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[FOTO e VIDEO] – Santon: “La Roma per me rappresenta un motivo di rinascita e di riscatto. Il ginocchio sta bene, io sto bene”

Arriva il momento anche per Davide Santon di presentarsi come nuovo difensore della Roma. Questa mattina, insieme ad Antonio Mirante, è intervenuto in conferenza stampa dopo l'allenamento delle ore 10. Queste le sue parole:

Per te cosa rappresenta la Roma? 
Per me rappresenta un motivo di rinascita, di riscatto. Sono venuto qua perché ho voglia di dimostrare a tutti quanto posso dare, per questo sono qua.

Sei più terzino destro o sinistro? Che spazio pensi di avere? 
Alla Roma ci sono grandi giocatori, come Florenzi e Kolarov da una parte e dall’altra. Io posso giocare sia a sinistra che a destra come fatto in passato. Non ho preferenze a dire il vero. Quello che devo fare è allenarmi forte e allenarmi con la voglia di tornare quello che ho fatto vedere in passato, poi starà al mister decidere chi far giocare o no. Quello che posso assicurare è che sono venuto qui per dare il massimo e spero di ritagliarmi un posto importante nella squadra.

La Roma è la chiave per tornare in Nazionale?
Certamente Mancini lo reputo un allenatore bravo e sicuramente merita di stare dove è al momento. Quello che ho sempre pensato nella mia carriera è che la cosa più importante è fare bene nel club dove giochi. Quella è la cosa più importante, la convocazione in Nazionale deve essere un premio per come stai giocando e di come stai facendo nella tua squadra. Se le mie prestazioni saranno all’altezza e tutto andrà bene magari ci sarà la possibilità di tornare in Nazionale.

Hai avuto un rapporto complicato con i social. C’è qualcosa di sbagliato che puoi rimproverarti in passato? Che cosa ti aspetti dai tifosi giallorossi?
Il rapporto con i tifosi dell’Inter è una cosa passata, ci sono state delle incomprensioni, però sinceramente ho già dimenticato tutto. Con i tifosi della Roma è stato un approccio bello, non so se tutti sono felici o meno, però sono stato molto contento. Specialmente ieri mi ha fatto molto piacere fare l’allenamento davanti ai tifosi, mi hanno anche applaudito, sono felicissimo, si vede che la Roma per loro è un qualcosa che va oltre qualsiasi cosa e questo mi fa molto piacere. Come ho detto, proverò a dare tutto me stesso, spero di dimostrarlo sul campo, alla fine il campo è l’unica cosa che conta.

Che rapporto hai avuto con Spalletti? 
I rapporti con mister Spalletti sono stati sempre buoni, abbiamo sempre parlato con la massima sincerità e niente altro. E’ un allenatore che ha lavorato bene, con lui mi sono trovato bene, però ci sono state delle situazioni che mi hanno portato a questo cambiamento, adesso sono contento di essere qui. Avrò modo di conoscere bene il mister Di Francesco, in questo inizio di ritiro sta procedendo tutto molto bene.

Due anni fa hai dichiarato che non riuscivi a giocare ogni tre giorni, ora è cambiata la situazione, ti senti pronto a gestire un calendario fitto di impegni? 
Io mi ritengo un giocatore che può giocare tutte le partite, anche ogni tre giorni. Sono un giocatore come altri che ha avuto degli interventi al ginocchio e quindi ogni tanto devo stare attento. Non vuol dire saltare una partita ogni tre giorni, ma magari se c’è un doppio allenamento posso allenarmi la mattina e saltare la seduta nel pomeriggio. Il ginocchio sta bene, io mi sento bene. Se ci dovesse essere bisogno di fare due partite o tre ogni tre giorni non ci sono problemi.

La Roma ti aveva già cercato?
Sì, sinceramente sì. C’erano stati contatti quando ero in Inghilterra, poi quando sono tornato all’Inter e poi questi che finalmente mi hanno portato alla Roma.

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Vizoco e Fantini: “Accellerare i recuperi è pericoloso”

"Voler accellerare i tempi di recupero è rischioso". Ne sa qualcosa la Roma che ha conosciuto le ricadute di diversi giocatori. E lo sanno bene i preparatori atletici della Roma, Nicandro Vizoco e Maurizio Fanchini, che su questo ed altro si sono espressi attraverso i canali ufficiali della società:

Quanto è importante il recupero durante le vacanze? Troppe vacanze fanno male ai calciatori? 
“Dipende dal livello a cui siamo, un giocatore di alto livello che gioca tantissimo ha bisogno di recuperare sia dal punto di vista e soprattutto psicologico-mentale, lasciare un attimo la routine della tensione nella preparazione alla partita per riuscire a cambiare un attimo. Dal punto di vista fisico le vacanze troppo lunghe possono essere un piccolo problema, ma ormai si tende a lasciare dei compiti ai ragazzi, quindi due settimane, il tempo in cui si riposano, mentalmente restano leggeri ma fisicamente iniziano a prepararsi per arrivare pronti al ritiro”.

Serve un lavoro sulla testa? 
“E’ un compito che durante la stagione è portato avanti da tutti noi e principalmente dall’allenatore, dal lavoro quotidiano coi giocatori e il dialogo. I compiti a casa qualcuno non li svolge, tipo Juan Jesus (ride, ndr). Abbiamo un gruppo dedito al lavoro, estremamente professionale, siamo contenti di come si sono presentati”.

La palestra è sempre più presente nella preparazione…
“E’ cambiata l’attenzione a 360 gradi sulla preparazione fisica. C’è più attenzione sul singolo esercizio, è più globale. E all’interno di questa globalità, la presenza di lavori in palestra aiuta al benessere dei calciatori. Sono i giocatori stessi a cercare in palestra delle indicazioni che diano loro dei benefici”.

I calciatori si informano molto… 
“L’atleta di alto livello vuole sapere il risultato di quello che fa, di questo siamo contentissimi. Prendere coscienza di quello che stia facendo di aiuta a rendere di più, a concentrarti meglio quando lavori”.

Quanto è differente il lavoro del ritiro da quello della stagione? 
“Cambiano delle cose, abbiamo più tempo a disposizione. I giocatori riescono a lavorare sicuramente di più sulla parte tecnico-tattica, ma anche dal punto di vista fisico. Quando inizieranno le tre competizioni sarà molto più difficile portare avanti una linea di questo tipo. Siamo fortunati, riuscire a stare qua e avere questa struttura, portare le nostre idee coi giocatori è molto importante”.

C’è una differenziazione tra le parti? 
Sì, c’è un’attenzione al carico di lavoro per reparti. Sono diverse le esigenze e le richieste del mister nella specificità del ruolo, attraverso il gioco del mister c’è dispendio estremamente notevole di energie da parte degli esterni d’attacco e difesa. Non perché i difensori non siano impegnati dal punto di vista fisico, ma sicuramente le distanze percorse e le velocità con cui vengono percorse per alcuni giocatori sono diverse rispetto ad altre. Questo fa si che gli allenamenti del mister sono improntati al fatto che alcuni ruoli siano sovraccaricati di lavoro per essere performanti in partita”.

C’è un piano di lavoro per giocatori? 
Per quello che è il modo di giocare del mister, anche durante gli allenamenti alcuni ruoli sono più impegnati di altri. Si cerca di compensare coi lavori a secco delle carenze che emergono in allenamento e rilevate tramite alcuni strumenti e monitoraggi soggettivi per cercare di portare tutti a un livello di condizione elevato. Ci sono ruoli con maggiore dispendio per richiesta del mister”.

Quanto conta avere un gruppo già formato? Chi arriva una settimana prima dell’inizio della stagione come si mette in paro coi compagni? 
“E’ difficile, succede frequentemente. Si cerca di capire il più possibile quanto è stato fatto precedentemente, per prima cosa si raccolgono informazioni da colleghi e dal giocatore, e piano piano si cerca di portarlo al livello degli altri. E’ un lavoro abbastanza certosino. Il voler accelerare dei tempi è la cosa più pericolosa alza notevolmente il rischio di un infortunio”.

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Trigoria, quinto giorno di ritiro. Lavoro tattico per la squadra, Di Francesco chiama a gran voce il pressing offensivo

Quinto giorno di lavoro a Trigoria in quello che è il ritiro estivo in vista della stagione 2018/19. Squadra in campo, in mattina, sul campo b del centro sportivo Fulvio Bernardini. Assente Gonalons per problemi intestinali, mentre Verde, Antonucci e Gerson svolgono del lavoro individuale.

Da Trigoria
Luca Loghi

LA CRONACA DELL'ALLENAMENTO

Ore 18.35 – Termina l'allenamento odierno per quanto riguarda la seduta mattutina.

Ore 11.30 – Si alternano due linee difensive, una composta da Karsdorp, Manolas, Marcano e Luca Pellegrini, l'altra da Florenzi, Bianda, Juan Jesus e Santon. L'obiettivo degli esercizi è svolgere al meglio la fase di pressing, mantenere alta la linea ed anticipare il giocatore avversario quando il momento. Molto elogiato da Di Francesco il centrale spagnolo ex Porto.

Ore 11.12 – Anche i difensori scendono sul terreno di gioco per il lavoro tattico.

Ore 11.10 – Rientra nel centro sportivo il gruppo formato da attaccanti e centrocampisti.

Ore 11.05 – Arrivano sul campo anche i difensori, finora impegnati in palestra, ed iniziano il riscaldamento, lo stesso di attaccanti e centrocampisti che intanto si dissetano e si impegnano nel calciare alcune punizioni e rigori.

Ore 10.50 – Arriva a bordo campo per osservare l'allenamento anche il ds Monchi. Da segnalare la capacità di calcio di Kluivert e la vena realizzativa di Schick mentre prosegue il lavoro tattico. De Rossi resta fisso in cabina di regia, mentre ad avviare l'azione vanno a turno tutti i centrocampisti a disposizione. El Shaarawy, intanto, sta svolgendo l'intero allenamento da esterno destro d'attacco in coppia con Under. A sinistra, Perotti e Kluivert.

Ore 10.35 – Si prosegue sul lavoro tattico. Aggiunta ora la variante di pressione sul portatore di palla avversario una volta conclusa la prima azione: il mister chiede di rientrare velocemente per tentare il recupero palla immediato, utile ad attaccare di nuovo la porta.

Ore 10.30 – Lavoro tattico per la squadra, disposta in campo col 4-3-3, modulato attraverso alcune sagome in campo. Ad ogni sagoma sono associati due giocatori. Strootman e De Rossi danno il via alla manovra, portando palla nella metà campo offensiva. Si simula un'azione offensiva fino alla conclusione verso la porta avversaria. Si provano contestualmente gli inserimenti delle mezzali, coinvolte nell'azione. Provato anche Coric in fase d'impostazione.

Ore 10.25 – Entra in campo il gruppo composto da attaccanti e centrocampisti. Si lavora su esercizi di riscaldamento, con slalom e skip su ostacoli sia laterali che frontali.

Ore 10.00 – Già in campo i portieri, allenati dal preparatore Savorani sulle prese alte. Il mister Di Francesco assiste al lavoro svolto.

Ore 9.50 – Dopo il lavoro in palestra, la squadra scenderà per un lavoro sul campo.

Ore 9.45 – Squadra divisa in due gruppi. Il primo composto da attaccanti e centrocampisti: Coric, Cristante, De Rossi, Defrel, Dzeko, El Shaarawy, Kluivert, Pastore, Lorenzo Pellegrini, Riccardi, Schick, Perotti, Strootman e Under. Si lavora in palestra sulla forza. Alle 10.15 arriverà il secondo gruppo composto dai difensori.

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Karsdorp: “Ora sto bene, ho voglia di giocare. Dimostrerò il mio valore”

A ridosso dell'allenamento mattutino nel quinto giorno di ritiro giallorosso, è Rick Karsdorp a rilaaciare alcune dichiarazioni ai media di casa. Ecco le sue parole:

Come stai?
Adesso molto meglio, rispetto la scorsa stagione in cui non ho potuto giocare. La preparazione procede bene, ho voglia di far vedere quello che non ho potuto mostrare.

Che sensazioni hai nel vivere il ritiro col gruppo? 
Quest’anno per me sarà importante giocare dopo una stagione passata ai margini, credo possa essere l’anno giusto per mostrare il mio valore. È un piacere allenarmi col resto dei compagni, li conosco bene perché ho partecipato alla vita di spogliatoio, anche se non alle partite.

Questo mister già lo conosci e parti un pezzo avanti anche se praticamente sei un nuovo acquisto… 
Non soltanto lui, ma anche i compagni di squadra e la città, capisco come funzionano le cose qui e questo è un vantaggio. Mi sento un giocatore nuovo per il campionato italiano, ma so già cosa si aspetta il mister da me e ho voglia di ricambiare l’affetto dei tifosi e della società.

Quanto è importante per te fare il ritiro qua a Trigoria? 
Sentirsi a casa è un vantaggio, Trigoria è per noi una casa, ci muoviamo a nostro agio. Ci sono ottime infrastrutture, le stanze e i campi. In generale è importante fare vita di gruppo, siamo sempre assieme tra i pasti, gli allenamenti e tutto il resto. Questo lo ritroveremo in futuro.

Ti fa piacere il piccolo gruppo di olandesi? 
Mi fa piacere ritrovare connazionali, Justin è mio compagno di camera. A volte senti l’esigenza di parlare la tua lingua, e poi c’è un’occasione per creare un rapporto di amicizia che va oltre il campo. Kluivert ha 19 anni, spero di potergli dare una mano nell’inserimento.

Ti sei dato obiettivi personali e di squadra? 
Non voglio pormi troppi obiettivi, ma semplicemente giocare e stare bene fisicamente.

Come si riesce a togliere Strootman dalla palestra?
Kevin è un grande professionista, a volta lavora due ore prima dell’allenamento. In realtà è il modo giusto di fare, mi sta trasmettendo delle idee. Ho avuto il suo stesso infortunio ed è importantissimo questo tipo di lavoro per la prevenzione.

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Sabatini: “Strootman è il mio eroe, Pallotta un insicuro. La Roma ti entra nelle ossa”

Walter Sabatini, ex direttore sportivo della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport. Questo uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Hai apprezzato l’accoglienza in giallorosso?
«Mica tanto. Sto cercando di guarire dalla malattia Roma. Non me la posso portare dietro tutta la vita…».

Non sei quello che s’innamora ogni volta delle squadre per cui lavora?
«Ma la Roma non è una squadra. È uno stato dell’anima. Amore e livore. È il polmone che ho perso. Per non dire il resto. Un caravanserraglio di emozioni»

Mi dicevi che un giorno fuori dalla Roma avresti smesso.
«Quando l’ho detto lo pensavo. La Roma produce questo effetto nefasto. Ti entra nelle ossa. A seguire, ho lavorato per Suning, non per l’Inter. Poi si torna alla realtà. Solo ora, dopo due anni, riesco a parlare della Roma con un po’ di distacco».

Fantastichi un clamoroso ritorno?
«Mai. Sarebbe irrealizzabile e anche sbagliato».

A Roma nessun cantiere. Lo stadio, un casino senza fine…
«A Roma è difficile fare qualsiasi cosa. Ma se, dopo otto anni, si parla ancora della prima pietra, qualcosa di sbagliato ci sarà stato».

A Roma cambia tutto, dirigenti, allena-tori, preparatori, calciatori. solo Mauro Baldissoni non cambia.
«Uomo perbene, ma anaffettivo. Lui è intelligenza pura, più analitica che sensibile. Bravo a sistemare le cose, ma carente in quanto a disponibilità. Il suo guaio è che ha avuto una vita perfetta. Gli dico sempre: “Quanto soffri Mauro con questa capoccia che ti ritrovi?”».

In quanto a capocce complesse, anche Luciano Spalletti non scherza.
«Uomo generoso come pochi. Impossibile pagare un conto con lui, cosa rarissima in un allenatore. I suoi comporta- menti sono spesso deviati da paure preventive e complessi che lo fanno vivere male. Ma è un ottimo allenatore e una bravissima persona».

Esce Sabatini, entra Monchi. Dal bucaniere al cerimoniere.
«Siamo molto diversi. Lui ha un metodo, io no».

Solo questo?
«Diciamo che lui è più sensibile di me alla benevolenza del mondo. Devo comunque dargli atto d’aver sempre pubblicamente ri- conosciuto il mio lavoro».

Vi piacciono gli stessi giocatori. Kolarov, Pastore.
«Mi ha sbalordito Kolarov. Non mi aspettavo trovasse ancora la voglia di correre sulle fasce. Ma lui è come Strootman, un guerriero invincibile».

Strootman. Tornerà mai quello di prima?

«Non toccatemi Kevin. È il mio eroe. E lo sarà per sempre. Perché si gioca calcio tutta la settimana, non solo la domenica».

Pastore si è offeso?
«Perché avrebbe dovuto?».

Hai detto che ha accettato di perdere i duelli con i campioni che arrivavano a Parigi. Non mi sembra un riconoscimento di personalità. 
«Sono un provocatore. Pastore è un figlio mio, gli dico quello che voglio. Nel primo anno al Paris ha fatto cose inenarrabili, poi si è seduto. Lo sa anche lui e gliel’ho detto in privato. Ma è un genio del calcio e ha orgoglio argentino. A Roma vi farà divertire».

Monchi, come te, stravede per Ricky Massara.
«Certo che stravede per Ricky. È un dirigente che risolve i problemi. Come li risolveva a me. Uomo intelligente e leale come pochi».

Complicato separarti dal tuo pupillo?
«No. L’ho spinto io. Non volevo si caratterizzasse troppo addosso a me. E poi Ricky, come me, ha la Roma nella pelle».

La senti ancora come la tua Roma?
«Dalla cessione di Radja in poi non più. Era giusto cambiare tanto. I cicli finiscono e bisogna capirlo per tempo».

Ti è piaciuto sin qui il mercato della Roma?
«Stravedo per Kluivert. Una grande operazione. Forte anche il francesino dietro. Si stanno strutturando per essere forti a oltranza».

Alisson lo vendono?
«Secondo me sì, per 70 milioni al Chelsea. A quelle cifre un portiere si vende. Altrimen- ti devi essere in grado di sopportare un rin- novo del contratto a 5, 6 milioni netti. Non mi sembra il caso della Roma».

Da ex romanista, ti sei incazzato anche per Nainggolan all’inter?
«Due motivi spiegano questa cessione. I 38 milioni in cassa prima del 30 giugno, di cui 14 restituiti per Santon e Zaniolo. E poi alla Roma erano spaventati. Non ce la facevano più a sopportare i suoi eccessi. Spalletti lo controlla abbastanza bene».

Il tuo De rossi.
«Una grande anima. Uno che per la Roma si amputerebbe un braccio».

Il tuo Totti.
«Gli voglio bene. Un monolite intangibile. Se lo tocchi sei morto. Non è colpa sua. Già a vent’anni, tutti lo hanno indotto a pensare “La Roma sono io”. Uomo divertente, campione incommensurabile. Gli ho visto fare cose inaudite in campo».

Il tuo acquisto più eccitante?
«Il diciottenne Marquinhos. Prenderlo e vederlo affermarsi così rapidamente. Merito anche di Zeman che ha avuto il corag- gio di farlo esordire titolare».

Sei più istinto che algoritmo. non sempre, però, l’istinto ti guida bene. Due grandi toppate le hai prese.
«Anche più di due».

Due per tutte. Iturbe e Gerson.
«Gerson, qualche segnale l’ha dato. Giocatore indolente. Non ha capito che deve sfruttare le sue enormi qualità fisiche. Non sfida mai l’avversario. Si accontenta. Gli dicono di giocare semplice ma esagera. Una volta gli ho scritto: “Mi corri in verticale con la palla e mi dribbli un uomo una volta ogni tanto?”».

Iturbe? Mistero indecifrabile.
«Iturbe ha avuto un problema che abbiamo tenuto nascosto. Lui partì fortissimo con la Roma. Poi si è probabilmente rotto il crociato posteriore e noi non l’abbiamo operato. Abbiamo scelto la terapia conservativa. Da allora non è stato più lui».

Non andò troppo bene nemmeno con Stekelenburg.
«Lì siamo stati sfortunati. Un gran portiere, ma anche un gran presuntuoso, un olandese umanamente friabile. Una delusione enorme. Cosa che non è Alisson. Non dimentichiamo poi il calcione in testa che prese da Lucio a San Siro. Da quella sera perse sicurezza».

Decisamente meglio con Alisson.
«Me ne hai parlato tu la prima volta con grande enfasi. Mi sembrava complicato avvicinarlo. Poi mi arrivò uno spiffero che si poteva prendere con sette milioni e mezzo. Non ci pensai un attimo. Con il dubbio della bellezza».

Sei anni a Roma e un addio insopportabile. 
«Ho mal sopportato che non abbiano riconosciuto come siamo riusciti in quegli anni a combinare le plusvalenze con la ritrovata credibilità della squadra. Sono vittorie anche queste. Qualcuno, corroso da un odio funesto, è riuscito a dire che sono costretti a vendere Alisson per colpa mia».

Allegri lo volevi alla Roma.
«L’altro giorno l’ho minacciato: “…Siccome mi accusano di essere un direttore bravino ma che non ha vinto mai niente, adesso tiro fuori dal cassetto il contratto che hai firmato con la Roma”».

Quanto pesa nelle vittorie della Juve?
«Tanto. È un grande allenatore. Un fine stratega. Una volta mi ha detto: “Io sono scarso, però i giocatori li so riconoscere”. Vero. Guarda il Pjanic regista».

Il tuo Rudi Garcia.
«Gli voglio bene. Nel primo anno di Roma è stato un soffio benefico di leggerezza. Al terzo anno è andato un po’ sott’acqua. Io con lui. Con Rudi il presidente è stato maleducato. Non c’è bisogno di sputtanare un uomo che ti ha portato due volte di seguito in Champions».

Il tuo James Pallotta.
«Un uomo insicuro. Di lui si ricordano solo le smentite».

Il non tuo Eusebio Di Francesco?
«Mi è piaciuto per come ha gestito la rosa della Roma. Ha dato spazio e possibilità a tutti. Poi ha fatto una semifinale di Cham- pions e quasi una finale. Ha inorgoglito i romanisti dopo tanto tempo».

Ti sei sorpreso a tifare Roma in Champions?
«Non mi sorprendo. Ho tifato Roma spudoratamente».

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Pellegrini: “Contento degli acquisti, la tanta concorrenza è uno stimolo. Ora sta a me aumentare la qualità in gara”

Lorenzo Pellegrini, centrocampista giallorosso, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Roma Tv poco prima dell'inizio della seduta d'allenamento pomeridiana al Tre Fontane in questo quarto giorno di ritiro. Queste le sue dichiarazioni:

Come sono andate le vacanze?
Tutto bene, anche il viaggio di nozze è stato fantastico. Totale relax.

Una volta i calciatori si sposavano giovanissimi…
Non ci ho pensato, quando stai bene con una persona non ti pesa fare nulla, ho trovato la persona giusta e me la godo.

Trigoria che cambia. Tutti hanno detto che questo ritiro è bello…
Sto benissimo, non lo diciamo perché va detto ma perché stiamo bene. Conosciamo tutto alla perfezione, stiamo a casa e bene. Stavamo bene anche in altri posti dove faceva un pochino più fresco ma questo non ci interessa. Stiamo qui per lavorare. El Shaarawy? Lui mi rompe e io sopporto (ride, ndr).

Vi siete presentati in perfetta forma…
Kevin è una macchina da guerra. Abbiamo avuto un po’ più di tempo in vacanza. Dopo 15 giorni ci siamo cominciati a preparare. Quest’anno è stato più semplice a farci trovare bene.

Bilancio della tua prima stagione?
Sono contento, la quantità di partite è stata giusta. Ad inizio anno non tutti si aspettavano che potessi giocare così tanto. Sta a me aumentare la qualità. Siamo tanti ed è più bello così, ci aiuta a crescere ed è bello avere tanta concorrenza.

Il mister ha detto che voleva aggiungere qualità a centrocampo…
Assolutamente, abbiamo fatto degli acquisti importanti. Cristante ha fatto benissimo, Pastore lo conosciamo tutti. Per noi giovani crescere così è più facile. Abbiamo voglia di fare ed imparare. La concorrenza è uno stimolo.

Oggi troverete il pubblico del Tre Fontane. Che sensazioni hai?
Viviamo per questo, quando ci sono i nostri tifosi a guardare siamo i più contenti del mondo. Sono uno stimolo, una carica. Averli anche durante l’allenamento è eccezionale.

E’ lo stadio dello scudetto di Liedholm. Ci sono stati i tanti gol dei centrocampisti in quell'annata lì, l’anno scorso sono mancati?
Si poteva fare di meglio. Volevo fare qualcosa in più a livello realizzativo e speriamo di fare molto meglio di quei 3 gol segnati. Ogni giocatore gioca per i gol anche se abbiamo anche altro da fare.

Qual è l'effetto delle parole di Monchi su te e Cristante?
Fa piacere sentire queste parole dal direttore, abbiamo un rapporto bello, ci parliamo e ci vediamo tutti i giorni, ti fa sentire importante e per un giocatore è la cose primaria.

Si parla di mercato per te…
Sono contento che il ds ci ha tenuto a puntualizzare che vuole che io resti qui, l'ho sempre detto che il mio desiderio è rimanere, voglio crescere e sono contento di crescere ed essere qui, poi tante cose si capiscono con il tempo.

Capitolo Nazionale.
Fare bene in Nazionale è una delle cose più belle, è un'ambizione. Lasciando stare le carriere di Daniele e Francesco, un giocatore può cambiare club ma non Nazionale quindi è contento quando riesce a rappresentare il suo Paese. Dobbiamo lavorare, non guardare gli altri e pensare a noi stessi. Credo sempre nella frase detta a Villa Stuart: uno deve puntare a migliorare se stesso e non essere migliore di un altro.

Dei nuovi ti ha colpito qualcuno?
Noto molto Kluivert: di un giocatore mi piace come calcia, guardo quello. Ma anche Cristante e Pastore. A parte la partenza di Radja, secondo me siamo migliorati e abbiamo fato ottimi acquisti.

Chi vince il Mondiale?
Ho seguito con dispiacere. Penso che alla fine la Francia sia la squadra che mi ha più impressionato. La Croazia non molla mai, è sempre arrivata ai supplementari. Dico la Francia.

Obiettivi generali della squadra? Qual è il tuo rapporto col mister?
Come ho sempre detto ha sempre avuto le idee chiare. Ci aspettiamo tanto l’uno dall’altro, lui più da me ed è normale. C’è un rapporto di stima però ci si aspetta tanto. Di questo sono contento, perché aspettarsi tanto da una persona crea responsabilità.

Parliamo del calendario, è necessario evitare qualcuno?
Magari è vero. La tournée ti porta benefici giocando contro grandi squadre. Giocare contro Real è partita vera, anche mentalmente. Sicuramente è un aspetto positivo. Aspetto negativo è che non sei a casa. Il fuso, le ore di volo. Noi dobbiamo lavorare e basta, chi capita capita. Dobbiamo lavorare e vincere.

Soprattutto con le piccole…
Come sempre, dobbiamo limare questa cosa e sono sicuro che lo faremo.

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[FOTO e VIDEO] – Tre Fontane, primo allenamento aperto ai tifosi. Circa 800 in tribuna: “Che ce frega di Ronaldo, noi c’avemo Dzeko gol”

Quarto giorno di ritiro per la Roma. Tutto pronto per la sessione d'allenamento pomeridiana, la prima in questa estate aperta ai tifosi. Dopo una sessione mattutina di scarico, svolta tra palestra e piscina, la squadra e lo staff si sono spostati al Tre Fontane, stadio abitualmente casa della Primavera capitolina. Poco meno di mille i tifosi attesi sugli spalti. Assenti ancora i giocatori che hanno preso parte al Mondiale di Russia 2018, ovvero Fazio, Kolarov e Alisson. Assente anche il giovane Zaniolo, impegnato nell’Europeo di categoria con l'Italia Under 19.

Dal Tre Fontane
Giorgio De Angelis

LA CRONACA DELL'ALLENAMENTO

Ore 18.40 – Termina l'allenamento al Tre Fontane. I tifosi chiamano a raccolta i giocatori sotto la tribuna, che vi si recano e ricevono gli applausi e gli incitamenti del caso in questo pomeriggio di passione a contatto con la squadra.

Ore 18.33 – Dopo una breve sosta per dissetarsi, inizia il secondo tempo. Ora Pastore è il jolly, Lorenzo Pellegrini passa invece con i rossi e Riccardi mette il fratino. Da segnalare le prime parole in italiano per Bianda che dialoga con i compagni per coordinare i movimenti difensivi. Trova il gol dalla distanza anche Diego Perotti, mentre il numero dei tifosi presenti si è attestato poco sotto il migliaio.

Ore 18.29 – Dopo i tre gol dei rossi, ad accorciare le distanze per i verdi è Edin Dzeko con un rasoterra mancino dalla distanza che finisce a fil di palo. In gol anche Pastore.

Ore 18.15 – Inizia un'altra partitella a campo ridotto, sui 70 metri. Stesse squadre di prima con Lorenzo Pellegrini che svolge il ruolo di jolly. A segno per i rossi Coric, Luca Pellegrini e Schick con un bel diagonale di sinistro.

Ore 18.01 – Al via ora un’altra partita con qualche sostituzione. Pastore fa il jolly. Nei rossi sono schierati Fuzato, Florenzi,Capradossi, Jesus, Pellegrini, Cristante, De Rossi, Coric, Pastore, Riccardi, Schick, Perotti. Nei verdi, invece, Mirante, Karsdorp, Manolas, Marcano, Santon, Pellegrini, Gonalons, Strootman, Under, Dzeko, Kluivert. Già 2-0 per la squadra rossa, in gol Perotti e Florenzi, quest’ultimo assistito proprio dal ‘Monito’. Si gioca solo a due tocchi.

Ore 18.00 – Termina la partitella, 2-1 per i verdi grazie alla doppietta di Under.  Di Francesco si complimenta con Coric e  Florenzi. A Dzeko invece chiede più cattiveria.

Ore 17.52 – Inizia la prima partitella. Con il fratino: Mirante; Karsdorp, Manolas, Marcano, Santon; Lo Pellegrini, Gonalons, Strootman; Under, Dzeko, Kluivert. Rossi: Fuzato; Florenzi, Bianda, Juan Jesus, Luca Pelelgrini; Cristante, De Rossi, Pastore; Defrel, Schick, Perotti. Due jolly con il fratino rosa che sono Riccardi e Coric.

Ore 17.50 – Dopo essersi dissetati, la squadra inizia il lavoro atletico sulle ripetute unite alla fase tecnica del torello a due tocchi. I portieri effettuano delle esercitazioni con il preparatore Savorani.

Ore 17.43 – Aumenta intanto il numero dei tifosi presenti, ora oltre 500. Tanti i cori anche per Kostas Manolas, mentre non mancano gli sfottò ai cugini biancocelesti.

Ore 17.35 – La squadra inizia ad allenarsi accompagnata dai cori dei tifosi: “Che ce frega di Ronaldo noi c’avemo Dzeko gol”. Tanti poi gli incitamenti a Daniele De Rossi e Pastore. Si inizia con un torello.

Ore 17.28 – Scende in campo la squadra, accompagnata dal tecnico Eusebio Di Francesco che strappa applausi ed ovazioni dai tifosi presenti.

Ore 17.26 – Ancora non gremita del tutto la tribuna del Tre Fontane, che va lentamente riempiendosi. Ad ora se ne contano poco meno di 500.

Ore 17.21 – Ecco il pullman della squadra che fa il suo ingresso nel centro sportivo.

Ore 17.19 – Arriva all'impianto anche il direttore sportivo Monchi.

Ore 17.10 – Non si alleneranno Antonucci, Verde, El Shaarawy e Gerson per una normale gestione delle energie in questo periodo della preparazione.

Ore 16.50  – La Roma sta partendo da Trigoria. L'inizio dell’allenamento è previsto per le 17.30

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Manolas: “Le parole di Strootman? Rompo perché voglio sempre vincere, anche in allenamento. Pronto a sfidare Ronaldo”

Ecco le parole di Kosta Manolas, ai microfoni di Sky Sport, in questo quarto giorno di ritiro a Trigoria. Queste le sue parole:

Un mini bilancio di questi primi giorni?
Stiamo lavorando bene, molto duramente. Noi sappiamo quello che dobbiamo fare col mister perché è dallo scorso anno che ci lavoriamo, siamo tutti disponibili per fare il massimo.

Può essere un vantaggio conoscere già il mister e avere i nuovi 10 acquisti già qui?
Certo che lo è, sappiamo già quello che vuole. Ora serve che i nuovi acquisti lo capiscano.

Chi ti sta impressionando dei nuovi?
Ho visto solo uno, due allenamenti ma ho visto che sono tutti bravi ragazzi e danno il massimo in campo.

Marcano lo conosci bene…
Abbiamo giocato 6 mesi insieme, è un professionista e un giocatore di livello che può aiutare la squadra.

Strootman ha detto che rompi sempre…
Servono anche le risate quando fai la fatica… Almeno il tempo passa. Io rompo sempre perché voglio fare il massimo, anche vincere in allenamento.

Sei preoccupato per Ronaldo alla Juventus?
Preoccupato no, il campo ci dirà chi è più forte. Va dimostrato sul campo. Noi dovremo fare il massimo e vedremo che succederà.

Cos’ha in più CR7 rispetto agli altri?
E’ tra i migliori al mondo con Messi. E’ un giocatore di altissimo livello però non dobbiamo avere paura di nessuno.

Chi è più veloce?
Questo lo vedremo sul campo. Sono pronto a sfidarlo.

La serata contro il Barcellona vi ha dato la consapevolezza di poter compiere qualsiasi impresa?
Sì, siamo forti. A parte Nainggolan, siamo rimasti gli stessi. Siamo pronti, possiamo fare qualsiasi cosa e fare meglio dello scorso anno.

Il momento più bello della tua carriera il gol contro il Barcellona?
Sì e spero di avere anche altre occasioni.

Il tuo futuro?
Sono felice a Roma, voglio rimanere qui e sono pronto a dare il massimo
.

Alisson?
Speriamo rimanga, è di altissimo livello, ci ha aiutato tanto quest’anno.

Obiettivi?
Dobbiamo fare il massimo, dare tutto in campo e così daremo soddisfazione ai tifosi, abbiamo bisogno del loro sostegno. Vogliamo fare meglio dello scorso anno.

Quindi la finale di Champions?
Magari, speriamo ma possiamo fare meglio anche in campionato.

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Tomei: “Abbiamo creato una famiglia a Trigoria, a Roma i ritmi sono frenetici. Positivo poter già lavorare con gran parte della rosa”

Continuano a giungere costanti i contributi da Trigoria in questa prima fase del ritiro giallorosso. Oggi è la volta di Francesco Tomei, vice-allenatore della Roma, che ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della tv ufficiale del club giallorosso nel quarto giorno di allenamenti. Queste le parole del tecnico in seconda:

I ruoli sono importanti?
Ho la fortuna di conoscere il mister da tanto tempo, basta uno sguardo per capirci. Non c’è bisogno di tante parole, il mio ruolo è un ruolo di attenzione a tutti i particolari e quello che concerne il rapporto coi ragazzi più diretto. Adesso è arrivato il mister che controlla quello che dico (ride, ndr). Al di là dell’ironia abbiamo la fortuna di lavorare da tanto assieme, ognuno conosce il proprio ruolo e cerca di fare il meglio. Quello che ci aiuta è che siamo un gruppo affiatato, dove magari qualcuno può peccare qualcun altro arriva in soccorso. Può succedere che esiste qualcuno che punta il dito, per noi non è un buon modo. Se sbagli è giusto che tu venga aiutato.

Rispetto lo scorso ritiro è cambiato qualcosa?
Siamo più avvantaggiati, il primo anno era di conoscenza per tutti. Oltre al campo è il contesto che va valutato nel rapporto coi giocatori, con la stampa e la dirigenza. Il mondo Trigoria ci è piaciuto dall’inizio perché abbiamo creato una famiglia. Si è creato un bell’ambiente.

L’impressione che abbiamo da fuori è quella…
Con i ragazzi c’è un clima lavorativo importante, nei primi allenamenti salta oggi all’occhio la loro disponibilità, c’è stato un riscontro importante e un bell’approccio. L’allenatore e lo staff propongono, e per adesso i ragazzi hanno iniziato bene.

Nelle famiglie quando si passa tanto tempo assieme è pesante? 
Questo mese a casa ha fatto bene a casa, non lo nascondo. Anche se io e il mister viviamo nella stessa città, ci siamo ricaricati. Allenare una squadra di media fascia come il Sassuolo comportava ritmi diversi, con la coppa siamo stati un po’ rodati, ma Roma è un’altra realtà e i ritmi sono frenetici. A volte ci sono tre partite a settimana, diventa frenetico. Ben vengano le vacanze a fine anno.

Quanto è importante avere oggi un gruppo numeroso?
Fondamentale, riuscire a lavorare con gran parte della rosa avendo fuori solo tre nazionali è un aspetto positivo. Questi giorni senza competizioni sono i migliori, si ha più spazio per infondere i propri principi. Siamo avvantaggiati da un anno di lavoro, tanti erano con noi l’anno scorso e sono bravi a trasferirlo ai compagni, i tempi così vengono accorciati, e il tempo scorre veloce ormai, si deve fare il massimo anche sintetizzando, ma queste settimane ci aiuteranno tanto.

Tutti hanno detto che sarà diverso andare in America col lavoro alle spalle…
Si, anche perché un anno di lavoro si sente. Ripercorrere dei principi inizialmente aiuta, e andare in America con un bagaglio pieno ci aiuterà. Lì non siamo nella nostra struttura, c’è il fuso, ci sono tante cose che inficiano il lavoro. I ragazzi hanno anche bisogno di lavoro, così è anche più semplice.

Ieri gara tra lo staff a chi prendeva la traversa…
La gara è stata organizzata da me, è stata pianificata prima in modo che io perdessi, è stata voluta per rinforzare lo spirito di gruppo. I nostri amici dello staff hanno potuto così sbeffeggiarmi ma la cosa è stata voluta, gli offrirò con piacere l’aperitivo.

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[VIDEO e FOTO] – Trigoria, Fazio passa a salutare i compagni

Gradita sorpresa in mattinata per i giocatori della Roma. Al centro sportivo Fulvio Bernardini si è infatti affacciato Federico Fazio. Il difensore, reduce dalla cocente eliminazione mondiale della sua Argentina agli ottavi di finale, oggi ha effettuato le visite mediche ed è passato asalutare i compagni. Fazio sta trascorrendo un periodo di vacanze e si unirà alla squadra a ridosso della partenza per al tourné americana. Nella foto, l'argentino posa col connazionale Perotti e con Strootman, che ha pubblicato lo scatto sul proprio profilo Instagram.