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Juve batte 2-0 la Next Gen nell’ultimo test precampionato, in gol Conceicao e McKennie

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Il precampionato della Juventus si chiude con la tradizionale amichevole in famiglia tra la prima squadra e la Next Gen che una volta si giocava nel 'feudo' degli Agnelli a Villar Perosa e invece da qualche anno si disputa all'Allianz Stadium di Torino. La squadra di Spalletti supera i ragazzi di Brambilla per 2-0 grazie ai gol di Conceicao al 18' e McKennie al 29'. Il portoghese apre le marcature con un preciso sinistro rasoterra su assist di Douglas Luis, il texano raddoppia dopo una grande giocata di Yildz che parte da sinistra, salta due avversari entra in area e serve il compagno che non sbaglia e supera Radu. Il secondo tempo non è stato nemmeno disputato per la 'solita' invasione di campo dei tifosi.  
Il proprietario della club John Elkann ha seguito la partita in panchina. "L'esperienza di poter guardare una partita con il mister in panchina è stata incredibile, non ho potuto rinunciare. Mi è piaciuto molto, è una prospettiva molto diversa. Bello sentire direttamente i suoi pensieri. Con lui c'è un rapporto molto forte". Il presidente di Stellantis ha poi speso belle parole per l'ad Giovanni Carnevali. "E' un grande professionista, conosce benissimo il calcio e il calcio italiano. In questa fase abbiamo un rafforzamento in atto che deve partire dall'Italia. L'identità della Juventus si sposa bene con la voglia di Carnevali di riportare la squadra dove merita. L'ambizione della Juve è sempre stata e sempre sarà quella di vincere. Ci sono dei cicli, oggi siamo in una fase di costruzione, ed è importante farla bene. E' quello che ci chiedono i nostri tifosi".  Tra sei giorni si farà sul serio con la Juventus attesa all'esordio in campionato al 'Benito Stirpe' di Frosinone, domenica 23 agosto alle 18.30, contro i ciociari di mister Alvini.  
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Lettera d’addio all’Elba… di 29 anni fa: “Non ci vedremo più amica mia”

(Adnkronos) – Una straziante lettera, che risale a 29 anni fa, a suggellare un'amicizia intensa e vera. All'isola d'Elba è stato ritrovato un foglio datato 3 luglio 1997 con un lungo testo scritto a mano da una ragazza di nome Rebecca, che saluta una tale MG, la destinataria della lettera. Il testo è apparso tra gli scogli di Seccheto, sulla costa meridionale: "Da domani non ci rivedremo mai più. Io mi trasferirà ad Hais, in Kansas. Ti auguro di trovare la tua strada di farti una nuova migliore amica, forse meglio di me". "Ciao MG. Da domani non ci rivedremo mai più, non ce la faccio a dirti queste poche parole di persona, ma lo farò con una lettera, una semplice lettera di quelle che ti dimentichi quasi nella cassetta della posta, di quelle che sanno di antico ma anche ricordi di mille emozioni racchiuse in un semplice pezzo di carta", inizia così la lettera scritta dalla misteriosa Rebecca, "sii sempre gentile anche con il tuo peggior nemico perché la gentilezza è la prima cosa sempre". "Mi ricordo ancora quando da piccole c’eravamo incontrate su quel muretto, un semplicissimo muretto sulla passeggiata del mare", ha scritto poi la ragazza lasciandosi andare ai ricordi, "tutto questo finisce da domani, sarà come il nostro scrigno segreto dei ricordi, ormai è tutto un vecchio capitolo ormai chiuso. Spero che un giorno ti riveda magari insieme alla tua futura famiglia o bambini. È il momento di salutarti: addio, addio alle giornate passate assieme, addio alla vecchia sartoria in cima al viale, addio alle cene la vigilia di Natale, addio al rumore del mare, addio. Grazie per tutti i momenti passati insieme". A ritrovarla tra le rocce è stata una bambina che giocava in spiaggia, con la lettera che è diventata rapidamente virale sul gruppo Facebook dei frequentatori dell'isola.  
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Massimo Boldi, la figlia: “Sta bene, è caduto mentre passeggiava con la famiglia”

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Come sta Massimo Boldi? A dare notizie sulle condizioni di salute dell'attore, e a ricostruire la dinamica dell'incidente, ci ha pensato la figlia Micaela, dopo che il padre era caduto a Forte dei Marmi mentre passeggiava, cadendo e battendo la testa a terra. "Non era con amici ma stava con mia sorella Manuela", ha raccontato la figlia di Boldi a Chi, "papà si stava godendo le vacanze in famiglia con noi tutti a Forte dei Marmi". La donna ha così chiarito la dinamica dell'incidente occorso all'81enne, attualmente ancora ricoverato all'ospedale di Livorno: "Papà sta bene", ha concluso, rassicurando così i fan.  
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Roma, aggredito a Tor Sapienza: 24enne muore in ospedale

(Adnkronos) – Un ragazzo di 24 anni è morto in ospedale dopo essere stato aggredito e ferito in via Giorgio Morandi nel quartiere Tor Sapienza a Roma. I fatti si sono svolti nel primo pomeriggio di oggi: la polizia è intervenuta intorno alle 15, a seguito di una richiesta di aiuto pervenuta da un amico della vittima. La squadra mobile di Roma è al lavoro per ricostruire che cosa sia realmente successo. Il giovane è stato trovato con una ferita all'addome, ma non è ancora chiaro se sia stato ferito con un'arma da taglio o con un colpo di pistola. Trasferito in codice rosso al policlinico Casilino, è deceduto dopo il ricovero. 
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Prato, spari al pronto soccorso: ferito fuggitivo. Agente indagato per tentato omicidio

(Adnkronos) – È indagato per tentato omicidio l'agente di polizia penitenziaria che, nel pomeriggio di domenica 16 agosto, ha esploso tre colpi di pistola nel pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Prato, ferendo a una gamba un 22enne marocchino che stava tentando di fuggire. L'episodio è avvenuto poco dopo le 16.30, nella zona del pronto soccorso, compresa tra la cosiddetta 'camera calda', lo spazio coperto destinato all'arrivo delle ambulanze, e la sala di decontaminazione vicino al triage.  La vicenda si inserisce in un quadro più ampio: l'ennesimo episodio, legato alla sicurezza dentro e intorno al carcere della Dogaia. A poche ore dai fatti, il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha diffuso una ricostruzione che aggiunge elementi importanti rispetto alle prime informazioni, circolate domenica. Secondo il procuratore all'esterno del carcere non c'era un solo uomo, impegnato nel lancio dei plichi, ma tre: due complici e il 22enne marocchino, che ha compiuto i lanci, e che, poi, nel tentativo di scappare è caduto ed è stato trasportato al Santo Stefano. Il giovane avrebbe effettuato cinque lanci, di cui due finiti nel muro di cinta. Nei plichi c'erano 600 grammi di hashish e due telefoni cellulari. I tre sono stati arrestati. In manette è finito anche un quarto che, già detenuto, dall'interno delle aree all’aperto del carcere avrebbe recuperato i plichi caduti oltre il muro. La ricostruzione degli investigatori descrive un sistema organizzato: c'erano la persona, incaricata del lancio dall'esterno e un detenuto pronto a recuperare il materiale una volta superato il muro di cinta.   È al Santo Stefano, che si è verificato il secondo episodio, quello che ha portato all’iscrizione dell'agente nel registro degli indagati. Secondo la Procura, sulla base dei filmati acquisiti, i tre colpi sono stati esplosi contro il ragazzo, mentre tentava di allontanarsi. Sarà l’inchiesta a stabilire perché l'agente abbia deciso di utilizzare l'arma da fuoco, quale fosse la distanza tra il poliziotto e il giovane, la successione esatta dei tre spari e se, in quelle circostanze, ricorressero i presupposti per l'uso dell'arma. L'iscrizione per tentato omicidio rappresenta, naturalmente, un atto d'indagine e non equivale a un'affermazione di responsabilità, fanno sapere dalla Procura. Nessun'altra persona, tra pazienti, accompagnatori e personale sanitario, è rimasta colpita dai proiettili. Gli spari hanno tuttavia provocato momenti di paura nel pronto soccorso. Sul posto sono intervenuti carabinieri, polizia e personale della vigilanza privata.  
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Vasco Rossi furioso con un fan: “Non sono infame, è una fake vergognosa”

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Vasco Rossi si infuria con un fan e torna a parlare del suo arresto per droga. Oggi, lunedì 17 agosto, il cantante ha reagito con forza all'ennesimo post che lo accusava di aver fatto i nomi di altre persone così da ottenere uno sconto sulla detenzione, non digerendo quindi l'appellativo di "infame". "Ti rispondo con chiarezza perché questa storia, oltre a essere falsa, ribalta completamente la realtà", ha scritto Vasco Rossi in una storia su Instagram, "io non ho fatto arrestare nessuno. Sono stato invece denunciato da un infame che raccontò al pubblico ministero di avermi venduto 30 grammi di cocaina. Sulla base di quelle dichiarazioni vennero emessi mandato di cattura e perquisizione e fui portato direttamente in carcere. Ho passato cinque giorni in totale isolamento e 22 giorni complessivi di detenzione, prima che venisse chiarito che non avevo niente a che fare con la banda di spacciatori alla quale ero stato associato".  "Quindi no: non sono uscito prima perché avrei fatto nomi o accusato qualcuno per risparmiarmi il carcere. È successo esattamente il contrario: qualcuno fece il mio nome e io finii in galera", ha concluso il rocker, che ora passerà al contrattacco: "Giro il tuo commento ai miei avvocati perché procedano nei tuoi confronti, trattandosi di una diffamazione tanto infondata quanto calunniosa. L’oro ricavato dal risarcimento, non loro, lo lascerò a chi soffre ingiustamente in carcere".  
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Gatto scompare per 10 anni, poi si presenta… al compleanno della padrona

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Un gatto scomparsa è tornata a casa… per il 30esimo compleanno della padrona. È successo in Galles, dove un felino scomparso dieci anni fa ha ritrovato la via di casa riabbracciando le sue due proprietarie. Lucy e Hannah Robertson, due sorelle che abitano a Newbridge, nella contea di Caerphilly, rimasero "con il cuore spezzato" nel 2013 quando Charlie, il loro gatto che all'epoca aveva tre anni, scomparve. A raccontarlo è la Bbc, che riporta come il gatto fosse solito vivere all'aperto vagando spesso per le strade, salvo poi non fare più ritorno a casa. La famiglia Robertson aveva trascorso mesi a cercarlo, ma senza successo, fino allo scorso luglio, quando Charlie è stato ritrovato proprio il giorno in cui Lucy compiva 30 anni. A comunicarlo alle sorelle una chiamata del veterinario che ha lasciato le due donne "sbalordite". Una persona che viveva nelle vicinanze aveva trovato Charlie nascosta tra i cespugli, nutrendola per settimane prima di portarla dal veterinario, che ha contattato Hannah al numero di telefono riportato sul microchip. Hannah ha raccontato che anche il veterinario è rimasto "davvero scioccato" nello scoprire che il gatto era scomparso da dieci anni. La gatta tigrata, molto socievole, godeva di ottima salute, il suo pelo era folto e non appariva trasandata. È stata la stessa Hannah a raccontare come il veterinario sia rimasto "davvero scioccato" nello scoprire che il gatto era scomparso da dieci anni. Il gatto, molto socievole, godeva di ottima salute, il suo pelo era folto e non appariva trasandata. "Non abbiamo mai perso la speranza. Ma purtroppo non riuscivamo a trovarla", ha dichiarato Hannah a Bbc Radio Wales Drive. Per Lucy, che aveva pubblicato anche un annuncio su Facebook, "è stato straziante. Temevamo che fosse stata investita o che non ci fosse più".  
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Gaza, Netanyahu: “Ritiro dopo disarmo Hamas”. Inviato Usa: “Israele non ostacoli piano per cessate il fuoco”

(Adnkronos) – Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha concordato con l'inviato e genero del presidente Trump, Jared Kushner, che il disarmo di Hamas a Gaza dovrà avvenire sotto la supervisione di un "generale americano". Lo ha riferito un funzionario israeliano all'Afp. Secondo la fonte, Netanyahu e Kushner hanno "concordato che il primo passo verso la demilitarizzazione della Striscia sarà la consegna delle armi da parte di Hamas, che dovranno essere dismesse sotto la supervisione di un generale statunitense", ha affermato il funzionario israeliano. Netanyahu ha inoltre ribadito che Israele non ritirerà le proprie truppe da Gaza fino a quando questo passaggio non sarà completato. "Tutti sono d'accordo sull'obiettivo ultimo, quello di smantellare completamente Hamas, privandolo di armamenti e potere e della completa smilitarizzazione di Gaza per poi procedere solo successivamente con il ritiro completo di Israele", ha detto al sito di notizie israeliano Ynet una fonte del Board of Peace parlando del colloquio tra Netanyahu, rappresentanti dell'organismo e Kushner. "Israele ha presentato in modo professionale i propri timori in materia di sicurezza – ha detto la fonte – Il Consiglio ne tiene conto, tiene tutto questo in grande considerazione". "Si può dire – ha concluso – che l'orientamento emerso durante l'incontro è stato positivo". All'incontro con Netanyahu, ha riferito il Times of Israel, c'erano anche il bulgaro Nikolay Mladenov, nominato "alto rappresentante" del Board of Peace, e l'ex premier britannico Tony Blair.  Alla Cnn una fonte israeliana ha parlato di un incontro andato avanti per oltre quattro ore. Durante l'incontro Kushner ha esortato Netanyahu ad andare avanti con il piano per il cessate il fuoco a Gaza sostenuto dal presidente Donald Trump e a "non creare ostacoli", ha riferito la fonte alla Cnn. Netanyahu, che a inizio mese ha respinto il piano in 15 punti, avrebbe spiegato che compiere progressi sulla proposta è "problematico" a causa delle elezioni isrealiane previste per la fine di ottobre e della necessità di non perdere il sostegno dell'elettorato di destra. 
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Sinner si allena a Torino per testare il ginocchio, in programma altri controlli al JMedical

(Adnkronos) – All'indomani del suo 25° compleanno, festeggiato a Montecalo, Jannik Sinner si è allenato oggi allo Stampa Sporting di Torino per fare un test sulla condizione del ginocchio destro che lo tiene fuori dai tornei dal trionfo dello scorso 12 luglio a Wimbledon e lo ha costretto a saltare i torneo Atp Masters 1000 di Montreal e di Cincinnati. Il numero uno del mondo in questi giorni si sottoporrà ad altri controlli clinici al JMedical che saranno decisivi per capire se l'altoatesino ha recuperato al 100% e potrà volare a New York dove dal 30 agosto al 13 settembre si disputeranno gli Us Open, ultima prova stagionale del Grande Slam.  
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Caso Ranucci, scontro Travaglio-Maria Falcone: “Parole indegne su mio fratello, Giovanni non lavorava per Andreotti”

(Adnkronos) – "Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti". E' polemica per quanto scritto oggi da Marco Travaglio nella rubrica 'Ma mi faccia il piacere' del Fatto Quotidiano. Travaglio, commentando un articolo del Foglio che riportava le dichiarazioni di Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala secondo cui Giovanni "Falcone non avrebbe cenato con Lavitola", ha replicato con una battuta riferita all'incarico assunto da Falcone al ministero della Giustizia nel 1991: "Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti". Giorni fa era stato già Sigfrido Ranucci in un post intitolato 'La voce che spaventa', a fare riferimento a Falcone: "Ho imparato – aveva scritto Ranucci – seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza". A stretto giro la reazione sui social di Maria Falcone, sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci. "Ho letto oggi sul Fatto Quotidiano, nella rubrica di Marco Travaglio 'Ma mi faccia il piacere', un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che 'Falcone non avrebbe cenato con Lavitola', Travaglio liquida la questione con una battuta: 'Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti'. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano", le parole di Maria Falcone. "Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al Ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra", dice la sorella del giudice ucciso. "A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi – aggiunge Maria Falcone – Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa. E i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica". E ancora: "Giovanni realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia. Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un Governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra. Giovanni non apparteneva a un Governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica". Maria Falcone conclude: "Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa". "Sono stata in silenzio fino ad oggi, ma adesso basta, si è raggiunto il limite – scrive su X la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo – Ma davvero si può permettere al 'più puro tra i direttori di un giornale' di insultare Falcone e la sua memoria in maniera così spudorata, solo per difendere un sodale giornalista utilizzando, tra l'altro, il suo stesso metodo?". "Non perdo tempo nemmeno ad entrare nel merito", aggiunge Colosimo concludendo: "Travaglio chieda scusa immediatamente". A intervenire è anche senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, capogruppo Fdi in Commissione parlamentare Antimafia: “Marco Travaglio insiste dalle colonne del suo quotidiano ad infangare la memoria di Giovanni Falcone, dimenticando di ricordare che il suo ‘santone spirituale’ si sia fatto difendere dallo stesso avvocato del vituperato Andreotti. E tutto questo solo per difendere un sodale giornalista utilizzando, tra l'altro, il suo stesso metodo. Travaglio chieda scusa subito perché i suoi commenti su Falcone travalicano ogni limite di tolleranza anche perché, da giornalista, non dovrebbe dimenticare che Falcone fu anche isolato e delegittimato da un certo cattivo giornalismo. Per questo motivo Travaglio dovrebbe tenere conto dello sfogo odierno di Maria Falcone e chiedere pertanto scusa a tutti i familiari del giudice assassinato a Capaci e a tutti i familiari delle vittime di mafia, indebitamente accostati a personaggi come Lavitola e Ranucci”. "Pur di difendere Ranucci e il suo metodo giornalistico, il suo gemello diverso Travaglio arriva a infangare e insultare, senza vergogna, la storia e la memoria di Falcone", scrive sui social Stefano Esposito, ex senatore del Pd. 
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