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Cristante: “In chat ci aggiorniamo sul Coronavirus, spero di tornare presto”

Bryan Cristante torna a parlare in pubblico, e lo fa in collegamento con Sky. Tanti gli argomenti, ovviamente il primo è l'emergenza Coronavirus: "Volevo mandare un grandissimo abbraccio alla città di Bergamo che in questo momento più di altre ha bisogno di sostegno. Noi, tramite Roma Cares, abbiamo lanciato questa campagna raccolta fondi per l'Ospedale Spallanzani che qui a Roma è in prima linea per combattere questo virus. Noi giocatori stiamo facendo il nostro e chiunque voglia dare una mano tramite il nostro sito AS Roma può dare il suo contributo".

Avete una chat interna tra voi tesserati della Roma per confrontarvi?
"Abbiamo la nostra chat interna in cui ci aggiorniamo sia sullo stato di salute delle nostre famiglie sia su un'eventuale ripresa del campionato e degli allenamenti. Dal punto di vista personale penso di aver fatto finora una buona stagione. Ho avuto un brutto infortunio che mi ha tenuto fuori per un po' di tempo, ma poi sono rientrato e non vedo l'ora di iniziare quando questa brutta storia sarà finita".

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AUDIO – Fabio Cannavaro a Retesport: “Col virus non si scherza, bisogna stare a casa. Calcio? Impossibile si riprenda a maggio”

Ai microfoni di Retesport è intervenuto Fabio Cannavaro, capitano dell'Italia Campione del Mondo nel 2006 e attualmente allenatore del Guangzhou Evergrande, per fare il punto sulla situazione Coronavirus, con cui si è dovuto confrontare da vicino. In studio Massimiliano Magni e Paolo Cento, in collegamento telefonico Ugo Trani, cronista de Il Messaggero.

Come stai?

“Sto bene, sono in Cina e sono tornato da u a settimana e sono in quarantena. cucino, lavo, stiro. Qui la quarantena è dura, il governo cinese ha vietato di uscire di casa, fortunatamente mi portano la spesa qui. Quando mi sono spostato a Dubai con la squadra abbiamo adottato tutte le misure di sicurezza, sia in partenza che al ritorno. Abbiamo fatto tampone ed esame del sangue a tutti. Tornati in Cina siamo stati in quarantena. Ho la mia famiglia a Napoli e ho paura per loro, perché con questo virus non si scherza. Chi pensa di fare superman rischia di finire intubato”.

Quanto è lontana ripresa vita normale in Cina?

“Il virus è sotto controllo perché hanno adottato misure forti. È capitano nel capodanno cinese e le città erano vuote, quindi chiudendo le zone rosse sono riusciti a controllarlo. Hanno bloccato tutto, addirittura sono state create delle applicazioni per smartphone che davano informazioni sul virus in tempo reale. Ora la vita sta riprendendo, piano piano stanno riaprendo le scuole e dal 1 maggio riprenderanno anche le attività sportive e quindi anche il campionato. All’inizio la situazione era strana, ma solo stando a casa si è impedita la diffusione del virus".

Le misure erano più dure rispetto all’Italia?

“Qui non si poteva andare a correre, due persone non potevano stare vicino e prima di entrare nei supermercati dovevi misurarti la febbre. C’era l’esercito in strada. I responsabili della diffusione del virus da Wuhan sono stati rimossi dai loro incarichi di governo. In Italia bisogna essere prudenti, non bisogna uscire ogni giorno, anche per aiutare il sistema sanitario, che ne ha davvero bisogno. Noi ex campioni del mondo abbiamo lanciato una raccolta fondi su gofundme per sostenere la sanità italiana. Quasi tutti i miei colleghi hanno fatto donazioni importanti, almeno il 99%. Noi siamo privilegiati e dobbiamo contribuire: Montella, Chiellini, Verratti e molti altri stanno aderendo a questa raccolta fondi”.

Sulla fuga di alcuni calciatori?

“Nessuno può dire che la propria città sia sicura, tutto il mondo è a rischio. Non mi piace che si pensi a quando ripartire col campionato, perché i tempi saranno molto più lunghi di quelli per ora previsti. Trovo sconcertante quello che ha fatto Cellino, non capisco come alcuni presidenti pensino solo a risparmiare. In Italia la situazione non è sicura ed è impensabile riprendere gli allenamenti nei centri sportivi, perché sarebbe rischiosissimo”.

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EMERGENZA CORONAVIRUS

Perché se ogni malato infetta una sola persona l’epidemia si arresta

LA REPUBBLICA (L. FRAIOLI) – Ogni sera alle 18 siamo in attesa dei dati drammatici forniti dalla Protezione civile. E poi grafici, tabelle, istogrammi che diano un senso alla contabilità di morti, ricoverati e guariti: ci si improvvisa epidemiologi e statistici, pur di decifrare i numeri di quest’emergenza. Ma sono tanti i quesiti che restano aperti, senza l’aiuto degli esperti. Ecco allora qualche risposta, una bussola per orientarsi in queste ore drammatiche nella scienza delle epidemie.

Che cosa significa che il rapporto di contagio deve scendere da 2,5 a uno?
Una persona infetta da coronavirus, in assenza di misure di mitigazione dell’epidemia, contagia in media altre 2,5 persone. Ciascuna di queste, a sua volta, ne contagia altre 2,5. Con questa progressione, bastano tre “generazioni” di contagi per passare da un infetto a una trentina. Ed è questo che spiega l’andamento esponenziale che caratterizza le fasi iniziali dell’epidemia. Ma R0, il numero di riproduzione di base (questo il nome tecnico del parametro che per Covid-19 vale 2,5) è quello fotografato al “tempo zero”, all’inizio. Perché cambia nel corso dell’epidemia, anzi durante le prime fasi può persino crescere, per esempio negli ospedali dove si accalcano i malati e si infetta anche il personale medico. Con l’adozione delle misure di contenimento inizia a scendere e così succede anche se i guariti acquisiscono immunità al virus, che quindi ha una popolazione minore in cui propagarsi. L’obiettivo è fare in modo che il numero di riproduzione diventi minore di uno.

Perché se scende dal primo valore al secondo è una buona notizia?
Perché se un contagiato infetta in media meno di una persona l’epidemia si arresta. Ecco perché è importante che per l’emergenza coronavirus il numero di riproduzione passi dall’iniziale 2,5 a 1 nel minor tempo possibile.

Perché una curva dei contagi più simile a una collina è meglio di una curva dei contagi più simile a una montagna?
Una curva dei contagi con un picco molto alto e stretto significa che molti si ammalano in un breve periodo di tempo. L’effetto può essere dirompente sul Sistema sanitario perché i malati avranno bisogno di cure tutti contemporaneamente. Inoltre in una situazione simile l’infezione acquista virulenza perché gli ospedali diventano luoghi di concentrazione e di diffusione del contagio. Le misure di distanziamento sociale servono ad “appiattire” la curva dei contagi, facendo in modo che il picco si presenti più tardi e con una altezza inferiore. Alla fine il numero di malati potrebbe essere lo stesso che nel primo caso, ma sarebbero distribuiti su un periodo di tempo molto più lungo, dunque il Sistema sanitario avrebbe il tempo di curare chi ne ha bisogno nella prima fase dell’epidemia per poi dedicarsi a chi contrae il virus nelle settimane successive. E gli ospedali, non sull’orlo del collasso, non sarebbero luoghi di contagio, riducendo così il numero di morti complessivo.

Nel 1918, durante l’epidemia d’influenza Spagnola, la città di Philadelphia aspettò due settimane dal primo caso prima di adottare il distanziamento sociale. St. Louis lo fece dopo due giorni. Nella prima città si ebbe un andamento del contagio a “montagna” con un computo finale di 16mila morti. Nella seconda la curva dei contagi fu a forma di “collina” e i morti circa 700.

Perché se le decisioni vengono prese anche osservando modelli predittivi statistici non siamo però in grado di dire quando ci sarà il picco?
Ci sono modelli che provano a prevedere il picco, ma tra gli esperti c’è chi ritiene che le variabili in gioco siano troppe e troppo poco controllabili, per esempio il livello di adesione della popolazione alle misure di contenimento disposte dal governo. Dal punto di vista matematico, l’avvicinarsi del picco dei contagi si manifesta quando la curva dell’epidemia presenta un flesso, vale a dire cambia da concava a convessa. Al momento, nella curva dei contagi italiani questa variazione non è stata ancora osservata.

Che differenza c’è tra una curva del contagio con l’immunità di gregge o no?
L’immunità di gregge è tecnicamente quella ottenuta con la vaccinazione. Si parla invece di immunità naturale quando compare per effetto della diffusione del virus nella popolazione. In entrambi i casi l’immunità abbassa il valore del numero di riproduzione del contagio e dunque rallenta l’epidemia fino a fermarla. Ma qual è la percentuale di popolazione che deve essere immune perché ciò accada? Dipende da R0, il numero di riproduzione di base del virus. Se R0 vale 2, l’epidemia si ferma quando è immune il 50% della popolazione. Se R0 è pari a 3, il risultato si raggiunge quando è immune il 67% della popolazione. Nel caso del Coronavirus (R0=2,5) l’immunità di gregge si aggira intorno al 60%. Ed era infatti il traguardo del premier britannico Boris Johnson prima del ripensamento e dell’adozione di misure all’italiana. L’immunità (naturale o di gregge) appiattisce la curva epidemica e previene l’esplosione di nuovi focolai. Tuttavia si possono ripresentare picchi di infezione, quando la popolazione perde l’immunità di gregge, ad esempio per l’avvicendarsi delle generazioni (muoiono gli anziani immuni e nascono bambini non immuni). Per questo l’immunità di una popolazione va mantenuta con i vaccini.

Dai dati sui positivi al tampone e sui deceduti si può risalire a una stima dei contagiati effettivi (asintomatici e non)?
Si può fare una stima, a partire dai deceduti di oggi, di quanti erano i contagiati lo stesso giorno di due settimane fa, assumendo che si muoia esattamente due settimane dopo il contagio e che la letalità (rapporto tra morti e postivi al virus) sia compresa tra l’1 e il 5%. Ieri sono morte 427 persone. Se la letalità di Covid-19 fosse dell’1%, vorrebbe dire che il giovedì di due settimane fa si sono contagiate circa 42.700 persone. Se la letalità fosse del 5%, vorrebbe dire che quel giorno di due settimane fa si sono contagiati 8.540 italiani. Dunque il numero reale di nuovi contagiati giovedì 5 marzo è compreso in una forchetta tra 8.540 e 42.700. Mentre i dati ufficiali di quel giorno parlavano di appena 509 casi.

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Ecco chi è Mudryk, il piccolo genio che piace a Fonseca

LA GAZZETTA DELLO SPORT (A. PUGLIESE) – Il 31 ottobre 2018 Paulo Fonseca non ebbe esitazioni. «Vai, ora tocca a te», gli disse senza mezze parole. Alla fine di quella partita degli ottavi della coppa d’Ucraina mancavano ancora venti minuti e sul 2-2 nel derby tra Shakhtar e Olimpik Donetsk Paulo Fonseca decise di mandare dentro proprio quel ragazzino, Mykhailo Mudryk, all’epoca appena 17 anni.

Entrò al posto di Junior Morais, il centravanti, e lo Shakthar nel finale riuscì a vincere anche grazie al gol di Danchenko. Per Mudryk fu l’esordio assoluto in prima squadra, seguito poi anche da due presenze in campionato contro la Dinamo Kiev e ancora l’Olimpik e anche un gol nell’amichevole contro il Qarabag. Poi, quest’anno, con Luis Castro è tornato a giocare con la Primavera, mettendosi in mostra nella Youth League. Ma Fonseca quel ragazzino di 19 anni non se l’è dimenticato e l’ha segnalato a Petrachi. E magari il d.s. riuscirà anche a portarlo alla Roma, chissà.

Nato il 5 gennaio del 2001 a Krasnograd, nella regione di Kharkiv, Mudryk ha fatto tutta la trafila nelle varie nazionali giovanili ucraine, dall’Under 15 fino alla 21. «Appena arrivato in prima squadra Fonseca mi ha spiegato come cambiare il mio modo di giocare», ha detto il fantasista ucraino appena sbarcato in prima squadra. Mudryk dalla cintola in su può giocare in molti ruoli: trequartista, ala sinistra ma pure a destra, volendo anche centrocampista centrale.

Con tutte le debite e dovute differenze, un piccolo Mkhitaryan. Il piede forte è il destro, ecco perché ama giocare spesso a sinistra, per convergere verso il centro e provare il fraseggio o il calcio in porta. Esattamente quello che chiede ad esempio Fonseca ai suoi esterni d’attacco.

Ha qualità tecniche elevate, sa trattare il pallone, ha palleggio e anche velocità. Ma soprattutto, sa trattare la palla sulla corsa, cosa che fa tutta la differenza del mondo e che permette – appunto – di associare le doti tecniche a quelle della rapidità e del controllo in corsa. Insomma, le cose belle le sa fare anche in velocità, palla al piede.

Baricentro basso, è forte anche nell’uno contro uno, perché con quel fisico riesce anche ad essere sgusciante e ad andare via all’avversario. In più la qualità tecnica di cui è dotato gli permette di essere pericoloso anche su punizioni e rigori. Insomma, un profilo ottimo, su cui poter ancora lavorare in corsa, soprattutto dal punto di vista della struttura fisica. Lo Shakthar, che è un club ricco, vuole 1,5-2 milioni di euro. E il prezzo è anche abbordabile. Facile quindi che Petrachi ci vada su presto pesantemente.

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Kolarov, calcio ma non solo. Il terzino guarda oltre: “Le priorità sono altre”

LA GAZZETTA DELLO SPORT (C. ZUCCHELLI) – Non si fa problemi, Kolarov, a raccontare la sua vita romana. Gli allenamenti in giardino, quelli in casa con la cyclette fornita dalla Roma, le telefonate con FaceTime con gli amici, le notizie lette su internet e ascoltate in tv. Con una consapevolezza. Niente sarà più come prima: “Il calcio non è una priorità in questo momento. E francamente non so come si possa ricominciare a maggio e finire entro il 30 giugno. Lo spero, ma non sono molto ottimista”

Dice ancora il terzono della Roma, capitano della Serbia“Vorrei scendere in campo il prima possibile, ma dobbiamo ragionare. Considerando l’Europa League, dovremmo giocare 17 o 18 partite in due mesi. Fisicamente lo sopporteremo in qualche modo, ma vista la situazione in Italia non so cosa possa succedere. Nessuno può saperlo o pianificare qualcosa, non si sa quanto tempo potrebbe richiedere. In Cina, hanno messo le cose sotto controllo per quattro mesi e il loro regime è molto più rigoroso che in qualsiasi altra parte d’Europa. Anche se mi piacerebbe che si iniziasse a giocare, sono pessimista al riguardo”. 

Con lui non c'è stato bisogno di chissà quali consigli, visto quanto è attento ad alimentazione e forma fisica: "Grazie a dio nessuno della Roma ha il virus ma, se iniziassimo ad allenarci, probabilmente accadrebbe. Ho degli allenamenti prvati che faccio  eposso correre in giardino, ma è molto difficile mantanere la forma fisica per il calcio". 

Kolarov chiude la sua intervista in patria a Sportklub con un appello: "Tutti dovrebbero essere responsabili, non solo di se stessi, ma anche delle altre persone. Se si dice che bisogna restare a casa, si resti a casa. Se saremo disciplinati avremo bisogno di meno tempo per uscire". 

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Pallotta aspetterà Friedkin fino a settembre

CORRIERE DELLA SERA – La situazione di immensa incertezza sul calcio ha logicamente fermato la trattativa per la cessione della Roma, ma non l’ha fatta naufragare. James Pallotta sarebbe disposto ad aspettare Friedkin fino a settembre, quando si saprà se il campionato e le coppe saranno ripartite e come. Non ci vuole un esperto di finanza per capire che i valori dei club subiranno un cambiamento. Al ribasso. Sarà Pallotta a veder assottigliarsi la quota del guadagno dalla cessione, che quando il business sembrava ormai concluso era stato quantificato in circa 80 milioni. Ma in questo momento è difficile fare cifre precise.

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Svizzera, Doumbia licenziato dal Sion a causa del Coronavirus

L’ex romanista Seydou Doumbia è stato licenziato dal Sion a causa del Coronavirus. Con lui altri 8 calciatori del club svizzero, che ha deciso di rescindere unilateralmente i contratti con alcuni giocatori per causa di forza maggiore, ovvero per il blocco generale provocato dall'emergenza Covid-19. Il presidente del club Christian Constantin ha licenziato – dopo aver inviato una lettera di riduzione ingaggi che non ha ricevuto risposta – le principali stelle della squadra: Pajtim Kasami (ex Lazio, nel 2009, e Palermo), Johan Djourou (ex Spal), Alex Song, Ermir Lenjani, Xavier Kouassi, Seydou Doumbia, Mickael Facchinetti, Christian Zock e Birama Ndoye.

I calciatori in questione ieri hanno ricevuto la lettera di risoluzione del contratto di lavoro, senza preavviso, "Per buone ragioni", si legge nella lettera in possesso a quotidiano Blick.  "Siamo privati di tutto il nostro reddito" spiegano dal club svizzero. Ferma la reazione dell'associazione svizzera dei calciatori: "Ci aspettiamo che questi licenziamenti abusivi vengano revocati immediatamente e che venga aperta una discussione sulle possibili alternative".

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Malagò: “Ripresa delle attività sportive? Comanda il Coronavirus. Navighiamo a vista”

Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, parla a Sky della possibile ripresa delle attività sportive. Al momento, non esistono programmi certi: "Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, tutti gli sport stanno fissando un'ipotesi di data di inizio delle attività. Teoricamente ognuno ha un’ambizione e una speranza, che prima o poi si ritorni alla normalità. Qui comanda solo un soggetto, che si chiama Coronavirus. Ma è anche normale che chi ha ruoli di responsabilità e rappresenta un'istituzione in un contesto specifico debba sperare o ipotizzare di programmare un lavoro in una certa data. Se questo non sarà possibile è chiaro che uno debba nella propria testa programmare un piano B e questo sta già succedendo. La verità è che tutti navighiamo a vista".

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EMERGENZA CORONAVIRUS

Gravina: “La Lega rischia un danno di 700 milioni”

Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, torna a parlare della situazione del calcio in questo periodo e delle possibili conseguenze nel medio periodo. Queste parole rese a Radio Punto Nuovo: "E' abbastanza imbarazzante parlare di calcio in questi momenti, ma ci siederemo intorno ad un tavolo per dare un segnale al nostro sistema e trovare un principio di solidarieta'. Non possiamo chiedere aiuto al governo quando noi stessi all'interno non siamo compatti. Ci lavoreremo, la Federazione deve guidare le Leghe, tutte le componenti e tutti insieme dobbiamo essere coordinati".

Il presidente della Figc parla di "un fondo salva calcio, non solo per le societa' ma per tutto il sistema. Vogliamo dare l'idea di un gruppo che ha la capacita' di lottare insieme e dare risposte concrete. Mi preoccupa molto il post Covid-19, perche' sicuramente grazie alla scienza e tutte i rami che si stanno occupando di quest'emergenza, riusciremo a uscirne, ma mi preoccupano le macerie che lascera'. Dobbiamo essere bravi a sostenere coloro che porteranno tantissime lacerazioni alla fine dell'emergenza. I diritti tv sono l'architrave di tutto il calcio italiano. Sono fondamentali, legati a importi molto significativi, sono la parte che rappresenta la posta di bilancio piu' importante. Faremo di tutto perche' venga salvaguardato il rispetto delle clausole contrattuali previste per far si' che non ci siano problemi che possano avere ripercussioni sulle Leghe. Oggi si parla di un danno alla Lega Serie A di circa 700 milioni di euro".

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EMERGENZA CORONAVIRUS

Kluivert: “Quando hanno fermato il calcio mi sono preoccupato”

VTBL.NL – Mentre il mondo si preoccua del Coronavirus, i giocatori stranieri della Serie A, continuano a raccontare come vivono questa nuova situazione. Lo ha fatto anche Justin Kluivert su Vtbl.Nl:

"Vivo di giorno in giorno, come tutti gli altri. Perché ogni ora possono esserci cambiamenti. Ecco perché seguo da vicino le notizie. Attraverso il gruppo del club, ma anche attraverso i media olandesi. Ho visto il discorso di Mark Rutte (il Primo Ministro olandese, ndr) nella sua interezza. Quello che ha detto è quello che bisogna fare. Tutti insieme proviamo a combattere questo virus. Prendiamolo molto sul serio e speriamo che passi velocemente. Le notizie dal nord Italia sono terribili. La situazione non è poi così grave qui a Roma, ma per quello che sta succedendo prendo molto sul serio il virus. Non giro più in città. Ovviamente non voglio prenderlo, ma soprattutto non voglio trasmetterlo ad altri. Posso essere in pericolo di vita, a mia insaputa! Il virus si sta diffondendo così in fretta, non è normale… Non molto tempo fa tutti scherzavano ma ora le risate sono finite. Ho davvero iniziato a preoccuparmi quando le partite sono state cancellate. È stato molto strano sì. Eravamo quasi all’aeroporto per partire, poi ci hanno detto che non ci era permesso di atterrare in Spagna. È diventato chiaro: questo non è uno scherzo. Ora tutti sanno quanto è brutto".

Prosegue Kluivert: "Ritornare in Olanda? Anche se potessi, non lo farei. E lo dico mentre la mia famiglia è lì. Non voglio correre rischi. E poi sto bene qui. Il bel tempo a Roma aiuta. A casa ho tutti gli attrezzi di cui ho bisogno per allenarmi. Ogni mattina mi alleno in modo da rimanere in forma e continuare a muovermiMetto i video su Instagram, quindi anche altre persone potrebbero trarne vantaggio. Non voglio sapere nulla delle scuse, continuerò a lavorare sodo. Non è certo una vacanza. Sono un modello per tanti essendo un calciatore professionista e voglio trasmettere la motivazione. Le persone sono a casa e anche più al telefono del solito. Se riesco a dare loro qualcosa di positivo in questi tempi, allora lo faccio".

La stagione si è interrotta in un momento favorevole per l'olandese: "Prima che arrivasse il Coronavirus mi sentivo bene. Dopo il mio infortunio è andata bene. Ero felice ed ero anche nella selezione dell’Olanda. Speravo nella convocazione finale… Il calcio non è la cosa più importante al momento. La salute lo è".

Infine sul sogno di indossare la maglia della Nazionale olandese: "Posso solo provare a riandarci quando il virus sarà passato. Devo dimostrare di valere la nazionale olandese, questo è e rimane il mio obiettivo. Indossare quella maglia arancione è la cosa migliore che ci sia. Ora ho un anno in più per diventare più forte e dimostrare di meritare gli Europei. Non vedo l’ora di farlo".