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ESCLUSIVA – Dal Canto: “Vi racconto Moise Kean. Non è come Balo… E può giocare con Dzeko”

Alessandro Dal Canto, ex allenatore di Moise Kean nella Nazionale italiana Under 17, si è espresso sull’indiscrezione di mercato che vede il centravanti dell’Everton obiettivo di mercato del direttore sportivo Petrachi. L’attuale tecnico della Robur Siena è intervenuto in esclusiva su Retesport. 

Nelle ultime ore si sta parlando di un interessamento della Roma per Moise Kean. Giocatore che lei conosce bene, soprattutto per la sua esperienza come ct dell’Italia under 17, dove un giovane Kean ha iniziato ha segnare i suoi primi grandi gol. Vorremmo sapere se può fornirci un identikit del giocatore.
Io lo convocai sotto età in un gruppo di 99, lui si è inserito di prepotenza perché era un giocatore sostanzialmente già fatto allora. Un ragazzo che da un punto di vista fisico ha la parvenza di uomo anche se è un 2000 e io ti parlo di tre anni fa. Oggi è cresciuto sotto tutti i punti di vista. Quando ero a Torino a fare la primavera due anni fa non l’ho mai avuto a disposizione perché lui era rientrato dal prestito con il Verona, era un giocatore che poteva già stare in prima squadra della Juventus per qualità e struttura fisica. Oggi chi lo acquista, prende un giocatore italiano di grande livello.

Un possibile paragone, chi può ricordare in nella Serie A di oggi?
Lui spazia su tutto il fronte di attacco. Forse Immobile come giocatore anche se dal punto di vista fisico è più potente. E’ un calciatore che sa fare tutto, sa giocare negli spazi, di sponda forte di testa, forte in profondità, ha tecnica di un giocatore di livello: è un giocatore completo. 

Kean potrebbe giocare in coppia con un centravanti con le caratteristiche di Edin Dzeko?
Assolutamente si, per le sue caratteristiche essendo mobile si può sposare con qualsiasi tipo di attaccante. I giocatori bravi possono giocare insieme sempre, anche se apparentemente non hanno delle caratteristiche tecniche perfette per farlo. Sono giocatori che per tecnica e fisicità combinano senza problemi.

Ha avuto qualche problemino con la nazionale di Mancini e anche con l’Everton, come ritardi nelle sedute tattiche. Lei aveva riscontrato qualche problema con il giocatore?
No. Io l’ho preso sotto età e quando un giocatore viene sotto età non combina mai danni per una forma di rispetto, perché è più piccolo. Non mi ha dato problemi perché secondo me è un ragazzo buono. Lui è stato additato come nuovo Balotelli, come testa matta. Il ragazzo alla fine non è che ci crede ma ci casca su queste dichiarazioni. Non crea problemi è un ragazzo educato e per bene. Con noi è stato perfetto. Quando ho allenato El Shaarawy al Padova mi sono state fatte le stesse domande perché dicevano che al Milan dava problemi, ma per l’esperienza che ho avuto io non mi ha dato alcun problema. Calcisticamente e dal punto di vista comportamentale i due ragazzi non si discutono.

Per come gioca la Roma, per quello che ha bisogno e per un progetto di ringiovanimento avviato dal ds Petrachi, lei lo consiglierebbe ai giallorossi?
Assolutamente si, è uno acquisto che farei, perché un giocatore forte. Oggi la Roma gioca con un trequartista alle spalle di un terminale offensivo. Lui è una doppia punta, quindi se lo prende per giocare qualcosa nell’aspetto tattico della squadra cambia. Se uno lo prende per fare l’alternativa a Dzeko è un altro discorso. 

Kean è molto amico di Zaniolo.
Si, per fare casino (ride). Scherzavo… Ci sta che ogni tanto un ragazzo possa andare sopra le righe. Quando sbagliano pagano.

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Wegerup: “Ibra-Roma? Mai dire mai. È contento dell’entusiasmo dei tifosi”

Jennifer Wegerup, corrispondente della SVT in Italia è intervenuta in esclusiva a Retesport. Queste le parole dichiarazioni della giornalista che ha seguito Zlatan Ibrahimovic nel corso di tutta la sua carriera. 

Esiste secondo le la possibilità di vedere Ibrahimovic alla Roma?
Nella vita mai dire mai, anche se al momento non lo ritengo molto probabile. Se non andasse alla Roma mi dispiacerebbe perché mi piacerebbe vederlo in una squadra nel sud Italia. Ma la vedo difficile”. 

C’è stato uno scambio di complimenti con Carlo Ancelotti.
“Il rispetto reciproco sarebbe importante per un suo ipotetico arrivo, ma non è facile dire che possa andare al Napoli, così come è detto che possa andare al Milan. In questo momento si parla tanto di Zlatan, ma è ancora incerto il suo futuro. Non sa ancora se smettere di giocare oppure continuare”.

Dal suo addio ai Galaxy sembrerebbe voler continuare a giocare.
“A Zlatan piace fare un po’ questi giochi, prendere un po’ in giro i media. L’anno scorso aveva fatto un po’ capire che sarebbe tornato al Milan, e invece così non è stato. Si diverte. È un vincente, ma non tornerebbe in Italia come nel 2012, è ancora indeciso sul suo futuro visti i suoi 38 anni”. 

Sta mettendo il pallone davanti ai soldi?
“Sì, anche perché i soldi ne ha anche se per lui sono stati importanti. Contano adesso più le questioni sportive. A 38 anni possono essere molti nel calcio, ma non nella vita. Lui ha tanti progetti futuri, quindi sta valutando se cominciare subito a lavorare su questi o continuare invece a giocare”. 

Sa già cosa fare dopo il calcio giocato?
“Lui si sente ancora calciatore, ma non è detto che possa continuare. Il calcio è stata la sua vita. Non mi sembra il tipo di giocatore che quando smette comincia a fare l’allenatore. Ha molti progetti commerciali: essendo molto intelligente potrebbe fare tanti progetti anche per gli altri, ma ci vuole anche la voglia da parte sua”. 

Potrebbe scegliere una squadra che gioca le coppe europee, ma magari giocare meno partite.
“Lui non è il tipo, vuole essere il numero uno e il leader in qualsiasi squadra. Non può avere un ruolo minore diverso dal re”.

Lui è ancora il sogno di molte tifoserie.
“Lui ha sicuramente l’Italia nel cuore, e gli fa piacere che molti tifosi lo vorrebbero a Roma e in altre squadre”. 

Pensa più a un ritorno di Ibra al Milan o una nuova avventura?
“Il Milan gli è rimasto nel cuore, non c’è paragone con Juve e Inter. Era molto dispiaciuto quando lo hanno mandato via nel 2012 perché non c’era più i soldi di una volta. Questo è un altro Milan, molti lo vorrebbero per salvare il club: spetterà a lui decidere dove andare”. 

 

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ESCLUSIVA – [AUDIO] Balbo: “Dzeko è un campione. Pastore è tornato. Florenzi? Spero non vada via”

“Dzeko è un campione”. Non ha dubbi Abel Balbo (87 gol in 182 presenze con la Roma). L’ex centravanti argentino, intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport, non fa drammi per il leggero momento di flessione del bosniaco: “Attraversa alti e bassi come tutti, ma in questo momento è solo un po' stanco. Purtroppo non ha un sostituto e deve giocare sempre, ma si riprenderà presto. Non può mai riposare, neppure in Nazionale. Dzeko sa giocare molto bene con la palla. Lui ama tornare in dietro e mettersi al servizio della squadra. L'area di rigore andrebbe coperta da qualche suo compagno quando lui si abbassa. Il ritorno di Mkhitaryan lo aiuterà a segnare di più”

FLORENZI: 

"Non mi aspettavo queste difficoltà. Normalmente il capitano gioca sempre, ma questo non vuol dire niente. Florenzi credo soffra più il fatto di non giocare che la fascia da capitano. Deve parlare con la società e capire quello che è meglio per entrambi. E’ strano che non giochi, ma Fonseca non è matto. Sarebbe una perdita importante per la Roma, mi dispiacerebbe se andasse via”

DE ROSSI: 

"In Argentina non è facile, tutto viene vissuto in modo esagerato. E' andato al Boca in un anno complicato, quello delle elezioni del club. Vengono dalla sconfitta in finale della Copa Libertadores. Non è arrivato nel momento migliore. In futuro lo vedo bene come allenatore, ha tutte le caratteristiche per fare bene il tecnico”

PASTORE: 

"Non mi aspettavo le sue difficoltà iniziali, perché lui è un campione straordinario. E' tornato quello che conoscevamo”

EMOZIONI: 

"Il derby del 3-0 (quello del 27 novembre 1994) è un ricordo straordinario, una delle giornate più belle della mia vita. A casa mi hanno aspettato con lo champagne. Venivo da Udine, non ero abituato a certe situazioni. E' stato meraviglioso”. 

 

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Civitarese (Mental Coach): “Molti atleti non riescono ad esprimere il talento. Hanno un blocco che viene dettato dalle critiche”

Roberto Civitarese (Mental coach) è intervento in esclusiva ai nostri microfoni, soffermandosi su questa nuova figura che piano piano sta diventando sempre più presente nel calcio.

Un allenatore, al giorno d'oggi, deve essere uno psicologo, un mental coach o lavorare sul campo?

"In ordine di priorità si deve prima entrare nella testa del calciatore e poi sul campo. Perché è ormai risaputo che l'aspetto mentale è la centralina del motore. Così facendo, si mette nelle condizioni il calciatore di offrire una prestazione al massimo del potenziale".

Come si fa ad entrare nella testa dei giocatori?

"Un allenatore nuovo deve tirare una riga e lasciare il pregresso alle spalle. Primo aspetto importante è quello di guardare avanti e condividere un obiettivo di squadra comune. Per prima cosa devo capire prima in che direzione si vuole andare. La realizzazione dell'obiettivo diventa la leva motivazionale che mi spinge in campo ad andare al massimo. Il secondo passaggio è l'analisi delle risorse che si hanno a disposizione. Si deve guardare al futuro definendo un obiettivo, nel calcio non è un abitudine frequente purtroppo".

È più semplice entrare nella testa di un calciatore giovane come Zaniolo, oppure nella testa di un giocatore esperto come Dzeko?

"Ci sono sempre dei pro e dei contro, se hai davanti un giovane hai il vantaggio di avere un atleta inesperto e quindi c'è tutta una struttura mentale da poter plasmare. Invece con il giocatore esperto, hai un pregresso storico che forma le sue convinzioni. Il rovescio della medaglia però c'è ed è l'inesperienza del giovane, con la conseguenza di avere poche risorse a disposizione. L'esperto, che in passato ha già vissuto dei momenti negativi, ha già fatto questo tipo di esperienze e di fronte ad una situazione negativa riesce a districarsi meglio".

Oltre ai calciatori, anche gli allenatori avrebbero bisogno del mental coach?

"Qualcuno si sta avvicinando. L'allenatore però ha una resistenza, perché pensa di essere già un mental coach per la sua esperienza. Io invece credo che bisogna acquisire delle tecniche per poter entrare nella testa del calciatore e velocizzare il processo dei risultati".

(Domanda ascoltatore) A cosa serve il mental coach ai calciatori? Loro hanno i fans e uno stipendio invidiabile.

"No, anzi è l'esatto contrario. Negli altri sport, ad esempio, ci sono il primo posto, il secondo e il terzo. Nel calcio questo non c'è. Chi arriva secondo viene considerato il primo degli sconfitti. Se perdi una partita, vieni ricoperto di critiche e di conseguenza superare questi momenti diventa difficile".

Quali sono le difficoltà che più spesso ha riscontrato? Ansia da prestazione o da critica, ad esempio. 

"Quella più frequente è l'incapacità di esprime il proprio talento. Molti atleti mi chiamano perché non riescono ad esprimersi come l'anno prima. Hanno un blocco che viene dettato da critiche, situazioni societarie o magari contrattuali. Da una serie di situazioni, che impediscono al calciatore di andare in campo con la testa libera".

Win-win nel calcio?

"Vincere aiuta a vincere. Fa parte di un processo che è questo: l'identità. Ad esempio: io mi ritengo una giocatore o una squadra forte e vado in campo giocando in un certo modo. Vado in campo oggi, vinco e mi sento più forte di ieri. Prendo ad esempio l'intervista di Maran, che per motivare la sua squadra ha fatto vedere dei filmati sul Manchester City. I risultati sono stati ottimi, perché sono riusciti a mettere sotto una squadra forte come l'Atalanta".

(Domanda ascoltatore) Come fa un giocatore che guadagna 4 milioni ad avere bisogno di un mental coach, un padre di famiglia che deve fare?

"Ogni persona vive una sua realtà. Se un giocatore guadagna milioni, ma è insoddisfatto, non avrà la problematica del mutuo a fine mese d'accordo. Il vero problema è che si dovrà confrontare con l'aspettativa della tifoseria o della società nei suoi confronti".

 

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ESCLUSIVA – Simplicio: “Pastore alla Totti, in quel ruolo ha cambiato la Roma”

L'ex centrocampista della Roma Fabio Simplicio è intervenuto in esclusiva a Retesport. 

Sull'ottima condizione di Javier Pastore, suo ex compagno di squadra al Palermo.
"Javier deve giocare trequartista, deve giocare nello stesso ruolo di Totti per fare il fantasista. Pastore può fare la differenza, ma solo se è libero dalle coperture e solamente se può inventare calcio".

Pastore può giocare ancora a questi livelli?
"Sì, ha avuto delle difficoltà nel reinserirsi nel calcio italiano ma ora sta tornando. Adesso riuscirà sicuramente a fare meglio e a mostrare le sue qualità. Da quando ha cominciato a giocare come sa fare la Roma ha fatto un salto di qualità e in classifica". 

La Roma impegnata in campionato e in Europa League.
"Per lo scudetto è complicato, perché c'è la Juventus, ma sicuramente può fare tanto bene in campionato e in Europa". 

Le piace questa Roma?
"Sì, assolutamente. Devo solo ringraziare la Roma e i tifosi. È stato un onore indossare questa maglia.. È arrivato il momento di costruire una squadra che possa vincere i trofei".

Qualche giocatore da Roma che milita in brasile?
"Bruno Henrique del Flamengo sta facendo tanto bene, è una delle promesse del calcio brasiliano".

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[ESCLUSIVA] – Cagni: “Fonseca è un allenatore capace e con intuizione. DiFra doveva avere la forza di dire ‘no’ alla Samp”

Gigi Cagni, ex allenatore, è intervenuto ai nostri microfoni sul momento della Roma, l'approccio di Fonseca e l'integralismo nel calcio. Ecco le sue parole:

SU FONSECA – "Fonseca mi è sempre piaciuto, un allenatore capace con intuizione. Alcuni comportamenti avuti non mi sono piaciuti, ma quello non c'entra con il calcio. I giocatori lo ascoltano. L'intuizione di Mancini è di un allenatore che capisce di calcio. Lui è stato intelligente a cambiare e si è adeguato. La cosa che ci dobbiamo chiedere è il perché di tutti questi infortuni. Lui è stato intelligente perché ha capito che qui c'è la cultura del risultato. Stiamo parlando di 7/8 assenze tutte insieme, l'allenatore bravo è quello che non è integralista e si è adattato alla situazione. L'allenatore integralista non ha mai vinto nulla, saper leggere la partita e le situazione fa parte delle capacità di un allenatore. Fonseca mi sembra un bravo allenatore".

CONSIGLIO A DI FRANCESCO – "La fortuna di un allenatore sta nell'incontrare un giocatore alla fine della sua maturazione. In Italia abbiamo troppo fretta, la cultura calcistica andrebbe cambiata. Con la fretta è difficile programmare, non è possibile cambiare allenatore dopo tre o quattro partite. Giampaolo, a mio modo di vedere, non era adatto alla situazione del Milan. L'errore che spesso viene commesso, è che oggi il tecnico viene scelto dopo la pianificazione del mercato. Con Di Francesco ho parlato e gli ho detto che nel momento in cui ti prende una società come la Sampdoria, ma poi viene lampante il ruolo da para fulmine, si deve avere la forza di dire no. Anche Ranieri sta incontrando difficoltà"

GLI ALLENATORI – "Guardiola non è un integralista ed è un vincente. Lo spagnolo, tatticamente ha un'idea ma non è bloccata, al City non fa quello che faceva al Barcellona. Klopp segue la sua strada, il suo gioco non è come quello che proponeva a Dortmund. Sacchi, in quel periodo storico con quei giocatori ha potuto fare tutto, non può essere paragonabile. Al Milan non era così integralista, aveva portato una mentalità diversa ma non il gioco. Sarri è una persona furba, intelligente ma non integralista, non ha inventato il calcio. Ancelotti da quando è arrivato a Napoli ha sopravvalutato tutto, l'errore più grande è che non è riuscito a dare un'identità fissa alla squadra".

GIOCATORI PROFESSIONISTI – "In Italia ci sono molti giocatori infortunati, i calciatori dovrebbero essere più professionisti. Ronaldo è un esempio e i giovani dovrebbero seguire lui. Certi giocatori di grandissima qualità e che vogliono vincere, non vengono qui per caso. Se dovesse ritornare in Italia uno alla Ibrahimovic, arriverebbe per vincere. Sono giocatori di qualità superiore e non vengono per fare figuracce".

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Mister Guidi: “Mancini giocava a centrocampo, Zaniolo era esuberante. Vi racconto come li ho allenati da giovani”

Federico Guidi, il tecnico che ha allenato Mancini nelle giovanili della Fiorentina, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport. Queste le sue dichiarazioni.

Il giovane Mancini giocava a centrocampo?
“Gianluca nasce centrocampista centrale. Con me ha lo scudetto Giovanissimi Nazionali e giocava centrocampista. Negli Allievi decidemmo di arretrarlo perché aveva maggiore facilità di arrivare nel calcio che conta. Molti sono i meriti di Gianluca come difensore centrale, ma mantenendo sempre l’impostazione da centrocampista che fa partire l’azione. Credo tuttavia che sia una situazione tampone in attesa del ritorno degli infortunati”. 

Avete arretrato Mancini per facilitare il suo inserimento in prima squadra?
“Quando lavoravo nel settore giovanile avevo la missione di portare i ragazzi nel calcio che conta e quindi cercavo di capire le qualità dei ragazzi e le loro prospettive. Gianluca aveva furore agonistico, ma anche le qualità da difensore: aveva poi poco dinamismo per fare il centrocampista, se non quello di contenimento”. 

Può essere un jolly per il centrocampo?
“Nel calcio moderno se un calciatore riesce a ricoprire più spazi possibili sicuramente ha maggiore possibilità di giocare e far bene”. 

Il Mancini uomo?
“Gianluca è sempre stato un ragazzo che fa del grande carattere e della personalità le sue qualità migliori. Non si è mai abbattuto, neanche davanti alle difficoltà, in allenamento ha sempre lottato come se fosse una partita di campionato e questo lo ha portato a una crescita esponenziale. Del suo carattere ha fatto un punto di forza per fare bene, oltre naturalmente alle sue qualità indiscusse da difensore”.

Differenze tra difesa a tre e a quattro?
“Ha interpretato entrambi i modi di difendere. Gli schemi di Gasperini e Fonseca sono diversi ma lui si è adatto ad entrambi. Nel duello non ha paura di nessuno, anzi, si esalta. Poi ha attenzione e le qualità giuste per giocare con Smalling. Gianluca nel duello individuale è molto forte: ha tempo nel contrasto e nei duelli aerei: l’inglese può essere il suo compagno ideale”. 

Zaniolo?
“Lo ho incrociato per poco tempo, solamente in un ritiro estivo, ma lo conosco bene perché ha fatto tutte le trafile del settore giovanile della Fiorentina. È sempre stato di grande livello, è tra i migliori 1999 della Fiorentina. Leggeva spazi già da piccolo, aveva doti tecniche davvero eccezionali. Era un carattere molto particolare, un ragazzino esuberante, ma adesso è uno dei grandi talenti del panorama europeo. È cresciuto fisicamente e qualitativamente. Se continua questa maturazione sarà destinato a regalare grandi soddisfazioni”. 

Perché secondo lei l’Inter lo ha lasciato andare? Chi sarà il nuovo Zaniolo?
“Le dinamiche del mercato portano a fare scelte molto dolorose per creare patrimoni e plusvalenze. In pochi si potevano aspettare un impatto così immediato e devastante di Zaniolo in Serie A. Il prossimo nome? Mi piace Bouah, un ragazzo molto sfortunato. Nicolò Fagioli della Juventus è un altro gran bel prospetto”. 

Alessio Riccardi era finito al centro di una presunta trattativa con la Juventus. È rimasto a Trigoria ma non trova spazio in prima squadra.
“Io sono innamorato di Riccardi. L’ho avuto nell’Under 19 azzurra sotto età, ne ho apprezzato le abilità tecniche ma anche l’umiltà e lo spirito di sacrificio. Alessio sta terminando la sua maturazione, non è semplice entrare nella Roma. Lui è un precoce: ha giocato sempre sotto età facendo vedere abilità che non sono comuni. Quest’anno credo finirà il suo percorso nel settore giovanile, per poi cominciare quello tra i professionisti. Ha la capacità e l’intelligenza di poter fare più ruoli”. 

 

 

 

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[VIDEO] – Verdone: “Vedo più demeriti che sfortuna. Il problema è la preparazione”

Carlo Verdone è intervenuto ai nostri microfoni prima del match tra Roma e Milan, soffermandosi sul momento della squadra giallorossa e soprattutto sui tanti infortuni che si sono registrati in questo avvio di campionato: "Vedo più demeriti che sfortuna. Il demerito è soprattutto nella preparazione. Tutti questi ragazzi che si fanno male è un numero troppo grosso, io farei meno partire all'estero e più ritiri con allenamenti graduali. Poi io non sono un preparatore, ma credo che ci sia un fattore di allenamento iniziale".

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ESCLUSIVA – Nocerino: “Pastore è uno dei tre top player della Roma. De Rossi? Vorrei il suo pigiama”

Antonio Nocerino, ex centrocampista della Juventus di Ranieri e del Palermo di Javier Pastore, è intervenuto in esclusiva sulle frequenze di Retesport: “Ho giocato in MLS fino a qualche anno fa, poi ho deciso di rimanere qui in Florida per i bambini: studiano qui, hanno trovato gli amici e non vogliamo scombussolarli. Quando sono arrivati qui hanno patito un po’, adesso invece non vogliono andarsene più (ride, ndr). Quando sono andato al Benevento, ho lasciato la famiglia in America. Questo è il Paese delle opportunità, vince la meritocrazia e se lavori duro ottieni grandi risultati”. 

Lei ha giocato al Palermo con Pastore. Alla Roma è stato frenato dagli infortuni.
“Lui non è un problema, ma un valore aggiunto. Lo seguo tanto perché siamo amici e abbiamo un rapporto splendido. Nella Roma ci sono tre campioni che possono giocare ovunque: Pastore, Mkhitaryan e Dzeko. Il problema fisico fa parte della carriera del giocatore, ma una volta risolto i tifosi devono avere la pazienza di aspettarlo e di credere in lui. Javier è un ragazzo incredibile e di un livello impressionante. Il Flaco ha una classe esagerata, ha una qualità sopra la media. Lui a Roma ancora non si è espresso al cento per cento e mi auguro che lo possa fare”. 

È stato allenato da Ranieri. 
“È un allenatore davvero bravo, e un uomo di parola. Una grande persona, un uomo d’altri tempi. L’ho seguito l’anno scorso alla Roma, mi ha emozionato quando la Curva gli ha dedicato lo striscione e lui ha pianto. Questo è il calcio che mi piace. Senza l’amore dei tifosi, noi calciatori non siamo niente. Anche per questo sono partito per l’America: mi ero stancato del calcio non reale, il calcio su Instagram, i selfie, le foto. Si perde di vista la realtà: bisogna onorare la maglia, i tifosi che fanno sacrifici per comprare i biglietti. Loro lavorano anche dieci ore al giorno per arrivare a fine mese, i giocatori devono immedesimarsi nel tifoso che cerca un sollievo in quei novanta minuti. Dobbiamo rispettarli e dare tutto per rappresentare non il nome che il giocatore ha sulle spalle, ma lo stemma del club che abbiamo davanti. 

La scelta di De Rossi?
“Amo Daniele, è il mio idolo calcistico. È un giocatore impressionante, un ragazzo d’oro. Come è arrivato al Boca gli ho chiesto di mandarmi una maglia, anche perché ho tutte le sue della Roma. È un ragazzo impressionante. La Fiorentina? Non lo vedo con un’altra maglia in Italia. Lui ha fatto una scelta d’amore e passione andando al Boca. Da amante del calcio, da romantico spero che non finisca mai di giocare. Lui è un riferimento, come uomo e come calciatore. Mi prenderei anche il suo numero 16 se lo avesse sul pigiama”. 

Il Milan?
“Mi dispiace vederlo così. Sta vivendo sei anni di alti e bassi, dispiace vederlo così pensando a quello che ha fatto invece in passato. Boban e Maldini per me sono una garanzia, sono persone molto intelligenti e che vivono il calcio, spero possano riportare il Milan dove realmente merita. Pioli? Una volta che prendi Giampaolo il Milan avrebbe dovuto mettere in conto che ci voleva del tempo per dare un’identità alla squadra. La Juve con Sarri non ha avuto bisogno di tempo perché ha giocatori di un altro pianeta. I rossoneri avrebbero dovuto avere pazienza, ma il calcio non ti dà tempo. È facile cambiare una persona perché non si possono cambiare 25 giocatori: che questi calciatori si facciano un esame di coscienza per capire in quale club stanno giocando”.

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[ESCLUSIVA] Bellucci: “Dzeko lo faccio giocare sempre, anche con l’armatura. Totti forse voleva essere più partecipe, ma i padroni comandano sempre purtroppo”

BELLUCCI SAMPDORIA ROMA  – Claudio Bellucci (ex giocatore della Sampdoria) è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, parlando del suo passato a Roma, le partite da giovane giocate con Totti, sulla prossima sfida dei giallorossi a Genova contro la Sampdoria di Ranieri e sull'attaccante bosniaco: "Dzeko lo faccio giocare sempre, anche con l'armatura". Ecco le sue parole: 

SULLA ROMA E LA SAMP "La Roma si avvicina molto di più alle proprietà moderne, il presidente sta vicino a suo modo. Da quello che si dice i tifosi non mi sembrano molto contenti. Poi però c'è da dire che i risultati in Champions League sono stati raggiunti con questa proprietà. Purtroppo mi trovo in difficoltà perché sono tifoso sia della Roma che della Sampdoria. Io mi ritengo fortunato perché alla Samp mi portò Mantovani, una grande famiglia che ha fatto la storia del club: come il Leicester in Inghilterra".

SU TOTTI – "Io da allenatore ho iniziato con la Lodigiani, ho rifatto il giro da dove avevo iniziato. Con Totti feci qualche torneo alla Lodigiani, lui più piccolo veniva a dare una mano ai più grandi. Mi fa effetto vederlo fuori dalla società, è stano molto strano. Totti forse si aspettava di essere più partecipe sulle scelte societarie e soprattutto tecniche, non è uno stupido e l'ha spiegato bene nella sua conferenza stampa. I padroni comandano sempre purtroppo".

DDR – "De Rossi aveva voglia di giocare e non voleva incontrare la Roma, è stata una scelta di cuore. Il Boca è una delle squadre più importanti, non è andato in Qatar o in Cina a prendere soldi. Ha fatto bene, sono esperienze che ti cambiano la volta. Quando rientrerà farà tutti i corsi del caso e diventerà un grande allenatore. Si vedeva anche in campo con tutti i consigli che dava, lui a Roma è stato un esempio".

SUL PORTOGHESE – "Fonseca non è un allenatore che specula, vuole raggiungere il risultato con il suo gioco. Bisogna accettare questo altrimenti non ci evolviamo mai. L'allenatore bravo è quello che si aggiorna e migliora, Conte è un esempio per questo. Fonseca è da seguire".