La Repubblica – M. Pinci. Fiducia a tempo. Limitato, se non limitatissimo. La coppia Ryan Friedkin-Tiago Pinto, ha deciso di cavarsela così, rinviando la decisione sull’allenatore Paulo Fonseca dopo la doppia figuraccia di Roma-Spezia. Hanno preferito rimandare, prendere tempo, osservare: un po’ perché Pinto non trovava una grande idea presentarsi licenziando Fonseca una settimana dopo averlo coperto di elogi nella conferenza stampa di presentazione. Un po’ per concedersi lo spazio di cercare una soluzione reale
Di certo però la (s)fiducia a tempo ha un’origine. Nata da una convinzione: la squadra non si fida più dell’allenatore. O meglio, non si fida di lui da tempo. Ma adesso, questa mancanza di fiducia rischia di trasformarsi nel detonatore di una crisi. E la responsabilità, a questo punto, è anche del duo che ha preso di forza il timone della società: Pinto ha debuttato col derby e nelle sue prime due uscite da nuovo general manager la squadra ha toccato il punto più basso della sua stagione. Magari anche perché in questo nuovo assetto, introdotto senza un passaggio morbido, è improvvisamente aumentata la distanza tra il gruppo squadra e la dirigenza: l’impressione è quella di un enorme vuoto di potere in quell’universo che si trova tra la proprietà e la squadra, in cui un po’ per scarsa conoscenza di chi è arrivato, un po’ per carenza di dialogo, tutte le figure di mezzo faticano a trovare un posto. Facendo venir meno la linea di comando dal numero uno – anzi, dai numeri uno – ai calciatori.