Rober Ibanez ha rilasciato un’intervista esclusiva al Corriere dello Sport. Questo un estratto delle sue dichiarazioni: «Con Mourinho ti viene voglia di imparare ogni giorno. E’ un allenatore che ti cambia le prospettive. Lui dice, tu fai».
Il Brasile la voleva già all’Olimpiade. Mourinho ha preferito evitare.
«In realtà Mourinho sapeva quanto io ci tenessi: mi ha solo detto occhio, se non vieni in ritiro poi devi recuperare il terreno perduto. Io sarei andato, perché un’occasione del genere non capita spesso. Poi abbiamo vinto la medaglia d’oro. … Ma la Roma ha deciso che era meglio di no e allora bene così».
Per la nazionale maggiore il tempo non manca.
«Ho tre passaporti. Io sono nato in Brasile, mi sento brasiliano e vorrei giocare nel Brasile. Ma vediamo. Ascolto chi mi chiamerà, il calcio è cambiato: tante squadre naturalizzano i giocatori».
Invece adesso Ibañez è un quasi titolare. E contro la Juventus diventa addirittura indispensabile visto l’infortunio di Smalling.
«Mi dispiace per Chris, che è un grande difensore. Da lui ho imparato molto. Non posso nemmeno dire che sia una fortuna per me, perché sono sempre stato pronto a giocare. In estate nessun giornale mi inseriva nella formazione titolare, invece mi sono ritagliato il mio spazio. Non ho mai pensato di considerare le proposte di altri club».
Con Mourinho ha imparato a buttare la palla in tribuna, se serve.
«Mourinho mi ha insegnato tante cose. Il primo giorno mi chiamò insieme al suo collaboratore Joao (Sacramento, ndr) spiegandomi cosa gli piaceva e cosa non andava bene. Mi colpì perché già conosceva tutti i giocatori della Roma. Ma non credo di aver modificato il mo stile. Semplicemente, preferisco sentirmi più sicuro. Se posso gioco la palla, altrimenti non rischio».
La Roma non ha ancora raggiunto la stabilità difensiva che serve per puntare in alto.
«Ci alleniamo tanto su questo. E’ un problema di squadra, sia quando difendi che quando attacchi. Non di singoli reparti».
In compenso sui calci piazzati siete spesso pericolosi .
«In allenamento ci impegniamo anche su questo particolare. Del resto per un difensore l’occasione per segnare capita quasi solo sulle palle inattive: sono momenti da sfruttare, possono essere decisivi».
I tifosi l’hanno criticata tanto dopo quel derby perso .
«Non mi sembra. Anzi, ho ricevuto tanti incitamenti. I tifosi della Roma sono i più caldi che abbia mai conosciuto. In Brasile sono paragonabili a quelli del Flamengo o del Corinthians. Una volta al supermercato non riuscivo a uscire a tra una foto e un autografo. Che entusiasmo!».
Viña potrà giocare a Torino?
«Non so, il viaggio di ritorno dal Sudamerica è lunga. Dipenderà da come sentirà lui. E da cosa deciderà l’allenatore».
Parlando di portieri, con Rui Patricio sembrate molto più tranquilli nel retropassaggio.
«Rui è una sicurezza, per carità. Ma è una questione di scelte tattiche degli allenatori. L’anno scorso Fonseca ci chiedeva di non passare il pallone indietro, perché era convinto che per buttare la palla avanti non fosse necessario ricorrere al portiere. Bastava un giocatore di movimento per la palla lunga».
In conclusione, che Juventus-Roma vedremo?
«Una partita speciale. Ci stiamo già pensando da giorni. Loro sono grandi, ma noi siamo in crescita»