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GIOVANILI

Svanisce dagli 11 metri il sogno dell’Under 17

IL MESSAGGERO (A. MAURO) – Azzurro speranza. Il sogno Europeo dell’Under 17 si infrange in finale, ai calci di rigore contro l’Olanda (2-2, poi 6-3). Le lacrime amare a fine partita dei ragazzi di Nunziata raccontano un’impresa sfiorata da un’Italia bellissima, spensierata e capace di rimontare tenendo testa agli Orange fino ai rigori. Nell'anno più nero della storia recente c’è una Nazionale più viva che mai, una vittoria a livello giovanile manca da 14 anni, con l’Europeo Under 21 di Gentile in panchina e De Rossi in campo. Sembrava la volta buona, dopo aver dominato il girone e spazzato via Svezia ai quarti e Belgio in semifinale. A Rotherham l’Olanda reduce da 8 vittorie consecutive parte favorita, ma gli azzurrini crollano solo dal dischetto, e gli olandesi restituiscono il favore degli Europei 2000 con Toldo superstar. Fa male perdere così, ma è tutta esperienza che potrà essere utile in futuro ai ragazzi di Nunziata tra 4-5 anni, in Under 21. Alcuni sembrano già giocatori formati, come Russo (Genoa) in porta, qualcuno lo definisce il nuovo Perin. E i giallorossi Greco e Riccardi (capitano numero 10), dal sicuro avvenire. Olanda subito pericolosa con una traversa di Gravenberg, poi gli azzurri sfiorano il vantaggio con Gyabuaa e Ricci (deviato). A inizio ripresa vantaggio Orange, tiro di J. Maduro deviato da Armini, gli azzurri non mollano e ribaltano la partita in due minuti, grazie a due assist del subentrato Fagioli (Juve). Il primo per Ricci, bravo a trovare la parabola da fuori che batte Koorevaar per l’1-1. Il secondo per Riccardi, che dal vertice dell’area supera il portiere olandese con un colpo da maestro, a giro sul secondo palo. A 6 minuti dalla fine il subentrato Brobbey firma il 2-2. L’Italia accusa il colpo, si va subito ai rigori, decisivi gli errori di Armini e Vergani.

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Fazio: «Le sconfitte ci aiuteranno a crescere»

IL MESSAGGERO (U. TRANI) – Lui, Federico Fazio, uno degli artefici dei numeri della difesa: 18 clean sheet in campionato, 5 in Champions League. E 12 trasferte senza subire reti (9 gol presi in tutto, è la migliore in Italia), consecutive le ultime 4 – derby compreso – contro la Lazio, la Spal, il Cagliari e il Sassuolo. La vittoria di Reggio Emilia consolida il terzo posto. «Era importante giocare di nuovo la Champions. Bello arrivare in semifinale, bisogna proseguire il percorso di crescita. L’anno prossimo dovremo fare ancora meglio», le parole di Fazio, che ora vuole il Mondiale. «L’esperienza ce la portiamo dietro l’anno prossimo. Anche le sconfitte serviranno». Non c’era il solito Alisson a prendere l’ultima palla, ma Skorupski. «Ho lavorato tutto l’anno, aspettavo questo momento. Sono contento della vittoria e di non aver preso gol, ho fatto qualche parata ma è il mio lavoro. Sono contento del terzo posto. Il futuro? Ora aspetto il Mondiale e vedremo. Certo,un altro anno in panchina è duro». A proposito di portieri, Lobont va a scadenza. E forse stavolta saluterà la Roma.

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Dal Belgio quotidiani sicuri: Nainggolan fuori dai 23 per il Mondiale

Sembra non trovare pace il rapporto tra Radja Nainggolan e la sua Nazionale. Oggi si attende la lista ufficiale dei 23 che il ct Martinez porterà in Russia per il Mondiale 2018, ma intanto nella notte si sono susseguite le indiscrezioni che vorrebbero il Ninja fuori dalla kermesse. In Belgio ne sono sicuri: i quotidiani online dhnet.be, rtl.be e lalibre.be rilanciano del 'no' al centrocampista giallorosso, che sarebbe già a conoscenza della decisione del suo tecnico. Favorito, al contrario, il suo concorrente diretto Yuri Tielemans  del Monaco.

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Rassegna stampa

Preso il terzo posto grazie a Manolas nell’anno di Dzeko

LA REPUBBLICA (F. FERRAZZA) – Ventiquattro gol, che seguono i 39 della passata stagione. È ancora Edin Dzeko il re di una Roma che con la vittoria di ieri contro il Sassuolo (0-1), ha chiuso il suo campionato al terzo posto in classifica. Il centravanti ha faticato a trovare la sua dimensione all’interno dei meccanismi di Di Francesco, soffrendo un passaggio tattico che l’ha visto troppo isolato davanti. Eppure, da subito, è stato il punto fermo per il nuovo allenatore, una sorta di intoccabile, al quale affidare le chiavi delle dinamiche offensive del gruppo, praticamente un equilibratore. Le ha infatti giocate quasi tutte, Edin, saltandone solamente due, contro Torino e Spal: con quella di ieri sera a Reggio Emilia, sono ben 36 le presenze in campionato del bosniaco, e 12 in Champions. Uno stakanovista, al quale Di Francesco si è aggrappato a gennaio, di fronte all’ipotesi di poterlo perdere in un mercato che, in quel caso, di riparazione avrebbe avuto davvero poco. Da Edin il tecnico ripartirà anche nella prossima stagione, convinto che l’attaccante possa ancora dare tanto, continuando quel processo di affiancamento cominciato in questa stagione con l’amico Schick. Si cerca infatti ancora un esterno offensivo, uno di livello, che faccia fare il salto di qualità a tutto il reparto, aumentando il numero di gol di un attacco che si è aggrappato troppo ai numeri del suo centravanti, risultando poco prolifico rispetto alle azioni create. «La vittoria col Sassuolo è un segnale importante perché ci fa arrivare terzi e ci consente di continuare a crescere — le parole di Manolas che col suo tiro ha causato l’autogol del Sassuolo che regalato gli ultimi tre punti stagionali alla Roma — meritiamo il terzo posto». Intanto adesso per tutta la squadra — dopo l’ultimo impegno in Emilia — scatterà il rompete le righe, con tanto di compiti per le vacanze da eseguire. Saranno tante le settimane prima del raduno a Trigoria, in programma i primi di luglio. Per questo staff tecnico e medico hanno preparato un programma che i giocatori dovranno seguire. Esercizi, corsa e un’alimentazione che possa prevedere qualche sgarro, ma all’interno di un regime sano, in modo da farsi trovare senza troppi chili in eccesso alla ripresa. Sul fronte mercato, nei prossimi giorni Monchi farà il punto della situazione con Di Francesco sugli obiettivi da fissare, tra budget da utilizzare, giocatori cedibili e ruoli da coprire prima di altri. Il tecnico parlerà poi con Pallotta del suo rinnovo contrattuale. Il presidente ha promesso un adeguamento dell’ingaggio al mister abruzzese l’ultima volta che è stato nella capitale, e i due si rivedranno o nelle prossime settimane, oppure in occasione della consueta tournée statunitense, che terrà i giallorossi tre settimane negli States.

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Di Francesco al The Coaches Voice: “Nel calcio serve tempo per costruire. De Rossi? Ha tutto per fare l’allenatore”

Eusebio Di Francesco ha parlato del suo modo di essere allenatore entrando nello specifico a al portale The Coaches Voice.

"Come allenatore sono più costruito che nato. Non l’ho mai voluto fare. E, onestamente, non ho mai pensato che l’avrei fatto. Guardavo gli altri allenatori e non volevo vivere quel che vivevano loro. Quel desiderio è arrivato dopo.
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, sono diventato team manager alla Roma. L’ho fatto per un anno, ma non mi piaceva il ruolo. Non mi sentivo bene, quindi ho lasciato. Non ho più pensato al calcio. Mi sono allontanato dal gioco, non guardavo neanche i risultati.
Poi, mi sono misurato come consulente per sei mesi. Davo consigli a un piccolo club, il Val di Sangro, nel calciomercato. Ma non ero soddisfatto neanche facendo questo.
Poco a poco, è cominciato a mancarmi il profumo dell’erba. Quelle sensazioni che hai quando sei nello spogliatoio. Diventare allenatore mi ha rimesso in contatto con quelle sensazioni.
In Italia, tendiamo a focalizzarci un po’ di più sull’aspetto difensivo, rispetto a quello offensivo. Lavoriamo molto sulla tattica. Abbiamo molti allenatori preparati, che non lasciano nulla al caso.

Come giocatore, sono stato influenzato da molti allenatori per cui ho giocato. Marcello Lippi, all’inizio della mia carriera, alla Lucchese. Poi alla Roma, Fabio Capello. Non li elencherò tutti, ma ho preso qualcosa da ognuno di loro. Di positivo e di negativo. Alcuni di loro mi hanno mostrato cosa fare. Altri, cosa non fare. Ora, come allenatore, ho sempre visto Pep Guardiola con molta ammirazione. Facile da dire, non è vero? Ma mi piace come concepisce il gioco. Mi piace la sua idea di andare sempre oltre l’avversario. Non mi piace il possesso sterile. Non voglio attendere l’avversario. Voglio sempre andarlo a prendere. Ma l’influenza principale in termini di stile di gioco, di essere offensivi e attaccare il tuo avversario, è stata quella di Zeman. È stato un apripista, le sue squadre sono sempre state molto offensive, provavano sempre a segnare un gol in più dell’avversario.

Normalmente non imito o copio il lavoro di qualcun altro. Ma ho imparato tanto da lui per quanto riguarda la fase offensiva e ancora oggi ne godo i benefici. La mia filosofia è provare a dominare il gioco. Ovviamente, non è sempre possibile. Prima di allenare la Roma, ero l’allenatore del Sassuolo. Anche quando abbiamo giocato contro squadre chiaramente superiori a noi, abbiamo sempre provato a giocare il nostro calcio e far male al nostro avversario. Il gioco è migliorato da quando ero calciatore, è migliorato da un punto di vista tecnico, è più veloce. Il portiere non prende più il pallone così spesso. C’è meno tempo perso, che rende il calcio più bello.

Possiamo tutti analizzare e guardare i video. La differenza, però, è fatta da quelli che riescono a trasmettere ciò che vogliono. Come ho detto, imitare qualcuno non è la stessa cosa di essere un allenatore che ha idee e riesce a trasmetterle ai suoi giocatori. Per questa ragione, penso che ci sarà sempre qualcosa di nuovo nel calcio. Ci sarà sempre qualcuno che ha un certo modo di fare le cose e che riesce a trasmetterlo ai suoi giocatori. Guardo alla mia Roma oggi, e penso che Daniele De Rossi ha la possibilità di diventare allenatore. Ha i tratti caratteriali, l’esperienza, la conoscenza. Ha lavorato insieme a tanti allenatori diversi. Spero che nel futuro io possa essere tra quelli che avranno lasciato un segno su di lui.

Il calcio non è una scienza, ma penso che la scienza possa portare il calcio a migliorare. Le statistiche sono utili. Possono darti indizi importanti o indicazioni per preparare le partite o per migliorare sui tuoi punti deboli. Se vedo una statistica che mostra che la mia squadra non gioca molti passaggi in verticali, cercherò di lavorare sotto quell’aspetto più che in altri in allenamento, perché sono un allenatore che preferisce giocare in verticale.

In un club come la Roma, aver familiarità con l’ambiente è sicuramente un vantaggio. Non è mai facile averci a che fare, ma averlo vissuto da giocatore è un grande vantaggio. Il ruolo dell’allenatore è totalmente diverso. Ti dà responsabilità più grandi e l’ambiente non deve mai essere una scusa. Chiunque venga qui sa che i media e le situazioni che puoi incontrare sono del tutto diverse. I tifosi sono molto appassionati e hanno il desiderio di vincere ciò che non vincono da tanto tempo. A volte, quel desiderio può diventare più grande di quanto tu possa immaginare. Ma è una fonte di grande orgoglio poter allenare la Roma, sapendo che devi fare un buon lavoro nel cavartela con l’ambiente. Nel 2001, quando giocavo nell’ultima Roma che ha vinto il titolo, ci sono volute un po’ di abilità e un po’ di fortuna. Il presidente Sensi investì molti soldi ed eravamo un’ottima squadra.

Allo stesso tempo, per poter vincere titoli serve grande spirito di squadra. Oltre a grandi calciatori, quella squadra aveva grandi uomini. Le persone parlano troppo facilmente di mentalità vincente. Prima di quella, serve creare un ambiente vincente con delle regole, per poi avere fondamenta sulle quali diventare vincenti. Serve tempo, bisogna costruire. Bisogna dare alle persone tempo per lavorare. Nel calcio, spesso le persone vogliono tutto e subito. Questo non ti permette di migliorare come squadra, allenatore o club. Spero che questo sia ciò che potremo fare qui. Dobbiamo lavorare sul provare a raggiungere obiettivi senza sottovalutare nulla. Neanche il più piccolo dettaglio. I dettagli fanno la differenza, vale per tutti. Anche per quelli che tagliano l’erba".

 

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Sassuolo-Roma 0-1, Di Francesco: “Potevamo fare di più in campionato, ma ora il gruppo sa quello che voglio”

Eusebio Di Francesco a Premium Sport nel post partita di Sassuolo-Roma: 

"Siamo attualmente la seconda miglior difesa del campionato, dobbiamo migliorare avanti. Abbiamo fatto meno di quello che avremmo potuto fare. Se abbiamo scelto la Champions a un certo punto? No, dobbiamo trattare le partite tutte allo stesso modo, se si vuol diventare grandi bisogna sempre restare competitivi, facendo turnover e quest'anno siamo stati bravi a mettere dentro i giocatori e dare mentalità ai giocatori, nella testa di tutti. Lazio-Inter? Dico che la Lazio ha fatto un grandissimo campionato, forse i biancocelesti meritavamo qualcosa in più per il gioco espresso, l'Inter è stata brava a sfruttare l'ultima occasione da grande squadra quale è. Dobbiamo crescere in alcuni momenti della gara, dobbiamo andare più in verticale in alcune azioni, a volte lasciamo scoperta la nostra metà campo e dobbiamo leggere meglio alcune situazioni. Io dico che l'anno prossimo saremo avvantaggiati perché i giocatori conosco quello che voglio io e io conosco meglio loro. Rimpianti per il periodo buio? Non mi piace guardare troppo indietro, mentalmente siamo cresciuti ma non basta perché non dobbiamo accontentarci. Alisson? Non mi è arrivato nulla, è ancora il nostro portiere poi è normale che il mercato possa creare delle situazioni durante l'anno ma mi auguro possa restare. Obiettivi futuri? Vogliamo almeno ripetere quanto fatto, non posso dire di volere di meno poi bisogna vedere se il campo darà le risposte, concretamente bisogna lavorare meglio".

Eusebio Di Francesco a Radio Rai

Sento Sassuolo un po' come mia, per quello che abbiamo vissuto insieme, per la mia crescita professionale, anche se adesso sto a Roma e sto allenando con tanta voglia e orgoglio, visto che ho anche giocato in giallorosso. Però Sassuolo per me è stato qualcosa di unico. Voto alla stagione? Un'ottima stagione dove nel ritorno con il Liverpool potevamo fare qualcosina di più, e anche nella mezz'ora in Inghilterra dove c'è stato un momento di buio. Così come in quel mese di gennaio che in campionato ci siamo un po' persi invece di rimanere attaccati a Juve e Napoli. Mi auguro che il prossimo anno ci sia maggiore dedizione visto che i ragazzi conoscono meglio il mio tipo di calcio e io conosco meglio il loro carattere. Speriamo di colmare questo gap. Pregiudizi di inizio stagione? Sto cercando di lavorare anche per cambiare la mentalità di questa piazza, la capacità di farsi conoscere non per forza alzando la voce. Secondo me le cose vanno spiegate e far capire ai propri giocatori. Entrare nella loro testa. Cosa manca per migliorare? Dobbiamo tornare a far essere l'Olimpico un fortino. Ci sono state gare in casa ottime dove però abbiamo lasciato troppo spazio agli avversari. Tenere lo stesso rendimento che abbiamo avuto in trasferta e in casa fare anche meglio. Gli errori fanno parte della crescita, siamo andati avanti in Champions e magari incosciamente abbiamo lasciato qualcosa in campionato. Questo il salto di mentalità che dobbiamo fare, pensare a vincere tutte le gare che giochiamo”.

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Tifosi

Lazio-Inter 2-3, striscione dei tifosi della Roma: “Oh noo”

La Lazio, con la sconfitta maturata nel finale contro l'Inter, dice addio alla Champions League lasciando il posto proprio ai nerazzurri. Arriva puntuale lo striscione di sfottò dei tifosi romanisti a Sassuolo, con scritto: "Oh Noo".

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SERIE A TIM

Dramma Lazio all’Olimpico. In Champions ci va l’Inter

L'Inter di Spalletti sorride e va in Champions League, Inzaghi resta fuori. Lo scontro decisivo tra Lazio e Inter per l'ultimo posto nell'Europa che conta si risolve in favore dei nerazzurri, che vincono in rimonta per 3-2. Biancocelesti in vantaggio al 9' con Marusic, D'Ambrosio risponde al 29' prima della controreplica di Felipe Anderson (41'). Negli ultimi 10 minuti la partita però si ribalta: Icardi (78') trova il pari su rigore, la Lazio resta in 10 per l'esplusione di Lulic e alla fine Vecino (81') sigla la rete che vale l'aggancio ai biancocelesti a quota 72 punti. L'Inter va in Champions per il vantaggio negli scontri diretti, la Lazio si dovrà invece accontentare dell'Europa League.

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SERIE A TIM

Roma, tre punti e terzo posto. Sassuolo ko e finale in bellezza per i giallorossi

La stagione 2017/2018 della Roma si chiude a Reggio Emilia con una ittoria in casa del Sassuolo del grande ex di turno Eusebio Di Francesco. I giallorossi, già certi di partecipare alla prossima edizione della Champions League, conquistabono i tre punti al Mapei Stadium conservando il terzo posto a scapito della Lazio, sconfitta nel match thrilling contro l'Inter.

Più Roma che Sassuolo nel primo tempo. Il pimo vero squillo dei giallorossi arriva al 12' con Patrik Schick. L'attaccante ceco addomestica bene il pallone in area neroverde, riuscendo a spostarsi la sfera e a calciare verso la porta: la base del palo, però, nega al ragazzo la gioia del gol. Ci prova anche Dzeko a portare in vantaggio i suoi, ma Pegolo è bravo a respingere il destro a giro del bosniaco. Il Sassuolo si vede solo al 28' con una bella occasione per Politano, Skorupski si fa trovare pronto e evita l'1-0 dei padroni di casa. Quando il primo tempo sembra concludersi, ci pensa Manolas a ravvivare il match. Il greco è prima bravo a rubare il pallone a Duncan in area di rigore e poi fortunato sul cross forte in mezzo, che viene deviato da Pegolo in porta. Roma in vantaggio nella prima frazione. 

Il secondo tempo risulta decisamente statico. Il Sassuolo prova a pungere con Babacar, ma Kolarov interviene miracolosamente in scivolata con l'attaccante a tu per tu von Skorupski. Poche emozioni nei minuti finali, von la squadra di Di Francesco che chiude il campionato raggiungendo l'obiettivo minimo. Il terzo posto e la qualificazione diretta alla prossima Champions League possono far sorridere ancora i tifosi giallorossi. 

IL TABELLINO – 

SASSUOLO (3-5-2): Pegolo; Lemos, Acerbi, Peluso (58' Letschert); Adjapong, Missiroli (85' Biondini), Magnanelli, Duncan, Rogerio; Berardi (73' Babacar), Politano.
A disp.: Consigli, Marson, Mazzitelli, Matri, Pierini, Frattesi, Cassata, Dell'Orco, Ragusa.
All. Giuseppe Iachini

 

ROMA (4-3-3): Skorupski; Florenzi (77' Capradossi), Manolas, Fazio, Kolarov; Lo. Pellegrini, Gonalons, Strootman; Schick (72' El Shaarawy), Dzeko, Perotti (80' Gerson).
A disp.: Romagnoli, Lobont, Karsdorp, Jesus, Silva, Lu. Pellegrini, De Rossi, Ünder, Antenucci.
All. Eusebio Di Francesco

 

 

Arbitro: Eugenio Abbattista della sezione di Molfetta
Assistenti: Imperiale – Vecchi
Quarto Ufficiale: Piscopo
VAR: Aureliano
AVAR: Mondin

 

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Pagelle

Sassuolo-Roma 0-1, le pagelle. I giallorossi salutano il campionato, Perotti e Manolas sugli scudi

Termina il campionato 17/18 della Roma in quel di Reggio Emilia, contro il Sassuolo di Giuseppe Iachini. Ritmi bassi e pochi rischi permettono alla squadra di Di Francesco di agguantare il terzo posto finale nel torneo a quota 77 punti. Decide un gol fortunoso con deviazione del portiere neroverde Pegolo, propiziata da una bella iniziativa di Manolas. Ecco le pagelle per quanto riguarda le prestazioni dei giallorossi:

Skorupski: 6,5 – Prima gara in Serie A con la Roma quest'anno, seconda stagionale dopo quella in coppa Italia. Partirà ed è un peccato: il livello sembra sempre molto alto.

Florenzi: 5,5 – Continua a presentarsi in campo in maniera opaca, senza trovare mai il suo solito mordente in fase offensiva e regalando troppe chance agli avversari quando deve invece difendere. Speriamo l'estate lo restituisca alla Roma con uno smalto differente. (dal 75') Capradossi: – s.v.

Manolas: 6,5 – Trova un gollonzo proprio allo scadere del primo tempo su una bella iniziativa da angolo con la complicità di Pegolo. Sempre preciso in chiusura, domina fisicamente gli attaccanti del Sassuolo.

Fazio: 6 – Diversi errori tecnici in fase di impostazione per il Comandante, che paga la non perfetta condizione fisica anche se non finisce mai per andare realmente in difficoltà.

Kolarov: 6 – Chiude alla grande su Babacar intorno alla mezzora del secondo tempo, guadagnandosi gli applausi del mister. Continua ad essere il vero regista della squadra, responsabilità che gestisce quasi sempre con saggezza e qualità.

Pellegrini: 6 – Alcune scelte sbagliate condizionano la sua gara, fatta di tanta quantità, alla quale non sempre corrisponde la stessa qualità. Se migliora nelle giocate è sicuramente un ragazzo destinato a prendersi la scena.

Gonalons: 6 – Si nota poco, pochissimo, e per un regista non può essere mai un grande merito. Gioca una partita d'ordinaria amministrazione, in copertura sbaglia poco ma le sollecitazioni avversarie sono davvero poche.

Strootman: 6 – Prestazione senza sbavature per l'olandese. Molto preciso nel pressing alto chiesto da Di Francesco, meno puntuale quando la palla ce l'ha nei piedi.

Schick: 5,5 – Nel primo tempo colpisce un palo dopo un gioco di gambe da sogno in area di rigore ma si nota per poco altro. Di Francesco prova a guidarlo dalla panchina, lui non sembra mai dentro la partita. (dal 70') El Shaarawy: – s.v.

Dzeko: 6 – Ha poche palle a disposizione, spesso sporcate dagli avversari. Sfiora la rete nella prima frazione di gioco con un colpo di testa di poco alto, per il resto svolge il solito lavoro di raccordo tra i reparti che lo rende unico. Si interstardisce però in qualche azione solitaria di troppo. Peccato per l'errore nel finale che poteva significare il 17° gol in questa Serie A.

Perotti: 6,5 – Tanti dribbling, tanta qualità: è un pericolo costante. Solo guardandolo si capisce quanto sia mancato in questo finale di stagione. Deficita solo di un pizzico di precisione al momento del passaggio definitivo, cala alla distanza non avendo i 90' nelle gambe. (dal 80') Gerson: – s.v.

Di Francesco: 6,5 – Ennesima gara chiusa senza subire gol, ennesima vittoria di misura in un campionato che se da una parte lascia l'amaro in bocca per alcuni passaggi a vuoto della squadra, dall'altra lascia intravedere un futuro radioso a breve termine. Ed in larga parta è merito suo.

Luca Loghi

IL TABELLINO DEL MATCH

SASSUOLO (3-5-2): 77 Pegolo; 5 Lemos, 15 Acerbi, 13 Peluso (58′ Letschert); 98 Adjapong, 7 Missiroli (Biondini 85'), 4 Magnanelli, 32 Duncan, 26 Rogerio; 25 Berardi (Babacar 73'), 16 Politano.
A disp.: 47 Consigli, 70 Marson, 38 Ferrini, 39 Dell’Orco, 55 Letschert, 8 Biondini, 12 Sensi, 6 Mazzitelli, 29 Cassata, 17 Pierini, 30 Babacar, 90 Ragusa, 10 Matri.
All.: Iachini

ROMA (4-3-3): 28 Skorupski; 24 Florenzi (75′ Capradossi), 44 Manolas, 20 Fazio, 11 Kolarov; 7 Lo. Pellegrini, 21 Gonalons, 6 Strootman; 14 Schick (70′ El Shaarawy), 9 Dzeko, 8 Perotti (80′ Gerson).
A disp.: 18 Lobont, 12 Andrea Romagnoli, 26 Karsdorp, 5 Jesus, 13 Capradossi, 3 Lu. Pellegrini, 33 Silva, 16 De Rossi, 30 Gerson, 17 Under, 92 El Shaarawy.
All.: Di Francesco

Arbitro: Abbattista di Molfetta
Assistenti: Imperiale–Vecchi
IV Uomo: Piscopo
Var: Aureliano
Avar: Mondin

Marcatori: 44′ aut. Pegolo (R)
Ammoniti: Fazio (R)
Espulsi: –