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Serie A, oggi Sassuolo-Torino, Fiorentina-Frosinone e Monza-Udinese – Diretta

(Adnkronos) – Torna in campo la Serie A. Dopo il successo del Milan contro il Venezia, nell'anticipo del venerdì, si giocano alle 18:30 di oggi, sabato 29 agosto, altre tre partite della seconda giornata di campionato: Sassuolo-Torino, Fiorentina-Frosinone e Monza-Udinese. I neroverdi e i granata arrivano dai ko contro Atalanta e Milan, mentre i viola e la squadra di Alvini hanno perso all'esordio contro Roma e Juventus. Per i brianzoli, sconfitta al debutto contro l'Inter, mentre l'Udinese è reduce dal pari contro il Como.  
Dove vedere le partite di oggi alle 18:30? Sassuolo-Torino, Fiorentina-Frosinone e Monza-Udinese saranno visibili in diretta su Dazn.  Il sabato di campionato si chiuderà con Juve-Parma, in campo alle 20:45. 
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Clamoroso alla Vuelta, Pogacar cade e si ritira

(Adnkronos) – Clamoroso alla Vuelta di Spagna 2026. Tadej Pogacar cade oggi, sabato 29 agosto, nel corso dell’ottava tappa della corsa, la Pucol-Xeraco di 171 chilometri. L’incidente avviene poco dopo lo sprint intermedio di Simat de la Valldigna, nella Comunità Valenciana, a 33 chilometri dal traguardo. Il fenomeno sloveno, fino a quel momento in maglia rossa, si fa male alla spalla sinistra e riporta – in seguito alla caduta, causata da una borraccia – una profonda ferita all’altezza del sopracciglio.  Dopo i soccorsi, Pogacar è stato costretto al ritiro da leader della classifica generale, dominata fino a quel momento con oltre 4 minuti di vantaggio sul primo inseguitore. La maglia di leader è passata così allo spagnolo Enric Mas della Movistar. 
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È morto Franco Fontana, chi era il fotografo maestro del colore: aveva 92 anni

(Adnkronos) –
Franco Fontana, uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento e un innovatore visionario della fotografia a colori, è morto all'età di 92 anni a Modena, dove era nato il 9 dicembre 1933. La sua scomparsa segna la fine di un'epoca, lasciando un'eredità immensa fatta di immagini inconfondibili, di stile raffinato e di una coerenza artistica che ha attraversato oltre sessant'anni di storia. Fontana ha rivoluzionato il modo di concepire la fotografia, elevando il colore a strumento narrativo e poetico; ha spezzato i canoni accademici, affermandosi come uno dei padri della fotografia contemporanea.Le sue opere sono conservate in oltre 50 musei in tutto il mondo.  A lui sono stati dedicati oltre 70 libri, pubblicati da editori italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, spagnoli, americani e giapponesi. Oltre 400 le mostre personali e collettive che ha tenuto in quattro continenti.  La carriera di Fontana inizia relativamente tardi: solo nel 1961, già adulto, si avvicina alla fotografia come autodidatta, frequentando i fotoclub e sperimentando con passione, ma da dilettante. Tuttavia, dietro quell'approccio amatoriale si celava già un senso profondo della composizione e una sensibilità estetica fuori dal comune. Già nei suoi primi lavori si percepisce l'interesse per una fotografia che non fosse semplice riproduzione del reale, ma espressione di un'idea, di una percezione interiore. A influenzare in modo decisivo la sua visione furono i grandi maestri dell'Espressionismo astratto e del Minimalismo come Mark Rothko, Barnett Newman ed Ed Reinhardt, pittori che avevano fatto del colore una forma di spiritualità e di silenziosa profondità visiva. Da queste suggestioni Fontana sviluppò uno stile fotografico unico, basato sull'astrazione, sulle linee nette e sui contrasti cromatici intensi. In un momento storico in cui la fotografia d'arte era dominata dal bianco e nero, e la fotografia a colori veniva spesso relegata a un ruolo commerciale o amatoriale, Fontana ebbe l'audacia di sovvertire le regole, proponendo un linguaggio visivo radicalmente nuovo, fatto di campiture di colore e di geometrie essenziali. Le prime esposizioni personali arrivarono a metà degli anni Sessanta, prima a Torino nel 1965 e poi nella sua Modena, nel 1968, presso la Galleria della Sala di Cultura. Fu proprio quest'ultima a segnare la svolta definitiva nel suo percorso, attirando l'attenzione di critici e appassionati. Nel 1963 aveva già partecipato alla Terza Biennale Internazionale del Colore a Vienna, e l'anno successivo la rivista Popular Photography gli aveva dedicato un portfolio con testo di Piero Racanicchi, aprendo per lui le porte del panorama internazionale. La consacrazione arrivò nel 1974 alla Photokina di Colonia, una delle più importanti fiere fotografiche al mondo, dove le sue immagini a colori furono accolte con entusiasmo, segnando un punto di svolta non solo per la sua carriera, ma per la fotografia stessa. Fontana dimostrava che il colore poteva essere linguaggio artistico, non solo decorazione. Negli anni successivi le sue opere furono esposte nei più prestigiosi musei del mondo: dal Museum of Modern Art di New York al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, dal Museum Ludwig di Colonia al Tokyo Metropolitan Museum, dalla National Gallery di Pechino all’Australian National Gallery di Melbourne, fino allo Stedelijk Museum di Amsterdam e al Victoria and Albert Museum di Londra. Partecipò a mostre personali e collettive a Parigi, Berlino, Atene, Amsterdam, Tokyo, Mosca, Buenos Aires, Sydney, ma anche in Italia, in sedi d’eccellenza come il Palazzo Reale di Milano, la Galleria Civica di Modena, la Gam di Torino e i Magazzini del Sale a Venezia. La sua opera fu oggetto nel 2003 di una grande monografia retrospettiva con introduzione di A. D. Coleman, mentre nel 2024 gli venne dedicata un'importante mostra antologica al Museo dell'Ara Pacis di Roma. Oltre al paesaggio, soggetto con cui è universalmente identificato, Fontana esplorò con sensibilità altri generi, dal nudo all'architettura, dallo spazio urbano all'ombra come tema concettuale. In "Presenzassenza" del 1982, per esempio, condusse una riflessione visiva sul concetto di presenza e assenza attraverso le ombre; mentre nel 2000, con "Sorpresi nella luce americana", si concentrò sulla figura umana e il suo rapporto con l'ambiente urbano. Negli ultimi anni si dedicò anche all’elaborazione digitale, senza mai perdere coerenza stilistica: anche nella manipolazione, il colore rimase sempre il protagonista assoluto, insieme alla geometria, intesa non come rigore tecnico ma come forma poetica. La sua produzione editoriale fu vastissima: oltre settanta volumi pubblicati in Italia, Francia, Stati Uniti, Giappone, Spagna e Germania. Tra i più noti si ricordano "Skyline" (1978), "Kaleidoscope" (1990), "Polaroids" (1997), "Route 66" (2002), "Franco Fontana – Retrospettiva" (2005). Parallelamente alla sua carriera artistica, Fontana fu molto attivo anche come fotografo commerciale. Collaborò con aziende internazionali come Fiat, Volkswagen, Sony, Volvo, Canon, Kodak, Versace, Ferrovie dello Stato e Snam, e con numerose riviste, tra le quali Time, Life, Vogue Usa, Vogue France, Panorama, Il Venerdì di Repubblica, Sette, Epoca, Frankfurter Allgemeine e New York Times. Non meno rilevante fu il suo impegno come divulgatore e formatore: tenne workshop, seminari e conferenze in tutto il mondo, dal Guggenheim Museum di New York al Tokyo Institute of Technology, dalle università di Toronto, Barcellona, Taipei e Parigi fino al Centro Pompidou e ai maggiori atenei italiani. Fu direttore artistico di eventi come l'International Photomeeting di San Marino, il Toscana FotoFestival e l0Interfoto Festival in Calabria. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Tra i più importanti, il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1989, il Photographic Society of Japan Award nel 1990, il Premio Friuli Venezia Giulia, il Premio Città di Venezia, il Premio Guitarra di Cordoba e il Premio Pisa per la Fotografia in occasione del 650º anniversario dell'Ateneo pisano. Nel 2006 ricevette la Laurea Magistrale ad Honorem in Design eco compatibile dal Politecnico di Torino. Nel 2012 gli fu assegnato il Premio alla carriera dal Nettuno Photofestival, e nel 2013 partecipò al progetto It@rt con una serie di t-shirt artistiche in edizione limitata. (di Paolo Martini) 
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Nepal, Patrizia Marziale e Luca Barachini i turisti italo-svizzeri dispersi. Il post social: “Chiedimi se sono felice”

(Adnkronos) – Si chiamano Patrizia Marziale e Luca Barachini i due cittadini italo-svizzeri inseriti nella lista dei turisti stranieri dispersi in Nepal, oltre al gioielliere rapallese
Marco Ratto
, dopo l'alluvione che ha colpito il Paese.  La coppia, residente a Lugano, nel sud della Svizzera, italiano lui, svizzera lei secondo l'elenco dei dispersi diffuso dal governo nepalese e mostrato dal tg3, sarebbe arrivata lo scorso 26 agosto nella zona di confine tra il Nepal e la regione autonoma del Tibet. Dei due, così come di Ratto, si sono perse le tracce. Non si esclude che possano essersi spostati in un'area rimasta isolata, dalla quale non riescono a comunicare la loro presenza. Il sabato precedente all'alluvione, 22 agosto, la donna aveva pubblicato un post sul suo profilo social nel quale, accanto a una cartina del Tibet con 12 tappe, da Lhasa a Kathmandu, aveva scritto: "Chiedimi se sono felice… Sì. Perché ho imparato che la felicità non ha bisogno di grandi cose. È in un sorriso sincero, in un abbraccio che arriva al momento giusto, in uno sguardo che parla senza bisogno di parole. La felicità, in fondo, è fatta di piccoli istanti… quelli che diventano ricordi e restano nel cuore".   Di loro, così come di Ratto, non si hanno ancora notizie: la sindaca di Rapallo, Elisabetta Ricci, anche stamane ha pubblicato un post nel quale conferma di non avere nuove informazioni: "Sono in contatto costante con la famiglia di Marco -scrive-. Lo faccio in modo frequente, ma con la massima discrezione, per rispettare la loro intimità e, al tempo stesso, far sentire che l'intera città di Rapallo è lì con loro, pronta a sostenerli".  
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America’s Cup, Grael: “A Napoli bella sfida”. Chieffi: “Luna Rossa? New Zealand squadra da battere”

(Adnkronos) – “L’America’s Cup? Non facciamo il paragone tra queste barche e quelle di oggi, però i 12 metri classe internazionale sono state le barche usate dalla Coppa America per tante edizioni, sono barche che fanno bellissime regate perché hanno prestazioni molto simili, sono divertenti da navigare con un equipaggio numeroso, e con manovre complesse. Sono davvero delle belle barche”. Lo ha detto Torben Grael, leggendario velista brasiliano e storico tattico di Luna Rossa, protagonista delle imbarcazioni storiche 12 metri Stazza Internazionale ad Imperia al timone di Kookaburra II conversando con l’Adnkronos. “La Coppa America di oggi? E’ stata sempre la punta della tecnologia dello sport della vela, quindi è giusto che ci sia questa modernità perché anche nella vela olimpica ci sono tante novità, c’è il foil e quindi credo sia normale che si vada verso quella strada”, ha aggiunto Grael che sulla prossima Coppa America a Napoli nel 2027 ha spiegato: “a settembre si comincia con le regate preliminari e Napoli sarà un campo di regata abbastanza difficile, anche perché c'è l'influenza del vulcano che crea un po’ di problemi per le condizioni meteo, sarà quindi una sfida per tutti”. "Penso che quella di Napoli sarà un'edizione dell’America’s Cup molto bella e spettacolare”. Sono le parole di Tommaso Chieffi all’Adnkronos in occasione del mondiale delle imbarcazioni storiche 12 metri Stazza Internazionale ad Imperia dove sarà impegnato come tattico di Kookaburra III, che difese la Coppa per il Royal Perth Yacht Club contro Stars & Stripes ’87 di Dennis Conner (e la perse) armata dall’imprenditore italiano Maurizio Vecchiola. “La Coppa America 2027 in Italia, a Napoli, sarà molto interessante anche con questo rientro all'ultimo minuto del team australiano, tra l'altro molto vincente nel SailGp, che è il circuito avversario, e anche se gli inglesi hanno ancora problemi perché non hanno una barca e mi dicevano che anche volendo fanno fatica a comprarla perché non ce ne sono, però speriamo che quell'impasse venga risolta perché sarebbe un peccato perdere un team valido per una questione burocratica, però sette barche sono un buon numero. C'era stato un po' di disappunto sulla scelta di Napoli senza aver consultato di altri team, però la partecipazione sta a significare che invece alla fine la pace è fatta e le regate si faranno, poi io credo che Napoli sia una cornice spettacolare”, ha aggiunto il tattico azzurro. “Con un imprenditore amico avevamo già fatto una supervisione per fare la Coppa America, quella che poi si fece a Valencia, e avevamo individuato proprio l'area di Bagnoli come l'area perfetta, la cornice perfetta per seguirla dalle rive le regate e ormeggiare i super yacht dei Tycoon a Capri, lo scenario ideale per fare quel tipo di gare”, ha aggiunto Chieffi.  Si è parlato anche di un'ipotesi di fare anche l'edizione successiva della Coppa America a Napoli. “Lì devi firmare il famoso patto della Concordia, però una volta che c'è la struttura credo che sia conveniente per tutti utilizzarla. Il Mediterraneo, tra l’altro, è un campo di regata conosciuto oramai dagli inglesi e dai neozelandesi con le grandi barche d’altura da parecchi anni, per cui direi che tutti gli elementi ci sono. Tra l'altro Napoli sta cercando di rilanciarsi anche come polo dello sport e della cultura, con il sindaco Manfredi che ha organizzato moltissime iniziative. Quindi speriamo che vada tutto bene”, ha sottolineato il tattico. “Certo l'organizzazione è mastodontica, nonostante le barche non siano tantissime, però muovi tanta gente, muovi tante strutture, quindi ci vuole una partecipazione della città e dei cittadini che probabilmente dovranno anche accettare dei sacrifici, però io credo che per Napoli sarà una buona occasione. E’ una città che se lo merita è sempre stata all'avanguardia e ultimamente era un po' andata nel dimenticatoio”. “Luna Rossa tra le favorite per la vittoria? Indubbiamente è nella fase migliore della sua decennale storia. E’ sicuramente in un momento di particolare grazia, con la Coppa in Italia e con le barche che hanno sviluppato con team New Zealand. Poi il fatto di aver chiesto e ottenuto di avere Peter Burling che in questo momento è lo specialista incontrastato della classe, e il fatto di avere dei ragazzi giovani altrettanto validi come Titta, Bissaro e Gradoni, può aiutare, anche se la vela è come il pallone, rotonda, e quindi tenendo tutte le dita delle mani e dei piedi incrociati io penso che ci sia una buona chance". "I principali avversari di Luna Rossa? Team New Zealand è sicuramente la barca da battere, perché storicamente è sempre stato così. Gli inglesi in questo momento sono un po' in difficoltà, Alinghi è da valutare, e non sottovaluterei gli australiani che hanno una tradizione fortissima”, ha aggiunto Chieffi che ad Imperia sarà il tattico di Kookaburra III.  "E’ una sorta di déjà-vu di chi seguiva la Coppa America all'epoca visto che la Coppa America di questo tipo di barche nel 1987 non aveva ancora la televisione a seguirla, che fu poi introdotta successivamente da Raul Gardini, quando facemmo il Moro di Venezia e allora si iniziarono a vedere le prime telecamere autobasculanti, e si riuscivano ad avere le riprese che rendessero quello che stava succedendo in mare, però molte persone si sono appassionate in quell'epoca lì, Azzurra fu un successo incredibile nell'83 seguita poi da due barche italiane una c'ero su io su Yacht Club italiano con Italia, e Azzurra per cui insomma era già diventato in Italia un fenomeno di costume che poi è esploso prima con il Moro di Venezia e successivamente con Luna Rossa però vedere da dove tutto è iniziato è comunque bello”, ha concluso Chieffi.  
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Caldo, il bilancio di Ares Lazio: “+25% di chiamate al 118 nei primi 15 giorni di agosto rispetto al 2025”

(Adnkronos) – Forte impatto delle ondate di calore estive sul sistema dell'emergenza-urgenza del Lazio che ha risposto senza particolari stress. "I mesi estivi sono stati segnati da prolungati periodi di alte temperature, siamo ormai alla quinta ondata di calore e i dati rilevati dalla Centrale Operativa di Roma evidenziano un andamento delle chiamate proporzionale all'innalzamento delle temperature. Nei primi 15 giorni di agosto, paragonati allo stesso periodo dell'anno precedente, si registrano aumenti fino al 25% circa delle chiamate al 118. La Centrale Operativa di Roma ha gestito a luglio 45.116 contatti (+14,4% rispetto a luglio 2025), da cui sono derivati 40.670 interventi (+9,1%), 24.656 con trasporto in ospedale e 13.580 conclusi con trattamento sul posto". E' il bilancio – elaborato per l'Adnkronos Salute – dell'attività svolta dall'Ares 118 durante i mesi estivi del 2026.  Nella Centrale Operativa Lazio Sud, interessata dai flussi balneari, "le schede a luglio sono state 13.168 (+23,2%) con 11.648 missioni (+6,6%), delle quali 3.710 gestite sul posto. Stesso andamento, con numeri inferiori, per la Centrale Lazio Nord. Proprio in considerazione dei flussi turistici – prosegue l'Ares 118 – ogni anno viene programmato il Piano Mare, che quest'anno ha visto anche la stretta collaborazione con la Guardia Costiera. Il Piano Mare viene predisposto nel periodo estivo, per assicurare il soccorso sanitario nelle località balneari a maggiore affluenza. In questo contesto si inserisce la collaborazione con la Guardia Costiera, coordinata tra le Centrali 118 e le sale operative delle Capitanerie di Porto, che prevede la presenza di personale sanitario a bordo dei mezzi navali per gli interventi in mare. Grazie a questa collaborazione lo scorso 23 luglio al largo di Civitavecchia, un marittimo di 61 anni in difficoltà durante una battuta di pesca è stato soccorso per l'azione congiunta di Guardia Costiera, mezzi navali, equipaggi di terra ed elisoccorso".  "I risultati di questa stagione estiva non rappresentano soltanto il bilancio di una risposta efficiente a picchi straordinari di domanda, ma testimoniano l'avanzamento concreto di una precisa visione strategica di riorganizzazione della rete dell'emergenza-urgenza nel Lazio – afferma il direttore generale di Ares 118 Narciso Mostarda – L'integrazione strutturale tra il Nue (Numero Unico Europeo per le Emergenze) 112, la rete del soccorso 118 e l'estensione del Nea (Numero europeo armonizzato), 116117 a tutto il territorio regionale costituisce il pilastro di una nuova architettura della salute pubblica: un sistema flessibile, capace di orientare correttamente il cittadino, decongestionare i pronto soccorso e garantire interventi tempestivi ed appropriati. Stiamo consolidando un modello di sanità territoriale moderno, coeso e improntato all'equità di accesso alle cure per ogni cittadino della nostra regione". 
Il ruolo del Nea, Numero europeo armonizzato, 116117. Considerando "i dati di Roma e Provincia – si rileva nell'analisi – nei mesi di giugno e luglio 2026 si è avuto un significativo aumento della domanda di assistenza sanitaria rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: 65.968 chiamate, a fronte delle 55.348 del 2025, 10.620 chiamate in più, circa il 19%. Il trend di incremento della domanda è proseguito anche nel mese di agosto, in relazione al perdurare delle ondate di calore: 27.476 chiamate nelle prime 3 settimane rispetto alle 24.337 del 2025, +16%. Particolarmente significativo risulta il dato relativo ai consigli telefonici: 31.205, rispetto ai 28.019 dello stesso periodo del 2025. Gli interventi assegnati ai medici del territorio sono passati da 11.901 nel 2025 a 14.414 nel 2026, ben 2.513 interventi in più. In questo contesto si inseriscono decine di prese in carico mensili per supporto psicologico (segno che il servizio che va oltre il triage telefonico) – osserva l'Ares 118 – In generale, l'attività svolta conferma il ruolo del 116117 quale efficace strumento di accesso, orientamento e governo della domanda sanitaria, con particolare rilevanza nella gestione dei soggetti fragili e dei pazienti cronici e nel corretto indirizzamento dei cittadini verso i servizi territoriali o, quando necessario, verso il sistema dell'emergenza-urgenza. Un servizio che dal 24 agosto 2026 è stato esteso a tutto il territorio regionale". 
Visibilità del Nue 112 ed evoluzione tecnologica. Sui mezzi aziendali risalta l'applicazione del logo del Numero Unico Europeo per le Emergenze (Nue) 112, un'iniziativa avviata a inizio agosto alla presenza del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e destinata all'intera flotta di ambulanze per rendere subito identificabile il numero di riferimento per i soccorsi. Sul piano tecnologico prosegue l'impiego della piattaforma 'FlagMii', che consente agli operatori di Centrale di visualizzare in tempo reale la scena dell'evento per guidare le manovre di primo soccorso in attesa dell'equipaggio, e prosegue l'integrazione dei sistemi per l'ambulanza connessa con la rete ospedaliera. 
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Di Battista ricoverato a Cuba, le reazioni. Da Crosetto a Mannoia: “Forza Ale”

(Adnkronos) – Sono ore di apprensione per Alessandro Di Battista, ricoverato "in gravi condizioni" nella serata di ieri, venerdì 28 agosto, in un ospedale di Cuba. Sono numerosi i messaggi di vicinanza e sostegno condivisi sui social per l'ex deputato del Movimento Cinque Stelle.  Dal mondo della politica a quello dello spettacolo: "Forza Ale!", scrivono il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e la cantante Fiorella Mannoia. Anche la Lega ha voluto esprimere la propria vicinanza con un messaggio sui social: "Vicinanza ad Alessandro Di Battista e alla sua famiglia in queste ore difficili, con l’augurio di una pronta guarigione. Forza Alessandro Di Battista". I messaggi di vicinanza per Di Battista, storico tifoso biancoceleste, arrivano anche da parte di pagine e gruppi legati al mondo della Ss Lazio. Tra i messaggi più condivisi quello pubblicato dalla pagina 'Lazio World', che scrive: "Alessandro Di Battista sarebbe stato ricoverato in gravi condizioni a Cuba nella serata di ieri. Ti siamo vicinissimi Ale". Nel post si legge anche: "Forza Alessandro, non mollare. Ti auguriamo con tutto il cuore una pronta e completa guarigione. Siamo tutti con te". Altre pagine e profili riconducibili al tifo laziale hanno rilanciato appelli analoghi, invitando a mettere da parte le appartenenze politiche per stringersi attorno all'ex parlamentare. "Forza Alessandro Di Battista, non mollare mai. Vinci la battaglia più importante", si legge in uno dei messaggi circolati online. 
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Gp Aragon, Marc Marquez vince gara sprint: ordine di arrivo e classifica aggiornata

(Adnkronos) –
Marc Marquez vince la sprint race di Aragon oggi, sabato 29 agosto, al termine di una gara dominata. Partito dalla seconda posizione dietro a Bezzecchi, il fuoriclasse spagnolo balza subito in testa al primo giro, restando davanti fino al traguardo. Alle sue spalle, salgono sul podio il fratello Alex e Marco Bezzecchi. Quarto posto per Pedro Acosta, seguito da Jorge Martin e Fermin Aldeguer. Solo undicesimo Francesco Bagnaia. Gara da dimenticare, invece, per Luca Marini, Fabio Di Giannantonio e Fabio Quartararo, tutti costretti al ritiro. 
In classifica piloti MotoGp Martin resta al comando con 29 punti di vantaggio su Bezzecchi e 33 su Marc Marquez. Domani, alle 14, via al Gran Premio che chiuderà il weekend. Ecco l'ordine di arrivo della sprint race di oggi ad aragon:  
1. Marc Marquez (Ducati)
 2. Alex Marquez (Ducati) 
3. Marco Bezzecchi (Aprilia)
 4. Pedro Acosta (KTM) 5. Jorge Martin (Aprilia) 6. Fermin Aldeguer (Ducati) 7. Diogo Moreira (Honda) 8. Raul Fernandez (Aprilia) 9. Johann Zarco (Honda) 10. Jack Miller (Yamaha) 11. Francesco Bagnaia (Ducati) 12. Alex Rins (Yamaha) 13. Toprak Razgatlioglu (Yamaha) 14. Enea Bastianini (KTM) 15. Brad Binder (KTM) 16. Joan Mir (Honda) 17. Pol Espargarò (KTM) 18. Franco Morbidelli (Ducati) 19. Lorenzo Savadori (Aprilia) Rit. Fabio Quartararo (Yamaha) Rit. Fabio Di Giannantonio (Ducati) Rit. Luca Marini (Honda) Ecco la classifica aggiornata del Motomondiale dopo la gara sprint di Aragon:  1. Jorge Martin — Aprilia — 245 punti 
2. Marco Bezzecchi — Aprilia — 216 punti
 3. Marc Marquez — Ducati — 212 punti 4. Ai Ogura — Aprilia — 203 punti 5. Fabio Di Giannantonio — Ducati — 199 punti 6. Raul Fernandez — Aprilia — 186 punti 7. Pedro Acosta — KTM — 169 punti 8. Francesco Bagnaia — Ducati — 143 punti 9. Alex Marquez — Ducati — 106 punti 10. Luca Marini — Honda — 86 punti 11. Fermin Aldeguer — Ducati — 80 punti 12. Enea Bastianini — KTM — 76 punti 13. Brad Binder — KTM — 72 punti 14. Diogo Moreira — Honda — 57 punti 15. Fabio Quartararo — Yamaha — 55 punti 16. Franco Morbidelli — Ducati — 53 punti 17. Johann Zarco — Honda — 35 punti 18. Joan Mir — Honda — 29 punti 19. Jack Miller — Yamaha — 23 punti 20. Alex Rins — Yamaha — 21 punti 21. Toprak Razgatlioglu — Yamaha — 14 punti 22. Maverick Viñales — KTM — 10 punti 23. Iker Lecuona — Ducati — 9 punti 24. Augusto Fernandez — Yamaha — 6 punti 25. Pol Espargarò — KTM — 3 punti 26. Cal Crutchlow — Honda — 0 punti 27. Jonas Folger — KTM — 0 punti 28. Michele Pirro — Ducati — 0 punti 
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Aurora Ramazzotti cambia (di nuovo) casa a Milano: “Spese insostenibili”

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Aurora Ramazzotti è alle prese con un nuovo trasloco. La figlia di Michelle Hunziker e Eros Ramazzotti ha raccontato sui social il motivo per cui lei e il marito Goffredo Cerza hanno deciso di cambiare dopo due anni dall'ultimo trasferimento. "Credetemi stavamo benissimo in quella casa. Dimensione e zona si adattavano perfettamente al nostro stile di vita col bimbo", ha esordito l'influencer, prossima concorrente di Ballando con le stelle.  La decisione, tuttavia, sarebbe stata dettata dai costi dell'immobile: "Siamo in affitto e ci è capitato di andare a vivere in una casa mai abitata prima. Di cui non si potevano stimare le spese accessorie. Nel corso di questi due anni sono salite a una cifra non più sostenibile e il canone era già molto alto", ha spiegato l'influencer, quindi "ci siamo guardati attorno per necessità".  Fortunatamente la nuova casa è stata trovata in fretta ma la coppia ha dovuto prendere presto una decisione perché "il mercato immobiliare è molto veloce qua a Milano, abbiamo dovuto decidere in una settimana". Ramazzotti che si definisce "cintura nera di traslochi" ha così affrontato l'ennesimo cambio di casa. Un trasloco arrivato in un periodo molto intenso della loro vita: la nuova casa è stata scelta infatti "il mese prima del matrimonio", avvenuto lo scorso 4 luglio in Sicilia.  
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Di Battista, il ‘Dibba’ duro e puro: dal grillismo al Parlamento in opposizione permanente

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Alessandro Di Battista, 48 anni, è stato uno dei volti più riconoscibili, combattivi e divisivi della prima stagione del Movimento 5 Stelle. Il "Dibba", come lo chiamano sostenitori e avversari, appartiene alla generazione cresciuta nei meetup e nelle piazze di Beppe Grillo, quella che aveva fatto dell’"uno vale uno", della democrazia diretta e della contrapposizione ai partiti tradizionali i pilastri di una nuova idea della politica. Un interprete autentico dell’anima movimentista e radicale del M5s, capace di trasformare la militanza in una forma di comunicazione politica immediata, diretta, spesso aspra. 
Deputato alla Camera dal 2013 al 2018, componente del direttorio voluto da Grillo, protagonista delle campagne elettorali pentastellate e tra i principali portavoce del Movimento nei suoi anni di maggiore espansione, Di Battista ha costruito la propria identità politica attorno a una parola chiave: opposizione. Anche quando il M5s è arrivato al governo, prima con la Lega e poi con il Partito democratico, ha continuato a rivendicare la necessità di mantenere un’identità autonoma e alternativa rispetto ai partiti tradizionali, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra. Una posizione che lo ha progressivamente portato ai margini della nuova stagione istituzionale del Movimento e, infine, alla rottura. Nel 2021, dopo la decisione dei Cinquestelle di sostenere il governo guidato da Mario Draghi, Di Battista ha lasciato il M5s dopo oltre undici anni di militanza e attivismo. Ma il suo non è mai stato un vero ritiro dalla politica. Uscito dal Parlamento, ha semplicemente cambiato terreno: alla politica istituzionale ha sostituito i reportage, i libri, i podcast, la televisione, il teatro e le campagne dal basso, continuando a intervenire sui grandi temi della politica italiana e internazionale. La sua parabola è così diventata quella di un politico rimasto tale anche senza un partito e senza un seggio parlamentare: dal ragazzo dei meetup al deputato, dal tribuno delle piazze al reporter, fino all’autore e protagonista di spettacoli teatrali. Un percorso nel quale il filo conduttore è rimasto quello degli esordi: la ricerca del conflitto, il rifiuto del compromesso percepito come resa e la convinzione che la politica debba conservare una dimensione di rottura. Nato a Roma il 4 agosto 1978, Di Battista cresce in una famiglia nella quale la politica non è estranea. Il padre Vittorio, imprenditore, era stato consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale Italiano. Alessandro sceglie però un'altra strada politica. Dopo la maturità scientifica al liceo Farnesina di Roma, si iscrive a Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (Dams) all'Università Roma Tre, dove si laurea con lode nel 2004. Quattro anni dopo consegue un master in tutela internazionale dei diritti umani alla Sapienza. Prima ancora di diventare parlamentare, Di Battista sperimenta quella dimensione internazionale che sarebbe poi diventata uno dei tratti distintivi del suo personaggio. Lavora come cooperante, trascorre periodi in Guatemala, si occupa di educazione, microcredito e progetti produttivi e collabora con realtà impegnate nella cooperazione e nella tutela dei diritti umani. Il Sud e il Centro America diventano per lui non soltanto luoghi di viaggio ma una vera lente attraverso la quale leggere il mondo. Nel 2010 attraversa diversi Paesi dell'America Latina. E' in questa fase che prende forma il Di Battista reporter: quello che cerca storie lontano dai palazzi, osserva conflitti sociali, povertà, disuguaglianze e rapporti tra potere politico ed economico. Un'attitudine destinata a diventare parte integrante anche della sua successiva comunicazione politica. 
La svolta arriva con l'avvicinamento al movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Di Battista aderisce al Movimento 5 Stelle e diventa uno dei suoi esponenti più attivi nel Lazio. Il passaggio dal mondo della cooperazione e dei reportage alla politica non cancella il suo profilo precedente. Al contrario, lo alimenta. Di Battista porta nel nascente M5s un linguaggio militante, una certa idea della politica internazionale e una forte propensione alla denuncia. Nel 2011 comincia a collaborare con il blog di Beppe Grillo, pubblicando reportage. L'anno successivo è Gianroberto Casaleggio a commissionargli un lavoro sul fenomeno dei sicari in America Latina. Da quella esperienza nasce "Sicari a cinque euro", pubblicato inizialmente in formato elettronico. Il futuro deputato non è ancora il "Dibba" televisivo che milioni di italiani avrebbero conosciuto qualche anno più tardi. Ma i tratti essenziali del personaggio sono già presenti: viaggio, denuncia, diffidenza verso i poteri costituiti, linguaggio diretto e convinzione che la politica debba confrontarsi con realtà spesso ignorate dall'informazione tradizionale. 
Alle 'parlamentarie' del Movimento 5 Stelle del dicembre 2012 ottiene 313 preferenze. Alle elezioni politiche del 2013 viene candidato alla Camera nel Lazio ed eletto. L'ingresso a Montecitorio coincide con l'esplosione elettorale del Movimento, che alle politiche diventa il primo partito per voti alla Camera. Di Battista entra così nella XVII legislatura insieme a una pattuglia di parlamentari che rappresentano, agli occhi dell'opinione pubblica, la rottura più radicale con la politica tradizionale. E' componente della Commissione Esteri e, dal maggio 2013 al luglio 2015, ne diventa vicepresidente. Ma è soprattutto fuori dalle commissioni parlamentari che costruisce il proprio ruolo politico. Con interventi in aula, comizi, interviste e video sui social, diventa rapidamente uno dei principali comunicatori del Movimento. Il suo stile è riconoscibile: tono acceso, frasi brevi, contrapposizioni nette, attacchi ai partiti tradizionali e una costante rivendicazione dell'autonomia del M5s rispetto tanto al centrodestra quanto al centrosinistra. All'interno del Movimento Di Battista viene presto identificato con l'ala movimentista, radicale e maggiormente legata alla fase originaria del grillismo. Se Luigi Di Maio appare progressivamente come il dirigente istituzionale capace di trasformare il consenso del Movimento in una macchina elettorale, Di Battista incarna più a lungo il lato barricadero della formazione. E' il militante diventato parlamentare che continua a parlare come se fosse in piazza. Nel novembre 2014 Beppe Grillo propone agli iscritti la creazione di un direttorio a cinque. Tra i nomi indicati c'è quello di Di Battista, insieme a Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. La proposta viene approvata online con un'ampia maggioranza. E' il momento nel quale Di Battista raggiunge probabilmente il punto più alto della sua popolarità interna al Movimento. Il suo volto è associato all'opposizione dura, alla contestazione delle vecchie forze politiche, alla battaglia contro la riforma costituzionale dell'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi e alla difesa dell'identità originaria del M5s. Nel 2016 percorre l'Italia in scooter con il tour "Costituzione coast to coast", sostenendo il No al referendum sulla riforma Renzi. E' una delle immagini più rappresentative della sua stagione politica: il parlamentare che abbandona per settimane la dimensione istituzionale e torna sulla strada, nelle piazze, a contatto diretto con il proprio elettorato. 
Nel novembre 2017 arriva una decisione destinata a distinguere ulteriormente Di Battista dal resto della classe dirigente pentastellata: annuncia che non si ricandiderà alle elezioni politiche del 2018. La scelta non equivale, nelle sue intenzioni, a un addio alla politica. Al contrario, Di Battista promette di sostenere il Movimento nella campagna elettorale e definisce il M5S una sorta di "seconda pelle". Alla fine del mandato rinuncia al tfr parlamentare e rivendica la scelta di essersi dimezzato lo stipendio. Nel 2018 accompagna la campagna elettorale del Movimento, che alle elezioni del 4 marzo ottiene oltre il 32% dei voti. Ma mentre il M5s si prepara a diventare forza di governo, Di Battista sceglie una posizione esterna al Parlamento. E' una decisione che contribuisce a costruire il mito del personaggio: l'uomo che avrebbe potuto continuare la carriera istituzionale ma decide di non farlo. La trasformazione del M5s in forza di governo mette progressivamente Di Battista in una posizione più difficile. Durante il governo Conte I critica duramente la Lega e Matteo Salvini. Nel governo Conte II, invece, le sue critiche si spostano soprattutto verso il Partito democratico e Matteo Renzi. La sua posizione rimane quella di un Movimento autonomo, alternativo tanto al centrodestra quanto al centrosinistra. Di Battista guarda con sospetto alla progressiva istituzionalizzazione del M5s e difende il ruolo di Davide Casaleggio e della piattaforma Rousseau. Anche sul doppio mandato mantiene una posizione rigida. Il punto di rottura definitivo arriva nel febbraio 2021, quando il Movimento decide di sostenere il governo guidato da Mario Draghi. Di Battista si schiera contro quella scelta. Dopo il voto favorevole degli iscritti, annuncia l'uscita dal Movimento. Dopo oltre undici anni di militanza e attivismo, il "duro e puro" del grillismo originario rompe con il partito che aveva contribuito a rendere popolare. La fuoriuscita non significa per Di Battista il ritiro dalla politica. E' piuttosto una sua trasformazione. Comincia una stagione di viaggi, reportage e interventi pubblici. Collabora con "Il Fatto Quotidiano" e realizza servizi e documentari da diversi Paesi: dagli Stati Uniti al Messico, dall'Iran alla Bolivia, dalla Russia al Sud America. La figura del parlamentare lascia spazio a quella del reporter militante. Di Battista torna a fare ciò che aveva fatto prima dell'ingresso in Parlamento: viaggiare, incontrare persone, raccontare conflitti e mettere in discussione le versioni ufficiali degli avvenimenti. E' una scelta coerente con la sua idea di politica, ma anche una trasformazione del suo ruolo pubblico. Non avendo più una tribuna parlamentare, costruisce una propria tribuna mediatica. Dal 2022 diventa opinionista di "Dimartedì" su La7. Continua inoltre a scrivere e a produrre contenuti attraverso varie testate e piattaforme. La produzione editoriale diventa uno degli strumenti fondamentali della sua seconda vita politica. Dopo "Sicari a cinque euro" arrivano i libri "A testa in su", "Meglio liberi", "Politicamente scorretto", "Contro!", "Ostinati e contrari", "Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza" e "Democrazia deviata.Perché non ha più senso parlare di governo del popolo". I titoli raccontano già molto della traiettoria: libertà, opposizione, anticonformismo, critica del sistema, contestazione delle narrazioni dominanti. Con "Ostinati e contrari. Voci contro il sistema" amplia il proprio ruolo di intervistatore e interlocutore, confrontandosi con figure provenienti da mondi differenti. Poi arriva il teatro. Tra il 2023 e il 2024 porta sui palcoscenici "Assange. Colpirne uno per educarne cento", dedicato alla vicenda di Julian Assange. Successivamente arriva "Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza". E' il passaggio forse più significativo nella metamorfosi di Di Battista: dal comizio alla conferenza, dal Parlamento al palcoscenico, dal post sul blog allo spettacolo teatrale. Nel 2023 nasce "Schierarsi", associazione della quale Di Battista diventa vicepresidente. E' un ritorno alla dimensione organizzativa, ma senza tornare nel perimetro del Movimento 5 Stelle. L'associazione si impegna in campagne e raccolte firme su temi come la sanità pubblica, l'invio di armi all'Ucraina e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il progetto rappresenta una sorta di compromesso tra le due anime di Di Battista: quella politica e quella movimentista. Non più deputato, non più dirigente di partito, ma ancora protagonista della politica. Una politica costruita attraverso campagne, piazze, social, libri, viaggi e iniziative territoriali. Nel 2026 la prospettiva torna addirittura a essere elettorale. Secondo ricostruzioni giornalistiche, Di Battista starebbe valutando la possibilità di trasformare "Schierarsi" in un soggetto politico e di misurarsi nuovamente con le elezioni. Il suo ultimo libro è "La Russia non è il mio nemico" (2025), pubblicato da PaperFirst, come quasi tutti i suoi titoli.  
Accanto alla politica esiste una dimensione familiare che Di Battista ha cercato di mantenere più separata dalla propria esposizione pubblica. E' padre di due figli, Andrea e Filippo, nati rispettivamente nel 2017 e nel 2020, avuti dalla compagna Sahra Lahouasnia. Anche questa dimensione ha accompagnato alcune delle sue riflessioni pubbliche. Nel libro "Meglio liberi", scritto come una sorta di lettera al primo figlio, emerge l'idea di trasmettere alle nuove generazioni il valore del coraggio, dell'autonomia e della capacità di mettere in discussione ciò che appare acquisito. (di Paolo Martini)  
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