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Formula 1, si riparte con il Gp di Melbourne: dalle libere alla gara, dove vedere tutti gli appuntamenti

(Adnkronos) – Torna la Formula 1. Da venerdì 6 marzo a domenica 8 marzo, il Circus approda a Melbourne per il primo appuntamento del Mondiale, come di consueto in Australia. Tanta l'attesa per le novità, dopo i primi test invernali tra Barcellona e Sakhir. Dalla Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton – in cerca di riscatto dopo il deludente 2025 – alla McLaren, riflettori puntati sui top team, che cercheranno di dare segnali fin dalla prima gara. Ecco orario, programma e dove vedere in tv e streaming tutti gli appuntamenti del Gp di Melbourne.   Ecco il programma e gli orari (italiani) del Gp di Melbourne:  
Venerdì 6 marzo
 Ore 2.30-3.30 Prove libere 1 Ore 6-7 Prove libere 2 
Sabato 7 marzo
 Ore 2.30-3.30 Prove libere 3 Ore 6-7 Qualifiche 
Domenica 8 marzo
 Ore 5 Gran Premio d’Australia  Dove vedere tutti gli appuntamenti del Gp di Melbourne? Dalle libere alla gara, tutto sarà visibile su Sky Sport Uno (201), Sky Sport F1 (207), Sky Sport 4K (213) e in streaming su Sky Go e Now. Il Gran Premio d'Australia sarà disponibile anche in chiaro su Tv8 (e in streaming su Tv8.it), che trasmetterà in differita, alle 14, solo le qualifiche e la gara.  
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Giovani, ‘stare insieme’ significa prima di tutto amicizia: per 4 su 10 è vero spazio collaborazione

(Adnkronos) – Per 4 adolescenti su 10, “stare insieme” significa prima di tutto amicizia: uno spazio fatto di complicità, leggerezza e condivisione quotidiana. E tra i contesti in cui sperimentano il lavoro di squadra, la fiducia reciproca e il senso del “noi” seguono la scuola (22%) e lo sport (8,8%). È quanto emerge da 'Generazione Noi', l’analisi promossa da Ringo e realizzata dal partner Extreme, società specializzata nell'analisi strategica delle conversazioni web e social, su oltre 35.000 contenuti social prodotti in lingua italiana su TikTok, Instagram e YouTube. La ricerca si inserisce nella comunicazione di 'Tra di noi c’è più gusto', la campagna con cui Ringo racconta il valore delle relazioni tra coetanei e del Terzo Spazio: quel luogo, fisico o simbolico, in cui gli adolescenti costruiscono relazioni, autonomia e identità lontano dalla supervisione diretta di adulti, genitori o insegnanti. L’analisi si basa su un approccio di social listening qualitativo, che utilizza un sistema di ancore semantiche costruite a partire da slang, espressioni ricorrenti e codici linguistici tipici dei ragazzi e delle ragazze tra i 13 e i 18 anni. Il linguaggio diventa la chiave per intercettare e interpretare le conversazioni: non solo oggetto di studio, ma anche strumento metodologico centrale.  Dai dati emerge con chiarezza anche dove gli adolescenti raccontano oggi lo stare insieme online: TikTok concentra il 50% delle conversazioni; Instagram il 49%; YouTube è marginale. Un dato che racconta una socialità espressa attraverso formati rapidi, visivi e performativi. Su TikTok lo stare insieme prende forma in meme, slang e micro-rituali, mentre su Instagram diventa un racconto più editoriale e descrittivo, fatto di immagini e parole che fissano i momenti condivisi. L’amicizia è il primo pilastro della collaborazione, soprattutto per le ragazze adolescenti, per le quali rappresenta il cuore della socialità (54,2%). Tra i ragazzi adolescenti, invece, lo stare insieme si costruisce più spesso attraverso sport e attività condivise (49,3%). Lo sport emerge come spazio di appartenenza più che di performance: genera maggiore coinvolgimento quando viene raccontato come esperienza collettiva. Il tono delle conversazioni è prevalentemente positivo (51,1%), e ruota attorno a quattro pilastri: appartenenza attiva (37,1%), inclusione (28,4%), continuità nel tempo (25%) e orgoglio condiviso (9,5%). La scuola, pur comparendo in meno conversazioni rispetto allo sport, genera un coinvolgimento medio più alto (oltre 5.300 like medi), confermandosi un grande denominatore emotivo. Non viene raccontata come un’istituzione, ma come uno spazio profondamente relazionale, in cui il gruppo diventa una risorsa fondamentale per vivere meglio la quotidianità. Dalle conversazioni emerge come stare insieme a compagni e compagne contribuisca innanzitutto ad alleggerire ansia e pressione (45,5%), rendendo più affrontabili verifiche, cambiamenti e nuove sfide. Accanto a questo, la scuola è anche il luogo del sostegno pratico e concreto (31,8%): studiare insieme, aiutarsi, condividere appunti e prepararsi alle difficoltà quotidiane. Infine, è lo spazio in cui si costruiscono ricordi comuni (18,2%), che rafforzano il senso di appartenenza e trasformano l’esperienza scolastica in una storia condivisa.  In questo scenario, anche il cibo assume un ruolo sociale molto concreto: la merenda torna spesso come rito informale di gruppo, un momento semplice ma identitario in cui ci si ritrova, si chiacchiera e si “stacca” dalle regole. Non è solo consumo, ma condivisione: una pausa che diventa spazio di libertà e complicità. Il gioco on line (4,8% delle conversazioni) emerge come spazio sociale pieno: clan, team “aperti”, valutazioni di skill, gergo condiviso. L’intrattenimento non resta un’attività individuale, ma diventa un’occasione per creare piccole comunità molto unite. In questo contesto, il digitale non sostituisce l’amicizia, ma la struttura e la rende più organizzata. La musica (3,8% delle conversazioni) non risulta come semplice ascolto, ma diventa immaginario, sogno comune e desiderio, soprattutto nell’esperienza live, come un concerto, dove si trasforma in un rito di amicizia. È anche una sfida creativa, in cui la performance smette di essere solo esibizione per diventare un’occasione per mettersi alla prova, migliorare e rafforzarsi reciprocamente. Il racconto dello stare insieme passa anche, e soprattutto, dal linguaggio: è uno degli elementi chiave attraverso cui gli adolescenti costruiscono e riconoscono il gruppo. Non si tratta solo di “parole alla moda”, ma di un vero codice identitario, fatto di slang, format narrativi e riferimenti condivisi.  Il lessico è ibrido e nativo digitale: convive l’italiano con anglicismi, termini dal gaming, meme culture e dialetto “remixato”. Le espressioni più diffuse nelle conversazioni, come bro, bestie, random, chill o team, funzionano come segnali di appartenenza, mentre hashtag come #fyp o #perte servono a rendere il contenuto visibile e condivisibile. Un ruolo centrale è giocato dai format narrativi, in particolare il POV (“Point of View”), che permette di raccontare lo stare insieme in prima persona, trasformando situazioni quotidiane in micro-storie immediatamente riconoscibili. Il linguaggio è breve, performativo e comunitario: più che spiegare, serve a far sentire “dentro” chi guarda. Emoji, allungamenti vocalici e punti esclamativi sostituiscono spesso le dichiarazioni esplicite di emozione. Nel complesso, il linguaggio racconta una generazione in cui il “noi” viene prima dell’“io”: le parole non servono solo a comunicare, ma a costruire legami e “delimitare il gruppo” Nel complesso, l’analisi restituisce l’immagine di una generazione fortemente relazionale, lontana dall’idea di individualismo spesso associata ai giovani. I ragazzi e le ragazze adolescenti di oggi non utilizzano il digitale per sostituire le relazioni, ma per estenderle e amplificarle: lo “stare insieme” nasce nella quotidianità offline (a scuola, nello sport, nel tempo libero) e viene poi raccontato e condiviso online come parte integrante dell’esperienza.  I valori che emergono dall’analisi di Extreme prendono forma concreta in LabiRingo, l’installazione esperienziale che Ringo porterà nelle piazze italiane per invitare ragazzi e ragazze adolescenti a giocare insieme. Un vero Terzo Spazio fisico, pensato come luogo di incontro, relazione e scoperta, in cui la collaborazione non è solo un tema, ma una condizione necessaria per vivere l’esperienza. LabiRingo è un percorso immersivo e condiviso che accompagna i partecipanti all’interno di un labirinto fatto di prove, intuizioni e piccoli obiettivi da superare insieme. Ogni tappa è progettata per stimolare il lavoro di squadra, la complicità e la capacità di coordinarsi, trasformando il gioco in un’esperienza collettiva. All’interno dell’installazione, le persone vengono coinvolte in diverse attività che richiedono collaborazione e fiducia reciproca: solo agendo insieme è possibile orientarsi, avanzare nel percorso e arrivare all’uscita finale, dove l’esperienza viene celebrata e condivisa. Il labirinto diventa così una metafora concreta dello “stare insieme”: un viaggio fatto di scelte comuni e risultati condivisi. “Con Tra di noi c’è più gusto vogliamo valorizzare quei momenti in cui gli adolescenti stanno insieme in modo spontaneo e autentico – commenta Susanna Catelli, Senior Marketing Manager Ringo. “Il Terzo Spazio è proprio questo: un luogo in cui si cresce attraverso le relazioni, fuori dalle logiche di competizione e giudizio. Con LabiRingo trasformiamo questo concetto in un’esperienza reale, creando spazi che invitano a collaborare, condividere e divertirsi, parlando il linguaggio delle nuove generazioni e rispettandone tempi e modalità.” LabiRingo debutterà a Milano, in Piazza Gae Aulenti, dal 6 all’8 marzo, proseguirà a Napoli, in Piazza Dante, dal 13 al 15 marzo e, infine, approderà a Bari, in Largo Giannella, dal 20 al 22 marzo, per tre weekend dedicati al gioco e alla collaborazione. 
—lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Cybersicurezza, Momola (Engineering): “Colmare ritardo europeo”

(Adnkronos) –   “L’Ai è uno strumento tecnologico altamente potente sia per chi attacca sia per chi difende. Sebbene l'Europa sembri aver accumulato un ritardo significativo rispetto ai grandi player internazionali, in particolare americani, nel dominio specifico della cybersicurezza questo divario è altamente colmabile con una strategia di sovranità molto diversa rispetto a quella di inseguire gli Stati Uniti nel fare modelli ancora più large”. Una strategia che si declina “in una visione di sistema articolata su foundation model europei, sistemi di agenti osservati e governati a livello centrale e uno sguardo in avanti per quello che sarà il gap quantico. In questo contesto, momenti di cooperazione e approfondimento sono fondamentali per accumulare punti di vista condivisi su come stanno realmente le cose, aiutando il sistema Paese e l'Europa ad evolvere nella direzione indicata”. Lo ha detto oggi a Roma Fabio Momola, Executive Vice President Gruppo Engineering e Ceo di Atlantic Technologies, partecipando alla quinta edizione di Cybersec, la conferenza internazionale organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato. La strategia suggerita da Momola si ispira a “modelli europei aperti e sovrani specializzati nel dominio specifico della cybersicurezza e della singola organizzazione che si deve difendere. Una caratteristica che li rende competitivi con i grandi modelli generalisti grazie a una morfologia fortemente verticale. In questa architettura – prosegue – i modelli generano agenti che vanno orchestrati e testati garantendo che la persona umana mantenga sempre il controllo di quello che gli agenti stanno facendo. Il passo successivo – aggiunge – prevede la capacità di osservare tali modelli sia in tempo reale sia in modo reattivo quando un evento si è verificato. Immaginando l'interconnessione tra i centri di controllo delle singole nazioni e quelli centrali, gestiti ad esempio a livello europeo”. Momola conclude volgendo lo sguardo al futuro: “Questi sistemi potranno essere ulteriormente potenziati tramite l'intelligenza quantistica, che darà il vantaggio quantico in termini di velocità nella gestione dell'intelligenza necessaria a implementare questi modelli”.. 
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Roma, scontro fra tram sulla ferrovia Termini-Centocelle: non ci sono feriti

(Adnkronos) – Uno scontro fra due tram si è verificato oggi 4 marzo a Roma, alle 11.15 all'altezza di Ponte Casilino, sulla ferrovia Termini-Centocelle. "Non è un buon momento per i tram – commenta all'Adnkronos Andrea Castano, del blog Odissea quotidiana – L’impatto è avvenuto precisamente sulla tratta a binario compenetrato, dove i treni delle due direzioni circolano per circa 50 metri alternandosi nel poco spazio disponibile. Non è chiaro perché due treni in direzione opposta si trovassero allo stesso tempo nella sezione. La sicurezza d’esercizio è di norma regolata da un sistema di blocco automatico – ricorda – che rileva il passaggio dei mezzi all’entrata e all’uscita del binario compenetrato, impedendo a più treni di impegnare la tratta. Le indagini dovranno chiarire se si sia verificato un guasto di uno dei sistemi di sicurezza di bordo o di terra o se si è trattato di un errore umano". Non risultano persone ferite e il servizio, interrotto, è sostituito dalla linea 105 attualmente potenziata.   "Durante il regolare esercizio della ferrotranvia Roma-Centocelle, nel tratto che precede il binario unico compreso tra Ponte Casilino e poco prima di Piazzale Labicano, normalmente percorso con circolazione a senso unico alternato, due convogli circolanti in direzioni opposte sono venuti in contatto sulla fiancata laterale – riferisce una nota dell'Atac – Le cause dell’evento sono in corso di accertamento. A tal fine è stata prontamente istituita un’apposita commissione tecnica incaricata di effettuare le verifiche e gli approfondimenti necessari". "Tutti i passeggeri presenti a bordo dei convogli sono stati ordinatamente evacuati, senza che si registrassero feriti, e successivamente instradati verso il servizio di trasporto pubblico di superficie. Sono attualmente in corso le operazioni tecniche di ripristino della linea. La ferrovia Roma–Giardinetti rappresenta l’unico tratto ancora attivo dell’ex linea extraurbana Roma–Fiuggi–Alatri–Frosinone. La linea, oggi marginale nel sistema di trasporto pubblico romano – conclude la nota – sarà al centro di completa ricostruzione e ammodernamento e trasformazione in tranvia moderna nell’ambito della realizzazione della nuova tranvia TTV, Termini Tor Vergata". 
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Stretto di Hormuz chiuso, non solo gas e petrolio ma anche un altro rischio: la crisi dell’alluminio

(Adnkronos) – Petrolio e gas, ovviamente. Ma la chiusura dello Stretto di Hormuz per la guerra in Iran porta con sé anche un altro grande rischio per l'economia globale, e per l'Europa in particolare: una crisi dell'alluminio, che legherebbe direttamente il piano dell'energia e quello dell'industria. Di cosa stiamo parlando? Dal canale controllato dai Pasdaran iraniani passa normalmente più del 20% del metallo che raggiunge gli Stati Uniti e la prospettiva di uno stop a queste forniture ha già innescato una corsa al rialzo dei prezzi, saliti del 3,8% a 3.315 dollari per tonnellata dopo che QatarEnergy ha interrotto la produzione di Gnl, fondamentale per alimentare la produzione di alluminio.  La carenza del metallo protrebbe innescare una tensione simile a quella già registrata dall'industria con la crisi dei chip. Uno scenario che avrebbe ripercussioni consistenti, a partire dal settore dell'auto, già in crisi per altri fattori strutturali, visto che almeno il 15% di una vettura è fatto di alluminio. Questo, considerato che secondo i dati di ING Research, nella regione interessata oggi dalla guerra viene prodotta una quota pari all'8% di tutto l'alluminio prodotto a livello globale, pari a 6 milioni di tonnellate l'anno, e che il 90% viene esportato attraverso lo Stretto di Hormuz.  I rischi potenziali legati alla chiusura dello Stretto si legano anche alla fragilità di un mercato che era già sotto pressione per una serie di fattori: il taglio della produzione cinese, le sanzioni imposte alla Russia, la minore produzione in altre aree del mondo, vista la chiusura di diverse fonderie a causa dei prezzi dell'energia troppo alti. Il quadro, già prima della crisi in Iran, appariva complesso: con le scorte in calo a livello globale e i prezzi in salita. Ora, l'ipotesi di un cortocircuito che possa mettere definitivamente in crisi il settore si fa più concreto.  Significativa, in questo senso, la posizione espressa dalla Face, Federation of Aluminium Consumers in Europe: "Fin dal primo attacco in Iran nel luglio 2025, abbiamo lanciato un allarme profetico sui rischi geopolitici legati all’approvvigionamento di alluminio, una criticità che oggi si manifesta in tutta la sua gravità. La nostra sovranità economica è minacciata da una dipendenza strutturale insostenibile che ci vede costretti a importare dall’estero oltre l’87% dell’alluminio primario necessario per alimentare le nostre filiere". Il paradosso di questa condizione, secondo la Face, è evidente nei numeri del 2025, che vedono l’Unione Europea importare dal Golfo circa 900.000 tonnellate di metallo, una quantità che eguaglia l’intera produzione domestica totale di alluminio primario dell’UE: "Abbiamo sostanzialmente appaltato la nostra sicurezza industriale a rotte marittime fragili e zone ad alto rischio geopolitico, come lo Stretto di Hormuz. Con un fabbisogno di 7 milioni di tonnellate annue da attrarre sui mercati globali, l’Europa è oggi vulnerabile a shock logistici, rincari dei premi fisici e volatilità dei costi energetici". Le tensioni belliche e il blocco delle rotte marittime meridionali, prosegue la l'analisi della Federazione, "non sono solo problemi logistici, ma attacchi diretti alla competitività dei trasformatori europei. Quando le assicurazioni sui rischi di guerra iniziano a ritirarsi, l’approvvigionamento smette di essere una questione di prezzo e diventa una questione di disponibilità fisica della materia prima". Per salvaguardare il comparto, Face "ribadisce l’urgenza di mantenere aperte tutte le opzioni di approvvigionamento, eliminando restrizioni e dazi che penalizzano il consumo interno, proteggendo il rottame dalla fuga verso mercati terzi e trattando l’alluminio come una priorità di sicurezza nazionale. Solo garantendo la libertà di approvvigionamento potremo assicurare un futuro alla transizione ecologica e alla manifattura europea". L'Europa, di fatto, è ostaggio dello Stretto di Hormuz: non solo per l'energia, e quindi per il gas e per il petrolio, ma anche per l'alluminio. (Di Fabio Insenga) 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Cybersicurezza, Michelini (Telsy): “Sovranità digitale per competitività industriale e sicurezza nazionale”

(Adnkronos) – “La sovranità digitale non è solamente un tema tecnologico, ma un tema di competitività industriale e di sicurezza nazionale che il paese può avere nell’ambito del panorama geopolitico mondiale”. Queste le parole di Alessandra Michelini, amministratore delegato e Presidente di Telsy, società del gruppo Tim, intervenuta nella 5^ edizione di Cybersec, la conferenza internazionale in corso a Roma e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia. “Riteniamo che ridurre la dipendenza da tecnologie extra UE sia assolutamente necessario ma non sufficiente se non combinato con un quadro di governance italiana ed europea che possa darci la garanzia di una giurisdizione e regolamentazione chiara”, aggiunge.    E la competenza umana? Michelini risponde così: “È un elemento chiave, direi imprescindibile. La tecnologia, per quanto avanzata e all’avanguardia, non è sufficiente. Il fattore umano è indispensabile. Oggi molto spesso lo consideriamo solo in un’accezione negativa, ma rimane l’unico in grado di fare la differenza nel contrasto con il cybercrime. È importante investire in competenze, formazione, e rendere le aziende un luogo attrattivo per i nostri talenti”. A questo sta contribuendo, nel settore privato, anche Telsy: “È molto attenta all’investimento nel capitale umano. E poi fa parte di un grande gruppo, come il gruppo Tim, da sempre un motore dell’innovazione per il paese. Noi lo facciamo insieme, nel nostro piccolo, per la cybersecurity”.    L’amministratore delegato sottolinea, infine, l’importanza dell’evento: “Eventi di questo tipo sono fondamentali. Credo sia emerso in modo chiarissimo, nel corso degli interventi, quanto sia importante far parlare industria, istituzioni ed i rappresentanti degli organismi dedicati alla cybersecurity e alla protezione del nostro paese”. 
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Australia, in arrivo legge che ‘obbliga’ a due giorni di smart working

(Adnkronos) – Due giorni di smart working per legge. Accade in Australia dove è in arrivo l'obbligo legale per molte aziende australiane a consentire ai propri dipendenti di lavorare da casa due giorni a settimana. E' quanto prevede una legge proposta dal governo dello stato di Victoria che punta a sancire il diritto al lavoro da remoto. Melbourne, capitale dello stato di Victoria e città più grande dell'Australia, ospita numerose grandi aziende, tra cui BHP, Rio Tinto, ANZ Bank, Telstra e alcuni dei maggiori fondi pensione del Paese.   Il governo laburista dello stato ha elaborato una proposta che prevede che i dipendenti del settore pubblico e privato abbiano il diritto legale di lavorare da remoto per due giorni a settimana, ove possibile, a partire da settembre. Le piccole aziende avranno tempo fino a luglio 2027 per adeguarsi. "Il lavoro da casa è vantaggioso per le famiglie perché fa risparmiare tempo e denaro e fa lavorare più genitori", ha affermato la premier dello stato Jacinta Allan che dovrà affrontare a novembre le elezioni locali. Quella di ufficializzare il diritto allo smart working è un tema molto sensibile e farà parte della piattaforma elettorale laburista laddove l'opposizione liberale ha parlato di modelli di lavoro a distanza "insostenibili" per il settore pubblico ma non ha chiarito se si opporrà alla nuova legge. La proposta dello Stato australiano non piace tuttavia a molti manager che lamentano le presunte ricadute negative dello smart working mentre alcune associazioni di categoria hanno ipotizzato il trasferimento di posti di lavoro dal Victoria verso altri Stati. 
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Minacce di morte alla tennista Lucrezia Stefanini, Binaghi: “Fatto intollerabile”

(Adnkronos) –
Minacce di morte per la tennista italiana Lucrezia Stefanini a Indian Wells. L'azzurra (eliminata nel primo turno delle qualificazioni del Wta 1000 americano) ha ricevuto messaggi minatori su Whatsapp da alcuni scommettitori, alla vigilia del match poi perso 4-6 6-4 6-4 contro Victoria Jimenez Kasintseva, raccontando l'episodio sui social: "Mi hanno scritto su Whatsapp al mio numero personale, inviato una foto di una pistola e mi hanno intimato di perdere. Conoscevano i nomi dei miei genitori e dove abito. Queste situazioni devono finire, non è giusto ricevere questo tipo di pressione per una partita. Nessuno mi impedirà di portare avanti la mia passione e non mi farò intimidire”. Il fatto è stato commentato dal presidente della Federtennis Angelo Binaghi: "Le minacce subite da Lucrezia Stefanini – si legge in una nota – sono un fatto gravissimo e intollerabile. L’invio di immagini di armi, la conoscenza di dati personali e le intimidazioni rivolte a un’atleta rappresentano un salto di qualità inquietante che nulla ha a che fare con lo sport. Chi pensa di poter condizionare una partita attraverso la paura, o di colpire una giocatrice per interessi legati alle scommesse, deve sapere che si muove su un terreno criminale. Si tratta di comportamenti che meritano un’immediata risposta giudiziaria". E ancora: "La Federazione è al fianco di Lucrezia senza esitazioni. Chiediamo l’identificazione e la punizione dei responsabili e pretendiamo che il sistema internazionale rafforzi in modo drastico i meccanismi di tutela degli atleti. Lo sport non si tocca. E chi lo minaccia deve pagarne le conseguenze".  
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Cybersicurezza, Momola (Engineering): “E’ politica industriale, con la nostra Ia si rafforza ruolo nazionale”

(Adnkronos) – “Viviamo in una fase in cui i confini tra dominio militare e civile si sono progressivamente dissolti. La guerra non è più solo militare: è economica e informativa. È una guerra ibrida che non colpisce confini, ma infrastrutture essenziali — energia, finanza, trasporti, sanità — e che si manifesta con blackout, reti bancarie rallentate, campagne di disinformazione. Negli ultimi anni l’Italia e l’Europa hanno investito sempre di più in cybersecurity, ma è arrivato il momento di un cambio di prospettiva: non possiamo più limitarci a essere consumatori di tecnologia per la nostra sicurezza. Dobbiamo diventare produttori". Ad affermarlo è Fabio Momola, Ceo DHub e Cybertech del Gruppo Engineering, intervenendo oggi al Cybersec 2026 sul tema 'Il digitale come leva strategica tra Hybrid Warfare e Cybersecurity'.  L’Intelligenza Artificiale, sottolinea, "è un moltiplicatore di potenza in entrambe le direzioni, sia per chi attacca sia per chi difende. Proprio per questo dobbiamo orchestrare l’AI, non esserne orchestrati. Non serve inseguire modelli sempre più grandi e generici. Servono modelli di AI specializzati, agili e verticalizzabili: un’intelligenza artificiale sovrana, di cui abbiamo la governance totale — su quali dati è addestrata, chi la governa, chi ne risponde".  La cybersecurity, rileva, "non è solo protezione tecnica. È politica industriale. E una resilienza senza sovranità tecnologica è fragile. L’Italia ha le competenze per costruire questa autonomia strategica: campioni nazionali, decine di aziende specializzate e PMI innovative in ambito cyber, un capitale umano fatto di grandi professionisti ed esperti. Noi di Engineering ci stiamo muovendo in questa direzione, investendo su un’architettura concreta che parte da modelli proprietari e aperti, li specializza attraverso piattaforme dedicate, li orchestra in flussi operativi governati e ne garantisce osservabilità e controllo continuo in ogni fase. Lo facciamo nella consapevolezza di agire in un ecosistema dinamico e ricco di eccellenze. Ci sono tutti i presupposti per un approccio sistemico in cui la partnership pubblico-privato non sia un’opzione, ma un requisito strutturale: condivisione sicura delle informazioni sulle minacce, integrazione tra grandi player e Pmi, rafforzamento di una difesa comune. Nel dominio cyber non vince chi compra meglio. Vince chi costruisce meglio". 
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Cybersicurezza, Tito (Ibm): “Attacchi iniziati con applicazioni pubbliche aumentano del 44%”

(Adnkronos) – "La crescente frequenza e sofisticazione degli attacchi informatici impone alle organizzazioni di ripensare radicalmente il proprio approccio alla sicurezza digitale. Nel report X-Force Threat Intelligence Index 2026, Ibm ha registrato un aumento del 44% degli attacchi iniziati con lo sfruttamento di applicazioni pubbliche, in gran parte causati dalla mancanza di controlli di autenticazione e dalla scoperta di vulnerabilità consentita dall’Ai". Lo ha dichiarato Cristiano Tito, Cybersecurity Services Portfolio Lead Ibm Italia, in occasione della quinta edizione di Cybersec, la conferenza internazionale in corso a Roma e organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia. Tito illustra poi le soluzioni per affrontare la situazione: "Per affrontare questa sfida la sicurezza deve evolvere su due fronti: Ai per la sicurezza, che sfrutta l’intelligenza artificiale per automatizzare compiti, analizzare minacce e generare risposte, e sicurezza per l’Ai, volta a proteggere modelli, dati e flussi di lavoro da attacchi sofisticati, come prompt malevoli o deep fake. È necessario quindi un framework strutturato basato su principi zero trust e tecnologie emergenti come firewall Ai e Mldr (Machine Learning Detection and Response)". "All’orizzonte si profila poi un’altra sfida: il Quantum Computing. Questa tecnologia promette potenza di calcolo senza precedenti, ma rischia di rendere obsoleti gli algoritmi crittografici tradizionali, esponendo dati sensibili ad attacchi harvest now, decrypt later. L’Unione Europea ha suggerito un piano per la transizione alla Crittografia Post-Quantistica (Pqc) entro il 2035, sottolineando l’importanza di un passaggio tempestivo, completo e coordinato. È chiaro che il futuro della cybersecurity sarà ibrido, dominato da due forze trasformative: AI e Quantum Computing. Minacce e opportunità si intrecciano in una corsa globale dove chi saprà integrare queste tecnologie come alleate avrà un vantaggio strategico decisivo, non solo nella protezione dei dati – conclude – ma nella leadership geopolitica e tecnologica". 
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