La parola d’ordine è prevenire. Prevenire gli infortuni più gravi, che per Dybala sono le lesioni muscolari. Tra flessore (soprattutto) e adduttore, l’argentino da quando è a Roma ha accusato ufficialmente dieci stop di natura muscolare ma con diverse gradazioni, dall’affaticamento generico (almeno 2 gare di stop) alla lesione più grave (quella che nel primo anno lo tenne fuori per 33 giorni).
Questa fragilità della Joya si infrange purtroppo con un altro dato inquietante: senza Dybala la Roma fatica, oltremodo, a vincere le partite. Con l’argentino in campo il rendimento è notevolmente migliore. E qui risiede il vero vulnus di tutta la questione. Il club giallorosso già dopo la prima stagione, avrebbe dovuto lavorare di concerto con Mourinho per costruire una squadra in grado di poter sopperire all’assenza della Joya. Costruire le fortune sportive esclusivamente intorno a Dybala è un errore in termini che ancora oggi la Roma rischia di pagare.
Tornando all’attualità, non è chiaro del tutto cosa abbia avuto negli ultimi 15 giorni. Contro l’Athletic Bilbao si è fermato dopo 45 minuti, avvertendo un dolore ai flessori. Gli esami strumentali hanno escluso lesioni e per precauzione è stato gestito saltando integralmente il Venezia. Poi c’è stato il subentro nei 20 minuti finali contro l’Elfsborg. E lì probabilmente c’è stata una piccola ricaduta, mai svelata però ufficialmente dalla società giallorossa. Out col Monza e una prima settimana di sosta vissuta tra fisioterapia e lavori individuali.
Purtroppo – per la Roma e i suoi risultati – il filo sottile della Joya viaggia dunque su due variabili chiarissime: dalla paura di farsi male alla fragilità cronica che lo ha, evidentemente, allontanato a 28 anni dalla Juventus.

Juric oggi ha ribadito in un’intervista che si sta lavorando nello specifico per averlo al top per sempre. La speranza è che Mark Sertori, nuovo collaboratore e responsabile dell’area medico-fisioterapica del club abbia forse trovato la strada giusta per curare i muscoli di Dybala, che con l’Inter tornerà disponibile. La gestione della Joya passa attraverso anche delle scelte drastiche in termini di minutaggio. Esempio? Titolare contro l’Inter, a riposo in coppa e nuovamente titolare contro la Fiorentina. Magari con una gradazione diversa, visto che contro i nerazzurri potrebbe giocare una sessantina di minuti al massimo.
Se Juric riuscisse ad avere un Dybala, al 70%-80% delle partite principali da qui alla fine della stagione, risolverebbe il rebus che né Mourinho (che cercava di sfruttarlo al massimo finchè stava bene), né De Rossi che provò a liberarlo di un ruolo difensivo, lasciandogli libertà totale in campo per evitare di affaticarlo troppo, sono stati in grado di decriptare.
D’altronde i numeri in maglia giallorossa sono chiari: su 118 partite, ne ha saltate 34 totali e in 16 è subentrato nella ripresa o ha giocato appena 45 minuti. Il problema infatti non è tanto o solo il numero di gare in cui è stato assente (e il conseguente crollo del rendimento della squadra), bensì la necessità per l’argentino di assestarsi e salire di condizione nelle primissime gare post stop ai box. Questo aspetto riduce la sua capacità di incidere. Ecco perchè la gestione del minutaggio – seguendo la traccia lasciata oggi da Juric – potrebbe essere la variabile finalmente decisiva.