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Il rischio, il muro e Fara-One: 3 pensieri su… Roma-Sassuolo

FOCUS RS – Non si è vinto niente, non c’è da esaltarsi perchè siamo solo alla terza giornata e c’è ancora tanto lavoro da fare, tanto sudore da spendere sul campo e fuori. Ma siamo e siate sinceri: oggi qualsiasi romanista è emotivamente e cerebralmente ancora connesso a quegli istanti finali di Roma-Sassuolo, quando Stephan El Shaarawy ha schiaffeggiato il pallone con l’interno del destro, trascinandosi dietro tutta la Roma sotto la Curva Sud. E’ il bello del calcio, quelle emozioni sopite e sospese in un buco nero spazio-temporale a causa del covid. Eravamo quasi assuefatti all’ambiente rarefatto degli acquari sotto forma di spalti e manto erboso, nei quali risuonava qualsiasi indicazione dalla panchina, qualsiasi imprecazione, nei quali era quasi triste esultare in campo per un gol. Ieri il pubblico della Roma presente all’Olimpico si è riappropriato della pura e semplice necessità di strillare per un gol al 91′. E allora giù il delirio, anche se è la terza giornata.

IL CORAGGIO DI MOU – La Roma ha vinto la terza gara consecutiva in campionato, all’esordio. Non le accadeva dal lontano ormai 2014-2015, con Rudi Garcia in panchina. Era una squadra costruita per provare a battere la Juventus dei record, questa non vive quella pressione lì ma gioca con una cattiveria e una concentrazione superiori. Mourinho è l’architrave del progetto, la mente, il braccio, lo stimolatore dell’anima. Lo schema del gol di Cristante nasce dalle famose 8 ore di analisi quotidiane, che lo Special One aveva citato sabato scorso. ‘Perchè il calcio si è evoluto e bisogna stare al passo coi tempi‘. Così come l’intuizione di rischiare il tutto per tutto negli ultimi 20 minuti, dipingendo una Roma a trazione anteriore con una sorta di 4-2-4. La gara ha preso le sembianze di un match di boxe, con due squadre che facevano a pugni. Gancio dopo gancio, si è arrivati alla rete di El Shaarawy, frutto della voglia di andare oltre. Chiunque scende in campo ha questo istinto e il pubblico lo avverte, alzando i decibel della voce e dei cori.

SARACINESCA – Da quando esiste il calcio, si sostiene che portiere e centravanti siano mezza squadra. La Roma ha investito 40 milioni su Abraham, cavallo di razza di rara levatura e ha scelto Rui Patricio. Il portoghese ha compreso da subito che nella capitale c’era stato un vuoto di potere tra i pali della porte. Troppe toppe, troppi figuranti dopo Alisson, il picco più alto della storia giallorossa degli ultimi 30 anni. Esperienza e serietà, oltre ad una leadership propria di chi ha giocato oltre 500 partite da professionista, sono stati elementi fondanti per alzare un muro che finora appare quasi invalicabile. Due clamorosi miracoli che ieri sera hanno tenuto la Roma dentro il match nei momenti di maggior difficoltà. La difesa avverte che dietro di sè ha un portiere forte, non un fenomeno, ma una certezza.

FARA-ONE – ‘As Roma facci un gol, As Roma facci un gol’, si levava dalla Curva, due istanti prima del colpo al volo di El Shaarawy. Boom, palo rete, e tutti sotto la Sud, compreso Mou, che ha fatto invidia a Jacobs per lo scatto sfoggiato sulla pista d’atletica. Volti trasfigurati sugli spalti, in campo, nei componenti dello staff. La Roma è un tutt’uno e ‘nessuno può spezzare questa armonia’ . L’esultanza del Faraone è rabbiosa, di chi aveva una necessità trascendente di scrollarsi di dosso la ruggine dell’attesa e l’apatia del temporaneo addio al calcio che conta con il trasferimento in Cina. Stephan sa di non essere un titolare, ma ha spazio e tempo per esser decisivo, perchè dentro l’area di rigore ha la qualità per colpire alla prima mezza occasione. Pepita preziosa nel forziere di Mou.

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