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Trigoria: lussazione al quarto dito del piede sinistro per Nzonzi

Non c'è pace per la Roma e stavolta è Nzonzi a preoccupare lo staff di Eusebio Di Francesco. Il centrocampista francese durante la seduta di ieri ha infatti riportato una lussazione al quarto dito del piede sinistro e le sue concidzioni dovranno essere valutate giorno per giorno. 

La speranza di poterlo avere a disposizione per la partita di Coppa Italia contro l'Entella, ma nel frattempo il centrocampista francese sta svolgendo le terapie. 

Nella seduta odierna De Rossi ed El Shaarawy hanno lavorato in palestra, mentre Manolas, Coric e Santon si sono allenati seguendo un programma individuale. 

Il resto della squadra scenderà in campo alle 14.45 pe rla consueta seduta di allenamento.

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Pallotta: “La Roma combatte ogni forma di razzismo e antisemitismo”

Come riferisce La Repubblica, non si è fatto attendere il commento di James Pallotta sull'incresciosa vicenda dei manifesti antisemiti affissi al quartiere balduina e che hanno fatto il giro dei social network a firma del gruppo 'Balduina Roma'.

La risposta del presidente giallorosso arriva chiara e forte dgli Stati Uniti: "Tutti sanno che la Roma contrasta e combatte ogni forma di razzismo e antisemitismo". Con la speranza che prima o poi si riesca a mettere un punto definitivo a questa triste vicenda. 

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Monchi: “Voglio fare una grande squadra. Zaniolo non sarà venduto, è il futuro della Roma”

Il direttore sportivo della Roma Ramon Rodriguez Verdejo, o più semplicemente Monchi, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha parlato a 360 gradi della sua esperienzain romanista, mostrandosi sicuro sul roseo futuro della squadra giallorossa e facendo chiarezza su alcuni nomi per il mercato di gennaio

Monchi, qual è il suo bilancio dopo 20 mesi di Roma?

I bilanci si possono fare quando finisce un progetto e il mio è ancora lungo. Se penso alla stagione scorsa è positivo, mentre questa finora non è buona. Ma non saranno alcuni risultati a cambiare il mio modo di pensare e a farmi passare l’entusiasmo di lavorare nella Roma”.

Non lascia a fine stagione?

“Ogni giorno sento che mi dimetto o che mi mandano via. No, l’ho già detto, resto alla Roma. Il mio obiettivo è arrivare al successo in modo graduale, ma continuo. Capisco che ora la prima necessità del tifoso sia vincere, ma è importante anche essere sempre competitivi, di alto livello e vicini al successo.

Meglio così, piuttosto che vincere solo una volta e poi nulla. Roma è la Capitale e in città la stragrande maggioranza è romanista. Sapevo che sarebbe stato stimolante e difficile: grande tifoseria, pressione, anche mediatica. Ma gli alti e bassi dell’ambiente non sono un alibi per me. Ovunque quando si perde c’è una crisi. Succede al City, alla Juve, al Bayern, in ogni grande club.

E la Roma, anche se non ha vinto molto, è grande perché è importante. Certo a volte bisognerebbe imparare a vedere anche il grigio e non solo il bianco o il nero. Vorrei che si raccontasse meglio e a 360° che cos’è questo club, e penso che questo non venga fatto.

Al di là di qualche risultato o di un acquisto giusto o sbagliato, per me la nostra è una società modello e mi dispiace che a volte rimanga in secondo piano rispetto ai giudizi su Monchi o Di Francesco. La Roma è di più di quello che si legge o si sente”.

A proposito di Di Francesco, ha faticato a difenderlo?

Non è stato difficile perché c’era fiducia al 100% nella mia idea di tenerlo. E tutti l’hanno condivisa. Quando siamo andati a Boston da Pallotta, di Eusebio abbiamo parlato 15-20 secondi. La Roma ha un presidente e un management importante. Io sono il responsabile della mia area e se Monchi è convinto, non si discute. Dopo si farà il bilancio a fine stagione.

Certo, poi ci sono i momenti. Si perde a Udine o a Bologna o si pareggia in quel modo a Cagliari, e vorrei uccidere il mister e me stesso. Ma lì prevale il tifoso. La mia fiducia in lui era grande quando l’ho preso, oggi che ci lavoro insieme è ancora più forte”.

C’è chi accusa Di Francesco di essere un tecnico aziendalista.

"Eusebio non è un aziendalista, è un dipendente, come tutti noi. L’anno scorso abbiamo dovuto fare operazioni difficili: non mi è piaciuto vendere Salah e Rudiger, ma l’ho dovuto fare. Abbiamo avuto la fortuna di avere un allenatore che ha capito il momento e ha raggiunto risultati. E non posso perdere fiducia in lui ora per qualche risultato negativo.

Posso farlo se cambia l’atteggiamento, il modo di lavorare o lui perde la fiducia della squadra. Nella mia carriera ho sempre fatto fatica a licenziare un tecnico. Si fa solo se perde la testa. Ma a Trigoria io arrivo la mattina alle 7.30 e me ne vado alle 20, ho la percezione di ciò che capita”.

E la sua percezione è che la Roma sia uscita dalla crisi?

“Voglio pensare di sì, ci sono segnali che indicano che stiamo crescendo. Stiamo ritrovando giocatori importanti, anche a livello fisico i dati dell’ultimo mese sono nettamente migliori. Stiamo riprendendo la strada giusta per arrivare all’obiettivo finale”.

De Rossi, l’infortunio e il rinnovo: com’è la situazione?

“Conoscendo Daniele e il suo romanismo, neanche a lui adesso fa bene parlare del futuro. Tutti dobbiamo sperare nel suo recupero. Per fortuna abbiamo avuto notizie buone dal punto di vista radiologico, ora bisogna capire cosa succederà quando tornerà ad allenarsi sul campo.

Daniele due giorni fa per la prima volta l’ho visto diverso, ottimista, positivo, perché non ha dolore”.

Capitolo rinnovi. Manolas, Under, El Shaarawy e Lorenzo Pellegrini: quando se ne parlerà?

“Sono situazioni diverse. Alcune saranno valutate a fine mercato, altre al termine della stagione. E c’è Zaniolo che, visto il rendimento, forse sarà il primo rinnovo che affronteremo”.

È l’uomo nuovo del calcio italiano. Si aspettava che potesse far così bene da subito?

“No, non me l’aspettavo. Il merito di questa crescita è suo e dell’allenatore, che è stato bravo a crederci. L’Inter non voleva inserirlo nella trattativa per Nainggolan, Ausilio aveva alzato un muro, però volevano Radja e alla fine hanno ceduto. Pensavo che Nicolò fosse uno di prospettiva, ma più a lungo termine.

All’inizio volevamo mandarlo in prestito in A visti i tanti centrocampisti in rosa, ma una volta ceduto Strootman abbiamo capito che era il momento perfetto per tenerlo. Zaniolo sta stupendo tutti e so che a livello calcistico in questo momento l’Italia ha bisogno di eroi per ricostruire la fiducia, ma con Nicolò dobbiamo essere più tranquilli, per il suo bene. Ha solo 19 anni”.

La domanda che tutti i tifosi vogliono farle: Zaniolo resterà a Roma a lungo?

Noi abbiamo venduto giocatori importanti per sistemare i conti, perché una società modello deve rispettare le regole. Poi tutti sappiamo, che in Italia e all’estero ci sono club che fanno finta o prendono strade diverse. Ma oggi la nostra idea è costruire una grande squadra, per questo dico che Zaniolo è il futuro della Roma non sarà venduto.

Avrà un percorso lungo e importante in questa società. Lui è come un palazzo che stiamo costruendo piano piano, ma se non lo facciamo bene poi può crollare in un attimo. Ne ho visti tanti di talenti che si sono persi”.

La Roma ha già tanti giocatori italiani, aumenteranno?

“Io ho tanti difetti, ma due grandi virtù: riconosco quando sbaglio e mi piace imparare. Il Monchi che è arrivato qui aveva una conoscenza indiretta del calcio italiano, oggi lo conosco meglio e ho capito che è più opportuno prendere giocatori italiani. Tra gli acquisti fatti, spesso quelli che sono andati meglio sono gli italiani. Non significa che trascurerò il mercato estero, ma la Roma sarà in futuro molto italiana”.

A proposito di autocritica: è stato uno sbaglio prendere Pastore e Schick?

“Sono due discorsi diversi. Pastore è un giocatore forte, la questione è ritrovare quello di Palermo e Parigi, e credo che siamo ancora in tempo. Al progetto di lui come mezzala ci credevo.

Per Schick il problema non è il calciatore. È la persona che a volte non trova la dimensione ideale per sviluppare quello che può fare il calciatore. Patrick in allenamento è fortissimo e lo dicono tutti, però purtroppo quelle capacità non le vediamo in modo continuo in partita. Quindi bisogna lavorare sulla persona.

Potevamo mandarlo in prestito per aiutarlo, ma non c’è una formula perfetta e sicura. Credo che Patrick sia un frutto e bisogna ancora spremerlo fino alla fine e spendere tempo ed energie su di lui. Io ci credo. Ha talento, ma l’adattamento a volte è complicato. Pensate a Immobile. Se parli di lui a Dortmund o a Siviglia lo vorrebbero ammazzare, alla Lazio invece è un idolo”.

Al nostro manca la competitività: la Juve non ha rivali.

“Per me il campionato italiano è ai massimi livelli. Dal punto di vista tattico da nessuna parte si lavora meglio. Bisogna sfruttare i vivai e avere il coraggio di lanciare i giovani: Barella, Tonali, Mancini, Zaniolo, Cristante, Pellegrini… Ce ne sono di fortissimi e saranno il futuro del calcio italiano, che sta migliorando. Poi c’è la Juve, certo, che vince sempre: ma che fattura anche il doppio di noi. Dove non arriviamo con i soldi, dobbiamo arrivare con le idee e il lavoro”.

Che mercato farà a gennaio?

In estate la Roma ha investito tanto, le cose importanti le abbiamo già fatte. Cerchiamo solo giocatori che alzino il livello della squadra. Non è facile, ma ci proveremo fino alla fine. Ma come qualità e quantità siamo pronti, ne sono sicuro”.

Finiamo con un gioco: le proponiamo dei nomi, ci dica solo se sono possibili o impossibili per la Roma. Partiamo con Piatek.

"Sarebbe possibile, se non chiedessero 70 milioni. Per me è forte, ma lo è al Genoa. Siamo convinti che lo sarebbe, per dire, anche al Chelsea?".

Malcom a Barcellona non gioca, lo prenderebbe se lo offrissero?

"No, quando uno fa il d.s. di un club deve capire che rappresenta anche il cuore e i sentimenti dei tifosi. Si è preso gioco della Roma e a me importa dell’immagine della società".

Tonali?

“E’ uno dei più importanti giovani del calcio italiano, ma potrei dire lo stesso di Barella”.

Mancini?

“Adesso impossibile, ma in estate è diverso”.

Rugani?

“Impossibile, adesso e dopo. Hanno rifiutato un’offerta di 40 milioni del Chelsea. Non possiamo spendere tanto per un difensore centrale”.

Thiago Mendes?

Impossibile".

Ziyech e Belotti?

Mi piacciono tutti e due”.

Bennacer?

“Ci piace, ma se ne parlerà a giugno”.

Dendocker e Ozyakup?

Impossibili, esattamente come Herrera”.

 

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Daniele Conti: “Il mio cognome era troppo pesante per giocare nella Roma.

Quando ho iniziato nel settore giovanile della Roma non è stato facile, avevo un cognome pesante e papà lavorava a Trigoria". Daniele Conti, nel giorno del suo 40esimo compleanno, racconta la sua carriera. "Queste cose però – sottolinea a Sky – formano il carattere, è chiaro che il cognome sia pesante, ma se poi raggiungi l'obiettivo la soddisfazione è doppia. Tanti gol alla Roma? Le ho fatto più gol di tutti, ben 5. Ancora adesso quando capito a Roma i tifosi me lo dicono, ma io invito loro a guardare anche le altre partite”.

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Roma, lady Karsdorp: “Partorirò a Roma”. Niente cessione per il terzino

Rick Karsdorp via da Roma? No, almeno per i momento. L'indiscrezione arriva da Astrid, moglie del terzino olandese, atrtaverso una "storia" pubblicata su Instagram.

Alla domanda di un'ammiratrice che chiedeva se il bebé sarebbe nato in Olanda, la bella compagna del calciatore ha risposto in modo deciso ed inequivocabile: "Partorirò a Roma". Trasloco e trasferimento annullato? Non possiamo dirlo con certezza, ma l'indizio è significativo. 

 

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Trigoria. Oggi doppia seduta, ElShaa ancora alle prese con l’influenza

La Roma continua a preparare la sfida degli ottavi di Coppa Italia contro la Virtus Entella, in programma per lunedì prossimo alle 21 allo Stadio Olimpico. Daniele De Rossi continua le sue terapie, El Shaarawy resta invece ancora a casa per la sindrome influenzale che già nei precedenti giorni non gli ha permesso di allenarsi. Manolas, Coric e Santon, invece, continuano a svolgere lavoro individuale e differenziato per recuperare dai rispettivi infortuni. Doppia seduta oggi per gli uomini di Eusebio Di Francesco, che torneranno in campo nel pomeriggio alle 14.45.

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[PODCAST] – Violenza, razzismo e treni speciali: l’intervento dell’Avv. Contucci a ReteSport

Violenza negli stadi, il tema razzismo, i treni per i tifosi e le varie linee guida emerse dal tavolo di lavoro in Viminale organizzato dal ministro Salvini e dal sottosegretario Giorgetti con le forze dell'ordine e le autorità del calcio in seguito ai recenti fatti di cronaca: questo e tanto altro il contenuto dell'intervento dell'Avvocato Lorenzo Contucci ai microfoni di ReteSport nel corso della trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori. Ecco le sue parole:

Bisognerà vedere come si traducono le prime linee guida tracciate da Salvini sul tema della violenza negli stadi, ma queste denotano una inversione di tendenza: abbiamo provato a vietare tutto, ora proviamo a permettere tutto in sicurezza.
Sì, sotto questo profilo abbiamo avuto una lega a due facce: la repressione cieca ed infruttifera fu frutto del decreto Maroni e dell'inasprimento delle sanzioni senza alcun aspetto programmatico di ormai 10 anni fa. L'inversione di tendenza ora è frutto del buon senso. Non possiamo pensare di essere in Europa solo quando ci fa comodo: se a Londra si giocano dieci incontri di calcio a settimana non impedendo trasferte e permettendo a tutti di fruire dell'evento in maniera civile, è un modello al quale dobbiamo tendere anche noi. Per questo in un certo senso sono d'accordo con il ministro Salvini, che a prescindere dalle idee politiche ha frequentato la curva e si rende conto di alcune tematiche.

Qualcuno potrà obiettarle che in Inghilterra si giocano molte partite in presenza di una normativa particolarmente stringente che rende difficile sia delinquere che prodursi in atteggiamenti scorretti. Conferma?
Questo è parzialmente vero. Che ne dica Miccichè, la legge italiana e le normative sugli impianti sportivi che abbiamo è tra le più restrittive d'Europa. Spesso si è convinti che in Inghilterra chi sbaglia paga, ma pensate che qui questo non accada? Attualmente con le telecamere di nuova generazione, e lo abbiamo visto con gli episodi delle multe comminate, anche chi si siede sulle scale viene multato e alla seconda volta diffidato. Quindi in realtà per certi versi in Inghilterra il sistema è più tenue. Chi sbaglia viene allontanato dallo stadio e finisce lì. Ricordatevi che in occasione di quel famoso Manchester United-Roma due tifosi giallorossi vennero trovati in possesso di un coltello: qui da noi sarebbero stati arrestati, processati per direttissima e condannati da uno a tre anni. In quell'occasione invece ci fu soltanto un avviso delle forze dell'ordine e furono rispediti a casa. Le celle negli stadi inglese: altro luogo comune, anche sotto la tribuna Monte Mario nell'Olimpico c'è una cella, ma nessuno lo sa.

Lei, in un suo pezzo di oggi su Il Romanista in merito ai treni speciali, relega al passato alcuni episodi di inciviltà. A distanza di così tanto tempo, perché oggi si potrebbe pensare di ripristinarli senza andare incontro a certi problemi? 
Dal punto di vista evocativo parlare di treni speciali non è il massimo, ma si intendono ovviamente treni organizzati appositamente per i tifosi. Tutti noi tifosi siamo saliti su quei treni ed abbiamo visto che regnava l'anarchia, non c'erano controlli, il biglietto si faceva allo sportello, i treni erano malmessi perché si assegnavano carrozze sfasciate appositamente ai tifosi di calcio. Oggi si va ancora in trasferta col treno, ma lo si fa coi Freccia Rossa, con le implicazioni economiche del caso, trovandoci comunque nelle medesime condizioni di un treno dedicato, con magari metà carrozza piena di tifosi che non si comportano come educande e metà piena di passeggeri ordinari in imbarazzo. A nessuno fa piacere magari trovare qualcuno che fuma. Se il treno è organizzato dai tifosi, invece, si può concedere qualche licenza in più nell'accordo di tutti e senza nuocere ad altri. Con questo intendo dire che sono mutate le situazioni sociali. E secondo me i tifosi hanno anche imparato a comportarsi, certe cose appartengono all'archeologia sportiva. Non si sta parlando di treni pieni di poliziotti, perché il rimedio sarebbe peggio del male. Parliamo di treni organizzati, in sicurezza, comunque controllato anche nell'acquisto dei biglietti e nella gestione della trasferta, preferibili a furgoni pieni di gente che passano per tutta Italia senza poter essere intercettati.

Fare questi tavoli sulla sicurezza senza i rappresentanti del tifo organizzato non pensa che possa avere un'influenza relativa?
Sì ma questo è un grosso limite dell'Italia a livello di tifosi. Da molto tempo vado dicendo che in Inghilterra ed in Germania esistono dei supporter trust efficaci perché hanno dei leader riconosciuti ed eletti. In Germania addirittura i tifosi sono proprietari del 51% delle squadre di calcio. E hanno un posto al tavolo delle istituzioni. Noi per questo siamo indietro, anche per colpa dei tifosi che finito l'evento sportivo non hanno avuto una grossa capacità di autorganizzarsi, non esprimendo nessuno da poter invitare. C'era qualche Slo delle società, ma altrimenti si dovrebbero invitare delle persone che sono con plebiscito riconosciute come leader di un gruppo piuttosto che di un altro ma che non hanno una forma corretta per poter sedere al tavolo delle istituzioni. Si potrebbero fare colloqui informali, ma tutto lì.

Per quanto riguarda gli striscioni vietati, secondo lei si può pensare di utilizzare la telecamera per andare a prendere chi ne espone di violenti senza vietarli a prescindere e chi si esprime con i 'buu' razzisti?
Attualmente c'è una normativa burocratica che prevede la richiesta di autorizzazione alla Questura per poterli fare entrare entro 10 giorni prima dell'evento interessato. Tutto inutile: se si esibiscono striscioni di sostegno, anche non autorizzati, è assurdo multare, come succede ora. Con le telecamere si potrebbe individuare chi ha esposto invece lo striscione violento, abolendo questo meccanismo dell'autorizzazione. Per quanto riguarda il discorso razzismo, è un discorso più particolare: per me il meccanismo potrebbe essere quello della sanzione alla società di calcio che poi si rivale sul tifoso, perché non dimentichiamoci che di noi ormai conoscono anche le impronte digitali e il codice fiscale. Siccome ho visto con che grado di precisione di riescono ad individuare le persone, punire tutti non è la mossa giusta. Un conto è se tutta una curva di produce in un 'buu' razzista, ed anche qui bisognerebbe mettersi d'accordo su quando possiamo parlare di razzismo o di un qualcosa di 'insultante'. Chiudere un settore mi sembra comunque eccessivo, fermo restando che i modi per prendersela con chi si comporta in un certo modo c'è. Non è educativo, anche se a comportarsi in maniera scorretta sono in mille.

E sulla sospensione che cosa pensa?
Che si dà una grande arma di ricatto in mano ai tifosi. Perché se io mi metto d'accordo con un gran numero di tifosi nel momento in cui la società non mi dà i biglietti o cose del genere, come abbiamo visto di recente, posso pensare di procurare deliberatamente un danno.

In passato lo abbiamo visto fare dalla Juventus, ora ci sta pensando l'Inter. Cose ne pensa della possibilità di aprire i settori chiusi per sanzione ai bambini delle scuole calcio? Una bella immagine o un discorso ipocrita?
La parola ipocrisia va messa in caratteri cubitali. Soprattutto se poi i bambini si producono in cori che bisogna comunque multare. Ma l'ipocrisia maggiore sta quando si organizza una finale di Supercoppa in uno stato dove c'è un grave problema di libertà personale e poi si indigna per un coro di alcuni bambini neanche di stampo razzista, ma figlio di quelle licenze di cui parlavamo e che allo stadio sono maggiori rispetto che nelle case. Bisognerebbe fare pace con il cervello. Non si può giustificare tutto con gli interessi economici se si vuole essere moralmente integerrimi. Bisogna trovare metodi alternativi partendo dall'educazione nelle scuole, non basta un semplice divieto con sostituzione facciale e sponsor sulla maglietta, come è appunto avvenuto.

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[PODCAST] – Colantuono: “La Roma? Stagione altalenante, avere il presidente lontano non aiuta”

"Meglio avere il presidente presente a mio avviso, ma se ci sono delle persone con delega e degne della fiducia del numero uno può anche essere la stessa cosa. Avere la figura predominante sul posto però è sempre preferibile. Per tutte le varie sfaccettature nei rapporti con il tecnico, con la squadra. Nella Roma, la distanza con Pallotta è tanta, può creare dei problemi". Così Stefano Colantuono ai microfoni di ReteSport, nel corso della trasmissione condotta da Massimiliano Magni e Alessandro Cristofori. L'ex tecnico di Salernitana ed Atalanta, romano e noto tifoso romanista, è tornato a parlare della squadra giallorossa: "In questa stagione si è avuto un percorso altalenante nel girone d'andata, ma poi bisogna sempre ricordare quali fossero gli obiettivi iniziali. Se l'imperativo è centrare il piazzamento in Champions, allora la Roma è in corsa per raggiungerlo e quindi le cose non sono così negative. Certo l'andamento – aggiunge l'allenatore – è stato caratterizzato da troppi alti e bassi. Rispetto ai campionati scorsi qualcosa però s'è perso, si lottava per il secondo posto, ma bisogna considerare anche le altre squadre che vogliono migliorarsi. Il Napoli si è confermato e l'Inter è migliorata. Queste squadre qui, comprese Milan e Roma, faranno però sempre un certo tipo di campionato lontano dal primo posto della Juventus, quindi possono capitare degli anni in cui bisogna solo tenere botta e cercare il piazzamento ed altri magari più esaltanti. Ora bisogna prestare attenzione a De Rossi, che va recuperato in tutte le maniere possibili, quando c'è lui la differenza si sente. Poi la Roma dovrà premunirsi di un sostituto, per ovvi motivi d'anagrafe. Schick? Anche se è stato pagato molto, ha delle qualità importanti e non le ha ancora fatte vedere. Va aspettato ancora con un pizzico di fiducia, qualche segnale l'ha dato".

Un pensiero lo dedica anche in generale all'andamento della Serie A ed al lavoro fin qui svolto dai colleghi in campo: "Ancelotti si è confermato per quello che tutti quanti si aspettavano fosse, Spalletti ha migliorato il suo rendimento. Mi dispiace che si sia dato molto addosso a Gattuso che in questo girone d'andata ha fatto vedere a tratti gran calcio. Negli ultimi tempi, per vari motivi, il Milan non è stato più quello glorioso del passato, e si è sparato un po' troppo su Gattuso, ma resta l'uomo giusto. Se dovessi indicare una sorpresa, direi Parma: da neopromossa sta facendo davvero un ottimo lavoro. Bisogna sempre approfondire le conoscenze nell'ambiente, spesso sono stato a visionare il lavoro di Gasperini che reputo tra i migliori. Ora ne approfitterò per andarmene a vedere alcuni allenatori giovani e in rampa di lancio".

Non poteva mancare un commento sui recenti fatti di cronaca, in relazione alla violenza fuori dagli stadi e al problema razzismo: "Molto difficile prendere una decisione netta, perché se si interrompe la partita si rischia di far sentire questi personaggi squallidi ancora più importanti, con il rischio di allargare il fenomeno con premeditazione, su questo concordo con Salvini. Però è anche vero quello che dice Ancelotti: il discorso razzismo negli stadi nel 2019 è una follia. Ripeto: sarebbe giusto fermarsi, ma il rischio è di dargli troppa importanza. Bisogna poi mettersi anche nei panni di chi le subisce queste cose qua. Il fronte è spaccato: non sarà facile trovare una soluzione efficace che metta d'accordo tutti".

In chiusura, un bilancio dell'ultima esperienza in panchina, con la Salernitana, recentemente chiusa anzitempo: "Abbiamo attraversato un momento di crisi che in una stagione ci può stare, ma mi ero reso conto che si erano create delle tensioni con la tifoseria e con il presidente. La squadra stava facendo quello per cui era stata costruita, ma serve serenità per raggiungere gli obiettivi. La Salernitana è a 2 punti dai playoff, l'unico vero obiettivo del quale si era parlato. La città è meravigliosa, mi sono trovato bene ed il rapporto con Lotito resta splendido a prescindere, ho preferito fare io un passo in dietro per aiutare i ragazzi".

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Lazio, guerriglia durante la festa per i 119 anni: una decina i poliziotti feriti

Sono una decina i poliziotti rimasti feriti ieri notte a Roma in scontri con la tifoseria laziale che a piazza della Libertà festeggiava i 119 anni della Lazio, come riportato dall'agenzia di stampa Adnkronos. «Una decina di agenti sono rimasti feriti per il lancio di sassi, bombe carta e per i bastoni e spranghe utilizzate da un folto gruppo di tifosi contro di noi», così Andrea Cecchini, presidente del sindacato di polizia 'Italia Celere' racconta l'assalto subito da ultras della Lazio. «Erano un centinaio, incappucciati, volto coperto che avanzavano in una strada limitrofa a piazza della Libertà e piuttosto buia – ha continuato Cecchini – contrastando una squadra di poliziotti del reparto mobile, in tenuta antisommossa. Gli agenti hanno dovuto dapprima subire il lancio di sassi e bottiglie, poi le bombe carta e arrivati al contatto con la tifoseria, c'è stata una carica di alleggerimento nella quale alcuni agenti, una decina sono rimasti feriti».

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Igor Zaniolo: “Ecco la verità sul mio Nicolò”

IL MESSAGGERO (S.Carina) – Estate 2016, ultimo giorno di mercato: Zaniolo, che fa parte delle giovanili della Fiorentina, viene chiamato in sede. Dopo aver fatto la trafila nelle giovanili viola, è ormai alle porte della Primavera. Si attende quella che considera una naturale conferma. E invece gli viene comunicato che non rientra più nei piani del club. Un brutto colpo per un ragazzino che ha da poco compiuto 17 anni. Papà Igor ha la felice intuizione di farlo ripartire dall'Entella. Due anni e mezzo dopo, Nicolò lunedì incrocerà nuovamente la squadra ligure. Stavolta avversaria in Coppa Italia. Trofeo, che secondo Florenzi, «è un obiettivo stagionale anche se non dobbiamo smettere di sognare». Il riferimento è alla Champions. Che rimane un sogno. La realtà, almeno quella più immediata, si chiama Coppa Italia.

LA RINASCITA – «Quello di farlo ripartire dall'Entella è stata una mia idea – racconta Igor Zaniolo – ho pensato che riavvicinandolo a casa (la famiglia è di La Spezia, ndc) avrebbe ritrovato quella tranquillità che aveva perso. L'importante era ripartire. Anche perché per Nicolò è stato un momento di forte stress, non se lo aspettava. Se le devo dire la verità, ancora oggi non mi spiego il motivo». Il club ligure lo accoglie a braccia aperte. Nicolò riparte dalla Primavera con la spada di Damocle «che qualora avesse fallito – spiega il papà – sarebbe finito l'anno seguente come fuori quota in serie D. Fortunatamente tutto è andato bene ed è nata questa favola». Zaniolo, infatti, esordisce in serie B con Breda in panchina. Colleziona alla fine 7 presenze. Tante bastano per alimentare un'asta alla fine dell'anno: «Non tutti sanno – rivela Zaniolo senior – che Nicolò è stato ad un passo dalla Juventus. Lo avevano seguito per tutta la stagione insieme al Colonia e al Villarreal che hanno poi presentato delle offerte, rifiutate dall'Entella. L'affare con i bianconeri era ormai in dirittura d'arrivo. All'improvviso però è arrivata l'Inter che ha sbaragliato la concorrenza offrendo 1,8 milioni che con i bonus arrivavano a 3,5». Il resto è storia recente, con il passaggio alla Roma e il primo gol in serie A contro il Sassuolo: «Quando l'ho visto dopo la gara gli ho chiesto come avesse fatto, se non fosse più semplice tirare in diagonale sul secondo palo. Nicolò mi ha guardato e mi ha detto Perché, cosa ho fatto papà'? Le assicuro che non lo ha detto per 'tirarsela' o fare il finto modesto. È proprio la sua forza, quella sfrontatezza in campo che non lo fa sembrare un diciannovenne».

NUOVO AGENTE – Fuori, invece, è un ragazzo umile, apprezzato dai suoi compagni. Le parole di Florenzi a Italia Uno ne sono la dimostrazione: «Sta facendo molto bene, con Pellegrini sarà un pilastro del futuro. Deve restare con i piedi per terra ma non credo ci saranno problemi visto la famiglia che ha alle spalle». E anche l'agente che è prossimo a rilevarne la procura. Le ultime indiscrezioni volevano Mino Raiola ad un passo dal ragazzo. Il tentativo in effetti è stato fatto ma da quanto trapela dagli ambienti di mercato il nuovo procuratore del talento romanista sarà Claudio Vigorelli. Quello che appare certo è che l'esplosione di Zaniolo permette alla Roma di guardare al futuro con più certezze. Lui, Pellegrini e Cristante sembrano perfetti per il ritorno al 4-3-3 che Di Francesco ha in mente. Magari non subito ma l'idea prima o poi è quella. Adesso, però, serve qualcosa dal mercato. Le condizioni di De Rossi non regalano certezze. Monchi, che oggi sarà a Milano, è in cerca di un'occasione. Difficile possa diventarlo Thiago Mendes che il Lilla non intende liberare in prestito a gennaio. Profilo che comunque piace e potrebbe tornare d'attualità in estate. New entry nella lista del ds è Ruslan Malinovskiy, centrocampista 25enne del Genk e nazionale ucraino. In difesa, aspettando novità sulle partenze di Marcano e Karsdorp, rimane viva la pista legata a Kabak.