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Allegri: “Cristiano Ronaldo salterà una gara tra Roma, Atalanta e Sampdoria”

«Non è arrivato il momento di riposare per Ronaldo: domani giocherà». Massimiliano Allegri conferma l'attaccante portoghese per il derby della Mole in programma domani allo stadio Grande Torino«Ronaldo  – ha spiegato il tecnico bianconero – salterà una delle gare tra Roma, Atalanta e SampdoriaHo già parlato con Cristiano e gliel'ho anticipato».

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Kluivert: “La dedizione è tutto, nulla cade dal cielo”

Justin Kluivert, attaccante della Roma, si confessa al The Players’ Tribune Global. Queste le sue parole: 

Abbiamo un padre famoso, il cognome Kluivert… Tante persone si aspettano tantissimo da te anche quando sei piccolo, già a nove anni. Pensano che sarai il prossimo. E nella mia testa mi dicevo: “Aspettate, ve lo farò vedere sul campo. Ve lo farò vedere”. Casa nostra era a Noorderspeeltuin. Saltavamo la staccionata ed eravamo subito sul campo di gioco. Era molto facile. Quando nostra madre ci urlava di tornare a casa, quando faceva buio oppure se era pronto a tavola, saltavamo di nuovo. E’ lì che abbiamo imparato a giocare a calcio, lì mi sono fatto le ossa e ho imparato le basi. Giocando contro i ragazzi più grandi, cadendo, rialzandomi, perdendo e vincendo. Avevo circa 14 anni quando ho pensato: “Sì, posso fare qualcosa nel mondo del calcio”. Già da qualche anno giocavo per l’Ajax, stavo andando bene. In quel periodo ho capito di avere delle buone qualità che avrebbero potuto essermi utili. E sì, quello è il momento in cui pensi come un ragazzo grande. “Posso essere così bravo. Mi allenerò così, lavorerò meglio sul mio tiro e sul mio dribbling”. In quel momento tutto è diventato un po’ più reale!“.

Ammiravo mio padre, è stato un grandissimo giocatore. Anche io volevo diventare un calciatore come lui. Penso di aver lavorato duramente per farlo, ho lasciato tante cose da parte. Ho imparato molto da mio padre, e sto ancora imparando. Sono grato di avere qualcuno così nella mia vita che possa darmi consigli da cui posso imparare. In questi giorni vedo ancora il suo nome spuntare quando si parla di calciatore più giovane a segnare in Champions League, questo o quell’altro. È bello che abbia raggiunto quei record. Penso “È stato molto bravo, ma era un attaccante e quindi doveva segnare” (ride, ndr). La dedizione è tutto. Nulla cade dal cielo. Devi volerlo veramente, perché se chiedi a 100 ragazzi di 15-16 anni se vogliono diventare dei grandi calciatori professionisti, tutti diranno di sì. Il giorno dopo, però, vanno a una festa oppure dormono fino all’una. La dedizione deve esserci sin da quando si è piccoli. Parli con te stesso e ti dici: “Vuoi andare con i tuoi amici ma domani hai una partita? Allora domani non segnerai”. È così che devi pensare. Il giorno dopo giochi il match dopo essere andato a dormire presto e segni. È questo a darti buone sensazioni, sai che ti aiuta. Ovviamente a volte puoi uscire con i tuoi amici, ma devi sapere quando puoi farlo e quando no. Se hai un sogno, devi fare di tutto per realizzarlo. Devi lasciare tutto il resto per arrivarci, è questo il punto cruciale. Sui miei scarpini c’è il mio cognome. Sullo quello sinistro c’è la bandiera dell’Olanda, la mia parte bianca, quella di mia madre. Sul destro ho le due bandiere del Suriname e di Curaçao. È la nazionalità di mio padre e anche la mia. Sul piede sinistro c’è anche la bandiera di Amsterdam, perché è da lì che vengo“.

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Roma-Genoa, domani alle 14 la conferenza stampa di Eusebio Di Francesco

Messa da parte (si fa per dire) la brutta partita di Champions League contro il Viktoria Plzen e ripresi gli allenamenti in vista dei prossimi impegni di campionato, l'allenatore Eusebio Di Francesco tornerà a confrontarsi con la stampa domani alle 14.00 presso il Centro Sportivo Fulvio Bernaardini, alla vigilia di Roma-Genoa, in programma domenica alle 20.30 allo Stadio Olimpico. 

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Trigoria: De Rossi torna in gruppo. La Roma prepara la sfida al Genoa

La Roma torna in campo per preparare la partita contro il Genoa dell'ex Cesare Prandelli. La buona notizia è il rientro in gruppo di Daniele De Rossi, che proverà ad essere in campo per la partita di Torino contro la Juventus.

Edin Dzeko e Stephan El Shaarawy hanno svolto allenamento individuale in campo, mentre Lorenzo Pellegrini ha seguito un percorso personalizzato in palestra. Sindrome influenzale invece per Luca Pellegrini, che ha saltato la seduta di allenamento. 

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Juve-Roma, Cancelo non ci sarà: si opera al ginocchio

Secondo quanto riferito da Massimiliano Allegri in conferenza stampa alla vigilia del Derby di Torino, Joao Cancelo salterà la partita contro la Roma: "A Cancelo si è bloccato il ginocchio e tra oggi e domani verrà operato e sarà disponibile dopo la sosta. Stessa cosa Cuadrado che però deve essere valutato prima di decidere. Rientra Emre Can, Spinazzola sta bene. Khedira ci sarà la prossima settimana".

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Figc, Gravina: “Serie A e B devono avere 20 squadre”

Il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha rilasciato un'intervista a Sky, in cui ha parlato del momento del calcio italiano e della Nazionale guidata da Roberto Mancini: "L'entusiasmo che siamo riusciti a concentrare in questi 50 giorni lo dobbiamo rafforzare e per farlo abbiamo bisogno dei risultati. E i risultati devono seguire alcune idee". 

Il presidente ha poi spiegato come ci sia "l'esigenza di una riforma del calcio italiano e per questo sono necessarie risposte concrete. Ho trovato una Federazione in una fase di depressione contaminata da tutto l'ambiente del mondo del calcio, dello sport. Oggi, forse, quel 97,20% ha generato un effetto di grandissimo entusiasmo che adesso dobbiamo coltivare ed alimentare".

"Ho vissuto malissimo la mancata qualificazione al Mondiale in Russia, ma da questo momento storico negativo dobbiamo prendere spunto per iniziare insieme un percorso di rilancio delle nostre nazionale per far sì che ci sia davvero un momento di esaltazione per tutto il calcio italiano".

Il pensiero corre a Euro 2020"Considero il girone alla nostra portata, forse complicato dal calendario. Noi siamo l'Italia, dobbiamo convincerci che l'Italia deve riconquistare quel ruolo centrale nel panorama del calcio internazionale". 

Infine, sulle riforme: "Sono partito da una valutazione oggettiva: il mondo professionistico non può avere più di 40 squadre che sono le 20 di Serie A e le 20 di Serie B. Ho proposto al governo ed è in atto una norma che riguarda la disciplina del semi-professionismo. La Lega Pro conserverebbe tutti i vincoli e i diritti derivanti dal professionismo, ma avrebbe dei vantaggi di natura fiscale legati al dilettantismo. Con un impegno: il 50% di questo vantaggio dovrebbe essere investito nelle infrastrutture, il 50% nei settori giovanili". Sul tema della giustizia sportiva: "Il 18 dicembre spero che il Consiglio Federale ponga fine a questa situazione, stabilendo anche quale sarà il format del futuro. Secondo me quello corretto l'ha sottoscritto quel 97,20 e questa sarà la mia proposta: la Lega A a 20, la B a 20, Lega Pro a 60 con semi-professionismo. Poi ci sarà un confronto nel dare un giusto risarcimento eventualmente alla Lega Pro, ipotizzando una quinta promozione".

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Gerson, parla l’agente: “Felici dell’interesse del Flamengo, sarebbe bello tornare in Brasile”

Nonostante il prestito alla Fiorentina ed il cartellino ancora di proprietà della Roma, si continua a parlare di mercato attorno a Gerson. Il centrocampista classe ’97, infatti, è stato accostato al Flamengo, alla ricerca di un sostituto del partente Paquetà, direzione Milan. Il padre-agente del brasiliano, intervistato da Radio Brasil, ha commentato così la situazione di Gerson: “Siamo felici dell’interesse del Flamengo, significa che abbiamo fatto un buon lavoro. Sarebbe bello tornare in Brasile, ma in ogni caso mio figlio non sta male in Europa ed è al 70% della sua carriera. È un onore essere accostati al Flamengo, il futuro resta aperto e ora ci concentriamo sul calcio. La trattativa è agli inizi, ma nei prossimi giorni ci saranno dei nuovi incontri. Gerson sta bene alla Fiorentina e non abbiamo fretta di chiudere la trattativa. Il giocatore è un professionista e i cambiamenti sono normali. Ma la testa di Gerson è a posto”.

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Piatek: “Domenica gara importante, anche noi siamo a caccia di punti. Io il sostituto di Dzeko? Ora non ci penso”

IL MESSAGGERO (M.Callai) – A Il pallone sempre tra i piedi, il gol nel sangue, il calcio dentro. Da Niemcza, il piccolo borgo polacco nel distretto di Dzierzoniów dove cresce sotto l’ala di papà Aleksander, a Genova il percorso di Krzysztof Piatek è accompagnato dalla cultura del lavoro. E qui si racconta, con la collaborazione di Giuseppe Sapienza e Dawid Dura dell’area comunicazione del Genoa.

Krzysztof, cosa ricorda della sua infanzia a Niemcza?
«Il calcio. E’ nella mia vita da quando avevo due anni ed è diventata, rapidamente, la mia prima passione. Alla mattina fisicamente ero a scuola ma con la testa ero già sul campo».

Due ore quotidiane di viaggio per raggiungere due volte Dzierzoniów e allenarsi con il Lechia. Non le pesavano? 
«No, perché sono cresciuto con il pallone tra i piedi. I frutti di quell’impegno si stanno vedendo adesso».

Qual è stato l’insegnamento più importante ricevuto da adolescente? 
«Lavorare duramente per realizzare i propri sogni e, allo stesso tempo, rimanere sempre con i piedi per terra. L’ho appreso, quando ero bambino, da mio padre Aleksander».

Uno dei suoi obiettivi è partecipare ai prossimi Europei. Lewandowski è convinto che con lei il futuro della vostra Nazionale è assicurato.
«Mi fa piacere. Non ci sentiamo quotidianamente ma quando siamo in Nazionale parliamo spesso. Da Robert, durante gli allenamenti, imparo molte cose»

Oggi in serie A ci sono ben 16 giocatori polacchi. Cosa vi accomuna? 
«Carattere forte e cultura del lavoro. Sappiamo velocemente adattarci alle situazioni nuove».

Ha stabilito nuovi primati in Italia, quello dell’atalantino Hansen addirittura resisteva dal 1949. Dove vuole arrivare? 
«Voglio cambiare la storia ma per far ciò devo imparare ancora tanto e concentrarmi su me stesso senza guardare gli altri. Non vivo la necessità di esser capocannoniere a dicembre come un’ossessione: continuerò ad allenarmi e a provare a segnare per cercare di esserlo a fine stagione».

Poco tempo dopo il suo arrivo, Genova ha vissuto il dramma del crollo del Ponte Morandi. Cosa ricorda di quei giorni di metà agosto? 
«Tanta tristezza nel cuore. Ho capito presto cosa significava quel ponte per i genovesi e apprezzo molto la dignità e la forza con cui stanno superando questo momento difficilissimo».

Al Genoa tre allenatori diversi in 4 mesi. Cosa le hanno trasmesso? 
«Ho imparato molto da Ballardini e penso debba tornare presto su una panchina importante. Juric è subentrato in un momento particolare in cui era complicato, per varie ragioni, ottenere risultati. Ora sono felice di poter lavorare con Prandelli, allenatore di grandissima esperienza. In una situazione di grande difficoltà, domenica in 10 per 80 minuti, si è vista la sua idea di calcio».

Domenica sera affronterete la Roma di Di Francesco. Che impressione le ha fatto? 
«Sta attraversando un periodo non buono, con i suoi problemi, ma anche noi abbiamo i nostri perché non vinciamo da fine settembre. Domenica avremo entrambi necessità di ottenere punti importanti. Noi abbiamo una rosa giovane con tanta qualità e lo abbiamo dimostrato quando abbiamo fermato la Juventus a casa sua».

C’è chi crede che lei possa esser, il prossimo anno, il sostituto di Dzeko.
«E’ un giocatore di grande qualità. Preferisco però non guardare a campioni come Edin, Cristiano Ronaldo o Icardi ma pensare al mio contributo per aiutare il Genoa a guadagnare posizioni in classifica».

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Addio Di Francesco? Conte impossibile, opzioni Sousa e Lopetegui

IL TEMPO (A.Austini) – Ma se caccia Di Francesco, chi prende la Roma? Una domanda difficile per tutti, a cominciare dai dirigenti giallorossi che non a caso per mancanza di alternative sicure hanno provato a rinviare (e lo sperano ancora) una svolta a questo punto quasi inevitabile. Pallotta, che ieri ha ironizzato sullo striscione esposto dai tifosi a Plzen contro di lui («non sarebbe una vera stagione senza queste cose»), lascerà decidere Monchi come accadeva ai tempi di Sabatini, con il ruolo del consulente Baldini che in questo momento sembra più defilato. Il diesse volerà a Boston lunedì con almeno un paio di opzioni: lo spagnolo si augura di non dover decidere un esonero dagli Usa, lo descrivono come un uomo particolarmente provato dai risultati deludenti, ma il suo ruolo gli impone di agire. Anche per salvare se stesso e la reputazione di grande dirigente internazionale costruita con merito a Siviglia. Per rispondere alla domanda delle domande, va fatta una premessa: scordiamoci Antonio Conte, il tecnico più invocato dai tifosi non è un’opzione possibile per la Roma al momento. Perché è innanzitutto lui ad aspettare club più ricchi e prestigiosi, a partire dal Manchester United. E in Italia la sua prima scelta potrebbe diventare l’Inter ora che c’è Marotta. Paulo Sousa è il nome più ricorrente nel toto-panchina giallorossa, e tornato dalla Cina, si è proposto, ma la Roma non sembra così convinta di puntare su di lui. Un altro allenatore libero che si porta dietro parecchie suggestioni è Montella. Ma non si asciò per nulla bene con l’attuale dirigenza e Monchi ha avuto relazioni tutt’altro che positive sulla sua ultima esperienza a Siviglia. Insomma un candidato possibile ma non tra i favoriti. Il «normale» di turno è Donadoni, scelta di basso profilo per puntare poi a giugno su qualcun altro. Mihajlovic non pare indicato per tanti motivi e allora occhio all'estero e, soprattutto, alla Spagna. Nella testa di Monchi c’è ad esempio Lopetegui, esonerato dal Real mentre non c’è mai stato Sampaoli, che ieri si è accasato al Santos.

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Rassegna stampa

Roma, squadra unita solo contro il ritiro: tutti a casa in attesa del Genoa

LA REPUBBLICA (F.Ferrazza) – Ritiro a oltranza. Forse, no, chissà. E alla fine tutti a casa. Prevale la linea morbida dentro la Roma, quella chiesta dai giocatori, tutti abbastanza uniti nel ritenere inutile la chiusura forzata dentro il centro sportivo giallorosso. In qualcosa, almeno, c’è stata unità d’intenti dentro uno spogliatoio descritto come distrutto, taciturno e rassegnato dopo la pessima prestazione di Plzen. Trascorsa la notte post gara a Trigoria, la società, d’accordo con Di Francesco, ha deciso di lasciare la squadra un libera, ritenendo più utile per i calciatori riflettere per conto proprio su quanto sta accadendo. E, d’altra parte, la sconfitta nell’ultimo impegno di Champions ha dimostrato quanto la segregazione non avesse dato i risultati sperati. Quella in Repubblica Ceca è stata la settima sconfitta romanista nelle 21 gare ufficiali di questa stagione. In pratica, un terzo di quelle fin qui disputate (poi 8 vittorie e 6 pareggi), con 13 gol subiti nelle ultime 9 gare successive all’ultimo clean-sheet, per una media reti al passivo di 1,44.

Numeri che inchiodano la squadra di Di Francesco alle proprie responsabilità, mentre si avvicina la sfida col Genoa di domenica sera, quella davvero da dentro o fuori per il tecnico giallorosso, quella che vedrà proseguire la dura contestazione della tifoseria nei confronti in primis di Pallotta e poi della squadra. Il presidente aspetta Monchi lunedì prossimo a Boston per quello che avrebbe dovuto essere un normale incontro programmatico in vista del mercato di gennaio, ma che si è trasformato in un vertice decisivo per le sorti del tecnico e per fare il punto su come il ds ha speso i soldi nella scorsa estate. Perché sotto accusa sono inevitabilmente finiti gli investimenti onerosi fatti da Monchi, anche lui contestatissimo dalla tifoseria. Il dirigente spagnolo ha speso circa 154 milioni — in due sessioni di mercato — per Pastore, Nzonzi, Cristante, Kluivert, Schick e Karsdorp, giocatori che, tra equivoci tattici, infortuni e scarso rendimento, non stanno dando le risposte che ci si aspettava. Positivi gli arrivi di Under (15), Olsen (12) e Zaniolo (4,5). I tifosi spostano le loro speranze stagionali verso la coppa Italia, che da tanti anni manca dalla bacheca giallorossa. Gli ottavi di finale, contro l’Entella, la Roma li giocherà lunedì 14 gennaio all’Olimpico (ore 21). Giorno e orario non proprio ideali per riempire lo stadio.