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Burdisso: “De Rossi verrebbe al Boca per giocare. Con lui ho cambiato strategia”

"Ho cambiato strategia, ho smesso di pressarlo e forse funzionerà". Queste le nuove dichiarazioni rilasciate in Argentina da Nicolas Burdisso, direttore tecnico del Boca Juniors, sui colloqui con Daniele De Rossi"Il suo arrivo sarebbe un premio per la sua carriera e un regalo ai tifosi del Boca – dice l'ex Roma a Tyc Sports – ma non è imperativo il suo ingaggio in quella posizione. In quel ruolo abbiamo già diversi giocatori come Nandez, Marcone, Capaldo e Campuzano che stanno facendo bene, ma ovviamente avere uno come lui al loro fianco li aiuterebbe a crescere. Dal momento in cui abbiamo iniziato a parlare mi è sembrata una possibilità concreta. Conosco molto bene Daniele e so quanto sarebbe importante per questo gruppo condividere lo spogliatoio con un Campione del Mondo come lui. Non dite però che verrebbe qui solo per vedere la Bombonera, è qualcosa di simbolico. Sarebbe una mancanza di rispetto. Verrebbe qui per giocare, se volesse solamente vedere la Bombonera, basterebbe venire qui una domenica con sua moglie e poi tornare in Italia".

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Baldissoni: “Nessuno voleva allontanare Totti dalla Roma. Qui si gioca di squadra”

Dopo la nota pomeridiana con la quale la Roma definiva “fantasiosa e lontana dalla realtà” la ricostruzione fatta da Francesco Totti nella sua conferenza stampa nel Salone d'Onore del Coni, oggi ai microfoni di Sky Sport è Mauro Baldissoni a prendere la parola in nome del club. Ecco le dichiarazioni del vicepresidente esecutivo giallorosso:

Sulle dimissioni di Totti.
Credo che sia opportuno che prima di tutto bisogna fare una considerazione. Quello che è il passaggioche tutti i calciatori vivono dall’essere all’icona al diventare altro. Non è semplice e non rapido che implica un passaggio ulteriore che va accompagnato. Siamo stati convintissimi nell’essere pazienti ed aspettarlo. Come ha detto lui stesso, un anno era più difficile per lui rendersi conto di quello che succedeva, poi a metà del secondo anno la società gli ha proposto di assumere quello che anche lui riteneva il suo ruolo più consono: il dt. Non ha dato una risposta e siamo rimasti dispiaciuti. La scelta di Ranieri è stata accolta dalla società. Poi la scelta di andare a convincere Conte, anche lì la società l’ha voluto seguire. Non lavoro nell’area tecnica e non so se altre sue considerazioni non siano state prese. Il lavoro resta di squadra e nessuno può decidere da solo.

Sulla “deromanizzazione" del club.
Dispiace molto che questo sia il suo pensiero. Parliamo con i fatti: Francesco ha avuto due contratti da giocatori da questa proprietà e poi da dirigente per sei anni con la proposta da direttore tecnico. Anche De Rossi ha avuto due contratti da calciatore. Non ci fermiamo a questo, pure stando in campo ricordiamo gli investimenti per il settore giovanile. Abbiamo avviato anche il programma Hall of Fame che consente di poter tornare a a far parte di questa famiglia anche con una partita giocata. Desideri, Chierico, Rizzitelli, Righetti ad esempio. Neanche cito altri investimenti fatti, c’è un archivio storico. Il contrario di questo termine sarebbe sciocco e autolesionista. Il patrimonio implica un valore inestimabile dal punto di vista emozionale e patrimoniale. Sono i fatti a dimostrare che non è così. Totti nel mondo era più conosciuto della AS Roma nel momento dell’acquisto della società da parte degli americani. Nulla più lontano dal vero.

Sull'assenza di Pallotta.
Sulla sua assenza mi limito ad una considerazione. Liverpool e Chelsea hanno vinto in Europa e vediamo quante volte i loro presidenti sono presenti. Lo invitò a passare tempo negli USA, ma anche recentemente l’ha invitato a passare del tempo a casa sua a Boston e al mare. C’è una difficoltà di lingua e potevamo anche impegnarci di più in questo, ma l’interesse del presidente c’è stato sempre.

Il suo rapporto con Totti.
Per me è l’idolo di infanzia. Una volta scrissi una lettere ad un giornalista per difenderlo. E’ stato un rapporto corretto e il primo anno gli ho dato la massima disponibilità di venire nella mia stanza per farsi un’idea di quale era la vita nel club. Non opero nell’area tecnica e non ho motivi di confronto, ma gli ho dato sempre la ma disponibilità.

Su una possibile azione legale verso Totti.
Non potevamo fare a meno di notare questo riferimento di un ritorno con una nuova proprietà. Qualsiasi iniziativa deve essere condotta nei modi corretti essendo noi quotati in borsa. Il presidente è stato chiaro tantissime volte e l’ha fatto anche ieri: la Roma non è in vendita.

I riflessi sul futuro delle dichiarazioni di Totti.
Siamo dispiaciuti. Dal punto di vista del mercato non è associato in nessun modo, abbiamo un piano che va avanti a prescindere da chi sta in società. Non mi occupo di mercato e faccio riferimento a dei fatti e dicono che questa proprietà ha investito senza sosta in questi anni. Ha completato un risanamento ed ha portato risultati piuttosto buoni. Investiremo ancora e questa proprietà renderà ancora di più la squadra competitiva. Sbagliare può fare parte della gestione tecnica, non capita soltanto alla Roma. Abbiamo fatto degli errori, come dichiarato dal presidente. Quest’anno è stato negativo e questa deve essere una motivazione in più. Pallotta è ambizioso. Voglio ricordare un grande equivoco della quale è vittima Pallotta. Parlando della sua avventura con i Boston Celtics, ha avuto la fortuna dopo 5 anni di vincere il titolo NBA e si augurava di poter replicare anche alla Roma. Ha detto che voleva replicare quello che ha fatto e resta la sua ambizione.

Pallotta senza stadio potrebbe lasciare?
E’ un tema cruciale quello dello stadio e no è un business di per sè. E’ cruciale lo stadio e fortunatamente l’ho sentito dire da alcuni personaggi tra cui Ranieri. E’ un amplificatore di ricavi che sono neccessari alla Roma per incrementare la sua capacità competitiva. Senza lo stadio l’orizzonte resta molto complesso per primeggiare. Senza ricavi sarà pressoché impossibie sfidare la Juventus che ha il doppio del nostro fatturato.

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Rassegna stampa

Le parole di Totti, il mercato, Pellegrini: Florenzi, la fascia di capitano è un po’ più debole

GAZZETTA.IT (M.Cecchini) – Non deve essere stata una bella giornata, quella di ieri, per Alessandro Florenzi. E non solo perché Francesco Totti – in qualche modo anche il suo leader – ha sbattuto la porta in faccia alla Roma. C’è stato dell’altro, che lo riguarda personalmente, e neppure la distanza fisica che lo separa dalla Capitale (in questo momento è a Miami) lo ha preservato dalla sua quota di tsunami, che su social e radio ha cominciato subito ad alzarsi.

FASCIA DI CAPITANO – Motivo? Facile. Parlando della romanità, Totti ha liquidato in fretta lo stesso Florenzi chiamandolo per cognome e dicendo “non l’ho sentito”, mentre per “Lorenzo” Pellegrini – chiamato per nome – ha speso parole bellissime, che sono parse quasi un’investitura a capitano. Il problema è che adesso la Roma un capitano ce l’ha, è romano e romanista, e si chiama Florenzi. Per questo si capisce come il terzino giallorosso, dopo essere appena uscito dal tunnel dei problemi con gli ultrà, corre il rischio di doversi conquistare la fascia sul campo, sapendo che magari una fetta di tifosi – appoggiandosi sulle parole di Totti – preferirebbe più vedere capitano Pellegrini, anche lui romano e romanista. I due peraltro sono anche amici, ma nella Capitale veder nascere due fazioni contrapposte è roba di un attimo. Non basta.

MERCATO – Florenzi è anche al centro di voci di mercato che lo vogliono corteggiato dall’Inter di Conte (come Dzeko e Kolarov). Inutile dire che, vendendolo, la Roma farebbe una eccellente plusvalenza, ma non crediamo che a tutt’oggi siano questi gli intendimenti, anche se le vie dei bilanci sono infinite. Certo, le parole pronunciate ieri da Totti potrebbero in qualche modo avere anche incrinato l’intangibilità del capitano attuale, nonostante non fosse questo lo scopo dell’ex campione. Ma di sicuro capitan Florenzi, adesso, pare un po’ più debole.

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Calciomercato

Mercato, stallo Roma-Inter per Dzeko

L'accordo tra società e giocatore è stato trovato da tempo, ma ad oggi c'è una situazione di stallo per l'approdo all'Inter di Edin Dzeko, come scrive La Gazzetta dello Sport. Doveva essere un'operazione da concludere entro il 30 giugno (per questioni di bilancio), ma tra nerazzurri e Roma ancora non c'è intesa. In particolare l'Inter si è infastidita dal tentativo di rilancio dei giallorossi, che ora chiedono 22 milioni rispetto ai 20 di qualche settimana fa (l'offerta è invece ferma a 13). Situazione tale da non far temere per una rottura definitiva, sconveniente per entrambi. Resta sempre d'attualità l'inserimento di un giovane nella trattativa

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Michel Platini in custodia cautelare per corruzione legata ai Mondiali del 2022

Shock per Michel Platini. L'ex presidente della Uefa sarebbe da questa mattina in custodia cautelare a Nanterre presso l'Ufficio anti corruzione della polizia giudiziaria francese nell'ambito di un'inchiesta sulla corruzione legata all'assegnazione dei Mondiali del 2022 al Qatar. Il sito francese Mediapart.fr il primo a dare la notizia.

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Rassegna stampa

Totti, dietro lo show l’amico Malagò e l’affare stadio

LA REPUBBLICA (M.Mensurati) – Se l’obiettivo di Totti era davvero quello di “fare il bene della Roma”, allora si può dire che la sua conferenza stampa d’addio è stata un evidente fallimento. Basti pensare che da oggi ogni operazione di calciomercato in entrata sarà ancora più difficile di prima (chi vorrebbe andare a lavorare in una polveriera?). E che nelle due ore successive al suo sfogo, mentre social, radio, siti internet si gonfiavano di odio nei confronti della società, il titolo del club ha perso in Borsa il 3,78% (poi ha chiuso a +1,59%).

Se invece, come in molti a Trigoria (e non solo) pensano e ormai dicono esplicitamente, il vero scopo dell’ex dirigente giallorosso era quello di inviare un preavviso di sfratto “agli americani”, la lettura dello show di Totti è allora molto diversa. Nell’inchiesta pubblicata da Repubblica lo scorso 29 maggio sui veri motivi del turbolento divorzio tra la Roma e l’altro capitano, Daniele De Rossi, il giornale aveva riferito di come il club e il relativo progetto per costruire un nuovo stadio avessero scatenato in città enormi appetiti. Ieri, durante i 90 minuti di conferenza, l’impressione che questi appetiti abbiano finalmente trovato una loro espressione è stata a tratti molto forte.

Così forte che la Roma, in una nota ufficiale, si è lamentata dei “ripetuti riferimenti” di Francesco a “una nuova proprietà” e delle “informazioni raccolte da Totti stesso in tutto il mondo circa soggetti interessati al club”. Attività — si specifica — “svolta senza alcun mandato”, perché Pallotta “non ha alcuna intenzione di mettere in vendita il club adesso o in futuro”. L’irritazione, tanto a Boston quanto a Trigoria, è ormai così palese che si sta pensando di segnalare le parole di Totti direttamente alla Consob, chiedendo all’ente di vigilanza di valutare eventuali profili di aggiotaggio.

A sostanziare i sospetti del club, oltre alle parole esplicite di Totti, anche il profilo non proprio basso tenuto in tutta questa vicenda da Giovanni Malagò. Storico amico del Capitano, grande tifoso romanista, il presidente (in uscita) del Coni sta da tempo lavorando per riposizionarsi. Venerdì scorso in una intervista a Tuttosport aveva fatto scivolare lì una frasetta di quelle che balzano all’occhio: «Non conosco un tifoso di calcio che non sogni di diventare il presidente della sua squadra». Da allora Malagò ha ripetuto ad amici e giornalisti che quella era solo una battuta e che non ha alcuna mira sul club. Anzi, ancora ieri, diceva che lui aveva addirittura sconsigliato “l’amico Francesco” di fare una conferenza stampa con quei contenuti. E però, se così stanno le cose, non si capisce allora come mai Malagò abbia deciso di contraddire nei fatti il suo stesso pensiero, ospitando nel suo studio il debriefing della conferenza stampa, per la quale aveva deciso di “prestare” all’ex Capitano nientemeno che il Salone d’onore del Coni. Una scelta, quest’ultima, ostinatamente difesa da Malagò anche di fronte ai numerosi segnali di contrarietà arrivati nelle ultime ore dai vertici di Sport e Salute, l’ex Coni servizi Spa, già proprietaria della “Sala” nonché legata all’As Roma da un contratto di locazione dello Stadio Olimpico (valore 3,5 milioni di euro annui).

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«Fuori dalla realtà»: la società vuole portare Totti in tribunale

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Rasa al suolo e quindi da ricostruire: la Roma esce disintegrata dallo tsunami partito dal Salone d'Onore del Coni. Adesso è come se dovesse ricominciare da zero per affacciarsi sul futuro che oggi non c'è. Scoperto il bluff. Ma la replica al Capitano è immediata: «La sua percezione dei fatti e delle scelte adottate dal Club è fantasiosa e lontana dalla realtà».

Pallotta urla la sua rabbia e studia se sarà possibile adire le vie legali (turbativa d'asta e non aggiotaggio): l'immagine della società a stelle&strisce esce dilaniata e svalutata. In Italia e soprattutto all'estero. Chi lavora nella Capitale è spiazzato e mortificato dalla verità dell'ex capitano e, da venerdì, anche ex dirigente. Perché Totti, più sincero di quanto avessero messo in preventivo i suoi cari nemici vicini e lontani, strappa improvvisamente il velo d'omertà usato per coprire, da 8 anni, quanto di peggio si è consumato dentro il club giallorosso. Accantonato l'hashtag #famostostadio, ecco pronto il nuovo: #bonificamotrigoria. Guido Fienga, il nuovo ceo, ha la responsabilità più grande. Anche l'ex numero 10 ne ha rafforzato il ruolo, descrivendolo come l'unico ancora credibile. Bisogna vedere se da solo (non avrà al fianco il dt, carica scelta su misura per Francesco), per ora, gli riuscirà il repulisti, allontanando spie, antiromanisti, incompetenti e addirittura «accoltellatori».

VIA AL RIDIMENSIONAMENTO – Totti, raccontando il colloquio avuto con Conte, ha spiegato che la Roma va verso l'ennesima rivoluzione. Cioè non sarà migliorata, ma rifondata. Sbarcherà il nuovo allenatore Fonseca e il 1° luglio sarà comunque ufficiale anche il ds Petrachi. Ecco le prime pietre da posare. Ma poi c'è la squadra, cioè la rosa. Che perderà alcuni titolari: De Rossi è già uscito di scena, presto lo faranno pure Manolas, Dzeko e Kolarov. L'obiettivo di Fienga (e Petrachi) è piazzare il colpo di mercato che possa riportare un po' di entusiasmo tra i tifosi. Subito il top player. Da individuare, però. Icardi sarebbe l'ideale, anche per l'età. Ok Higuain, con la valutazione attenta comunque del profilo. Ma questi centravanti si portano sulla bilancia pure il peso insopportabile, almeno per il club giallorosso, del loro stipendio: 6 milioni Mauro, 7 più bonus Gonzalo. Significherebbe andare contromano: Pallotta, con la mancata partecipazione alla Champions, pretende la drastica riduzione del monte ingaggi. Meglio spendere per il cartellino del giocatore che per il suo salario.

PACCHETTO COMPLETO – L'input del presidente, insomma, è la cura dimagrante a Trigoria, abbassando la spesa annuale per la gestione tecnica e al tempo stesso l'età del gruppo. La Roma, costando meno e soprattutto più giovane, diventerebbe più facile da proporre in un'eventuale negoziazione: su piazza e anche oltre confine. Più che l'appeal, sarebbe la convenienza. Gli stessi emiri, ultimamente accostati alla Roma (con le smentite ripetute, però, di Pallotta) non regalano dollari per il pianeta. I ricchi scemi non esistono più. La cessione è l'unica exit strategy della proprietà Usa, anche se il presidente bostoniano ha assicurato che andrà avanti ancora a lungo. Pure nel comunicato di ieri sera in cui ha ribadito che non ha alcuna intenzione «di mettere la società in vendita adesso o in futuro». Può darsi che sia vero. Almeno fino a quando non avrà i permessi per costruire lo stadio di proprietà. E la mossa degli ultimi giorni, con il piano B di Fiumicino che è l'alternativa credibile all'impianto di Tor di Valle, non fa altro che rafforzare l'ipotesi della cessione del club giallorosso. Totti, sull'argomento, è andato cauto. Sa che il brand interessa, ma non ha mai incontrato interlocutori pronti a mettere nero su bianco. O quantomeno a trattare con il fondo Raptor. La nota da Boston sa di avvertimento: «Riguardo ai ripetuti riferimenti al suo possibile ritorno con l'insediamento di una nuova proprietà, in aggiunta alle informazioni raccolte da lui in tutto il mondo circa soggetti interessati al Club, ci auguriamo che questa non sia un'anticipazione inopportuna di un tentativo di acquisizione: scenario che potrebbe essere molto delicato in considerazione del fatto che la Roma è quotata in borsa».

I bookmaker hanno però colto al volo il desiderio di Francesco di tornare in caso di cambio di proprietà: la sigla Sisal Matchpoint quota a 6,00 l'addio degli americani entro il 30 giugno 2020. Puntata lunga un anno per riportare a casa il Capitano. Anche la Borsa scommette forse su qualcosa che verrà: prima scende, poi risale e chiude a + 1,59.

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[FOTO e VIDEO] – Tutte le verità di Totti: “Mi tenevano fuori da tutto: ecco perché ho dato le mie dimissioni”

Al Salone d'Onore del CONI a Roma la conferenza stampa di Francesco Totti. L'ex capitano dà l'addio alla Roma, dopo un'intera carriera vissuta da calciatore e due anni da dirigente. Circa 250 giornalisti accreditati, presenti anche testate straniere. Più quasi 100 tra fotografi, tecnici e operatori tv. Alla conferenza saranno presenti anche Candela, Tonetto e Aquilani (che hanno dei posti riservati), oltre alla sua famiglia.

“Ringrazio il presidente Malagò per avermi dato questa possibilità a questo posto bellissimo e importante per gli sportivi. La comunicazione è meno bella rispetto al posto. Alle 12.41 del 17 giugno 2019 ho mandato una email al CEO della Roma, dove ho scritto un po’ di parole e frasi per me impensabili ed inimmaginabili. Ho rassegnato le mie dimissioni dall’AS Roma. Speravo che questo giorno non ci fosse stato, ma è arrivato. Per me è un giorno brutto e pesante, ma viste le condizioni è stato doveroso e giusto prendere la decisione così brusca. Non ho avuto mai la possibilità di lavorare operativamente sull’area tecnica. L’ho pensata per mesi, ma è la più coerente e giusta. Davanti a tutti deve esserci la Roma, che è la squadra da amare. Non devono esserci fazioni pro Totti, Pallotta o Baldini. L’amore nei confronti di questi colori solamente. E’ normale che poi i presidenti, gli allenatori ed i giocatori passano, ma le bandiere no. Questo mi ha fatto pensare tanto ed ho preso questa decisione non per colpa mia. Non so più che dirvi poi (applausi, ndr)”.

Enrico Lucci de Le Iene interviene: “Hai fatto sognare Roma e sei nel mondo. Quando ti ho visto in giacca e cravatta ho pensato “ma chi gliel’ha fatto fare?”. Sei come Caravaggio, ci hai fatto sognare. Hai mai pensato, durante tutto questo periodo, “ma chi me l’ha fatto fare”? 
No. La Roma l’ho messa davanti a tutto. E’ la mia seconda casa, se non la prima. Prendere questa scelta è stato difficilissimo. Li ho sempre voluti portare ad alti livelli e volevo fargli fare bella figura.

Di chi è stata la colpa? 
Non è stata mia, perché non ho mai avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai coinvolto in un progetto tecnico. Il primo anno ci può stare, nel secondo già avevo capito che cosa volessi fare, ma non ci siamo mai trovati né aiutati l’uno con l’altro. Conoscevano la mia voglia e quello che volevo dare alla società, ma loro non hanno mai voluto: mi tenevano fuori da tutto.

La gente rimarrà traumatizzata. Quale messaggio vuoi mandare a coloro che sono disorientati?
Alla gente di Roma devo dire solamente grazie per come mi hanno trattato. C’è stato sempre un reciproco rispetto sia in campo che fuori. Posso dire solamente di continuare a tifare questa squadra. Per me è la squadra più grande del mondo e vederla in difficoltà mi rattrista e mi dà fastidio. Roma è Roma. I tifosi sono diversi dagli altri: la passione e la voglia che mettono dentro questa squadra non potrà mai finire. Io continuerò sempre a tifare Roma. E’ un addio o un arrivederci? E’ un arrivederci, non un addio. Da fuori penso che è impossibile vedere Totti fuori dalla Roma e non posso pensare che accadrà. Io prenderò altre strade, è un momento significativo. Se un’altra proprietà punterà forte su di me sarò pronto.

Che hai deciso di fare? 
Posso fare tante cose. Sto valutando tranquillamente, questo mese valuterò le offerte e quella che mi farà stare meglio la prenderò col tutto il cuore. Ho sempre dato il massimo e se prenderò una decisione sarà definitiva.

C’è qualcuno che è più colpevole di altri? 
Non indico di chi è la colpa. E’ stato fatto un percorso che non è stato rispettato ed alla fine ho fatto questa scelta.

Ti avevano promesso qualcosa? 
Tutti sappiamo che hanno voluto che io smettessi. Avevo un contratto di sei anni da dirigente, sono entrato in punta di piedi perché era un altro ruolo. Sono due cose completamente diverse anche nella stessa società. Di promesse ne sono state fatte tante, ma alla fine non mantenute. Loro sapevano che cosa io volessi. Col passare del tempo giudichi e valuti, anche io ho un carattere ed una personalità, non sto qui a fare quello che mi chiedono di fare. Lo facevo per la Roma, ma non volevo mettermi a disposizione di altre persone che non volevano facessi questa cosa.

C’è stata una sorta di “deromanizzazione”? E’ un’operazione congiunta o casuale? 
E’ stato un pensiero fisso di alcune persone quello di togliere i romani dalla Roma. E’ prevalsa alla fine, perché hanno ottenuto quello che volevano. Da otto anni a questa parte, con gli americani, hanno cercato in tutti i modi di metterci da parte. Hanno cercato in tutti i modi di farlo. Hanno voluto questo e ci sono riusciti.

Che rapporto c’è con Franco Baldini? 
Non c’è mai stato e mai ci sarà. Ho preso questa decisione anche per dei problemi interni. Andava scelto uno dei due, quindi mi sono fatto da parte io. Non servono troppi galli a cantare. Le persone che mettono bocca e fanno danni. Ognuno dovrebbe fare il suo. Quando canti da Trigoria, non senti mai il suono. L’ultima parola spettava sempre a Londra. Era inutile dire quello che volevi cambiare, era tempo perso.

Che futuro vedi per la squadra? 
I problemi della società li conosciamo tutti, soprattutto per il fair play finanziario e le cessioni entro il 30 giugno. Hanno fatto questa scelta difficile, ovvero di vendere calciatori più forti, perché è più facile prendere soldi e tamponare i problemi. Bisogna essere trasparenti, soprattutto con i tifosi. Ho detto ai dirigenti: “Alla gente bisogna dire la verità, è brutta ma bisogna dire la verità”. Quando un anno fa dissi la verità, mi risposero che ero incompetente e che stavo togliendo i sogni ai tifosi ed ai giocatori. Se dici la verità sei inattaccabile, io sono abituato a dire la verità. E se è così, io non posso stare qua dentro.

L’assenza di Pallotta pesa? 
Per me pesa tantissimo. Il giocatore trova sempre un alibi, una scusa. Quando le cose vanno male dicono che manca il presidente, il direttore sportivo e così via. Questo va a dar problemi alla squadra ed alle partite. Per me crea un danno. Il presidente deve essere più sul posto: quando vedi un capo stai sull’attenti e lavori come dovresti lavorare. Quando non c’è il capo fanno tutti come gli pare. Quando ti alleni senza il mister, con il secondo allenatore fai lo stupido, col mister vai a 300 all’ora.

La Roma ti ha messo nelle condizioni di fare il tuo lavoro?
Ho preso la decisione perché non ho potuto fare niente. Non potevo sopratutto sull’area tecnica. Non voglio fare il fenomeno, ma capisco di più rispetto a qualcuno a Trigoria. Ho le basi e l’occhio per guardare direttamente. Io penso di saperlo fare bene, anche sbagliando, ma la parola mia è diversa da quella della Roma. Ho sempre messo la faccia e sempre la metterò, sopratutto quando le cose vanno male come quest’anno.

Sei stato negli Emirati Arabi. Il Qatar può prendere la Roma?
Ho girato spesso in vari continenti. Soprattutto in Kuwait, a Doha o Dubai. Ci sono tante persone che farebbero investimenti, ma se non c’è il nero su bianco non ci credo. La Roma è amata e stimata in tutto il mondo. Stare qui però a dire che c’è uno o l’altro è inutile. Non so niente su tutto ciò.

Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
Il vaso ormai si era riempito. Tante cose mi hanno fatto riflettere e pensare. Non sono mai stato reso partecipe, solamente quando erano in difficoltà. In due anni avrò fatto dieci riunioni, mi chiamavano sempre all’ultimo, come se volessero accantonarmi. Il cerchio si stringe dopo un po’ e subentra il rispetto verso la persona. Io ho cercato di mettermi a disposizione e di portare qualcosa in più alla società, ma dall’altra parte c’era un pensiero diverso.

Che cosa serve per riportarti alla Roma?
Un’altra proprietà. Dipende poi se mi chiameranno e se crede nelle mie potenzialità e che posso fare qualcosa di buono. Non ho mai fatto né farò del male alla Roma, che viene prima di tutto, anche ora. Oggi potevo anche morire, era meglio che staccarmi dalla Roma. Meglio così, perché tanti dirigenti hanno detto che sono troppo ingombrante in questa società.

La proposta di direttore tecnico e la limitazione alle tue attività esterne è arrivata? 
Non ho chiesto soldi, né mai di comandare tutto. Ho chiesto di dare un contributo e di metterci la faccia. Ho chiesto di decidere come gli altri. Fanno il direttore sportivo, l’allenatore e non mi chiamano. Non sono andato a Londra perché mi hanno avvertito due giorni prima. L’allenatore era già fatto, il ds quasi. Che vado a fare senza decidere? L’unico allenatore che ho chiamato è Antonio Conte. Sinisa, Gasperini, Gattuso e così via non li ho mai chiamati. Una persona ho chiamato: Conte. Se fanno passare che ho chiamato tutti e che l’unico che non ho chiamato è Fonseca non va bene. Io per stupido non ci passo. Questa è la realtà.

Se andasse via Baldini potresti tornare? 
No. Se il vaso è rotto non si possono rimettere i cocci al posto giusto. Potevano fare questa scelta prima, è giusto che rimanga così se non ci hanno pensato prima. Rispetto, ma a malincuore.

Pallotta dice che hai avuto un peso nella scelta dell’allenatore. Seguendo quello che hai detto, Pallotta mente?
Guido Fienga è l’unico che ci ha messo la faccia. E’ l’unico che mi ha fatto questa proposta, se non ci fosse stato lui sarei rimasto così. E’ inutile continuare su questa strada. L’unico che ho chiamato con Fienga è Claudio Ranieri. Oggi lo ringrazio Ranieri, perché ha fatto il massimo per noi ed è un uomo vero. Non abbiamo parlato di niente e mi ha detto “domani sono a Trigoria”. I tifosi gli hanno dato un contributo all’addio di Daniele ed è doveroso fargli un saluto. Le dichiarazioni di Pallotta? Non sono qui ad andare contro di lui, non mi serve dare bugie. A che pro? Dico la verità.

Non hai mai pensato a lavorare e ripartire da zero? 
Fienga me lo disse qualche mese fa. Tutti sanno che avrei voluto fare il direttore tecnico. Se c’è però uno che ti mette il bastone tra le ruote e trovano ogni volta un intoppo… Io non sono stupido. Se io non avessi voluto Fonseca? L’ultimo parere tocca al DT. Hanno scelto tutto loro, se le cose vanno male che dico? Non ho scelto il direttore sportivo, non ho scelto Fonseca. Se fosse venuto Conte sarei rimasto, anche se mi avessero chiamato prima di scegliere l’allenatore. Avrei voluto vedere la fiducia in me. Con Conte è successo perché lo abbiamo fatto io e Guido Fienga. “L’unico che può cambiare la Roma in questo momento è Conte”, ho detto a Fienga. Lui ci aveva dato l’ok. In secondo piano l’ha saputo Pallotta ed era contento che si potesse fare.

Ti hanno chiesto un parere su De Rossi? 
Io non ci ho mai messo bocca. Io già da settembre dissi: “Se pensate che è l’ultimo anno di De Rossi, diteglielo subito”. Lui va rispettato, tutti mi dicevano che dovevano valutare e così via. I risultati non venivano, c’era un contesto difficile. Il problema di Trigoria è che le cose vanno fatte subito. Lì però la gente ha paura a fare le cose, deve esserci uno che prende le decisioni. Io con Daniele ci ho parlato da amico, non da dirigente. Gli ho detto di guardare al di là, perché io pensavo che fosse il suo ultimo anno. Non potevo esprimermi più di tanto perché ero un dirigente e gli parlavo per fargli aprire gli occhi ed il problema è arrivato. Io non riesco ancora a capire se è voluta o se non ci pensano. Se è voluta è brutta, ma da quello che ho capito era quello che hanno sempre voluto: togliere i romani dalla Roma.

Hai parlato di Sarri?
Io mai. Non so quali fossero i suoi obiettivi o le sue (di Baldini, ndr) idee. So che Sarri era un suo pupillo ed è un grande allenatore, che avrebbe fatto comodo. C’erano un po’ di problemi con il suo club, in questo momento però parliamo del nulla e dell’attualità. Fonseca deve trovare un ambiente sereno e tranquillo, senza intoppi. Deve essere bravo, lo è e spero che possa fare bene con la Roma.

Perché Conte doveva venire qui? 
Perché non voleva rivoluzioni, ma una continuazione. In questo momento dovevi fare una squadra dal quarto posto in su.

Verrai allo stadio?
Sì, perché no. Sono sempre tifoso della Roma, può darsi che vado in Curva Sud, anche se lì non si vede la partita. Anzi, prendo De Rossi e la vado a vedere da lì.

La proprietà americana avrebbe potuto fare di più? 
E’ un dato di fatto. Se devi vendere perché sei a -50 devi vendere e la squadra si indebolisce. Da parte mia c’è sempre stato il 100% dell’impegno.

Hai qualcosa da rimproverarti? 
Avrei potuto dare un contributo, non cambiarla, ma un contributo sicuramente. Di promesse ce ne sono state tante e da tifoso mi dispiace, ho dei sogni da tifoso. Avrei voluto vedere la Roma competere ad alti livelli.

E’ necessaria una società con dei romani per il ritorno di Totti?
Se io fossi il presidente della Roma ed ho due bandiere come Totti e De Rossi, gli darei in mano tutto. C’è la romanità, glielo possono spiegare che cosa significa. Si contornano di persone sbagliate, ascolta solo loro (Pallotta, ndr). Se sbaglio per otto anni, posso farmela una domanda? Io questo giudico come tifoso. Se sbagli dieci interviste, all’undicesima capisci che c’è qualcosa di sbagliato. In questo momento non ci sono altre risposte.

Qualcuno ti ha pugnalato dentro Trigoria? 
Sì, ci sono persone che non vogliono che sia là dentro. Ci sono persone che fanno il male della Roma dentro Trigoria e Pallotta si fida di loro. Io conosco Trigoria come i miei jeans, conosco tutti e so come va gestita. Ci sono cresciuto là dentro: conosco i problemi e le soluzioni, chi parla male e chi parla bene. Come fai ad andare avanti ed essere coesi per aiutare una società? Ognuno fa il bene di sé stesso.

Che ruolo ha avuto Baldissoni nella tua carriera da dirigente? 
E’ stato un dirigente della Roma. Ha cercato di indicarmi la strada, non so quale. Mi ha aiutato in qualche modo, ma non ce l’ho con lui. Lui fa parte dei dirigenti. E’ una carica importante quella del vice presidente.

Qualcuno dice che hai fatto troppe vacanze e troppo padel. Che rispondi? 
Padel, calcetto e vacanze (ride, ndr). E’ normale che devo rispondere a queste cose? Io quando faccio beneficenza e partite, loro sono al corrente. Dicono che è importante perché porto la Roma nel mondo. Vogliamo parlare della settimana bianca? Tutti ci vanno. Il problema è che non li riconosce nessuno e non si sa. Io sono andato fuori tre giorni prima del derby, ma venerdì ero a Trigoria. Questo è quello che dite voi.

Come commenti l’email uscita su La Repubblica?
Ci sta. Io mi fido al 100% di Daniele De Rossi, ci metto la mano sul fuoco che non è stato lui a dire queste cose.

Perché non sei riuscito a creare un rapporto diretto con Pallotta?
Nelle ultime settimane ha cercato di trattenermi, sempre per terze persone. In due anni non ho mai sentito nessuno, né Pallotta né Baldini. Io che cosa devo pensare? Che sono benvoluto? Non è mai successo.

Se Pallotta rimane dieci anni? 
Spero che possano vincere quello che dicono. Sono otto anni che lo dicono. Oggi sono 18 anni dallo scudetto.

Malagò vuole fare il presidente della Roma? 
Spero che mi chiamerà in quel caso, mi basta un po’ più di potere. Quando dico io una cosa non va bene, io non voglio stare davanti a tutti, loro sì.

Ti fa più male essere considerato un freno o il fatto che loro non credessero nelle tue potenzialità di dirigente? 
Io sono stato un peso per questa società. Mi hanno detto che sono troppo ingombrante, sia da calciatore o da dirigente. Mi hanno fatto male entrambi, ma questa è più significativa: quando ti stacchi dalla Mamma è dura.

Pallotta è qui per lo stadio o per la Roma? 
Lo dovresti chiedere a lui. Non ti posso rispondere. La farei anche a lui, non posso entrare nel suo pensiero, è sbagliato quello che dirò.

Prenderesti in considerazione di andare in altri club? 
Ci sono state alcune offerte da squadre italiane, una stamattina. Io sono libero. Tante cose le ho sapute leggendo i giornali: di alcuni allenatori, dirigenti o giocatori. Pensa che considerazione che avevo.

Vuoi ringraziare Pallotta per qualcosa? 
Mi ha tenuto qui e mi ha fatto conoscere tante cose. Io non sputo sul piatto dove ho mangiato, è giusto che la Roma rimanga là su. Deve essere bravo a recuperare la fiducia della gente. Spero che gli diano consigli giusti.

Perché non viene Pallotta?
Non ci ho mai parlato, solamente dopo aver smesso a Londra. Dopo l’addio non ho mai avuto modo di parlarci. Mai.

Dopo le tue parole i dirigenti faranno autocritica o sarà accettata come la tua verità?
L’effetto deve essere positivo, deve ripartire il progetto Roma. Deve capire i problemi dentro Trigoria, ma non ho mai avuto modo di fargli capire certe cose. La Roma è la Roma, il resto non conta. Lui deve essere bravo a cambiare registro.

Hai scelto il 17 giugno casualmente? 
Sì, non era voluta. Pensavo ci fosse un solo 17 giugno. Non pensavo di poter dire “ciao Roma”, non lo avrei mai pensato.

Hai sentito Florenzi e Pellegrini?
Florenzi no, Lorenzo sì. Non ci credeva, ma ci crederà. A lui ho promesso tante cose, che spero possano avverarsi, è un ragazzo speciale, può dre tanto a questa maglia. La onorerà fino alla fine. E’ tifoso della Roma e qualche romano dentro serve sempre. Vedere alcuni giocatori che quando perdono ridono, ti girano le palle. Alcuni tifosi queste cose non le sanno. Oppure dirigenti felici di perdere, di cui non farò mai i nomi. La Roma deve essere sempre davanti a tutti, se ci sono questi a Roma non vai da nessuna parte. Se siete uniti vai dritto, se qualcuno esce dal binario sei finito.

Roberto Mancini? 
Ti saluta (ride, ndr). Ha una grande nazionale ed io che faccio l’Ambasciatore cerco di dargli un aiuto.

Secondo te si sono resi conto di che cosa stanno togliendo alla Roma ed alla città?
Non si rendono conto perché non vivono la quotidianità. Stando qua è completamente diverso, a loro arriva l’1% di quello che succede qui. Sarà una cosa diversa, sicuramente. Per la Roma e per me lo sarà, ma per loro in un’altra città non cambia niente. Spero che se ne possano rendere conto, ma è tardi.

Sei ex dirigente. Sembra che tu stia parlando da futuro dirigente… 
No, io faccio la conferenza perché ci sono stati dei problemi tra me e i dirigenti. Se potessi rientrare, non adesso, ma con un’altra proprietà, io sarò dirigente a 360 gradi. Non c’era bisogno, se avessero fatto quello che ho chiesto, non mi sarei mai dimesso.

Le scelte? 
Non nominerò i giocatori per rispetto. Tornavo dalle vacanze e mi hanno chiesto un parere riguardo un giocatore ed io ho detto che non avrebbe fatto bene. Di Francesco gioca col 4-3-3 e non gioca da un po’, per me andava preso un altro giocatore. Mi hanno detto che dico sempre di no, ma ho solamente risposto. Non chiedetemi il nome del giocatore però. Io ci avrei azzeccato però, perché l’altro è dell’Ajax.

Monchi? 
Non l’ho sentito.

Nainggolan hai provato a tenerlo? 
Ho preso posizioni forti, molti non volevano così. Nelle altre società non succede. Chi sbaglia paga, può essere anche Messi o Ronaldo. Nello spogliatoio deve esserci rispetto reciproco, se hai sbagliato è giusto che paghi.

Ai tempi dei Sensi, c’era già un ruolo definito? 
Sì, Direttore Tecnico.

Dopo la semifinale c’era la sensazione che si sarebbe potuto fare qualcosa?
Sì, c’era questa sensazione. Difendo Di Francesco ora, anche se l’ha scelto Monchi. Lui ha chiesto 4-5 giocatori, ma non glieli hanno mai presi. Le cose si devono sapere, è inutile nascondersi. La verità fa male. Io non sto difendendo il mister, che ha sbagliato scelte. Lui però ha chiesto 4,5 scelte e gliene hanno presi zero.

Che diresti ad un calciatore che vuole venire ora alla Roma? 
La verità. Se vieni è una scelta tua, io non ti dico che è tutto bello ed i fiori.

Quali sono le cose belle? 
Città, mare, montagna ed i tifosi della Roma che sono i più belli di tutti.

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Malagò: “Totti avrebbe voluto fare la conferenza all’Olimpico, giusto accoglierlo al Coni”

"Il futuro di Francesco Totti? Penso che lui abbia, come tanti noi, la volontà di fare una cosa in cui si sente pienamente coinvolto e sicuro per quelli che sono i propri mezzi e le proprie capacità". Lo ha dichiarato il presidente del Coni Giovanni Malagò parlando della conferenza stampa che terrà Francesco Totti questo pomeriggio per annunciare le sue dimissioni da dirigente della Roma. "Sarebbe un errore se io da presidente del Coni dicessi qualche cosa – ha sottolineato il numero uno dello sport italiano a margine del 'Premio Fair-Play Menarini' -. L'unica cosa che dico è che lui ha chiesto di fare una conferenza all'Olimpico, ma c'era un concerto e mi è sembrato doveroso concedergli il Salone d'Onore. Questo perché lui ha vinto il Collare d'Oro, la massima onorificenza sportiva, e poi perché è un campione del mondo. E' giusto che venga qui, questa è la casa dello sport italiano. E il mondo dello sport è grato ai campioni del mondo, di qualsiasi disciplina siano".

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Capello: “Sorpreso dalla decisione di Totti, un dirigente incide sempre meno di un giocatore”

Anche l'ex tecnico giallorosso Fabio Capello questa mattina, ai microfoni di Radio Anch’io Sport, ha parlato della possibilità d’addio di Totti alla Roma con la conferenza di oggi alle 14. Queste le sue parole: Sono sorpreso dalla decisione di Totti, forse non riuscendo a essere incisivo ha deciso di lasciare. Fare il dirigente è un’altra cosa che essere giocatore. I tifosi saranno con Totti. Non so perché la società non sia riuscita a gestire la situazione. Ci sono sempre due verità e bisogna capire tutte e due le versioni. Quando fai il dirigente incidi meno, è un lavoro diverso“.