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[PODCAST] – Ruffo, Report: “Ciò che abbiamo raccolto era a disposizione di tutti. Mi sorprende che non sia emerso prima”

Andrà in onda il 22 ottobre  il servizio del programma di Rai 3 'Report' sulla morte di Raffaello Bucci, collaboratore della Juventus scomparso il 7 luglio del 2016. Durante la mattina di Rete Sport, nel programma condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori, è intervenuto in diretta il giornalista che ha firmato l'inchiesta stessa, Federico Ruffo. Ecco le sue parole:

"Il servizio è nato non per caso, ma da un'intuizione. Quando nel luglio del 2016 si ebbe notizia del suicidio di un ex ultras, ovvero Raffaello Bucci, un uomo che per molti anni è stato il cosiddetto ministro delle finanze dei Drughi, la più grande corrente di tifo organizzato bianconera, questa c'era sembrata strana per due motivi. Il primo è la scarsa risonanza che ebbe il fatto, che invece aveva un certo rilievo, perché se nel pieno di una indagine che riguarda gli ultras, l'ndrangheta e i dirigenti della Juventus, uno si butta da un ponte e questa notizia diventa marginale, per esperienza personale vi dico che quando questo succede è perché qualcuno ha scarso interesse che se ne parli.

Poi tutti parlavano del fatto che il suicida fosse un ultras, ma nessuno parlava della cosa più importante: Bucci era stato assunto dalla Juventus, era un loro dipendente. E non con un ruolo da poco, ma come collaboratore dello Slo (Supporter liaison officer, ndr), il supporto tra la società, i tifosi e le forze di sicurezza.

Abbiamo lasciato passare un po' di tempo, ma le prime due cose che ci sono saltate all'occhio ci hanno spinto ad approfondire: che Bucci era ascoltato al telefono, da due anni, in quanto l'unico che conosceva tutte e tre le parti in causa nell'indagine e che in questi mesi di intercettazioni c'era un solo buco, di tre ore, durante le quali per uno sbalzo di corrente dalla Procura non avevano registrato una sola chiamata, e fatalità sono le tre ore nelle quali Bucci si è suicidato.

Inoltre, nel referto autoptico di Bucci non è presente una sola foto, previste per legge. L'unica che abbiamo reperito l'ha scattata la famiglia, ed è abbastanza inquietante. Va bene il volo di molti metri, ma tutta una serie di elementi relazionati racconta una storia leggermente diversa rispetto a quella che la Procura di Cuneo ha raccontato inizialmente, archiviando velocemente il caso.

Quando gli agenti della squadra mobile della stradale giungono sul cavalcavia e sequestrano l'auto dalla quale Bucci si è gettato, scattano delle foto: in sei verbali differenti si parla degli oggetti presenti in macchina, ma quando quegli oggetti vengono restituiti alla famiglia ne mancano alcuni. Quell'auto è stata custodita prima nel deposito giudiziario e poi nel parcheggio della Juventus: quando è uscita dal primo gli oggetti non sono in macchina, quindi sono stati infilati dentro nel secondo. Perché? Inoltre le ferite riscontrate non combaciano tutte con una caduta dall'alto, alcune non sono giustificabili con quelle circostanze. Il fascicolo è stato inizialmente archiviato come suicidio, ma è stato riaperto lo scorso dicembre perché l'ex moglie ed un suo avvocato non si sono arresi, facendo svolgere una serie di perizie. Non sappiamo dire ora se ci sono stati approfondimenti, ma una cosa è certa: il cadavere non è stato riesumato".

La Juventus è per ora al di fuori dell'inchiesta in sé, ma hai avuto l'impressione che questa vicenda abbia creato fibrillazione nella società? Ti sei fatto l'idea che questo tra club e ultras sia un intreccio diffuso nelle società di calcio a vari livelli?
 

"È un sistema che persiste in tutte le società ed in tutte le curve, che deriva da un problema di fondo: la responsabilità oggettiva alla quale sono sottoposti i club rispetto a quello che fanno gli ultras in curva. Se tu poni una società nella situazione di dover pagare pene economiche per quello che i suoi ultras fanno allo stadio, poni nelle mani di questi ultimi un enorme potere. Come è un problema che il bagarinaggio non sia un reato penale. Tutte le società hanno a che fare con questo problema. Per quanto riguarda la Juventus, in società c'è una certa fibrillazione, se non altro perché per loro questa questione era chiusa, anche in maniera indolore. Il ritrovarsi ora con i fari puntati e con la consapevolezza che alcune intercettazioni di cui in un primo momento non è stato tenuto conto rispetto alla morte di Bucci gettano ora delle ombre strane, non rende sereni. Una l'abbiamo pubblicata ieri: D'Angelo, uomo molto presente nel fascicolo 'Alto Piemonte', perché era lui a curare la gran parte dei rapporti con gli ultras, appena morto Bucci, circa 10-15 minuti dopo, chiama Francesco Calvo, all'epoca responsabile del marketing della Juventus, dicendo "non ci posso credere, lo ha ammazzato". Ecco, questa è una frase di cui bisogna tenere conto. Potrebbe tranquillamente averlo detto riferito allo stress, ma suonava diversamente e comunque nessuno finora glielo ha chiesto. Alla Juventus sanno perfettamente cosa c'è nelle carte. Quello che mi ha sorpreso, e questo lo dico con amarezza, è stato il comportamento di alcune testate giornalistiche: questa roba era già lì, bastava guardarla. Ultimamente poi sono usciti pezzi di presentazione della puntata di lunedì indegni, dove l'unica cosa che ci si affretta a dire è che la Juventus è innocente e subirà un danno d'immagine".

Abbiamo letto la conversazione di Marotta in riferimento a La Gazzetta dello Sport e delle modifiche al pezzo in oggetto. Anche voi avete subito pressioni?
"No, noi di Report non abbiamo mai ricevuto pressioni. Lottiamo per portare a casa il lavoro migliore possibile e l'azienda ci ha sempre appoggiato, farci delle telefonate sarebbe tempo perso. Però certo si percepisce a volte un certo isolamento, è chiaro a volte che non c'è nella ricerca della verità lo stesso rispetto e lo stesso dubbio che ci poniamo noi. Lo capisco anche, una testata sportiva vive anche e soprattutto degli umori del tifo. Ma se il calcio italiano è a questo punto allora forse è anche colpa nostra. Forse non abbiamo tenuto lo schiena dritta come dovevamo. In questi giorni siamo sommersi dagli insulti dei tifosi, e non ne ho mai ricevuti così tanti nemmeno quando ho scritto di cose anche peggiori. Percepisci che abbiamo abituato questa gente a comportarsi in maniera partigiana, o noi o loro. Manca il dialogo con queste persone. Io sono romano, vivo ad Ostia, ma sono juventino: ora mi dicono che me lo sto inventando".

A me ha colpito anche la risposta di Calvo a D'Angelo: "Non ci credo, lo abbiamo portato noi alla Juventus". E poi possiamo legare le dimissioni di Marotta al servizio?
 

"Me lo chiedono tutti, ma no. Non potevamo prevedere questa concomitanza di eventi. Il servizio doveva andare in onda a maggio, ma per una questione di minutaggio abbiamo deciso di spostarlo in apertura della nuova stagione. Così come quella parte di servizio su Marotta era già pronta. Di certo c'è che i primi attriti tra la società e Marotta siano nati proprio in seno a quella situazione, che l'ormai ex dirigente ha ereditato. Il fatto che sia stato allontanato poco prima della diffusione del servizio è dovuto alla scadenza del suo mandato, data della quale noi non eravamo al corrente". Per quanto riguarda il dialogo tra D'Angelo e Calvo, ora tra l'altro alla Roma, posso dirti che Calvo mi ha dato l'impressione di un galantuomo pronto ad assumersi responsabilità non sue in quanto capo. Non vi sfugga che tra Agnelli e Calvo c'è stata anche una questione personale e che quest'ultimo è stato l'unico a vedersi confermare la pena. Io non so quanto Calvo abbia capito cosa D'Angelo avesse detto, era scosso dal pianto. Invece continua ad essere la frase di D'Angelo quella a dover essere spiegata. Inoltre la morte di Bucci aveva davvero colpito tutti, era un uomo ben voluto. Bucci si suicida il 7 luglio alle 13, e meno di 24 ore prima era stato ascoltato per la prima volta dai magistrati. Chiaro è che la tenaglia intorno a lui si stesse stringendo e che questi dirigenti sapessero ciò. Secondo me nella risposta di Calvo c'è solo un senso di colpa profondo".

 

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SERIE A TIM

Roma-Spal ospita la campagna “Solidarietà Piccante – Un peperoncino per l’autismo”

Un peperoncino per offrire terapia gratuita ai bambini affetti da autismo: sabato 20 ottobre, in occasione della partita Roma-Spal, lo stadio Olimpico di Roma ospiterà la campagna "Solidarietà piccante – Un peperoncino per l'autismo" dell'Associazione di volontariato "Una breccia nel muro". Ai banchetti dell'associazione, presenti all’ingresso delle tribune Montemario e Tevere, i volontari distribuiranno volantini che illustrano i segnali con cui l'autismo si presenta nel bambino e raccoglieranno fondi a sostegno delle famiglie in difficoltà per la cura dei figli. 

"Vogliamo sensibilizzare il maggior numero di persone sul tema dell'autismo e raccogliere fondi per offrire trattamenti gratuiti ai bambini affetti da autismo – ha detto il presidente dell'associazione, Alberto Zuliani – dall'autismo non si guarisce, ma se si interviene precocemente su un bambino con sindrome dello spettro autistico si può garantire una migliore qualità di vita. Al bambino e alla sua famiglia. Noi siamo un'associazione di volontariato che offre trattamenti gratuiti ai bambini e che accompagna le famiglie fin dal momento della diagnosi, in modo che possano aiutare i figli insieme a noi. Perché i bambini siano meglio accettati dalla società e perché anche loro accettino la società, che non sempre è così propensa ad accogliere chi è un po’ differente".

Da cinque anni la AS Roma accoglie i volontari della campagna "Solidarietà piccante – Un peperoncino per l'autismo" in occasione di due partite di inizio campionato e in questi anni anche i calciatori hanno accompagnato l'iniziativa: nel 2014 il capitano Francesco Totti, quest'anno Alessandro Florenzi.  Nata nel 2011, l'associazione "Una breccia nel muro" cura ogni anno più di 100 bambini affetti da autismo nei due Centri “Facciamo breccia” di Roma e di Salerno, offrendo percorsi terapeutici cognitivo-comportamentali che hanno come modello di riferimento l’ABA-VB (Applied Behavior Analysis – Verbal Behavior) diffuso in tutti i paesi avanzati e ritenuto particolarmente efficace dalla Linea guida dell’Istituto superiore di sanità. "Una breccia nel muro" aiuta anche gli insegnanti a favorire l’apprendimento degli alunni con autismo e coinvolge i bambini in numerose attività, in particolare sportive, per favorirne l’inclusione sociale.

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Calciomercato

Via libera dagli Usa: la Roma su Herrera

Dopo aver incontrato il dg Mauro Baldissoni per discutere sulla faccenda del nuovo stadio, come riporta il Corriere dello Sport, il presidente della Roma Pallotta ha voluto parlare anche con il ds Monchi, partito per Boston nel weekend, col quale ha affrontato il discorso sul mercato. Secondo quanto riportato dal quotidiano oggi in edicola, il patron giallorosso avrebbe dato l'ok per trattare col Porto al fine di portare nella capitale già a gennaio Hector Herrera, giocatore in scadenza nel giugno 2019, che fatica a trovare un accordo con la società lusitana per il rinnovo contrattuale.

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Rassegna stampa

I 22 giorni della verità

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Il bello sta per venire. In Italia e in Europa. La Nations League, con il flop della Germania e il riscatto dell'Italia, e il derby sudamericano, con il Brasile che sceglie Miranda per battere l'Argentina, lasciano subito la vetrina alla serie A e alla Champions. Da sabato, con la ripresa della serie A, alla nuova sosta per gli impegni delle nazionali, non c'è il rischio di annoiarsi né la possibilità di distrarsi. In poltrona, davanti alla tv, e in campo, ecco 3 settimane di abbuffata. Saranno 22 giorni di full immersion, con le big del nostro campionato chiamate al tour de force di 6 partite che può indirizzare l'annata di ognuna di loro. E' il 1° bivio di questa stagione.

ALTA CLASSIFICA – Subito spazio, già sabato, proprio alle migliori della serie A. La Juventus, a punteggio pieno dopo 8 partite (10 successi, contando le 2 di Champions), ospita il Genoa (ore 18) del capocannoniere Piatek che finora ha sempre segnato, e il Napoli, staccato di 6 punti, va invece a Udine (ore 20,30) per restare in scia dei campioni d'Italia. Il pomeriggio, però, a far da apripista sarà la Roma che, riqualificata dai 4 successi di fila (3 in campionato), riceve la Spal all'Olimpico (ore 15). Sono i 3 anticipi con vista sulla Champions che la prossima settimana propone sfide per certi versi decisive ad Allegri, Ancelotti e Di Francesco. La Juve martedì giocherà all'Old Trafford e Cristiano Ronaldo ritroverà nella stessa notte lo United e Mourinho; il Napoli allungherà il suo viaggio in Europa e mercoledì a Parigi riabbraccerà l'idolo partenopeo Cavani. Solo la Roma resterà a casa per affrontare martedì il Cska Mosca che a sorpresa è in testa nel gruppo H davanti ai giallorossi e al Real che ha alzato l'ultima delle sue 13 Champions. Ma il big match del 9° turno è in programma domenica sera a San Siro: InterMilan (ore 20,30) farà il pieno di spettatori e di emozioni. Spalletti è terzo e vuole dar forza alla striscia positiva dei 6 successi consecutivi tra campionato e coppa, in attesa della partita di mercoledì al Camp Nou contro il Barcellona: i nerazzurri si presenteranno davanti a Messi per giocarsi il 1° posto nel gruppo B. Gattuso, invece, punta a rientrare nella corsa alla zona Champions (è a -3 dal 4° posto), avendo a disposizione, sempre davanti al proprio pubblico anche il recupero del 31 ottobre contro il Genoa.

VIAGGIO TRIPLO – Il calendario peggiore è quello della Roma. Che, dopo gli impegni casalinghi contro la Spal e il Cska, dovrà affrontare tre gare consecutive in trasferta: a Napoli e a Firenze, prima di volare a Mosca dove probabilmente si giocherà la qualificazione agli ottavi. E, dopo l'esame in Russia, la Sampdoria, attualmente al 5° posto con i giallorossi, all'Olimpico. La Juve, oltre al doppio impegno contro il Manchester United, avrà anche la tappa di San Siro contro il Milan, ultima delle 6 partite in 22 giorni. In campionato, però, avrà la possibilità di allungare la sua striscia di vittorie: dopo il Genoa, la trasferta di Empoli e il match interno contro il Cagliari. La Lazio aprirà e chiuderà il ciclo in Emilia, domenica a Parma e l'11 novembre sul campo del Sassuolo. In casa per Inzaghi, dopo il viaggio a Marsiglia, la sfida per il podio contro l'Inter, la gara con la Spal e il ritorno di Europa League contro l'Olympique di Garcia e Strootman. Le ambizioni del Napoli passano, invece, dai 3 match consecutivi al San Paolo contro la Roma, l'Empoli e il Psg.

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Rassegna stampa

Karsdorp, ennesimo infortunio e rapporto gelido con Difra

LA REPUBBLICA (F.Ferrazza) – Che la storia di Karsdorp con la Roma non sarebbe stata semplice lo si era capito subito. E così, nel giorno in cui il giocatore è costretto a prendere atto di dover star fermo per almeno una decina di giorni – causa lesione al retto femorale della coscia sinistra – la mente non può che andare all'estate di due anni fa, al suo arrivo nella capitale. L’olandese si è fatto male in allenamento, lui che è uscito dai radar di Di Francesco, facendo registrare solamente due spezzoni di partita in questa stagione (Milan e Chievo). Questione di atteggiamenti durante la settimana, di intensità nel lavoro quotidiano e di tenuta atletica. Il tecnico giallorosso lo ha lasciato in tribuna a Madrid, in Champions, scelta che ha portato a una discussione tra i due, con la conseguente esclusione, per “scelta tecnica”, dalla trasferta a Bologna. Da lì tante panchine e la sensazione di essere sempre più lontano dal progetto di Di Francesco. La Roma ha acquistato Karsdorp il 28 giugno del 2017 dal Feyenoord, per un totale di 19 milioni di euro. Ma è arrivato che non stava già bene, visto che si è subito dovuto operare a menisco esterno del ginocchio destro. I tempi del recupero si allungano e quello che sarebbe dovuto essere il terzino destro titolare per i prossimi anni, fa il suo esordio il 25 ottobre contro il Crotone, rompendosi subito il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Uno choc, con il ragazzo costretto a saltare tutta la stagione. Poi un’estate intera (la scorsa) a lavorare con i compagni, ma senza convincere – soprattutto atleticamente – Di Francesco, fino ad arrivare alla lesione muscolare di ieri. È molto probabile che l’avventura di Karsdorp finisca senza essere mai cominciata, in pratica, con il ragazzo che potrebbe tornare in prestito a gennaio al Feyenoord. Intanto lesione muscolare (più grave) anche per Perotti, che dovrà stare fermo per tre settimane. Si accanisce la sfortuna sulla Roma, mentre Pellegrini porta ottimismo: «Siamo un grande gruppo e sono entusiasta del mio nuovo ruolo da trequartista». È slittata a oggi, intanto, la sentenza per Filippo Lombardi, il tifoso della Roma accusato di essere uno degli aggressori di Sean Cox durante gli scontri di Liverpool del 24 aprile.

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Lamberto Giorgi: «Sono il Totti delle tv romane»

LEGGO (M.Esposito) – Storico conduttore televisivo degli anni '80 e volto conosciuto non solo dalle realtà romane, Lamberto Giorgi torna a parlare della sua carriera e non solo. Ecco l'intervista a Leggo:

Lamberto Giorgi, lei è l’icona della televisione locale romana lo sa?
«Eh già, io sono come Totti. Non me la sono mai sentita di abbandonare Teleroma56. Mi hanno cercato sia la Rai sia Mediaset, ma qui abbiamo dei riconoscimenti che le tv nazionali non avranno mai».

Lamberto, da quanti è che sta in tv ?
«Sono 40 anni: quattro a Tvr Voxson e 36 di “In Campo con Roma e Lazio”. Iniziammo l’anno delle scudetto, era il 12 settembre del 1982».

L’età d’oro delle televisioni locali.
«Vero. La gente stravedeva per noi. Eravamo una novità: seguire Roma e Lazio dal primo minuto. Ogni volta che uscivo da Tvr Voxson mi trovavo una ventina di persone che mi aspettavano “Lambè hai visto che Roma?”».

Poi Teleroma56, con gli studi a Balduina.
«Anni 80 fantastici, superavamo il milione di contatti. Eravamo un bel gruppo: io, Sandro Piccinini, Ugo Russo, Michele Plastino».

Che tempi erano quelli pre pay tv?
«Dal 1982 al 1987 – gli anni d’oro – Piccinini faceva le radiocronache con il telefono dalla tribuna stampa. Una volta ci fu un problema col fisso e si arrangiò con il telefono a gettoni. Non si arrendeva mai Sandro; una volta a Genova non riuscì ad entrare a Marassi e fece la telecronaca dal balcone di una casa con vista sul campo».

Lei negli anni 80 seguiva la Roma?
«Sì. Facevo le interviste per Radio Incontro. Il rapporto con i calciatori era figlio di un altro calcio, più semplice. Quando arrivavo a Trigoria Graziani mi salutava così: “A Lambè ma sempre tu vieni a rompe qua? Ma non ce poi portà tu sorella?»

Ciccio era un fan di Eleonora?
«Sì, voleva una sua foto. Ma come la vuoi Ciccio? In costume da bagno? Gliene portai una con dedica. Ricordo ancora il commento “Quanto è bona”».

Era la Roma di Liedholm. Ricordi del Barone?
«Quante interviste ho fatto con lui. Un’ironia straordinaria. Non capivi mai se ci diceva la verità o se ci stava prendendo per i fondelli».

Tornando a Teleroma: in pratica tutti i migliori telecronisti d’Italia hanno lavorato con lei.
«È vero. Ugo Russo, Sandro Piccinini, Fabio Caressa per tre quattro anni, Pierluigi Pardo. Si intuiva che sarebbero diventati dei grandissimi. Piccinini ti faceva venire la necessità di prendere le gocce. Ma io devo ringraziare Pardo».

Perché?
«Durante i mondiali a Tiki Taka, proprio quando era ospite Piccinini, Pardo ha detto “Mando un grande saluto al maestro di tutti noi Lamberto Giorgi”. Me lo hanno raccontato e mi sono commosso».

Ma lei avrà anche qualche difetto. Dicono che è tirchio. È vero?
«È una leggenda metropolitana. Mi definirei un cauto amministratore. Non scialacquo. Hanno creato questa legenda, anni fa e me la porterò per tutta la vita. Tra l’altro ricordo benissimo di aver offerto una cena a tutti quelli di Goal di notte una sera a via Barletta, spesi 430mila lire (215 euro, ndr)».

Però se ancora se lo ricorda…
«Sì me lo ricordo ancora, è vero» (dice ridendo).

Ma c’è una domanda che i telespettatori da 40 anni vogliono rovolgerle: il caffè che pubblicizzava tra i primi e i secondi tempi, lo beveva veramente?
«Lo giuro: lo bevevo veramente. So che non ci credeva nessuno, allora una volta ho versato il caffè su un foglio».

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Lorenzo Pellegrini: “Il nuovo ruolo mi piace, ne sono entusiasta”

Lorenzo Pellegrini, centrocampista della Roma, è stato intervistato durante un evento organizato dalla Nike. Queste le sue parole in vista del prossimo tour de force dei giallorossi:

PELLEGRINI A ROMA TV

Ti aspettavi una presenza così numerosa oggi? 
No ma vuol dire che c’è entusiasmo attorno alla squadra. All’inizio di stagione non era così scontato. Sono contento.

L’evento è un buon motivo per avere un contatto con i tifosi? 
Sì, dà la possibilità alle persone e a noi di vivere giornate emozionanti.

Come hai trovato il gruppo dopo la Nazionale?
Ho trovato un grande gruppo come al solito. Abbiamo un bel rapporto e ci sentiamo anche quando siamo fuori. Adesso stiamo riuscendo a mettere anche in campo il nostro affiatamento. Lo abbiamo dimostrato in queste ultime due partite.

Quanto si gioca la Roma in questo periodo? 
È fondamentale mettere in chiaro le cose sia in campionato sia in Champions. In campionato proveremo a recuperare qualche punto già da sabato contro la SPAL.

Quanto è importante il gruppo? 
Come abbiamo visto il mister ama cambiare, anche chi non va in Nazionale deve dare il 100% perché si può avere sempre un’occasione. Si ha sempre la possibilità di fare bene.

PELLEGRINI A SKY

Ti vedi un giorno capitano della Roma? 
Non penso a questo, so quanto è importante essere Capitano della Roma. L’essere romano e giocare per la Roma si sente. È una cosa che si sente anche al di fuori: le persone ti vogliono bene. Questa maglietta riesce a rispecchiare le caratteristiche più belle del club ossia calciatori proveniente dal proprio vivaio.

Ti piace il tuo nuovo ruolo?
Ho spazio per svariare e divertirmi, ho meno pensieri tattici rispetto alla mezzala. Sono entusiasta in questo nuovo ruolo. In questo momento mi piace giocare lì anche perché vedo la squadra girare bene. Tutti ci troviamo bene e vengono date più soluzioni di passaggio.

In cosa sei diverso da Pastore? 
Nell’interpretazione non credo, anche lui ha dimostrato di fare benissimo da trequartista. Io mi metto a disposizione come lui. Abbiamo un bel rapporto, come tutto il gruppo. Sicuramente lui ha tanta tecnica.

Chi ti ha aiutato di più a crescere a Roma?
Devo dire che conoscevo diverse persone già dalla Primavera. Conoscevo De Rossi e Florenzi. È stato semplice farmi accogliere. Il ragazzo con cui ho legato di più è El Shaarawy: con lui il rapporto va oltre il calcio.

Il gol al derby? 
C’è stata un po’ di incoscienza: se la palla fosse finita fuori in molti non me l’avrebbero perdonato. In quel momento non devi pensare. Mi sono girato, ho visto la palla entrare ed è stato fantastico.

Giovani che possono risolvere il derby di Milano? 
È sempre bello vedere un giovane fare bene in partite importanti, spero di vedere una bella partita.

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Pallotta risponde a Nainggolan: “Lavoro ogni giorno per la Roma”

Dopo la replica a Rudi Garcia, James Pallotta risponde anche a Nainggolan. Il belga, intervistato da La Gazzetta dello Sport, aveva “accusato” il presidente romanista di stare troppo lontano da Roma. Questo il commento del numero uno giallorosso riportato da Il Tempo:

Mi dispiace sentire certe cose da lui, dice che non sono mai presente a Trigoria ma io sto lavorando ogni giorno sulla Roma. Ad esempio diversi dirigenti del club sono venuti a Boston questa settimana. Ho amato Radja e ci tengo molto a lui, è uno degli atleti più intelligenti che io abbia mai incontrato”.

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Quadarella e Filippi, prima volta insieme. Simona: “Il mio futuro? Lo vedo più verso la velocità”

Le due campionesse del nuoto sono intervenute in collegamento telefonico su Retesport, durante la trasmissione condotta da Marco Madeddu e Roberto Infascelli. In studio anche Marco Delvecchio, ex calciatore della Roma Campione d'Italia nel 2001 e Valerio Salvati della Federazione Italiana Nuoto. Nella seconda parte del collegamento è intervenuto anche Christian Minotti, allenatore di Simona Quadarella. 

Alessia Filippi"Felicissima che il mio testimone (record italiano sugli 800 sl, ndr) sia passato ad una ragazza e un'atleta come Simona poi è romana e romanista quindi ha una marcia in più. Se pesa la differenza di stipendio con il mondo del calcio? Credo che in ogni cosa, nello sport, come nella vita se non metti impegno e non dai il 150% non vincerai mai una partita. Sul lato economico un po' di invidia c'è perché quello che i calciatori guadagnano in un anno, un altro atleta non lo guadagna in tutta la carriera, ma al di là di questo lo sport è una passione e si compete per vincere, non solo per soldi".  

Simona Quadarella: "Per me è stato un onore, quando Alessia stabilì il record ero una bambina, andavo a vederla al Settecolli e le chiedevo gli autografi. Quando sono stata a Trigoria da Daniele De Rossi ho potuto conoscere anche Francesco Totti, con cui ho potuto parlare. Ho assistito agli allenamenti, ma non gli ho detto che io mi alleno 6 ore al giorno. Dal punto di vista dei sacrifici ne facciamo molti più dei calciatori, che guadagnano più soldi, ma che hanno anche più pressioni e quando sbagliano tutti gli danno addosso subito. Ora sono a Livigno per allenarmi in altura prima dei Mondiali in vasca corta a dicembre, che saranno una tappa di passaggio per quelli successivi in vasca lungo. Gareggeremo sulle 3 distanze, 400, 800 e 1500, ma l'obiettivo principale restano le Olimpiadi di Tokyo. Per il futuro penso più alla velocità, che al fondo. Per Tokyo la staffetta sui 200 mi piacerebbe, gara individuale non credo"

Christian Minotti"Simona era una giovane promettente e ha trasformato le promesse in maturità di alto livello. Lei sa che deve crescere ulteriormente per arrivare a fare bella figura a Tokyo perché può dimostrare di essere un'atleta di grandissimo livello"

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Allenamenti

Trigoria, tegola Perotti: fuori tre settimane. Stop anche per Karsdorp

Prosegue la preparazione a Trigoria in vista della gara di sabato contro la Spal (ore 15.00, diretta Sky). Lavoro individuale ancora programmato per De Rossi, Kolarov e Pastore, alle prese con il recupero dai rispettivi infortuni, nella seduta mattutina d'allenamento odierna. Destano preoccupazione invece le condizioni di Diego Perotti: confermata per l'argentino una lesione al soleo sinistro, che lo costringerà ai box per almeno tre settimane. Stop anche per Karsdorp, che ha accusato una lesione al retto femorale sinistro: per lui tempi di recupero previsti in circa dieci giorni. Lavoro atletico per il resto del gruppo nel Fulvio Bernardini, prima di focus specifici sulla parte tattica e di una partitella conclusiva. Da segnalare la gestione fisica anche degli ultimi reduci dalle convocazioni internazionali, ovvero Manolas, Dzeko, Olsen, Schick, Zonzi e Kluivert.