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Livorno, crolla il balcone: 56enne precipita per dieci metri e muore

(Adnkronos) – Una donna di 56 anni è morta, dopo il crollo del balcone di casa sua a Livorno. L'appartamento si trovava al terzo piano di un edificio in via Bonomo, una traversa di viale Marconi. La tragedia si è verificata nel pomeriggio di oggi, venerdì 14 agosto, intorno alle 17.  Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, la donna si trovava sul balcone quando, per cause ancora da accertare, la struttura ha ceduto. La 56enne è precipitata nel vuoto da un'altezza di circa dieci metri, sfondando il balcone sottostante prima di finire al suolo. Le sue condizioni sono apparse immediatamente gravissime. Sul posto sono intervenute diverse ambulanze. La donna è stata soccorsa e trasportata in codice rosso all'ospedale di Livorno, dove purtroppo è morta. Restano da chiarire le cause esatte del cedimento e la dinamica dell’incidente.  
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Tragedia al Giro del Portogallo, muore il 19enne Finlay Tarling

(Adnkronos) – Tragedia al Giro del Portogallo 2026. Il 19enne britannico Finlay Tarling ha perso la vita durante l'ottava tappa, in programma tra Melgaço e Fafe. La notizia è stata confermata dagli organizzatori della corsa, che hanno deciso di sospendere la tappa e neutralizzarla fino al traguardo dopo l’accaduto. Tarling era impegnato nella gara quando si è verificato l’incidente. Le circostanze dell’accaduto sono al vaglio delle autorità. Secondo 'A Bola' la tragedia sarebbe avvenuta a seguito dell’impatto con un’auto non della corsa che si è immessa sul percorso di gara. 
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Luigi Mangione si dichiarerà colpevole dell’omicidio dell’amministratore delegato UnitedHealthcare Brian Thompson

(Adnkronos) – Luigi Mangione è pronto a dichiararsi colpevole nel processo federale per l'omicidio di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, ucciso a New York nel dicembre 2024. La svolta è arrivata durante l’udienza al tribunale federale di Manhattan, quando la difesa del 28enne italoamericano ha comunicato ai giudici l'intenzione di ammettere le proprie responsabilità. "È pronto a dichiararsi colpevole dei capi d'accusa in questo momento", hanno riferito gli avvocati, secondo quanto riportato dai media statunitensi. Alla domanda del giudice se fosse davvero questa la sua decisione, Mangione ha risposto: "Sì".  L'imputato, che inizialmente si era dichiarato non colpevole, deve ora rispondere a livello federale dell'accusa di stalking, reato che può comportare l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Altri due capi d'imputazione, tra cui quello che avrebbe potuto portare alla pena di morte, erano stati archiviati all'inizio dell'anno. L'accordo con i procuratori federali chiude la prospettiva del processo federale, la cui selezione della giuria era prevista per gennaio. Ma apre nuovi interrogativi sul procedimento statale che attende Mangione a settembre, dove il 28enne è accusato, tra le altre cose, di omicidio di secondo grado. 
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Ucraina, un anno dopo Anchorage. L’ambasciatore Zazo: “Evidente errore di calcolo di Trump e Putin”

(Adnkronos) – Roma, 14 ago. (Adnkronos) Un anno fa Donald Trump accolse in Alaska Vladimir Putin nella convinzione di poter far partire il negoziato tra Mosca e Kiev e di portare la pace in Ucraina , risultato grazie al quale avrebbe anche ottenuto il Nobel. Un anno dopo di quello "spirito di Anchorage" – la distensione tra Stati Uniti e Russia con un dialogo rinnovato che avrebbe dovuto aprire la strada ad un accordo di pace – sembra non essere rimasto più nulla, se non la conferma che il vertice di Ferragosto di un anno fa in Alaska si basò su un "errore di calcolo" da parte dei due leader, con la conseguenza che 12 mesi dopo la guerra continua, ma Kiev è più forte e l'Europa ha dimostrato di potersi sostituire agli Stati Uniti nel sostegno finanziario e militare. Questa l'analisi dell'ex ambasciatore italiano a Kiev, Pier Francesco Zazo, convinto che ad Anchorage non ci sia mai stata una reale speranza di gettare le basi per un accordo tra Mosca e Kiev.    "A mio avviso quella speranza non ci fu mai e questo anzitutto perché quello che la Russia aveva proposto, in sostanza la capitolazione dell'Ucraina poiché includeva le richieste di ritiro da tutto il Donbass, anche delle parti ancora controllate dagli ucraini, nonché una forte limitazione delle Forze Armate ucraine, due condizioni assolutamente inaccettabili per il Kiev", dice Zazo all'Adnkronos. Putin "credeva che Trump avrebbe potuto proporre a Zelensky la capitolazione del suo Paese sulla testa non solo dell'Ucraina, ma anche dell'Europa: a distanza di un anno, quell'errore di calcolo è evidente", sottolinea l'ex ambasciatore. Così come è evidente "la valutazione errata" che aveva portato il presidente americano a srotolare il tappeto rosso al leader del Cremlino, convinto che Volodymyr Zelensky "non avesse alcuna carta da giocare", come gli disse nella famosa strigliata alla Casa Bianca quando lo ricevette un mese dopo essere tornato presidente, e che l'Europa non avrebbe avuto la forza di opporsi a un'eventuale intesa con Mosca.
   A distanza di un anno, sottolinea Zazo, che era a Kiev il giorno dell'invasione russa il 22 febbraio del 2022, "l'Ucraina, grazie anche al supporto molto importante dell'Europa, non solo ha continuato a resistere sulla linea del fronte, ma è anche passata al contrattacco, ha colpito le infrastrutture energetiche e logistiche russe, è arrivata fino a San Pietroburgo e Mosca". Di più: nell’ultimo anno "si è assistito a uno sviluppo straordinario dell'industria della difesa, in particolare nel settore dei droni e dei missili a medio raggio, al punto che la produzione nazionale bellica è fortemente aumentata riuscendo ormai a coprire oltre la metà del fabbisogno delle Forze Armate ucraine ".    "La resistenza di questo anno è qualcosa che né Putin né Trump si aspettavano", sostiene l'ambasciatore, che inserisce nel ragionamento sul dopo Anchorage anche un secondo "fattore decisivo: l'Europa , consapevole che l’Ucraina sta combattendo anche per la sicurezza e stabilità del nostro continente , si è mostrata sostanzialmente compatta " dopo il vertice in Alaska che voleva tagliarla fuori da un accordo sull'Ucraina, "riuscendo a sostituirsi efficamente agli Stati Uniti nel suo sostegno a Kiev, dopo che Washington ha sospeso gli aiuti finanziari, mentre fornisce quelli militari solo se gli alleati pagano come previsto dal programma Purl". Senza contare che, via anche il premier ungherese Vitkor Orban che faceva ostruzionismo, l'Ue, che e’ormai il primo donatore in assoluto di Kiev, ha approvato un importante prestito di 90 miliardi di Euro e passato anche un 20mo pacchetto di sanzioni, rafforzando in particolare le misure sanzionatorie nel settore degli idrocarburi e contro la flotta ombra russa , "insomma continua a fare il suo dovere".
   Rispetto ad Anchorage un altro elemento è cambiato: premesso che Trump è distratto dalla guerra con l'Iran, che è oggi la sua priorità, il presidente americano "si è un po' ricreduto su Putin: un anno fa lo aveva accolto con tutti gli onori, sicuro di convincerlo a concludere la guerra con un piano di pace sbilanciato a favore del Cremlino, oggi non è più ammaliato come prima dalla sua figura di vincente, la sua soggezione nei confronti della Russia, che si sta mostrando vulnerabile sul piano militare, si è ridotta". Parallelamente, ragiona Zazo, il suo rapporto con Zelensky "è migliorato, ha capito che ha delle carte da giocare, considerato il modo in cui l’Ucraina continua a resistere". Ma certo, il suo atteggiamento nei confronti di Kiev resta "erratico, come dimostra il voltafaccia sui Patriot", i sistemi antimissile la cui licenza il presidente americano aveva detto di voler condividere, salvo poi cambiare idea. L’atteggiamento di fondo di Trump non e’ cambiato, vuole comunque disimpegnarsi gradualmente dal conflitto accollando l’onere finanziario agli europei.    L'ambasciatore parla poi della situazione interna in Ucraina, dopo le manifestazioni di piazza dei giorni scorsi seguite al licenziamento del ministro della Difesa Michajlo Fedorov, grande promotore dell’innovazione tecnologica, da parte di Zelensky. La protesta, in particolare dei giovani, sembra al momento essere rientrata: "Il presidente è sempre stato molto bravo a sollevarsi dopo i momenti difficili, ha grandi capacità di incassatore, tende a essere impulsivo quando prende le decisioni – analizza Zazo – ma è sempre pronto a rivederle, è molto attento agli umori dell'opinione pubblica, tenta di correggere il tiro. E' un ex attore e gli piace essere amato dalla gente". "Su Fedorov ha fatto un errore, non gli piace chi gli fa ombra, ma non è un dittatore", tende solitamente a spostare i suoi avversari politici ad incarichi di minore rilevanza, sottolinea il diplomatico, facendo comunque presente che gli ucraini "non amano la figura degli zar: in 35 anni di indipendenza hanno cambiato sei presidenti".   Situazione ben diversa in Russia, dove lo 'zar' Putin appare in difficoltà a quattro anni e mezzo dall'inizio della guerra che non dà segno di voler chiudere. "Che ci sia malcontento è fuor di dubbio. Gli attacchi alle grandi città, le file per il carburante, i raid contro i centri logistici, le difficoltà a reclutare nuovi soldati sono il segnale inequivocabile delle sempre maggiori difficoltà di Mosca" a gestire la guerra, ragiona l'ex ambasciatore, che cita l'esclusione del partito anti guerra Yabloko dalle elezioni di settembre come "uno dei campanelli d'allarme" più evidenti delle preoccupazioni del Cremlino sulla tenuta dell'opinione pubblica. Tuttavia, "il popolo russo è passivo e fatalista, è impossibile prevedere in cosa si tradurrà questo malcontento, bisogna aspettare cosa succederà dopo il voto", sostiene infine Zazo, che non esclude l’eventualità che Putin, messo con le spalle al muro a causa del perdurante stallo nel conflitto, possa infine decidere "un'ulteriore mobilitazione". "Si tratterebbe però di una decisione molto rischiosa per Putin poiché a quel punto il malcontento dei russi potrebbe veramente esplodere. A mio avviso – chiosa l'ex ambasciatore – l'unico modo per convincerlo a chiudere la guerra è di continuare a colpire l'economia russa, inasprendo ulteriormente le sanzioni, in primis nel settore degli idrocarburi ". 
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Europei nuoto, Curtis punta alla finale nei 50 stile libero, Quadarella alla caccia dell’oro nei 1500 – Diretta

(Adnkronos) – Quinta giornata di gare agli Europei di Parigi, con tanti azzurri in vasca alla caccia di una medaglia o della qualificazione per la finale. Torna in vasca la donna copertina della rassegna continentale Sara Curtis che dopo l'oro con record del mondo nei 50 dorso vuole raggiungere la finale dei 50 stile libero. Simone Cerasuolo e Nicolò Martinenghi puntano anche loro a raggiungere l'atto finale nei 50 rana. In chiusura di programma grande attesa per Simona Quadarella che parte come grande favorita nella finale dei 1500 metri stile libero.   Finora l'Italia ha conquistato 10 ori, 9 argenti e 13 bronzi in tutti gli sport acquatici a questi Europei parigini ed è seconda nella classifica per Nazioni alle spalle della Gran Bretagna 
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Afghanistan, cinque anni fa cadeva Kabul: la ‘pace’ dei Talebani in un’emergenza senza fine

(Adnkronos) – Cinque anni fa i Talebani tornavano al potere in un Afghanistan martoriato da decenni di guerre. Cinque anni dopo sono alla ricerca di riconoscimento internazionale, mentre esercitano un controllo crescente sulla popolazione e restringono diritti e libertà, soffocando l'informazione in un Paese considerato 'più stabile' in cui però quasi la metà della popolazione dipende dagli aiuti. Va avanti quella che appare sempre più una crisi dimenticata. Qualcuno vede uno 'status quo'. Il governo talebano non è riconosciuto dalla comunità internazionale, anche se delegazioni del movimento che fu del mullah Omar hanno partecipato a colloqui all'estero. Lo scorso anno la Russia è diventato il primo Paese – e resta l'unico – a riconoscere formalmente il regime talebano come governo legittimo dell'Afghanistan. A giugno il Belgio ha reso noto di aver concesso i visti a cinque inviati del governo talebano per consentire un incontro con la Commissione Europea per parlare di rimpatri di cittadini afghani senza diritto a restare nell'Ue.  Sono passati cinque anni da quel 15 agosto 2021 in cui i Talebani tornavano a Kabul, mentre fuggiva l'allora presidente Ashraf Ghani. Arrivavano immagini di disperazione e di fughe strazianti. Oggi i Talebani cercano di 'parlare' con diversi Paesi. E parlano con la Cina (lo scorso agosto era a Kabul il capo della diplomazia di Pechino). In qualche modo anche con il vicino Pakistan, tra scambi di accuse e guerra sottosoglia. Cina, Emirati arabi uniti, India e Turchia, sottolinea l'Economist, lavorano con loro su questioni che vanno dal commercio all'attività estrattiva. E ci sono gli Stati Uniti. Nel febbraio del 2020, al primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, arrivava l'accordo di Doha per il ritiro dall'Afghanistan. A fine agosto 2021 si concludeva, con Joe Biden alla Casa Bianca, il ritiro delle forze internazionali dal Paese. L'anno scorso Donald Trump tornava a parlare della base aerea di Bagram. Perché in Afghanistan resta la questione della sicurezza. "I Talebani hanno bisogno di uscire da una situazione critica e sul tavolo hanno messo una carta importante, che interessa sia alla Russia, sia alla Cina che agli Stati Uniti, ovvero il contrasto allo Stato islamico", Is-K, lo Stato islamico nella provincia del Khorasan, ragiona con l'Adnkronos un ex capo della sezione contro-intelligence e sicurezza della Nato in Afghanistan.  Lo Stato islamico, osserva, "è ancora molto forte, ha un controllo territoriale esteso e consolidato nella provincia di Nangarhar (nell'est, al confine con il Pakistan) dove gestisce un'economia parallela basata su traffici illeciti ed estrazione illecita di minerali, che poi esporta illegalmente verso il Pakistan". I Talebani parlano diversamente. "L'Is è stato completamente eliminato in Afghanistan", ha sostenuto a maggio il portavoce Zabihullah Mujahid.  C'è poi l'economia della droga. Il bando sull'oppio – imposto nell'aprile del 2022 – resta un test cruciale per il governo talebano. Scompaiono i campi di papavero da oppio, perché "l'Afghanistan ha in effetti ridotto la produzione di oppio grezzo", ma nel frattempo – osserva la fonte con l'Adnkronos – ha "aumentato produzione ed esportazione di prodotto raffinato, quindi l'eroina, e sta investendo sempre di più in metanfetamina". Secondo dati Unodc (Un Office on Drugs and Crime), nel 2025 c'erano 10.200 ettari di terreno coltivato a oppio, rispetto ai 232.000 ettari stimati prima del bando. Di conseguenza è diminuita la produzione. Ma, hanno avvertito, produzione e traffico di droghe sintetiche, in particolare metanfetamine, continua ad aumentare. Fa parte anche questo del quadro della situazione relativamente stabile portata dai Talebani, che però non riescono ad attrarre investimenti mentre molti afghani vedono le proprie condizioni di vita peggiorare in un Paese in cui tra metà settembre 2023 e fine maggio 2026 sono tornate in patria circa sei milioni di persone dal Pakistan e dall'Iran (dati Oim). Tuttavia, evidenzia ancora l'Economist, Kabul non è senza 'risorse' e fra queste – secondo fonti interne e non al governo talebano – c'è il fatto che sono rimasti in patria più della metà degli impiegati (nonostante la grande fuga del 2021) e, stando alla Banca Mondiale, il governo incassa ora circa quattro miliardi di dollari ogni anno tra imposte e altre entrate, quasi il 60% in più rispetto al 2020. La 'ricetta talebana' è fatta di imposte più alte e lotta alla corruzione. Ridotti finanziamenti e aiuti internazionali, quella in Afghanistan resta una delle più grandi crisi umanitarie al mondo. Circa 21,9 milioni di persone (10,7 milioni di donne e ragazze) hanno bisogno di assistenza umanitaria, circa il 45% della popolazione. Quasi un bambino su dieci sotto i cinque anni soffre di deperimento (wasting), una forma grave di malnutrizione acuta, ha lanciato l'allarme Save the Children, sottolineando come nel secondo trimestre del 2026 la malnutrizione acuta infantile sia peggiorata in circa due terzi delle province afghane rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Emergency ha reso noto che nei primi sei mesi dell'anno il 70% dei pazienti ricoverati per trauma nell'ospedale di Kabul è ancora costituito da feriti a causa di violenza e conflitti (ferite da arma da fuoco, taglio, schegge di esplosioni, mine). E ha sottolineato come sia a Kabul che a Lashkar-gah sia evidente un aumento dei casi gravi e dei morti all'arrivo dovuto anche al ritardo nel raggiungere le strutture.  E l'Afghanistan è il Paese della grave crisi dei diritti delle donne e delle ragazze, quelli che cinque anni fa i Talebani avevano promesso avrebbero protetto. Da allora, hanno denunciato le Nazioni Unite, sono stati emanati più di cento decreti che vedono donne e ragazze 'nel mirino', istituzionalizzando la discriminazione e privandole dei loro diritti fondamentali e nell'ultimo anno si è ulteriormente intensificata l'esclusione di donne e ragazze dall'istruzione, dal lavoro, dalla vita pubblica, dai sistemi giudiziari e dall'assistenza sanitaria. "Le autorità di fatto devono rimuovere le restrizioni imposte a donne e ragazze, consentendo loro piena partecipazione all'istruzione, al lavoro e alla vita pubblica, proteggere diritti e libertà fondamentali e affrontare le preoccupazioni a livello internazionale relative a sicurezza e terrorismo", ha detto Georgette Gagnon, vice rappresentate speciale del segretario generale dell'Onu e responsabile della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama). E ancora, denuncia Reporters Sans Frontières, dal ritorno al potere i Talebani hanno emanato più di venti direttive a livello nazionale e una lunga lista di decreti a livello provinciale "volti a smantellare la libertà di stampa". Ed è vietato criticare il regime, il dibattito politico è stato messo a tacere e la trasmissione di immagini di esseri viventi è proibita. Giornalisti, attivisti, persone le cui voci sono considerate critiche nei confronti dei Talebani hanno dovuto fare i conti con intimidazioni, arresti arbitrari e torture – denuncia Human Rights Watch – e centinaia di componenti delle forze di sicurezza dell'era Ashraf Ghani sono stati vittima di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali.  A fare un quadro della situazione è il generale il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano della missione Isaf in Afghanistan e membro del Comitato Atlantico. "Cinque anni fa aveva luogo la caotica e poco dignitosa evacuazione dall’Afghanistan della comunità internazionale, abbandonando la popolazione locale, dopo averla illusa per circa 20 anni, al ritorno dei talebani, che il 15 agosto 2021 entravano senza sparare un colpo nella capitale Kabul" dice all'Adnkronos. "Un disordinato ritiro avviato dagli Stati Uniti, paragonabile alla fuga da Saigon nell’aprile 1975, con un consistente 'ponte aereo', al quale si sono adeguati gli altri Paesi occidentali ancora presenti con proprio personale diplomatico, militare e civile nell’area della capitale afghana". L’Italia, a sua volta, con l’Operazione interforze 'Aquila Omnia', spiega il generale, "ha provveduto a evacuare via aerea oltre 5.000 persone, di cui 4.890 afghani, per lo più collaboratori del nostro contingente con relative famiglie. L’operazione valutata ad 'alto rischio', per la possibilità di attentati (come avvenuto) e scontri a fuoco con i talebani, e sebbene sia stata avviata in tempi ristretti per il breve preavviso ricevuto, è stata condotta con grande professionalità dai comandi in patria e dai militari dell’Esercito, dei Carabinieri e dell’Aeronautica schierati sull’aeroporto di Kabul".  "Un ritiro previsto dal presidente Trump a seguito degli accordi di pace di Doha del 29 febbraio 2020 e disposto dal presidente Biden nel pieno della cosiddetta 'stagione dei combattimenti', malgrado il parere contrario dei militari e dell’intelligence statunitensi, che ha contribuito a generare un forte senso di demoralizzazione nelle forze di sicurezza afghane che si sono sentite tradite ed abbandonate al loro destino. Qualora il ritiro fosse avvenuto in autunno o in inverno, quando i movimenti sarebbero stati fortemente limitati (anche per i talebani) per le intense nevicate, forse ora parleremmo di un altro scenario. In presenza inoltre di un maggiore preavviso da parte Usa della data di avvio del ritiro, l’evacuazione dei nostri collaboratori locali – continua – poteva essere anticipata di qualche settimana, operando il ponte aereo con minori rischi dall’aeroporto di Herat, che era sotto il controllo del contingente italiano sino ai primi di giugno, e senza costringerli a dover raggiungere Kabul in una situazione di insicurezza generale del Paese per la presenza dei talebani sulle principali vie di comunicazione. I francesi hanno recuperato, ad esempio, i loro collaboratori già a maggio 2021, quando ormai era prevedibile il collasso delle forze afghane". 
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Quinto colpo di mercato per la Juventus, è fatta per Lucumì dal Bologna

(Adnkronos) –
Quinto colpo di mercato in entrata per la Juventus, dopo Jeff Ekhator, Zeki Celik, Kolo Muano e Kerim Alajbegovic, i bianconeri sono ad un passo dal prendere dal Bologna il difensore centrale Jhon Lucumí. Tra due giorni il 28enne colombiano, secondo quanto riporta Sky Sport, sosterrà le visite mediche a Torino. Nelle casse del club felsineo finiranno 20 milioni di euro più bonus. Lucumí saluterà quindi il Bologna dopo tre stagioni e mezzo e 152 presenze, impreziosite dalla vittoria della Coppa Italia. 
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Schlein: “Video mio con Vannacci è un fake, rilancio appello per uso responsabile intelligenza artificiale”

(Adnkronos) – "Mi hanno segnalato che sta girando un video fake in cui mi intrattengo divertita con Roberto Vannacci a una cena. Non è mai accaduto. Non ci siamo nemmeno mai incontrati. E quella cena non è mai esistita". Lo scrive sui social la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, pubblicando il video fake in questione. "Ora – inizia a spiegare la leader dem – non mi interessa tanto la smentita in sé di un fatto poco credibile già di suo: mi interessa riflettere insieme su dove sta portando le democrazie questo tipo di abuso dell’intelligenza artificiale. Su cosa può fare ai diritti di tutte e tutti i cittadini. E voglio rilanciare l’appello che ho rivolto a tutte le forze politiche, già raccolto dalla presidente Meloni, a un uso responsabile ed etico dell’intelligenza artificiale. Perché questa piccola vicenda dà l’idea degli enormi rischi di inquinamento della campagna elettorale attraverso deepfake sempre più raffinati. Tutte le forze politiche dovrebbero impegnarsi a non usare l’AI per attribuire agli avversari politici fatti o parole che non sono reali. Non risolverà il problema di tutto quello che gira in rete e che può colpire chiunque, ma intanto facciamo la nostra parte e diamo un segnale". "Inoltre – aggiunge ancora Schlein – le piattaforme social devono assumersi le proprie responsabilità e rimuovere tempestivamente i deepfake come quello che si inventa la conversazione falsa tra me e Vannacci. Queste nuove tecnologie sono talmente potenti che possono far vedere un avversario politico che pronuncia una frase che non ha mai detto, o che commette un reato mai commesso, o che abbraccia un dittatore mai conosciuto. Se non interveniamo assumendoci le nostre responsabilità in modo trasversale questa tecnologia può deformare campagne elettorali, condizionare l’opinione pubblica e consentire interferenze esterne, portando la disinformazione a una scala che non ha precedenti". "Stiamo lavorando a un testo per offrirlo alla discussione con le altre forze politiche sperando di poter firmare tutti un impegno chiaro a tutela della democrazia", conclude la segretaria del Pd. 
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Grosseto, bambina di un anno ricoverata per intossicazione da cannabinoidi

(Adnkronos) – Una bambina di appena un anno è stata ricoverata all’ospedale Misericordia di Grosseto dopo essere rimasta in stato soporoso a causa, secondo gli accertamenti, di un’intossicazione da cannabinoidi. La piccola, accompagnata dai genitori al pronto soccorso, non rispondeva normalmente agli stimoli e da alcune ore appariva molto sonnolenta. I primi esami, comprese le analisi del sangue, non avrebbero evidenziato anomalie tali da spiegare le sue condizioni. La causa del malessere, spiega un articolo della 'Nazione', è stata individuata attraverso l’esame delle urine, risultato positivo a una significativa concentrazione di cannabinoidi. L’ipotesi è che la bambina possa avere ingerito accidentalmente cannabis o un suo derivato. Dopo le cure e il monitoraggio dei sanitari, le condizioni della piccola sono progressivamente migliorate e la bimba sarebbe ora fuori pericolo. Resta da chiarire come la sostanza sia entrata in contatto con la bambina. Sul caso sono stati informati i carabinieri e i servizi sociali del Comune, chiamati a ricostruire la dinamica dell’accaduto e ad acquisire le spiegazioni dei genitori. L'episodio riporta alla memoria altri casi di intossicazione da sostanze stupefacenti che hanno coinvolto minori in Toscana, tra cui quelli, ben più gravi, avvenuti a Manciano nel 2020 e ad Arezzo nel 2011, entrambi legati all'ingestione di metadone. 
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Antonelli va ad allenare in Cina, Paltrinieri perde il suo tecnico

(Adnkronos) –
Fabrizio Antonelli tecnico del nuoto di fondo italiano e di Gregorio Paltrnieri lascia il suo incarico per andare ad allenare in Cina. Lo annuncia la Fin con una nota sul proprio sito ufficiale a pochi giorni dalla conclusione degli Europei in acque libere. "Un nuovo e prestigioso riconoscimento ribadisce l'autorevolezza internazionale della scuola tecnico-didattica della Federazione Italiana Nuoto. Fabrizio Antonelli intraprenderà una nuova avventura professionale in Cina, dove ricoprirà un ruolo apicale nell'ambito di un programma di sviluppo dell'alto livello per l'open water. Si tratta di un passaggio che proietta l'eccellenza metodologica azzurra su scala globale, coronando indirettamente un decennio di affermazione progressiva, scandito da un palmarès impressionante di medaglie olimpiche, mondiali ed europee che hanno scritto pagine storiche del fondo italiano".  
Gregorio Paltrinieri resta così senza l'allenatore che lo ha guidato dal 2019 quando terminò la collaborazione con Stefano Morini. Il 32enne carpigiano ha ringraziato al suo ex allenatore sui social. "Quando abbiamo iniziato a nuotare insieme venivo da grandi stagioni piene di successi, ma iniziavo a pensare che i giorni migliori fossero passati. Da lì: 4 medaglie olimpiche, 13 mondiali, 16 europee, una coppa del mondo di fondo e 3 record europei in vasca. Mi sono ricreduto. Grazie Fabrizio Antonelli". 
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