Categorie
NEWS

Le 3 cose che ci ha detto Roma-Fiorentina

Le 3 cose che ci ha detto Roma-Fiorentina

Matteo Corona

Sniper Veretout In un campionato dove in totale si sono concessi quasi 200 rigori e in generale nei tempi attuali – dove c’è stato, grazie a video, statistiche e dati, un netto miglioramento dei portieri negli interventi sui tiri dal dischetto – avere in squadra uno specialista dagli undici metri non è cosa da poco. Ecco, in tal senso, la Roma può sorridere: Jordan Veretout, grazie ad una freddezza glaciale, si sta rivelando non solo una pedina fondamentale dei giallorossi, ma anche un’arma in più dal dischetto. Il francese, con la doppietta di ieri alla sua ex squadra, ha siglato il suo sesto gol in campionato, il quinto su rigore. “Rigorosa” doppietta che non è una novità per l’ex viola: ci era già riuscito, nel suo primo anno con i fiorentini, in Coppa Italia con la Samp. Il centrocampista, dopo l’errore di Kolarov dell’andata contro il Napoli, si è preso questa responsabilità e non ha più sbagliato. Tutti i rigori sono stati tirati in maniera impeccabile, anzi, se proprio vogliamo trovare l’ago nel pagliaio, il primo ai campani è stato quello più “rischioso”. La bravura di Veretout in queste circostanze è dovuta da vari fattori. La personalità che lo contraddistingue riesce ad emergere anche in questi frangenti, garantendo pragmatismo ma soprattutto una lucidità notevole. C’è poi la questione tecnica che, per vari aspetti, è passata in secondo piano. Molti si immaginano Veretout come il “mastino” in mezzo al campo che lotta, ruba i palloni e rompe il gioco, ma il francese non è solo questo. Le sue qualità sono ben rappresentate nelle esecuzioni verso la porta avversaria: la splendida rete al Parma ne è l’emblema, ma anche il gol – annullato – meraviglioso sotto l’incrocio firmato contro la Sampdoria. Insomma, le caratteristiche, la condizione fisica e le risorse di Veretout nei giallorossi sono fuori discussione a prescindere – soprattuto in questo rush finale – se ci aggiungiamo, poi, anche il suo ruolo prezioso nell’essere un autentico cecchino, il tutto diventa ragguardevole. La Roma, soprattutto con questa nuova disposizione, ha bisogno di Veretout, per equilibri, spirito di sacrifico e a quanto pare per freddezza.

Effetto pazienza La gara di ieri sera ci ha detto fondamentalmente una cosa: la Roma ha avuto la pazienza e la calma di aspettare, mostrando di saper colpire al momento giusto e, soprattutto, appena possibile. La Fiorentina abbassava il baricentro rapidamente e con efficienza, chiudendo con ordine ogni spazio. Al primo vero errore in fase di marcatura, Bruno Peres ha preso il tempo a Lirola, costringendolo al fallo in area. Discorso analogo nell’azione che ha portato al secondo rigore: dopo il palo di Kolarov, hanno provato, in successione, Perez e Dzeko. Da ricordare, inoltre, il legno di Mkhitaryan colpito in precedenza. I giallorossi hanno dimostrato di saper gestire i momenti contro una squadra determinata – seppur senza più stimoli -. Aspetto da valutare con cognizione di causa, ma al tempo stesso da elogiare, in quanto in passato si era caduti nelle trappole difensive avversarie. Un esempio? Il match con l’Udinese. Un punto senza dubbio da evitare per le ultime partite, soprattutto con il Siviglia, è la lettura in occasione delle palle ferme. La rete subita da Milenkovic è la stessa identica di quella firmata da De Vrij, sempre da quella posizione. C’è, infatti, da considerare un tassello chiave: molte partite nelle fase a eliminazione diretta vengono risolte da palle inattive – soprattutto da corner – perciò ci sarà da limare e rivedere questi dettagli. Per il resto, la fase difensiva, ha funzionato. Bisognerà dare vigore e continuità a quanto proposto, magari anche con l’aiuto di Ibanez.

Solidità Kolarov Diciamoci la verità: Kolarov, nel ruolo di esterno con la difesa a 3, non avrebbe garantito più quella spinta dei tempi d’oro. Cosa più che ragionevole vista la carta d’identità. Questa nuova posizione a sinistra nella retroguardia ha rinvigorito e rivalorizzato il serbo. Tra l’altro, ai tempi del City con Guardiola, aveva già occupato quella parte di campo. Da questo punto di vista, la partita di ieri, da quando Fonseca ha cambiato, è stata la migliore per lui globalmente parlando. Se infatti nelle precedenze uscite aveva sempre mostrato segnali importanti, c’era stata qualche sbavatura, ad esempio con Spal e Inter. Contro la Fiorentina, difensivamente è stato impeccabile, contrastando brillantemente il giovane Vlahovic e sfoderando chiusure e supporto costantemente. Il dialogo con Smalling, poi, si è rivelato ancora notevole. Tutto questo accompagnato dal contributo prezioso in fase offensiva: disposizioni, rapidità nel far ripartire l’azione fino ad arrivare al palo colpito che poi ha portato al secondo rigore. Insomma, il giusto mix tra spinte e chiusure con buona regolarità. Col Siviglia, considerando la rapidità degli spagnoli, sarà necessaria una produttività maggiore, ma Kolarov, in questa “nuova vita”, sta fornendo le risposte giuste.