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Schick: problema rientrato, pronto per il Chievo

Buone notizie per Patrick Schick secondo quanto riporta Sky Sport: l'attaccante della Roma e della Repubblica Ceca ha superato il fastidio muscolare che lo aveva fermato nei giorni scorsi. Il centravanti sarà quindi a disposizione di Eusebio Di Francesco per l'impegno casalingo contro il Chievo Verona, valevole per la quarta giornata del campionato di Serie A, che si disputerà domenica alle 12.30 allo Stadio olimpico. 

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Roma-Chievo: Di Francesco in conferenza sabato alle 14.00

Sabato all 14.00 Eusebio Di Francesco presenzierà la conferenza stampa a Trigoria alla vigilia di Roma-Chievo, che segna la ripresa del campionato di Serie A dopo la sosta per le Nazionali. Recuperati i 13 assenti impegnati con le rispettive rappresentative, l'allenatore della Roma dovrà risolvere il rebus-formazione facendo i conti con la precaria condizione fisica di alcuni uomini, Florenzi e Pastore su tutti.

La Roma dovrà fare punteggio pieno e ritrovare unità d'intenti, gioco e spirito di gruppo necessari per affrontare la gara contro il Chievo di D'Anna, capace di raccogliere un solo punto nelle prime tre giornate del campionato. Dopo l'impegno casalingo bisognerà raccogliere risultai anche al Dall'Ara contro il Bologna e in casa col Frosinone, senza dimenticare l'esordio in Champions League contro il Real Madrid, che arriverà proprio dopo la partita contro i clivensi. 

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Trigoria: in gruppo Perotti, individuale per Florenzi, Pastore e Mirante

La Roma si ritrova in campo a Trigoria per preparare la sfida di domenica alle 12.30 contro il Chievo Verona allo Stadio Olimpico. Dopo una fase iniziale di attivazione motoria, la seduta si è sviluppata su una fase di lavoro tecnico e tattico con esercitazioni specifiche. Rientrati alcuni nazionali, che hanno iniziato il lavoro di recupero programmato. 

Diego Perotti è rientrato in gruppo ed è pronto per la sua prima convocazione stagionale, a parte hanno lavorato ancora Florenzi, Mirante e Pastore, che avverte ancora dolore al polpaccio destro. La ripresa degli allenamenti è fissata domani alle 15.30. 

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Eca, Agnelli: “Dal 2021/2022 via ad una terza competizione europea”

Continua a prendere corpo l'ipotesi di un nuovo torneo per club a livello continentale. Dall'assemblea dell'Eca, l'European Club Association riunitasi a Spalato da ieri, arrivano a proposito le parole di Andrea Agnelli, presidente dell'organizzazione e nonché numero uno della Juventus: "In attesa dell’approvazione da parte dell’UEFA, è stato dato l’avvio all’introduzione di una terza competizione europea dalla stagione 2021/2022, portando il numero totale delle squadre impegnate a 96".

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Dzeko “Dottor Gol”! Il bosniaco si laurea per un futuro da dirigente

LA GAZZETTA DELLO SPORT (C.Zucchelli) – Edin Dzeko prepara il futuro. Mentre con la Roma discute il rinnovo di contratto di un anno, fino al 2021, per spalmare l’ingaggio da oltre 4 milioni l’anno, l’attaccante bosniaco, senza dire niente a nessuno, se non agli amici più stretti e alla famiglia, si è laureato in management dello sport. Si tratta di un “diploma di tipo universitario” che Dzeko ha ottenuto lunedì dopo aver sostenuto esami per circa tre anni alla facoltà di “Sport ed educazione fisica” di Sarajevo e che gli apre una strada verso una carriera di tipo dirigenziale che sembra più probabile rispetto a quella di allenatore.

MANAGER — Dall’alto delle cinque lingue parlate (bosniaco, ceco, tedesco, inglese e italiano), Dzeko ha iniziato a ragionare sul suo post carriera e ha deciso di studiare per capire come funzionano tutti gli aspetti non sportivi legati alle società di calcio. Ha approfittato delle soste per la nazionale per andare a Sarajevo a sostenere gli esami, spesso ha fatto toccata e fuga anche dormendo poche ore a notte e lunedì, tra la preparazione delle partite contro Irlanda e Austria (se giocherà stasera sarà il calciatore con più presenze nella Bosnia) e il party per il primo compleanno del figlio Dani, è arrivato il tanto atteso pezzo di carta. Niente feste speciali, però: adesso lo attende la sua selezione, da domani sarà a Roma per preparare la sfida di domenica contro il Chievo. Di Francesco non ha intenzione di fare a meno del suo “Dottor Dzeko”.

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Cristante miglior «colpo» di mercato

IL TEMPO – Il miglior affare in Italia lo ha fatto la Roma con Bryan Cristante mentre in assoluto il vero colpo è stato il passaggio di Thibaut Courtois dal Chelsea al Real Madrid. Il Cies, l'Osservatorio sul calcio, stila una classifica delle migliori operazioni dell'ultimo mercato tenendo conto del valore del cartellino di ciascun giocatore e di quanto è stato pagato. Ecco perché il vero affare lo ha fatto il Real, pagando Courtois 22,6 milioni in meno rispetto a quanto, secondo i calcoli del Cies, vale il portiere belga (62,6 mln contro i 40 pagati dai blancos). Sul podio il passaggio di Rodri dal Villarreal all'Atletico Madrid e quello di Bryan Cristante dall'Atalanta alla Roma: 30 i milioni spesi dai giallo-rossi a fronte di un valore del centrocampista stimato in 49,4 mlm. Nella Top10 stilata dal Cies anche l'arrivo di Nainggolan all'Inter (sesta miglior operazione, il belga è stato pagato 40 milioni, ne valeva 52,9) davanti a Torreira (dalla Samp all'Arsenal per 30 milioni, i Gunners hanno 'risparmiato' quasi 12 mln) mentre all'ottavo posto c'è il trasferimento di Cristiano Ronaldo alla Juve: i bianconeri hanno sborsato 11,5 milioni in meno del reale valore del fuoriclasse portoghese. A seguire le operazioni Zaza (pagato 14 mln, ne vale 24,1) e Lafont (8,5 milioni versati dalla Fiorentina al Tolosa ma il cartellino del giovane portiere è stimato in 18,4 milioni). Il Cies fa anche però una classifica delle operazioni peggiori e ancora il Chelsea è protagonista: Kepa Arrizabalaga, chiamato a sostituire Courtois, è stato pagato quasi 45 milioni in più del dovuto (80 milioni a fronte di una reale valutazione di 35,3). Al quinto posto Meret (dall'Udinese al Napoli per 25 milioni ma ne valeva 7,1).

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Schick-Pastore k.o. Roma aggrappata al gigante Dzeko

Sembra quasi un paradosso che, dopo anni in cui si parla di rose allargate e ruoli doppi, la sfortuna a tinte giallorosse stia galleggiando sui giocatori romanisti. Intendiamoci, niente di gravissimo, ma il problema accusato da Patrik Schick di fatto costringe Dzeko agli straordinari, innanzitutto in vista degli impegni di domenica prossima contro il Chievo e del mercoledì successivo contro il Real Madrid.  A Trigoria, parlando di adduttore «affaticato», confermano tutto, anche se un colloquio fra lo staff medico e lo stesso attaccante ha dissipato un po’ dell’ansia che cominciava a serpeggiare al momento del diffondersi della notizia. Inutile dire, però, che Schick, una volta rientrato alla base, sarà sottoposto a controlli strumentali per accertare l’entità del fastidio, che comunque sembra che renderà indisponibile il giocatore per un posto da titolare in vista del match coi veronesi. Ieri, Javier Pastore si è sottoposto a sua volta ad esami strumentali nella clinica Villa Stuart. I cronisti presenti per via dell’operazione al ginocchio cui è stato sottoposto Chiriches (Napoli) da parte del professor Pierpaolo Mariani hanno notato la presenza dell’argentino, che comunque da tempo si sottopone a controlli definiti a Trigoria «di routine». La stessa espressione è stata usata pure ieri, anche se in realtà si tratta di una piccola lesione al polpaccio destro. La sensazione è che l’allarme non sia enorme, ma che una settimana di stop occorrerà. Quindi niente Chievo. E Real Madrid a rischio. I problemi di Di Francesco, però, non finiscono qui, visto che c’è anche un Pellegrini da rigenerare psicologicamente, dopo il brutto inizio di stagione e la tribuna di ieri in Nazionale. Morale: con queste premesse, c’è davvero da stare aggrappati a Dzeko, l’unico che dà garanzie di efficienza ed esperienza.

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L’Italia non esce più dall’incubo mondiale. Mancini senza gol

LA REPUBBLICA (E.Currò) – Il secondo atto della Nations League è finito in maniera teatrale per l’Italia, che per la prima volta negli ultimi 20 anni non ha esibito juventini in campo: ha perso in casa del Portogallo e si ritrova già a rischiare la retrocessione in Lega B, non proprio il massimo dopo la mancata qualificazione al Mondiale. Al di là della scenografia, l’Estadio da Luz pieno e trascinante secondo prassi, la trama non ha avuto alcunché di spettacolare. Rispondeva, del resto, a un tormentato intreccio edipico. I giocatori del Portogallo, orfani di Cristiano Ronaldo, erano chiamati a liberarsi dalla dipendenza e dalla nomea che, come al recente Mondiale, li bolla quali palle al piede del fuoriclasse. I giocatori dell’Italia, orfani delle vittorie e dei gol degli attaccanti, dovevano invece affrancarsi dal paragone con l’ingombrante passato della Nazionale. I portoghesi sono più o meno riusciti nell'intento, gli italiani proprio no.

Per guarire gli azzurri dal complesso della mediocrità, Mancini ha usato una duplice terapia d’urto, un po’ eccessiva. Da un lato ha provveduto a ben 9 modifiche della formazione schierata con la Polonia, col debutto di Lazzari e il rimpiazzo della coppia difensiva centrale BonucciChiellini con CaldaraRomagnoli. Dall'altro ha plasmato una tattica più aderente alla tradizione e più consona alla necessità di non girare al largo dell’area avversaria: Chiesa ala e la coppia di punta ImmobileZaza ricordavano il prototipo italiano del tornante e del centravanti affiancato da un partner più sgobbone e complementare. Il sistema mirava a offrire più sbocchi offensivi e più aiuto in copertura al centrocampo, ma Immobile ha ripercorso le fresche orme del reprobo Balotelli, nella squadra a maggioranza milanista (4 titolari). Nel primo tempo la partita ha aderito agli stereotipi: barocco il gioco portoghese e romanico, cioè senza orpelli, quello italiano. L’attesissimo Chiesa ha patito l’emarginazione sulla fascia destra, né è riuscito a mettersi in moto, se non quando Immobile lo ha fermato al posto di Mario Rui. Jorginho si è tenuto a galla in mediana, ma non è riuscito a fare il regista: la presenza molto fisica di Carvalho, mal contrastato da Cristante (ex del Benfica), ha frustrato la maggior parte dei tentativi di avvio dell’azione dal basso.

Il progetto annunciato da Mancini – attaccare , a costo di rischiare il contropiede – si è incagliato ancora nei limiti tecnici degli interpreti: il più attivo era Zaza, tradito dalla frenesia. A causa della superiore fragilità, la difesa della Nazionale ha tremato per un pasticcio di Donnarumma in uscita, con salvataggio sulla linea di Romagnoli su tiro di Bernardo Silva, e per una fortuita traversa, su deviazione di Cristante a un cross di Mario Rui, che ha messo a nudo l’ingenuità di Lazzari terzino apprendista. Stavolta l’intervallo non ha portato consiglio. Al primo affondo portoghese Caldara ha perso un banale contrasto con Carvalho: l’assist di Bruma ha concesso ad André Silva, con un sinistro a effetto a beffare Donnarumma, la nemesi contro il fresco passato a Milanello. Il portiere ha poi evitato il 2-0 con tre tuffi, su diagonali di Bernardo Silva, Pizzi e Renato Sanches. La Nazionale, costretta a scoprirsi di più, si è offerta al contropiede. Mancini ha attinto invano alla panchina, per inserire Berardi: l’unica evidenza è stata la bocciatura di Immobile. Non a caso, dopo l’occasione migliore (testa di Zaza su corner, palla alta), è entrato anche Belotti. Ma il quartetto Berardi-Belotti- Zaza-Chiesa ha certificato il problema della Nazionale: 7 gol fatti nelle ultime 10 partite, media imbarazzante.

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Presidenza Figc: la serie A prova a puntare su Marotta

Commissariata dal 1 febbraio, vittima di spaccature interne e ancora in attesa di trovare una guida autorevole e dalla leadership riconosciuta, la Federcalcio è senza pace. Come ricorda il Corriere della Sera, il commissario Roberto Fabbricini ha convocato per il 22 ottobre l’assemblea federale elettiva e per quella data le componenti, che inseguono obiettivi diversi tra loro, dovranno convergere su un nome che raccolga ampi consensi. Nelle ultime ore i principali organismi sportivi italiani, a partire dal Coni, ma anche le istituzioni con Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario leghista con delega allo Sport, si stanno muovendo sottotraccia per convincere Beppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, a candidarsi come presidente federale. Avrebbe il curriculum adatto per sovrintendere e gestire le Nazionali, soprattutto godrebbe del sostegno della Lega di A che, a dispetto del peso federale del 12%, rappresenta il motore di tutto il movimento. La strada però non è sgombra di ostacoli. Da un lato perché i cosiddetti ribelli, cioè Lega Pro, Dilettanti, calciatori e arbitri, sono convinti — se il fronte resterà unito — di trovare al loro interno un nome che sia espressione del 73% del consiglio federale (nemmeno Andrea Abodi, l’ultimo nome suggerito da Malagò, sarebbe contemplato). Non solo. Marotta, al momento oggetto di pressioni e sondaggi esterni, aspetta. Poi ci saranno anche valutazioni di carattere economico da effettuare: il presidente della Figc guadagna 36 mila euro lordi, cifra lontana anni luce dai compensi da manager garantiti dalla Juventus. Domani l’assemblea di Lega sarà un buon termometro. Dovrà essere sostituito Marco Fassone in qualità di consigliere di Lega. Mauro Baldissoni, d.g. della Roma, è in vantaggio su Andrea Chiavelli, a.d. del Napoli, per raccoglierne l’eredità. Da discutere anche la posizione di Claudio Lotito che, avendo già tre mandati alle spalle, non ha i requisiti per vestire i panni del consigliere federale.

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Pastore, guai al polpaccio: da valutare la sua presenza contro il Chievo

Al termine dell'allenamento odierno, il centrocampista argentino Javier Pastore ha lavorato a parte insieme ad Alessandro Florenzi, per un fastidio al polpaccio destro. Al termine della seduta il giocatore ha avvertito un fastidio al polpaccio, che potrebbe sconsigliarne la convocazione e l'impiego per la partita contro il Chievo, in programma domenica allo Stadio Olimpico alle 12.30