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Déjà vu Roma

FOCUS RS (di Nicolas Terriaca) – Sono passati 925 giorni dal comunicato della Roma che ha annunciato José Mourinho come nuovo allenatore. Alti (vittoria Conference e finale di Europa League) e bassi (due sesti posti) hanno caratterizzato il percorso dello Special One nella Capitale. I giallorossi, al momento, sono a 3 lunghezze dal quarto posto che rappresenta l’obiettivo principale dei Friedkin: tornare in Champions League con i ricavi che ne conseguono.

Durante la terza sosta stagionale, arriva il momento di porsi domande e fare bilanci parziali. La squadra può fare meglio? L’allenatore ha una rosa per arrivare in Champions? La campagna acquisti estiva è stata sbagliata? Il tecnico è un problema perché non dà un’identità alla squadra? La Roma ha delle carenze strutturali che le impediscono di fare il salto di qualità soprattutto negli scontri diretti?

Fra carenze strutturali e un campionato in cui si punta alla sopravvivenza: ecco il Déjà vu della Roma di Mourinho

Dopo 16 gare stagionali si possono fare i primi bilanci (parziali). La Roma avrebbe potuto fare più di 18 punti in 12 gare? Sì perché, nonostante gli infortuni, il calendario ha messo di fronte alla formazione giallorossa solo 3 scontri diretti nei quali la squadra ha raccolto due sconfitte e un pareggio. Al momento si sopravvive a pochi punti dal quarto posto.

Mourinho ha la rosa per arrivare in Champions? Sulla carta sì, poi bisogna analizzare i calciatori realmente disponibili sui quali l’allenatore può fare affidamento nel corso di una stagione. Schierare un centrocampo con Cristante, Paredes, Bove è diverso dal reparto potenzialmente ricco di qualità composto dallo stesso numero 4 giallorosso, Pellegrini e Renato Sanches. Il discorso vale per tutte le zone del campo: dalla difesa all’attacco.

La campagna acquisti estiva è stata sbagliata? A fine mercato i giudizi sul lavoro svolto da Pinto erano quasi tutti positivi (come sempre accaduto dal suo arrivo). Il colpo Lukaku, arrivato in extremis, ha incisivo molto su una visione favorevole. Dopo 16 gare stagionali il pensiero è cambiato: i nuovi arrivati, al momento, non stanno convincendo e la squadra, dall’arrivo di Mourinho, sembra avere sempre gli stessi problemi strutturali.

Il tecnico portoghese rappresenta un problema perché non dà un’identità alla squadra? Il rinomato non gioco è lo stesso che ha portato la Roma a 11 metri dal poter vincere due coppe internazionali. I risultati, quindi, malgrado la presunta assenza di un’identità, sono arrivati, allo stesso tempo, all’allenatore si chiede un cambio di marcia in campionato perché i giallorossi sembrano costantemente in affanno: due sesti posti e attualmente una mediocre settima posizione.

La Roma ha delle carenze strutturali che le impediscono di fare il salto di qualità soprattutto negli scontri diretti? Indubbiamente i giallorossi all’interno della propria rosa hanno delle carenze. Dall’arrivo di Mourinho si discute dell’assenza di esterni incisivi, eppure, i titolari più affidabili sono sempre gli stessi (Karsdorp e Spinazzola). In aggiunta, anche nelle scorse annate, al centrocampo della Roma mancava un calciatore che avesse la forza di ribaltare le azioni in fase di transizione. Nella stagione 2021-2022, Mourinho riuscì a trovare la soluzione in Mkhitaryan, ma dopo l’addio dell’armeno, il nulla cosmico. Pinto, infatti, tra sfortuna (Wijnaldum) e ossessione (Renato Sanches) non è riuscito a consegnare un calciatore affidabile con le caratteristiche richieste dall’allenatore. Un’altra situazione che si ripete è la carenza di difensori centrali. Da quando il tecnico portoghese ha cambiato modulo (3-5-2), spesso, è stato costretto ad adattare Cristante in difesa.

Il Déjà vu è anche nel rendimento mediocre della Roma negli scontri diretti. I punti raccolti dai giallorossi sono inversamente proporzionali al valore degli avversari e, malgrado i problemi sopra citati, le performance della squadra sono modeste. La formazione di Mourinho fatica ad alzare il proprio livello contro le grandi della Serie A e al momento non c’è stata nessuna inversione di marcia. In troppe occasioni la Roma si è limitata a ridurre i danni rispetto a un’ipotetica o fattuale differenza tecnica frenando per lunghi tratti il coraggio che spesso l’ha portata a raggiungere i risultati sperati.

Problemi strutturali (esterni sterili, numero insufficiente di centrali difensivi e assenza di un centrocampista capace di ribaltare l’azione), presunto non gioco, mancanza di audacia e punti negli scontri diretti, rincorsa continua al quarto posto, cannibalizzano radio e social nei momenti in cui si ferma il campionato. Dopo 925 giorni è un Déjà vu preoccupante.

In attesa di recuperi preziosi che potrebbero cancellare la frustrazione di vedere una squadra dal potenziale inespresso. Altro DéJà Vu.

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