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Rassegna stampa

Parte l’aumento della Roma, Pallotta converte i versamenti

Parte l’aumento di capitale da 115 milioni di euro dell’AS Roma. L’operazione avviene dopo i versamenti in conto capitale effettuati lo scorso anno dal proprietario, l’americano James Pallotta, per riequilibrare i conti del club. Ora c’è dunque la conversione come passaggio finale. Una piccola parte dell’aumento sarà invece per cassa e a disposizione del mercato: in caso di integrale sottoscrizione circa 20,4 milioni. La semifinale di Champions ha però portato benefici ai conti giallorossi. Come riporta Il Sole 24 Ore, tuttavia nel prospetto informativo che accompagna l’aumento sono indicati diversi elementi di rischio. Viene precisato che l’operazione si inserisce in un contesto di significativo deterioramento della situazione economica, finanziaria e patrimoniale del gruppo, caratterizzata anche da un trend reddituale negativo, da un deficit patrimoniale per 129,3 milioni al 31 dicembre 2017, nonché da una situazione di elevata tensione finanziaria: al 31 marzo 2018, l’indebitamento finanziario lordo ammonta a circa 270 milioni. Sussiste anche il rischio che un peggioramento significativo dei risultati negativi possa condurre ad un ulteriore deterioramento patrimoniale tale da far ridurre il capitale sociale al di sotto del limite legale. Infine l’aumento non è sufficiente a far fronte al fabbisogno finanziario complessivo netto del gruppo per i 12 mesi successivi alla data del prospetto informativo. La stima del fabbisogno finanziario ammonta a 143 milioni e i proventi netti per cassa ammontano a 20,4 milioni.

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Nainggolan: “Meritavo il Mondiale. Voglio essere giudicato per le mie prestazioni in campo”

Radja Nainggolan, centrocampista della Roma e del Belgio, ha commentato la mancata convocazione al Mondiale di Russia 2018 da parte del ct Martinez. Queste le sue parole ai microfoni di HLN:

La tua carriera nel Belgio è arrivata alla fine?
Sì, ne ho avuto abbastanza, il mio addio ai Diavoli Rossi è ormai segnato, non continuerò a combattere. Avevo già pianificato di fermarmi se non mi avessero fatto andare al Mondiale. È vero che lo scorso anno ho considerato di rendermi indisponibile per il Belgio, ma ho comunque sperato di poter partecipare a un’esperienza come il Mondiale. Era un mio sogno da bambino e ora mi è stato portato via, ma me lo meritavo.

Il prolungamento del contratto di Martinez ha avuto un ruolo nella tua decisione?
No, perché l’ho scoperto dopo aver preso la mia decisione.

Ne hai parlato con qualcuno? Tua moglie, il tuo agente?
Il mio agente nemmeno sapeva che avrei annunciato il mio addio al Belgio. Ho solo scritto quello che pensavo. Brevemente e senza pensarci per ore. È venuto dritto dal cuore.

“Essere se stessi può dare fastidio a qualcuno”, hai scritto su Instagram…
Non mi piace indossare una maschera. Sono chi sono. Se ad alcune persone non va bene, non posso farci niente. Non cambierò per loro. Sono stanco di essere sempre dipinto come un cattivo ragazzo. Il calcio è ancora un hobby per me. Ok, è diventato il mio lavoro, ma io voglio essere giudicato per le mie prestazioni, non per quello che faccio fuori dal campo. Dovremmo parlare diversamente di Maradona per questo motivo? Ognuno è libero di fare ciò che vuole se in campo gioca bene. Pensate che tutti i calciatori siano bravi ragazzi? Non me ne vergogno.

Il Belgio intanto è in rivolta…
È una cosa difficile da capire. Ora sono nel Guinness dei primati.

Per cosa?
Per essere l’unico giocatore a cui non è stato permesso di andare al Mondiale per due volte di fila. È una cosa talmente incomprensibile che riesco già a riderci su.

Com’è andata la conversazione con Martinez domenica?
Mi ha chiamato attorno a mezzogiorno per sapere dove fossi. Mi ha chiesto se ero in Belgio o a Roma. Quando gli ho detto che ero a Roma, mi ha detto che sarebbe stato qui alle 18.30. “Incontriamoci all’hotel Hilton dell’aeroporto”. Il mio primo pensiero è stato questo: pensavo che volesse parlarmi faccia a faccia per essere sicuro che mi comportassi bene. Ho chiamato i miei compagni di nazionale (Mertens, Hazard, De Bruyne, Fellaini) per sapere cosa ne pensassero, se veniva per spiegarmi alcune regole o per dirmi che non sarei andato al Mondiale.

Quindi è successa la seconda cosa…
Sono triste, meritavo di esserci. Sono arrivato in semifinale di Champions League e con la Roma ho giocato bene. Non posso fare più di così. Quattro anni fa non mi è stato permesso di andare al Mondiale, ma la decisione non era basata sulle mie prestazioni, giocavo ancora al Cagliari. Le circostanze erano diverse. Nel frattempo ho giocato 4 anni con la Roma, ho giocato bene e non sono stato ricompensato.

Martinez ti ha dato una spiegazione…
Prima di tutto dico questo: il c.t. viene a Roma di domenica, ho pensato che fosse fantastico. Avrei fatto lo stesso al posto suo. Se ho un problema con qualcuno, vado da lui. Ha iniziato a dire che sono un top player con un ruolo importante nella Roma. “Se fossi un allenatore di club, costruirei una squadra su di te”, ha detto. “Ma in nazionale non è possibile. Non ho abbastanza tempo per farlo”. Ha anche detto che sono un calciatore troppo importante per partecipare al Mondiale come ventesimo della squadra. “Ci sono calciatori giovani che sarebbero contentissimi di entrare anche solo per un minuto, tu no”. In parte capisco la sua spiegazione quando parla di scelta tattica. Ma poi penso: se due centrocampisti dovessero infortunarsi? Mette dentro i giovani? Ha pensato che in panchina mi sarei comportato male.

Hai provato a convincere Martinez?
L’ho rassicurato del fatto che sarei stato pronto se avesse avuto bisogno di me. Se necessario anche come 22esimo, in qualsiasi ruolo. “Dimmi soltanto cosa ti aspetti da me”, gli ho detto. “Ma alla fine sei tu che prendi le decisioni”. La conversazione è durata circa 20 minuti. Alla fine, mi ha detto che la sua scelta non era ancora stata presa, anche se non era questo il caso. Dalle sue spiegazioni, sapevo che al 70% non sarei andato. Perché venire a Roma? Ha avuto paura di avere problemi se mi avesse portato in Russia.

Ti saresti comportato bene come sostituto?
Non ho mai causato problemi in panchina. Sono stato convocato 39 volte e ho giocato 30 partite, quindi ci sono già stato.

Hai parlato con Martinez dopo la vostra conversazione a Roma?
Ha provato a chiamarmi prima di annunciare le scelte alla stampa, ma ero in aereo. “Chiamami”, mi ha scritto in un messaggio. Quando sono atterrato, era già evidente che non ero nei 28 convocati. Richiamarlo non avrebbe avuto molto senso.

E ora? Guarderai le gare del Belgio?
In Russia non mi vedrete, vacanza è vacanza. C’è solo una cosa positiva di tutto questo: ho 5 settimane libere. Guarderò le partite in tv, anche per il rispetto che ho verso i miei compagni. Ho un rapporto davvero ottimo con tutti, dal primo all’ultimo calciatore. Hazard e Fellaini mi hanno scritto di rimanere calmo, ma mi capiscono. Così come Mertens, De Bruyne, Vertonghen… Gli auguro il meglio, spero che vadano il più avanti possibile al Mondiale. Abbiamo dei giocatori che possono permetterci di diventare campioni del mondo. Perché non crederci?

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Calciomercato

Roma, Monchi prepara l’offerta per Brahimi: pronti 25 milioni

Terminata ufficialmente la stagione giallorossa, da adesso spazio esclusivamente al mercato, con tanti nomi accostati alla Roma. Secondo quanto riportato dal quotidiano Record, Monchi avrebbe recapitato un'offerta da 25 milioni di euro per Yacine Brahimi, esterno offensivo del Porto di nazionalità algerina. I giallorossi avrebbero messo sul piatto ben 25 milioni di euro per strappare il giocatore dalla corte di Sergio Conçeicao. attaccante che ama giocare largo a sinistra dotato di un gran dribbling e di uno scatto bruciante, è anche un ottimo tiratore di calci piazzati.

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Canottieri Aniene, premiati Di Francesco, Under e Monchi. Il tecnico giallorosso: “Manteniamo intatta questa positività” (FOTO e VIDEO)

Dopo l'assegnazione di questa mattina al Salone del CONI del Premio Bearzot, alle ore 15 nel Circolo Canottieri Aniene si è tenuto il conferimento del Premio USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana), con Eusebio Di Francesco, Monchi e Ünder tra i protagonisti.

Le parole del dg Baldissoni: 

"Il contratto di Di Francesco? Voi mi appassionate… le parole vanno via gratis e non valgono niente, sono i fatti che testimoniano la possibilità di allungare il rapporto professionale, non c'è motivo per il quale non si debba continuare come fatto quest'anno, l'anno prossimo vogliamo ancora di più. Quando si lavora in questi contesti si ha successo se tutti lavorano insieme e tutti favoriscono il lavoro del mister e della squadra. Il rapporto è più che sano".

Le parole di Eusebio DI Francesco: 

"Non avrei firmato per questa stagione perché quando si sceglie un'avventura si cerca di ottenere il massimo, però mi fa piacere ricevere questi complimenti che sono alla base dello sport come questo premio. Nel calcio ci vuole qualità, all'interno della squadra deve esserci. Sono felice di ricevere questo premio. Mercato? Ora faremo due chiacchiere, bisogna raccontare un qualcosa, ma l'importante sono i fatti e quest'anno li abbiamo fatti in molte occasione. Portiamo avanti una strada positiva che vedo intorno alla squadra, dobbiamo mantenere intatta questa positività. Un giocatore che vorrei avere? Ünder (ride, ndr), lo voglio ancora più forte, i miei giocatori devono avere il senso d'appartenenza per la Roma. La difesa? La nostra difesa è andata bene e il lavoro paga, ci manca qualcosa davanti, siamo andati al di sotto delle nostre possibilità, in Champions invece abbiamo segnato abbastanza. Rinnovo? Se ne occupano gli altri, ho un altro anno di contratto, quando si firma qualcosa bisogna sempre fare qualcosa in più, se uno va male non se lo chiede. Io sono qui per lavorare con professionalità. Nainggolan non convocato? Io non sono qui a fare titoli, così ha scelto il CT, mi dispiace per il giocatore. Io non vivo il contesto e non posso giudicare le scelte del CT Martinez, ci sono delle dinamiche che uno non conosce”.

Le parole di Cengiz Under:

“Sono contento di ricevere questo premio, voglio migliorare l'anno prossimo perché ho altre cose da fare qui. Di Francesco mi ha dato fiducia, è salita nella seconda parte di stagione, spero di ripagarla ancora".

Le parole del ds Monchi: 

“Ringrazio tutti per il premio, per me è un giorno speciale ed è il mio primo premio che prendo a Roma, è un premio per il mio percorso. Mercato? Siamo contenti di ciò che abbiamo fatto, ma come ha detto il mister manca ancora molto da fare. Questa società, questa tifoseria deve dare di più per conquistare di più, questa deve essere la nostra motivazione, lavorare per dare ai tifosi ciò che vogliono. Dzeko? Resta con noi, mi aspetto che l'anno prossimo faccia una stagione simile a quella di quest'anno, tutti noi lo vogliamo qui. Alisson? Se va via è solo perché io ritorno a fare il portiere, questa è l'unica possibilità ma non so se sono pronto per rifarlo (ride, ndr). Rinnovi Florenzi e Di Francesco? Abbiamo deciso di parlare a fine campionato. Su Di Francesco, dico che lui sa quello che io penso di lui. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui un anno e sono molto contento di stare vicino a lui e credo che dobbiamo lavorare molto tempo insieme".

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Premio Ussi, ancora un riconoscimento per Di Francesco. Con lui Monchi e Ünder (FOTO)

Dopo aver ritirato presso il Salone d'Onore del Coni il Premio Enzo Bearzot, ancora un appuntamento istituzionale per Di Francesco. Il tecnico giallorosso è infatti ospite presso il Circolo Canottieri Aniene per l'annuale assegnazione dei premi Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana). Insieme a lui, il direttore sportivo Monchi e Cengiz Ünder, oltre al direttore generale Mauro Baldissoni. Nell’edizione 2017 il premio venne consegnato ad Alessandro Florenzi.

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Belgio, beffa Nainggolan: niente Mondiale. E annuncia l’addio! (FOTO)

Niente Mondiale per Nainggolan, ora è ufficiale. Il ct del Beglio Martinez non ha inserito infatti il giallorosso nell'elenco di coloro che prenderanno parte a Russia 2018, diramato attraverso il profilo ufficiale Twitter dei Diavoli Rossi. "Nainggolan è un top player – ha commentato Martinez –. Le ragioni dell'esclusioni sono tattiche. Negli ultimi due anni la squadra ha lavorato con uno specifico ruolo e altri giocatori lo ricoprono. Sappiamo che Radja è molto importante nel sul club, noi non possiamo dargli quel ruolo nella nostra squadra". Poche ore dopo la notizia, è lo stesso calciatore a replicare attraverso i propri social, annunciando l'addio alla maglia del suo Paese: "Purtroppo molto a malincuore termina la mia carriera internazionale… ho sempre fatto di tutto per poter rappresentare la mia nazione. Essere se stessi a volte puó dare fastidio… Da oggi saró il primo tifoso…".

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“Enzo Bearzot”, Di Francesco ritira il premio: “Un orgoglio allenare la Roma. Il mio rinnovo è l’ultimo dei problemi” (FOTO e VIDEO)

Ancora una soddisfazione personale per Eusebio Di Francesco: il tecnico giallorosso è il vincitore dell'VIII edizione del premio "Enzo Bearzot", organizzato dall'Us Acli in collaborazione con la Figc, perché "coraggioso, caparbio, tenace". Di Francesco succede al collega del Napoli, Maurizio Sarri, che aveva vinto la passata edizione. La cerimonia di consegna si svolge al Salone d'Onore del Coni a Roma in questo 21 maggio alle ore 12. Presenti Giancarlo Abete, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il commissario straordinario della Figc Roberto Fabbricini e il numero uno degli arbitri, Marcello Nicchi. Per la Roma si registra la presenza anche del direttore generale Mauro Baldissoni. Nel corso dell'evento, Fabio Maresca è stato premiato come miglior arbitro emergente. Queste invece le parole di Renzo Ulivieri sull'assegnazione del premio a Di Francesco: "Ha dovuto fare scelte importanti e non solo di carattere tecnico. È giusto che la scelta del premio sia ricaduta su di lui". Scelta avallata dallo stesso Fabbricini: "Eusebio ha lavorato da una panchina di provincia ad una panchina molto importante. Ha fatto molto bene, ha fatto un percorso splendido in Europa e ha dimostrato delle qualità come tecnico. Ha una grande capacità di assemblare bene gli aspetti offensivi e difensivi della squadra. Anche la Roma mi ha molto divertito. Il premio gli è stato dato con quasi l’unanimità“. Alle 12.45, poi, l'allenatore giallorosso è salito sul palco per ritirare il Premio: "Ho scelto il Bambin Gesù di Palidoro per devolvere l’assegno del premio. Al di là che ci sono stato pochi giorni fa, ed è stata una bellissima esperienza, è un vero piacere aiutare il Bambin Gesù che rappresenta un fiore all’occhiello della nostra città. Ringrazio un po’ tutti senza citare nessuno in particolare perché non mi piace indicare. Dico solo che nel calcio esiste la squadra e non il singolo". Ecco le sue parole:

C’è stato un po’ di scetticismo all’inizio? 
Sì l’ho avvertito è normale ma fa parte del gioco. Bisogna cercare di trasferire in una squadra il tuo pensiero che non è solo di calcio ma anche di uomo. In Italia ci sono tanti bravi allenatori, la nostra forza deve essere quella di mantenere in un gruppo una mentalità e una serietà che alla lunga ci porta ad avere risultati importanti. Non si è vinto niente alla fine ma vincere non è solo portare a casa dei trofei ma cambiare anche mentalità.

Che voti dai alla Roma in campionato e in Europa? 
In Europa straordinario anche se volevamo arrivare in finale. Quella mezz’ora di Liverpool ci ha tolto la soddisfazione di arrivare in finale. Abbiamo cercato di dare il nostro meglio e abbiamo creato un entusiasmo che ancora mi vengono i brividi a rivedere le immagini. Avrei voluto prendere questo premio prima di andare a Kiev. Nel campionato abbiamo avuto momenti di difficoltà, ma è un percorso di crescita.

Avete fissato l’appuntamento per rinnovare il contratto? 
E’ l’ultimo dei problemi per quanto mi riguarda ma credo che troveremo con grande facilità l’accordo. Con il direttore neanche ne abbiamo parlato, quello che dobbiamo fare è migliorarci per il bene della Roma. Per il contratto vedremo più avanti.

Interviene Baldissoni:Con Eusebio parliamo di cose molto più importanti del suo contratto, parliamo di cosa serve per continuare a crescere e visto che ne parliamo insieme è scontato che vogliamo continuare insieme. Il percorso iniziato è evidente, puntiamo ad un calcio globale saper quanto riguarda i calciatori sia per i partner. Noi speriamo di riuscirci sempre meglio e siamo convinti di continuare con Eusebio. In certi contesti bisogna presentarsi sapendo di essere protagonisti”.

Che significa allenare la Roma? 
Sicuramente è un motivo di grande orgoglio, era il mio desiderio principale, ora devo essere bravo a tenermi il posto.

Ha trovato cambiato l’ambiente romano da quando era giocatore? Manca mentalità o tecnica? 
Il gap è sicuramente un po’ per tutte e due le cose. La mentalità si costruisce con la continuità. Essere inchiodati ad un pensiero è fondamentale. Abbiamo ricreato un senso di appartenenza con i tifosi. Per quello invito sempre i miei ragazzi a condividere con la gente anche una fotografia perché devono essere solo felici di farla.

Lei per chi avrebbe votato?
Sicuramente Inzaghi, anche se è la sua squadra è la prima avversaria della Roma. Penso sia stato bravissimo nella gestione del gruppo. Credo che abbia fatto un grandissimo lavoro e lo metto insieme a Gasperini che è stato eccezionale con l’Atalanta. Si avvicina alla nostra mentalità aggressiva, mi piace andare a fare la partita.

Dopo un video con i complimenti degli altri allenatori…
In Italia ci sono ottimi allenatori, ognuno cerca di esprimere un pensiero di calcio. In Italia ci sono tantissimi tifosi-allenatori che scelgono il loro beniamino ma ogni tecnico deve avere il proprio pensiero.

Fai più complimenti a Allegri o Sarri?
Allegri ha fatto qualcosa di straordinario, non è mai facile vincere continuamente. Io mi avvicino un pochino più a Sarri nel mettere la squadra al campo e ad Allegri nella gestione del gruppo. Sono due allenatori differenti ma allo stesso modo importanti.

Qual è la chiave di volta per essere testimoni di coraggio, caparbietà e tenacia, valori per i quali è stato premiato? 
La mentalità la dobbiamo infondere ai ragazzi, anche quando sbagliano. Devono avere la forza di saper sbagliare. Quando si fanno vedere le partite ai ragazzini io sto due minuti e me ne vado. Quando si dice di buttare la palla non è coraggio ma paura, io dico sempre ai ragazzi di osare. La caparbietà, il desiderio di migliorarsi giorno dopo giorno, è fondamentale. Quando prendi un impegno lo devi fare al massimo. Dobbiamo dare ai ragazzi il valore dello sport. La tenacia è quella di non mollare mai, anche attraverso il sostegno dei propri compagni.

Come si fa ad essere un bravo educatore con i grandi campioni? 
Mi ricollego al premio Bearzot e ci tenevo a dire che sono molto orgoglioso di riceverlo. Bearzot mi trasmetteva entusiasmo e serietà ed è tutt’ora per me di grande insegnamento. Alla base c’è la famiglia e ci sono valori importanti che cerchi di trasmettere allo spogliatoio.

Adesso che sei diventato allenatore sei diventato un po’ matto?
Ogni tanto bisogna diventarci, per spostare gli equilibri. Quando ci si guarda sempre intorno si capisce dove si deve andare. Mio papà mi diceva sempre di andare a giocare fuori e anche quando ho smesso mi ha sempre detto di prendere il patentino da allenatore.

Alisson resta?
Sì, giusto.

Un pensiero su Mancini? 
Sicuramente è lui a dover dare consigli a me per l’esperienza che ha. Credo che sia la scelta giusta e credo che la scelta sia stata di cuore che è la cosa più importante. Il consiglio lo do alla gente: basta guardare indietro, bisogna guardare avanti.

Quali sono le esigenze di mercato per il prossimo anno? 
Valuteremo in questi giorni con la società dove andare a toccare. Non troverete spiraglio da me per i nomi anche perché è giusto che in questo momento delicato mantenere il riserbo.

I ruoli? 
Potrebbero essere tutti, difesa, centrocampo e attacco. E’ giusto che quando si va a riformare una squadra si guardi in tutti i reparti perché se ci si vuole migliorare e fare delle valutazioni sui giocatori, chi sotto contratto chi meno, bisogna cercare di toccare tutti i reparti.

Nainggolan non convocato in nazionale? 
Mi dispiace per lui. Non dico che era nell’aria ma il fatto che fosse stato convocato in maniera alterna ha fatto pensare che finisse cosi. Credo che anche il sistema di gioco del Belgio non lo aiuti nelle sue caratteristiche, però per me è un giocatore importante se l’allenatore ha deciso così è una scelta sua. Mi dispiace solo per Radja.

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STADIO

Radja, il Diavolo senza Mondiale: storia di un amore mai sbocciato

NAINGGOLAN BELGIO – Niente da fare per il Ninja, ora è ufficiale. Radja Nainggolan non andrà al Mondiale, a meno di clamorose sorprese. Il centrocampista giallorosso è stato infatti inserito dal ct Martinez nella lista b delle convocazioni per Russia 2018, il che vuol dire che potrebbe sostituire un compagno della lista a, quella effettiva, in caso di infortunio o altre impossibilità a prendere parte alla kermesse. Non è quindi bastato un finale di stagione in crescendo al belga per convincere il proprio commissario tecnico e, come per Brasile 2014 – a Sudafrica 2010 il Belgio non si qualificò -, sarà uno dei grandi esclusi.

LA STAGIONE – Con 42 presenze in stagione, Nainggolan ha vissuto un anno particolare, capace di spaccare i giudizi su di lui. L'inizio non esaltante, culminato nel video scandalo pubblicato attraverso i social a capodanno, non rende onore ad un calciatore che a più riprese è stato indicato come uno dei pilastri del club. Soltanto 6 reti, di cui 2 nella sfortunata semifinale Champions di ritorno col Liverpool, rappresentano un magro bottino: le 4 in campionato sono la quota più bassa raggiunta con la Roma in Serie A dall'annata 13/14, quella del suo arrivo nella Capitale nel mese di gennaio, dove registrò quindi appena 17 presenze. Di Francesco lo ha restituito al ruolo di mezz'ala, quello di inizio carriera, con risultati non sempre entusiasmanti, anche se gli ha permesso di incrementare la quota assist: ben 11 totali, record personale. Le voci del mercato invernale, poi, con l'interesse manifestato del campionato cinese, hanno fatto il resto.

CON LA NAZIONALE – Nainggolan fa il suo esordio con la maglia della Nazionale maggiore addirittura nel maggio del 2009, nel finale di una gara contro il Cile, ma si capisce subito che il suo rapporto con i Diavoli Rossi sarà complicato: per ritrovarlo in campo bisogna scartare di oltre due anni, fino al novembre del 2011, dove disputa appena 5' contro la Romania. Il primo gol arriva nel marzo del 2014, contro la Costa d'Avorio, ma per vederlo sul terreno di gioco tra gli undici titolari – disputa 90' contro Andorra – occorre aspettare ottobre dello stesso anno dato che Marc Wilmots non lo convoca per il Mondiale in Brasile. Inizia un periodo finalmente costante con la maglia del proprio Paese: agli Europei del 2016 il giallorosso è protagonista assoluto. Ma l'idillio termina con la manifestazione: la Federazione belga sceglie come nuovo tecnico Roberto Martinez. Nel regno dell'ex allenatore di Wigan ed Everton, Nainggolan gioca solo 6 partite, per un totale di 307 minuti su 1530'. Un oblio giustificato sotto l'egida dell'equilibrio e del gruppo, non attenuato neanche dalla voce dei tifosi, schierati senza remore con il giocatore. Una storia, se vogliamo, parallela a quella dell'attuale commissario tecnico azzurro, Roberto Mancini, costretto a 0 minuti in carriera nella Coppa del Mondo. Scelte che non sono piaciute perà al giallorosso, che a fronte dell'ultima esclusione ha deciso di dare l'addio alla maglia del proprio Paese. Ora senza neanche concorrere alla chiamata per Qatar 2022, entrerà a far parte di quell'Olimpo di campioni che non hanno mai messo piede nel massimo torneo calcistico internazionale in cui siedono già nomi come Weah, Giggs, Di Stefano, Cantona, Best o Valentino Mazzola.

Luca Loghi

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La Roma che verrà: ecco l’estate giallorossa

CORRIERE DELLO SPORT (G.D'Ubaldo) – leri notte si è chiusa la stagione della Roma. Alla fine della partita contro il Sassuolo la squadra è rientrata con un volo charter da Parma e i giocatori giallorossi hanno cominciato le loro vacanze. Salvo i nazionali, che saranno impegnati, chi per il Mondiale, chi, come gli azzurri, per partite amichevoli. I giocatori si ritroveranno tra il 5 e 6 luglio a Trigoria, nel centro sportivo che è il quartier generale giallorosso, dove quest'anno si svolgerà la preparazione precampionato. La squadra resterà ad allenarsi presso il centro sportivo fino al 18, poi avrà tre giorni di riposo prima della partenza per gli Stati Uniti, prevista per il 22 luglio. La Roma giocherà tre partite, contro Tottenham, Barcellona e Real Madrid, a San Diego, Las Vegas e New York. La partenza dall'ultima città è prevista l'8 agosto, con arrivo a Roma il giorno successivo. Esattamente a dieci giorni dall'inizio del campionato. Di Francesco e Monchi avrebbero preferito accorciare il periodo di permanenza negli Stati Uniti, ma la partecipazione all'lnternational Champions Cup vale quasi tre milioni di euro e per Pallotta è importante la presenza della squadra giallorossa negli Stati Uniti per promuovere il brand. La decisione di far svolgere la preparazione a Trigoria è stata obbligata: non sarebbe stato possibile costringere i giocatori a restare più di un mese lontano da casa. Durante il periodo di preparazione a Trigoria, la squadra di Di Francesco disputerà due o tre partite di rodaggio, contro avversari di basso-medio livello, sempre presso il centro sportivo. La società sta studiando il modo di poter rendere visibili alcuni allenamenti ai tifosi. Al rientro dalla tournée negli Stati Uniti, dopo un paio di giorni di riposo, non sono previste altre amichevoli. La Roma si preparerà per la prima partita di campionato, in programma il 19 agosto, con la squadra di Di Francesco impegnata allo Stadio Olimpico.

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Terza con Manolas. La Roma più ricca sa da dove ripartire

LA REPUBBLICA (M. PINCI) – Ha un senso che a segnare il gol che ha chiuso la stagione della Roma consegnandole il terzo posto sia stato Manolas. Anche se per la storia si tratterà di un autogol di Pegolo, è dal piede del difensore greco che è partito il pallone utile a battere il Sassuolo: come se la sorte avesse voluto affidare il timbro che ha impacchettato l’annata all’uomo simbolo di quella campagna europea inaudita e inaspettata, quello del grido a bocca spalancata dopo il 3-0 al Barcellona che è già antologia romanista. E che ha dato un senso diverso al ritorno a casa di Di Francesco: dal Sassuolo se ne era andato un anno fa carico di speranze e forse nemmeno lui sperava di tornare da semifinalista sconfitto, per carità di Champions. La vittoria del Mapei, la dodicesima del campionato in trasferta, dove ha perso solo una volta, come Juve e Napoli, ha intanto garantito un beneficio economico da 5 milioni di euro: tanta è la differenza tra chiudere terzi e quarti, in termini di incassi della Champions della prossima stagione. Insomma, soldini da aggiungere al ricchissimo portafoglio stagionale che l’Europa ha ingrassato per quasi 100 milioni. Poi c’è la questione del primato cittadino, una costante da sei anni (mentre il risultato dell’Olimpico è stato salutato dai tifosi giallorossi con lo striscione “Oh noo!”, replica a quello beffardo della Lazio nel 2010 contro l’Inter che correva per lo scudetto contro la Roma), e del quinto podio consecutivo in campionato. Nulla che valga un trofeo, d’accordo, ma Monchi e compagnia sono certi che la stagione – iniziata tra i fantasmi di una smobilitazione dopo l’addio di Totti e le partenze in massa di Salah, Rüdiger e Paredes – sia servita come fondamenta su cui costruire una squadra davvero capace di sfidare la Juventus. A prescindere dalla permanenza o meno di Alisson, cui il Real fa una corte serrata, anche se è da lui che sbilanciandosi Di Francesco ha lasciato intendere di voler ripartire. Soprattutto, allenatore e diesse dovranno capire a chi rinunciare per inserire quegli uomini utili a migliorare il gruppo non solo dal punto di vista tecnico, ma pure della personalità. Nel bilancio, oltre ai pro che vanno dal rendimento di Dzeko alla crescita di giovani come Pellegrini, ci sono anche voci in rosso. Le sei sconfitte all’Olimpico in campionato denunciano cali di concentrazione quando l’avversario non offre gli stimoli di Barcellona, Chelsea, Atletico, Shakhtar. Il Mapei ha pure bocciato: da Balotelli, che Raiola offre a cadenza settimanale, ma che non piace a Di Francesco e ai tifosi (ieri altri cori di insulti dopo lo striscione di Trigoria) a Berardi. La Roma di oggi ha bisogno di guardare più in alto di così.