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Conceiçao: “Siamo contenti di incontrare la Roma e anche la Roma sarà contenta di incontrare noi”

Il tecnico del Porto, Sergio Conceiçao, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro la Roma. Queste le sue parole:

Torni in un posto dove sei stato felice come calciatore. Il Porto è in un momento difficile? L’avversario di domani?
Sono stato qui come giocatore. Indipendentemente da quello che ho vissuto come giocatore, domani siamo qui per giocare. Questo è il nostro incontro che sarà fantastico. Il Porto affronterà come deve questa prova perché vogliamo arrivare all’obiettivo. Noi siamo concentrati su domani.

Senti di più la parte tattica o strategica?
Io sono pagato per trovare delle soluzioni e non per pormi dei problemi. Questo fa parte del mio lavoro. Non mi sentirete mai dire che questo o quel risultato è venuto fuori per delle assenze. Noi non evitiamo di essere positivi e siamo concentrati sul campionato.

Come vi sentite ad essere gli unici portoghesi rimasti in Champions?
Noi l’anno scorso abbiamo incontrato il Liverpool, è stata un’esperienza importante. Sono 180 minuti che dovremo giocare e noi dobbiamo essere esigenti. Dobbiamo essere forti come squadra e questo sarà importante per affrontare domani la partita. Anche gli avversari sono da considerare. In Italia ci sono i migliori giocatori al mondo e noi dobbiamo essere all’altezza.

Il Porto è soddisfatto di affrontare la Roma?
Diciamo che il Porto è una squadra che si trova ai livelli più alti nel mondo e quindi vi potrò parlare di quello che sarà il risultato domani. Siamo contenti di incontrare la Roma e anche la Roma sarà contenta di incontrare noi.

Avete più esperienza?
L’esperienza conta poco, bisogna avere coraggio e un insieme di caratteristiche che rende possibile la vittoria. La mia squadra è pronta.

Quali sono le aspettative per la partita di domani?
Ho già parlato della Roma. La Roma è una squadra che ha giocatori molto interessanti. Sono il terzo miglior attacco del campionato italiano e questo non è poco. Fa parte del dna delle squadre essere offensive. Dobbiamo essere quello che siamo. Credo che domani parte di questo successo verrà mostrato. Terremo conto anche del processo offensivo della Roma. Sarà una partita molto interessante. Cercheremo di fare più gol possibili.

Il suo passato da ex laziale costituisce una motivazione in più? Può rispondere alla frase di Totti sul sorteggio?
Non ci sono dei sentimenti speciali nell’affrontare la Roma. Un sentimento speciale per portare con me l’orgoglio del Porto. Per quanto riguarda Totti forse per la simpatia o l’antipatia nei miei confronti.

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De Rossi: “Kolarov? Spero che domani la frattura si ricomponga. Nelle difficoltà DiFra non perde mai la testa”

Il capitano giallorosso Daniele De Rossi è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di RomaPorto. Queste le sue parole:

Hai difeso Kolarov da Capitano e amico, è un momento per ricomporre qualcosa che si è rotto?
Se si dovesse ricomporre questa piccola frattura io sarei il più contento del mondo, Alex per me è un fratello. Dico ai tifosi di fidarsi di me quando dico che è un grande professionista, non è romanista da quando è piccolo ma è un professionista. Io preferisco quelli così che quelli che al primo dolorino si fermano o storcono il naso se gli chiedi di giocare in un altro ruolo. Il tifoso però va sempre rispettato, spero che domani sia il giorno giusto per ricomporre la frattura.

L'esperienza fatta lo scorso anno in Champions può aiutare?
Sì, è un valore aggiunto. Ci fa arrivare più pronti a partite delicate. Fermo restando che il Porto è abituato a giocarle da diversi anni, anche per noi può essere un vantaggio. La Champions scorsa poteva finire anche meglio ma non dobbiamo attaccarci a quello che è stato e dobbiamo preparare bene la partita.

Cosa ti ha colpito della Roma nel periodo in cui sei stato fuori?
I risultati che non sono stati sempre brillanti. Secondo me abbiamo fatto partite buone ma non abbiamo fatto i punti che meritavamo. Come dice il mister quelli che stanno fuori sono sempre più bravi, si notava che quando subivamo un gol andavamo in difficoltà. Le ultime prestazioni, cancellando Firenze, sono state positive.

Se stai bene vuoi continuare a giocare?
Questo l'ho sempre detto, se sto bene continuo a giocare. I miei compagni e il mister mi danno importanza, ma loro non sanno quanto sono importanti per me. Negli ultimi anni mi hanno fatto sentire importante e mi accorgo che le prestazioni sono buone perché quando ti senti importanti è tutto più semplice. Devo ringraziare loro per farmi sentire sempre desiderato.

Percepisci un "rumore" diverso quando giochi all'Olimpico?
Allo stadio mi sono sempre sentito a casa mia, sento tanto affetto. Questo è stato un po' il percorso che ha fatto anche Totti, alla fine si sono tutti inchinati alla sua grandezza. Io penso che derivi dal fatto che sai giocare a pallone. Se faccio le cose giuste il rumore del pubblico è quello giusto. Ci sta il rumore positivo quando fai le cose giuste e quello negativo quando fai le cose sbagliate. Il calcio è così.

Nell'ultimo anno siete stati 3-4 volte sull'orlo del baratro, cosa ha Di Francesco come allenatore in positivo o in negativo?
Ha un'idea di calcio che non cambia se le cose vanno male o bene. Riesce a riconoscere i nostri problemi, un allenatore che in difficoltà mette 10 attaccanti ti squilibria. Lui invece fa le cose normali. Ha tenuto sempre la barra dritta anche in una città dove non sempre è facile farlo. Poi non penso che siamo stati così tante volte sull'orlo del baratro. Quinto in classifica non è l'orlo del baratro, io sono stato quintultimo in classifica e fuori da ogni competizione, lì mi sono sentito più sotto pressione.

Durante l'infortunio hai pensato di smettere?
Io cerco di essere realista, era un punto interrogativo. Non ho mai pensato di aver smesso, ho fatto 3 mesi da calciatore serio e ho fatto di tutto per rientrare. Il punto di domanda che ho ancora adesso è come reggerà la mia condizione fisica, come risponderà il ginocchio. Magari un'operazione non l'avrei retta ma  se sto così non vedo perché debba smettere. Se io sto bene e con il giusto minutaggio penso che potrei ancora giocare.

Questa partita può essere il coronamento che sancisce l'uscita da un momento difficile?
Giorno dopo giorno ogni risposta che mi da il ginocchio sono piccoli successi. Io credo che si debba pensare alla partita, la cosa importante è quella. Ma per me non è sapere se giocherò 6 mesi o un anno. La cosa importante è pensare collettivamente non singolarmente. Domani abbiamo una partita da vincere, non per fare dei test sulla mia condizione fisica. L'importante è la squadra.

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Di Francesco: “Col Porto Manolas recupera. Champions occasione per riportare entusiasmo”

Il tecnico Eusebio Di Francesco è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di RomaPorto. Queste le sue parole:

Ritorna la sua Champions, ci restituirà una Roma guarita?
Il percorso è sempre lungo. Questa è un occasione per fare una grande partita e riportante entusiasmo alla gente. Ogni occasione è importante questa è ancora di più. Anche perché sono rimaste solo due squadre italiane in Champions League. Dobbiamo essere ambiziosi.

Che Porto si aspetta senza Marega e Gomes?
Credo che abbiano degli ottimi sostituti, uno Octavio l'altro Suarez, hanno giocatori forti con qualità importanti, più dei singoli hanno una squadra forte, tosta e dura e sa quello che vuole. Sono tra le squadre che hanno vinto più duelli difensivi. A livello di squadra si comportano veramente bene e sarà una gara dispendiosa dal punto di vista fisico. 

Chi recupera per domani? 
Sicuramente Manolas che oggi si è allenato con la squadra. Olsen sarà in dubbio fino a domattina. Rispetto a Verona, abbiamo perso Schick che domani non ci sarà. Gli altri infortunati non recupereranno sicuramente per domani, speriamo di rivederli con il Bologna, e mi riferisco a Under e Perotti.

Schick non ci sarà con il Bologna quindi?
Sto pensando al Porto e non lo so, Schick sarà difficilmente disponibile contro il Bologna. Perotti e Under forse si.

Con il ritorno di De Rossi, va fuori Nzonzi?
C'è la possibilità di vederli insieme anche domani, devo fare valutazioni in base alle loro condizioni, sono due titolari e sicuramente oggi Daniele farà l'allenamento con la squadra, ma visto che è diventato un po' 'enigmistico' sulle sue condizioni nella fine degli allenamenti, se darà risposte positive giocherà sicuramente lui. Per il resto è tutto da vedere.

Come giudica l'assenza di Marega e il lavoro di Sergio Conceicao?
Sta facendo un grande e lavoro come a Nantes ha dato identità alla squadra anche caratterialmente. Prima palleggiava con qualità ora è più concreta. Marega è differente da Soares, è un giocatore più di fisicità e più di gamba, in campo aperto diventa molto pericoloso.

Zaniolo può giocare a destra?
Non lo so, ma può giocare a destra o a centrocampista, lo ha fatto già e non lo stiamo nascondendo, ma non posso dare la formazione. Ci sono varie soluzioni, possono giocare lì sia Kluivert o Florenzi, dipende dal tipo di partita che voglio fare a seconda anche dell'avversario che ho di fronte. C'è questa possibilità.

Domani è più da giovani o da giocatori d'esperienza?
Serve il mix giusto, spesso la gamba fresca serve e non si può giocare solo di esperienza, a Daniele dicevo spesso che a fine carriera mi rendevo conto che mi allungava la lingua e mi si accorciavano le gambe. Per quello servono entrambe, Daniele non può essere sempre al top, serve l'esperienza e saper vivere queste partite. Spesso puoi avere grandi gambe, ma se poi ti tremano quando hai la palla e consumi tutte le energia prima fai fatica. La capacità sta nel preparare le partite in un certo modo e certi giocatori aiutano i ragazzi ad affrontarle meglio. Perciò servono entrambe.

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Aldair: “Amo la Roma, mi sento romano, ma il Porto è più forte e più abituato alla Champions”

In occasione di Roma-Porto, torna a commentare le vicende del club giallorosso 'Pluto' Aldair, ai microfoni del portale portoghese maisfutebol.iol.pt. Ecco le sue parole:

Aldair, ha trascorso 13 anni a Roma e il suo numero di telefono è italiano. Vive ancora in Italia?
Ho una casa in Brasile, nello stato di Espírito Santo, a nord di Rio de Janeiro. Ma ho anche una casa alla periferia di Roma e trascorro la maggior parte del mio tempo lì. In questo momento, curiosamente, sono in Brasile.

Quindi non vedrà Roma-Porto allo stadio?
Non so se sarò lì in tempo. Vado spesso all’Olimpico, ma probabilmente questa volta non ci riuscirò.

Conosce il club come nessun altro. Cosa manca alla Roma per vincere più titoli?
Il club ha subìto molti cambiamenti, sia nella direzione che nella parte tecnica. E questo sicuramente non aiuta. Penso che le cose siano migliorate negli ultimi anni, ma il modo di pensare non è ancora abbastanza ambizioso. Non posso dire che la Roma abbia la dimensione europea di altri giganti, come Barcellona o il Real Madrid, perché mancano titoli nazionali e più presenze in Champions League.

In 13 stagioni a Roma, Aldair ha vinto solo il campionato 2000/01. Questo dimostra la mancanza di coerenza del club?
Esattamente. Abbiamo avuto buone squadre, giocatori eccellenti, ma non ha acquisito ancora una grande mentalità. Nelle mie ultime quattro stagioni, tra il 1999 e il 2003, ho sentito il club cambiare, crescere. Abbiamo avuto squadre fantastiche. Basta parlare di Batistuta, Totti, Walter Samuel, Montella… Il potenziale era gigantesco e il titolo 2000/01 era il corollario di tutte queste grandi squadre.

Ha parlato di Totti. Cosa è cambiato a Roma dopo che ha smesso di giocare?
È ancora difficile per me vedere la Roma giocare e non avere Francesco in campo. E’ nato e cresciuto con il club. Posso dire che negli ultimi tempi era al limite delle abilità fisiche. Il club continua e tutti sanno che Francesco Totti sarà in futuro un manager di grande importanza nel club. A questo punto non ha ancora grandi poteri, ma sta imparando. È molto intelligente e sarà per sempre connesso con l’AS Roma.

Torniamo ad Aldair. La sua connessione con Roma è stata così grande che il club ha deciso di ritirare la maglia numero 6.
Ma sono sempre stato in disaccordo. Ci sono diversi nomi più importanti di me nella storia della Roma. È una buona cosa che il club abbia ricominciato a far indossare la maglia numero 6. Penso che sia stato con l’ingaggio di quel ragazzo olandese (Strootman, nel 2013). Amo la Roma, ho avuto una connessione fantastica con il club, ma non volevo vedere ritirata la mia maglia. Preferirei vederla là fuori sul prato. La società mi ha chiamato per chiedere il permesso di usare di nuovo il numero 6 e ho detto di sì. La Roma ha avuto eroi come Bruno Conti, Falcao, Giannini e non ha mai ritirato i loro numeri.

Che differenza c’è tra la Juventus e gli altri grandi club?
Il vizio della vittoria, la stabilità della società, l’organizzazione. Tre cose solo apparentemente semplici. Non c’è da meravigliarsi se la Juventus è stata campione per sette anni di fila e forse lo sarà di nuovo quest’anno.

Con Cristiano Ronaldo è diventata ancora più forte?
Certo. Credo davvero che con Cristiano la Juventus possa finalmente vincere la Champions League. La mentalità nell’Italia settentrionale, a Torino e a Milano, è questa, sempre molto ambiziosa. A Roma forse abbiamo perso troppo tempo a pensare alla rivalità con la Lazio. Il club deve guardare alla Juventus e motivarsi con i risultati di questo avversario per avvicinarsi.

A proposito, sembra che non sia ottimista per il sorteggio contro l’FC Porto.
Amo la Roma, mi sento romano, ma il Porto è più forte e più abituato a questo tipo di duelli. La squadra sta ancora cercando di recuperare dal 7-1 subito a Firenze in coppa, ma mi è già piaciuto quello che ho visto nel pareggio contro il Milan.

È vero che in Italia hanno iniziato a chiamarti Pluto?
Sembra così (ride). Qualcuno si è accorto che ero simile al personaggio Disney e così hanno cominciato a chiamarmi con questo nome. Ad ogni modo, non mi dispiace.

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Porto, la partenza per Roma. Pepe: “Faremo di tutto per vincere”

Viaggia in direzione di Roma, il Porto, prossima avversaria dei giallorossi in Champions League. Pepe, difensore dei portoghesi, alla partenza da Oporto ha rilasciato alcune dichiarazioni alla pagina ufficiale Instagram del club. Queste le sue parole: “Siamo in partenza per Roma, speriamo di fare una bella partita. Sappiamo che tanti nostri tifosi ci saranno, faremo di tutto per vincere e regalare loro una vittoria“. Sono 21 i giocatori chiamati dall’allenatore Sergio Conceiçao che dovrà fare a meno dello squalificato Corona e dell’infortunato Marega. Questa la lista completa dei convocati: Casillas, Vaná, Diogo Costa; Maxi Pereira, Eder Militão, Felipe, Pepe, Alex Telles, Jorge, Diogo Leite; Óliver, Herrera, Danilo, Otávio, Bruno Costa; Hernâni, Brahimi, Adrián López, André Pereira, Soares, Fernando Andrade.

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Roma, Kluivert: “Qui il livello è alto, De Rossi mi aiuta tantissimo”

Il giallorosso Justin Kluivert ha rilasciato un’intervista ai microfoni di ESPN, parlando dei compagni e dell’avventura alla Roma. Queste le parole dell'esterno olandese:

L’avventura a Roma?
Il livello è alto, è anche per questo che ho deciso di venire qui. Mi aspetto di più da me stesso, voglio migliorarmi ogni giorno. Non importa quanti anni hai. Penso che quando sei pronto per il prossimo step devi farlo e ho sentito che ero pronto per questo.

Che differenze ci sono tra Olanda e Italia?
Qui si difende tutti insieme, questa è la maggiore differenza. All’Ajax ero abituato a giocare esterno, prendere palla e cercare l’uno contro uno. Qui invece è un andare dentro il campo, poi allargarsi poi attaccare lo spazio e credo che tutto questo mi renderà un giocatore migliore. Ho imparato molto per il futuro. Spero un giorno di giocare in ogni posizione dell’attacco.

De Rossi e Manolas?
Ho sentito dire che Manolas è il più veloce. È davvero davvero veloce. Il più pazzo nello spogliatoio è sicuramente Kostas. E’ come se fosse il “Boss”. Fa sempre scherzi, è un bravo ragazzo. De Rossi parla molto bene l’inglese, mi ha aiutato in tutto quando sono arrivato qui. È davvero una bella sensazione quando qualcuno come lui ti da questo rispetto che si preoccupa per te. È un’accoglienza perfetta.

La vita in Italia?
Il cibo è fantastico qui. Il mio piatto preferito? Ne ho molti in realtà. I piatti che fanno qui non li ho mai visti da nessuna parte. Non conosco tutti i nomi ma sono davvero gustosi. Qui fanno anche il risotto, risotto agli asparagi o qualcosa di simile. Mi piace anche il pollo, molto molto buono. Ho comprato una piccola Fiat, è la migliore macchina qui. Fantastica. Puoi guidarla ovunque, puoi parcheggiarla ovunque, amo questa macchina. Le strade sono folli (ride ndr), ci sono dossi e buche ovunque, se non li vedi perdi una ruota di sicuro. Ma questo ti tiene concentrato. Anche sul campo. Devi essere sempre concentrato qui; sulla strada, sul campo, tutti guidano veloci davanti a te quindi devi fare attenzione ma questo ti tiene concentrato.

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Il senso di DiFra per la Champions

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Ancelotti, quasi 10 anni fa, si è sbilanciato per iscritto, ufficializzando la sua preferenza per la coppa. Carletto, da emiliano goloso, non ha però guardato alla tavola. Si è fermato davanti alla bacheca e a quel trofeo che ha alzato 3 volte da allenatore (e 2 da giocatore). Di Francesco, pur non avendola mai conquistata, sembra avere la stessa attrazione. Di sicuro non può essere sincero come il collega, conoscendo bene l'obiettivo che gli è stato chiesto da Pallotta: priorità al 4° posto e basta. Ma il suo percorso in Champions, dalla notte del debutto all'Olimpico contro l'Atletico (12 settembre 2017), è inequivocabile: Eusebio si presenta per la seconda stagione di fila agli ottavi, doppia promozione inedita per la proprietà Usa (è accaduto, nella storia giallorossa, solo 11 anni fa, con Spalletti in panchina).

TOP COACH – In pochi mesi, e oggi a qualcuno scapperà da ridere, è diventato il testimonial del calcio italiano fuori dai nostri confini, esportando la sua trama organizzata e coraggiosa, mai speculativa. All'estero, più che qui, hanno riconosciuto il merito a di Francesco di aver riqualificato l'immagine della Roma a livello internazionale: con l'exploit nella scorsa edizione, ha portato il club di Pallotta tra i primi 4 club d'Europa, risultato raggiunto solo nella Coppa dei Campioni dell'84 con Liedholm. Ecco perché la Champions è la competizione di Eusebio, capace di prendersi il 1° posto del gruppo C nel dicembre del 2018, mettendosi alle spalle il Chelsea di Conte ed eliminando l'Atletico Madrid di Simeone che poi avrebbe vinto l'Europa League. Un'autentica impresa, dominando il girone di fuoco. Poi il cinismo spietato contro lo Shakhtar, la rimonta esaltante contro il Barça e quella mancata contro il Liverpool.

ALTO RENDIMENTO – L'anno scorso si è guadagnato il rinnovo del contratto proprio per i risultati ottenuti nella più prestigiosa manifestazione continentale. Che hanno fatto crescere il brand della società di Trigoria che, alla vigilia della semifinale d'andata contro il Liverpool, ha finalmente potuto brindare all'accordo con il nuovo main sponsor (Qatar). Più di 13 milioni all'anno, da sommare ai 100 abbondanti arrivati dall'Uefa (biglietteria compresa) per le 12 partite disputate nell'ultimo torneo. A quelli si aggiungono i quasi 70 incassati da settembre. L'Olimpico, almeno in Champions, è il fortino di Di Francesco. Nell'edizione passata, in 6 partite in casa (5 successi e 1 pari, 12 reti realizzate e 2 incassate), solo il Liverpool riuscì a far gol. Quest'anno, in 3 match, ne è stato capace il Real (che non ha preso reti come l'Atletico). Sono le finaliste del maggio scorso. Davanti al proprio pubblico, insomma, ha costruito la sua avventura, è proprio il contrario di quanto fece la Roma nel campionato scorso (6 ko interni, 7 con quello di Coppa Italia). È la sua coppa, dunque: 9 vittorie e 2 pareggi in 18 partite. E se la vuole tenere stretta anche in questo 2019, anche per convincere Pallotta e il suo consulente Baldini, a prescindere dal piazzamento in campionato, a confermarlo per la prossima stagione.

COPIONE COLLAUDATO – E per lasciare la sua impronta come fece nell'annata del suo esordio sul questo palcoscenico ha appena riesumato il suo sistema di gioco preferito, il 4-3-3 che usa spesso anche il il rivale di martedì, l'ex laziale Coinceçao che guida il Porto, mai battuto e soprattutto mai eliminato dai giallorossi. Il dubbio più ingombrante a centrocampo, con Cristante favorito su Nzonzi. Dipende da come sta De Rossi, al quale Eusebio non intende rinunciare. Se Zaniolo parte alto a destra, ballottaggio tra Karsdorp e Florenzi per il ruolo di terzino destro.

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L’highlander De Rossi guida la Roma in Porto

IL TEMPO (A.Austini) – È tornato appena in tempo. Con una voglia matta di godersi fino in fondo tutte le emozioni che gli può ancora regalare il campo. Daniele De Rossi ha ripreso per mano la Roma e ora vuole guidarla… in Porto. Domani andata degli ottavi di Champions all’Olimpico, una di quelle serate speciali da vivere con intensità, una partita che vale prestigio, soldi e può indirizzare la stagione: il capitano risponde presente e cerca una rivincita personale. Sì perché l’eliminazione ai preliminari dell’estate 2016 se la sente addosso, l’incredibile batosta nel ritorno in casa (0-3) fu la conseguenza della sua espulsione, seguita poi da quella di Emerson Palmieri, in una notte da incubo. E di tragedia: poche ore dopo il ko della Roma un terremoto ha fatto tremare il centro Italia distruggendo Amatrice.

A due anni e mezzo di distanza rieccolo qui De Rossi, ancora punto fermo e leader di una squadra che in Champions League può riprendersi le tante occasioni buttate in campionato. Tra tutti i giocatori di movimento rimasti in ballo negli ottavi, il solo juventino Barzagli è più «vecchio» di lui: classe '81 per il difensore, non c’è nessuno dell’82 mentre De Rossi fa parte dei quattro ragazzi dell’83 ancora in lizza. Uno sarà fra i rivali domani sera, quel Pepe tornato un mese fa dalla Turchia per guidare nuovamente la difesa del Porto. Vanno per i 36 anni anche Ribery del Bayern e Huntelaar dell’Ajax, idem Riether che fa parte della rosa dello Schalke, ma non è in lista Uefa e non ha giocato un minuto in stagione.

Insomma De Rossi fa parte di una ristretta cerchia di «highlander» del calcio europeo e, come ricordato dalla stessa Uefa a inizio stagione, è la bandiera più fedele in attività dopo aver iniziato la diciottesima stagione da romanista. Come Zaniolo, esordì in Champions a 18 anni contro l’Anderlecht ancor prima di giocare in campionato, da allora (ottobre 2001) ha messo insieme 61 presenze nella competizione più prestigiosa superando Totti, che si è fermato a quest'anno da 57. Se allarghiamo il conto a tutte le competizioni continentali, De Rossi è a quota 96 e sogna di tagliare il traguardo dei 100 quest'anno portando la Roma ai quarti. E giocando. In quel caso il record di presenze europee di Totti sarebbe distante appena 3 partite.

Una cosa per volta. Intanto Daniele sta gestendo allenamento dopo allenamento la tenuta del ginocchio, dopo un lavoro individuale fatto sabato, ieri è tornato in gruppo al pari di Lorenzo Pellegrini e Manolas. Tutti e tre saranno titolari domani e se in difesa l’unico dubbio è a destra tra Karsdorp e Florenzi, a centrocampo potrebbe riposare Nzonzi, pronto magari a dare il cambio proprio a De Rossi. Ma non è escluso che Di Francesco opti per il doppio mediano nel cuore del campo in una partita dove sarà importante non subire gol. Schick è fuori causa insieme a Under e Perotti, tocca quindi a Zaniolo completare il terzetto d’attacco con El Shaarawy e Dzeko mentre solo oggi si capirà chi gioca in porta: Olsen è atteso al provino nella seduta di rifinitura del pomeriggio, Mirante si scalda per sostituirlo mentre Fuzato potrà eventualmente andare in panchina dopo il suo inserimento in lista Uefa a fine mercato.

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[VIDEO] – Kluivert: “Il mio cognome non è un peso, voglio renderlo ancora più grande”

L' attaccante della Roma Justin Kluivert si è raccontato ai microfoni della Uefa, parlando del rapporto con il nome importante che porta sulle spalle. Queste le sue parole: “Se sento il mio cognome, Kluivert, quello è mio padre. Ha reso grande il suo nome, io voglio renderlo ancora più grande. E’ speciale giocare con un nome del genere. Non ho mai avuto la sensazione di dover essere migliore né provato alcuna pressione. Adoro giocare a calcio e gioco sempre molto liberamente. Questo è anche uno dei miei punti di forza, penso“.

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Mercato, Ilicic: “La Roma? Sarei voluto andare”

Al termine della gara vittoriosa contro la Spal, è lo stesso Josip Ilicic a confermare le voci che lo vedevano nel mirino della Roma durante il mercato di gennaio. Queste le parole del fantasista dell'Atalanta ai microfoni di Sky: "Sono un professionista, c'è stato quel momento. Se ti viene a cercare una squadra come la Roma è anche giusto andarsene, ma sono felice qui all'Atalanta". Secondo quanto riferisce gianlucadimarzio.com, Monchi avrebbe infatti offerto per lo sloveno classe '88 ben 13 milioni di euro, prontamente rifiutati dal club orobico.