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Rapporti Juventus-‘ndrangheta, la Rai denuncia: “Abbiamo subito intimidazioni per l’inchiesta”

A poche ore dalla messa in onda del servizio di Report sui rapporti tra Juventus e 'ndrangheta, la Rai emana un comunicato di denuncia. "Rai esprime massima solidarietà al giornalista Federico Ruffo, a Sigfrido Ranucci e a tutta la redazione di Report e condanna gli inaccettabili tentativi di intimidazione subiti per l'inchiesta che andrà in onda stasera relativa al rapporto tra la Juventus ed alcune frange di tifosi. Il lavoro di inchiesta di Report rispecchia pienamente lo spirito e la missione del Servizio Pubblico che si muoverà sempre a tutela di un giornalismo libero, plurale ed imparziale, cardine fondamentale di ogni matura democrazia".

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Roma-CSKA Mosca, Goncharenko: “La qualificazione dipenderà dalle due partite con la Roma”

Viktor Goncharenko, tecnico del CSKA, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della partita contro la Roma. Queste le sue parole:

Come vede l’allenatore della Roma? Cosa bisogna aspettarsi vedendo le ultime prestazioni della squadra?
Hanno giocatori di grande livello. Abbiamo visto la gara con la Spal, ma quella di domani è un'altra cosa. Il risultato, sia per noi che per la Roma, è la cosa più importante e la qualificazione dipenderà da queste due partite che avremo.

Perché ha deciso di arrivare prima con la squadra a Roma? 
E’ una prassi che facciamo spesso quando il volo prevede più di 3 ore. Noi arriviamo qualche giorno prima perché l’accumularsi di queste ore crea problemi. Non vorrei che sembrasse una non prassi, in realtà anche la Roma pensa di venire a Mosca alcuni giorni prima.

C’è un calciatore della Roma sul quale dedica maggiori attenzioni?
Ovviamente, anche se non si dovrebbe dire, Dzeko, il secondo è De Rossi. Se invece parliamo di un calciatore top è Totti che sono riuscito a vedere in questo stadio, ma non ci sarà. O meglio ci sarà, ma non in campo.

Dzagoev e Vlasic, cosa ne pensa? Sono in forma?  

Vlasic è pronto, Dzagoev ha degli acciacchi che non gli permettono di poter giocare tutta la partita. Spero però di vederlo in campo per gran parte del tempo.

In quali condizioni sono i giocatori?
Quando parliamo di partite del genere dobbiamo avere buona forma fisica, tattica e anche l’ispirazione. Dal punto di vista fisico e tattico giocheremo bene, siamo pronti. Non dobbiamo permettere alla Roma di sfruttare la propria forza.

Sui giovani… 
I giovani sono sempre un vantaggio, ma a volte sono vulnerabili.

Reputa la Roma più o meno forte rispetto a quella dell’anno scorso?
Buona domanda. Tuttavia non credo che debba essere indirizzata a me. E’ un po’ difficile rispondere perché i leader ci sono, ma poi se ne vanno. Bisogna trovare i sostituti di questi leader. Tutti chiedono lo stesso gioco, è una pressione sull’allenatore e sui giocatori.

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Champions League, Di Francesco: “Spesso usciamo dalla partita alla prima difficoltà”

Alla vigilia della gara contro il CSKA Mosca, il tecnico della Roma, Eusebio Di Francesco, ha tenuto la consueta conferenza stampa. Queste le sue parole: 

Come si sta preparando la squadra per questa partita? Con la SPAL non le era piaciuta la preparazione, può essere più esplicito?
Più esplicito no, sono cose interne e riservate. Le partite non si preparano nelle ultime due ore, certe situazioni magari non mi erano piaciute anche se l’approccio iniziale alla gara per me è stato ottimo dal punto di vista della voglia e del fare la partita, poi magari siamo mancati dal punto di vista dell’ultimo passaggio nell’andarlo a chiudere. Poi alla lunga abbiamo perso un po’ il filo logico della preparazione della gara. Ieri si sono allenati principalmente quelli che non hanno giocato, adesso serve ricostruire determinate cose più che lavorare fisicamente su una partita che bisogna prepararla dopo 24 ore.

Come si spiega tutti gli alti e bassi di inizio stagione?
Questa è la cosa che mi tormenta più di tutte, il fatto di ritrovare un assetto e una situazione di positività del sistema di gioco e in quello che stiamo facendo. Ti ritrovi con un secondo tempo deludente per la reazione, spesso usciamo troppo facilmente dalla partita nella difficoltà. Dobbiamo maturare e avere forza di dare continuità in quello che facciamo anche nei momenti di difficoltà e non perdere il filo conduttore che poi ci permette di riprendere le partite o di andarle a vincere. Contro la Spal avevamo le potenzialità, abbiamo dimostrato di essere superiori per gran parte del primo tempo. In quei casi bisogna approfittarne. Alla prima situazione di difficoltà siamo andati sotto e non siamo riusciti a riprenderla.

Quali sono le condizioni di Kolarov, De Rossi e Schick? 
Penso di poterli recuperare tutti e tre, anche se il responso definitivo, specialmente per De Rossi e Kolarov, ce lo avrò oggi dopo la rifinitura, se tutto sarà a posto saranno tutti e due della partita. Schick ha avuto un piccolo problema di infiammazione muscolare, ieri si è allenato con la squadra e con un po’ di fastidio ancora, ma penso che sarà a disposizione.

Qual è l’atmosfera all’interno dello spogliatoio? Come sta Dzeko anche dal punto di vista dell’umore?
Dell’umore non possiamo essere felici dopo una sconfitta in casa con la Spal. E’ una risposta troppo facile in questo senso. Abbiamo la grande fortuna di poter giocare domani una partita importantissima e cercare di ritornare a vincere, possiamo fare subito qualcosa di importante perché è fondamentale. Non c’è tempo per le chiacchiere, dobbiamo ritrovare noi stessi e mettere in campo la cattiveria e la determinazione dimostrata nell’ultimo periodo, tranne nell’ultima gara. Edin Dzeko deve essere uno dei nostri protagonisti, dobbiamo essere bravi a trascinare il pubblico di cui avremo un grandissimo bisogno domani, al di là se saranno 30,35,40,50 questa squadra ha bisogno del sostegno e dell’affetto del pubblico. Poi è normale che dobbiamo essere bravi noi a trascinarli con la prestazione e gli atteggiamenti giusti.

Il 4-2-3-1 è il modulo ideale per questo momento o per tutta la stagione?
Ne può dare un altro visto che vi piace parlare di numeri? Qualcuno l’altro giorno ha detto che ho cambiato 3-4 sistemi di gioco, 8 durante la partita… L’ho fatto principalmente per smuovere qualcosa. Quando si gioca a calcio nel 4-2-3-1 o nel 4-3-3, se voi guardate la partita ieri dell’Inter, è un sistema di gioco dinamico e di movimento, si creano sempre dei triangoli che siano difensivi o offensivi. In questo momento ritengo più opportuno continuare con questo sistema di gioco per cercare di sfruttare al meglio le caratteristiche di alcuni giocatori che hanno del carisma o della personalità in più per affrontare determinate gare. Continueremo con questo sistema di gioco al di là degli interpreti. Dietro la punta puoi mettere anche un attaccante o un esterno offensivo, non cambia totalmente il modo di giocare ma le caratteristiche del calciatore che tu metti dietro all’attaccante. Se metto un attaccante dietro non passo al 4-2-4, quello succederebbe se mettessi un attaccante con le caratteristiche di Dzeko accanto a Edin, rimane sempre 4-2-3-1 se volete parlare di sistema di gioco. Sugli esterni rimangono sempre due giocatori che nel 4-2-3-1 facevano i tre.

Perché la Roma ha difficoltà a ribaltare le gare? 
E’ un dato che fa riflettere e pensare, non può essere solo una casualità. Sono caratteristiche dove dobbiamo lavorare e cercare di migliorare, anche l’allenatore ci deve lavorare. Però non è che si parte col presupposto di andare sotto, mi dà un po’ noia questa cosa, dobbiamo cercare di migliorare. Serve la capacità di non perdere il filo conduttore o quello che dobbiamo ricercare durante la gara anche quando si va sotto.

E’ una squadra che ha carenza di personalità, carattere o leadership? 
Le analisi sono tante, bisogna cercare di far crescere anche in questo senso la squadra. Si può migliorare sia in personalità che in leadership. Bisogna stimolare i calciatori, i più grandi e i più giovani. Come dice Federico quando si parla di fase difensiva non è che difendono 4 giocatori, si difende in 11. Bisogna essere bravi a lavorare tutti insieme. Delle carenze abbiamo dimostrato di averle, cercheremo di tirargliele fuori il più possibile. In primis devo essere io a cercare i punti chiave. L’altro giorno si scriveva che l’avevamo ripreso, oggi che l’abbiamo riperso di nuovo. A noi in generale manca l’equilibrio, anche alla mia squadra, delle prestazioni e dello stare in campo in generale Questo a volte ci ha fatto prendere dei gol in più che pesano in determinati risultati e che si evincono dai numeri. In questa fase dobbiamo migliorare perché di gol ne abbiamo fatti, invece lì dobbiamo crescere ancora tanto.

I giovani vanno inseriti gradualmente, forse con la Spal ce n’erano troppi. Forse avrebbero bisogno di più tempo? 
Sono tutte osservazioni che vengono dopo le sconfitte. Quando non fai giocare Luca Pellegrini, e magari Kolarov va male, ‘perché non hai fatto giocare Pellegrini che è forte?’ poi si dice di Coric che non si sa dove stia e poi di Kluivert. Tutto si lega alla questione dei risultati. Il fatto di aver messo anche tanti giovani insieme dentro al campo si lega a scelte dettate da infortuni o a poche scelte in panchina: se ho fuori Schick e Perotti, in panchina c’era un giovane della Primavera come Cangiano, Coric entra sul 2-0, siamo sotto di due gol e devi rimediare, devi dare qualità maggiore alla squadra, ho cercato di sostituire quelli più stanchi in quel momento cercando di creare freschezza. Kluivert entra perché è un attaccante, a Torino era una mossa indovinata, l’altro giorno non lo è. Torniamo a fare sempre un miscuglio di cose dove tutti hanno ragione ma tutti hanno torto. Questa è la mia squadra, questa è la Roma, dobbiamo essere bravi a valorizzarli. Non è che appena si perde sono tutte meteore, sono tutti scarsi o si parla di dieci allenatori. Noi dobbiamo essere forti a farsi scivolare tutte queste situazioni fuori e poi mettere in campo un qualcosa in più. Abbiamo dimostrato di poter dare qualcosina in più e non l’abbiamo dato, questo sì, senza andare a vedere giovani o vecchi. Per me le carte d’identità lasciano il tempo che trovano fino a quando tutti in campo mettono gli atteggiamenti, di cui ho parlato. La gente vuole vedere certi atteggiamenti e noi glieli dobbiamo dare.

Un giudizio sul CSKA Mosca? 
La paragono a quelle nel nostro girone: rispetto al Viktoria Plzen è una squadra che ha più talento, specialmente nei giocatori davanti, magari ha un po’ meno fisicità. Sono molto bravi i due trequartisti, Dzagoev e Vlasic, anche l’attaccante Chalov è bravissimo. Una squadra molto giovane ma con ottime individualità.

Il CSKA subisce tanti gol su palla inattiva, si può sfruttare questa situazione?
Quando si affronta una squadra si cerca di sfruttare gli aspetti negativi degli avversari. Noi dobbiamo essere bravi perché abbiamo una struttura ottima sui calci piazzati. Dobbiamo sfruttare al meglio le situazioni di gioco da fermo, ma sapendo che loro si appiattiscono con 5 difensori e talvolta hanno anche fatto un 4-2-3-1, hanno alternato questo modulo al 3-5-2. Non sapremo che squadra ci troveremo davanti come identità generale. Lavoriamo tanto sulle caratteristiche individuali dei loro calciatori. Ci potrebbero lasciare spazio perché non hanno un’aggressione molto alta, ma difendono con tanti, avendo i due trequartisti sono bravi a ripartire velocemente e centralmente.

Lei ha ribadito l’importanza degli atteggiamenti, come mai si nota un passo indietro in questo senso?
Non è che tutta la squadra lavora con me tanto tempo, ci sono giocatori che arrivano dalla Nazionale, prendiamo i tre 1999: Zaniolo, Kluivert e Pellegrini. Sono arrivati dalla Nazionale e stanno due giorni a preparare le partite. La partita non si prepara solo dal punto di vista mentale ma la settimana prima, non in due giorni. Ci sono dei passaggi a vuoto perché il giovane passa da prestazioni meno buone a una preparazione non giusta per diventare un buon giocatore. Noi però siamo la Roma e siamo costretti a vincere, qui non ti puoi permettere tanti passi falsi. Chi non regge questo atteggiamento alla lunga è out, con me non giocherà più, parlo in generale. Do a tutti una possibilità, ma come la do la posso anche togliere. E’ difficile andare a riprendere Fazio negli atteggiamenti, lo posso riprendere su una diagonale sbagliata o su una palla regalata ad Immobile per fare gol, ma vi assicuro che a lui non insegno niente sul preparare una partita. Dal punto di vista mentale non gli dico nulla, magari è libero di trasferire ai giovani questa mentalità, oppure i giovani dovrebbero essere più bravi a prendere gli esempi giusti perché lui è un esempio giusto da questo punto di vista. A lui sull’atteggiamento non posso dirgli niente.

El Shaarawy come lo ha visto in questi giorni? C’è un ballottaggio con Kluivert per domani? 
C’è sempre un ballottaggio con Kluivert, anche sabato. Stephan è un giocatore che magari non ha avuto sempre grande continuità, ma nella prima mezz’ora, al di là di qualche situazione dove poteva fare meglio, stava facendo un’ottima gara, alla fine ha avuto i crampi. Da lui ci aspettiamo sempre quel salto di qualità definitivo. E’ un giocatore molto importante per noi, chiedo tanto lavoro ai miei esterni nelle due fasi e non sempre si può essere lucidissimi, è sbagliato parlare di un singolo giocatore. Posso darti un giudizio su sabato, ma in generale Stephan lavora bene per la squadra.

C’è il rischio di pensare più alla Champions con la squadra che trascura il campionato?
Se siamo all’altezza dobbiamo dimostrarlo sul campo. Sottovalutare gli impegni è una cosa assurda, se avessi pensato il contrario con la Spal avrebbero riposato molti più giocatori oltre a quelli assenti, era una “Formazione tipo” rispetto alla squadra, come viene chiamata, dei giocatori più importanti. Può essere una cosa che può preoccupare all’esterno, ma non deve accadere tra di noi. Gli obiettivi del campionato sono di fare il meglio possibile e di arrivare in Champions. Siamo alla nona giornata, abbiamo tutte le possibilità per poterlo fare, è ovvio che non possiamo commettere questi errori, sia per i risultati che per le prestazioni, non va sottovalutato nessun impegno. Domani sarà una prova del nove. Vediamo prima come andrà la partita e quella che sarà la prestazione.

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Allenamenti

Roma-Cska Mosca, rifinitura: in campo De Rossi, out Pastore

Al termine della conferenza stampa tenuta con federico Fazio, Eusebio Di Francesco ha condotto la seduta di rifinitura in vista della gara contro il CSKA Mosca. Regolarmente in campo De Rossi, contrariamente a Pastore, di nuovo alle prese con un guaio muscolare. A seguire la seduta da bordocampo c'è Monchi. 

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NEWS

Pallotta: “Non ho parlato dell’allenatore con nessun dirigente”

James Pallotta, attraverso il profilo ufficiale Twitter della Roma, prende posizione in merito agli articoli di giornale apparsi oggi riguardanti un possibile esonero del tecnico, Eusebio Di Francesco. Queste le sue parole sul social network:“Contrariamente a quanto riportato oggi da alcuni articoli, dopo la partita di sabato non ho parlato dell’allenatore con Franco Baldini, Monchi, Mauro Baldissoni o Alex Zecca. I giornalisti che riportano queste conversazioni immaginarie stanno raccontando menzogne“.

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SERIE A TIM

Napoli, distrazione all’adduttore per Verdi: salterà la Roma

Distrazione di primo grado all'adduttore sinistro. Questo l'esito degli esami medici ai quali Simone Verdi si è sottoposto questa mattina, dopo l'infortunio di sabato a Udine, come comunica il Napoli attraverso il proprio sito ufficiale. L'esterno partenopeo dovrà quindi fermarsi, saltando sicuramente la prossima gara contro la Roma (domenica 28 ottobre, ore 20.30, diretta Sky): stimati in circa 15-20 giorni i tempi di recupero.

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Rassegna stampa

Chi ha paura di ricordare le vittime

LA REPUBBLICA (M.Contini) – Il volto di Federico Aldrovandi? Vietato. È successo sabato, allo stadio Olimpico di Roma, e non era la prima volta: i tifosi della Spal, che il loro giovane concittadino ucciso a botte da quattro agenti se lo portano dietro dappertutto, sono stati bloccati ai tornelli. Lui non può entrare (e alcuni ultras, per protesta, han preferito restare fuori).

Il messaggio è chiarissimo: ricordare le vittime innocenti delle forze dell'ordine è un comportamento potenzialmente eversivo. Mica come sventolare le croci celtiche e i simboli delle SS, che ormai da decenni fan parte del panorama in tutte le curve. Eppure, piaccia o no a chi pretende di governare gli umori delle masse (le società di calcio? Le agenzie che forniscono gli steward? Le questure?), tacitare migliaia di persone è impossibile.

Così ieri, al Dall'Ara, all'improvviso si è levato un coro per Stefano Cucchi, mentre uno striscione di trenta metri ricordava i nove anni di insabbiamenti delle indagini sulla sua morte. Messaggio chiarissimo anche questo: più si cercherà di zittirli, più loro alzeranno la voce.

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CHAMPIONS LEAGUE

Roma-Cska, allerta ultrà: vigilia ad alta tensione

IL MESSAGGERO (A.Marani) –Atterreranno già oggi nella Capitale i primi tifosi russi del Cska Mosca che domani sera siederanno sugli spalti dell'Olimpico, per la partita di Champions contro la Roma. Un appuntamento ad altissima tensione, secondo gli esperti della polizia che seguono il mondo del calcio. Del resto il ricordo degli scontri nel prepartita di Roma – Cska del settembre 2014 è ancora vivo: il bilancio allora fu di 8 arresti, 7 russi (2 trovati in possesso di coltelli e petardi, gli altri per i disordini all'interno dello stadio che causarono il ferimento di 13 steward e di 4 agenti) e un italiano; un tifoso moscovita raggiunto all'addome da una coltellata e 8 Daspo, di cui tre internazionali. Negli occhi dei romanisti resta cristallizzata l'immagine dell'arrivo degli ultras rossoblu, che si materializzarono in cinquanta davanti al bar River ritrovo giallorosso e, tolte le magliette e messi i paradenti da pugile, si lanciarono all'arrembaggio. Giù botte, come una formazione para-militare, addestrata al corpo a corpo.

I supporter attesi sono 1500 ma a fare paura sono gli Yaroslavka, la formazione dei combattenti attiva dagli anni 90. Il gruppo conta uno zoccolo duro di circa 200 uomini e le sue gesta hanno fatto rapidamente ascendere la tifoseria del Cska sul podio delle peggiori tifoserie d'Europa. Nel 2016 furono tra i protagonisti dei duri scontri di Marsiglia agli Europei quando con tifosi del Liverpool, dapprima nella zona portuale poi nel resto della città, scoppiò una vera e propria guerriglia urbana con i Reds. Allora, l'Uefa decise di aprire un procedimento disciplinare contro l'Unione Calcio russa; anche a Roma dopo i fatti del 2014 venne aperta un'inchiesta.

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Coric, Luca Pellegrini, Kluivert e Bianda: sono solo meteore?

Il poker di ragazzi su cui si è puntato parecchio in estate – destinati, se non a brillare subito, almeno a dare segnali di progresso – al momento non ha dato segnali confortanti, e questo preoccupa sia per il presente che per il futuro sottolinea oggi La Gazzetta dello Sport. Il più lontano dalla prima squadra al momento è William Bianda. Il giovane francese finora è rimasto solo nell'ambito della Primavera, ma anche qui sta convincendo poco, come se non avesse abbastanza motivazioni a giocare fra i pari età. Discorso diverso per Luca Pellegrini, che ad aprile ha rinnovato fino al 2022. Ottima mossa, naturalmente, però il 19enne pare ancora acerbo per essere a regime il vice di Kolarov. Tra i ruoli offensivi, quello che subito sotto i riflettori è stato Justin Kluivert. Proprio per questo dall'attaccante olandese ci si aspettava di più. Al momento, al di là della velocità e della ottima tecnica di base, il suo contributo più concreto è stato l’assist a Dzeko nella prima giornata di campionato. Da quel momento, la media voto è precipitata. E ieri Gullit ha detto: «Andare alla Roma non è stata la scelta giusta perché sta sempre in panchina». Discorso non dissimile per Ante Coric, 21 anni, pagato 6 milioni (più il 10% sulla eventuale cessione), che ha esordito solo con la Spal. Impressioni? La tecnica è sopraffina, però il ruolo più adatto (bocciato da esterno) con questo sistema di gioco sembra essere il trequartista, dove peraltro ci sono già Lorenzo Pellegrini, Pastore e anche Zaniolo, per ora scomparso dai radar. Morale: vero che i giovani talenti assicurano plusvalenze, ma non possono essere loro a far uscire dalla crisi.

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Baldini c’è ancora. È lui a salvare DiFra dall’ira di Pallotta

LA REPUBBLICA (M.Pinci) – Aveva annunciato le dimissioni, ma alla prima occasione utile era di nuovo, regolarmente al suo posto. O almeno, a fare quello che gli ha chiesto Pallotta. La storia tra Franco Baldini e la Roma non vuol proprio saperne di finire, ma stavolta non c’è stato nessun ritorno. Semplicemente, le dimissioni annunciate mentre la città si radunava al Colosseo per la serata evento dedicata alla biografia di Totti, non sono mai diventate effettive. Quando la settimana scorsa i dirigenti del club giallorosso si sono avvicendati a Boston per raggiungere il presidente Pallotta, hanno trovato regolarmente al suo fianco l’ex ds, poi ex dg, oggi consulente particolare (e personale) del lider maximo americano. Non ha cambiato nemmeno competenze: Baldini s’è palesato al tavolo principalmente quando si è dovuto parlare di mercato e delle scelte da fare per rinforzare la squadra, in entrata e in uscita. Accanto al ds spagnolo Monchi c’era lui, che a Roma lo ha portato tessendo la trattativa per averlo. Pienamente in sella, nemmeno sfiorato dal tentennamento di non essere più al servizio di Mr James.

E allora, viene da chiedersi, che fine hanno fatto quelle dimissioni? Qualcuno sosteneva le avesse rassegnate soltanto dal Comitato esecutivo in cui Pallotta aveva annunciato di inserirlo. Ma di lui, negli atti ufficiali sul comitato presenti a bilancio, non c’è traccia: a comporlo, solo Pallotta, Baldissoni e Gandini, almeno prima che lasciasse – lui sì – la Roma. Di fatto, in perfetto stile Gattopardo, l’annuncio di un cambiamento per Baldini serviva esclusivamente affinché tutto restasse come è. Al punto che, quando il presidente furioso e «nuovamente disgustato» dopo la sconfitta di sabato con la Spal all'Olimpico ribolliva propositi di ridiscutere tutto, da un nuovo ritiro punitivo al destino dell’allenatore, a placarlo non sono stati i dirigenti “romani”. Ma proprio lui, Baldini. Crisi scongiurata, per ora, ma gli indizi sulla scarsa efficacia del tecnico nei momenti di difficoltà iniziano a sembrare ricorrenti: se la squadra si smarrisce, lui le va dietro, senza riuscire a rovesciarla dalla panchina. La “questione” Olimpico, con 7 punti persi contro squadre in lotta per non retrocedere e una media punti interna di 1,79 da quando lui è sbarcato a Roma, fa riflettere. I risultati dopo 9 giornate sono gli stessi di Zeman, sei anni fa: una storia che non finì bene. Con alcuni giocatori il rapporto non è esattamente brillante e alcune critiche della vigilia non hanno contribuito a distenderli. Cambiare ora, con una serie fittissima di gare (da qui all’11 novembre la squadra giocherà ogni tre giorni e mezzo di media) non ha senso. Ma le prossime prove contro Cska – attenzione: mille tifosi russi in arrivo per domani, e 500 sono considerati pericolosi – e Napoli (e poi Fiorentina), tutte ravvicinatissime, diranno di più. Il tempo a disposizione di Di Francesco per rimuovere l’ultima figuraccia dalla memoria del disgustato Pallotta non è infinito.