Massimo Ghini, attore, regista teatrale e grande tifoso romanista, è intervenuto ai microfoni di Retesport: “Subito dopo la sconfitta contro il Siviglia, un giornalista dell’ANSA mi ha telefonato e mi è dispiaciuto esser rimasto un po’ solo, nel segnalare quanto di brutto accaduto a Budapest. I romanisti spesso passano per piagnoni, ho ripensato alla storica frase di Dino Viola che gli uomini veri non piangono mai, ma quella finale è stata magistralmente arbitrata da Taylor, che in inglese significa sarto, ecco dovrebbe fare il sarto forse e non l’arbitro. Ci hanno rubato un sogno. L’atteggiamento del fischietto britannico mi è sembrato condizionato da qualcosa, non voglio andare oltre, ma è stato evidente, al di fuori di teorie complottistiche”.
“La Roma non ha perso solo una coppa, ma un business da oltre 80 milioni di euro – prosegue Ghini – gradirei che di fondo ci fosse una serenità di controllo su una partita di calcio, che porta con sé valori economici importanti per la società. E’ incredibile che si continui a spendere soldi per avere il VAR, che ancora non ho capito a cosa serva visto che se esiste andrebbe usata meglio. Con gli stessi soldi utilizzati, si potrebbe aprire un ospedale in Africa, servirebbe molto di più visto quello che è accaduto. Ho fatto queste dichiarazioni, non mi aspettavo medaglie al valore, ma a parte la tifoseria generica, mi aspettavo una prese di posizione forte della società e magari di altri personaggi importanti. Nel calcio oggi comanda il business, bisogna fare attenzione”.
Mourinho e lo stadio pieno?
“Con un signore come Josè Mourinho è naturale che allo stadio ci sia grandissima partecipazione. Voglio bene a tutti, ma senza di lui tutto quello che è successo nel bene e nel male dipende da questo signore. La finale di Budapest è stata rubata, me ne assumo la responsabilità. Spero che ci sia da parte della dirigenza giallorossa una strategia adeguata per rafforzare questa squadra che ha di base, a mio modesto avviso, grandissime potenzialità. Nel finale di stagione scorsa l’infermeria si è riempita all’inverosimile, è un gran peccato. Lo spirito di gruppo costruito è fondamentale, serve adesso completare l’opera con innesti funzionali più che con nomi presi tanto per…”
Qualche aneddoto della tua carriera che ti lega alla Roma?
“Il mio rapporto è questo, faccio un esempio: nel film ‘I cassamortari’ diretto da Claudio Amendola, nell’ultima scena del film si annuncia la morte di Claudio e io mentre parlo con la moglie al telefono, dopo le classiche condoglianze esclamo ‘Sempre Forza Roma signora’, al di fuori del copione. Allo stop applausi e risate di Amendola che non ha voluto tagliare questa battuta. Questo per dire come vivo la Roma anche sul set”