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RETESPORT

Da Kyoto a ‘Casa Roma’ – Diario di viaggio (Day 2)

RETESPORT IN GIAPPONE (dal nostro inviato Gianluigi d’Orsi) – Quando nel 1868 l’imperatore Meiji decise di spostarsi a Edo (che sarebbe diventata Tokyo), Kyoto smise di essere la capitale del Giappone. Roma non ha mai smesso di essere la capitale, prima del mondo e poi d’Italia, rappresentando agli occhi di tutto il globo solo due colori. Francesco Totti da par suo non ha mai cessato di volerne essere l’imperatore, anche quando gli hanno messo in mano le chiavi d’oro di regni calcistici che a noi sembrano inarrivabili. C’era, il capitano, quando la Roma giocò l’ultima volta qui in Giappone contro il Tokyo: non scese in campo ma era il leader indiscusso della squadra. Era il 2004, si parlava di Taddei che poteva arrivare dal Siena e si temeva che il transfer di Mexes potesse essere negato. Arrivarono entrambi, il brasiliano si portò in valigia un certo “Aurelio”, che si teneva in serbo per sfoggiarlo solo con l’abito buono, quello giallorosso. Oggi aspettiamo Solbakken sperando che nasconda almeno un nuovo “Nicolò”, mentre Rick ha deciso che il suo, di transfer, sarà forzatamente lontano da Trigoria. E mentre la Roma sale sull’aereo del ritorno nel Sol Levante, sono stato a visitarla, Kyoto, passando per Nagoya col Shinkansen, il treno-proiettile vanto del Paese: ma con la città della Toyota è stato solo un arrivederci. Kyoto è rimasta quasi cristallizzata al momento dell’abbandono regale: i suoi numerosissimi templi sono sempre lì, partono dal centro e si arrampicano fino alle colline, dove si trovano anche i giardini più belli del mondo. E l’autunno giapponese tinge gli alberi che li circondano di giallo e di rosso, quasi ad indicare la rotta a Mourinho ed ai (suoi) prescelti. Atterreranno a Tokyo tra poche ore, e Tokyo ha preparato una sorpresa: nelle ultime ore nel cuore della capitale è comparso un “temporary store”, fuori c’è scritto “Casa Roma”, dentro è ancora vuoto. Ma sarà pronto per tempo, ed a noi non è sfuggito, tanto che di ritorno da Kyoto siamo passati a Shibuya per poterlo vedere e mostrare ai tantissimi romanisti sparsi nel mondo; ce ne sono perfino qui, anche giapponesi. Aspettano la Roma, ormai mancano poche ore e l’emozione non è solo la mia.

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