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Bologna-Roma, oggi Europa League: orario, probabili formazioni e dove vederla

(Adnkronos) – Torna l'Europa League con gli ottavi di finale. Oggi, giovedì 12 marzo, il Bologna ospita la Roma allo stadio Dall'Ara nell'andata dell'euroderby. I giallorossi si sono qualificati direttamente agli ottavi grazie all'ottavo posto nella fase campionato, mentre la squadra di Italiano ha eliminato i norvegesi del Brann nei playoff. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.  Ecco le probabili formazioni di Bologna-Roma, in campo alle 18:45: 
Bologna (4-2-3-1) Skorupski; Joao Mario, Vitik, Lucumì, Zortea; Moro, Freuler; Orsolini, Ferguson, Rowe; Castro. All. Italiano 
Roma (3-4-2-1) Svilar; Celik, Ndicka, Ghilardi; Rensch, Cristante, Pisilli, Wesley; Zaragoza, Pellegrini; Malen. All. Gasperini La partita di Europa League tra Roma e Bologna sarà visibile in diretta e in esclusiva su Sky Sport Uno, Sky Sport 4K e Sky Sport 25. L'euroderby sarà disponibile anche in streaming su Sky Go e NOW. 
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Guerra Iran, ancora missili su Teheran. Raid di Israele su Beirut: otto morti

(Adnkronos) – La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele entra nel suo 13esimo giorno oggi 12 marzo 2026, con attacchi navali nel Golfo Persico, bombardamenti in Libano e crescenti timori per l’economia mondiale. Negli ultimi aggiornamenti dal fronte mediorientale, una nave portacontainer è stata colpita a largo di Jebel Ali, negli Emirati Arabi Uniti. "Tutto l'equipaggio è al sicuro", ha dichiarato l'Ukmto, l'agenzia britannica che si occupa della sicurezza marittima spiegando che a bordo è scoppiato un incendio.  Almeno otto persone sono state uccise e altre 31 sono rimaste ferite in un attacco aereo sferrato contro il lungomare di Ramlet al-Baida a Beirut, in Libano. 
Un missile ha colpito l’area della base militare italiana di Erbil nel Kurdistan iracheno. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che, secondo le informazioni disponibili, "tutti i nostri militari sono al sicuro nei bunker" e che non risultano vittime. Tutti gli aggiornamenti di oggi in diretta. 
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Pechino Express, al via oggi 12 marzo: coppie e anticipazioni

(Adnkronos) –
Oggi, giovedì 12 marzo, comincia la nuova edizione di Pechino Express 2026 in esclusiva su Sky Uno e in streaming solo su Now. Quest’anno il nuovo reality porterà i concorrenti verso est, lungo una rotta tra le più ambiziose di sempre: Indonesia, Cina e Giappone.  A guidare i viaggiatori sarà Costantino della Gherardesca, capitano della spedizione, che per la prima volta sarà affiancato da tre inviati, uno per ciascun Paese attraversato: Lillo Petrolo, Giulia Salemi e Guido Meda. Il percorso porterà le coppie alla scoperta di luoghi spettacolari: dalle isole indonesiane di Bali e Java ai vasti territori della Cina, fino al Giappone, con destinazione finale a Kyoto. Un itinerario che promette una gara imprevedibile e un’immersione totale nell’Estremo Oriente, che mai come in questa edizione sarà davvero "estremo". Tra i viaggiatori più attesi di questa edizione ci sono Biagio Izzo e Francesco Paolantoni, che formano la coppia degli ‘Spassusi’, destinata a portare la quota comica della stagione. Izzo è simbolo di una risata verace, spontanea e capace di conquistare tutto il pubblico italiano: da cabarettista locale, è diventato attore di successo in tv, al cinema, in particolare nei cinepanettoni, e protagonista della scena teatrale. Paolantoni è una figura storica dello spettacolo italiano, noto per la sua versatilità e il suo umorismo surreale: la sua carriera si sviluppa tra teatro, cinema e TV, sempre all’insegna della sperimentazione e della comicità intelligente. 
Chanel Totti e Filippo Laurino formano la coppia de 'I raccomandati'. Lei è la secondogenita dell'ex coppia formata da Francesco Totti e Ilary Blasi. Cresciuta sotto i riflettori, con il tempo si è affermata come tiktoker e influencer, grazie a contenuti che raccontano momenti della sua quotidianità. Filippo si è diplomato presso il liceo artistico e, recentemente, ha conseguito la laurea in video design, celebrando questo traguardo con grande entusiasmo. È un videomaker, ama viaggiare e stare in famiglia. 'Le DJ' Jo Squillo e Michelle Masullo si sono conosciute nel 2018: hanno instaurato un legame affettivo che va ben oltre ogni ruolo convenzionale, tanto che ora si definiscono madre e figlia elettiva. La carriera di Jo Squillo inizia alla fine degli anni ‘70 nell’ambiente punk milanese, ma è con 'Siamo donne', cantata al Festival di Sanremo in coppia con Sabrina Salerno, che ottiene il suo più grande successo. Parallelamente ha intrapreso una carriera televisiva. Michelle sin da giovane ha coltivato il sogno di entrare nel mondo dello spettacolo: nel 2018 ha debuttato come modella nel programma 'Detto Fatto', poi ha partecipato a L’Eredità e La Volta Buona e in parallelo ha iniziato ad esplorare il mondo della musica come DJ, esibendosi frequentemente anche all’estero. 
Fiona May e Patrick Stevens sono 'I veloci' e sono una coppia anche nella vita reale. Lei è considerata a livello internazionale una delle maggiori protagoniste della sua disciplina, il salto in lungo, di cui è stata due volte campionessa mondiale Patrick ha rappresentato il suo paese, il Belgio, in ben tre edizioni dei Giochi Olimpici, guadagnandosi così il titolo di miglior sprinter belga degli anni ’90. Nel corso della sua carriera si è aggiudicato complessivamente 20 titoli nazionali assoluti. Insieme hanno una figlia di un anno. 
Dani Faiv e Tony 2Milli sono 'I rapper': hanno recentemente collaborato al brano Slithertdc. Dani Faiv si è fatto notare per uno stile eccentrico, energico e fuori dagli schemi, è tra gli artisti più riconoscibili per stile, ironia e carisma.  Tony 2Milli è un rapper e produttore italiano di 25 anni di Milano; si è fatto conoscere nei circuiti underground a partire dal 2018, grazie a uno stile crudo, ironico e fuori dagli schemi.  
Steven Basalari e Viviana Vizzini sono 'Gli Ex'. Lui, cresciuto in una famiglia già attiva nel mondo dell’intrattenimento (il padre Mario era il fondatore della celebre discoteca Number One), ha respirato fin da piccolo l’energia della nightlife; alla morte del padre ha raccolto la sua eredità imprenditoriale, trasformandola in una realtà moderna e poliedrica. Parallelamente ha saputo sfruttare i social media per costruire un’immagine pubblica forte e carismatica: con milioni di follower tra Instagram e TikTok, è diventato uno dei volti più riconoscibili del web, specialmente tra i giovani. Vizzini si è avvicinata da giovanissima al mondo della moda e dei concorsi di bellezza, conquistando nel 2020 il titolo di Miss Universo Italia. Nel 2018 ha esordito in televisione come corteggiatrice nel programma Uomini e Donne; dal 2022, invece, è membro fisso del cast di Avanti un altro!. 'I comedian' Tay Vines e Assane Diop sono una coppia di stand up comedian. Tay è originario del Togo, ha iniziato la sua attività pubblicando video ironici online, diventati presto virali grazie al suo stile diretto, autentico e coinvolgente. Con le sue gag e sketch, Tay affronta temi importanti come immigrazione, razzismo e pregiudizi, smontando i luoghi comuni.  Assane, conduce una doppia vita: operaio in fabbrica di giorno, comico di sera. Proprio tra turni e risate nasce il suo percorso artistico, fatto di video comici pubblicati online che conquistano sempre più pubblico grazie al suo stile diretto e travolgente.  
Elisa Maino e Mattia Stanga formano 'I creator'. Grandi amici nella vita, sono tra i creator più conosciuti e seguiti d’Italia. Elisa è stata la prima creator italiana su Musical.ly e poi su TikTok, sui suoi profili parla di moda, make-up e lifestyle.  Mattia è considerato il creator comedy per eccellenza in Italia: a partire da marzo 2020 è diventato il volto simbolo dei POV su TikTok Italia, conquistando milioni di utenti grazie alla sua ironia tagliente e alla capacità di rappresentare in modo incredibilmente realistico e divertente scene di vita quotidiana. Nel 2023 è stato inserito da Forbes Italia tra i 100 Under 30 più influenti nella categoria Social Media. Nel febbraio 2024 è stato uno dei conduttori del Prima Festival, in occasione della 74a edizione del Festival di Sanremo. 
Gaia De Laurentiis e Agnese Catalani sono madre e figlia e formano 'Le biondine'. De Laurentiis è una figura molto conosciuta dello spettacolo italiano con una carriera che attraversa più di 35 anni di palcoscenico, tournée internazionali e successi televisivi.  La figlia Agnese nel 2024 ha iniziato il percorso per entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica 'Silvio d’Amico'. 
Candelaria e Camila Solórzano sono 'Le Albiceleste': sorelle e modelle argentine, e ora vivono entrambe a Milano. Candelaria è anche una DJ di musica elettronica, si è esibita in festival ed eventi di rilievo internazionale. Camila, classe 1989, è stata eletta Miss Argentina nel 2012; con lo zaino in spalla ha viaggiato in tutto il mondo, oggi lavora nel mondo della ristorazione. È una persona calma, riflessiva e accogliente: un punto di riferimento stabile per chi le sta intorno, soprattutto per sua sorella. Come da tradizione, Pechino Express unirà la competizione alla scoperta. Le coppie non solo si sfideranno per arrivare al traguardo finale, ma avranno anche l’opportunità di conoscere da vicino tradizioni, culture e stili di vita delle popolazioni incontrate lungo il percorso. Il premio finale sarà devoluto, come ogni anno, a sostegno di una ONG attiva nei Paesi attraversati durante il viaggio. I concorrenti partiranno con uno zaino in spalle e per loro un euro al giorno a persona in valuta locale. Per proseguire la gara dovranno contare esclusivamente su resistenza fisica e mentale, spirito di adattamento e capacità di arrangiarsi, cercando passaggi e ospitalità lungo il cammino. Ogni tappa si concluderà al celebre tappeto rosso presieduto da Costantino della Gherardesca, dove verrà svelata la classifica e la coppia a rischio eliminazione. A decidere il destino dei concorrenti sarà la temutissima busta nera, che stabilirà se la puntata sarà eliminatoria oppure no.  Nella prima tappa la busta sarà nelle mani della coppia degli Ex, vincitrice della prova speciale di ‘Pechino Express – La Missione Zero’, lo speciale che ha inaugurato ufficialmente la gara di quest’anno. 
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Attacchi a radar e basi Usa, ecco come l’Iran cambia la guerra

(Adnkronos) – La guerra cambia, l'Iran modifica la propria strategia e prova a colpire i punti deboli degli Stati Uniti in Medio Oriente. Rispetto alle primissime fasi del conflitto, iniziato il 28 febbraio con l'attacco portato da Usa e Israele, Teheran ha mutato pelle nell'approccio. Dopo aver lanciato ondate di missili e droni a pioggia nelle prime 48 ore del conflitto, l'Iran ha cambiato tattica e ha messo nel mirino due cardini della macchina bellica americana: radar e sistemi di difesa aerea, pietre angolari di una rete determinante per tutto il Golfo. "Abbiamo distrutto tutto", dice e ripete Donald Trump, descrivendo un rapporto totalmente squilibrato tra le forze in campo. "Non hanno più marina, non hanno più aviazione, non hanno più radar né difesa aerea", dice il presidente degli Stati Uniti. Eppure, l'Iran riesce ancora a colpire. 
Teheran, come evidenzia anche il New York Times, sta affiancando agli attacchi contro questi obiettivi anche operazioni tramite milizie alleate nella regione. Nel Kurdistan iracheno, ad esempio, una milizia filo-iraniana ha lanciato uno sciame di droni contro un hotel di lusso a Erbil frequentato da militari americani, segno – spiegano fonti del Pentagono – che l'Iran è a conoscenza del fatto che gli Stati Uniti ospitano truppe anche in strutture civili. Tre funzionari militari americani hanno evidenziato come Teheran sembri aver accettato di non poter competere con gli Stati Uniti e Israele sul piano della pura potenza di fuoco. Tuttavia, semplicemente riuscendo a resistere alla campagna di bombardamenti e imponendo ai nemici una guerra di logoramento, il governo della repubblica islamica potrebbe rivendicare una vittoria politica. In questo quadro, la strategia appare concentrata sull'indebolimento delle difese americane, in particolare intercettori e sistemi antimissile dispiegati per proteggere truppe e basi.  L'analisi del conflitto permette di appurare che l'Iran ha imparato rapidamente dalle lezioni della Guerra dei 12 giorni dello scorso giugno, quando gli arsenali occidentali di intercettori antimissile subirono un forte consumo. "È sorprendente quanto velocemente abbiano imparato e applicato le lezioni di quella guerra – ha dichiarato Vali Nasr, l'esperto di Iran della Johns Hopkins University – Hanno capito che una delle nostre debolezze riguarda le capacità difensive, come intercettori, missili Thaad e sistemi Patriot". Nella guerra dell'anno scorso, ha evidenziato un rapporto del Center for Strategic and International Studies, gli Stati Uniti lanciarono tra 100 e 250 missili del sistema Thaad – fino alla metà degli intercettori disponibili – oltre a circa 80 missili SM-3, quasi un quinto delle scorte. Anche il capo degli Stati maggiori riuniti Usa, il generale Dan Caine, ha riconosciuto che Teheran ha modificato il proprio approccio. "Nessun piano sopravvive al primo contatto con il nemico. Loro si stanno adattando, come stiamo facendo noi", ha affermato di recente in una conferenza stampa. Dopo aver subito i primi attacchi, l'Iran ha reagito con azioni ad ampio raggio. Teheran non si è limitata a colpire asset di Stati Uniti e Israele ma ha lanciato migliaia di droni kamikaze a basso costo contro alleati e installazioni americane nella regione, in Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq e Bahrein. I dati diffusi da Washington fanno riferimento ad un rapido calo dei lanci di missili e droni da parte dell'Iran. Questo, però, non significa che l'arsenale sia vuoto. Valutazioni riservate del Pentagono indicano che l'Iran potrebbe conservare ancora fino al 50% della propria dotazione di missili e dei sistemi di lancio: potrebbe tenerli come riserva per colpire obiettivi militari cruciali, come radar e infrastrutture di comunicazione statunitensi. 
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Iran, il ruolo della Russia: Mosca svela le tattiche per colpire Usa e Paesi del Golfo

(Adnkronos) –
Non solo informazioni di intelligence ma strategie e piani. Il ruolo della Russia nella guerra tra Iran da una parte e Stati Uniti-Israele dall'altra appare più rilevante di quanto sia sembrato finora. A delineare il quadro in cui Mosca ha una funzione di primo piano è una fonte dell'intelligence occidentale, che accende i riflettori sull'asse con Teheran. Nei giorni scorsi erano emerse notizie sull'aiuto di Mosca a Teheran con informazioni sugli obiettivi americani da colpire: "Non cambia nulla", il commento laconico del presidente americano Donald Trump, che nel frattempo ha avuto una lunga conversazione telefonica con Vladimir Putin. Nel colloquio, giudicato produttivo da Cremlino e Casa Bianca, con ogni probabilità non si è parlato del know-how che la Russia starebbe mettendo a disposizione dell'Iran. Oltre 4 anni di guerra contro l'Ucraina hanno consentito alle forze armate di Mosca di sviluppare competenze notevoli nella gestione dei droni Shahed, progettati dall'Iran ma prodotti in serie da Mosca per l'uso in Ucraina. I velivoli, armi low cost rispetto ai missili e ai sistemi di difesa, hanno avuto un successo inaspettato nel penetrare le difese aeree delle nazioni del Golfo. La condivisione di intelligence russa con l'Iran era stata finora riportata come assistenza generica per l'individuazione degli obiettivi, ma i consigli tattici specifici rappresentano un nuovo livello di supporto, sottolinea la Cnn. "Quello che era un supporto più generico sta diventando ora più preoccupante, incluse le strategie di targeting con i droni che la Russia ha impiegato in Ucraina", ha detto la fonte, rifiutando di specificare l'esatto aiuto tattico. Ma quel che si sa è che la Russia ha usato i droni Shahed contro l'Ucraina a ondate, con più droni che volano insieme e cambiano rotta regolarmente per eludere le difese aeree.  Le rivelazioni arrivano mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha spiegato che "la Russia ha iniziato a sostenere il regime iraniano con i droni, lo aiuterà sicuramente con i missili, e lo sta anche aiutando con la difesa aerea". Kiev in questi giorni sta inviando esperti di intercettazione di droni nella regione del Golfo, richiesti dagli stessi Paesi sotto attacco, per condividere l'esperienza ucraina nel fermare gli Shahed. Gli esperti ucraini anti-droni hanno iniziato intanto a lavorare in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. "Tre dei nostri team – ha detto Zelensky – sono già sul posto: team di esperti, personale militare, ingegneri, persone diverse. I militari sono già in comunicazione e al lavoro", ha detto Zelensky ai giornalisti in una conferenza stampa. Il suo portavoce del presidente ucraino ha confermato separatamente che i tre Paesi sono il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita.  L'aiuto di Mosca all'Iran tuttavia non sembra, almeno in apparenza, preoccupare Trump. Solo pochi giorni fa infatti il presidente americano ha evaso la pratica delle domande dirette sui rapporti tra Mosca e Teheran tra battute e risate alla Casa Bianca. Prima ha definito la questione un "problema semplice". Poi, sollecitato di nuovo, ha affermato: "Non ci sono indicazioni che stia accadendo. Se lo stanno facendo, non stanno facendo un buon lavoro: l'Iran non se la passa bene. Possono dare tutte le informazioni che vogliono, stiamo travolgendo l'Iran e travolgeremmo anche la Russia". Capitolo chiuso per Trump, che evidentemente non si preoccupa per la facilità con cui i droni iraniani arrivano 'a dama' dribblando le difese degli Stati Uniti e dei paesi del Golfo. Più loquace sul tema era stato invece il segretario alla Difesa, Pete Hegseth. "Assicuro al popolo americano che il loro comandante in capo sa benissimo chi sta parlando con chi", aveva detto il numero 1 del Pentagono lanciando una sorta di avvertimento al Cremlino in un'intervista a '60 Minutes'. "Qualsiasi cosa dovesse avvenire, sia pubblicamente o tramite canali segreti, sarà confrontata con forza", aveva quindi aggiunto, spiegando che gli Stati Uniti stanno "controllando ogni cosa" per sviluppare i piani di battaglia.  
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Antibiotici nemici del microbioma intestinale, l’impatto può durare fino a 8 anni: lo studio

(Adnkronos) – Gli antibiotici sono un'arma cruciale contro batteri cattivi che minacciano la salute delle persone. Ma, con la loro potente azione antimicrobica, non risparmiano neanche la popolazione di batteri 'buoni' che abita nell'intestino umano. Risultato: gli antibiotici possono cambiare il microbioma intestinale per molti anni e in alcuni casi un solo ciclo di farmaci può avere effetti
per lungo tempo.  Sono le conclusioni a cui è approdato un team di scienziati in un nuovo studio condotto in Svezia e pubblicato su 'Nature Medicine'. Gli autori hanno voluto indagare più a fondo sull'effetto 'fuoco amico' che potrebbe derivare da questi medicinali così importanti per la cura di infezioni gravi, e si sono concentrati sulla comunità batterica intestinale nota appunto come microbioma.  Precedenti studi epidemiologici avevano identificato un legame tra un uso eccessivo di questi farmaci spesso salvavita e un aumento del rischio di alcune patologie, come il diabete di tipo 2 e le infezioni gastrointestinali. Le ragioni di queste osservazioni non sono del tutto chiare, puntualizzano gli esperti, ma si ritiene che i cambiamenti nel microbioma intestinale svolgano un ruolo. Tutto questo ha sollevato interrogativi sull'impatto a lungo termine degli antibiotici sul microbioma intestinale. Quello a breve termine è noto ed è significativo, ma finora non era chiaro per quanto tempo persistessero i cambiamenti provocati. Prova a colmare il gap un team internazionale guidato da scienziati dell'università di Uppsala.  Nello studio appena pubblicato, gli autori hanno scoperto forti legami tra la storia di uso di antibiotici di una persona e la composizione del suo microbioma intestinale, con effetti anche sulla diversità delle specie batteriche. E' emerso che alcuni tipi di antibiotici in particolare possono essere associati a cambiamenti nel microbioma intestinale fino a 4-8 anni dopo il trattamento. "Possiamo osservare che l'uso di antibiotici risalente a 4-8 anni prima è correlato alla composizione del microbioma intestinale di una persona oggi. Anche un singolo ciclo di trattamento con alcuni tipi di antibiotici lascia tracce", spiega Gabriel Baldanzi, primo autore dello studio ed ex dottorando presso l'università di Uppsala. "L'uso degli antibiotici è preso molto seriamente in Svezia e il Paese ha già una rigorosa gestione" di questi farmaci. "Le persone dovrebbero continuare a seguire le raccomandazioni del proprio medico – esorta l'esperto – Detto questo, i nostri risultati contribuiscono a far luce su altre conseguenze a lungo termine degli antibiotici che raramente vengono prese in considerazione".  I ricercatori hanno analizzato i dati del registro dei farmaci insieme a una mappatura dettagliata del microbioma intestinale di 14.979 adulti residenti in Svezia. Il microbioma intestinale è stato confrontato tra i partecipanti che avevano ricevuto diversi tipi di antibiotici e quelli che non ne avevano ricevuto alcuno durante il periodo. Lo studio è stato reso possibile dal registro completo dei farmaci da prescrizione svedese, che contiene informazioni su tutti gli antibiotici dispensati in farmacia. I ricercatori sono stati quindi in grado di collegare questi dati alle biobanche svedesi all'università di Uppsala e Lund, contenenti informazioni sul microbioma intestinale.   Uno degli aspetti che hanno osservato è che i risultati differivano sostanzialmente a seconda del tipo di antibiotico utilizzato. Le associazioni più forti con cambiamenti del microbioma sono state osservate per clindamicina, fluorochinoloni e flucloxacillina. Al contrario, rilevano gli autori, la penicillina V, l'antibiotico più comunemente prescritto per il trattamento delle infezioni al di fuori degli ospedali in Svezia, è stata associata a piccole e brevi alterazioni del microbioma.  "Il forte legame tra la flucloxacillina a spettro ristretto e il microbioma intestinale è stato inaspettato e vorremmo vedere questa scoperta confermata in altri studi – osserva Tove Fall, professoressa di Epidemiologia molecolare all'università di Uppsala e ricercatrice principale dello studio – Tuttavia, crediamo che i risultati del nostro studio possano contribuire a orientare le future raccomandazioni sull'uso degli antibiotici, soprattutto quando si sceglie tra due antibiotici ugualmente efficaci, uno dei quali ha un impatto più debole sul microbioma intestinale".  I ricercatori riconoscono che lo studio ha riguardato solo le prescrizioni degli ultimi 8 anni e che un periodo di follow-up più lungo potrebbe fornire ulteriori approfondimenti. Un altro aspetto è che il microbioma intestinale è stato campionato una sola volta per partecipante. "Stiamo attualmente raccogliendo un secondo campione da quasi la metà dei partecipanti – conclude Fall – Questo ci permetterà di comprendere ancora meglio i tempi di recupero e di identificare quali microbiomi intestinali sono più suscettibili ad alterazioni dopo il trattamento antibiotico". 
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Piogge, temporali e nuove nevicate in arrivo: il meteo del weekend

(Adnkronos) – Meteo, si cambia nel weekend del 14-15 marzo. "Tra venerdì notte e sabato mattina" dice all'Adnkronos Federico Brescia, meteorologo de 'iLMeteo.it', "è previsto un aumento dell’instabilità con piogge e temporali su gran parte del Nord, lungo la dorsale appenninica e in Sicilia, e nevicate abbondanti sulle Alpi occidentali".  Sabato sera i fenomeni tenderanno a esaurirsi, aprendo la strada a una domenica più tranquilla al Nord, mentre le isole maggiori resteranno instabili. "Tuttavia, il Centro-Sud continuerà a fare i conti con residui disturbi pomeridiani lungo l'Appennino" sottolinea il meteorologo. "Questa tregua domenicale sarà però solo temporanea" avverte Brescia. Le temperature rimarranno miti fino a martedì 17, conclude l'esperto, "quando si prevede una rinfrescata con valori più consoni al periodo". 
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La dieta per invecchiare senza malattie, i cibi per arrivare ‘sani’ a 70 anni: lo studio

(Adnkronos) –
Per invecchiare in salute, riducendo i rischi di malattie croniche, bisogna prestare attenzione particolare all'alimentazione. Lo studio realizzato dagli scienziati dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Rush University Medical Center di Chicago ha acceso i riflettori sulla 'ricetta' che aumenta le possibilità di arrivare più sani all'età di 70 anni. La ricerca, pubblicata su Nature Medicine, ha il pregio di aver preso in considerazione il regime alimentare di ben 105mila persone: una platea enorme e una mole di dati impressionante.  
Il risultato più sorprendente? Chi seguiva meglio l'Alternative Healthy Eating Index (AHEI) – la dieta più efficace tra le otto analizzate – aveva una probabilità di invecchiare in salute superiore dell'86% rispetto a chi la seguiva meno (e fino a 2,2 volte in più se si considera l'età 75 anni). L'analisi ha consentito di evidenziare che meno del 10% del campione è arrivato ai 70 anni con un 'invecchiamento salutare': capacità cognitive sostanzialmente intatte, nessun segno di depressione, assenza di patologie croniche di rilievo. I soggetti in questione erano in grado di svolgere attività fisiche di base come salire le scale o trasportare le buste della spesa senza apparenti difficoltà.  Lo studio ha valutato nel dettaglio 8 diversi diete, tutte accomunate dal 'no' ai prodotti ultraprocessati: sotto i riflettori la dieta mediterranea, quelle basate sull'assunzione di vegetali, quelle finalizzate a ridurre le infiammazioni o controllare la pressione. In generale, l'alimentazione a prescindere dalle variazioni sul tema ha aumentato le possibilità di raggiungere l'obiettivo. "Ciò che la maggior parte di queste diete aveva in comune era il fatto di essere ricche di frutta e verdura, cereali integrali, grassi insaturi, frutta secca, legumi e povere di carne lavorata e zuccheri", ha spiegato la professoressa Marta Guasch-Ferré, autrice dello studio e docente di nutrizione presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health. In passato, diversi studi hanno evidenziato che le diete ricche di frutta e verdura sono associate a livelli più bassi di colesterolo, ad una pressione sanguigna più regolare e ad un rischio più contenuto di sviluppare malattie cardiache o forme di cancro. Quasi tutte queste ricerche, però, non si sono soffermate sull'effetto dell'alimentazione sulla qualità della vita delle persone verso la vecchiaia 'piena'. "Non si tratta solo di vivere più a lungo, ma anche di mantenere una buona salute nelle fasi avanzate della vita", ha spiegato l'esperta. Lo studio ha preso in considerazione soggetti di età compresa tra 39 e 69 anni per un periodo di 30 anni, dal 1986 al 2016. Il gruppo è stato selezionato da due database di professionisti sanitari, potenzialmente – quindi – soggetti più attenti alla salute rispetto alla media. Oltre a valutare la forma fisica e mentale degli individui al raggiungimento dei 70 anni, i ricercatori hanno effettuato controlli per 11 malattie gravi: la lista comprendeva cancro, diabete, ictus, sclerosi multipla e morbo di Parkinson.  Tra i regimi alimentari presi in considerazione, menzione speciale per l'Alternative Healthy Eating Index, una dieta studiata per ridurre le malattie croniche: tale sistema ha mostrato la più forte correlazione con un invecchiamento sano. La ricerca è stata strutturata con punteggi elevati alle persone che consumavano pesce, almeno cinque porzioni giornaliere di verdura e almeno quattro porzioni giornaliere di frutta intera. Cancellati dal menù carne rossa, bevande zuccherate e succhi di frutta. I soggetti 'premiati' con i punteggi più alti nell'Alternative Healthy Eating Index avevano una probabilità di invecchiamento sano superiore dell'86% rispetto ai partecipanti con i punteggi più bassi. Tutte le otto diete inserite nello studio si basano su frutta, verdura e cereali integrali, alimenti privilegiati rispetto a carni rosse e cibi processati. Non mancano le distinzioni, apparentemente ridotte. 
La dieta mediterranea come è noto integra grassi sani come l'olio d'oliva, il pesce e la frutta secca. La dieta per ridurre l'ipertensione privilegia gli alimenti a basso contenuto di sodio. La dieta MIND è un compromesso tra gli altri 2 sistemi, con spazio in particolare ai frutti di bosco ritenuti utili alla salute del cervello. Promosse, ma senza lode, le diete vegane e vegetariane: "Possiamo ridurre il consumo di alimenti di origine animale, ma alcune quantità possono comunque essere salutari", ha affermato Guasch-Ferré. 
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Iran, Trump: “Abbiamo vinto, guerra risolta dopo un’ora”

(Adnkronos) – "Abbiamo vinto, abbiamo vinto. Non bisognerebbe dirlo troppo presto, ma era tutto finito dopo un'ora. Non è rimasto niente, abbiamo distrutto tutto. Non sanno nemmeno cosa li ha colpiti". Donald Trump continua a descrivere una guerra dominata dagli Stati Uniti contro l'Iran. Il regime di Teheran, dice il presidente americano, è stato annichilito dall'Operazione Epic Fury: "Un nome bellissimo, no?", dice arringando la folla in un comizio in Kentucky.  "Dobbiamo finire il lavoro, abbiamo virtualmente distrutto l'Iran. Abbiamo demolito la capacità di lanciare missili, è crollata del 90%. Abbiamo raso al suolo le fabbriche di droni. L'Iran non ha più marina, abbiamo affondato 58 navi. Abbiamo distrutto l'aviazione, i sistemi di difesa, i radar, le comunicazioni. E' rimasta qualche piccola cosa qua e là", afferma snocciolando i risultati ottenuti in 11 giorni, prima di spingersi oltre. "Abbiamo risparmiato qualche obiettivo, potremmo distruggerlo nel giro di un'ora ma poi non sarebbe possibile ricostruire il paese. Li abbiamo colpiti più duramente di quanto sia mai stato fatto nella storia e non abbiamo ancora finito", aggiunge. "Quando deciderò che deve finire, finirà", chiosa, mentre tra i media americani si fa riferimento ad una presunta apertura dell'Iran: il paese accetterebbe un cessate il fuoco solo se questo includesse la garanzia americana che gli Stati Uniti e Israele non attaccheranno più la Repubblica islamica in futuro. La proposta di Teheran, di cui riferisce Bloomberg, formulata in questi termini non ha nessuna chance di ottenere risposte positive.   Il quadro proposto da Trump non si concilia con la cronaca delle ultime 24 ore. L'Iran, che controlla lo Stretto di Hormuz e tiene in scacco il traffico di petrolio, ha colpito 3 navi. Teheran continua a lanciare missili contro Israele, che teme un'ulteriore escalation degli attacchi, e minaccia ulteriori azioni. "Gli Stati Uniti sostengono di aver distrutto le capacità missilistiche dell'Iran. Le prime ondate di missili su larga scala erano per accecare radar e difese nemiche. Ora possiamo colpire qualsiasi luogo con meno missili", dice il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. La repubblica islamica, nonostante il calo nel lancio di missili e droni verso gli altri paesi del Golfo, si dice pronta a colpire i porti della regione, considerati obiettivi legittimi. "Se i nostri porti vengono minacciati, tutti quelli della regione saranno nostri obiettivi legittimi", dice Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate iraniane. "Possiamo effettuare lanci di missili da posizioni subacquee, raggiungono la velocità di 100 metri al secondo. Potremmo usarli nei prossimi giorni", dice Ali Fadavi, comandante dei pasdaran.  Tra le due posizioni diametralmente opposte, nella giornata si colloca l'analisi di Emmanuel Macron. Il presidente francese si esprime a margine di una riunione del G7 e non sembra condividere totalmente l'analisi di Trump. Le capacità militari dell'Iran non sono state "azzerate", dice. "Sono stati arrecati danni considerevoli alle capacità balistiche militari dell'Iran, ma continua ad aggredire diversi Paesi della regione e quindi le sue capacità non sono azzerate", aggiunge, rimandando a Trump la decisione di "chiarire sia i suoi obiettivi finali sia il ritmo che intende dare alle operazioni".  
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Energia, Marcello Di Caterina (Alis): “Bene apertura Von der Leyen su Ets ma ora sospensione per settore marittimo”

(Adnkronos) – "Accogliamo con interesse le dichiarazioni della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che rappresentano un primo segnale di apertura verso una possibile revisione del sistema Ets in Europa". Ad affermarlo è Marcello Di Caterina, il direttore generale di Alis a margine di Letexpo in corso a Verona. "Tuttavia, mentre l’Ue apre alla revisione di questo meccanismo, il trasporto marittimo si trova ad affrontare una fase di forte instabilità globale, tra tensioni nel Golfo Persico, aumento del prezzo del Brent e rotte costrette a circumnavigare il Corno d’Africa. Per questo riteniamo che oggi sia necessario uno sforzo ulteriore. Prima ancora di modificarlo, ora serve una sospensione dell’Ets, così da evitare di gravare ulteriormente sulle imprese del settore in una fase già estremamente complessa e consentire loro di affrontare l’attuale congiuntura senza ulteriori pressioni sui costi".  
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