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Gerry Scotti, a 70 anni la ruota gira ancora: il re dei quiz vive una nuova stagione d’oro

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Settant’anni e non sentirli: Gerry Scotti sta vivendo una nuova stagione d’oro della sua lunga carriera. Mentre molti protagonisti della sua generazione scelgono di rallentare, il conduttore di Canale 5 ha trovato una sorprendente seconda giovinezza televisiva: il successo de "La Ruota della Fortuna" lo ha riportato al centro della scena, confermandolo ancora una volta come uno dei volti più amati e riconoscibili della televisione italiana. Oggi 7 agosto festeggia un traguardo importante, il 70esimo compleanno, ma più che un punto d’arrivo sembra l’ennesima tappa di un percorso ancora in pieno movimento. A quasi mezzo secolo dal suo debutto radiofonico, Virginio “Gerry” Scotti continua a rappresentare quella televisione popolare, rassicurante e familiare capace di parlare a milioni di spettatori senza inseguire mode passeggere. È proprio questa naturale capacità di entrare nelle case degli italiani che ha alimentato il paragone con i grandi maestri della televisione come Mike Bongiorno, Corrado e Raimondo Vianello. Mike, in particolare, lo indicò come un suo possibile erede: non per una semplice successione professionale, ma per la stessa capacità di trasformare un programma televisivo in un appuntamento collettivo. Il nuovo successo de "La Ruota della Fortuna" non è quindi soltanto il ritorno di un grande quiz, ma la conferma di un modo di fare spettacolo fondato sul sorriso, sull’empatia e su un rapporto diretto e autentico con il pubblico. Nato a Camporinaldo, nel Pavese, il 7 agosto 1956, figlio unico di Mario Scotti, operaio alle rotative del "Corriere della Sera", e di Adriana, casalinga, Gerry ha costruito la sua carriera partendo da lontano. Prima gli studi classici a Milano, poi giurisprudenza lasciata a pochi esami dalla laurea, infine la scelta coraggiosa di seguire la passione per la comunicazione. Il suo primo grande palcoscenico è la radio. Negli anni Settanta conquista gli ascoltatori delle emittenti private milanesi, fino all’incontro decisivo con Claudio Cecchetto, che nel 1982 lo chiama a Radio Deejay. È lì che la sua voce diventa familiare a un’intera generazione e da lì arriva il salto verso la televisione con DeeJay Television, uno dei programmi simbolo della nuova cultura musicale degli anni Ottanta. Ma Gerry Scotti non è mai stato soltanto un volto della musica o dell’intrattenimento giovane. La sua carriera è stata un lungo attraversamento della televisione italiana, dai varietà ai quiz, dalla comicità ai talent show, fino ai grandi appuntamenti della prima serata. Una versatilità che lo ha portato, nel tempo, a raccogliere idealmente l’eredità dei grandi padri della televisione generalista. Dagli anni Novanta Gerry Scotti diventa uno dei pilastri della televisione Mediaset, assumendo progressivamente il ruolo di uno dei grandi interpreti della tv generalista italiana. Dopo gli esordi legati alla musica e all’intrattenimento di Italia 1 negli anni Ottanta, il conduttore entra nella stagione della piena maturità professionale: nel 1990 raccoglie il testimone di Raimondo Vianello alla guida de "Il gioco dei 9", il celebre quiz di Canale 5, confermando di possedere quella naturale capacità di gestire il ritmo del gioco e il rapporto con gli ospiti che diventerà il suo marchio di fabbrica. Negli anni successivi il suo volto diventa una presenza costante nei palinsesti Mediaset. Conduce programmi di generi diversi, dal varietà ai grandi show popolari, fino a diventare uno dei protagonisti della domenica televisiva con "Buona Domenica", condotta insieme a Gabriella Carlucci nelle stagioni 1993-1995. È un periodo in cui Scotti consolida la sua immagine di presentatore trasversale: capace di passare dall’intrattenimento leggero alla conduzione di eventi, dalla comicità ai quiz, sempre con uno stile garbato e rassicurante. Nel 1995 arriva un altro successo con "La sai l’ultima?", il programma dedicato alla barzelletta e alla comicità popolare, mentre nella seconda metà del decennio conduce anche "Super", erede della tradizione musicale di Superclassifica Show. Ma è alla fine degli anni Novanta che inizia il capitolo destinato a segnare più profondamente la sua carriera. L’11 gennaio 1999 debutta infatti su Canale 5 "Passaparola", il quiz preserale che diventerà uno dei programmi simbolo dell’epoca. Con le celebri “Letterine”, il gioco della ghigliottina finale e un meccanismo semplice ma coinvolgente, la trasmissione conquista milioni di spettatori e accompagna il pubblico fino al 2006. Scotti dimostra ancora una volta una qualità rara: quella di rendere familiare anche un meccanismo televisivo complesso, trasformando il quiz in un appuntamento quotidiano per tutta la famiglia. Nel frattempo arriva nel 2000 "Chi vuol essere miliardario?", poi diventato "Chi vuol essere milionario?" con l’introduzione dell’euro. Il format internazionale prodotto da Endemol trova in Gerry Scotti il suo interprete ideale. La sua conduzione, fatta di pause, attenzione per il concorrente e capacità di creare suspense senza forzature, trasforma ogni domanda in una piccola storia. Il pubblico non segue soltanto il gioco: partecipa alle emozioni di chi siede sulla sedia più famosa della televisione italiana. Il programma diventa un fenomeno di costume e resterà per anni uno dei punti fermi del preserale e della prima serata di Canale 5. Accanto ai quiz, Scotti raccoglie altre importanti eredità televisive. Nel 2002 viene scelto per condurre "La Corrida", il grande varietà ideato e portato al successo da Corrado. La sua versione, affiancata dal maestro Roberto Pregadio, riesce a rispettare lo spirito originale del programma, mantenendo quella miscela di ironia, spontaneità e partecipazione popolare che aveva reso celebre lo show. È un passaggio simbolico: Gerry non è più soltanto un conduttore di successo, ma diventa uno dei custodi della tradizione della televisione italiana. Negli anni successivi continua a essere un punto di riferimento di Mediaset con programmi come "Paperissima", "Io canto", "Italia’s Got Talent" nelle vesti di giudice, "The Money Drop" e, dal 2015, "Caduta libera", altro quiz capace di conquistare il pubblico del preserale. In ogni esperienza rimane invariata la sua cifra stilistica: una conduzione elegante, mai sopra le righe, capace di mettere il concorrente al centro della scena e di creare un clima di complicità con chi guarda da casa. Il Festival di Sanremo ha rappresentato un altro momento simbolico nella carriera di Gerry Scotti. Nel 2025 per la prima volta sul palco dell’Ariston, il conduttore ha affiancato Carlo Conti e Antonella Clerici nella serata inaugurale della kermesse, vivendo l’esperienza come un omaggio personale più che come un nuovo traguardo professionale. Scotti ha scelto di partecipare senza cachet, spiegando di voler accettare l’invito "per il piacere di andarci" e per condividere un momento speciale con due amici di lunga data. La sua presenza, accolta come un ideale incontro tra grandi protagonisti della televisione pubblica e privata, ha confermato ancora una volta il suo ruolo di figura trasversale e amata dal pubblico italiano. Sul palco dell’Ariston ha portato il suo stile fatto di ironia, semplicità e calore umano, dimostrando che, dopo oltre quarant’anni di carriera, la sua forza resta la capacità di trasformare ogni apparizione televisiva in un appuntamento familiare. Il successo de "La Ruota della Fortuna" rappresenta oggi una sorta di cerchio che si chiude. Il programma, legato indissolubilmente alla grande stagione televisiva di Mike Bongiorno, è tornato protagonista con Gerry Scotti a partire dal 2024, inizialmente come omaggio nel centenario della nascita del grande presentatore italo-americano, per poi trasformarsi in un vero fenomeno di pubblico. Il ritorno del celebre tabellone, delle lettere da indovinare e del rito quotidiano del gioco ha dimostrato che la memoria televisiva può incontrare il presente quando viene affidata a un interprete capace di rinnovarla. Scotti non si è limitato a riproporre un format del passato: lo ha reinterpretato con la sua sensibilità, trasformandolo in un ponte tra generazioni diverse.  I telespettatori che ricordano le storiche edizioni condotte da Mike Bongiorno ritrovano un’atmosfera familiare, mentre i più giovani scoprono un linguaggio televisivo semplice, immediato e ancora capace di coinvolgere. La forza di Gerry Scotti, ancora oggi, è proprio questa vicinanza al pubblico. Non appare mai come un conduttore distante o irraggiungibile, ma come il vicino di casa capace di raccontare una battuta, emozionarsi davanti alla storia di un concorrente o scherzare sui propri errori. È questa autenticità, costruita in decenni di televisione, il segreto di una carriera così longeva e di un rapporto speciale con gli italiani. (di Paolo Martini) 
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Paghi con la carta in vacanza? 10 consigli per usarla riducendo rischi e costi

(Adnkronos) – Carte di credito, bancomat e prepagate in vacanza: come evitare truffe e commissioni extra quando si viaggia all'estero. Secondo un'indagine di Facile.it su dati Eurostat e mUp Research, ogni mese in Italia vengono effettuati circa 1,4 miliardi di pagamenti elettronici, ma oltre 2 milioni di italiani hanno subito nell'ultimo anno una truffa o un tentativo di frode legato alle carte di pagamento. Con milioni di persone in partenza per le ferie, cresce il rischio di raggiri e costi nascosti: ecco i 10 consigli degli esperti per usare carte e bancomat in sicurezza.  1. Abilitare la carta per l’estero. Prima di partire è fondamentale verificare che la propria carta, sia essa di credito, debito o prepagata, sia abilitata per funzionare fuori dai confini nazionali. Spesso è possibile abilitarla direttamente dell’home banking, ma meglio contattare la propria banca per verificare che non ci siano blocchi territoriali: scoprirlo a destinazione sarebbe una pessima sorpresa! 2. Impostare i limiti giusti. Le carte elettroniche hanno spesso impostato un limite di spesa giornaliera, settimanale, mensile e di prelievo contanti. Verificate quali sono e, se necessario, cambiate i limiti in base alle spese che dovrete affrontare. 3. Non solo carte fisiche. I pagamenti tramite smartphone e dispositivi indossabili sono sempre più diffusi in Italia, ma non è detto che funzionino ovunque nel mondo. Attenzione, quindi, a verificare che la destinazione dove state andando accetti questa tecnologia, altrimenti meglio portare con sé anche una carta fisica. 4. I codici dove li metto? Prima di partire è bene ripassare i codici Pin delle vostre carte e le credenziali di accesso alle app di home banking, soprattutto se li usate solo in occasione dei viaggi. Se non riuscite a memorizzarle tutte e avete bisogno di segnarle da qualche parte, cercate di camuffare l’informazione e, soprattutto, mai e poi mai tenere i Pin insieme alle carte stesse; in caso di furto rischiereste di perdere la tutela offerta da alcuni istituti di credito in caso di sottrazione illecita del denaro. 5. Quale carta portare? Meglio la carta di credito, di debito o la prepagata? Dipende dall’uso che ne dovete fare. Ci sono servizi come il noleggio auto che richiedono obbligatoriamente una carta di credito e senza la quale rischiate di rimanere a piedi. Anche per la cauzione degli hotel, meglio usare una carta di credito; se usate quella di debito o la prepagata, spesso quell’importo resta 'bloccato' per diversi giorni.  6. Con quale carta prelevare? Le commissioni per il prelievo variano in base all'istituto, al circuito di pagamento e alla tipologia di carta utilizzata. In linea generale, le carte di credito non sono adatte poiché prelevare significa richiedere un anticipo contanti, operazione su cui gravano commissioni molto elevate (spesso intorno al 4%) e talvolta interessi immediati. Meglio utilizzare le carte di debito o le prepagate: oggi con molti conti correnti o carte da viaggio è possibile prelevare persino a costo zero. Se siete in un paese con valuta diversa dall’euro, fate inoltre attenzione a eventuali commissioni extra per la conversione valuta. Dove prelevare? Meglio usate gli Atm all'interno delle banche evitando gli sportelli bancomat isolati in strada o nei minimarket che applicano commissioni spesso altissime e sono più soggetti a manomissioni.  7. Con quale carta pagare? Per il pagamento tramite Pos non ci sono grosse differenze di commissioni tra le diverse tipologie di carte elettroniche. Se la moneta del paese è l’euro, allora i pagamenti sono normalmente gratuiti, se invece siete in un’area con valuta diversa scegliete di pagare in valuta locale; in questo modo otterrete spesso condizioni migliori di cambio, evitando addebiti onerosi. 8. Cosa fare in caso di furto o smarrimento? Se perdete la carta, vi è stata rubata o vengono addebitate spese sospette, il consiglio è di bloccarla immediatamente tramite home banking o contattando la vostra banca. È fondamentale avere sempre a portata di mano il numero da contattare in caso di urgenza. Se intervenite tempestivamente, eventuali transazioni non vostre avvenute prima del blocco saranno rimborsate dalla banca, al netto di una possibile franchigia. Se invece non denunciate immediatamente o agevolate in qualche modo la sottrazione di denaro, allora la banca potrebbe non rimborsare. 9. Attivate le notifiche app o sms. Attivare le notifiche dell’app della banca o l’alert sms può essere una strategia efficace per tenere sotto controllo il conto. Attenzione però a non cliccare mai su link contenuti in messaggi WhatsApp o sms che sembrano inviati dalla vostra banca, ma che in realtà potrebbero essere dei tentativi di truffa. Se dovete utilizzare l'Home Banking quando siete all’estero, evitate di farlo collegandovi a reti Wi-Fi pubbliche come quelle dell’aeroporto o dell’hotel, poiché se le connessioni non fossero sufficientemente protette, i malintenzionati potrebbero sottrarvi i dati. Meglio utilizza la vostra rete mobile (4G/5G) oppure connettersi tramite una Vpn.  10. Tenete d’occhio i conti anche dopo la vacanza. Dopo essere tornati a casa, meglio non abbassare la guardia. Il consiglio è di fare un bilancio su quanto speso per verificare che sia tutto a posto e non vi siano state addebitate spese doppie o mai fatte. Che si tratti di un errore, distrazione, o tentativo di truffa, meglio intervenire con tempestività e, in casi sospetti, informare la banca che vi potrà aiutare a trovare la soluzione migliore.  
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‘La Ruota della Fortuna’ festeggia i 70 anni di Gerry Scotti: oggi puntata speciale

(Adnkronos) – Oggi, venerdì 7 agosto, 'La Ruota della Fortuna' celebra il 70esimo compleanno di Gerry Scotti con una puntata speciale, interamente dedicata al conduttore del game show. Per l'occasione "le frasi da indovinare dei tabelloni ripercorreranno la sua storia e i momenti più significativi della sua straordinaria carriera televisiva. E a sfidarsi, dietro la mitica Ruota, ci saranno tre Campioni che hanno fatto la storia di altrettanti quiz memorabili condotti da Gerry Scotti negli anni: Ferdinando Sallustio da 'Passaparola', Enrico Remigio da 'Chi vuol essere milionario', e Nicolò Scalfi da 'Caduta Libera', informa Mediaset in una nota. "Aneddoti, curiosità, ricordi e grandi sorprese accompagneranno una puntata-evento dedicata a uno dei volti più amati della televisione italiana, che da 43 anni entra nelle case degli italiani con il suo stile inimitabile. Immancabile la presenza di Samira Lui e la musica dei 'Fortuna Five' per un appuntamento che vuole celebrare Gerry Scotti, che oltre a essere un protagonista indiscusso dell'intrattenimento televisivo italiano è il mattatore del game show fenomeno di quest'anno", conclude la nota Mediaset. 
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Usa, stangata per Meta: dovrà pagare 567 milioni di dollari per danni piattaforme ai minori

(Adnkronos) – Un giudice dello Stato statunitense del New Mexico ha ordinato a Meta di versare 567 milioni di dollari a un fondo per risarcire i minori per i danni causati dalle sue piattaforme, ritenute responsabili di "disturbo dell'ordine pubblico", un caso senza precedenti negli Stati Uniti per un social network. Questa somma, destinata a finanziare programmi di salute mentale e prevenzione per i giovani nell'arco di cinque anni, si aggiunge ai 375 milioni di dollari di sanzioni civili inflitte a marzo da una giuria di Santa Fe, la capitale dello Stato, che ha giudicato Meta colpevole di non aver protetto gli utenti minorenni. Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp) ha presentato ricorso contro la sentenza. 
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Atletica, Mondiali U20: azzurra Doualla bronzo a 16 anni nei 100 mt

(Adnkronos) – Impresa della sedicenne Kelly Doualla, medaglia di bronzo nei 100 metri piani ai Mondiali Under 20 di Eugene (Usa). In gara contro sprinter di due anni più grandi, l'azzurra centra la prima medaglia di sempre per un'atleta italiana a un Mondiale nei 100 metri. E' arrivata terza con 11.27 (-0.1) alle spalle della statunitense Mia Maxwell (11.14) e della giamaicana Shanoya Douglas (11.17). 
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Thailandia, sparatoria in una scuola vicino a Bangkok: 2 morti e 15 feriti

(Adnkronos) – Si fa pesante il bilancio di una sparatoria avvenuta in una scuola superiore vicino alla capitale della Thailandia, Bangkok: almeno due morti e 15 feriti come riferiscono media locali. "Una sparatoria è avvenuta in un prestigioso liceo nel distretto di Bang Kruai, nella provincia di Nonthaburi", aveva riferito l'emittente statale Thai Pbs. All'inizio le prime informazioni indicavano tra 10 e 15 persone ferite. L'Agenzia France Presse non è riuscita a contattare le autorità locali per un commento. La Thailandia ha uno dei tassi di possesso di armi da fuoco più alti della regione, con circa 10 milioni di armi in circolazione, ovvero una ogni sette persone. Gli impegni politici per inasprire le leggi sulle armi non hanno impedito il ripetersi di sparatorie.  A febbraio, un adolescente ha aperto il fuoco in una scuola nel sud del Paese, uccidendo il preside e ferendo due studenti prima di essere arrestato dalla polizia. Nel 2022, un ex agente di polizia armato di pistola e coltello ha ucciso 24 bambini e 12 adulti in un asilo nido nel nord del Paese, in una delle stragi più sanguinose nella storia della Thailandia.    
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Caldo record, vita con l’aria condizionata: ecco quali climatizzatori scelgono gli italiani

(Adnkronos) – Il caldo record di un'estate rovente incide sull'uso e la scelta dei condizionatori. Il mercato italiano della climatizzazione, secondo quanto emerge dalla rilevazione statistica trimestrale di Assoclima relativa al periodo gennaio-giugno 2026, ha chiuso il primo semestre 2026 con un andamento differenziato tra i diversi segmenti.  
Il dato più significativo riguarda i climatizzatori mono e multisplit, che registrano una contrazione sia a volume sia a valore rispetto allo stesso periodo del 2025. In particolare, i sistemi monosplit segnano un calo del 9,8% a volume e del 7,8% a valore, mentre i multisplit limitano la flessione al 5,5% a volume e al 6,9% a valore. In controtendenza risultano i sistemi miniVrf e Vrf, in crescita del 12,3% a volume e del 13,6% a valore, così come i sistemi misti multisplit con produzione di acqua calda sanitaria, che aumentano del 25,5% a volume e del 14,4% a valore. Parliamo complessivamente di 1 milione e 650 mila unità vendute nel primo semestre 2026, per un fatturato di circa 1,23 miliardi di euro. La contrazione del segmento residenziale – si legge nel report – è riconducibile principalmente alla diversa dinamica della stagione climatica rispetto al 2025. Dopo un avvio d’anno caratterizzato da una domanda debole, il caldo intenso è arrivato soltanto nella seconda metà di giugno, quando la rilevazione del primo semestre era ormai in fase di chiusura. Il climatizzatore si conferma un acquisto impulsivo, fortemente influenzato dalle condizioni meteorologiche: la ripresa degli ordini e il conseguente riassortimento della distribuzione si sono concentrati tra la fine di giugno e il mese di luglio, lasciando ipotizzare un possibile recupero nei dati del terzo trimestre.  Sull’andamento del settore hanno inciso anche il confronto con un 2025 caratterizzato da condizioni di mercato particolarmente dinamiche, il livello delle scorte residue lungo la filiera, una maggiore prudenza negli acquisti da parte della distribuzione e il perdurare dell’incertezza economica delle famiglie, aggravata dal costo dell’energia. I dati evidenziano inoltre una progressiva evoluzione del mix di mercato. La riduzione del valore complessivo risulta più contenuta rispetto alla contrazione dei volumi, segnalando uno spostamento della domanda verso soluzioni tecnologicamente più avanzate e a maggiore valore aggiunto. La crescita dei sistemi mini Vrf, Vrf e delle configurazioni miste conferma l’interesse crescente per impianti più efficienti e destinati a interventi progettuali, meno legati agli acquisti d’impulso tipici del segmento mono split. 
Segnali positivi arrivano dal settore delle pompe di calore aria-acqua, che registra una crescita complessiva a volume (+25,5%) e a valore (+14,2%). Continua a consolidarsi l’interesse per i modelli di piccola potenza: +28,1% a volume e +22,2% a valore per le unità fino a 10 kW e +24,1% a volume e +14% a valore per quelle da 11 a 17 kW. Le prospettive indicano un percorso di sviluppo progressivo, sostenuto da una domanda sempre più autonoma rispetto ai meccanismi di incentivazione straordinaria che avevano supportato il settore negli anni passati. Tra gli altri segmenti monitorati dalla rilevazione, prosegue il buon andamento dei climatizzatori trasferibili (+17,8% a volume e +25,9% a valore), delle unità di trattamento aria (+10,1% a volume e +10,6% a valore), della ventilazione meccanica controllata residenziale (+53,1% a volume e +16,4% a valore) e delle unità terminali (+1,9% a volume e +6,8% a valore). Nel complesso, il primo semestre 2026 (-0,6% e 1,79 miliardi di fatturato) restituisce il quadro di un mercato in fase di assestamento, influenzato dalla diversa distribuzione stagionale delle temperature e da una progressiva trasformazione della domanda verso soluzioni impiantistiche a maggiore contenuto tecnologico ed efficienza. 
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Tra bambini e ragazzi in aumento uso psicofarmaci, consumi triplicati dal 2016

(Adnkronos) – Nel 2025 la prevalenza d'uso degli psicofarmaci nella popolazione pediatrica italiana è stata pari allo 0,64% (+12,1% rispetto al 2024), con il 13,3% degli utilizzatori che ha ricevuto una sola prescrizione durante l’anno. Il corrispondente tasso di prescrizione è stato pari a 63,8 per 1000 bambini, in aumento del 13,2% rispetto all’anno precedente, a cui ha corrisposto un consumo di 66,9 confezioni per 1000 bambini (poco più di una confezione per prescrizione), il 3,4% del totale del consumo di farmaci in età pediatrica. Considerando l'andamento temporale, nel periodo 2016-2025 sia la prevalenza d'uso che i consumi sono più che triplicati, sebbene si mantengano ancora su livelli bassi, passando da 20,6 confezioni per 1000 bambini (prevalenza pari allo 0,26%) nel 2016 a 66,9 confezioni per 1000 bambini (prevalenza dello 0,64%) nel 2025. E' la fotografia scattata dall'ultimo rapporto OsMed pubblicato dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa. Il ricorso agli psicofarmaci presenta un andamento crescente per età, raggiungendo il massimo nella fascia 12-17 anni, nella quale si registra un consumo di 142,2 confezioni per 1000 bambini e una prevalenza dell'1,56%. Per quanto riguarda il consumo di farmaci in generale, nel 2025 il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di bambini, ha assunto almeno una terapia farmacologica. Gli antinfettivi per uso sistemico si confermano la categoria terapeutica a maggiore consumo, sebbene si registri una marcata contrazione nell’uso (-21,9%), con un’inversione rispetto alla tendenza misurata negli anni precedenti. Seguono, per consumo, i farmaci dell’apparato respiratorio, anch’essi in riduzione, e appunto i farmaci del sistema nervoso centrale. Questi ultimi fanno rilevare un incremento, in particolare nell'uso di antiepilettici e psicofarmaci. Nel 2025 la prevalenza d'uso tra bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni è cresciuta del 12,1% (circa 6,4 bambini su 1.000). Gli incrementi più marcati riguardano i trattamenti per l'Adhd come il metilfenidato (+28,9%), gli antipsicotici atipici come aripiprazolo (+14,6%) e risperidone (+13,3%) e gli antidepressivi come la sertralina (+9,6%). Nonostante la crescita osservata dopo la pandemia, precisa l'Aifa in una nota, "il consumo di psicofarmaci in età pediatrica in Italia rimane sensibilmente inferiore rispetto ai livelli registrati in altri contesti internazionali (in Francia la prevalenza è dell'1,61%, negli Usa supera il 24%)". Si registrano comunque forti differenze territoriali, con le regioni del Centro che evidenziano tassi superiori di oltre il 50% alla media nazionale. Fra le novità dell'edizione 2025 del rapporto OsMed spicca l'approfondimento sui farmaci per i disturbi respiratori in ambito pediatrico. Un focus che rivela una prevalenza d'uso del 17,8%, quasi doppia rispetto alla prevalenza epidemiologica dell'asma, pari al 9%. Questo scostamento, analizza l'ente regolatorio nazionale, "sembra indicare un ricorso improprio a prescrizioni per infezioni respiratorie acute non asmatiche, e segnala la necessità di rafforzare gli interventi formativi rivolti alla pediatria di libera scelta". 
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Ucraina, il futuro del conflitto passa dalla battaglia dei cieli: droni per contrastare avanzata russa e nodo Patriot

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Il futuro del conflitto tra Russia e Ucraina passa sempre più dai cieli: i droni di Kiev per contrastare l'avanzata russa e colpire obiettivi e infrastrutture energetiche in Russia e i missili balistici di Mosca per colpire le città ucraine e le installazioni militari. La carenza dei Patriot, i missili intercettatori Usa, si fa sentire sempre di più e favorisce il piano russa di logoramento. "La strategia della Russia si basa su un freddo calcolo: quella di riuscire a logorare le difese ucraine prima che la propria rete di protezione crolli", scrive il 'New York Times'.  Kiev, infatti, mette a dura prova le difese russe e ormai colpisce il territorio russo molto più frequentemente rispetto alle fasi iniziali della guerra raggiungendo obiettivi militari situati a centinaia di chilometri dalla linea del fronte che in questa fase è sostanzialmente in stallo. L'Ucraina, osserva il 'Wall Street Journal', "sa di dover fare più che semplicemente abbattere i missili di Putin, ed è per questo che sta conducendo una campagna di attacchi in profondità nel territorio russo". Nelle ultime settimane impianti petroliferi russi sono stati colpiti, dalla Siberia a San Pietroburgo così come porti russi dal Mar Baltico al Mar Nero. La Crimea occupata da Mosca è tornata nel mirino di Kiev come anche i magazzini del colosso dell'e-commerce russo Wildberries che vengono colpiti regolarmente dall'Ucraina.  Nel mese di luglio Mosca ha lanciato almeno 126 missili balistici, il numero più elevato dall'inizio della guerra, secondo un'analisi del 'New York Times basata' sui dati dell'Aeronautica militare ucraina. I bombardamenti russi, che hanno incluso anche missili da crociera e droni, hanno provocato circa 400 vittime civili, rendendo luglio il mese più sanguinoso dall'aprile 2022. "Oltre al costo umano, gli attacchi russi hanno costretto l'Ucraina a sospendere importanti esportazioni di grano e acciaio attraverso i suoi porti. I bombardamenti hanno inoltre aggravato la distruzione delle infrastrutture già pesantemente danneggiate, alimentando il timore che il Paese possa affrontare un altro inverno caratterizzato da gravi carenze di riscaldamento ed elettricità", sottolinea il quotidiano Usa evidenziando come il conflitto "sia ormai, di fatto, composto da due guerre parallele. La prima viene combattuta senza sosta dalla fanteria e dagli operatori di droni nascosti lungo gli oltre 1.300 chilometri del fronte. La Russia continua a cercare di conquistare territorio ucraino al prezzo di decine di migliaia di soldati ogni mese, avanzando lentamente nella regione orientale del Donbass. L'Ucraina, dal canto suo, difende il proprio territorio con un esercito numericamente inferiore e tenta, quando possibile, di riconquistare terreno, soprattutto nel sud del Paese". 
La seconda guerra, rileva il 'Nyt', "arriva dal cielo, a ondate, colpendo città e installazioni militari lontane dal fronte in entrambi i Paesi, spesso nel cuore della notte, ed è diventata sempre più letale sia per gli ucraini sia per i russi. Gli obiettivi di questi attacchi vanno oltre quelli strettamente militari. Kiev punta ad aumentare i costi economici per il Cremlino, a portare la guerra sul territorio russo e costringere il presidente Vladimir Putin ad accettare un cessate il fuoco a condizioni che non siano dettate esclusivamente da Mosca. Per la Russia, invece, la campagna aerea rappresenta la prosecuzione di una strategia pluriennale volta a logorare la capacità di resistenza dell'Ucraina e rendere le città sempre meno vivibili". 
La battaglia nei cieli si intensifica mentre entrambe le parti producono armi sempre più sofisticate e in quantità crescenti. La Russia, rileva il 'New York Times', "ha iniziato a montare motori a reazione su droni economici derivati dagli Shahed iraniani, sta lanciando una costellazione di satelliti per migliorare la guida dei propri armamenti e sviluppa missili da crociera a basso costo destinati a colmare il divario tra i lenti droni d'attacco e i missili strategici più avanzati. I caccia russi impiegano inoltre bombe plananti guidate via satellite che distruggono sistematicamente città e centri abitati". L'Ucraina, dal canto suo, sottolinea il quotidiano, "produce un arsenale in continua evoluzione composto da droni e sistemi ibridi tra droni e missili, dotati di avanzati sistemi di navigazione e comunicazione che consentono attacchi più precisi in profondità sul territorio russo. Il presidente Volodymyr Zelensky ha promesso di accelerare ulteriormente la campagna aerea mentre Kiev sperimenta i primi missili balistici interamente prodotti nel Paese. Entrambi i contendenti stanno introducendo nuovi sistemi per contrastare il disturbo elettronico delle comunicazioni e ricorrono sempre più a sistemi autonomi capaci di guidare le armi verso il bersaglio senza intervento umano". Ma mentre Russia e Ucraina ampliano i rispettivi arsenali offensivi, le difese antiaeree faticano a tenere il passo. Kiev soffre la grave carenza di missili intercettori Patriot di fabbricazione statunitense, gli unici in grado di contrastare efficacemente i missili balistici russi. La diminuzione delle scorte mondiali, conseguenza della guerra con l'Iran, rende questo nodo particolarmente difficile da sciogliere anche perché il presidente degli Usa Donald Trump ha fatto un passo indietro sulla sua promessa di consentire all'Ucraina di produrre in futuro i Patriot sul proprio territorio. "Sono rimasto scioccato dal numero di Patriot che abbiamo lanciato", ha sottolineato in un'intervista al podcast Potomac Watch questa settimana il contrammiraglio della Marina statunitense in pensione Mark Montgomery citato dal 'Wall Street Journal'. Gli Stati Uniti potrebbero aver "consumato circa 2.300" intercettori. In confronto: "Ne abbiamo forniti 600 all'Ucraina, molti dei quali erano sistemi più vecchi e attraverso altri partner", ha spiegato.  
Zelensky ha incaricato i propri diplomatici di intensificare gli sforzi per convincere gli alleati a fornire ulteriori sistemi Patriot. E dalla Nato sono arrivati segnali con il segretario generale Mark Rutte che ha spiegato di stare" discutendo con gli Alleati su come possiamo continuare a fornire all'Ucraina le difese aeree di cui ha urgente bisogno". Intanto Kiev sta cercando un piano B. Proprio oggi Zelensky ha partecipato ad una riunione sullo sviluppo delle capacità balistiche dell'Ucraina e sullo stato di attuazione del programma antimissilistico Frejia che potrebbe costare fino a cinque volte meno dei missili Patriot Pac-3 e diventare il pilastro della futura 'Coalizione Anti-balistica' promossa dai Paesi europei. "Lo sviluppo di capacità balistiche nazionali e la realizzazione di un nuovo sistema di difesa antimissilistica – sottolinea Zelensky in un post su X – rappresentano un obiettivo che solo un numero molto ristretto di Paesi al mondo è riuscito a conseguire. L'Ucraina possiede questa capacità. Gli ucraini dispongono delle necessarie basi scientifiche e delle competenze richieste. Possiamo inoltre affermare che anche i nostri produttori di armamenti hanno ormai raggiunto il livello necessario. Ci aspettiamo che l'Ucraina ottenga i risultati previsti nel periodo 2026-2027". Il programma Freyja, aggiunge, "sta avanzando, e questo è un elemento importante. L'Europa ha bisogno di una capacità comune e realmente su larga scala per difendersi efficacemente da qualsiasi minaccia balistica. Sosteniamo e ci aspettiamo che altri Paesi partner, in grado di dare un contributo concreto, aderiscano alla Coalizione per la Difesa Antibalistica. Abbiamo inoltre discusso della cooperazione con i partner riguardo ai missili Pac-2 e Pac-3. Mi aspetto risultati dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Difesa nei loro contatti con i partner già individuati e più volte menzionati". 
Per la Russia la principale sfida in questa fase della guerra inziata con l'invassione dell'Ucraina il 24 febbraio del 2022 è ora "difendere un territorio immenso che, se in passato rappresentava un vantaggio strategico, oggi è diventato una vulnerabilità, poiché l'Ucraina produce un numero crescente di droni a lungo raggio. Grazie all'adattamento di software, componenti elettronici e tattiche operative, Kiev è riuscita ad aprire falle in quella che un tempo era considerata una delle reti di difesa aerea più efficaci al mondo", osserva il 'New York Times'. Secondo Anatolii Khrapchynskyi, ufficiale della riserva dell'Aeronautica ucraina e analista militare, prima dell'invasione su larga scala del 2022 la Russia faceva affidamento soprattutto sulla deterrenza garantita dal proprio arsenale nucleare. "Le difese aeree – ha spiegato – erano in grado di proteggere soltanto circa il 40% delle infrastrutture militari strategiche". Quando l'invasione si è arenata e Mosca non è riuscita a ottenere la superiorità aerea, il comando russo ha trasferito sistemi difensivi come Pantsir e Tor più vicino al confine con l'Ucraina. Questa scelta ha rafforzato la protezione del fronte ma ha lasciato maggiormente esposte basi militari e infrastrutture industriali nelle regioni interne del Paese. Secondo gli analisti, ogni radar o sistema missilistico distrutto costringe oggi Mosca a scegliere se proteggere il fronte oppure il territorio nazionale. "Il problema della Russia è fondamentalmente geografico", osserva Justin Bronk, ricercatore senior del Royal United Services Institute di Londra citato dal 'Nyt'. "Quando l'Ucraina costringe Mosca a ritirare sistemi di difesa dal fronte per proteggere città o raffinerie nell'entroterra, si creano inevitabilmente nuove vulnerabilità". Pur continuando a disporre di una robusta rete di difesa aerea, la pressione, scrive il quotidiano Usa, ha frammentato il sistema russo in aree di copertura isolate, vulnerabilità che Kiev sfrutta colpendo sia obiettivi in profondità sul territorio russo sia infrastrutture logistiche più vicine al fronte. "Per colmare queste falle emergenti, la Russia ha adottato soluzioni temporanee, come l'installazione di batterie Pantsir sui tetti di edifici molto alti per migliorare il campo visivo e l'impiego di unità navali per proteggere regioni settentrionali come Murmansk", osserva il 'Nyt'. "Dove l'Ucraina non riesce ancora a competere con la Russia è nella capacità industriale. Mosca produce in serie migliaia di droni d'attacco standardizzati, droni-esca e missili da crociera. Secondo i servizi d'intelligence ucraini, la Russia costruisce ogni mese circa 120 missili balistici, una quantità superiore all'intera produzione statunitense di missili intercettori Patriot. L'arsenale russo viene inoltre rafforzato dai missili forniti dalla Corea del Nord, sostengono funzionari ucraini, citando le prove raccolte tra i rottami dell'attacco che giovedì scorso ha colpito la città di Kryvyj Rih, nell'Ucraina centrale, provocando la morte di dieci membri di una stessa famiglia. Mosca sta inoltre sviluppando propri droni intercettori, una tecnologia che l'Ucraina ha già impiegato con successo, e continua a disporre di un numero significativo di sofisticati sistemi di difesa aerea S-400 e S-300. Un elemento decisivo è rappresentato dalla capacità dell'industria della difesa russa di mantenere operative le proprie catene di approvvigionamento nonostante le sanzioni internazionali, facendo leva su componenti microelettronici stranieri e su tecnologie cinesi a duplice uso per aggiornare rapidamente i propri sistemi", sottolinea il 'New York Times'. 
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Lavoro, restare in Italia o andare all’estero? Ecco bussola per orientarsi tra sistemi retributivi Ue

(Adnkronos) – Una bussola per navigare tra le retribuzioni dei diversi Paesi europei e avere punti di riferimento che vadano oltre la sola paga mensile. È il risultato dell’analisi contenuta nel nuovo approfondimento della Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo 'Analisi retributiva: disciplina italiana a confronto con altri Stati comunitari', dedicata quest’anno a Grecia, Irlanda e Olanda, dopo la panoramica su Francia, Germania, Spagna, Romania e Svezia, contenuta nell’edizione 2025.  Dall’approfondimento emerge che guardare al solo cedolino mensile possa far sottostimare molti elementi presenti nel sistema italiano, che possono influenzare sensibilmente il risultato finale: le mensilità aggiuntive o il Trattamento di fine rapporto ma anche tutele come quelle per malattia o maternità. Considerazioni che appaiono quanto mai attuali, anche guardando agli ultimi dati Istat relativi a quanti lasciano il Paese per trasferirsi all’estero e quanti, invece, decidono di rientrare. I numeri parlano comunque di un trend in decrescita sul fronte degli espatri, passati dagli oltre 140 mila del 2024 ai 109 mila del 2025.  Parallelamente si evidenzia una tenuta dei rientri, sempre sopra quota 50 mila l'anno nel biennio. In questo quadro, dall’approfondimento emerge la solidità del modello italiano, dove la contrattazione collettiva è centrale, in grado di garantire un sistema di protezione e tutele quasi sempre più articolato di altri ordinamenti basati prevalentemente sul salario minimo legale. Si ricorda che di recente – con il decreto 1° maggio – l’Italia ha introdotto il Trattamento Economico Complessivo (Tec), come elemento fondante del sistema, una previsione che supera per legge il concetto di paga oraria.  Il Tec si innesta in un sistema nel quale elementi come la tredicesima mensilità e il Tfr sono diritti generalizzati, mentre la contrattazione collettiva arricchisce il trattamento economico con ulteriori mensilità, indennità e strumenti di welfare. Una sintesi della comparazione tra Italia, Francia, Germania, Spagna, Romania, Svezia, Grecia, Irlanda e Olanda si trova nella tabella a seguire. E un’analisi condotta nel 2025 sempre dalla Fondazione studi consulenti del lavoro 'Giovani all’estero: tra opportunità di lavoro e voglia di crescita', evidenzia che le mete più gettonate dai giovani che decidono di trasferirsi all’estero sono la Germania e la Spagna. Per completare l’analisi è stato realizzato quindi un confronto a partire da uno dei contratti più diffusi in Europa, quello dei metalmeccanici. Dalla comparazione emerge che per un livello C3 in Italia la retribuzione è di oltre 31 mila euro, in Spagna di quasi 22 mila euro e in Germania di 46mila euro. Naturalmente a fare poi, concretamente, la differenza è il costo della vita.  Sempre la ricerca sui giovani con esperienza all’estero evidenzia che questo elemento è considerato dal 65% del campione degli intervistati come un aspetto negativo dell’esperienza fuori dai confini nazionali. In questo quadro, l’analisi sottolinea anche come tra le principali criticità riscontrate all’estero si annoveri l’insoddisfazione per benefit, previdenza e polizze assicurative. 
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