunti di vista, sul metodo di lavoro e sull’atteggiamento da avere. Sono rimasto colpito dalla persona del Direttore e sono felicissimo che sia alla Roma. Io tifo sin da bambino per questasquadra, e con professionisti come il Direttore all’interno non si può che migliorare, sicuramente un salto di qualità".

La stagione è alla fine, cosa si aspetta dal futuro?
“Nel prossimo futuro non mi sono prefissato nulla. Immagino e spero di meritare una carriera importante, magari il più a lungo possibile con la Roma…Spero nel prossimo futuro di fare qualche cosa di importante con questa maglia. Quest’anno non ne ho avuto le possibilità, il prossimo chissà…”

 

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Capradossi: “Non mi aspettavo di esordire, meglio non saperlo prima”

Elio Capradossi, classe ’96, cresciuto nelle giovanili giallorosse e grande tifoso romanista, ha conosciuto il piacere dell'esordio a Cagliari. Il giovane difensore si è espresso nel Match Program: "Con papà andiamo a vedere tutte le partite e aspettavamo una giornata così. Cosa ho pensato nel momento dell'esordio? È stata una grande emozione, non me lo aspettavo, è successo tutto all’improvviso. Kostas si è fatto male nel riscaldamento pre-partita e il mister mi ha chiamato per dirmi che era arrivato il mio momento. Ho provato a non pensarci, a controllare l’emozione per scendere in campo il più pronto possibile. Sì, Fede mi ha aiutato tantissimo, ogni palla, ogni contrasto era un incitamento! Per un giovane all’esordio è molto importante, mi ha dato una grande manoTornare a Roma per me è stata la realizzazione di un sogno, vado allo stadio con mio padre da quando ero piccolo e abbiamo sempre sperato che un giorno potesse arrivare l’esordio… una serata bellissima”.“Generalmente bisogna sempre essere pronti, ci alleniamo e ci prepariamo per questo. Non credo ci sia una grossa differenza tra prepararla molto prima o all’ultimo… anzi forse è meglio saperlo all’ultimo. Così non hai modo di stare a pensarci tanto, in dieci minuti devi essere pronto".

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Martina: “Su Totti sono stato frainteso”

Silvano Martina, agente di Gianluigi Buffon, era stato criticato per alcune dichiarazioni sulla festa d'addio di Francesco Totti. Il procuratore ha voluto chiarire quanto dichiarato dalle colonne di Soccermagazine.it: "Non mi interessa se sono stato frainteso. Chi mi ha fatto la domanda è stato scorrettissimo, perché io ho fatto solo una considerazione su Roma e sui romani che sono più passionali sotto certi aspetti. Ho fatto anche un esempio: quando giocavo ancora e Platini ha giocato l’ultima partita contro il Brescia  i tifosi hanno tirato fuori un lenzuolo bianco con scritto: “Grazie Michel”. La mia era solo una considerazione, un complimento. Chi mi ha intervistato ha voluto fare un po’ il fenomeno. Tra l’altro con Totti parliamo di un campione assoluto, la sua festa d’addio al calcio ce l’ho registrata talmente è stata bella. Non è una critica né niente, è una considerazione: a Torino magari la cosa la vivono in una maniera, a Roma in un’altra ancora"

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Under: “Vogliamo il terzo posto, siamo meglio della Lazio”

Cengiz Under, esterno d'attacco della Roma e bella sorpresa di questa stagione, ha concesso un'intervista a Sky che sarà trasmessa nelle prossime ore. Alcune anticipazioni parlano di terzo posto e scudetto: "Ci siamo sempre concentrati su tutte le partite, le affrontiamo tutte allo stesso modo. Con il Sassuolo, anche se sarà l'ultimo match della stagione, non abbiamo ancora la garanzia del terzo posto. E vogliamo chiudere terzi, davanti alla Lazio, perchè siamo migliori di loro.  Il mio futuro? Ho firmato un contratto di 5 anni, la Roma mi ha scelto. So che mi volevano City e Barcellona ma sto benissimo qui. Sognavo di giocare la Champions, ho realizzato questo sogno e abbiamo addirittura sfiorato la finale. Il prossimo anno sogno lo scudetto perché abbiamo una grandissima squadra."

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Alisson: “Non penso al futuro, ora c’è solo il Mondiale”

Alisson ha parlato ai microfoni di Mediaset su Italia Uno: "Dobbiamo lavorare anche di più, abbiamo lavorato tanto e fatto una bella stagione, ma non abbiamo vinto e questa è la realtà. Siamo arrivati in semifinale di Champions, siamo arrivati al terzo posto però non abbiamo vinto niente, che era quello che volevamo dal primo giorno di questa stagione. Non abbiamo fatto il 100%, dobbiamo fare di più il prossimo anno per fare una Roma più vincente e per portare un trofeo a casa. Ogni giorno che sono venuto a Trigoria per lavorare e ho lasciato tutto fuori dal campo. Futuro? Non ci penso, sono felice qui a Roma, penso al Mondiale, quello che succederà dopo lo vedremo. Di Francesco? Il nostro modo di giocare mi dà modo di aiutare la squadra, devo essere preciso perché altrimenti mi ritrovo nella terra di nessuno. Da lui ho imparato a voler sempre vincere, preparare bene la gara e lavorare forte negli allenamenti. Mi fa piacere aver giocato tanto".