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Migranti a Ceuta, tra rimpatri forzati e allarme nuove ondate per Ferragosto

(Adnkronos) – La città autonoma spagnola di Ceuta rimane oggi in una situazione di incertezza. Migliaia di persone sono ancora presenti in città dopo essere entrate illegalmente, mentre la questione dei rimpatri resta avvolta nel mistero. Il numero esatto dei cittadini stranieri, quasi tutti di origine marocchina, ancora presenti a Ceuta è sconosciuto, ad eccezione di circa 1.500 minori non accompagnati.
 Nel frattempo, sui social media si annuncia una nuova ondata di migranti per il 15 agosto, che si aggiungerebbe alle circa 80mila persone arrivate il 30 luglio. Ieri, il governo spagnolo ha comunicato di essere al lavoro per rimpatriare oltre mille minori. "Stiamo collaborando con il governo marocchino su un piano d'azione, su un principio operativo (…) affinché tutti i minori presenti a Ceuta possano essere ricongiunti alle loro famiglie in Marocco", ha dichiarato il ministro della Giustizia, Félix Bolaños, da Almería, in Andalusia.  Si tratta di un gruppo di 1.527 minori non accompagnati già identificati, ai quali viene chiesto di "rientrare con le proprie famiglie", con la preziosa collaborazione dell'amministrazione di Ceuta, affinché "ricevano un'accoglienza che rispetti i diritti umani".
 "Garantiremo il rispetto dei diritti umani, tuteleremo il superiore interesse del minore e agiremo con umanità", ha sottolineato Bolaños. Da parte sua, il ministro degli Affari Esteri José Manuel Albares ha visitato Ceuta ieri, incontrando il presidente del governo di Ceuta, Juan Jesús Vivas.  Secondo un comunicato ufficiale, entrambe le parti hanno discusso della situazione al confine, delle esigenze della città e della cooperazione con il Marocco, nonché delle prospettive di sostegno a livello europeo. Albares ha espresso il suo sostegno alle autorità e alla popolazione di Ceuta e Melilla, alle forze e agli enti di sicurezza e all'esercito mobilitato che opera in entrambe le città. Il ministro ha spiegato che il Ministero degli Esteri sta lavorando su tre fronti dall'inizio della crisi.  In primo luogo, intende agevolare il rimpatrio in Marocco delle persone entrate illegalmente e che non lo hanno ancora fatto.  In secondo luogo, vuole contrastare la disinformazione sui social media attraverso il sito web del Ministero degli Affari Esteri, disponibile anche in arabo, e gli account social ufficiali di ambasciate e consolati. Infine, vorrebbe sostenere il rafforzamento del controllo delle frontiere. La ministra della Difesa, Margarita Robles, è stata in visita a Ceuta oggi. Lunedì scorso, il Partito della Sinistra Europea (Pel) ha denunciato la "manovra criminale orchestrata dalla monarchia alawita del Marocco" in relazione agli eventi di Ceuta. Il Pel, che comprende Izquierda Unida e il Partito Comunista di Spagna (Pce), ha affermato che gli eventi sono stati resi possibili dalla "Fortezza Europa", che usa le vite umane come merce di scambio geopolitica.
 Il partito ha sottolineato il "doppio standard" in questa grave crisi dell’amministrazione di Donald Trump, che "loda il Marocco come un ‘pilastro di stabilità’, mentre ignora i suoi crimini nel Sahara Occidentale e addirittura istiga una nuova ‘Marcia Verde’ verso Ceuta e Melilla".  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Balneari, Sib: “Stranieri salvano l’estate (+10%), italiani fino a -15% frenati dal caro vita”

(Adnkronos) – "A salvare l’estate 2026 sulle spiagge italiane sono stati gli stranieri". Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari (Sib), traccia con l’Adnkronos, alla vigilia di Ferragosto, un primo bilancio della stagione e fotografa un turismo balneare sempre più sostenuto dalla domanda estera. Le presenze straniere, afferma, "sono infatti aumentate del 10% rispetto al 2025, con arrivi soprattutto dai Paesi dell’Est, da Francia, Svizzera, Stati Uniti, Austria, Germania e Polonia, mentre si registra un boom di spagnoli". Tra le destinazioni più richieste, figurano Sardegna, Sicilia e le isole minori, ma anche le località balneari di Calabria, Puglia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna. "Per il secondo anno consecutivo gli stranieri hanno superato gli italiani in termini di presenze", spiega Capacchione, secondo il quale a sostenere la stagione "ha contribuito anche il caldo, che ha spinto gli italiani a tornare al mare, ma per periodi più brevi: una settimana di vacanza o soggiorni concentrati nei fine settimana". "Dal lunedì al venerdì, invece, le presenze italiane – ammette – registrano un calo fino al 15%. La fetta maggiore è costituita dagli escursionisti, cioè da chi va al mare vicino casa per una giornata. A pesare è soprattutto il caro prezzi, a partire dal gasolio".  Per questi motivi, "chi ha un reddito di 2.000-2.500 euro al mese ci pensa bene prima di mettersi in macchina e percorrere 50 chilometri per andare e tornare da una località balneare, pagare ombrellone e lettini, pranzare e magari prendere un gelato. Figuriamoci una famiglia con due o tre figli", osserva il presidente del Sib, che è anche titolare di uno stabilimento a Margherita di Savoia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia.  Il caro vita, dunque, sta modificando le abitudini degli italiani. "Nonostante il momento difficile, legato anche alla crisi nello Stretto di Hormuz e alle ripercussioni sui prezzi dell’energia e dei carburanti, registriamo comunque un turnover nelle presenze italiane", assicura il numero uno del Sib. "La domanda interna – dice – si concentra soprattutto nei weekend e nelle settimane centrali di agosto". A incidere possono essere anche le formule più convenienti proposte dagli stabilimenti. "Nel mio stabilimento, per esempio, un ombrellone con due lettini, parcheggio, sedia da regista e area picnic per quattro persone costa 25 euro al giorno", sottolinea. Per la settimana di Ferragosto e per quella successiva, secondo Capacchione, "registriamo un tutto esaurito". "Ma il modello delle vacanze – avverte – è cambiato rispetto al passato. Negli anni Novanta avevamo gli stabilimenti pieni dal 1° al 31 agosto. Oggi, invece, le ferie degli italiani si concentrano soprattutto tra il 9 e il 23 agosto. La domanda interna è più debole, ma il turismo italiano nel complesso va benissimo: il prodotto Italia funziona, piace ed è ancora uno dei settori trainanti dell’economia". A sostenere il comparto sono quindi soprattutto gli stranieri, che, secondo il presidente del Sib, cercano servizi efficienti e trovano nelle spiagge italiane anche un importante elemento di sicurezza. "Chi viene dall’estero – osserva – vuole servizi che funzionino. In Italia abbiamo spiagge sicure perché attrezzate e presidiate. L’indice di annegamento è tra i più bassi d’Europa: circa la metà di quello di Spagna e Francia e un ottavo rispetto alla Grecia, dove si registrano 38 annegamenti ogni milione di abitanti contro i 5,7 dell’Italia". Un elemento, conclude Capacchione, che contribuisce alla competitività del prodotto balneare italiano in una stagione in cui, ribadisce, "sono stati gli stranieri a salvare l’estate". 
—lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Webuild sostiene ‘Calcio Italiano’ a Perth: chiusa la settimana con Milan, Inter, Juventus e Palermo

(Adnkronos) – Si è conclusa a Perth "Calcio Italiano", la manifestazione che ha portato per la prima volta in Western Australia quattro grandi protagoniste del calcio italiano: AC Milan, Inter, Juventus e Palermo. Sostenuta da Webuild come Major Event Partner, l'iniziativa ha richiamato tifosi, comunità italo-australiane e visitatori da tutto il Paese, confermando la crescente centralità di Perth come destinazione per grandi eventi internazionali. Nel corso della settimana si sono disputate tre sfide di grande richiamo: il Derby della Madonnina tra Milan e Inter il 5 agosto con 53.000 spettatori, il Derby d'Italia tra Juventus e Inter l'8 agosto con 56.000 spettatori e, a chiusura della manifestazione, la partita tra Juventus e Palermo all'HBF Park di Perth.  Organizzato esclusivamente a Perth, il torneo ha riunito alcune delle squadre più iconiche del calcio italiano, offrendo un'importante occasione di incontro tra sport, territorio e comunità italiane in Australia. Un appuntamento che si inserisce nel calendario dei principali eventi internazionali promossi dal Western Australia per attrarre turismo, investimenti e attenzione globale. Il sostegno a Calcio Italiano riflette il radicamento di lungo periodo di Webuild nel Paese. Attraverso , società di ingegneria e costruzioni fondata a Perth nel 1919 e parte del Gruppo dal 2023, Webuild contribuisce da oltre un secolo allo sviluppo di infrastrutture strategiche in Australia nei settori dei trasporti, dell'energia, dell'acqua e della sanità.  Tra i più recenti progetti realizzati figura la Perth Airport Line, tra quelli in corso il New Women's and Babies Hospital Project, la K2 Gas Power Station e il potenziamento della Woodman Point Water Resource Recovery Facility. A questi si affiancano grandi opere in corso nel Paese, tra cui Snowy 2.0, il più grande progetto idroelettrico dell'Australia, realizzato con la partecipazione della controllata Clough. Oggi Webuild rappresenta uno dei principali operatori infrastrutturali presenti nel mercato australiano e, secondo la classifica ENR, è il terzo contractor internazionale del Paese, a conferma di una presenza consolidata e in continua crescita a supporto dello sviluppo economico e sociale delle comunità australiane. 
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La lettera di addio di Messi a papà Jorge: “Non so come fare senza di te, non credo di giocare ancora a lungo”

(Adnkronos) –
"Papà, non riesco ancora a credere che te ne sia andato. Per me è molto difficile immaginare che non ti vedrò più, che non parleremo più. So che soffrivi e che è stato meglio così, ma te ne sei andato troppo presto. Avevamo ancora tante cose da vivere e da goderci insieme". Così in un lungo post su Instagram, Lionel Messi, piange il papà Jorge morto nei giorni scorsi a 68 anni.  
"Mi hai chiesto così tanto di giocare l’ultimo Mondiale, e fu proprio nei giorni immediatamente precedenti all’inizio che sei peggiorato -ricorda il fuoriclasse argentino-. Era la prima volta che non saresti stato presente a un torneo, ma la mamma mi diceva che saresti migliorato e che saresti stato abbastanza bene da poter viaggiare. Ti dicevo che saremmo arrivati in finale, così saresti potuto venire. Ogni volta che finiva una partita aspettavo e sentivo la mancanza del tuo messaggio. È stato allora che ho capito che la situazione era davvero grave. Nonostante tutto, non ho smesso di pensare ad arrivare il più lontano possibile, per guadagnare tempo e permetterti di vedere almeno una partita. Siamo arrivati in finale e tu non ce l'hai fatta ad esserci. Volevo vincerla per portartela e mostrarti una nuova Coppa. Non ci sono riuscito; le mie gambe non ce la facevano più. Questa volta ho provato ad andare contro il mio corpo, ma non ho potuto farlo. Non sono mai riuscito a sentirmi bene".  "Quando sono arrivato, pensavi che avessimo perso la finale ai rigori – prosegue Messi -. Non abbiamo potuto parlare di tutto quello che era successo. Non hai potuto goderti nulla. Non siamo diventati campioni, ma non hai idea di quanto abbiamo vissuto e goduto ogni singola partita. Ancora una volta avevi ragione: dovevo esserci e giocarla. Te lo racconto perché è stata l’unica cosa di cui non abbiamo potuto parlare, visto che di tutto il resto sai già ogni cosa. Parlavamo ogni giorno e ci vedevamo ogni volta che potevamo, compatibilmente con i miei impegni. Non so cosa farò senza di te, non so come andare avanti. Ho giocato solo a calcio e ora ho molti dubbi sul fatto che continuerò a farlo ancora per molto. Sei stato al mio fianco fin dall’inizio; mancava così poco alla fine. Perché non hai potuto resistere ancora un po’, quel poco che bastava per arrivare alla fine insieme?".  Poi, il campione argentino conclude: "So che la tua felicità era vedere la tua famiglia stare bene, tua moglie, i tuoi figli e, soprattutto, senza che gli altri lo sapessero, guardare me giocare… È sempre stato così, fin da quando ero piccolo. Mi portavi a tutti gli allenamenti appena tornavi dal lavoro. Ovviamente non hai mai perso una sola partita. Quanto soffrivi a guardarmi e quanto eri felice, anche se non mi hai mai fatto molti complimenti. Sei stato papà, amico e procuratore. Sei sempre stato la persona di cui avevo bisogno in ogni momento e non hai mai sbagliato nulla. Al di là di qualche rimprovero o discussione, avevi sempre ragione. Alla fine, le cose andavano sempre come dicevi tu. Mi mancherai tantissimo, ma sarai sempre presente, soprattutto nel modo in cui crescerò i miei figli, perché insegno loro e li educo come avete fatto voi due con me -conclude Messi-. Riposa in pace e prenditi cura di noi da lassù, come hai fatto quaggiù. Grazie di tutto. Ti amo, papà".
 
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Concerto di Jovanotti annullato a Barletta: “Area non idonea”

(Adnkronos) –
E' stato annullato il concerto di Jovanotti in programma lunedì 17 agosto nell’area dell’ex cartiera di Barletta. E' quanto apprende l'Adnkronos dagli organizzatori.  Questa mattina, in Prefettura, si è riunita la Commissione di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo, chiamata a valutare l’idoneità del sito dopo le criticità emerse dagli ultimi controlli ambientali.  In Commissione è arrivato il parere negativo della Asl, dopo che le rilevazioni effettuate dall’Arpa avevano portato al prelievo e all’analisi di alcuni campioni relativi alla presenza di amianto nell’area. Un elemento che ha pesato sulla valutazione complessiva delle condizioni di sicurezza e salubrità del sito. La Commissione ha quindi espresso parere negativo allo svolgimento dell’evento nell’area dell’ex cartiera.  Nel pomeriggio di oggi, la Trident, società organizzatrice del concerto, ha fissato una conferenza stampa via Zoom dove ha comunicato l'annullamento. Un incontro con la stampa dovrebbe tenersi anche domani mattina in Comune a Barletta. 
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Maltempo, allerta meteo gialla per temporali giovedì 13 agosto: le 5 regioni a rischio

(Adnkronos) – Prosegue l'ondata di maltempo e temporali di calore che sta accompagnando il caldo
africano nella settimana che precede il Ferragosto. Per questo, la Protezione civile ha diramato anche per la giornata di domani, giovedì 13 agosto, un avviso di allerta meteo gialla su settori di cinque regioni, concentrate per la maggior parte al Centro Sud. Stando a quanto comunicato nell'ultimo bollettino pubblicato sul sito ufficiale del Dipartimento, è stata diramata allerta meteo gialla per rischio idraulico sui seguenti settori della Calabria: Versante Jionico Centro-meridionale, Versante Tirrenico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Centro-meridionale, Versante Tirrenico Meridionale, Versante Jonico Settentrionale, Versante Jonico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Settentrionale, Versante Jonico Meridionale. Allerta meteo gialla per temporali, invece, sempre su settori della Calabria (Versante Jionico Centro-meridionale, Versante Tirrenico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Centro-meridionale, Versante Tirrenico Meridionale, Versante Jonico Settentrionale, Versante Jonico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Settentrionale, Versante Jonico Meridionale), ma anche dell'Abruzzo (Marsica, Bacino Alto del Sangro, Bacino dell'Aterno), della Basilicata (Basi-A2, Basi-D, Basi-C), del Molise (Frentani – Sannio – Matese, Alto Volturno – Medio Sangro) e della Sardegna (Bacini Flumendosa – Flumineddu). Infine, allerta meteo gialla per rischio idrogeologico sempre per domani su Abruzzo e Calabria.  Secondo le previsioni de IlMeteo.it, l'anticiclone africano resta sempre ben presente al Nord, mentre al Centro-Sud ci saranno maggiori occasioni per piogge e temporali. Nel corso del pomeriggio scoppieranno acquazzoni anche sulla Sicilia centro meridionale, in Campania, Calabria, Sardegna e isolati sulle Alpi di confine occidentale e tra frusinate e isernino. Ancora 18 città bollino rosso per il caldo, sulle 27 monitorate dal Ministero della Salute, ma già venerdì 14 agosto cominceranno a diminuire, diventando "solo" 7 e cioè a Bari, Bolzano, Cagliari, Genova, Messina, Palermo e Reggio Calabria. Ritornano anche i bollini verdi.  
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Far west a Milano, rissa con spranghe e bottiglie in centro: caos tra le auto

(Adnkronos) –
Scene di violenza e Far West nel cuore di Milano, nella zona di Porta Venezia compresa tra i Bastioni e viale Vittorio Veneto. Una decina di persone, tra cui una donna in evidente stato di alterazione, si è affrontata attorno alle 12.30 in strada, tra spranghe e oggetti lanciati, generando il caos per una decina di minuti in Viale Città di Fiume. Alcuni degli uomini hanno agitato in aria bastoni e spranghe, lanciando bottiglie di vetro e sassi, e rischiando di colpire a più riprese le auto di passaggio e i turisti lungo il viale (VIDEO). Una scena particolarmente pericolosa, perché lo scontro si è consumato in piena mattinata e in mezzo al traffico. Le persone coinvolte si sono inseguite, picchiandosi, da una parte all’altra della carreggiata, tra i suoni dei clacson, con diverse vetture costrette anche a frenare bruscamente per evitare di essere coinvolte o di investire qualcuno. Le bottiglie e gli oggetti lanciati hanno attraversato la strada, mentre la rissa si è spostata a più riprese verso l'ingresso dei Giardini Montanelli. A quel punto sono arrivate le forze dell'ordine: alcuni carabinieri sono scesi in strada, e hanno inseguito i partecipanti alla rissa per placarla. La situazione è rientrata dopo una decina di minuti.  
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Guidesi: “Lombardia è prima regione manifatturiera d’Europa. Ma Ue deve cambiare passo”

(Adnkronos) – La Lombardia non è soltanto il 'motore industriale' d’Italia: "I dati dicono che oggi è la prima regione manifatturiera d’Europa". Ma per mantenere questo primato servono innovazione, meno burocrazia e soprattutto una politica industriale europea capace di confrontarsi con Stati Uniti e Cina. È il quadro tracciato da Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, che in un'intervista all'AdnKronos guarda con preoccupazione ai costi energetici, all’incertezza geopolitica e a una regolamentazione europea che, a suo giudizio, rischia di frenare la competitività delle imprese. Guidesi insiste sulla necessità di costruire alleanze con le altre grandi regioni industriali europee, dalla Baviera al Baden-Württemberg fino alla Catalogna, e rilancia il tema del decentramento come battaglia identitaria e politica della Lega. "Il vero avversario continua a essere il centralismo", dice.  
Assessore, la Lombardia viene spesso definita il motore industriale italiano. Ma oggi può essere considerata anche una delle grandi regioni manifatturiere d’Europa?
 "Questo lo dicono i dati. La Lombardia oggi è la prima regione manifatturiera d’Europa. Il tentativo che stiamo facendo è quello di continuare a esserlo. Ci sono cose che dipendono da noi, anche nei cambiamenti che stiamo attuando. Le zone di innovazione e sviluppo sono uno strumento di pianificazione attraverso il quale la Regione sta indirizzando un percorso di medio-lungo termine, nel tentativo di consolidare i primati dal punto di vista industriale che abbiamo, spingendo però sull’innovazione. Parliamo di settori che si innovano e si rinnovano grazie al contesto, all’ecosistema in cui operano: la ricerca, il trasferimento tecnologico, le università, i centri di formazione, il credito e tutto ciò che viene messo a disposizione delle aziende. La Lombardia è una regione a livello europeo che, purtroppo, da una Commissione europea all’altra non ha ancora visto cambiare questo approccio. Noi abbiamo invece bisogno che, nella piena neutralità tecnologica, si consenta alle aziende di raggiungere gli obiettivi ambientali continuando però a essere competitive". 
In questo quadro state cercando anche alleanze con altre grandi regioni industriali europee?
 "Il nostro obiettivo è fare squadra con chi, come noi, rappresenta una grande influenza positiva rispetto al prodotto interno lordo europeo: la Catalogna, la Baviera, il Baden-Württemberg e altri territori che, come noi, sono produttivi. Insieme a loro stiamo cercando di fare un’azione di lobby istituzionale, che poi diventa anche lobby economica, insieme alle associazioni di categoria. La chimica è un esempio del lavoro che stiamo facendo insieme, ma anche il settore dei semiconduttori. Il Chips Act 2, che è il nuovo strumento per quanto riguarda i semiconduttori, per la prima volta ha come aree di riferimento anche quelle regionali. Per questo stiamo cercando di influenzare i cambiamenti a livello regolatorio europeo, affinché consentano ai nostri territori di continuare a crescere, di contribuire positivamente al prodotto interno lordo e all’economia europea, ma anche di poter continuare a fare industria". 
L’industria europea si trova stretta tra la concorrenza americana e quella cinese, oltre ai costi energetici. Qual è oggi il principale rischio per il sistema produttivo lombardo?
 "Il rischio per noi è che l’Europa sia ferma e non reagisca a questa situazione. Anziché intervenire attraverso una regolamentazione ideologica, deve consentire alle imprese di competere con i propri competitor. Questo è successo nell’automotive e i risultati oggi sono evidenti: si contano già i posti di lavoro persi. Sono molto convinto che il mercato di riferimento a livello globale per le nostre aziende sia quello atlantico. È un contesto in cui Stati Uniti, Americhe ed Europa giocano la partita all’interno di un mercato regolamentato, nel quale si può concorrere al proprio interno e ci si può complementare. Questo non dipende solo dall’Europa, dipende anche dagli Stati Uniti. Ma adesso l’Europa è da troppo tempo ferma da questo punto di vista: ha bisogno di cambiare, di snellire le proprie procedure e di deregolamentare, perché quello che è stato creato dal punto di vista regolatorio non è solo ideologico ma spesso diventa anche limitante nei confronti dell’innovazione tecnologica e quindi della competizione". 
Per una regione fortemente esportatrice come la Lombardia, quanto possono pesare guerre, tensioni commerciali e dazi? E quali comparti rischiano maggiormente?
 "Pesano tanto. Evidentemente, ciò che succede a chi, come noi, ha un protagonismo internazionale e ciò che accade a livello geopolitico influenza comunque la nostra attività. Oggi il limite più grande rispetto alla situazione internazionale è sicuramente l’incapacità di poter programmare le produzioni. È un peso fortissimo, perché dentro questa incapacità c’è tutta la difficoltà di competere e di essere strategici dal punto di vista dei mercati globali. Per noi programmare è estremamente importante. Fino ad ora abbiamo risposto in maniera molto flessibile: le aziende lombarde hanno dimostrato di avere una grandissima capacità di adattamento e di rispondere al meglio a ogni singola congiuntura. Ci hanno insegnato che a livello internazionale le congiunture possono essere anche positive e speriamo che questo succeda, perché finora abbiamo visto soprattutto quelle negative". 
Veniamo alla politica. La Lega in Lombardia ha storicamente costruito il proprio consenso sul rapporto con imprese, autonomi e territori. Oggi qual è il ruolo della Lega in Lombardia? È ancora il principale punto di riferimento politico per il mondo produttivo del Nord?
 "Bisognerebbe chiederlo al mondo produttivo. Credo però che la Lega debba fare quello che è capace di fare, quello per cui è nata: essere e rappresentare, anche a livello sindacale, un territorio, le esigenze del territorio e gli interessi del territorio. Questo è il nostro know-how, che esprimiamo anche attraverso gli amministratori locali, i governatori, i sindaci, tutta la rete di cui disponiamo. Sono estremamente convinto che su questo bisogna riprendere e investire, invertendo un po’ la rotta degli ultimi tempi". 
Qual è la domanda che arriva dal mondo produttivo e che magari si fa più fatica ad ascoltare?
 "Sicuramente quella dei costi energetici. Non è possibile competere in questa situazione. Io credo che non si faccia fatica ad ascoltare questa domanda: si fa fatica, purtroppo, ad avere risposte, perché la Regione ha competenze molto limitate su questo. Credo che una delle esigenze prioritarie da questo punto di vista sia quella della trasparenza nel calcolo dei costi energetici. È ancora troppo difficile e poco trasparente capire come viene calcolato il costo dell’energia. Di certo noi non possiamo permetterci in futuro di non essere autonomi dal punto di vista energetico. La situazione geopolitica internazionale ce l’ha fatto capire negli ultimi tempi. Per questo è importante l’apertura a tutte le fonti energetiche, comprese quelle del nucleare e le nuove soluzioni tecnologiche legate al nucleare. Sto parlando dei microreattori". 
Cosa dovrebbe chiedere concretamente la Lega al governo nella prossima legge di bilancio per sostenere il sistema produttivo settentrionale?
 "Semplificazione, innanzitutto, perché gli spazi di bilancio sono limitati e lo sappiamo. Credo che ci sia un’esigenza di semplificazione rispetto al tema delle aziende. Troppe aziende devono ancora affrontare procedimenti autorizzatori che dipendono dal livello centrale. Da questo punto di vista, più si decentralizza, più si aiutano le imprese, anche in termini di tempistiche autorizzatorie. Il secondo elemento è aiutare coloro che continuano a investire all’interno della propria azienda, a investire nella propria comunità, a creare posti di lavoro e opportunità per le persone. A me non dispiacerebbe una sorta di Tremonti per le aree da reindustrializzare, quindi un incentivo forte per le aree da reindustrializzare. E parlo anche di piccole aree, non soltanto di aree di grandi dimensioni. Mi piacerebbe vedere anche un sostegno più diretto al piccolo commercio, perché non è soltanto un presidio dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista sociale e culturale. Da questo dipendono anche la tenuta dei territori e il rischio di spopolamento in alcune aree. Dal punto di vista delle imprese, della semplificazione e dell’aiuto fiscale, c’è sicuramente bisogno di intervenire. C’è bisogno di dare un segnale, soprattutto per le aziende del Nord, dove il costo per produrre e il costo della vita sono molto più elevati rispetto ad altri territori". 
Qual è la battaglia che il partito dovrebbe assolutamente intestarsi?
 "La battaglia è quella del federalismo, del decentramento. Penso che il vero avversario continui a essere il centralismo. Il centralismo è nemico dello sviluppo, è nemico della crescita economica, è nemico di tutta la capacità di innovazione, non solo dal punto di vista economico ma anche tecnologico, sotto ogni aspetto. Il centralismo è un freno e per questo bisogna assolutamente tornare a dare priorità e, dal mio punto di vista, forse anche unicità al tema del decentramento e del territorio. C’è bisogno di questo. Purtroppo c’era bisogno anche in questo governo di una maggiore azione da questo punto di vista. Faccio l’esempio delle province: le province sono state declassate a enti di secondo livello. Attraverso questa soluzione non si è né risparmiato né, soprattutto, si sono mantenuti tanti servizi ai cittadini. La qualità della vita dei cittadini è assolutamente diminuita. Un’azione di un partito territoriale come il nostro deve prevedere il ripristino di quegli enti, perché ripristinare quegli enti vuol dire ripristinare anche l’identità territoriale, le proprie competenze, ma anche la capacità progettuale e di espressione di ogni singolo territorio". 
Un’ultima cosa: come giudica lo stato di salute della Lega e qual è oggi la sua principale difficoltà?
 “Io credo che la situazione sia più grave rispetto a ciò che leggo sui giornali, io credo sia a rischio la sopravvivenza della Lega e mi baso non solo sui sondaggi ma anche sui dati del tesseramento e della presenza a eventi e assemblee. Nascondere questo vuol dire dare priorità alla composizione delle liste elettorali e non al futuro della nostra comunità politica. Mi pare evidente ci si debba chiarire su tante cose: dalla linea sull'economia a quella sull'Europa, ai temi etici, al federalismo, al regionalismo, al sindacalismo territoriale, al liberalismo, alle competenze rispetto alle preferenze, compatibilità tra ruolo di partito e ruolo di governo e su tutte alla convivenza all interno del partito tra rappresentanti del Nord e del Sud. Non si può dire 'abbiamo fatto un congresso' e fingere che tutto vada bene. Allora io credo che la cosa migliore sarebbe fermarsi, confrontarsi, capire quale possa essere la soluzione con la disponibilità di tutti all’azzeramento dei ruoli interni al partito partendo dall’alto sino alla sezione più piccola. Se vogliamo salvare la Lega dobbiamo fare questo. Io posso permettermi di dirlo perché per alcuni sono parte dell’ondata salviniana, invece per gli ultras salviniani sono un nordico nostalgico. La verità è che la Lega è casa mia ed io il passo indietro l'ho già fatto quando mi sono dimesso dal Parlamento per aiutare la Lega e la Regione come era giusto fosse. Azzeramento di tutte le cariche, revisione di statuto e regolamenti e assemblea programmatica per poi ripartire. Se vogliamo salvare la Lega tutti dobbiamo essere disponibili a questo superando i personalismi. Se invece c'è qualcuno che tiene solo al proprio sedere beh sappia che avanti a far finta di nulla tra un po’ sedie dove sedersi non ce ne saranno più”. 
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Roma, autobus a metano in fiamme a Valmontone: no feriti

(Adnkronos) – Incendio di un autobus a metano a Valmontone (Roma). Sul posto sono intervenute due squadre dei vigili del fuoco. Nessuna persona è rimasta coinvolta, ma i vigili del fuoco hanno lavorato per mettere in sicurezza l'area. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Tragedia in Sierra Nevada, morto alpinista Jake Whisenant: nel 2024 la sua scalata record su El Capitan

(Adnkronos) –
Jake Whisenant, alpinista californiano di 30 anni noto per aver battuto diversi record nel suo sport, è deceduto la scorsa settimana in seguito a una caduta nella zona della Sierra Nevada. Lo riporta il Guardian. Originario di Mammoth Lakes, in California, Whisenant è morto nella zona selvaggia di Sequoia e Kings Canyon lo scorso 3 agosto, come spiegato dall’ufficio del medico legale della contea di Tulare e dal National Park Service (Nps). L’Nps ha dichiarato anche che il personale è intervenuto in seguito a un “incidente legato all’arrampicata” avvenuto in quell'area il giorno precedente. Le operazioni di soccorso sono durate diverse ore, fino al ritrovamento del corpo di Whisenant da parte dei ranger.  Tra i successi di Whisenant c'è la scalata del 2024 su El Capitan, in cui ha percorso un itinerario di 2.000 piedi in due ore, 55 minuti e 32 secondi insieme al suo compagno di avventure Brant Hysell. Martedì, la sua fidanzata ha ricordato di aver "ricevuto quella telefonata che nessuno vorrebbe mai ricevere riguardo all’amore della sua vita. Jake era caduto, perdendo la vita, in una prima ascensione nel Sequoia Kings Canyon. Mentre il crepuscolo lasciava il posto alla notte, sono stata costretta a dirgli addio".
 Su Instagram è arrivato anche il ricordo dell'amica Bailee Moore: "La nostra famiglia è devastata da questa notizia, ma trova conforto nel fatto che Jake sia morto facendo ciò che amava nella splendida Sierra Nevada". Moore ha poi lanciato una raccolta fondi su GoFundMe a favore di Whisenant, con l’obiettivo di "ricordi significativi nei luoghi che amava". Sulla pagina di GoFundMe si legge: "Jake Whisenant ha vissuto la vita con un raro senso di determinazione. La sua passione per l’arrampicata era solo un piccolo assaggio del tipo di persona che era. Sarà sempre ricordato per il suo incrollabile rispetto per la natura, per gli altri e per ogni momento che gli è stato concesso". 
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)