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Zorba il greco pronto a far danzare il Teatro Romano di Verona

(Adnkronos) – Ultimo titolo a debuttare dell'Opera Festival 2026, il balletto Zorba il greco approda al Teatro Romano di Verona il 25 e 26 agosto, forte di ben sette sold-out nelle ultime edizioni della rassegna. Ultima occasione per vedere il capolavoro di Mikis Theodorakis, coreografato da Lorca Massine, con due diversi cast di stelle internazionali della danza. L’anno prossimo, infatti, il balletto tornerà in Arena con quattro date di Romeo e Giulietta, capolavoro di Prokof’ev, in una nuova produzione di Fondazione Arena. Già oltre 10.000 spettatori in sette repliche sold-out, di cui una aggiunta a grande richiesta: è quanto ha raccolto finora il balletto Zorba il greco di Fondazione Arena, in scena per due ultime serate nel programma del Festival 2026. Dopo la singola data sold-out del 2023, la doppia ripresa del 2024 e le quattro repliche del 2025, il 25 e 26 agosto 2026 torna uno dei balletti più amati di sempre, grazie alla collaborazione con il Comune di Verona. Dalla prima mondiale nel 1988, creato appositamente per l’Arena, il capolavoro di Mikis Theodorakis (1925-2021) è stato visto da milioni di persone in almeno 35 paesi diversi, infiammando prima l’Anfiteatro e poi tutto il mondo con le sue danze e il suo inno alla vita. A Verona è tornato nel 1990 – immortalando in video i primi interpreti del calibro di Vasiliev, Iancu e Savignano, col compositore stesso sul podio – quindi nel 2002 e infine nell’attuale edizione in scena al Teatro Romano, divenendo appuntamento fisso dell’Opera Festival dal 2023.  Le due recite del 25 e 26 agosto vedono nuovamente impegnato il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Petrosino con la collaborazione della coreografa Anna Kryszkow, e la partecipazione di richiesti primi ballerini solisti da alcune delle più prestigiose istituzioni al mondo, alternati in due diversi cast: nel ruolo del titolo torna il 25/8 Davide Buffon, Primo Ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, che passa al ruolo del rivale Manolios il 26/8 per far debuttare come Zorba Ionuţ-Andrei Diniţă dall’Opera Nazionale di Bucarest. Come Marina si avvicendano Eleana Andreoudi (25) e Virna Toppi (26), rispettivamente Prime Ballerine dell’Opera di Atene e del Teatro alla Scala, mentre l’amato John vede il debutto di Alessandro Casà, Primo Ballerino del Massimo di Palermo. Dalla milanese Scala proviene anche il Primo Ballerino Nicola Del Freo (Manolios il 25/8) e Beatrice Carbone, madama Hortense in entrambe le date. Le scene di Filippo Tonon, i costumi di Silvia Bonetti e le luci di Sergio Toffali completano lo spettacolo, che vede platea e tribuna già sold-out ma ancora disponibilità nella suggestiva gradinata non numerata, in vendita sul sito www.arena.it, alle biglietterie dell’Arena di Verona e nel circuito Vivaticket. Il greco Mikis Theodorakis fu compositore e figura di riferimento politica, civile e culturale: incarcerato dalla dittatura dei colonnelli, a lungo bandito, poi parlamentare e ministro. Prolifico creatore di sinfonie, canzoni, opere, balletti, divenne celebre firmando colonne sonore per registi come Cacoyannis, Litvak, Powell, Costa-Gavras, Lumet. Il suo Zorba a Verona fu anche simbolo di una nuova era legata alla fine della cortina di ferro. Ancora oggi, questo balletto in due atti tratto dal romanzo di Kazantzakis rappresenta un inno alla vita, alla scoperta dell’altro, al superamento del lutto, alla forza interiore. Sviluppando i temi della colonna sonora scritta per il film omonimo del ‘64 con Anthony Quinn e Irene Papas, Theodorakis creò un balletto interamente nuovo che fu coreografato da Lorca Massine, lo stesso che ne supervisiona la nuova produzione ogni anno dal 2023, conquistando il pubblico internazionale al Teatro Romano di Verona. Zorba il greco torna in scena in una delle settimane più ricche e varie dell’intera storia dell’Opera Festival, con sette titoli diversi in scena in otto giorni consecutivi. 
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Latina, alla neurochirurgia dell’ospedale Goretti arriva il microscopio digitale 3D 4K

(Adnkronos) – La Neurochirurgia della Asl di Latina “compie un importante e significativo progresso sulla strada dell’innovazione tecnologica dotandosi, con il determinante supporto della Fondazione Roma, la Uoc dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, di uno strumento di nuovissima generazione: un sistema avanzato per microscopia digitale con telecamera orbitale 3D 4K montata su un braccio semi-robotizzato, che permetterà di implementare il grado di accuratezza tecnica negli interventi. A differenza dei microscopi chirurgici tradizionali – spiega una nota – la nuova apparecchiatura proietta l’area da operare direttamente su grandi schermi ad altissima definizione. I chirurghi possono usufruire di una visione tridimensionale straordinariamente nitida, dettagliata e ingrandita, ideale per le procedure di alta complessità che possono richiedere diverse ore”. Molti i vantaggi per i pazienti e per l’équipe medica – dettaglia la nota – Innanzitutto, la massima accuratezza e sicurezza: la visione tridimensionale ad altissima risoluzione consente al chirurgo di muoversi con estrema precisione anche nelle zone più delicate del distretto testa, collo e rachide. Questo si traduce in interventi meno affaticanti e più fluidi. Il comfort ergonomico, nettamente migliorato, e la comodità di visione riducono la stanchezza dell’équipe nelle operazioni più lunghe e articolate. La riduzione dei tempi chirurgici, il maggiore controllo intraoperatorio e l’attesa riduzione del ricovero post-chirurgico porteranno un ulteriore aumento delle procedure chirurgiche che la Neurochirurgia di Latina potrà sostenere, spaziando dalla patologia cranica a quella spinale, con totale copertura di tutte le patologie che possono affliggere il delicato sistema nervoso. L’acquisizione dello strumento tecnologico “è stata possibile grazie ad un investimento complessivo di 508mila euro, cui ha contribuito in misura preponderante la Fondazione Roma. La nuova dotazione è il risultato di un proficuo lavoro di squadra che ha coinvolto la direzione Generale della Asl di Latina, la Uoc di Neurochirurgia e l’Ingegneria clinica aziendale”.  “L’introduzione di questa tecnologia rappresenta un salto di qualità importante per la nostra Neurochirurgia”, sottolinea Sabrina Cenciarelli, direttrice generale della Asl di Latina che, nel ringraziare “Fondazione Roma, che ha creduto fortemente nell’iniziativa”, con “un gesto di grande generosità e responsabilità sociale che conferma la vicinanza dell'Ente al bisogno di salute dei cittadini e allo sviluppo della sanità pubblica del territorio. Il nostro impegno quotidiano è continuare a investire nell'eccellenza per offrire ai cittadini cure sempre più sicure, moderne e all’avanguardia”. Aggiunge Marco Pandozi, consigliere di amministrazione della Fondazione Roma, cui si deve l’attuazione dell’intervento: “La sanità pubblica rappresenta un pilastro fondamentale per il benessere della comunità, un settore in continua evoluzione in cui l'innovazione tecnologica e la collaborazione tra enti pubblici e privati giocano un ruolo decisivo per garantire cure sempre più avanzate ed efficienti. Fondazione Roma è da sempre impegnata nel sostenere progetti concreti capaci di produrre un impatto diretto e significativo sulla vita delle persone. In ambito medico e assistenziale – evidenzia – questo significa contribuire a rendere disponibili strutture e strumenti all’avanguardia, che possano tradursi in cure più sicure, efficaci e accessibili. Il nostro sostegno alla Neurochirurgia dell’ospedale Santa Maria Goretti nasce proprio da questa volontà, affiancare le realtà sanitarie del territorio attraverso investimenti mirati nell’innovazione, mettendo la tecnologia al servizio dei professionisti e, soprattutto, dei pazienti. È attraverso collaborazioni solide e interventi concreti come questo – conclude Pandozi – che una Fondazione può interpretare al meglio la propria responsabilità sociale e contribuire al rafforzamento della sanità pubblica”. 
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A Pompei nuove tracce del Rinascimento tra le rovine

(Adnkronos) – Pompei e il Rinascimento: un legame impossibile? A prima vista sembrerebbe di sì. Eppure tracce di materiali e reperti ceramici del XV-XVI secolo rinvenuti in un’area di cantiere di Pompei, l’Insula Meridionalis, indizio della frequentazione nel periodo rinascimentale dell’antica città sepolta dall’eruzione vesuviana, attestano fortemente questo legame e la continuità di una memoria storica che non si è mai interrotta nel tempo. Nell’immaginario comune la storia di Pompei è spezzata in due blocchi netti e apparentemente separati tra loro: da un lato la città romana, cristallizzata nel tempo dall'eruzione del 79 d.C. e dall'altro la sua “seconda vita”, iniziata solo nel 1748 con gli scavi borbonici, dopo quasi diciassette secoli di totale oblio. Nel mezzo, uno spazio temporale in cui, tuttavia, la memoria della città sepolta non si era mai del tutto spenta, ma era stata custodita da una comunità rurale che in realtà non aveva mai abbandonato quel territorio. "Il docu-drama 'Pompei Fuori dal tempo' con Tom Hiddleston e lo studio dell’archeologo Steven Tuck – spiega il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – mostrano come il tema dei sopravvissuti sta finalmente diventando oggetto di ricerche e di iniziative di divulgazione. Pompei, dopo l’eruzione , si presentò come un paesaggio post apocalittico, eppure troviamo tracce di persone che tornavano qui e una frequentazione che si estende nel tempo: ma sono tracce labili di vite precarie, all’ombra della storia ufficiale, e per questo hanno rischiato spesso di essere dimenticate o cancellate"  Oggi, la ricerca della “Pompei dopo Pompei” si rafforza con alcuni recenti ritrovamenti materiali e artistici. Alcuni reperti emersi durante le attività di scavo, restauro e messa in sicurezza della cosiddetta “Insula Meridionalis”, un quartiere ai margini meridionali della città, sono databili tra il XV e il XVI secolo, attestando così una frequentazione in quell’epoca, approssimativamente la stessa in cui venne realizzata la “Deposizione di Cristo” attribuita ad Andrea Mantegna e riscoperta recentemente nel Santuario della Beata Vergine di Pompei. Il dipinto, di altissima qualità e a lungo ritenuto disperso, era documentato fino agli anni Venti del Cinquecento nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Con ogni probabilità, la tela giunse poi a Pompei negli ultimi decenni dell’Ottocento, proprio durante la fondazione del Santuario mariano. Identificato alcuni anni fa nel Palazzo della Prelatura di Pompei, il capolavoro è esposto, dal novembre 2025, all’interno della nuova Pinacoteca del Santuario, al termine di un lungo e meticoloso restauro condotto presso i laboratori dei Musei Vaticani. Si tratta di vicende storicamente indipendenti, che però mostrano come la percezione e la presenza di questo luogo nel corso dei secoli siano state assai più articolate e interconnesse di quanto si era abituati a pensare.  «Senza togliere nulla a ricercatori come Gioachino Alcubierre, arrivato dalla Spagna e promotore dei primi scavi archeologici a Pompei nel 1748 – ha aggiunto Zuchtriegel – bisogna prendere atto che qui esisteva una comunità locale che sin dall’indomani dell’eruzione ha continuato a vivere a Pompei e a custodirne la memoria. Questo emerge non solo dalle scoperte archeologiche, ma anche dal toponimo “Civita”, che attesta la memoria di una città sepolta a livello locale. Naturalmente i contadini e pastori che vivevano tra le rovine antiche non avevano i mezzi per trasmettere la loro conoscenza dell’antico in modo scientifico, ma questo non significa che fosse una conoscenza inesistente. Pompei è ed è sempre stata una vera e propria 'heritage community' e se oggi porta il nome della città antica, non è perché Pompei è risorta dal nulla, ma perché è sempre stata parte della memoria collettiva in questo territorio». (di Paolo Martini) 
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West Nile, il virus arriva anche a Lecce. La Asl: “Accertati due casi, un ricovero in rianimazione”

(Adnkronos) – Negli ultimi giorni il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Lecce ha accertato due casi di positività al West Nile virus, un virus trasmesso all'uomo e agli animali esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette. "Il virus non si trasmette da uomo a uomo", precisa l'azienda sanitaria locale. "La situazione è costantemente monitorata e il Dipartimento di Prevenzione sta mettendo in campo tutte le misure previste per il tracciamento dei casi sospetti e la prevenzione della diffusione del virus".  Anche grazie alla collaborazione con il sindaco di Lequile, è stato individuato un caso positivo, attualmente ricoverato nel reparto di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale Vito Fazzi di Lecce. Un secondo caso riguarda una persona proveniente dal comune di San Pietro in Lama attualmente ricoverata in Francia. Nelle scorse settimane, inoltre, erano stati accertati due casi di positività in cavalli nei comuni di Lizzanello e Martano. Nella giornata odierna è stata segnalata un'ulteriore positività, al momento in attesa del test di conferma da parte dell'Istituto zooprifilattico sperimentale di Teramo, relativa a un altro cavallo presente nel comune di San Donato. In tutti i casi sono state prescritte le misure straordinarie di disinfestazione e di comunicazione alla popolazione previste dal Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (Pna). Nella maggior parte dei casi l'infezione da West Nile virus è asintomatica oppure provoca sintomi lievi, che possono anche passare inosservati. Nelle persone anziane e nei soggetti più fragili, tuttavia, l'infezione può manifestarsi in forme più gravi. "È quindi importante – sottolinea la Asl – adottare alcune semplici precauzioni per ridurre il rischio di punture di zanzara e limitarne la proliferazione. Per conoscere le principali misure di prevenzione è possibile consultare l'opuscolo informativo del Ministero della Salute".  
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Lecce, malore durante il bagno in mare: muore 78enne

(Adnkronos) – Questa mattina, a Porto Badisco, in provincia di Lecce, un uomo di 78 anni è morto dopo un malore avvertito in acqua durante il bagno in mare.  L'uomo è stato estratto fuori da alcune persone presenti sulla spiaggia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Otranto e il personale del 118 ma purtroppo era già deceduto.  La salma è stata restituita ai familiari come disposto dall' Autoritá Giudiziaria. L'uomo risiedeva a Minervino di Lecce.  
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‘Viva Vivaldi’ conquista l’Arena di Verona, dieci minuti di applausi e tre bis per Zanon

(Adnkronos) – E' stato un successo travolgente quello di “Viva Vivaldi. The Four Seasons Immersive Concert”, tornato sul palcoscenico dell’Arena di Verona per la terza stagione consecutiva. Un’Arena sold out con 10.000 persone, con una netta maggioranza di spettatori provenienti dall’estero, ha accolto lo spettacolo con un entusiasmo che si è trasformato, al termine della serata, in una lunga standing ovation. Dieci minuti ininterrotti di applausi hanno salutato l’orchestra della Fondazione Arena di Verona e il maestro Giovanni Andrea Zanon, protagonista assoluto della serata. Il violinista 28enne, al termine dell’esecuzione, ha ricevuto una calorosa standing ovation e ha concesso al pubblico ben tre bis, prolungando un’atmosfera di festa che ha coinvolto l’intera Arena. Il successo conferma la forza di un format che ha saputo avvicinare la grande musica classica a un pubblico internazionale e trasversale, unendo il rigore dell’esecuzione musicale alla spettacolarità delle nuove tecnologie. Ideato da Marco Balich e coprodotto da Fondazione Arena di Verona, “Viva Vivaldi” mette in scena la magica alchimia tra i 29 elementi dell’orchestra e il linguaggio contemporaneo della tecnologia immersiva. Al centro resta la musica di Antonio Vivaldi, eseguita nel pieno rispetto della partitura originale, mentre intorno agli interpreti prende vita un universo visivo capace di amplificare emozioni e suggestioni delle celeberrime Quattro Stagioni. A rendere possibile questa esperienza è un sofisticato sistema che combina schermi Led trasparenti, effetti luminosi, proiezioni e contenuti video tridimensionali. Le immagini sembrano emergere dal palcoscenico e innalzarsi sopra il pubblico, trasformando l’Arena in uno spazio sospeso tra musica, natura e tecnologia La dimensione visiva non è dunque un semplice accompagnamento all'esecuzione, ma diventa parte integrante della narrazione. La forza degli elementi naturali, il susseguirsi delle stagioni e la potenza evocativa delle note di Vivaldi vengono restituiti attraverso immagini spettacolari che permettono allo spettatore di vivere la musica anche attraverso lo sguardo. Sul podio e al violino, Giovanni Andrea Zanon ha guidato l’ensemble dell’Arena di Verona offrendo un’interpretazione capace di coniugare precisione, energia e intensità. La risposta del pubblico, culminata nei tre bis e nei dieci minuti di applausi finali, ha sancito il particolare rapporto creatosi tra il giovane maestro, l’orchestra e la platea. Lo spettacolo ha visto la partecipazione di importanti talenti creativi, a partire dai direttori creativi Stefania Opipari e Claudio Sbragion. La direzione artistica e la produzione dei contenuti video sono affidate a Moving Dots, sotto la direzione artistica di Rino Stefano Tagliafierro. “Viva Vivaldi” si è confermato così tra gli appuntamenti più innovativi del programma dell’Arena di Verona, dimostrando come un patrimonio musicale senza tempo possa essere reinterpretato attraverso strumenti contemporanei senza perdere la propria identità. Il pubblico internazionale accorso in massa e l’entusiasmo esploso al termine della serata raccontano, più di ogni altro dato, la capacità dello spettacolo di parlare a generazioni e culture diverse. La musica di Vivaldi, a quasi tre secoli di distanza, è tornata così a sorprendere il pubblico dell’Arena: non soltanto ascoltata, ma letteralmente vista, vissuta e attraversata. (di Paolo Martini) 
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Trovare le parole? Questione di memoria ma anche di pancia e gambe

(Adnkronos) – Nel bel mezzo di un discorso non si riesce a trovare la parola giusta per indicare un oggetto o un concetto: è lì sepolta da qualche parte del cervello, ma non si riesce a farla emergere. È capitato a tutti, nulla di grave se la cosa è sporadica, ma se invece comincia a diventare frequente, potrebbe essere la spia di un problema neurologico, legato all’invecchiamento o alla demenza. E gli stili di vita e la forma fisica hanno una grande importanza. Lo evidenzia un articolo appena pubblicato su ‘Frontiers in Aging Neuroscience’ da ricercatori di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs-Università Cattolica del Sacro Cuore che ha esplorato le performance della capacità di richiamare rapidamente dalla memoria delle parole, tecnicamente ‘fluidità verbale’ (verbal fluency) nel corso della vita e i fattori di protezione o di rischio, attraverso il Look Up 8+ Study.  Tra i 3.615 adulti tra 30 e 80 anni arruolati nello studio e sottoposti ad alcuni test neuro-psicologici per valutare il funzionamento del cervello – riferisce una nota – la verbal fluency ha mostrato un andamento non lineare, raggiungendo il picco intorno ai 45-50 anni e tendendo in seguito a ridursi progressivamente. "Questa ricerca evidenzia che le traiettorie cognitive iniziano a modificarsi già nella mezza età – spiega Francesco Landi, professore ordinario di Medicina interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, ortopediche e reumatologiche del Policlinico Gemelli – Il livello di istruzione emerge come uno dei determinanti più importanti della performance cognitiva, con un importante effetto protettivo. Chi aveva un grado di istruzione più elevato, presentava infatti risultati significativamente migliori nella verbal fluency e questo sottolinea il possibile ruolo della ‘riserva cognitiva’ lungo il corso della vita". Gli stili di vita possono avere un impatto significativo sulla salute cognitiva. Attività fisica, alimentazione sana – aderenza alla dieta mediterranea – e valori normali di glicemia sono risultati tutti associati indipendentemente ad una migliore verbal fluency. Al contrario, l'adiposità addominale, la ‘pancia’, sembra rappresentare un importante elemento di vulnerabilità. "Una maggiore adiposità a disposizione centrale – continua Landi – si associa ad una peggiore verbal fluency e, soprattutto, modifica l'associazione tra età e performance cognitiva. E questo è probabilmente uno dei risultati più innovativi dello studio". 
Anche muscoli e cervello sembrano invecchiare in modo interconnesso. "Una peggiore performance degli arti inferiori, misurata attraverso il chair stand test (noto come test della sedia) – aggiunge Landi – è risultata associata a una peggiore verbal fluency. Il risultato suggerisce una possibile connessione funzionale tra adiposità, mobilità e invecchiamento cognitivo. Il take home message di questo studio – conclude Landi – rinforza insomma una visione dell’invecchiamento in salute come processo da costruire giorno per giorno, molto prima dell’inizio della vecchiaia. Mantenere un buon livello di attività fisica, una sana alimentazione, curare la salute metabolica e la funzione muscolare contribuiscono non solo alla salute cardiovascolare e fisica, ma anche alle performance cognitive".  
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Iran, Trump promette una guerra economica devastante: chi sono i partner di Teheran più a rischio

(Adnkronos) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump promette una guerra economica devastante contro l'Iran per tentare di sbloccare l'attuale situazione di stallo. Ma il tycoon già da tempo sta provando a piegare economicamente il Paese, con Washington che ha imposto pesanti sanzioni a Teheran colpendo membri della leadership iraniana e prendendo di mira le vendite di petrolio della Repubblica islamica con il blocco al largo dello Stretto di Hormuz. Ora, però, gli Usa puntano ad intervenire anche sulle reti clandestine di commercio e sui circuiti bancari che permettono all’Iran di eludere le sanzioni e procurarsi armi e sui suoi partner commerciali.  Secondo il Dipartimento del Tesoro Usa questi interventi richiederanno un giro di vite sulle reti che operano soprattutto attraverso Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Singapore. Proprio da Abu Dhabi – a poche ore dal colloquio telefonico tra Donald Trump e il presidente emiratino, Mohamed bin Zayed Al Nahyan – è arrivato un primo passo in questa direzione con l'annuncio nelle ultime ore di uno stop immediato a "tutti gli scambi economici e commerciali, alle transazioni finanziarie con l'Iran".   
Ma quali sono i partner commerciali di Teheran che potrebbero essere colpiti dalla ritorsione Usa? Tra i paesi più "a rischio" rappresaglie ovviamente sulla carta ci sarebbe la Cina. Pechino è il principale partner commerciale di Teheran e il principale acquirente del suo petrolio. Oltre un quarto degli scambi commerciali dell’Iran nel 2024 sono stati infatti con la Cina, per un valore di 18 miliardi di dollari di importazioni e 14,5 miliardi di dollari di esportazioni, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc).  Da anni, osserva il 'New York Times', "la Cina è praticamente l’unico grande Paese disposto a sfidare apertamente le sanzioni occidentali sul petrolio iraniano, arrivando ad acquistare fino al 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. Negli ultimi mesi, tuttavia, la capacità dell’Iran di trasportare petrolio via mare è stata quasi completamente bloccata da un blocco navale statunitense". Gli ultimi dati forniti dalle autorità doganali iraniane, aggiornati a gennaio 2026 e citati dall'Afp, riportano 13,4 miliardi di dollari di importazioni e 10,91 miliardi di dollari di esportazioni nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto. Dal punto di vista cinese, comunque, gli scambi commerciali rappresentano solo una parte minima della bilancia commerciale cinese. "Non sarebbe catastrofico per la Cina se il suo commercio o la sua capacità di importare petrolio iraniano venissero compromessi", ha sottolineato William Figueroa, esperto di relazioni sino-iraniane presso l’Università di Groningen, nei Paesi Bassi citato dal 'New York Times'.  La quota di greggio che la Cina importa dall'Iran infatti potrebbe essere sostituita con forniture provenienti da altri paesi. L'Iran, invece, importa dalla Cina principalmente macchinari industriali, apparecchiature elettroniche, automobili e metalli In ogni caso non si è fatta attendere la risposta di Pechino alle minacce Usa. "Le sanzioni e le pressioni economiche" sull'Iran "non aiuteranno a risolvere il problema", ha sottolineato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. "La Cina esorta tutte le parti coinvolte ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici". Anche l'India potrebbe subire le ripercussioni. Teheran era un tempo il principale fornitore energetico di Nuova Delhi. Le sanzioni americane hanno però spinto l'India a ridurre i rapporti con Teheran e, secondo i dati ufficiali dell’ambasciata indiana in Iran, il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi è diminuito drasticamente negli ultimi anni, osserva il 'New York Times'. Secondo questi dati, nell’anno fiscale 2025-2026, il commercio bilaterale complessivo è ammontato a 1,63 miliardi di dollari, in forte calo rispetto agli oltre 17 miliardi di dollari del 2018-2019. L’India, che sta cercando di diversificare le proprie forniture di petrolio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, importava circa 276.000 barili di petrolio al giorno a metà aprile, secondo la società di analisi Kpler citati dall'Afp. Nel 2024 il 30,6% delle importazioni iraniane proveniva dagli Emirati Arabi Uniti che hanno annunciato lo stop degli scambi economici e commerciali importavano per un valore di circa 21 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Omc. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentavano inoltre la terza destinazione delle esportazioni iraniane, per un valore di circa 7 miliardi di dollari, pari al 12% delle esportazioni complessive. Secondo le autorità doganali iraniane, nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, riferisce l'Afp, le esportazioni dall’Iran verso gli Emirati ammontavano a 6,4 miliardi di dollari, mentre le importazioni raggiungevano 14,81 miliardi di dollari – una cifra superiore a quella registrata negli scambi con la Cina nello stesso periodo. Anche Turchia e Pakistan sono partner commerciali dell'Iran che potrebbero subire conseguenze delle minacce di Trump. "E' politicamente e geopoliticamente molto importante che entrambi questi Paesi mantengano buone relazioni con l’Iran. Ed è proprio qui che, secondo me, l’amministrazione Trump incontrerà grandi difficoltà", ha sottolineato al 'New York Times', Esfandyar Batmanghelidj, Ceo della Bourse & Bazaar Foundation, un think tank con sede a Londra specializzato nell’economia iraniana. La Turchia, terzo partner commerciale dell’Iran, ha esportato verso Teheran 5,6 miliardi di dollari di merci nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, secondo i dati delle autorità doganali iraniane citati dall'Afp. Nello stesso periodo, la Turchia ha invece importato dall’Iran 7,91 miliardi di dollari di prodotti, una parte significativa dei quali costituita da prodotti energetici iraniani. Nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto, le esportazioni iraniane verso il vicino Iraq hanno raggiunto un valore di 7,91 miliardi di dollari, a fronte di circa 450 milioni di dollari di importazioni dall’Iraq. Burcu Ozcelik, ricercatrice presso il Royal United Services Institute di Londra, ha affermato al 'New York Times', che anche l’Iraq è vulnerabile alla pressione economica americana, a causa dei suoi continui rapporti commerciali con l’Iran. Le sanzioni americane hanno già colpito gruppi iracheni legati all’Iran. Tuttavia, Ozcelik ha osservato che imporre sanzioni più ampie ai partner commerciali dell’Iran sarebbe molto più complesso. La loro applicazione, ha spiegato, "sarà lenta, disomogenea e difficile da monitorare". Inoltre, ha aggiunto, è tutt’altro che certo che "una maggiore pressione produca il comportamento politico che Trump sta cercando di ottenere". Anche la Russia che è già colpita dagli Usa per la guerra in Ucraina potrebbe essere ulteriormente colpita. Le importazioni russe dall’Iran ammontavano a 930 milioni di dollari nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, mentre le esportazioni russe verso l’Iran raggiungevano 1,36 miliardi di dollari, secondo i dati delle autorità doganali iraniane. Nel 2022, la Russia scambiava cereali, oro e legname con prodotti agricoli iraniani, secondo la Banca Mondiale. Da allora, la cooperazione si è rafforzata, anche attraverso scambi di materiale militare. Il quotidiano britannico The Telegraph ha riferito dell’esistenza di una nuova rotta commerciale tra i due Paesi attraverso il Mar Caspio. Alla fine di luglio, l’Ucraina ha rivendicato un attacco contro "una nave sottoposta a sanzioni internazionali che venivano utilizzati per trasportare carichi militari tra l’Iran e la Russia".   La guerra con l'Iran è quindi "entrata in una nuova fase", ha dichiarato intanto il vicepresidente americano JD Vance al Clay Travis & Buck Sexton Show. "Siamo ora, per così dire, in una nuova fase in cui lo strumento più efficace che abbiamo è la pressione economica che possiamo esercitare su di loro", ha spiegato, sottolineando che nelle ultime settimane l'Iran "ha subito molta più pressione di noi". Secondo il vicepresidente, gli Stati Uniti sono riusciti a far transitare quantità significative di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante gli attacchi iraniani alle navi commerciali, contribuendo così ad attenuare i prezzi dell'energia e contemporaneamente a colpire l'economia iraniana. "Vogliono che la loro economia venga strangolata per sempre oppure vogliono avere un rapporto migliore con l'Occidente?", ha chiesto Vance. Il vicepresidente ha poi ribadito che l'obiettivo di Washington non è soltanto assicurarsi che gli impianti nucleari iraniani restino distrutti, ma impedire a Teheran di tentare di ricostruirli. "Il presidente ha detto che l'Iran non può avere un'arma nucleare. I loro impianti nucleari sono stati distrutti, ma la domanda è: cercheranno di ricostruirli? – ha affermato – Fondamentalmente, quello che stiamo cercando di fare è creare una nuova realtà sul terreno in cui non solo possiamo dire con certezza che i loro impianti sono stati distrutti, ma possiamo anche dire con certezza che non proveranno mai a ricostruirli".  "Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo da lore per dire che o siete con noi o contro di noi", quanto ha affermato intanto il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, parlando del messaggio inviato agli alleati da Trump con l'annuncio della sua nuova offensiva economica all'Iran. Intervistato da Cnbc, Bessent ha detto che anche la Cina "deve entrare nel programma", rispondendo però a chi gli chiedeva se Washington farà pressioni su Pechino che "è meglio avere in privato molte di queste conversazioni". Secondo Bessent, il piano di aumento delle sanzioni e di vera offensiva economica rende meno probabile il ritorno degli Usa a ampie operazioni di combattimento contro il Paese. "Se esercitiamo il massimo della pressione economica, allora questo significa che probabilmente non ci sarà una ripresa in larga scala", ha detto. "Voglio sottolineare che questo vale per questo momento", ha poi aggiunto. Bessent ha poi espresso la convinzione che la pressione ulteriore che verrà esarcitata dalle sanzioni porteranno al "collasso" sul regime. "Avrà un peso sull'Iran e faremo collassare il regime", le parole del segretario al Tesoro.  Da parte sua, l'Iran protesta definendo le nuove sanzioni economiche annunciate dagli Stati Uniti una forma di "terrorismo economico" e un "crimine contro l'umanità".  "La Repubblica islamica dell'Iran resta ferma e determinata nel difendere la propria sicurezza e i propri interessi nazionali e nel contrastare gli attacchi e le pressioni militari, economiche, politiche e psicologiche degli Stati Uniti", ha dichiarato il ministero degli Esteri di Teheran, aggiungendo che l'Iran farà ricorso a "tutti gli strumenti e le capacità nazionali" per contrastare le pressioni di Washington e tutelare i propri interessi nazionali.  
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Picco di ormoni sessuali per chi beve abitualmente caffè, lo studio

(Adnkronos) – Uno studio finlandese associa il consumo abituale di caffè a un maggior livello di ormoni sessuali negli uomini e nelle donne. La ricerca dell’Università di Oulu ha analizzato i dati di 2.264 persone nate in Finlandia nel 1966. "A parità di indice di massa corporea, gli individui che consumavano più caffè presentavano una minore quantità di grasso totale e viscerale e una maggiore massa muscolare rispetto a chi ne consumava meno. Le associazioni specifiche più marcate per sesso sono state osservate negli uomini: un consumo più elevato di caffè è risultato associato a un profilo glucosio-insulina più favorevole, a concentrazioni più alte di testosterone totale e a livelli più elevati di Shbg (globulina legante gli ormoni sessuali)", si legge nello studio. Nelle donne, le associazioni ormonali sono apparse più limitate, caratterizzandosi principalmente per livelli più alti di Shbg e valori più bassi di androgeni liberi.  I risultati suggeriscono "che i meccanismi ormonali potrebbero spiegare in parte la relazione tra il consumo di caffè e la salute metabolica. Tuttavia, trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati evidenziano delle associazioni piuttosto che rapporti di causa-effetto. Lo studio è particolarmente rilevante per la Finlandia, uno dei Paesi al mondo con il più alto consumo di caffè, dove la media annua si aggira intorno agli 11,8 chilogrammi pro capite. I ricercatori – conclude lo studio – affermano che tali risultati costituiscono una base per lavori futuri volti a stabilire se sia il caffè stesso a determinare questi cambiamenti biologici e a identificare i composti responsabili". Tali aspetti sono attualmente oggetto di indagine su modelli animali, con l’obiettivo a lungo termine di passare a studi più approfonditi sull'uomo.  
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Meteo, doppia svolta in arrivo: maltempo, fresco e poi nuovo caldo africano sull’Italia

(Adnkronos) – Meteo di fine agosto movimentato per l'Italia: la prossima settimana inizierà con una perturbazione atlantica che porterà temporali e rovesci, anche intensi, su diverse regioni. Dopo il passaggio del maltempo è però attesa una nuova rimonta dell’anticiclone africano, con temperature in forte aumento e punte fino a 35-38°C. E verso fine mese potrebbe arrivare una seconda perturbazione: ecco cosa dicono le ultime previsioni meteo.  
Il primo peggioramento è atteso tra la notte di lunedì 24 agosto e le prime ore di martedì 25 agosto. Sul Nord Atlantico si sta approfondendo una vasta struttura di bassa pressione (ciclone) che a più ripresa invierà perturbazioni verso il bacino del Mediterraneo innescando veloci fasi di maltempo alternate a pause asciutte. Le precipitazioni più significative potrebbero interessare Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia occidentale, dove non sono esclusi rovesci e temporali localmente intensi. Qualche rovescio potrebbe interessare pure parte del Nord Est e del Centro (Toscana, Marche, Umbria e Lazio). A far notizia saranno soprattutto i termometri che subiranno un calo sensibile, con valori che potrebbero portarsi fin sotto le medie climatiche.  Il quadro meteorologico cambierà rapidamente già da mercoledì 26 agosto quando è prevista la rimonta di un più vasto anticiclone subtropicale africano che farà da scudo invalicabile per buona parte della settimana, gonfiandosi e garantendo la piena prosecuzione dell'estate. Le temperature si manterranno ampiamente sopra le medie stagionali, con picchi che potranno facilmente sfiorare o superare la soglia dei 35-38°C, in particolare nelle aree interne di Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia.  Verso gli ultimi giorni del mese i modelli inizia a fiutare l'arrivo di una seconda perturbazione atlantica che potrebbe coinvolgere questa volta più regioni andando ad interagire con il caldo preesistente (rischio fenomeni meteo intensi). Insomma, la parte conclusiva di Agosto si preannuncia alquanto dinamica con l'Italia divisa tra fronti atlantici e improvvise rimonte anticicloniche.   
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