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Iran, la strategia: “Usate piccole imbarcazioni per minare lo Stretto di Hormuz”

(Adnkronos) – L'Iran ha iniziato ieri a posare mine nello Stretto di Hormuz ricorrendo all'uso di piccole imbarcazioni. A riferire della nuova strategia messa in atto dalle forze del regime iraniano è il New York Times, citando un funzionario statunitense informato su notizie di intelligence. L'esercito americano – ricorda il quotidiano – ha affermato di aver distrutto navi iraniane di grandi dimensioni che potevano essere utilizzate per posare rapidamente mine nello stretto.  Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane può schierare centinaia, persino migliaia, di queste piccole imbarcazioni, che la forza iraniana ha già utilizzato per intralciare la rotta di navi più grandi, comprese quelle della Marina statunitense, rendono noto le stesse fonti. Nel suo primo messaggio dall'inizio della guerra, la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha affermato ieri in una dichiarazione scritta che "la leva del blocco dello Stretto di Hormuz deve continuare ad essere utilizzata". Le nuove operazioni per la posa delle mine non sarebbero particolarmente efficienti, secondo il funzionario citato dal New York Times, ma gli iraniani sembrano sperare di poterle completare più velocemente di quanto gli Stati Uniti impieghino per bonificare la zona, creando così un ulteriore deterrente per il transito delle navi nello Stretto. Il presidente Trump ha messo in guardia l'Iran contro le attività di posa di mine. Lunedì, in un post sui social media, ha scritto che gli Stati Uniti avrebbero colpito l'Iran "venti volte più duramente" se avesse bloccato il flusso di petrolio attraverso lo stretto. Martedì, in un altro post, ha avvertito: "Se l'Iran ha posizionato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione in merito, vogliamo che vengano rimosse, IMMEDIATAMENTE!". L'esercito statunitense ha dichiarato questa settimana di aver attaccato 16 navi iraniane che stavano posando mine.  
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Ascolti tv, ‘Don Matteo 15’ vince prima serata con il 20,7%

(Adnkronos) –
'Don Matteo 15' ha vinto la prima serata di ieri, 12 marzo, con il 20,7% di share. La fiction di Rai1 con Raoul Bova e Nino Frassica ha incollato allo schermo 3.465.000 telespettatori. Su Canale 5 il serial turco 'Forbidden Fruit' ha intrattenuto 1.987.000 telespettatori, pari al 14,1%. Su La7 'Piazzapulita' ha totalizzato 982.000 telespettatori e il 7,5%. Su Rete 4 'Dritto e rovescio' ha radunato 885.000 telespettatori, pari al 7,1%. Su Rai3 'Splendida cornice' ha segnato 1.050.000 telespettatori e il 6%. Su Italia 1, 'Mission: Impossible – Dead Reckoning' è stato visto da 809.000 telespettatori, pari al 5,6%. Su Rai2 'Ore 14 sera' ha raggiunto 672.000 telespettatori e il 5%. Sul Nove 'Only Fun – Comico Show' ha intrattenuto 615.000 telespettatori, pari al 3,8%. Infine, su Tv8 'Europa League – Nottingham Forest-Midtjylland' ha ottenuto 387.000 telespettatori e il 2%. Nella fascia access prime time, su Canale 5, 'La Ruota della Fortuna' ha raccolto 4.819.000 telespettatori e il 23%. Su Rai1 'Cinque Minuti' ha interessato 4.292.000 telespettatori (21,3%), mentre 'Affari Tuoi' ha conquistato 4.806.000 telespettatori e il 22,7%.  
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Iran, Minniti: “Rischio attacchi terroristici, Italia si muova come sistema Paese”

(Adnkronos) –
Italia a rischio attacchi terroristici? L'allarme arriva da Marco Minniti. "Nella guerra di attrito, cioé la strategia di prolungare il più possibile il conflitto, l'Iran ha due strumenti d'iniziative cosiddette asimmetriche. Il primo è l'apertura di un fronte di attività terroristica: lupi solitari che si sono radicalizzati nel tempo sul web e possono auto-innescarsi, senza il bisogno di un comando da Teheran", ha spiegato l'ex ministro dell'Interno e presidente della Fondazione Med-Or a Il Mattino, "in più si può ricorrere all'attivazione di cellule dormienti. In questo secondo caso, c'è un filo che legherebbe i terroristi alla struttura dei pasdaran che hanno costruito una rete di presenze all'estero che va oltre il cosiddetto asse della resistenza, comprendente Hamas, Houti e Hezbollah. È essenziale che l'Italia si muova come sistema Paese".  Altri strumenti da temere, secondo Minniti, "sono la disinformazione e gli attacchi cyber. In questo campo, l'Iran ha una capacità importante nonostante i colpi che sta subendo. C'è una piattaforma che si chiama Charming Kitten il cui simbolo è un affascinante e spaventoso gattino nero. In questi giorni è stata predisposta una campagna di disinformazione passando dagli Epstein Files, per destabilizzare l'opinione pubblica americana. Per questo è importante che l'Italia comprenda il quadro effettivo della minaccia che direttamente ci riguarda".  Le opposizioni devono sedersi al tavolo proposto da Meloni? "L'idea di avere un luogo di confronto permanente tra governo, maggioranza e opposizione non deve essere vista né come una concessione dell'esecutivo né come un appeasement da parte dell'opposizione. Si tratta di sicurezza nazionale. E in questo quadro, accanto al tavolo di cui parla Meloni o addirittura in alternativa a questo tavolo, abbiamo un luogo istituzionale e parlamentare che può essere utilizzato. È il Copasir", ha sottolineato, "il comitato di controllo sull'intelligence. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che dà la presidenza di un organismo di questo tipo a un esponente dell'opposizione, anche se la maggioranza lo controlla. Il Copasir può anche trattare informazioni riservate e classificate". 
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Fiere, Ieg: Ilaria Cicero nuovo global exhibition director della divisione Food&beverage

(Adnkronos) – Ieg-Italian exhibition group punta su una professionalità di spicco per lo sviluppo italiano e internazionale di un’area centrale del suo business, quella del food&beverage. Ilaria Cicero è il nuovo global exhibition director della divisione Food&beverage di Ieg che ricomprende il grande Sigep world – che valorizza nel mondo le eccellenze della gelateria, pasticceria panificazione artigianali, pizza e caffè, beer&food attraction, bbtech expo, mixology attraction e le manifestazioni estere collegate al food, in Asia e negli Stati Uniti. Già chief executive officer di IegAsia a Singapore, laureata in Giurisprudenza, Ilaria Cicero ha conseguito un Ph.D. in diritto comunitario europeo, un LL.M. presso l’Università di Londra e diversi master specialistici. In precedenza ha ricoperto i ruoli di group general counsel, m&a executive director e head of corporate & international development division del Gruppo Fiera Milano. Nel settore fieristico e congressuale ha inoltre maturato esperienza in ambiti quali food & beverage, hospitality, lifestyle, retail, oil & gas, interior & design. Nel corso della sua carriera, Cicero ha condotto operazioni di successo, acquisendo competenze in ambiti quali M&A, Venture Capital, IPO e concludendo accordi di joint venture non solo in Italia, ma anche in Germania, Francia, Stati Uniti, Brasile, Turchia, Medio Oriente, Russia, Cina, India, Thailandia, Malesia e Singapore. Oltre all'ambito fieristico, ha lavorato in uno studio legale statunitense, occupandosi di progetti che coinvolgevano fondi di private equity. 
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Iran, Daniel Gros avverte: “No impatto da rimozioni sanzioni Usa al petrolio russo”

(Adnkronos) – "La rimozione delle sanzioni Usa sul petrolio russo non avrà un impatto significativo". Lo dice all'AdnKronos l'economista tedesco della Bocconi, Daniel Gros. "Né Usa né Ue possono fare granché per calmierare il prezzo, a parte di finire questa guerra", evidenzia l'economista.Alla domanda su quale dovrebbe essere la strategia europea, Gros è netto: "Per l'Europa l'importante è evitare errori come sussidi ai consumatori. I private e l'industria devono confrontare il prezzo fissato sul mercato globale".  Il provvedimento dell'amministrazione del presidente Donald Trump arriva nel pieno della crisi innescata dalla guerra in Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz, controllato da Teheran, spinge il prezzo del greggio oltre la soglia dei 100 dollari a barile. Washington, quindi, rimuove per un mese – dal 12 marzo all'11 aprile – le sanzioni su alcuni prodotti petroliferi russi.  "Per aumentare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta fornendo un'autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare", la comunicazione del Segretario del Tesoro Scott Bessent. "Questa misura mirata e a breve termine si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà un significativo vantaggio finanziario al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione", ha affermato Bessent ridimensionando il peso finanziario del provvedimento che consentirà alla Russia di incamerare risorse teoricamente utilizzabili anche per finanziare la guerra in Ucraina. L'atto si applica esclusivamente al petrolio greggio o ai prodotti petroliferi russi caricati sulle navi a partire dal 12 marzo e si applica fino all'11 aprile. (di Andrea Persili)  
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Arianna Fontana: “futuro? Tutte le porte aperte, se vado avanti deve esserci una forte spinta”

(Adnkronos) – "Dopo tutto questo tempo non era scontato non solo gareggiare, ma conquistare tre medaglie. Questo dimostra che le scelte e la preparazione svolta in vista dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, mi hanno dato ragione. La medaglia più sofferta è stata quella nei 500 metri, da sempre la mia gara preferita. Quando ho tagliato il traguardo ero proprio felice ripensando al percorso fatto per arrivare lì: quel podio ha ripagato i miei sforzi, quelli di Anthony e di tutto lo staff". Lo spiega, con addosso i 14 sigilli delle sue imprese, Arianna Fontana, l’unica italiana a livello invernale ed estivo, che può vantare questo record di 14 medaglie olimpiche. Proprio per questo, Dao Sport, che sostiene l’atleta dal 2012, ha celebrato gli ultimi podi dai cinque cerchi con alcuni scatti esclusivi. La campionessa di short track, doppia portabandiera nella cerimonia inaugurale di Pyeongchang 2018 e di Milano-Cortina 2026 (allo Stadio San Siro con Federico Pellegrino), a venti anni di distanza da Torino 2006 è tornata sul podio. La valtellinese, classe 1990, ci è riuscita altre tre volte (oro nella staffetta mista, doppio argento nei 500 mt e nella staffetta femminile) superando, il primato di 13 detenuto dall’ex e compianto schermidore Edoardo Mangiarotti.  Quel pezzo di metallo, che sia d’oro, d’argento o di bronzo, è testimone della storia della pattinatrice, ma dietro una grande atleta c’è infatti un team sempre pronto a lavorare per fare il massimo. Nel suo caso, si tratta di un allenatore, Anthony Lobello, che prima ancora è il compagno di vita e marito: "Nella stagione olimpica non conta quanto tu sia stanco, bisogna curare ogni singolo aspetto. Nel nostro rapporto -continua il tecnico- il lavoro in pista è forse la cosa più facile, alla fine abbiamo gli stessi obiettivi con una prospettiva diversa. Il più è l’organizzazione del resto, trovare del tempo per la componente personale ed adattarsi. Abbiamo lavorato tantissimo sulle lame dei pattini: è come la sensazione che provano i piloti in Formula Uno, è soggettivo e su misura. Otto anni fa, abbiamo ridisegnato le lame da zero e anche dopo Pechino abbiamo rivisto tutto, curando la manifattura e ogni elemento. Quello è il nostro punto di forza, la cosa importante è essere sicuri delle proprie attrezzature". Ora, Fontana, che non prenderà parte ai Mondiali (in programma da oggi fino al 15 marzo), sta valutando ogni possibile scelta sul futuro. "Voglio lasciare tutte le porte aperte, inclusa l’ipotesi di continuare. Non mi sono data limiti di tempo: fisicamente so che potrei farcela, ma devo trovare la motivazione. Prima di Milano-Cortina volevo fare qualcosa di speciale per l’Italia e per lo sport, gareggiando nella doppia disciplina (pista lunga e short track, ndr). Poi, l’infortunio mi ha destabilizzato e non sono riuscita a ricalibrare tutto il lavoro. Se vado avanti deve esserci una forte spinta". Più che pensare al domani, Fontana riprenderà in mano quel famoso filo e cercherà di viversi il momento, per una volta, senza inseguire nessuno. 
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Caso Epstein, possibili altre dimissioni dopo pubblicazione messaggi WhatsApp di Mandelson

(Adnkronos) –
Keir Starmer potrebbe vedersela con nuove dimissioni non appena i messaggi WhatsApp di Peter Mandelson saranno pubblicati. Lo hanno riferito al Guardian fonti governative di alto livello. Ieri, il primo ministro britannico si è scusato di nuovo per la sua gestione della nomina di Mandelson, affermando: "Sono stato io a commettere un errore, e sono io che chiedo scusa alle vittime di Epstein, e lo faccio".  Il contenuto dei messaggi di Mandelson non sarà reso pubblico prima di diverse settimane. I messaggi saranno esaminati dalla commissione parlamentare per l'intelligence e la sicurezza, composta da membri del Parlamento e della Camera dei Lord, che valuterà, per motivi di sicurezza nazionale, quali possono essere divulgati. La pubblicazione era stata richiesta con una mozione parlamentare approvata dai conservatori, dopo che Mandelson era stato licenziato dopo soli nove mesi dal suo incarico di ambasciatore negli Stati Uniti, in seguito all'emergere di nuovi dettagli sui suoi legami con Epstein. L'ex membro del partito laburista è stato arrestato con l'accusa di cattiva condotta nell'esercizio di una carica pubblica, dopo che alcune e-mail provenienti dai file Epstein del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbero dimostrato che aveva inoltrato informazioni riservate a Epstein mentre era segretario alle imprese nel governo di Gordon Brown. Mandelson aveva negato qualsiasi illecito.  I funzionari ritengono che alcuni degli scambi che saranno resi pubblici nella prossima tranche dei file Mandelson saranno sufficientemente dannosi da provocare ulteriori dimissioni. A tutti i ministri di alto livello, ai funzionari pubblici e ai consiglieri speciali è stato chiesto di far esaminare i propri messaggi telefonici, compresi quelli di coloro che non fanno più parte del governo, come l'ex vice primo ministro Angela Rayner, l'ex capo di gabinetto del primo ministro Morgan McSweeney e l'ex direttore della comunicazione Matthew Doyle.  
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Iran, chi vince e chi perde in economia a causa della guerra? L’analisi

(Adnkronos) – Dagli Usa all'Ue, dalla Cina alla Russia, dal Pakistan all'America latina e il Canada nessun player globale è immune alle ripercussioni economiche della guerra contro l'Iran. Effetti più o meno intensi e prolungati a seconda che prevalga lo scenario di una guerra breve con successiva normalizzazione dei prezzi del petrolio e del gas naturale entro l'estate senza intaccare crescita e inflazione sostanzialmente o di una crisi più lunga con prolungate interruzioni dell'approvvigionamento energetico e rincari a catena, dal carburanti ai generi alimentari e i viaggi. Nello scenario più pessimistico ipotizzato da Goldman Sachs il petrolio resterebbe sui 100 dollari al barile, con una riduzione di circa 0,5 punti percentuali della crescita globale e un aumento di quasi 1 punto percentuale dell'inflazione nel corso del prossimo anno. Ma chi 'vince' e chi 'perde' economicamente nella nuova crisi? Un'analisi del Wall Street journal si sofferma sui paesi colpiti più duramente e quelli che potrebbero trarne vantaggio. l boom del fracking per estrarre il petrolio ha trasformato gli Stati Uniti nell'ultimo decennio in un esportatore netto di energia, riducendo la vulnerabilità agli shock petroliferi. Ma la più grande economia mondiale non è completamente al riparo. Prendiamo ad esempio i prezzi alla pompa: il costo di un gallone di benzina senza piombo è aumentato del 20% dall'inizio del conflitto e questo potrebbe erodere i consumi delle famiglie. L'aumento dei costi del carburante minaccia anche di incidere sui profitti delle compagnie aeree, degli operatori crocieristici e delle industrie, sebbene possa favorire i produttori energetici americani. Se nei prossimi mesi il prezzo medio del Brent si attesterà a 80 dollari al barile, secondo Oxford Economics l'inflazione negli Stati Uniti potrebbe aumentare di circa 0,2 punti percentuali, mentre la crescita potrebbe ridursi di circa 0,1 punti percentuali. Considerato che viaggia sui 100 e più l'impatto sarebbe maggiore. Sebbene il Golfo tragga tipicamente vantaggio dall'aumento dei prezzi del petrolio, la paralisi dello Stretto di Hormuz ha limitato le vendite e costretto a tagli alla produzione. Secondo Capital Economics, una breve guerra potrebbe portare a una contrazione delle economie del Golfo fino al 2% quest'anno, mentre scontri prolungati potrebbero innescare un calo del 15%. Il Kuwait e il Qatar sarebbero i più colpiti a causa delle loro industrie energetiche sovradimensionate, mentre l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti potrebbero essere in grado di compensare parzialmente le perdite aumentando le spedizioni tramite oleodotti. Il conflitto ha anche scosso l'immagine di 'oasi sicura' che Emirati e limitrofi si erano accuratamente costruita. Questo minaccia ambiziose riforme economiche come la Vision 2030 dell'Arabia Saudita, che fa affidamento sugli investimenti stranieri. E ne risentirà anche il turismo: secondo la società di ricerche Tourism Economics quest'anno i visitatori internazionali potrebbero contrarsi del 27%, con perdite pari a 56 miliardi di dollari. Ma il contagio si è diffuso in tutta la regione: questa settimana la sterlina egiziana è scesa ai minimi storici sul dollaro per i timori che un rialzo dei costi delle import energetico possa mettere a dura prova le fragili finanze pubbliche. Nel frattempo, il conflitto aggraverà la crisi economica dell'Iran. Un periodo prolungato di prezzi energetici elevati potrebbe compromettere la timida ripresa economica europea. L'Unione Europea dipende dalle importazioni di combustibili fossili per circa il 58% del suo fabbisogno energetico, più dell'Ue solo la Corea del Sud e il Giappone. Sebbene la maggior parte dei paesi europei non acquisti molta energia dal Medio Oriente, i partener Ue sono esposti all'aumento dei prezzi globali. E il calo dell'offerta dal Golfo ha scatenato una guerra dei prezzi con gli altri esportatori facendo salire i listini del gas in Europa di oltre il 50% questo mese. Secondo le previsioni di Oxford Economics, l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia sull'inflazione dell'eurozona potrebbe essere tre volte superiore a quello degli Stati Uniti. L'Italia sarebbe più penalizzata in parte a causa della sua maggiore dipendenza dal gas naturale liquefatto del Qatar. Tuttavia, pochi economisti prevedono una crisi simile a innescata dal conflitto in Ucraina, quando i prezzi del gas naturale sono saliti oltre i 300 euro al megawattora portando l'inflazione di Eurolandia al picco storico del 10,6% nell'ottobre 2022, contro i 50 euro attuali. La Cina è il più grande importatore mondiale di petrolio ma ha trascorso anni a costruire difese contro gli shock energetici. Secondo le stime, il Paese dispone di oltre un miliardo di barili di petrolio nelle riserve strategiche, sufficienti per durare mesi. Ha anche investito massicciamente nelle energie rinnovabili, sovvenzionato i veicoli elettrici e dispone di una grande industria carbonifera interna a cui attingere. Anche il Giappone e la Corea del Sud, altamente dipendenti dal petrolio del Medio Oriente, dispongono anche di grandi riserve. Molte economie asiatiche dipendono anche dal gnl proveniente dal Medio Oriente, che è più difficile da immagazzinare e potrebbe esaurirsi prima, nella fattispecie il Pakistan e Taiwan sono i più vulnerabili. Alcuni paesi stanno già correndo ai ripari per preservare le scorte: Corea del Sud e Thailandia hanno fissato un tetto massimo per alcuni prezzi dei carburanti; la giunta militare in Myanmar ha iniziato a razionare il carburante per le auto private, mentre il Pakistan ha ordinato ad alcuni dipendenti pubblici di lavorare da casa; le Filippine hanno chiesto agli uffici governativi di spegnere i computer durante la pausa pranzo e di moderare l'uso dell'aria condizionata. Il conflitto con l'Iran ha offerto a Mosca un'inaspettata àncora di salvezza economica, almeno temporaneamente. Prima della guerra, la Russia faticava a vendere il proprio petrolio a causa delle sanzioni occidentali. Le turbolenze nel Golfo promettono ora di stimolare una nuova domanda di greggio russo, rafforzando potenzialmente la posizione di Mosca nelle relazioni con Cina, India e altri importanti importatori. Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno allentato alcune sanzioni, consentendo ad alcuni acquirenti di acquistare greggio di Mosca. E l'aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale sta rifocillando le casse del Cremlino messe a dura prova dalle sanzioni e da 4 anni di guerra.  L'aumento dei prezzi energetici dovrebbe anche sostenere la crescita in paesi ricchi di petrolio come il Canada, il Brasile e il Venezuela, che sta lentamente aumentando la produzione dopo la caduta di Nicolás Maduro a gennaio. Tuttavia, gli economisti prevedono che i paesi registreranno un leggero aumento dell'inflazione a causa dell'aumento dei prezzi globali dell'energia. 
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Il Premio Umberto Saba alla poetessa Patrizia Valduga

(Adnkronos) – Va alla poetessa Patrizia Valduga, per la raccolta "Lacrimae Rerum" (Einaudi, 2025), la 6/a edizione del Premio Umberto Saba Poesia, promosso dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e dal Comune di Trieste con Lets – Letteratura Trieste, curato da Fondazione Pordenonelegge.it.  Sarà ancora una volta l’occasione per celebrare, attraverso il Premio Saba, la Giornata mondiale della poesia e l’arrivo della primavera: la cerimonia di premiazione è in programma, infatti, sabato 21 marzo, alle ore 17, a Trieste, negli spazi del Museo Lets Letteratura (piazza Hortis 4). L’evento si articolerà poi in un animato dialogo intorno ai temi della raccolta premiata. Con la vincitrice Patrizia Valduga interverranno i componenti della giuria del Premio Saba Poesia: i poeti Claudio Grisancich (presidente), Franca Mancinelli, Antonio Riccardi e Gian Mario Villalta, coordinatore del panel, e il critico letterario Roberto Galaverni.  Sottollineano le motivazioni della giuria del Premio Saba che il conferimento della 6/a edizione ha voluto riconoscere «l’originalità dell’impostazione dell’opera Lacrimae rerum, caratterizzata da un unico, continuato discorso, che procede per frammenti e percorre l’intero libro. La raccolta è l’esecrazione dei mali del mondo attuali, tanto più dolenti perché amplificati dalla comunicazione e dalla sua frequente stolidità, fino ai toni più tesi dell’invettiva. Ma la voce che condivide quel dolore non è soltanto commento o giudizio: è quella di una vita straziata che combatte i propri limiti, evidenziando quanto possa risultare lacerante l’indifferenza alla quale si rischia tutti di fare abitudine. Un’indifferenza travestita da sentimentalismo dalla retorica dell’informazione, offendendo così una sensibilità non ottusa dalle chiacchiere. Non ultima ragione della scelta della Giuria: in questo libro abbiamo ritrovato una voce inconfondibile, che ha formato nel tempo con coerenza un’opera dove, libro dopo libro, si conferma il valore della memoria della poesia, patrimonio antropologico dell’umanità».   Spiega il Vicepresidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Mario Anzil, Assessore regionale alla Cultura e allo Sport, che «il Premio Umberto Saba si conferma appuntamento di rilievo per il Friuli Venezia Giulia e per Trieste, città che nella sua storia ha saputo essere crocevia di culture e di grandi voci letterarie. Premiare Patrizia Valduga significa riconoscere una delle voci più autorevoli della poesia italiana contemporanea e ribadire con forza quanto la poesia continui a essere uno strumento di conoscenza, sensibilità e dialogo con il nostro tempo. In una regione di confine come la nostra, destinata a essere laboratorio della cultura di frontiera, il Premio Saba contribuisce a valorizzare la grande tradizione poetica del territorio e a consolidarsi come luogo di incontro e di crescita culturale per la comunità, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni».  E a nome del Comune di Trieste, il Vicesindaco Serena Tonel ringrazia la Fondazione Pordenonelegge.it e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per aver rinnovato il loro impegno nel rendere possibile, assieme al Comune di Trieste, il Premio Umberto Saba Poesia. «Si tratta – afferma Tonel – di un appuntamento ormai consolidato, giunto quest'anno alla 6/a edizione, capace di trascendere i confini della città e della regione. Quello della poesia è un linguaggio efficace per offrire ai cittadini, e in particolare modo ai giovani, degli strumenti per riflettere su se stessi e sul mondo che ci circonda, in una maniera non scontata ma al contrario andando a toccare le corde più delicate e profonde dell'animo umano. Il Premio Umberto Saba Poesia offre a tutti un'occasione per scoprire i poeti contemporanei e riscoprire i poeti del passato, in un luogo d'eccezione: la città di Trieste, crocevia di culture, che ha ricoperto e continua a ricoprire un ruolo privilegiato nel panorama culturale nazionale e internazionale, ponendosi come un punto di riferimento per la storia della letteratura italiana così come in altre lingue. Con questo Premio vogliamo creare un ponte tra il presente, il futuro e la tradizione dei grandi letterati e poeti a vario titolo legati a Trieste».  Patrizia Valduga (1953) ha raccolto i suoi versi in Medicamenta (1989), Cento quartine (1997), Prima antologia (Donna di dolori e Corsia degli incurabili, 1999), Quartine. Seconda centuria (2001), Requiem (2002), Libro delle laudi (2012), Poesie erotiche (Cento quartine, Manfred e Lezione d'amore, 2018), Belluno (2019), Lacrimae Rerum (2025). Ha pubblicato inoltre Italiani, imparate l'italiano! (2010 e 2016), Breviario proustiano (2011), Per sguardi e per parole (2018). Ha tradotto John Donne, Mallarmé, Valéry, Molière, Shakespeare, Porta e Pound. Nel 1988 ha fondato il mensile «Poesia» che ha diretto per un anno. 
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Minniti (MedOr): “Con blocco Hormuz shock petrolifero senza precedenti”

(Adnkronos) – "Il blocco dello Stretto di Hormuz ha portato a uno shock petrolifero senza precedenti. L'Agenzia Internazionale per l'Energia (Aie), di fronte allo shock storico più grave della storia recente, ha dovuto sbloccare 400 milioni di barili dalle riserve, confermando un punto cruciale: in questo mondo interconnesso, colpire le grandi vie di comunicazione e utilizzare i cosiddetti 'colli di bottiglia' (choke points) può portare al collasso dell'economia mondiale". Così Marco Minniti, presidente della Fondazione MedOr, intervenendo in videocollegamento a LetExpo 2026 – la manifestazione fieristica organizzata da Alis Service in collaborazione con Veronafiere – ha sottolineato come lo shock petrolifero causato dalla chiusura dello Stretto mette a rischio la tenuta delle economie occidentali. Il blocco, causato dalla strategia iraniana di "produrre il massimo caos possibile, colpendo Paesi come l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Qatar, rappresenta un segnale chiaro: nel momento in cui si colpisce l'Iran, si avvia una fase di destabilizzazione mondiale", commenta Minniti.  Hormuz e lo shock energetico, dunque il problema degli approvvigionamenti e dello scambio di merci. In questo scenario, qual è il ruolo di due grandi colossi come Russia e Cina? Minniti osserva: "A loro è stata consegnata una grande opportunità. Con lo shock energetico la Russia, produttrice di petrolio e gas, ha messo in campo un'offerta all'Europa per riprendere i rapporti di collaborazione interrotti drammaticamente con l'invasione dell'Ucraina. E in questo contesto, la Russia assume un ruolo da protagonista. La Cina – aggiunge – vede una sfida cruciale: più c'è disordine nel mondo e più viene meno il diritto internazionale, più sarà facile per loro riprendersi Taiwan, che resta l'obiettivo strategico fondamentale", le sue parole. 
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