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[FOTO] – Roma, Pellegrini ospite al Nike store: tutte le info

"Vieni a scoprire le mie Phantom, ci vediamo alle 17 al Nike store di Via del Corso!". L'invito è di Lorenzo Pellegrini, protagonista nel pomeriggio di oggi di un evento organizzato dallo sponsor tecnico nel Nike store al centro di Roma. Il centrocampista giallorosso presenta presenta le nuove scarpe Phantom in compagnia dei tifosi giallorossi, come anticipato dal messaggio lanciato dallo stesso calciatore attraverso Instagram. Intanto, iniziano i preparativi per l'appuntamento:

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Calciomercato

Roma, pressing Herrera. E de Ligt piace ma costa

Un centrocampista e un difensore centrale. È il piano per il prossimo mercato della Roma, che balla tra le prossime sessioni di gennaio e giugno, come riporta La Gazzetta dello Sport. Chiaramente parliamo di priorità assolute, intorno alle quali poi potranno girare tutte le altre operazioni di mercato. Il nome su cui lavora da tempo la Roma è quello di Hector Herrera, il messicano capitano del Porto che è oramai ai ferri corti con il suo club. Il suo contratto scade a giugno prossimo, la Roma ha la necessità di arrivarci prima (a gennaio) per tagliare fuori la concorrenza (Inter e Tottenham su tutti) da un’eventuale parametro zero. Monchi sta lavorando su questo, bisogna capire se vale la pena investire in anticipo tra i 10 e i 15 milioni su un giocatore che a giugno si può prendere senza tirar fuori un euro. Quella però è la cifra base, considerando che la scorsa estate il Porto ha rifiutato un’offerta di 25 milioni di euro del Lione. «Ne volevano 40, quelli della clausola rescissoria – ha detto due giorni fa Gabiel Moraes, l’agente del giocatore – Hector è un professionista, ha chiesto un rinnovo importante perché questo sarà il contratto della vita». E proprio sulle cifre del rinnovo si è creato il caos delle ultime 24 ore, con il presidente del Porto Pinto da Costa che ha parlato di sei milioni, ma senza specificare che erano lordi. In buona sostanza Herrera ne chiede 3,5 all’anno, che con i bonus possono diventare 4. Quei soldi la Roma glieli può garantire, anche se Monchi (a cui il giocatore piace) ha sempre pensato che non fosse «perfetto» per il 4-3-3. Poi c’è il problema che Juan Jesus e Marcano non stanno offrendo le giuste garanzie, così Di Francesco si trova al centro solo con Manolas e Fazio ad essere davvero affidabili. Gli occhi della Roma sono da tempo su de Ligt, che è molto di più di un’alternativa a Fazio e Manolas ma che costa già tanto, 50 milioni.

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Rassegna stampa

Bryan, una nuova vita da mediano

IL MESSAGGERO (A. Angeloni) –  L'inizio così e così, diciamo. Ci si aspettava qualcosa in più. E forse anche lui, Bryan Cristante, aveva aspettative più grandi. Ora, si dice sempre, comincia un nuovo campionato (ma perché, poi?): c'è da ripartire. Da dimenticare la Nazionale. Dimenticare e poi riconquistarla, presto. Nella Roma si sta aprendo una nuova vita, che forse somiglia a quella vecchia, quando Cristante, nel Milan, ha fatto il mediano. Facile: una vita da mediano. Nuova. Nel 4-2-3-1, Bryan si è ritagliato quel ruolo: è andato bene in uno spezzone di derby, ancor meglio con il Viktoria Plzen nell'esordio all'Olimpico in Champions League. Mediano, non più incursore. Mediano di spinta, come si diceva una volta, perché lui spingitore lo è nell'anima. Forte dei suoi gol realizzati lo scorso anno con l'Atalanta, uno score costato caro alla Roma, che lo ha pagato (20 più dieci di bonus) più di qualsiasi italiano che abbia mai vestito la maglia giallorossa (anche se i suoi trenta milioni di euro non valgono i sessanta miliardi di Cassano). Cristante sabato giocherà, molto probabilmente. De Rossi è acciaccato e lui ora è l'alter ego di Daniele e di Nzonzi. E poi, per le sue doti di incursore, ma qui c'è la fila, può anche andare a fare il trequartista del 4-2-3-1 al posto di Pellegrini.

L'AVVIO – Tutta un'altra storia si stava raccontando il giorno del suo arrivo: qui per fare la mezz'ala dall'alto rendimento. Pian piano la storia è cambiata. A Torino è entrato nella ripresa, con l'Atalanta ha giocato un tempo (e male), col Milan gli ultimi 22 minuti (non un granché), poi titolare con il Chievo (qui il gol, una luce che ha tagliato in due l'ombra), così come a Bologna (54 minuti senza lasciare traccia, ma non era il solo). Col Frosinone unica gara tutta in panchina (oltre a quella di Madrid in Champions). La storia ricambia dal derby. Proprio nel momento della resurrezione, ha perso (per ora) la Nazionale. In questa sosta ha provato a cambiare marcia, lavorando, lavorando, lavorando. Di Francesco è convinto a dargli spazio sabato. Nel mondo di oggi, dove la realtà è social, Cristante appare un invisibile: non posta, non ci fa sapere che pasta mangia, né se si sta divertendo. Non fa i complimenti ai compagni per la vittoria né rilancia twittate o instagrammate di altri. Insomma, è un po' asocial. Ma non è un problema, anzi. L'obiettivo è ripetere la stagione vissuta a Bergamo, anche per interrompere la maledizione che colpisce gli ex atalantini: bene lì, male altrove. Arrivato come erede di Nainggolan, sta pian piano provando a essere Cristante.

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Pallotta: “Mi piace molto Rudi Garcia, ma con lui la squadra stava andando alla deriva”

Il presidente della Roma James Pallotta è tornato sull'intervista di ieri al Corriere dello Sport dell'ex tecnico giallorosso Rudi Garcia. Questo il commento del presidente, sempre attraverso le colonne dello stesso quotidiano: "Posso dire che con Spalletti alla fine del campionato siamo arrivati con una striscia di 17 partite senza sconfitte raggiungendo la Champions League. Mi piace tanto Rudi, ho grande rispetto per lui. Anche in Francia sta dimostrando di essere un bravo allenatore, ma la squadra stava andando alla deriva”.

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Nainggolan: “Deluso dalla Roma. Il più forte? Scontato dire Totti”

Radja Nainggolan lo apprezzi per una tuta da fashion week che si è chiusa un quarto d’ora prima e un canale aperto con la verità: zero filtri, come con le storie di Instagram, non serve barare. E lo capisci ancora meglio quando alla fine dell’intervista saluta così: «Tra dieci anni non vorrò più sapere nulla del calcio. C’è troppa gente che non è diretta, non è un mondo adatto per me. Adesso sì, mi diverto, mi emoziono ancora e va bene così». Ecco un estratto delle parole del belga a La Gazzetta dello Sport:

Differenze tra derby di Roma e quello di Milano?
«Qui qualche tifoso mi ferma: “Oh, mi raccomando domenica”. Però è tutto più tranquillo. Lì c’erano compagni romani che mi caricavano di continuo. E se perdevi, te lo ricordavano pure due mesi dopo… Ora Spalletti mi ripete di continuo che le due gare con il Milan valgono un campionato a parte. E sono sicuro che allo stadio il boato sarà impressionante».

Spalletti sostiene: «Da Nainggolan ho 3-4 strappi a partita, di solito ne fa 20-30».
«So cosa vuole da me. Ho pagato l’infortunio, ma sto arrivando al massimo, manca poco».

Come andò in quelle notti insieme a Trigoria?
«Un giorno mi prese da parte e mi disse: “Qui c’è da cambiare qualcosa. Ti voglio proteggere, ora dormi 4-5 giorni nel centro sportivo”. E io: “Va bene, accetto”. Arrivai in ritiro e lui era presente. Rimasi colpito, mi fece piacere: aveva rinunciato al suo tempo libero per stare con me. Lui sa come prendermi. Sì, ho i miei lati negativi, faccio ragionamenti particolari dovuti al mio passato. Ma mi piace vivere sempre al massimo».

La fine del rapporto con la Roma, però, è stata forzata.
«È finita non per colpa mia, almeno non del tutto. Sono rimasto deluso da alcuni comportamenti che come uomo non posso accettare. Io ho sbagliato, di sicuro, come quel video di Capodanno…però loro hanno fatto le cose senza dirmi niente. E invece da uomini veri ci si parla in faccia. La Roma voleva incassare soldi dalla mia cessione. Ho scoperto dopo che erano d’accordo con club stranieri che non avrei mai accettato, mi sono sentito trattato come un giocatore non importante, hanno fatto le cose alle mie spalle. A quel punto mi ha chiamato Spalletti e non ci ho pensato un attimo. All’inizio avevo rimpianti, ma qui sono stato accolto benissimo».

Qual è la differenza tra i due club?
«Qui ho trovato una società molto preparata, ci sanno fare, sono tutti presenti. Steven Zhang è sempre qua. A Roma il presidente viene una volta all’anno…e io penso che una persona dovrebbe essere presente alla guida di una sua azienda. Sarebbe importante anche per i tifosi: ogni anno cambiano 3-4 giocatori importanti. Magari se ci fosse il presidente potrebbe spiegare meglio il perché di alcune scelte».

Tornando a Spalletti: come la convinse a fare il trequartista?
«Non mi parlò mai di trequartista. Mi disse: “Tu sarai il centrocampista aggiunto”. Aveva paura che se mi avesse definito trequartista, io avrei smesso di rientrare».

Dove si immagina tra 10 anni?
«A Roma, è il posto dove voglio far crescere le mie figlie».

Come vive Milano?
«È molto più comoda: a Roma per andare da Casalpalocco al centro ci mettevo un’ora e un quarto, qui in 20 minuti sei ovunque. È tutto più organizzato, il traffico… i semafori (ride, ndr). C’è stata la fashion week poco tempo fa: mi sono molto divertito».

Chi è il calciatore più forte con cui ha giocato?
«Scontato dire Totti. Penso a Pjanic, la Juve senza di lui non è la Juve. E poi Maicon: lo guardavi e pensavi “ma questo come c… fa?”».

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STADIO

Pallotta non alimenta l’asta sui terreni dello stadio

IL TEMPO (F. Magliaro) – Collocare James Pallotta e il fondo Raptor in pole position per acquistare le quote di Eurnova della società Stadio della Roma (Stdv) – quella fondata apposta per il progetto e con sede a Milano – è un azzardo. E, da quanto trapela, il patron giallorosso si è interessato all’affare ma non intende mettersi a fare aste con altri soggetti, italiani o stranieri che siano, per un acquisto che, al momento, è prematuro. Insomma, quello che sembra essere partito negli ultimi giorni appare più un gioco delle parti di un affare del valore di 800 milioni di euro. Una danza, potremmo definirla, in cui ciascun ballerino si schernisce, si nasconde e bluffa come se fossimo a un tavolo di una partita a poker. Nessuno vuole fare il primo passo, soprattutto non intende (intenderebbe) farlo Pallotta, il cui interesse dovrebbe essere quello di ultimo giocatore nella mano. Insomma, nei summit dei vertici della società giallorossa a Boston – che proseguono in questi giorni, con Pallotta, Monchi, Guido Fienga e Francesco Calvo che ieri notte hanno assistito al Garden alla partita inaugurale della NBA fra Celtics e Philadelphia 76ers – sarebbe emersa la volontà di vedere come evolve la situazione. Anche perché la proprietà dei terreni di Tor di Valle diverrà di Eurnova al pagamento del saldo con la Sais di Papalia, il precedente proprietario. Saldo che, da contratto, sarà versato dopo la conclusione dell’iter amministrativo. Quindi, a oggi, gli interessamenti di gruppi imprenditoriali vanno letti solamente come un avvicinamento preliminare che, per Pallotta, non dovrà trasformarsi in un’asta, indipendentemente dal gradimento di Eurnova per la soluzione «casalinga» di cessione al patron giallorosso. Nel frattempo, le anticipazioni de Il Tempo sul contratto fra il Campidoglio e il Politecnico di Torino, con un check sulla mobilità più simile a un bollino blu per giunta quasi segretato che a una reale verifica scientifica, animano il dibattito politico. Il presidente della Commissione Trasparenza, Marco Palumbo (Pd) annuncia la presentazione di un accesso agli atti sia per la due diligence interna che per il rapporto col Politecnico. Mentre l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori chiarisce: «l’inchiesta non ha riguardato le procedure, quindi era nostro dovere andare avanti» con variante e convenzione urbanistica, «appena sarà il momento giusto andremo in aula».

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El Shaarawy: “Non dimenticherò mai Roma-Chelsea”

Stephan El Shaarawy risponde alle domande poste su Instagram dai tifosi giallorossi:

Qual è la partita che ricorderai per sempre?
Ne scelgo due: Milan-Udinese dove ho segnato il primo gol in Serie A e Roma-Chelsea, quella della la prima doppietta in Champions.

Che cosa preferisci tra pizza e pasta?
Mi piacciono entrambe, è difficile scegliere. Mi piace la Margherita, come pasta le trofie al pesto sono il mio piatto preferito.

Qual è la tua canzone preferita?
Can’t Hold Us di Macklemore, ho iniziato ascoltarla nel 2013, il periodo in cui ero al Milan. Mi è sempre piaciuta.

Perché hai scelto il 92?
E’ il mio anno di nascita, l’ho sempre utilizzato fin dai tempi del Milan e l’ho voluto anche a Roma.

Chi è il tuo idolo?
Fin da bambino è sempre stato Kaka, un giocatore che ho sempre ammirato. L’ho ammirato come giocatore, ma soprattutto come persona. Ho avuto l’onore di conoscerlo al Milan.

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Stadio della Roma, Raggi: “L’impianto porterà 800 milioni di investimenti privati nella nostra città”

Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha rilasciato una breve dichiarazione sullo Stadio della Roma a margine di un evento svoltosi in Campidoglio. Queste le parole della numero uno capitolina riportate da Italpress:

C’è l’operazione Stadio che stiamo monitorando e seguendo e porterà 800 milioni di investimenti privati nella nostra città“.

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Gandini: “Purtroppo ho lasciato la Roma, ma ringrazio i tifosi. Monchi qui per vincere ogni anno”

Ospite della trasmissione Tutti Convocati, sulle frequenze di Radio 24, l'ex amministratore delegato della Roma Umberto Gandini ha ripercorso alcuni step del suo periodo in giallorosso: "Sicuramente avendo avuto un'esperienza importante tra Milan e Roma mi sono ritrovato compiacente ad essere conteso. Quando sembrava dovessi tornare al Milan, era piacevole vedere i tifosi della Roma dire ai milanisti: 'lasciatelo stare, cosa volete' ed il milanisti dire 'torna a casa'. Purtroppo ho lasciato la Roma, e non tornerò al Milan per una serie di ragioni. Quindi sono sul mercato. Un grande manager che arriva dall'estero ha difficoltà ad inserirsi nella mentalità del nuovo paese. Sono arrivato a Roma a settembre del 2016 e la situazione stadio era già sviluppata, ma a Pallotta è stato difficile spiegare certe dinamiche, le stesse difficoltà le avrà Gazidis a Milano. Il futuro? Se potessi scegliere, la prima opzione sarebbe un grande club all'estero, ma oggi i posti sono tutti occupati. Sicuramente una nuova Federazione come quella che partirà a breve potrebbe essere stimolante. Dopo 23 anni di Milan non pensavo di andare in un'altra squadra italiana, poi si è presentata la possibilità della Roma e ho pensato fosse la società giusta dove lavorare, quindi adesso non saprei indicarne un'altra". Incalzato sul suo periodo romano, l'ex ad parla anche del suo rapporto con il ds Monchi: "Ci ho lavorato poco più di una stagione ma lo conoscevo anche prima. è un grandissimo professionista, è molto preparato ed ha una conoscenza vasta dei calciatori, li sa cercare. Chiaro, è facile riconoscere un campione del mondo della Francia e metterlo nel tuo centrocampo, mentre non lo è scovare Cengiz Under per farlo diventare importante in sei mesi. Ha una sua visione, un progetto a medio termine, è qui per costruire una squadra che provi a vincere tutti gli anni un torneo. Poi vince solo uno però. Pensavo la Roma partisse in modo migliore in quest'annata, ma la partenza è stata molto simile a quella dell'anno scorso, quando le problematiche erano legate alle capacità Di Francesco e al mercato. Dzeko in entrambe le stagioni ha avuto una partenza a rilento. Poi l'opinione pubblica non la puoi controllare. Una cosa straordinaria di questo mestiere però è la possibilità di poter lavorare con la passione delle persone, e i proprietari lo devono capire al più presto. Siamo troppo importanti per la vita delle persone. I sogni e le vittorie le portano i giocatori, ma questi devono essere supportati da chi gestisce, dalla società".

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Malagò: “Con le Olimpiadi di Roma 2024 avremmo risolto il problema stadi”

"Ieri per i 120 anni della Figc al Quirinale si parlava del tema degli stadi. Se fossimo andati a dama con la candidatura di Roma 2024 tutti sanno che oggi il problema sarebbe già stato risolto". Lo afferma il presidente del Coni, Giovanni Malagò, intervenuto al convegno 'Io e lo Sport che verrà', organizzato dalla Scuola dello Sport presso il Centro di Preparazione Olimpica 'Giulio Onesti' di Roma. Il riferimento è al monito del presidente della Uefa, Aleksandar Ceferin, che ieri ha commentato lo stato fatiscente di molti stadi italiani in occasione dei 120 anni della Figc celebrati al Quirinale. "Se avessimo vinto la competizione per Roma 2024, e io ne ero convinto – ha rivelato Malagò – avevo chiesto a Stefano Domenicali di poter venire a fare il capo, l'amministratore delegato dell'organizzazione delle Olimpiadi. Pur sapendo che questa cosa gli avrebbe comportato una penalizzazione economica, lui mi disse: 'Io per le Olimpiadi, per questo progetto, sono pronto a venire in qualsiasi momento'".